Tumore prostata: uomini alti e obesi più a rischio

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Gli uomini alti e obesi sono più a rischio di tumore alla prostata. A riportarlo è stata prima la rivista scientifica Bmc Medicine e poi il quotidiano Il Corriere, i quali hanno spiegato come si sia giunti alla conclusione analizzando 142.000 uomini appartenenti a 8 Paesi diversi

Il tumore alla prostata è una malattia molto frequente nel maschio, i soggetti di etnia nera sono a rischi maggiori di sviluppare la malattia. Sappiamo che ci sono alcuni tipi di diete, ricchi di grassi e proteine espongono ad un rischio maggiore di sviluppare dei tumori, e quindi anche di sviluppare un tumore alla prostata.

La maggior parte di tumore alla prostata sono caratterizzati da una crescita molto lenta, restano confinati all’interno della ghiandola e a volte possono addirittura provocare disturbi manifestazioni cliniche per tutta la vita. Altre forme sono invece più aggressive, hanno quindi una progressione molto rapida e tendono ad invadere rapidamente i tessuti circostanti alla prostata. Le cellule malate possono anche diffondersi ad altre parti dell’organismo attraverso il sangue, ed il sistema linfatico dando origine alle cosiddette metastasi. Quest’ultimo comportamento tipico dei tumori maligni, detti anche tumori cancerosi o cancri. Nella maggior parte dei casi tumori maligni della prostata sono dall’adenocarcinoma prostatico.Sappiamo che ci sono alcune popolazioni che sono protette, come quelle orientali, probabilmente il motivo sta proprio nella loro dieta, ricca di pomodori e di antiossidanti con il tè verde e i derivati della soia.

Tumore della prostata colpisce maggiormente gli uomini sopra cinquant’anni di età, non a caso a partire dai 45 anni si rappresenta il tumore più comune nel sesso maschile. L’incidenza della malattia, tende ad aumentare con l’aumento dell’età. Per quanto riguarda la predisposizione familiare, è stato riscontrato che gli uomini con un parente stretto affetto da carcinoma della prostata hanno un rischio aumentato di sviluppare la malattia. Un altro fattore di rischio l’appartenenza all’etnia afroamericana, in questa popolazione infatti l’incidenza del tumore alla prostata è superiore rispetto ai soggetti caucasici, qui nella razza bianca.

Inoltre sembra che alcune condizioni aumentino il rischio di ammalarsi di tumore alla prostata, queste condizioni comprendono l’infiammazione ricorrente della ghiandola detta prostatite cronica. Anche elevati livelli di ormoni sessuali maschili, in particolare di un ormone chiamato dietro testosterone, è anche l’esposizione di inquinanti ambientali, il fumo, l’obesità, ed un’alimentazione non equilibrata in particolare ricca di grassi saturi e zuccheri nello stesso tempo povera di fibre frutta e verdura possono rappresentare dei fattori di rischio per il tumore alla prostata. Per quanto riguarda la sintomatologia tumore della prostata si presenta in modo molto variabile da soggetto all’altro. Spesso il tumore non provoca sintomi molti anni, viene scoperto in modo casuale durante una visita urologica. Purtroppo ciò non aiuta di certo a combattere la malattia, poiché, quando i sintomi si presentano e spingono il paziente sottoposto ad un controllo, il tumore si trova spesso in stato avanzato.

Per tale motivo è assunta ormai una certa importanza lo screening per il tumore prostatico. Dopo i 40 o cinquant’anni aumentano i fattori di rischio individuali, lo screening si basa sul dosaggio dell’antigene prostatico specifico nel sangue diritto anche PSA, quest’esame poi viene associato all’esplorazione rettale della prostata. A fianco dei casi asintomatici, quindi privi di sintomi, ci sono anche dei casi dove il tumore della prostata dà origine a sintomi simili ad altri problemi prostratici, come l’ipertrofia prostatica benigna o una prostatite. È per questo motivo che in presenza anche solo per alcuni di questi sintomi sempre consigliabile sottoporsi ai dovuti accertamenti medici.

In genere tanto più precocemente si interviene, e tanto maggiori risultano le possibilità di guarigione. Tornando ai sintomi, a causa del particolare collocazione anatomica della prostata che svolge un tratto dell’uretra le malattie della ghiandola influenzano in molti casi anche la funzione urinaria, anche il tumore della prostata può quindi, determinare insorgenza di sintomi a livello urinario che sono dovuti soprattutto all’aumento delle dimensioni della massa neoplastica i possibili sintomi di un tumore della prostata a livello urinario sono quindi, un aumento della frequenza di bruciori, dolori e difficoltà ad urinare.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica BMC Medicine, ha dimostrato che la probabilità che si sviluppi una forma maligna e aggressiva di tumore alla prostrata è direttamente proporzionale all’aumento in centimetri dell’altezza e dei fianchi.

Il tumore alla prostata è una delle forme di tumore più diffusa tra gli uomini, ma ci sono alcuni uomini più a rischio di altri di tumore alla prostata aggressivo, sono gli uomini alti e obesi.

