Tumore al seno e linfoma, nuove terapie sottocute che si somministrano in solo 5 minuti

Una nuova via rivoluzionaria è stata approvata nella rivoluzione per il trattamento del tumore al seno. Il nome dei primi anticorpi monoclonali approvati per il trattamento del tumore al seno sono i Trastuzumab, ed è attualmente lo standard per la cura di questa neoplasia, la più diffusa in assoluto tra la popolazione femminile. Trustuzumab è quello che in eccellenza funziona come terapia bersaglio per tutte le neoplasie del seno oncologiche, viene definita una terapia piuttosto efficiente, in quanto ha segnato una vera e propria rivoluzione nel trattamento del tumore al seno. In passato le terapie usate per il trattamento oncologico di questo tipo, andavano a colpire direttamente i recettori degli estrogeni e del progesterone. Questa nuova terapia rivoluzionaria, Trastuzumab, è stata progettata per colpire la presenza di un bersaglio specifico molecolare: il cosiddetto HER2 cellule maligne del tumore della mammella.

La scoperta di HER2 è da considerarsi sufficiente, in quanto è stata considerata un vero e proprio cambiamento sia nel trattamento, che nella prognosi di questo tipo di patologia.Trastuzumab grazie alla sua alta attività antitumorale a completamente rinnovato l’approccio per questo tipo di tumore, consentendo un controllo radicale sulla malattia. C’è da dire, che inizialmente il farmaco è stato sperimentato su donne con il tumore metastatico, dopo esserne comprovata la sua grande potenza riguardo questo settore terapeutico, il Trastuzumab è stato utilizzato anche nell’ambito della terapia adiuvante, ciò sta a significare che viene usato come terapia preventiva, somministrata alle donne che hanno subito interventi per un tumore alla mammella. Grazie a questo farmaco, si può dire che la vita delle pazienti è notevolmente migliorata.

Nella malattia tumorale metastatica il farmaco viene somministrato per un lungo periodo di tempo, solo così può garantire un controllo sulla malattia stessa. In quei casi in cui le donne operate di tumore mammario, la terapia viene fatta solo ed unicamente in forma preventiva, il farmaco viene dato in un ciclo di 18 somministrazioni con cadenza trimestrale. In tutto il ciclo avrà una durata complessiva di un anno, il medicinale verrà somministrato una volta ogni tre settimane. Questa formulazione del farmaco avviene tramite somministrazione sottocutanea come alternativa a quella dell’indovena, il vantaggio deriva dal fatto che si può avere la possibilità di avere una dose uguale di somministrazione per tutti i pazienti, senza contare la differenza del peso corporeo. La possibilità di somministrare la stessa dose di farmaco per tutte le donne, diminuisce pari a zero i margini di errore, inoltre rende estremamente semplice la maneggevolezza della terapia, c’è da evidenziare che in tutto ciò paziente è sottoposto a dei livelli  di termini di tollerabilità più favorevole.

Per quanto riguarda la somministrazione per via sottocutanea si offre l’opportunità di ricevere la terapia stessa tranquillamente in spazi alternativi, a quelli ospedalieri, dove si attendono ore e ore di fila, più  si deve aggiungere il fattore della durata per indovena del farmaco stesso. In definitiva la somministrazione sottocutanea del Trastuzumab è agile e maneggevole e senza premeditazione, quindi è considerata una vera propria terapia efficiente e rivoluzionaria in grado di ridurre i costi per la somministrazione dei farmaci, quindi di conseguenza il personale interessato, e anche quei costi legati alla finanze dovute al lavoro, questo tipo di formulazione permette al paziente di conciliare il tempo dedicato alla cura con il fine della vita quotidiana e lavorativa.

Tumore al seno, scoperto nuovo vaccino terapeutico sicuro e molto efficace

Si continua a parlare di Tumore al seno, visto che secondo le statistiche raccolte dall’Aic, circa una donna su otto viene colpita purtroppo nel corso della sua esistenza dal cancro al seno, che ad oggi rappresenta circa il 29% di tutti i tumori diagnosticati alle donne. Si tratta di dati piuttosto importanti, se consideriamo, inoltre, che questa patologia è la principale causa di decessi nelle donne con una percentuale del 17% tra le mortalità per motivazioni oncologiche. Ovviamente, gli esperti sono concordi nel sottolineare che concorrono diversi fattori di rischio per il cancro al seno, e tra questi annoveriamo il fumo, l’abuso di alcolici, cattivo stile di vita, pessima alimentazione. Gli esperti, inoltre, da anni ormai parlano di prevenzione ed a tal riguardo invitano le donne a non trascurare assolutamente i sintomi anche quelli più impercettibili, perchè spesso permettono di diagnosticare in tempo il tumore; tra questi citiamo la perdite di liquido o sangue dal capezzolo, rigonfiamento dei linfonodi sotto le ascelle, attorno al collo o anche alla clavicola. Un modo per capire se nel nostro seno presenti noduli, è l’auto-palpazione che permette appunto di tenere sotto controllo la salute delle nostre mammelle.

