Tromba d’aria shock a Ostia: terrore sulla spiaggia, 10 feriti – Video

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Tromba d’aria a Ostia, sul litorale di Roma. In uno stabilimento sul Lungomare Amerigo Vespucci una decina di persone sono rimaste lievemente ferite da sdraio e ombrelloni volati via. E’ intervenuto il 118 con un’automedica e quattro ambulanze.

Per evitare il sovraffollamento al pronto soccorso dell’ospedale di Ostia, il 118 ha trasportato i pazienti in diversi ospedali. Due sono stati portati ad Ostia in codice giallo per traumi cranici, uno in codice giallo per un trauma toracico è stato portato a Pomezia, tre con leggere contusioni sono stati trasferiti in codice verde all’ospedale Sant’Eugenio.

 Molti bagnanti si sono fatti controllare sul posto per ferite e traumi riportati. Quattro persone, medicate sul posto, hanno rifiutato il trasporto in ospedale.

C’è stato il fuggi fuggi di bagnanti per cercare riparo all’interno della struttura. Una decina di bagnanti, però, non si è protetta per tempo, riportando ferite. Sul posto l’Ares 118 ha inviato un’automedica e quattro ambulanze per medicare i feriti. Sei persone sono state trasportate al pronto soccorso: due hanno riportato trauma cranico (codice giallo) e sono assistiti al “Grassi”, un paziente con trauma toracico (codice giallo) è stato trasportato al Sant’Anna di Pomeziatre persone con leggere contusioni (codice verde) sono state assistite al Sant’Eugenio di Roma e gli altri contusi sono stati medicati sul posto. Nello specchio di mare antistante lo “Zenith” è giunta anche una motovedetta della Guardia Costiera per accertare se ci sono dispersi in acqua.

La spiaggia è stata evacuata per motivi di sicurezza. Nel video che segue (di Andrea Grossi) si possono riconoscere alcuni ombrelloni che volano in cielo, aspirati dal vortice d’aria.

A naso le trombe d’aria sembrano essere diventate più frequenti nel nostro paese. Specialmente in estate. Infatti, scene come quelle registrate ieri a Ostia sono molto simili a quelle che ogni anno vengono coraggiosamente riprese dai malcapitati bagnanti che si trovano di fronte a fenomeni atmosferici così violenti e inaspettati.

In realtà sono solo sensazioni che però, secondo logica, potrebbero essere anche fondate. «Dati statistici puntuali e su lungo periodo, purtroppo, non ne abbiamo», dice Claudio Rafanelli, direttore dell’Istituto di acustica e sensoristica del Consiglio nazionale delle ricerche. «Di certo, a essere cambiata è la possibilità di diffondere e condividere video ripresi con gli smartphone, il che fa sembrare questi fenomeni più frequenti del solito», aggiunge. In passato, infatti, era difficile immortalare una tromba d’aria: questi fenomeni venivano registrati solo quando lasciavano una scia di distruzione dietro di loro. La logica, però, suggerisce altro.

«Le trombe d’aria nascono dallo scontro tra due masse d’aria, una calda e una fredda», spiega Rafanelli. Per alcuni scienziati possono capitare di frequente sulle nostre coste a causa dell’aumento della temperatura del mare: il calore rilasciato dalle acque del Mediterraneo favorisce lo scontro con masse d’aria più fredde, aumentando le probabilità che si formi una tromba d’aria. Considerato l’aumento delle temperature, specialmente negli ultimi anni, questi pericolosi scontri potrebbero essere diventati piuttosto comuni. «La loro intensità – dice Rafanelli – dipende dalla temperatura delle due masse d’aria, che cambia anche l’energia liberata dallo scontro».

Possono originarsi colonne aeree del diametro variabile fra i dieci e i venti metri, che si muovono alla velocità media di 50 chilometri orari, aggiungendo con lo spostamento un’ulteriore capacità devastante. Possono però raggiungere anche i 200 chilometri orari e gli oggetti sollevati possono diventare veri e propri proiettili. In genere durano pochi minuti, durante i quali percorrono pochi chilometri, poi scompaiono, diminuendo gradualmente la loro energia. La cronaca ci suggerisce che le regioni più colpite sono la Liguria, l’Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli, la Puglia, la Sicilia e la Lombardia. «Ma anche le coste che vanno dalla Toscana al Lazio», aggiunge l’esperto. Una volta che una tromba d’aria si forma si rischia di esserne travolti, senza poterci fare nulla.

