Troppe proteine fanno male al nostro corpo: leggi gli effetti collaterali

Le proteine hanno molteplici applicazioni all’interno degli organismi ï Trasporto: pensa all’emoglobina che trasporta l’ossigeno nel sangue, oppure ricorda che sulla membrana cellulare vi sono delle proteine che hanno il compito di trasportare dentro fuori della cellula determinate sostanze tramite il trasporto attivo. ï Difesa: Gli anticorpi sono una classe di proteine. ï Movimento: Astina e miosina nei muscoli. ï Strutturale: Peli, unghie, penne, squame sono strutture proteiche. ï Riserva energetica: In certi casi anche le proteine vengono utilizzate per produrre energia. ï Catalitica: Le proteine aiutano i processi chimici e metabolici dell’organismo rendendoli più veloci.

Diete troppo ricche di proteine e magari prive di grassi, ma effettivamente cosa accade nel nostro corpo? Ebbene, secondo quanto riferito da uno studio effettuato recentemente, sembra che una dieta priva di carboidrati e grassi può facilitare la rapida perdita di peso, però, purtroppo sembra che produca effetti negativi su organi come fegato e reni; purtroppo quando nella nostra alimentazione vengono a mancare i carboidrati e grassi, si può intaccare il fabbisogno fisiologico di glucosio, demolendo le riserve energetiche presenti in fegato e tessuti muscolari. Purtroppo va anche sottolineato che quando si assumono troppe proteine, si può andare incontro a sbalzi di umore, si può ingrassare e ci si può sentire anche molto stanchi, dunque tutto fa presupporre che una dieta molto ricca di proteine ha delle conseguenze negative. “Le proteine sono composte di aminoacidi, che sono gli architravi dei tessuti, inclusi i muscoli, i vasi sanguigni, i capelli, la pelle e le unghie ci sono alcuni aminoacidi che il corpo riesce a sintetizzare ma altri che devono essere inclusi nella propria dieta, una varietà di fonti proteiche che consentono di avere tutti gli aminoacidi essenziali, specialmente per i vegetariani”, spiega al ‘Reader’s Digest la nutrizionista Kaleigh McMordie.

Una dieta troppo ricca di proteine aumenta il rischio di ingrassare, porta ad avere un alito cattivo e ad avere sempre sete, è questo quanto dichiarato dalla nutrizionista Kaleigh McMordie. La dose giornaliera raccomandata di proteine varia dai 50 ai 62 grammi, dose che aiuta a prevenire le carenze proteiche e che non induce a gravi conseguenze per il nostro corpo. Assumendo per esempio troppe proteine a scapito dei carboidrati, alla lunga può emergere la sensazione di avere la mente annebbiata, e questo perché la dieta non è sana ed equilibrata come dovrebbe. Inoltre, un prolungato regime alimentare iperproteico può causare disidratazione ed anche gravi danni ai reni, questo perché l’eccessiva assunzione di proteine può portare all’iperuricemia, ovvero l’aumento dell’acido urico che viene, in parte, filtrato da reni ed eliminato con le urine, in parte attraverso le secrezioni digestive.

Qualora l’acido urico si presenti a livelli elevati, può accumularsi nei reni, provocando le fastidiosissime e dolorosissime coliche e calcoli renali. Come abbiamo anticipato, una dieta ricca di proteine tende a farci arrabbiare più del dovuto, e soprattutto quando passa troppo tempo tra un pasto e l’altro, si può avere la sensazione di perdere la pazienza. “Senza abbastanza carboidrati il livello di zucchero nel sangue crolla e non viene prodotta abbastanza serotonina, facendoci sentire arrabbiati“, ha aggiunto la nutrizionista. La stessa ha suggerito che in questi casi di impazienza, è bene mangiare uno snack, come uno yogurt greco e frutti di bosco, formaggio e frutta, oppure hummus e cracker integrali.