“Se palpandosi il seno si scopre di avere qualche nodulo bisogna assolutamente tenerlo sottocontrollo, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni benigne come cisti e fibromi, ancor più se compaiono in gioventù. Molto spesso questi ultimi appaiono con contorni lisci e regolari, e hanno la tendenza a muoversi sotto la pressione delle dita rispetto a quelli maligni che invece sono più fissi e irregolari”, ha dichiarato la Dottoressa Stefania Gori, ovvero il direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale del Sacro Suore Don Calabria di Negrar, nonchè attuale presidente dell’Aiom. Negli ultimi giorni, è stata diffusa una notizia che ha sicuramente dato molte speranze a tutte le donne e si tratterebbe di un vaccino terapeutico contro il tumore al seno, risultato sicuro ed efficace in quanto stimola il sistema immunitario a prendere di mira la proteina HER2 sulle cellule del cancro alla mammella, portando in questo moto alla regressione della malattia in stadio iniziale su un gruppo di 13 pazienti su 54 facenti parte del campione di sperimentazione.

Il vaccino in questione pare sia stato sviluppato dai ricercatori del Moffitt Cancer Center e pare che, come abbiamo anticipato, si sia rivelato efficace nello stimolare il sistema immunitario a riconoscere prima il tumore e prenderlo di mira. I ricercatori per preparare il vaccino in questione hanno isolato le cellule immunitarie dendritiche dal sangue di ogni paziente e le hanno esposte a frammenti della proteina HER2. Lo studio è stato eseguito su 54 donne affette dal cancro al seno, su alte donne è stata iniettata una dose di vaccino personalizzato una volta alla settimana per sei settimane in un linfonodo, sul tumore stesso o in entrambi i siti. I risultati sono stati sorprendenti, visto che circa l’80% delle pazienti ha avuto una risposta immunitaria positiva.

Struttura e funzione della mammella
La mammella è costituita da grasso (tessuto adiposo), tessuto connettivo e tessuto ghiandolare. Quest’ultimo è suddiviso in lobi, dai quali si diparte una rete di dotti che si diramano fino al capezzolo. Durante la gravidanza la ghiandola mammaria si prepara a secernere il latte per il futuro neonato. È raro che le mammelle siano perfettamente uguali tra loro. Inoltre, la mammella si modifica nelle diverse fasi del ciclo mestruale e a volte la struttura risulta nodulare proprio prima della mestruazione.
Al di sotto della cute, una propaggine del tessuto mammario si estende fino al cavo ascellare. L’ascella contiene anche un gruppo di linfoghiandole (chiamate anche linfonodi) che fanno parte del sistema linfatico. Ci sono linfonodi anche vicino allo sterno e dietro le clavicole.
(Lymph nodes in the armpit: linfonodi nel cavo ascellare; Internal mammary lymph nodes: linfonodi mammari interni; Muscle: muscolo; Rib: costola; Lobe: lobo; Fatty tissue: tessuto adiposo; Nipple: capezzolo; Milk duct: condotto del latte) La maggior parte dei noduli mammari sono benigni e non maligni. Le cause più comuni dei noduli mammari benigni sono cisti (sacche di liquido che si formano nel tessuto mammario solitamente a causa dell’ostruzione di un dotto galattoforo) o fibroadenomi (tumori solidi fatti di tessuto ghiandolare e fibroso). I noduli mammari benigni richiedono semplici trattamenti medici o chirurgici.
Se eseguendo l’autoesame del seno notate la presenza di un nodulo o se vi sembra che la mammella sia ‘diversa’, non perdete tempo e fatevi visitare dal vostro ginecologo o, se possibile, dal senologo.
Qualsiasi modifica della mammella dovrebbe essere sempre esaminata, perché, benché la maggior parte dei noduli mammari siano benigni, devono comunque essere controllati per escludere la possibilità che siano di natura maligna o precancerosa. Inoltre, nel caso in cui lo fossero, più precoce è il trattamento, migliori sono le probabilità di guarigione.