I ricercatori britannici hanno utilizzato i dati prodotti in un studio europeo riguardante 142 mila uomini di otto Paesi. Quindi, chi deve preoccuparsi in maniera più concreta? Inoltre, mentre l’altezza non era associata al rischio complessivo di ammalarsi di questa neoplasia, tuttavia aumentava le forme aggressive: ogni ulteriori 10 cm di altezza aumentavano del 21% il rischio di una forma più alto grado e del 17% il rischio di morte.

Aurora Perez-Cornago, esperta dell’Università di Oxford e coordinatrice del lavoro, ricorda che in passato la scienza ha già provato che “il sovrappeso è un fattore di rischio per molte patologie croniche quali ipertensione, diabete, malattie cardio e cerebro-vascolari (infarto, scompenso cardiaco e ictus), oltre che di tumori come quelli alla mammella, ovaio, endometrio e colon retto”. I risultati di questo team inglese non rappresentano che l’ennesima conferma.

Non c’è beneficio estivo che tenga:  quando la prostata non va bene, anche il sesso ne risente. E  nonostante le ore di luce prolungate, l’aumento del testosterone e la  conseguente crescita del desiderio, 7 milioni di italiani over 50 (ma  parecchi anche intorno ai 40) affetti da iperplasia prostatica benigna potrebbero incappare in non poche difficoltà nella loro intimità.

Gli studiosi, coordinati dal professor Edward Giovannucci, docente di Medicina presso il Dipartimento di Nutrizione ed Epidemiologia dell’ateneo americano, sono arrivati alla conclusione dopo anni di studi e di esperimenti. Dal 1992 al 2010, ai partecipanti è stato chiesto quante volte eiaculassero mensilmente in tre fasi distinte della loro vita, dall’analisi statistica il team di Giovannucci ha determinato i notevoli benefici della masturbazione nel prevenire lo sviluppo del cancro alla prostata. Si è tenuto conto di diversi rischi di fattore, ovviamente, ma i risultati hanno comunque mostrato i benefici  dell’attività sessuale.

 GRANDE ECO NEGLI STATI UNITI PER QUESTA RICERCA

Potranno essere felici gli uomini, a seguito della scoperta ottenuta dopo aver portato a termine uno studio durato diciotto anni e condotto su 31925 uomini. Il lavoro rappresenta la trascrizione di una ricerca presentata durante l’ultimo congresso annuale della Società americana di urologia, che già al suo «debutto» acquisì una grande eco. S’è trattato di un lavoro prospettico, iniziato nel 1992 e concluso nel 2010 arruolando uomini che (in media) avevano 59 anni. Durante il lungo follow-up, 3839 persone si sono ammalate di un tumore alla prostata, rivelatosi poi letale in 384 casi. All’inizio dello studio, però, tutti i soggetti coinvolti erano stati invitati a compilare un questionario in cui indicare la frequenza media mensile delle eiaculazioni registrate in tre periodi della propria vita: tra i 20 e i 29 anni, tra i 40 e i 49 anni e nei dodici mesi precedenti l’avvio della ricerca.

Se sei come il 90% degli italiani probabilmente mangia abitualmente qualcuno di questi cinque cibi, ma forse non sa che dati statistici ci dicono che il cancro è responsabile della morte di un italiano su tre, come dice l’America society quasi quattro casi di cancro su 10 sono dovuti a un’alimentazione scorretta, allora andiamo a vedere quali sono i cibi da evitare per rimanere in salute ed avere più energia e vitalità:

Il primo alimento che consigliamo da evitare è rappresentato dagli alimenti carbonizzati perché durante la carbonizzazione dell’alimento si creano delle sostanze cancerogene, questo può succedere quando si va a grigliata, quando si fa qualcosa arrosto, oppure al forno anche in pentola ossia quando si raggiungono determinate temperature. Si è visto quando saliva temperature soprattutto da 700 900° si creano delle sostanze particolari sono cancerogene.

Per decenni le patologie tumorali sono state considerate un vero e proprio tabù, un messaggio di sofferenza e dolore, quasi privo di speranza. E il non parlarne, il far finta di niente era il modo più semplice, anche se il più rischioso, per allontanare la paura del tumore. Ma non il cancro stesso.
Oggi, l’atteggiamento psico-sociale, per fortuna, è cambiato e fondamentali passi in avanti sono stati compiuti grazie alla ricerca, alla prevenzione, alla diagnosi e alla terapia.
Si è in particolare sviluppata la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce, che si stanno sempre più diffondendo e consolidando. Attraverso la prevenzione è, infatti, possibile oggi vincere il tumore. Bastano salutari comportamenti, semplici accortezze e periodici controlli clinico-strumentali.
La prevenzione e la diagnosi precoce oggi guariscono il 54% dei casi di cancro e siamo altresì consapevoli che intensificando le campagne di sensibilizzazione potremmo arrivare ad una guaribilità, già oggi, superiore all’80%.
Tuttavia, nonostante i miglioramenti scientifici avvenuti nel tempo, il livello di guardia deve restare ancora alto sul fronte della sensibilizzazione, soprattutto nei confronti dei giovani.
Questa certezza fa sì che la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sia sempre più attivamente impegnata sul fronte della “prevenzione”. Intesa sia come prevenzione primaria (adozione di stili e comportamenti di vita salutari: niente fumo – responsabile del 30% dei tumori -, corretta alimentazione, attività fisica e lotta alla cancerogenesi ambientale e professionale), sia come prevenzione secondaria (diagnosi precoce per i tumori della mammella, del collo dell’utero, del colon-retto, della prostata, del cavo orale e della cute).
Prevenire significa vivere. Più a lungo e bene.
L’informazione corretta e l’educazione alla salute sono elementi basilari per una efficace prevenzione.