ECCO COSA SONO LE PROTEINE

Le PROTEINE sono un fattore nutritivo essenziale per il nostro organismo. Esse sono infatti i costituenti fondamentali di tutte le cellule animali e vegetali. Rappresentano il 50% della nostra massa corporea senz’acqua e circa il 14-18% del peso corporeo totale. Sono il principale componente dei muscoli (che permettono al nostro corpo di muoversi, al cuore di battere, ai polmoni di respirare), si trovano anche nei tendini, nei vasi sanguigni, nei denti e risultano indispensabili per mantenere l’integrità, l’elasticità e il tono della pelle. Le proteine ricoprono un duplice ruolo: strutturale da un lato (sono i mattoni per i vari tessuti) e funzionale dall’altro (intervengono in tutte le attività metaboliche). All’interno del nostro organismo, permettono il trasporto attraverso il sangue dell’ossigeno, dei minerali, dello zucchero e dei grassi; formano strutture, chiamate enzimi, che partecipano a tutte le reazioni chimiche necessarie alla vita. Molti ormoni, come per esempio l’insulina, derivano dalle proteine ed anche gli anticorpi (immunoglobuline) del sistema immunitario, che ci difendono dall’attacco di virus e batteri sono di natura proteica. Le proteine costituiscono anche una fonte di energia, in condizioni di carenza di zuccheri, esse liberano nell’organismo 4 Kcal per grammo.

Durante la digestione le grosse molecole proteiche vengono degradate in unità più piccole dette AMINOACIDI, con i quali il nostro organismo è in grado costruire le proteine di cui ha bisogno per i suoi processi di crescita e “manutenzione” (riparazione e rinnovo dei tessuti, rimpiazzo di proteine deteriorate, ecc.). In natura esistono diversi tipi di aminoacidi, ma i più noti sono 20; di questi: • 8 sono essenziali ossia l’organismo deve obbligatoriamente assumerli con il cibo; • 12 sono non essenziali in quanto l’organismo è in grado di fabbricarli da sé. Gli esseri umani e gli animali hanno perciò bisogno di proteine e di aminoacidi per sopravvivere; l’introduzione con i cibi è essenziale per assicurare il fabbisogno e mantenere una buona salute. Le proteine nell’organismo non sono presenti come entità stabili, ma sono soggette ad un ricambio continuo e vengono infatti continuamente demolite e rimpiazzate da nuove ed analoghe molecole proteiche tramite un processo chiamato detto TURNOVER PROTEICO.

Le proteine alimentari sono definite ad alto valore biologico (VB) o nobili se contengono tutti gli aminoacidi essenziali in quantità e proporzione adeguata per l’organismo. L’efficienza e qualità nutrizionale delle proteine alimentari è stata valutata anche in funzione della sua digeribilità o assimilabilità. Durante la digestione, infatti, alcuni aminoacidi possono essere persi ed eliminati senza una reale assimilazione. Questa caratteristica influenza ulteriormente il valore nutrizionale dell’alimento. La proteina che possiede un perfetto equilibrio tra aminoacidi assorbiti e aminoacidi eliminati ha un valore biologico di 100 o superiore. La proteina alimentare di riferimento in questo senso è quella dell’uovo che presenta un VB pari al 100%, le proteine di siero del latte hanno il più alto VB, pari a 104.

In generale, possiamo definire nobili le fonti di proteine animali, ovvero con alto valore biologico; basti ricordare che la prima fonte proteica della vita è rappresentata dal latte, meno nobili sono invece le fonti di proteine vegetali. I cereali, per esempio, contengono poca lisina, mentre i legumi sono poveri di metionina. Tuttavia l’associazione di questi due alimenti (es. pasta e fagioli) è in grado di assicurare le necessità dei reciproci aminoacidi, in quanto l’aminoacido limitante (quello presente in minor quantità) di una proteina, è compensato dalla sua disponibilità dell’altra; si parla in questo caso di proteine complementari. Le diete che forniscono proteine incomplete possono indurre uno stato di malnutrizione. Per questo motivo l’alimentazione deve essere bilanciata, non solo sotto l’aspetto calorico, ma anche nella composizione qualitativa degli alimenti che la costituiscono.