Il tumore della mammella negli uomini
Queste informazioni riguardano il cancro della mammella negli uomini e andrebbero lette insieme alle informazioni nel paragrafo “i tumori della mammella”.
Le cellule tumorali si possono sviluppare in una piccola quantità di tessuto mammario che negli uomini si trova dietro ai capezzoli. Il cancro della mammella è molto più comune nelle donne che negli uomini e ogni 100 casi di tumore 1 si verifica nell’uomo.
Cause del cancro della mammella negli uomini
La causa del cancro della mammella negli uomini non è ancora del tutto chiara, ma alcuni uomini sembrano essere più a rischio nel sviluppare la malattia.
Questo cancro così raro molto spesso si verifica in uomini di età superiore ai 60 anni. I più predisposti sono uomini che hanno:
– diagnosi di cancro del seno in più parenti stretti (uomini o donne) della stessa famiglia;
– diagnosi di cancro in entrambe le mammelle in un parente stretto;
– diagnosi di cancro del seno in un parente stretto al di sotto dei 40 anni;
– diagnosi di altre forme di tumore, soprattutto dell’ovaio e del colon, nonché della
mammella, in componenti della stessa famiglia;
Esistono luoghi di cura specialistici rivolti alle persone che possono avere un crescente rischio di sviluppare questo tumore a causa di una storia di tumore in famiglia. Queste sono conosciute come cliniche per il tumore genetico famigliare. Il tuo medico può indirizzarti ad una di queste se pensa che tu possa essere a rischio elevato di sviluppare un tumore della mammella.
Gli uomini che posseggono alti livelli di estrogeno o gli uomini che sono stati esposti per più volte a radiazioni (specialmente in tenera età), in circostanze rare possono essere soggetti a rischio nello sviluppo del tumore della mammella. Maggiormente a rischio sono comunque gli uomini che hanno una rara anomalia cromosomica chiamata Sindrome di Klinefelter che si manifesta con la presenza di un cromosoma femminile in più.

Nella donna ma anche nell’uomo esistono differenti tipi di tumori della mammella. Il più comune negli uomini è chiamato carcinoma invasivo duttale. Altri tipi, più rari, sono il carcinoma infiammatorio, la malattia di Paget della mammella e una condizione precancerosa conosciuta come carcinoma duttale in situ (DICIS).
I sintomi
II sintomo più comune è costituito da una massa informe nella zona della mammella. Altri segnali possono essere dati dal verificarsi di variazioni nelle dimensioni e nella forma del seno, dalla presenza di una piaga sulla pelle, da una secrezione del liquido del capezzolo oppure da una retrazione dello stesso. Un altro possibile sintomo è un’irritazione del capezzolo o dell’area circostante.
Come diagnosticarlo
Il medico appurerà la natura di un nodulo tramite un’attenta palpazione della zona interessata. Successivi esami aiuteranno a confermare la diagnosi e a capire dove il tumore si è diffuso.
Mammografia: si tratta di un’indagine radiologica della mammella, che risulta particolarmente utile per individuare modificazioni iniziali della ghiandola mammaria quando può essere difficile palpare un nodulo. Per diagnosticare il tumore della mammella negli uomini solitamente è più utile l’uso di onde sonore.
Ecografia: le onde sonore sono usate per vedere se la massa presente nella mammella è solida o contiene del liquido. Le mammelle vengono spalmate con un sottile strato di apposito gel; su tutta la regione mammaria si fa, quindi, scorrere un piccolo strumento (sonda ecografica), simile ad un microfono, che emette ultrasuoni. Le riflessioni di questo fascio di ultrasuoni vengono convertite in immagini tramite un computer.
Agoaspirato: un ago sottile e una siringa vengono usati per prelevare un campione di cellule dal nodulo mammario; il campione viene quindi inviato in laboratorio per l’esame citologico, ossia per vedere se contiene cellule maligne. A volte, soprattutto se il nodulo è di piccole dimensioni, l’agoaspirato si esegue nel reparto di radiologia. In questo caso, l’operatore esegue la procedura sotto controllo radiografico o ecografico per verificare che la biopsia sia eseguita proprio nella lesione. Egli discuterà con voi la modalità più idonea per il vostro caso.
Macro-agobiopsia: questa tecnica si esegue con un ago di calibro più grande di quello usato per l’agoaspirato. Si effettua a volte in anestesia locale e consente di eseguire una biopsia, ossia di prelevare un piccolo campione di tessuto dal nodulo, che viene quindi inviato in laboratorio per individuare eventuali segni di carcinoma.
Analisi del sangue. Le analisi del sangue servono per controllare le vostre condizioni generali prima di ogni intervento.

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