La prostata è una ghiandola a forma di castagna situata sotto la vescica dell’uomo, davanti al retto, e circonda la porzione iniziale dell’uretra (condotto che collega la vescica con l’esterno).

 Prostata e i suoi rapporti.
La prostata partecipa al meccanismo dell’eiaculazione, secernendo la parte maggiore del liquido seminale, mezzo di trasporto degli spermatozoi. Le ghiandole prostatiche producono tra l’altro una sostanza specifica, chiamata Antigene Prostatico Specifico (PSA), che viene escreto anche nel sangue dove può essere dosato.

Quali sono le dimensioni della prostata e cos’è l’iperplasia prostatica beniqna?
Le dimensioni della prostata tendono ad aumentare con il passare degli anni, variando da quelle di una castagna in età giovanile a quelle di una albicocca intorno a 40-50 anni.
Questo aumento di volume, che è mediato dall’ormone maschile Testosterone, si chiama Iperplasia Benigna della Prostata (IPB); non è un tumore, non rappresenta un maggior rischio di ammalarsi di cancro della prostata e non si trasforma in cancro.
L’IPB, tuttavia, può produrre dei sintomi che sono comuni a quelli del carcinoma prostatico in fase iniziale e che sono legati all’ostacolo meccanico esercitato dalla prostata stessa al deflusso dell’urina dalla vescica (minzione):
• difficoltà ad iniziare ad urinare;
• necessità urgente ad urinare con difficoltà a trattenere le urine;
• necessità di urinare frequentemente, soprattutto di notte, con conseguente disturbo del sonno;
• ridotta potenza del getto di urina e necessità di esercitare una forte pressione per urinare.
Aumentando ulteriormente le dimensioni della prostata questi sintomi possono aggravarsi, giungendo a:
• improvvisa impossibilità a urinare (ritenzione acuta di urina) con necessità di ricorrere all’inserimento di un catetere vescicale;
• ristagno di urina con possibile sviluppo di infezioni ricorrenti delle vie urinarie.

Come si cura l’ipertrofia prostatica beniqna?
Per L’IPB esistono fondamentalmente tre approcci terapeutici:
• Nelle forme iniziali si consiglia di:
a) modificare il proprio stile di vita, ad esempio limitando forti ingestioni di liquidi la sera;
b) svuotare il più completamente possibile la vescica ad ogni minzione;
c) non trattenere a lungo l’urina.
Alcuni farmaci quali antistaminici, antidepressivi, tranquillanti e certi anti-ipertensivi, possono peggiorare i sintomi dell’IPB.
• Nelle forme più avanzate si può ricorrere a farmaci specifici o alla chirurgia. Il medico di Medicina Generale e lo specialista Urologo potranno consigliare
la migliore strategia terapeutica.

Cos’è il carcinoma della prostata?
il carcinoma prostatico più frequente è t’adenocarcinoma; esso consiste netta crescita incontrollata di alcune cellule ghiandolari che acquisiscono la capacità di infiltrare e di invadere le strutture e gli organi contigui e, attraverso il sistema linfatico e sanguigno, raggiungere organi distanti (metastasi).
Il carcinoma della prostata è, per frequenza, il secondo tumore maligno nel sesso maschile dopo quello polmonare.
L’incidenza nei Paesi occidentali è di oltre 55 nuovi casi per 100 mila abitanti.
Raramente è riscontrato prima dei 40 anni. La sua incidenza aumenta con il progredire dell’età, colpendo prevalentemente i maschi dopo il 50° anno con un massimo attorno ai 70 anni.
In Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 20.000 nuovi casi di carcinoma prostatico e si registrano meno di 7.000 decessi a causa di questa neoplasia.
La prognosi di questo tumore dipende da alcuni fattori e, in particolare, dall’estensione della neoplasia al momento della diagnosi e dall’età del paziente.

