Tumore prostata, scoperta definitiva: Psa sconfige mortalità e TUMORE PROSTATA

Il tumore alla prostata è uno di tumore che colpisce di più l’uomo. Ci sono degli alimenti che ne prevengono le bloccano la crescita. Tra questi, troviamo: la curacumina, il risvelatrolo e l’acido ursolico. Queste sostanze si trovano in alcuni frutti e operando in sinergia hanno un’azione antinfiammatoria che è già stata attestata sui topi. I sintomi che possono essere connessi a cancro alla prostata sono: aumento della frequenza e difficoltà ad urinare, difficoltà a concludere rapporto sessuale, dolori alla zona lombare, sangue nell’urina, dolori alle ossa, con gonfiore debolezza alle gambe e totale assenza di appetito.

Le possibile causa del cancro alla prostata sono: generica, fattori ormonali, fattori ambientali, attività sessuale regolata, eccessiva o repressa. Il fattore mentali non sono da trascurare, anzi possono essere vari: abuso di grassi animali, respirare costantemente il mobile, inquinamento atmosferico chimico, microrganismi patogeni infettivi. Si sviluppa soprattutto nella terza età in ogni caso non ci sono metodi di prevenzione comprovati.

Ecografia transrettale, biopsia della prostata. I trattamenti tradizionali il cancro alla prostata sono: chirurgia, terapia ormonale, radioterapia, osservazione permanente. Per non ritrovarsi con una patologia avanzata, si può: prestare attenzione banane sintomi, assumersi responsabilità della nostra salute, correggere l’alimentazione.

Gli ultimi dati parlano chiaro: lo screening per il cancro della prostata basato sul valore Psa può veramente ridurre la mortalità in modo significativo, tra il 25 e il 32 per cento. La scoperta è di una equipe di ricercatori guidati da Alex Tsodikov,biostatistico dell’Università del Michigan (Usa) che è stata pubblicata su Annals of Internal Medicine.

Il test per il Psa dagli anni Ottanta in poi, ricorda Repubblica, è sempre stato al centro del dibattito per la sua effettiva utilità. I dubbi erano dovuti a controverse ricerche. Ma ora Tsodikov e i suoi colleghi hanno ripreso quei due studi attraverso un modello matematico che tenesse conto delle differenze con cui erano stati svolti. E il risultato è stato che è meglio fare lo screening con Psa. Negli ultimi 5 anni, infatti, la mortalità per questo tumore negli Stati Uniti stava ricominciando a crescere.

“In medicina – spiega Riccardo Valdagni, direttore del Programma Prostata dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano non si può essere a favore o contro tout court. Certo non è l’esame di screening ideale, ma se è usato con criterio e se si condividono con il paziente vantaggi e svantaggi, allora possiamo dire che funziona e salva le vite”. In Italia, dei pazienti sottoposti allo studio “la metà continua a seguire il programma e non si è verificato nessun caso di metastasi o di decesso. Tutte queste persone hanno potuto evitare il rischio di disfunzione erettile e incontinenza urinaria, effetti indesiderati della chirurgia e della radioterapia, cure che evidentemente non erano appropriate. Nello studio Prias i decessi per tumore della prostata sono stati lo 0,4%: un numero piccolissimo, che ci dice che la sorveglianza attiva è sicura”.

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