Un aiuto, però, potrebbe arrivare dai cosiddetti «cacciatori di tornado», quelli che sui social network postano e condividono video potenzialmente molto utili per la scienza. Secondo gli esperti, la condivisione di foto di trombe d’aria e tempeste su Internet ci sta dimostrando che il loro verificarsi in Europa è sottostimato. «Studiare le trombe d’aria potrebbe aiutarci a trovare un modo per mitigarne gli effetti», specifica Rafanelli. «Non possiamo certo prevenirle, ma possiamo sforzarci di prevederle per correre eventualmente al riparo. Tuttavia – continua – non è un lavoro semplice, soprattutto perché le trombe d’aria sono fenomeni locali. Questo significa che, per prevederle, avremmo bisogno di informazioni molto dettagliate».

Local Severe Weather:
1- Cosa significa?
2- Cosa identifica?
3- Come, quando, dove, perchè si manifesta?
4- Come si prevede?
Le risposte saranno articolate, talora complesse, ove possibile capaci di interpretare la sensibilità comune verso l’atmosfera e le sue manifestazioni.

COSA SIGNIFICA?
I fenomeni di Locai Severe Weather (che d’ora in avanti abbrevieremo con l’acronimo LSW), in italiano maltempo locale violento, individuano un insieme articolato e vasto di eventi atmosferici caratterizzati da particolare intensità, localizzazione e brevità. Nel senso comune il fenomeno che per primo viene in mente è il temporale: è bene non lasciarsi ingannare in quanto fenomeni di LSW possono manifestarsi anche in forme diverse dal temporale!
COSA IDENTIFICA?
Analizziamo ora i fenomeni di LSW più comuni:
• Il temporale violento
• La grandine con chicchi di diametro maggiore o uguale a 2 cm
• Il tornado
• Il colpo di vento con velocità istantanea superiore a 90 km/h
• Il rovescio di pioggia con tasso di precipitazione superiore a 60 mm/h
C’è da dire che gli ultimi quattro fenomeni il più delle volte si associano proprio al temporale; se anche d’ora in avanti li tratteremo separatamente, si tenga presente che essi possono trovarsi spesso concomitanti durante un temporale.

Il temporale
Si definisce convenzionalmente temporale un fenomeno atmosferico tale che da una nube particolare (cumulonembo) si generi almeno un fulmine (con relativo tuono). Evidentemente un temporale caratterizzato da un solo fulmine e da una pioggia moderata non potrà essere catalogato come LSW! Analizziamo quindi quali sono i temporali che possono dar luogo a fenomeni di LSW: in generale quelli caratterizzati da una singola cella non danno luogo a fenomeni particolarmente violenti. E’ necessario che vi siano due o più celle temporalesche, capaci di interagire in varia misura tra di loro per convertire sotto forma di precipitazione, vento e fulmini tutta l’energia in gioco. Parleremo quindi di temporali multicellari. A seconda dell’intensità e del grado di interazione delle celle che compongono il sistema potremo individuare altri sottogruppi:
1- MCS (Mesoscale Convective System): temporale multicel- lare con interazione tra le singole celle temporalesche, capace di durata superiore ai 30′ e di continua rigenerazione. Ammette disposizione in geometria circolare o lineare, nel qual caso parleremo di Squall Line o Linea di Groppo.
2- MCC (Mesoscale Convective Complex): è un MCS con particolari caratteristiche di intensità e durata (diverse ore).
3- Supercella: è una possibile evoluzione del temporale multi- cellare in cui le singole celle concorrono a costituire l’impalcatura per un’unica figura temporalesca, in genere molto intensa, caratterizzata da un moto rotatorio proprio e parzialmente svincolata dalla circolazione atmosferica generale. I temporali a supercella rappresentano una piattaforma ideale per lo sviluppo di tornado e grandinate distruttive.
Ci soffermiamo ora su un aspetto del temporale che più concretamente di altri può determinare rischio anche mortale per l’uomo: il fulmine.
Il fulmine in generale si definisce come una forma visibile di scarica elettrica prodotta dal temporale, classificata come elettrometeora. Si distinguono principalmente fulmini che si articolano tra due nubi o tra una nube ed il suolo. A noi interessano questi ultimi.
Molte volte ci saremo posti diversi interrogativi riguardo al fulmine: il fatto che sia un fenomeno che si costruisce segretamente e poi appare quando ormai è inutile prevederne l’evoluzione ci spaventa e ci affascina. Proviamo allora a darci qualche semplice risposta Dove si abbatte il fulmine?
Prevalentemente in punti che sporgono rispetto agli altri oggetti nei dintorni (alberi isolati, antenne, torri, ecc.). E’ fondamentale sapere che anche le immediate vicinanze (fino a 40 m dall’oggetto) risultano pericolose! Il materiale dell’oggetto non è determinante: chi crede il contrario rischia grosso nel momento critico di un temporale. Tuttavia materiali con buona conducibilità elettrica saranno generalmente prediletti dal fulmine.
Anche il corpo umano è un “materiale” con buona conducibilità elettrica?
Sfortunatamente il corpo umano, fatto in prevalenza di acqua, è un discreto conduttore ricoperto da un isolante (la pelle). Esso può essere interessato in diversi modi dal fulmine:
1- Impatto diretto: la vittima può sperimentare differenze di potenziale prossime ai 14 milioni di Volt: ne conseguono ustioni, esplosioni di liquido subcutaneo, ferite molto nette ed incontrollate reazioni del sistema nervoso.
2- Impatto indiretto: è stato sperimentato che fino a 40 metri dal punto d’impatto del fulmine si genera una differenza di potenziale molto elevata, che si riduce allontanandosi dal centro dell’impatto. Quando cade un fulmine, le cariche elettriche che arrivano dalla nube cercano di disperdersi rapidamente sul terreno allontanandosi dal punto dell’impatto. Il loro moto avviene lungo dei cammini che offrono la minore resistenza. Il nostro corpo è un conduttore migliore rispetto al terreno, quindi le cariche fluiscono attraverso di esso: è la cosiddetta “corrente di passo”. Accade lo stesso se tocchiamo un albero mentre vi cade un fulmine, o se tocchiamo il cavo di assicurazione di una via ferrata in montagna.