PROTEINE Le proteine sono macromolecole formate da una sequenza di aminoacidi (essenziali e non essenziali) dettata geneticamente che determina la funzione stessa della proteina. Nell’organismo le proteine ricoprono un duplice ruolo: plastico da un lato (entrano nella composizione delle varie componenti cellulari) e funzionale dall’altro (intervengono nello svolgimento di innumerevoli funzioni corporee). Le proteine dell’organismo non sono entità stabili, ma sono soggette ad un ricambio continuo, detto turnover. Esse vengono infatti continuamente demolite e rimpiazzate da nuove ed analoghe molecole proteiche. La velocità di questo turnover diminuisce con l’età ed è diversa nelle cellule dei diversi tessuti. Questo continuo processo di rinnovamento ha un costo energetico notevole, che rappresenta, da solo, ben il 20% dell’energia spesa quotidianamente per sostenere il metabolismo basale. Le proteine sono complete (ad alto valore biologico) se contengono tutti gli aminoacidi essenziali in quantità e proporzione adeguata per l’organismo. Le diete che forniscono proteine incomplete, anche se adeguate come apporto calorico, possono indurre uno stato di malnutrizione. Per questo motivo l’alimentazione dev’essere curata, non solo sotto l’aspetto calorico, ma anche nella composizione qualitativa degli alimenti che la costituiscono. In linea di massima, le proteine animali sono complete, mentre quelle vegetali non lo sono. I cereali, per esempio, contengono poca lisina, mentre i legumi sono poveri di metionina. Tuttavia la semplice associazione di questi due alimenti (pasta e fagioli) è in grado di fornire un pasto completo dal punto di vista proteico.

Il fabbisogno proteico varia in base alle diverse condizioni, fisiologiche o patologiche, del soggetto. Aumenta, per esempio, durante la crescita, in gravidanza, durante l’allattamento, in seguito a traumi, ustioni, emorragie, interventi chirurgici e altri stress psicofisici. Anche gli atleti hanno bisogno di un maggiore apporto proteico nella loro dieta. Lo stress fa aumentare il fabbisogno di proteine, in quanto va a stimolare la secrezione di ACTH da parte dell’adenoipofisi. Quest’ormone, detto adrenocorticotropo, aumenta la produzione di cortisolo a livello della corteccia surrenale. Tra le varie funzioni del cortisolo, vi è anche quella di aumentare il catabolismo proteico. Gli amminoacidi derivanti dalla demolizione delle proteine vengono in gran parte indirizzati alla gluconeogenesi epatica, con lo scopo di sintetizzare il glucosio che cervello e globuli rossi utilizzeranno a scopi energetici. Negli sportivi, il fabbisogno proteico è maggiore, in quanto necessario all’aumento o al mantenimento delle masse muscolari, al rimpiazzo delle proteine catabolizzate per produrre energia e per compensarne l’usura. In sportivi di medio livello sottoposti ad esercizio intenso, l’apporto proteico non dovrebbe comunque superare gli 1,8-2 g/Kg massa corporea/die.

Integratori di proteine Questo particolare tipo di supplementi dietetici è tendenzialmente riservato ad atleti di potenza, per ottenere un incremento della massa muscolare o massa magra. Negli integratori proteici la percentuale calorica fornita dalle proteine dev’essere dominante rispetto a quella fornita dagli altri nutrienti in essi contenuti. In commercio esistono integratori di proteine arricchiti con vitamina B6 che grazie alla sua azione favorisce la metabolizzazione degli aminoacidi. Gli integratori di proteine sono dannosi? Se assunti in dosi elevate ed abbinati ad una dieta già naturalmente iperproteica gli integratori di proteine, nella migliore dell’ipotesi, vengono impiegati soltanto in parte per aumentare la massa muscolare mentre una quota significativa viene “sprecata” per far fronte ad un eventuale deficit calorico o per essere accumulata sottoforma di tessuto adiposo di riserva. La quantità di proteine necessaria a rimpiazzare quelle perse con l’attività fisica e utilizzate a scopo plastico (per costruire i muscoli) è infatti relativamente bassa e non è possibile forzare più di tanto tale meccanismo. Dato che nel nostro organismo non esistono depositi di proteine l’eccesso proteico viene trasformato in grassi di deposito e le scorie eliminate, con inutile sovraccarico renale (il rene interviene nella purificazione del sangue dall’urea prodotta dal fegato, che viene successivamente eliminata con le urine). Un eccesso cronico di proteine può inoltre causare problemi metabolici importanti. L’abuso di integratori proteici incrementa infatti la perdita di calcio. Il metabolismo delle proteine richiede molti liquidi (quasi due volte di più che la metabolizzazione dei carboidrati e dei grassi) e può portare a disidratazione soprattutto se abbinata a pratica sportiva in ambienti caldi. Proprio per la loro tendenza a richiamare acqua gli integratori di proteine possono causare crampi addominali e diarrea. Per tutti questi motivi sulla confezione degli integratori di proteine devono essere obbligatoriamente specificare le seguenti frasi: avvertenze: in caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico. Controindicati nei casi di patologia renale, epatica, in gravidanza, al di sotto dei 14 anni. Vanno ovviamente evitate assunzioni di integratori di proteine poco prima o durante l’esercizio (specie se aerobico di lunga durata) per evitare il dirottamento di flussi ematici verso l’apparato digerente. Quale integratore proteico scegliere? Il valore biologico di una proteina è un parametro molto importante che ci indica la quantità di azoto effettivamente assorbito ed utilizzato al netto delle perdite (urinarie, fecali, cutanee ecc.). Una proteina che possiede un perfetto equilibrio tra aminoacidi assorbiti e tra amminoacidi ritenuti ha un valore biologico di 100 (maggiore è tale valore e maggiore è la qualità proteica). La proteina di riferimento è quella dell’uovo che presenta un VB pari al 100%.