Quali sono i fattori di rischio per il carcinoma prostatico?
Poiché il carcinoma prostatico è molto raro prima dei 40-50 anni ma la sua incidenza aumenta rapidamente in età più avanzata, l’età è da considerarsi il principale fattore di rischio.
Altri fattori di rischio riconosciuti sono:
• Familiarità: il rischio di sviluppare un carcinoma della prostata è 2-3 volte maggiore per chi ha un familiare di primo grado affetto dalla stessa malattia. Tale rischio aumenta fino a 10 volte con l’aumentare del numero dei familiari colpiti.
• Razza: questo tumore è essenzialmente una malattia dei Paesi occidentali; l’incidenza e la mortalità più elevata si osserva nei maschi afro-americani degli Stati Uniti, la più bassa in Giappone, Cina ed altri Paesi asiatici.
Altri fattori di rischio, per i quali le evidenze sono meno consolidate, comprendono:
• Fattori dietetici: una dieta ricca di grassi e l’obesità (Indice di Massa Corporea – IMC – superiore a 29) sembrano comportare un incremento dell’incidenza. L’azione sfavorevole dei grassi è da collegarsi ad un aumento della produzione del testosterone e ad una diminuzione dell’assorbimento della vitamina A.
Anche deficit nella dieta di vitamina D e selenio sono stati associati ad una maggiore incidenza di carcinoma della prostata.
La tabella seguente riassume i fattori di rischio per il carcinoma della prostata:

Si può prevenire l insorgenza del carcinoma prostatico
Come raccomandato per numerose altre patologie, anche net caso dette affezioni detta prostata, una costante attività fisica, la riduzione del peso corporeo e un’alimentazione equilibrata, povera di grassi e ricca di frutta e verdura (soprattutto ortaggi gialli, pomodori e peperoni dotati di proprietà antiossidanti, sostanze ricche di vitamina A, D, E e il selenio) sembrano essere utili net ridurre il rischio di malattia.
Cosi’èlafarmacopreve;nzione?
La farmacoprevenzione consiste nett’utitizzo di sostanze sintetiche o naturali che, da studi di laboratorio ed epidemiologici, hanno dimostrato la proprietà di ridurre il rischio di sviluppare un tumore.
Net caso del carcinoma prostatico, alcuni agenti appaiono promettenti anche se sono necessarie ulteriori ricerche per poterne confermare l’attività e, a tutt’oggi, non vi sono raccomandazioni suffragate da sufficiente evidenza scientifica.

Come si manifesta il carcinoma prostatico?
Questo tumore è generalmente caratterizzato da una crescita motto tenta; netta fase iniziate è frequentemente asintomatico e può quindi restare non diagnosticato per anni.
Progredendo la malattia generalmente compaiono i segni dovuti all’ingrossamento detta prostata che, peraltro, non sono differenziabili da quelli sostenuti dall’ipertrofia prostatica benigna: pottachiuria (emissione frequente di piccole quantità di urina); nicturia (necessità, anche motto frequente, di eliminazione dett’urina durante la notte); disuria (emissione di urine accompagnata da dolore); diminuzione detta potenza del getto urinario. Altri sintomi raramente possono essere legati atta progressione locate del tumore: ematospermia (sangue netto sperma), dolore perineale e alterazioni detta funzione erettile.
In meno del 10% di pazienti it carcinoma detta prostata si manifesta con sintomi legati atta sua disseminazione metastatica quali dolori ossei anche gravi.

Come si diagnostica il carcinomapro statico?
Le possibilità di guarigione sono legate alla fattibilità di un trattamento locale radicale e, conseguentemente, alle dimensioni ridotte della malattia: importante è quindi la diagnosi precoce.
La diagnosi precoce prevede il dosaggio del PSA e una visita specialistica urologica annualmente a partire dai 50 anni di età. I soggetti con storia familiare di carcinoma prostatico dovrebbero iniziare i controlli dai 40 anni di età.
Una diagnosi accurata si basa essenzialmente sulle seguenti indagini:
■ Esplorazione digito-rettale (DRE): rappresenta il primo esame a cui deve sottoporsi il paziente con disturbi riferibili alla prostata. Poiché il carcinoma della prostata origina nella maggior parte dei casi (70%) nella porzione periferica dell’organo, tale esame è di aiuto ma non consente l’individuazione di tumori molto piccoli e allo stadio iniziale. La DRE è di semplice esecuzione, dura solo una decina di secondi, è indolore.
■ Dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico): questa sostanza, prodotta dalla ghiandola prostatica, può essere dosata con un semplice prelievo di sangue. La sua quantità nel sangue tende ad aumentare con l’età, per cui è normale che nell’anziano sia superiore rispetto a quella del giovane. La quantità di PSA nel sangue può aumentare sensibilmente qualora le strutture ghiandolari della prostata vengano danneggiate (infezioni delle vie urinarie, iperplasia prostatica benigna o in seguito a manovre strumentali). Valori di PSA più elevati della norma non sono quindi sinonimo di tumore maligno della prostata. Attualmente, il dosaggio del PSA nel sangue può consentire una diagnosi precoce approssimativamente nel 70-80% dei tumori prostatici quando la malattia è ancora confinata alla ghiandola. Correntemente, il valore di 4,0 nanogrammi per millilitro di PSA nel siero è ritenuto il valore massimo normale; però, quando esistono fattori di rischio quali la familiarità, anche per valori di PSA più bassi di 4,0 nanogrammi per millilitro, si impone maggiore attenzione. Il risultato del PSA potrebbe essere alterato anche da condizioni che determinano un massaggio della prostata, come andare in bicicletta, sottoporsi ad una visita o a una ecografia, avere rapporti sessuali. In questi casi, quindi, è meglio rimandare di tre giorni il prelievo per il PSA.

