Fotografata nel cervello l’impronta dei sogni

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) – Uno studio sui sognatori per individuare l”impronta’ dei sogni, ovvero il segno distintivo che una persona è immersa in un’attività onirica. Un team di ricercatori americani diretti dall’italiano Giulio Tononi dell’University of Wisconsin-Madison è riuscito a scoprire uno specifico cambiamento nell’attività di una particolare regione cerebrale, in grado di rivelare che una persona sta sognando, sia durante il sonno Rem che in quello non-Rem. Lo studio, pubblicato su ‘Nature Neuroscience’, sfida l’attuale conoscenza sulla corrispondenza tra sogni e attività del cervello.

Sognare è spesso associato a un aumento dell’attività cerebrale ad alta frequenza durante il sonno Rem, mentre l’assenza di sogni è stata collegata con un aumento di attività cerebrale a bassa frequenza nella fase non-Rem. Ma alcuni studi hanno riferito casi di persone svegliate dal sonno non-Rem che stavano sognando, e di altre svegliate dal sonno Rem che non stavano sognando affatto. Così Tononi e i suoi colleghi hanno ‘monitorato’ con un elettroencefalogramma 32 volontari che, al risveglio, dovevano riferire se avevano sognato oppure no, ma anche contenuto e durata del sogno, per cercare di individuarne l’impronta.
I ricercatori hanno scoperto che durante entrambe le forme di sonno, il sogno era associato a una diminuzione dell’attività cerebrale a bassa frequenza all’interno di una regione posteriore del cervello, che gli autori hanno battezzato zona calda corticale posteriore. E questo indipendentemente dalla capacità dei soggetti di ricordare il contenuto o la durata del sogno. Sognare era associato anche a un incremento dell’attività ad alta frequenza, che inizia nella stessa zona calda corticale posteriore e si diffonde verso le regioni frontale e temporale durante il sonno non-Rem.

In un diverso gruppo di 7 volontari che avevano già una certa esperienza nel riferire in dettaglio il contenuto dei sogni, gli autori hanno scoperto un incremento dell’attività ad alta frequenza durante il sonno Rem in regioni cerebrali legate all’elaborazione di stimoli sensoriali, come visi o discorsi, ma specificamente quando un sogno conteneva questi elementi. Infine, secondo gli autori questa traccia di attività nella ‘zona calda’ del cervello può essere usata per prevedere, in tempo reale, quando una persona sta sognando durante il sonno non-Rem con un’accuratezza di circa il 90%.

L’importanza dei sogni nell’antichità Il sogno è un’attività della psiche umana che ha suscitato l’interesse degli uomini fin dall’antichità. Possediamo, infatti, testimonianze risalenti addirittura alla Preistoria che dimostrano tale interesse. Le pitture rupestri rinvenute nelle Grotte di Lascaux, ad esempio, paiono essere delle rappresentazioni di sogni di battute di caccia. Tuttavia, per avere una testimonianza scritta di un sogno occorre attendere fino al VII secolo a.C. Intorno a questa data, infatti, venne composto in ambito sumero uno dei primi libri del genere umano: l’Epopea di Gilgamesh. In questo poema, viene narrata la storia del mitico re sumero Gilgamesh. In un passo dell’opera, viene raccontato appunto un sogno profetico avuto da Gilgamesh, con la relativa interpretazione da parte della madre del sovrano. Nell’uomo, però, iniziò a farsi strada l’idea che il sogno fosse un mezzo attraverso cui gli dei manifestavano la loro volontà agli uomini. Attorno al fenomeno del sogno, dunque, si svilupparono una serie di rituali che avevano come scopo l’interpretazione dello stesso. Nella civiltà sumera, ad esempio, si sviluppò il rituale dell’incubazione. Questa pratica prevedeva che la persona interessata si recasse in un luogo sotterraneo consacrato e lì dormisse per una notte. L’indomani, la persona si rivolgeva ad un sacerdote esperto, il quale gli rivelava la natura del sogno.

Anche in Grecia si sviluppò una pratica divinatoria legata all’interpretazione dei sogni: l’Oniromanzia. Infatti, dell’esistenza di o¹neiropo¿loi (interpreti di sogni) abbiamo notizia già in Omero (Iliade 1,63). La pratica dell’Oniromanzia era connessa anche all’ambito della medicina. Sappiamo che a Epidauro sorgeva un santuario sacro ad Asclepio. I sacerdoti del tempio, infatti, ricorrevano al rituale della koi¯ mhsij (incubatio) per curare i malati. il malato veniva fatto dormire nel tempio per una notte e, sulla base dell’interpretazione del sogno avuto, i sacerdoti di Asclepio diagnosticavano la malattia. Se il sogno e la sua interpretazione furono motivi ricorrenti nella cultura e nella letteratura greca fin dall’età arcaica, occorre aspettare fino al II secolo d.C. per avere un vero e proprio trattato di Onirocritica. Infatti, la letteratura di autori precedenti come Antifonte e Aristandro di Telmesso, è per noi quasi integralmente perduta. La riflessione filosofica sul sogno si incentrò, in particolare, sul problema della natura del sogno e della sua attendibilità per la previsione del futuro. Molto significativo, a questo proposito, è il dibattito tra epicurei e stoici. Per i primi i sogni non erano inviati dagli dei, indifferenti alle faccende umane, ma erano immagini create dal movimento degli atomi all’esterno dell’uomo. Per i secondi, invece, la causa dei sogni risiedeva nella divinità, che provvede a inviarli all’uomo.