Casa mia è un posto sicuro?
In linea di massima sì, come anche un qualsiasi luogo chiuso, basta restarvi all’interno senza contatti con l’esterno, preferibilmente su di una superficie isolata (non toccare tubi dell’acqua, cavi elettrici, apparecchi ed elettrodomestici, non aprire le finestre o ancor peggio affacciarvisi). La cosiddetta Gabbia di Faraday sostanzialmente è una realtà, anche se il fulmine è talmente imprevedibile e sfuggente che in linea di principio se ne infischia delle nostre spiegazioni più o meno scientifiche!
E la mia macchina?
Anche l’automobile offre un riparo ragionevolmente sicuro… ma attenzione! Il discorso non vale per le vetture cabriolet anche se con la capote alzata.
Se sono lontano da casa mia e mi sorprende il temporale?
Niente paura, basta che nelle vicinanze ci sia un posto riparato dove andare: andranno bene costruzioni con struttura metallica, vagoni del treno, cabine telefoniche, caverne (ma non all’ingresso!); al limite va bene anche un bosco con alberi tutti di altezza simile e non troppo radi, una capanna o baracca, un fienile; potrebbe salvarci anche stare sotto una condotta dell’alta tensione (ma non vicino ai tralicci!).
E se non ho nessun posto riparato in cui andare?
Allora sarà bene seguire alcuni consigli pratici che aumentano le probabilità di salvarsi: ci si può proteggere dalle scariche in posizione rannicchiata preferibilmente in conche o ribas- samenti del terreno senza appoggiarsi con le mani, avendo i piedi ben uniti (ricordarsi della corrente di passo…); se si è in gruppo, vietato tenersi per mano (ancora la corrente di passo…)! Sono invece da evitare alberi isolati (starne lontani più di 30-40 metri!), i bordi di un bosco con alberi ad alto fusto, gli oggetti alti (gru, tralicci, torri), i corsi d’acqua, i laghi e le piscine; bisogna anche disfarsi di eventuali oggetti sporgenti che si portino con sé (un escursionista dovrebbe sbarazzarsi di picozze e bastoncini telescopici, un pescatore della canna da pesca, un cacciatore del fucile, e così via).
Qual è la probabilità che un fulmine mi cada sulla testa?
Chi conosce la penna, i colori e la fantasia di Goscinny e Uderzo sa che Abraracourcix, il capo supremo della tribù gallica di Asterix, temeva che il cielo gli cadesse sulla testa. Ebbene il fulmine è un pezzo di cielo che ci può cadere sulla testa, e il superstizioso timore gallico può e deve diventare il nostro timore molto più realistico. Da studi condotti negli USA risulta che c’è una probabilità annua di 1 persona colpita su 280000 e di 1 edificio colpito su 200!