Ecografia transrettale (TRUS): questa indagine consente di ottenere informazioni essenziali quali la morfologia, le dimensioni e la struttura della ghiandola. Parametro importante per ipotizzare la presenza di carcinoma è la dimensione della lesione. L’ecografia permette inoltre di valutare l’eventuale diffusione del tumore al di fuori della ghiandola alle vescicole seminali, caratteristiche queste importanti dal punto di vista prognostico, e per la pianificazione delle cure.
Agobiopsia prostatica: l’ecografia consente inoltre di guidare con precisione all’interno della prostata un sottilissimo ago per eseguire biopsie multiple di ogni nodulo palpabile o visibile ecograficamente e/o di ottenere una mappatura completa della ghiandola prostatica mediante prelievi in più punti.
I frustoli di tessuto così ottenuti, esaminati istologicamente, definiranno la natura della lesione.

Come si cura il carcinoma prostatico?
Definito lo stadio detta malattia si pone La scelta del trattamento, sulla
base di:
a) l’età del paziente;
b) l’estensione della malattia;
c) le eventuali malattie concomitanti.
Le opzioni terapeutiche sono di tipo:
• chirurgico
• radiante
• farmacologico
• combinazione delle precedenti terapie
■ Chirurgico: la prostatectomia radicale rappresenta la terapia d’elezione del carcinoma prostatico in fase locale (la malattia deve essere confinata alla prostata) e consiste nell’asportazione completa della ghiandola. Dopo la chirurgia, il PSA sierico non dovrebbe essere più dosabile e la persistenza di livelli dosabili di PSA è indice dell’esistenza di un residuo di malattia. La ricomparsa di quantità dosabili di PSA nel sangue è un segnale di ripresa della malattia. La prostatectomia radicale per i tumori confinati alla ghiandola consente la guarigione in un’elevata percentuale dei pazienti. Tra le possibili complicanze della prostatectomia radicale vi sono l’incontinenza (incapacità a trattenere le urine) e l’impotenza. L’incidenza di tali complicanze varia nelle diverse casistiche fino al 10% circa ed è minore utilizzando tecniche chirurgiche avanzate, che prevedono la preservazione dei plessi nervosi adiacenti la prostata (tecnica “nerve sparing”).
■ Radiante: la radioterapia rappresenta una valida alternativa alla rimozione chirurgica dell’intera ghiandola nei casi in cui la chirurgia non sia fattibile (ad esempio per l’età avanzata o altre malattie concomitanti, per desiderio del malato o per grado di diffusione della malattia non curabile chirurgicamente).

La radioterapia è attualmente utilizzata con due modalità: radioterapia esterna e radioterapia interstiziale. L’utilizzo della radioterapia esterna, definita “conformazionale”, permette di colpire con maggior efficacia terapeutica il tumore risparmiando i tessuti normali. La metodica, definita “radioterapia interstiziale” o “brachiterapia”, consiste nell’inserimento all’interno della prostata di “semi radioattivi” (palladio o iodio 131). Lo scopo è di ridurre alcuni effetti collaterali indesiderati che possono seguire la radioterapia esterna.
■ Farmacologico: il trattamento con farmaci che sopprimono la produzione degli ormoni maschili o che ne impediscono l’azione sulla prostata, viene utilizzato prevalentemente per i pazienti non candidabili alla chirurgia. L’utilizzo di antiandrogeni e LHRH-Analoghi garantiscono un adeguato blocco della produzione del testosterone. Questa classe di farmaci si accompagna ad effetti collaterali quali calo della libido, impotenza e vampate di calore. Anche se i tumori della prostata rispondono inizialmente all’ormonoterapia, una significativa percentuale di essi sviluppa, in tempi variabili, una progressiva resistenza al trattamento ed è necessario un trattamento chemioterapico.
■ Combinazione delle precedenti terapie: a volte le opzioni terapeutiche sono usate in concomitanza o in aggiunta ad altre cure.
Infine, proprio perché spesse volte il carcinoma prostatico evolve con estrema indolenza e colpisce individui in età molto avanzata, in genere portatori di importanti altre patologie, in casi selezionati esiste la possibilità di attuare una strategia di osservazione e attesa.