Aristotele aveva ben compreso che il sogno è un qualcosa di molto complesso che svolge una parte “attiva” nella vita dell’individuo. Egli sostiene che il sogno, non fa altro che trattenere ed elaborare gli stimoli sensitivi che ci colpiscono durante il giorno. Se una persona durante il giorno, vede, sente o ascolta qualcosa, questo “qualcosa” durante il sogno ci riappare e viene elaborato dai nostri sensi mostrandoci nuove immagini di esso. Aristotele ritiene anche che i sogni ci avvisano di quello che non funziona nel nostro corpo, infatti i medici, sostiene il filosofo greco, danno molta importanza a quegli stimoli sensitivi che ci colpiscono durante il sogno, stimoli che possono essere la spia di qualche malessere. Elemento importante riguarda la previsione del futuro,per Aristotele il sonno non solo non diminuisce l’esercizio delle facoltà razionali, ma anzi permette all’anima di raccogliersi in se stessa ed assumere la propria natura, il che comporta la capacità di prevedere il futuro. Il sonno e con esso il sogno ci fanno avvicinare a questo elevato stato di coscienza, perciò Aristotele confuta in maniera netta le ipotesi degli antichi sul sogno, rispetto al fatto che il sogno sia un messaggio che gli dei fanno pervenire agli uomini per qualche o loro misterioso motivo.

“Noi abbiamo dei sogni; non potrebbe essere la vita tutta un sogno? “ Così scrive il filosofo Arthur Schopenhauer, nella sua opera principale Il mondo come volontà e rappresentazione. Egli accetta il principio dell’antico idealismo di origine platonica, secondo cui il mondo che cade sotto i sensi non è il mondo vero, ma è solo un’immagine ingannevole, apparenza, sogno, illusione. Secondo il filosofo niente ci aiuta a distinguere tra sogno e realtà. Tutto ciò che conosciamo è pura illusione, sogno, rappresentazione soggettiva della realtà. Per Schopenhauer, l’esistenza di ogni essere vivente è dominata dalla cosiddetta Wille zum Leben ( Volontà di vita), desiderio passionale e impulsivo che governa ogni nostra azione e ogni nostro pensiero. La volontà è una forza cieca, universale, istintiva, priva di alcuno scopo razionale, che caratterizza tutti gli esseri dell’universo. Tuttavia proprio l’ uomo, attraverso l’ autocoscienza, alla consapevolezza di sé, rivela una cosa davvero difficile da accettare e da sopportare: l’unica vera realtà della nostra esperienza e del 5 mondo in generale è il dolore. Un dolore tanto più profondo quanto più la volontà di vita è elevata. Ogni essere vivente è afflitto dal bisogno e dal desiderio, da una cieca brama insaziabile che pone in lotta gli stessi individui fra loro. Unica alternativa, dopo brevi e occasionali istanti di appagamento, è la noia. Per Schopenhauer la vita umana è quindi sogno inteso come illusione e come continua oscillazione tra due estremi: da una parte il dolore, dall’altra la noia.

La divisione del sogno in contenuto manifesto e contenuto latente viene teorizzata da Freud nella “Interpretazione dei sogni ” in cui attribuisce al sogno il concetto di “rappresentazione mascherata di un desiderio represso”. Freud dopo aver presentato le sue convinzioni sulla attendibilità scientifica del suo metodo di interpretazione dei sogni, si concentra nell’applicazione della metodologia pratica che può rivelare ciò che il sogno nasconde. Facendo questa operazione deve necessariamente definire gli elementi che sta trattando, e così nasce la divisione da lui teorizzata in contenuto manifesto e contenuto latente del sogno. Il contenuto manifesto del sogno è il racconto del sogno così come viene ricordato dal sognatore, la storia che l’inconscio ha creato con i suoi periodi sintattici, le sue ambientazioni, e i suoi personaggi, colori, atmosfere. Il contenuto latente del sogno è ciò che è nascosto e deve esser rivelato, il materiale inconscio, il desiderio represso, il significato del sogno. Questa divisione è molto importante in quanto si configura come prima struttura della metodologia scientifica freudiana, e come procedimento rigoroso e replicabile nell’assegnare un nome agli elementi di base del sogno, con il fine ultimo di applicare la psicoanalisi a tali elementi e portare alla luce ciò che il sogno nasconde: il significato. Per arrivare a scoprire il contenuto latente del sogno, Freud compie il procedimento inverso a quello della censura che agisce nell’inconscio individuale e che “maschera” la pulsione iniziale. Quindi Freud, dalla narrazione del sogno stesso (il contenuto manifesto) tenta di risalire al desiderio ed alla pulsione che ne è l’origine (il contenuto latente). In seguito a questa prima divisione, Freud analizza il meccanismo che dal contenuto latente porta al contenuto manifesto, e suddivide questo processo di lavoro onirico in tre fasi: la condensazione, lo spostamento e la rimozione (responsabile della deformazione nei sogni). Freud esprime la convinzione che tutti i contenuti latenti siano di origine sessuale frutto di pulsioni infantili represse, e che si “ manifestino ” nel contenuto manifesto come ricordi di copertura, in seguito amplia la sua visione prendendo in considerazione l’idea che i sogni, oltre ad esprimere pulsioni erotiche, portino alla luce anche impulsi aggressivi repressi. Il sogno, grazie alla deformazione onirica che maschera i contenuti rimossi, ha un ulteriore fondamentale fine: proteggere e mantenere il sonno. I sogni impediscono quindi l’irrompere della realtà e degli stimoli (sia fisici che esterni che repressi) che possono essere “disturbanti”. Tali stimoli, idee o desideri (contenuto latente) si convertono in immagini e situazioni (contenuto manifesto) e queste danno origine ai sogni.

One comment

  1. Impressionante, ho conosciuto il prof Tononi qualche anno fa ad una conferenza. Non potevo immaginare potesse arrivare a questi grandi risultati.

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