Le caseine: nonostante la scarsa percentuale di amminoacidi ramificati queste proteine hanno il pregio di essere metabolizzate lentamente garantendo un rilascio graduale degli amminoacidi in essi contenute. Lo stesso effetto si può ottenere aggiungendo latte alle proteine del siero (carboidrati, grassi e proteine contenuti in questo alimento rallentano la digestione dell’integratore proteico)

Le proteine della soia: hanno un basso valore biologico, ma grazie al buon contenuto in glutammina, arginina e isoflavoni (sostanze con attività estrogenosimile in grado di prevenire cancro alla mammella, ipercolesterolemia ed utili per attenuare la sindrome climaterica) sono una valida alternativa alle tradizionali proteine del siero, soprattutto per chi segue una dieta vegetariana Le proteine del grano: come le proteine della soia sono ricche di glutammina ma troppo povere di lisina, un amminoacido essenziale

Le proteine dell’uovo: hanno un ottimo spettro amminoacidico ma il loro costo elevato fa sì che vengano spesso sostituite con integratori di proteine del siero, molto più economici e dalla qualità altrettanto elevata La composizione aminoacidica degli integratori proteici è quindi molto importante: l’entità della sintesi proteica muscolare è infatti legata in modo dose dipendente alla disponibilità di aminoacidi essenziali. La strategia migliore sembra quella di combinare tra loro diverse fonti proteiche: per esempio utilizzando integratori proteici a base di proteine del siero del latte (stimolano la sintesi proteica senza avere un effetto sulla proteolisi) insieme ad integratori di caseina (proteina che da un contributo inferiore alla sintesi proteica ma che ha un importate effetto inibitorio sul catabolismo muscolare). La percentuale proteica non è comunque l’unico parametro qualitativo importante. Sappiamo, ad esempio, che le proteine del siero del latte ottenute per scambio ionico, pur presentando un’altissima percentuale proteica, sono povere di alcuni componenti importanti – quali lattoferrine, immunoglobuline e glicomacropeptidi – che vengono perduti o denaturati durante le fasi produttive (il processo di scambio ionico separa le proteine in base alla loro carica elettrica, mediante l’impiego di alcune sostanze chimiche). Tali frazioni vengono invece conservate con le varie metodiche di filtrazione sfruttate per produrre Whey protein concentrate; tra queste spiccano le classiche tecniche di microfiltrazione ed ultrafiltrazione, che utilizzano filtri fisici per separare grassi e lattosio dalla proteina, senza danneggiarla (le differenze tra le due sono minime e dipendono dalla dimensione dei pori di filtrazione, grandi circa un micrometro nella microfiltrazione e 4 volte inferiori nell’ultrafiltrazione). Per quanto detto, le Whey protein ultrafiltrate e microfiltrate tendono ad avere un contenuto proteico inferiore (circa l’80%) rispetto a quelle a scambio ionico (che raggiungono o superano leggermente il 90%). Il miglior compromesso, in tal senso, è offerto dalle proteine Whey ottenute sfruttando una tecnica chiamata microfiltrazione a flusso incrociato, che permette di raggiungere tenori proteici prossimi al 90% pur conservando componenti importanti quali lattoferrine e macropeptidi.

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