IL TUMORE DELLA PROSTATA.
Epidemiologia
Il carcinoma della prostata è uno dei tumori più frequenti del maschio. Negli U.S.A rappresenta quasi il 30% di tutti i tumori di nuova diagnosi nel sesso maschile (SEER). Il numero assoluto dei nuovi casi di carcinoma prostatico tende ad aumentare in relazione da un lato all’aumento della popolazione ed all’invecchiamento della stessa, e dall’altro ad un aumento dell’incidenza indipendente dall’età
Il carcinoma prostatico è piuttosto comune nel Nord America, particolarmente nell’ambito della popolazione di colore (22 morti per 100.000 uomini neri contro 14 morti per 100.000 bianchi) e nei paesi del Nord Europa: in quelli Scandinavi raggiunge la frequenza di 40-50/100.000 abitanti, ed è raro in Giappone o negli altri Paesi Orientali (0,80-2,8/100000 abitanti). I tumori della prostata sono in costante aumento e tale aumento sembra essere reale oltre che dovuto all’affinamento della sensibilità diagnostica di cui disponiamo rispetto al passato anche recente. Nei paesi industrializzati questo tipo di neoplasie è, negli uomini sopra i 50 anni, la terza causa di morte per cancro dopo i tumori del polmone e del colon-retto. Nella sola comunità europea i morti ogni anno, sono 35.000; in Italia si stima in una decina di decessi ogni 100.000 abitanti rappresentando la prima causa di morte per tumori dell’apparato urogenitale. Tale neoplasia è tipica dell’età avanzata, ma calcoli statistici proiettivi stimano che un uomo su quattro dopo i 50 anni sia già portatore di tale patologia. E’, infatti, eccezionale la comparsa del carcinoma prostatico prima della cinquantina, mentre i casi diventano soprattutto frequenti al di là dei 65 anni.
In questo contesto epidemiologico, l’Italia è posizionata a metà strada tra i paesi a più alta incidenza e quelli a più bassa con valori attorno a 28/100.000 abitanti. Stime relative al 1990 indicavano il tumore prostatico come la quarta causa assoluta di morte per tumore maschile con il 7,2% circa su 85.000 casi ed il quinto posto come frequenza tra i tumori del maschio dopo polmone, colon-retto, vescica e stomaco.
Eziologia
I fattori che determinano o che contribuiscono a determinare l’insorgenza di questo tipo di carcinoma non sono ancora del tutto chiare. Sicuramente è coinvolto nel suo sviluppo il fattore ormonale, come dimostrato da Huggins, premio Nobel per aver scoperto che gli ormoni maschili (androgeni) possono accelerare la crescita del tumore prostatico, mentre la loro eliminazione porta a un rallentamento nella progressione dello stesso. E’ stato inoltre osservato come gli eunuchi non sviluppino il carcinoma prostatico mentre, un eccesso di androgeni alla pubertà rappresenti un fattore favorente. Diversi studi, poi, sottolineano la componente familiare di questo tumore, tant’è che la neoplasia è stata riscontrata più frequentemente nei familiari di pazienti affetti da tumore prostatico. Uomini con parenti di primo grado affetti da tumore prostatico hanno un rischio doppio di sviluppare la malattia. Sull’alimentazione troppo ricca di grassi ci sono solo sospetti, si è visto come con diete ricche di vegetali l’incidenza della malattia sia ridotta, mentre aumenterebbe con una dieta ricca di grassi e proteine animali. Anche i fattori sessuali sono stati oggetti di studio per un loro eventuale ruolo nello sviluppo della malattia. Si è potuto constatare che il tumore è spesso associato a trasmissioni di malattie virali (virus della famiglia dei papovavirus, citomegalovirus, virus herpetico), come anche ad un comportamento sessuale non regolare, o troppo scarso o troppo abbondante.
Una correlazione fra tumore prostatico e fumo non è stata provata mentre, si è visto come l’esposizione a sostanze chimiche tipo ossido di cadmio, tipico dei lavoratori della gomma, possa favorire lo sviluppo di tale neoplasia. Il carcinoma prostatico viene considerato come un tumore essenzialmente imprevedibile, in quanto possiamo avere sviluppo di metastasi indipendentemente dall’accrescimento del tumore, come pure una progressione del tumore e delle metastasi che vanno di pari passo.
Caratteristiche istologiche e storia naturale del tumore prostatico
La prostata è una ghiandola che avvolge a manicotto l’uretra posteriore. Nell’adulto pesa circa 20-25 g. Microscopicamente è costituita da alveoli ghiandolari immersi in un tessuto fibromuscolare. La funzione prostatica è essenzialmente rappresentata dalla produzione di liquido seminale (ricordiamo come alla formazione del liquido seminale concorrono in parte anche le vescichette seminali) che è essenzialmente il veicolo che consente agli spermatozoi di risalire lungo l’uretra e quindi la vagina e l’utero.
In base alle caratteristiche embriologiche e fisiopatologiche la ghiandola prostatica viene distinta in una parte “craniale” più vicina al lume dell’uretra che circonda ed una “caudale”, più periferica ed esterna. E’ dimostrato che l’affezione più comune della prostata, l’adenoma benigno, si sviluppi nella parte craniale, mentre nella parte caudale prenderebbe origine il carcinoma.