Il tornado
Molti di noi sentono parlare di tornado in USA ed in Australia, e di trombe d’aria in Italia, pensando che qui da noi le cose accadano in piccolo, e non vi sia niente a che spartire con le grandi stagioni tornadiche che tanto danno arrecano all’uomo nelle grandi pianure nordamericane. Diciamolo subito, a scanso di equivoci: tornado e tromba d’aria sono sinonimi, identificano entrambi una colonna d’aria in rotazione molto rapida ed impetuosa, discendente per lo più da un cumulonembo, la cui velocita di rotazione può avvicinarsi ai 500 km/h. Gli USA e l’Australia vantano il triste primato quanto a frequenza annua di tornado, mentre in Italia sono fenomeni ben più sporadici, ma nella storia delle osservazioni meteorologiche, specie negli ultimi anni, spiccano evidenze di tornado piuttosto consistenti.
Il tornado può avere diverse origini: può essere generato in seno ad una supercella dotata di moto rotatorio proprio (il mesociclone), oppure può nascere dall’interazione tra venti sovrapposti negli strati prossimi al suolo provenienti da direzioni diverse (si chiamano in gergo gustnado e sono meno intensi); se avvengono sulla superficie del mare li chiamiamo trombe marine.
Il tornado è SEMPRE un fenomeno di LSW. La classificazione dell’intensità di un tornado è legata, attraverso la cosiddetta scala Fujita, ai danni prodotti sul territorio: è un po’ il corrispettivo della scala Mercalli per i terremoti.

Teniamo presente che le dimensioni del tornado non sono direttamente legate alla sua intensità! Esse, invece, possono essere legate allo stadio evolutivo: un piccolo tornado può essere quel che resta di uno più grosso, pur conservandone gran parte della forza distruttrice.
Oltre a questa fonte di incertezza nel valutare il pericolo di un tornado in avvicinamento, vediamo riassunte le principali mistificazioni che girano (specie negli USA, di frequente colpiti da questa calamità) intorno al tornado:

I sottopassaggi delle sopraelevate rappresentano un posto sicuro ove rifugiarsi in caso di tornado.
Aprire le finestre di casa per compensare gli sbalzi di pressione tra interno ed esterno della casa impedisce al tornado di produrre danni eccessivi.
II tornado lascia in pace le grandi città.
Le aree in prossimità di fiumi, laghi e montagne sono esenti da tornado.
Sarà bene tener presente che nessuna di queste affermazioni corrisponde a verità!!
Ci potremmo chiedere ora chi è più a rischio in presenza di un tornado…
Gli automobilisti
Le persone più anziane, i bambini, chi lamenta handicap fisici o mentali.
Persone in caravan o case mobili.
Stranieri che non comprendono la lingua del Paese in cui si trovano, quindi non fruiscono di utili informazioni per scampare al pericolo.
La scala Fujita non si tratta solo di una scala di pericolo oggettiva, legata cioè alla pericolosità intrinseca del tornado, ma è una scala soggettiva, che tiene conto anche delle eventuali limitazioni delle persone che si trovano a dover fronteggiare l’emergenza!

Il colpo di vento
Spesso sottovalutiamo l’intensità che può essere raggiunta dal vento durante un temporale, specie se esso non si trova nelle condizioni di generare un tornado (e quindi introdurre altri grattacapi alla popolazione…). Qualche esempio:
Verona, 9 Agosto 2001 (fonte www.meteoverona.it): raffica massima 174 km/h
Sirmione (BS), 5 Agosto 2002 (fonte www.giornaledi- brescia.it): raffica massima di 132 km/h
Collina di Forni Avoltri (UD), 17 Novembre 2002: raffica massima stimata oltre i 120 km/h.

E questi sono solo alcuni esempi. Si vede chiaramente che rientriamo in fenomeni LSW, specie in quanto associati a fenomeni temporaleschi. Perchè la raffica di Bora non è considerata LSW?
E’ una questione di dimensioni globali del fenomeno: la Bora, pur rientrando nel range di intensità dei fenomeni LSW, non vi rientra quanto a brevità e localizzazione: ha origini remote (il Bassopiano Sarmatico) ed ha elementi scatenanti che sicuramente non si limitano ad una scala locale. La raffica di Bora quindi rientra in un meccanismo meteorologico molto più generale e sicuramente meglio prevedibile di un qualsiasi altro fenomeno LSW!.

Il rovescio di pioggia
Cosa intendiamo per rovescio di pioggia? La definizione esatta di rovescio è una precipitazione (sottoforma di acqua liquida o solida) caratterizzata da improvvisa comparsa e scomparsa, rapidi cambiamenti nell’intensità e rapidi mutamenti nell’aspetto che conferisce al cielo. Del rovescio si misura il tasso di precipitazione, ossia la quantità di acqua che cade al suolo (per unità di superficie) in un’ora. Diremo che un rovescio è LSW se verifica un rateo di precipitazione pari o maggiore a 60 mm/h.

