Troppi dolci e regali, la Scienza contro i nonni che viziano i nipoti

NONNI più liberi rispetto ai genitori nel gestite l’educazione dei nipoti. E questo qualche danno potrebbe provocarlo. A volte si sentono più liberi nella gestione del rapporto e autorizzati a viziare i ragazzini, concedendo loro dolcini e capricci negati a suoi tempo ai figli. A ‘bacchettare’ i nonni questa volta sono i ricercatori dell’University of Glasgow, in uno studio su ‘Plos One’. Secondo gli esperti, infatti, sono troppo spesso inclini a viziare e ipernutrire i piccoli, con effetti deleteri per la loro salute. Non solo: lo studio mostra anche che talvolta i nonni fumano davanti ai nipoti, e spesso non fanno fare loro sufficiente attività fisica.


Gli scienziati hanno esaminato 56 studi con dati provenienti da 18 Paesi, inclusi Gb, Usa, Cina e Giappone. Ebbene, per quanto riguarda dieta e peso il report conclude che il comportamento dei nonni ha un effetto negativo sulla salute dei bambini. Gli anziani sono ‘bollati’ dai genitori come troppo indulgenti e disinformati, e accusati di usare il cibo come strumento emotivo, una coccola dolce che rischia di accumularsi sul girovita dei bimbi. Stando a numerosi studi, le ‘tempie grigie’ tendono a nutrire i nipoti con alimenti ricchi di zucchero o di grassi, spesso sotto forma di sorpresa. I genitori si sentono in difficoltà nell’interferire con questi comportamenti, anche perché dipendono molto dai nonni che forniscono loro un aiuto prezioso.

Nell’ultimo decennio anche i pedagogisti italiani, e non più solo gli psicologi e i sociologi, hanno iniziato a studiare la funzione educativa dei nonni privilegiando l’approccio teorico, mentre mancano ancora delle ricerche empiriche svolte con sufficiente rigore metodologico. In questo articolo, partendo dai contributi scientifici riportati nella bibliografia finale e dalle numerose conversazioni che ho avuto con nonni negli ultimi dieci anni, vorrei evidenziare i temi che, secondo me, si dovrebbero affrontare prioritariamente negli incontri formativi con gli anziani che consultano i pedagogisti per orientarsi circa il modo più opportuno di educare i propri nipoti nell’attuale clima culturale.
A causa della prolungata residenza nella casa dei propri genitori oltre i trenta anni di età, per motivi vari che li inducono a ritardare la data del matrimonio, molti giovani sono abituati a vedersi risolti dai propri genitori dei problemi, che quando iniziano la convivenza nella nuova casa, con il proprio coniuge, devono risolvere da soli. Quando sorgono le prime difficoltà le giovani coppie, se possono, si rivolgono alle famiglie di origine. La richiesta di aiuto diventa pressante quando arriva il primo figlio, specialmente quando la mamma lavora professionalmente anche fuori casa. A quel punto gli interventi dei nonni sono determinanti per la felicità della nuova famiglia, ma essi devono imparare a dosarli: l’apprendista nonno deve andare a scuola di pedagogia. Il presente contributo intende offrire qualche spunto di riflessione per l’organizzazione di corsi di formazione pedagogica per nonni; esso si basa sui risultati degli studi elencati in bibliografia, sulla mia pluriennale esperienza di colloqui.

Per venire incontro alle esigenze formative degli “apprendisti nonni” sono nati i corsi di orientamento familiare per nonni, dove con due incontri mensili – uno in casa per una diecina di partecipanti e uno in sala per una quarantina di partecipanti -, per sei mesi si affrontano con il metodo del case study le tematiche riassunte in questo articolo. Ogni mese, prima in gruppo e poi in sessione generale, si studiano poche pagine scritte da un esperto del tema e un caso relativo a quel tema; poi inizia la discussione moderata da un orientatore familiare che consente di evidenziare gli elementi più significativi del caso, di formulare correttamente il problema e di risolverlo con il contributo di tutti i presenti.

Ogni sessione di orientamento familiare, sia quella domestica sia quella assembleare, dura circa novanta minuti; per partecipare proficuamente ad una sessione i corsisti devono aver letto prima individualmente la nota di carattere scientifico e il caso.
I giovani certamente non sono disposti ad ascoltare nonni petulanti, lamentosi e ripetitivi, ma solo “nonni giovani”. È giovane il nonno, anche centenario o seriamente ammalato, che è convinto di poter dare ancora molto ai nipoti: innanzitutto l’ascolto attivo e partecipe dei loro problemi e delle loro aspirazioni; il resto viene di conseguenza: il racconto gioioso della propria esperienza di vita, i consigli su richiesta, i piccoli servizi e i regalini spontanei.

Senza ripetere ogni volta l’aggettivo “giovane”, sulla funzione educativa di questo tipo di nonno, sia uomo che donna, svilupperò alcune riflessioni che non sono basate su evidenze statistiche di indagini sperimentali ma sull’esperienza dei corsi di formazione pedagogica per adulti denominati, “Il nonno giovane”.

Prima però bisogna precisare qualcosa sulla qualità psicologica ed etica del “nonno giovane”. Egli non è, di per sé, persona compiuta e saggia. È certamente persona più matura, meglio evoluta dei nipoti, ma può essere ancora contraddittoria e problematica, ancora attraversata da un flusso di informazioni convulse e confuse. È persona che vive la stessa temperie culturale dei nipoti. La condivisione di un vissuto, mentre costituisce la base comune che consente la comunicazione e il dialogo intergenerazionale, non giustifica però ancora la funzione educativa dei nonni perché il rapporto educativo è asimmetrico.

L’educatore deve offrire all’educando qualcosa che egli ancora non ha. Allora che cosa il nonno può tradere, consegnare al nipote? Che cosa lo legittima ad insegnare ai più giovani? A mio modo di vedere, la legittimazione della funzione educativa del nonno è da ricercarsi nella qualità psicologica ed etica della sua consapevolezza dei problemi, che è superiore a quella dei nipoti. Il nonno non solo è legittimato a educare, ma ha il dovere morale di farlo perché può aiutare il nipote a diventare più consapevole delle problematiche che entrambi vivono sia pure in modi e forme diverse. A volte i nonni hanno l’opportunità di formarsi per migliorare la loro capacità educativa; l’orientamento familiare intende offrire un’occasione formativa ai nonni che si considerano ancora giovani.

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