Alcuni studi hanno dimostrato quindi, come l’origine del carcinoma sia diversa e indipendente da quella dell’adenomioma prostatico, anche se questo concetto, peraltro, non esclude che le due forme possano coesistere.
Il carcinoma della prostata è generalmente considerato una malattia la cui storia naturale è altamente imprevedibile. Infatti, secondo Whitmore non sempre le due possibili forme di progressione e cioè l’invasione locale e la formazione di metastasi si verificano progressivamente, in maniera correlata alle dimensioni del tumore, ma possono essere indipendenti l’una dall’altra.
La tesi sull’imprevedibilità della storia naturale poggia anche e soprattutto sulla peculiare caratteristica del carcinoma prostatico di presentarsi con estrema frequenza in forma latente. Tale forma presenta un’incidenza fino a cento volte superiore rispetto a quella clinica della malattia. Si ritiene che la gran parte dei tumori allo stato latente abbia un comportamento biologicamente poco aggressivo e che solo una ristretta porzione possa progredire a tumore clinicamente invasivo.
Purtroppo le neoplasie dotate di comportamento aggressivo non sempre sono distinguibili dal punto di vista morfologico e/o biologico da quelle che possono permanere allo stato latente per l’inadeguatezza dei mezzi di indagine a nostra tumore della prostata sia caratterizzata da una crescita lenta (tempo di raddoppiamento variabile fra 50 e 120 giorni; tant’è che si ritiene debbano trascorrere dai 10 ai 15 anni perché tale neoplasia si manifesti. La neoplasia, dalla zona periferica della ghiandola, si può propagare in tempi successivi in ogni direzione, può sconfinare verso la capsula prostatica e le vescichette seminali; propagandosi verso l’alto il tumore tende a raggiungere il trigono vescicale dove può infiltrare gli sbocchi degli ureteri in vescica dando luogo a dilatazione delle vie escretrici od alla esclusione funzionale di uno o entrambi i reni, soltanto tardivamente può essere invaso il retto. Essendo il tumore prostatico un tumore linfofilo non manca di regola la propagazione per via linfatica per cui vengono progressivamente raggiunti i linfogangli ipogastrici, iliaci esterni, inguinali fino a raggiungere i linfogangli paraortici.
Le metastasi per via ematica si osservano con massima frequenza nelle varie parti dello scheletro, di cui prediligono le vertebre lombari e le ossa pelviche, ciò sembra essere imputato alla precoce invasione del plesso venoso periprostatico (di Santorini). Sempre per via ematica avremo successivamente metastasi viscerali al polmone, al fegato e ai surreni.
Da un punto di vista clinico il tumore della prostata può essere
così inquadrato:
1. il carcinoma latente: dimostrabile casualmente alla autopsia
2. il carcinoma incidentale: scoperto accidentalmente dopo intervento di adenomectomia o TURP per ipertrofia prostatica benigna in quanto clinicamente non palpabile
3. il carcinoma occulto: caratterizzato da disseminazione metastatica con obbiettività prostatica negativa
4. il carcinoma clinicamente manifesto: evidenziabile con
l’esplorazione rettale
Da un punto di vista istologico la forma più frequente è l’adenocarcinoma (95%) che si sviluppa normalmente dagli acini prostatici della prostata caudale; inoltre possiamo riscontrare il carcinoma a cellule transizionali, il carcinoma a cellule squamose ed il sarcoma. Non mancano tuttavia le forme meno differenziate, la cui prognosi è più grave in considerazione della loro tendenza a diffondersi rapidamente e della loro maggiore sensibilità alla terapia con gli estrogeni. Il carcinoma prostatico è spesso multifocale ed ha un decorso largamente imprevedibile.
La Stadiazione
Consiste nella valutazione e definizione del grado di estensione locale e a distanza della malattia effettuata attraverso le diverse procedure diagnostiche tipiche del particolare tipo di tumore in questione. Si tratta di dati molto importanti per la successiva scelta dell’iter terapeutico. La stadiazione di un tumore è clinica e patologica. Per stadiazine clinica si intende quella che è possibile effettuare studiando il paziente e cioè mediante l’esame obiettivo e con l’ausilio di esami di laboratorio e di esami radiologici. La stadiazione patologica si basa sul reperto istologico effettuato sul “pezzo operatorio” e cioè sul tumore asportato chirurgicamente. Il sistema “TNM” è una convenzione universalmente accettata. Si tratta di un sistema di identificazione dello stadio della malattia laddove la “T” con indice da 1 a 4 identifica il volume del tumore e la sua estensione locale, la “N” indica l’interessamento o meno dei linfonodi loco regionali e la “M” l’esistenza o meno di metastasi a distanza.