 La preoccupazione maggiore che riguarda la pioggia è la capacita del terreno ove essa si abbatte di sopportarne la quantità e l’intensità: un terreno secco e inaridito, quindi reso impermeabile da lunga siccità, faciliterà lo scorrimento superficiale dell’acqua precipitata determinando fenomeni alluvionali anche molto gravi (Val Canale, Agosto 2003). D’altra parte un terreno carsico, estremamente permeabile, non risentirà eccessivamente della pioggia caduta… non essendo possibile nè scientificamente corretto catalogare fenomeni atmosferici in base a “feedback” geologici si è posto il limite di 60 mm/h come discriminante tra fenomeni LSW e fenomeni non LSW, rappresentando tale valore un rischio, se non per la zona in cui viene raggiunto, almeno per le zone adiacenti o limitrofe ove tale fenomeno può ripercuotersi anche un po’ di tempo dopo: ad esempio, un intenso e prolungato rovescio di pioggia in territorio montano può non incidere su quell’area e invece portare ad una devastante piena alluvionale nelle zone di pianura solcate dai fiumi afferenti al bacino interessato dall’evento (vedi Pordenone 2002).

Ha un nome il “muro di pioggia” che delimita il rovescio?
Sì, gli inglesi lo chiamano “rain curtain”, che significa “tenda di pioggia”, ed è un termine da palcoscenico… signori, va in scena la pioggia!!!
COME, QUANDO, DOVE, PERCHE’ SI MANIFESTA?
I fenomeni di LSW rappresentano una realtà con cui siamo
costretti a convivere nelle nostre zone, per diversi motivi:
1- Climatologia: zona temperata. La zona temperata è clima- tologicamente sede di scambi anche vivaci tra le masse d’aria dalle caratteristiche diverse: artica, polare, tropicale, equatoriale. E’ intuitivo che più sono accentuate le differenze tra masse d’aria che vengono a contatto più sono violenti i fenomeni che ne liberano l’energia latente.
2- Meteorologia: dalle Alpi al mare. La nostra regione si trova in uno stretto lembo di terra in cui vi sono al massimo 80 km tra Alpi e mare. Le masse d’aria interagiscono con entrambi in modi diversi: dinamicamente coi primi, termodinamicamente con il secondo. I nostri monti, infatti, per quanto affascinanti, severi ed impegnativi, sono più bassi dei loro fratelli veneti, trentini, lombardi ed ancor più piemontesi, quindi lasciano sovente qualche spiraglio all’aria fredda che preme dal freddo nord Europa. Spesso questi spiragli fanno sì che si organizzino fenomeni locali e violenti, quindi LSW. Il mare Adriatico, bacino inesauribile di umidità e spesso di calore, non fa altro che garantire riserve di energia all’atmosfera che vi si serve a man bassa quando c’è da accendere i fuochi artificiali!

COME SI PREVEDE?
Infine affrontiamo uno dei problemi più spinosi della meteorologia applicativa: la previsione.
Una cosa dev’essere chiara fin da subito: il meteorologo è una figura fondamentale nel saper riconoscere ed interpretare i segnali che il tempo (quello meteorologico) invia. E’ coadiuvato in quest’arduo compito da una serie di strumenti, pratici e concettuali, spesso affidati alle cure potenti e veloci dei computer. L’atmosfera è un sistema fisico, e come tale può essere semplificato e schematizzato: in particolare viene ridotto ad una griglia tridimensionale di punti su ognuno dei quali si va a vedere come diverse grandezze, dirette o derivate, evolveranno nel tempo.
Il numero di grandezze coinvolte nell’analisi dipende dalla potenza dei calcolatori che le gestiscono. Tale procedimento predittivo prende il nome di modello numerico di previsione.
Tuttavia abbiamo detto che si tratta di una semplificazione, che rende discreto un mondo in realtà continuo: in particolare attualmente la distanza tra due punti della griglia può essere ridotta ad alcuni chilometri (sono 6,5 km nel caso delle mappe BOLAM dell’università di Bologna, vedi figura), mentre nella realtà essa dovrebbe essere praticamente nulla! Ecco dove l’abilità interpretativa provvede ad un’armoniosa attenuazione delle spigolose proiezioni proposte dalle uscite dei modelli.
Per quanto riguarda i fenomeni LSW, inoltre, non è stato ancora possibile determinarne la fisica con soddisfacente approssimazione: ancora troppi e troppo oscuri sono gli interrogativi che ruotano vorticosamente all’interno di un tornado!

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