Il cosiddetto “grading” consiste in un punteggio riferito al livello di alterazione cellulare e strutturale del tessuto neoplastico rispetto a quello sano.
Sistema Gradino secondo Gleason
Grado 1: altamente differenziato Grado 2: ben differenziato Grado 3: moderatamente differenziato Grado 4: scarsamente differenziato
Grado 5: altamente indifferenziato (cellule anaplastiche, infiltranti).
Sintomatologia e Diagnostica Clinica.
La sintomatologia iniziale è scarsa o quando presente molto sfumata. Trattandosi di individui anziani nella maggior parte dei casi la sintomatologia si confonde con quella da ostacolo minzionale sul collo vescicale dovuto alla componente adenomatosa della prostata: pollachiuria e nicturia sono presenti nel 70% dei casi, disuria o stranguria (45%), ematuria (<5%). La disuria è causata dall’invasione dell’uretra e dalla contiguità con il pavimento vescicale.
La sintomatologia dolorosa può essere costituita da dolori pelvici e rachialgie, dovuti ad un interessamento precoce del tumore nelle ossa del bacino e a livello vertebrale. Possiamo avere anche dolori perineali irradiati al pene che si aggravano durante la minzione, dovuti ad infiltrazione neoplastica dei nervi. Stipsi e tenesmo sono riferibili ad invasione del retto, naturalmente questi sintomi sono piuttosto tardivi. A volte, sono frequenti, lombosciatalgie e neuralgie crurali. Tale sintomatologia dolorosa, in assenza di altri disturbi, in particolar modo in persone anziane, devono far sospettare subito il carcinoma della prostata. Solo tardivamente avremo ritenzione di urina e cachessia neoplastica ed anche, edemi degli arti inferiori, dello scroto, anemia, epatomegalia, espressione di malattia disseminata.
Screening diagnostico per il tumore prostatico sulla popolazione sana. E’ veramente utile?
La concomitanza di fattori quali l’elevata mortalità, la tardività della diagnosi clinica abituale ed i benefici della diagnosi precoce hanno negli ultimi tempi suscitato un notevole interesse per iniziative sistematiche di diagnosi precoce in soggetti asintomatici e cioè di screening.
E’ opinione diffusa che la diagnosi precoce di un tumore, comunque ottenuta, rappresenti un beneficio. Questa convinzione deriva dal constatazione che i casi diagnosticati precocemente presentano uno stadio meno avanzato della malattia e, di conseguenza, una maggiore sopravvivenza rispetto ai casi che non si sono sottoposti ad indagini preventive. Questa impostazione, se può essere valida per il singolo individuo, rappresenta una valutazione affrettata e superficiale della realtà, nella fattispecie del tumore prostatico, che tende ad attribuire alla diagnosi precoce dei vantaggi che possono essere solo apparenti.
Innanzitutto, bisogna dire che il fatto di anticipare una diagnosi può allungare il tempo di sopravvivenza dal momento della diagnosi stessa ma non necessariamente aumenta quella che sarebbe stata la durata della vita del paziente in assoluto. In altre parole, la diagnosi precoce allunga realmente il tempo di sopravvivenza per l’effetto delle terapie oppure allunga il periodo che intercorre tra la conoscenza della diagnosi e la morte del paziente?
Una seconda osservazione va posta riguardo al fenomeno della selezione negli screening di casi di tumori meno aggressivi e che avrebbero spontaneamente uno sviluppo molto rallentato. I tumori rilevati allo screening potrebbero essere giudicati erroneamente gravati da minore mortalità in quanto si giudicherebbe più efficace su di essi l’instaurazione di una terapia “precoce” ma che in realtà non sarebbe stata indispensabile in quanto il tumore poteva non aver avuto sviluppo clinico.
Di fronte a questi possibili eventi è chiaro come un osservatore superficiale possa attribuire allo screening un’efficacia e dei benefici che talora sono solo apparenti. L’unico sistema affidabile per la valutazione della reale efficacia di uno screening è quello che viene chiamato in ambito di scienze statistiche lo “studio controllato randomizzato”. Questo comporta il confronto tra un gruppo di soggetti
sottoposti allo screening con un gruppo di controllo, uguale al primo per ogni aspetto ma non sottoposto a screening. Nel caso in cui, dal confronto dei due gruppi, dovesse risultare una riduzione della mortalità reale statisticamente significativa nel gruppo sottoposto a screening se ne potrebbe affermare la reale utilità ed introdurli nella pratica clinica. In effetti, dei tentativi in questo senso sono stati fatti ed altri sono in studio in Europa e negli Stati Uniti senza che però vi siano ancora dei risultati definitivi per i quali bisognerà attendere circa 10 anni.
In conclusione esistono ancora forti dubbi sul fatto che la diagnosi precoce abbia un impatto positivo sulla prognosi e molti dubbi vengono espressi sulla stessa opportunità di eseguire gli studi randomizzati e controllati quando il reale limite della interpretazione dei dati sta nella incapacità dei mezzi diagnostici di cui disponiamo di discriminare i tumori biologicamente aggressivi da quelli a lenta crescita.

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