Tumore mammario: scoperta proteina che “si oppone” alla progressione della malattia

E’ la ‘p140Cap’, individuata dal dipartimento di Biotecnologie molecolari e scienze della salute dell’Università di Torino e lo studio è stato pubblicato su ‘Nature’.La ricerca identifica il meccanismo con cui la proteinaostacola la progressione della malattia.

Interessante scoperta quella effettuata in campo medico scientifico e soprattutto nella lotta contro i tumori. È la proteina ‘p140Cap’, che è in grado di limitarne la crescita e diminuirne la capacità di dare origine a metastasi. Il Tumore al seno è purtroppo ad oggi una tra le principali cause di morte e colpisce per lo più le onne ma in certi casi anche gli uomini. Il dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell’Università di Torino, sotto la guida della prof.

ERBB2 causa il tumore poiché aumenta la proliferazione cellulare in modo non controllato, sostiene la sopravvivenza delle cellule tumorali e favorisce la loro capacità di uscire dal tumore primario, dando origine alle metastasi in altri organi. Per questi motivi è definita “oncogene“.

La scoperta italiana, frutto di quattro anni di ricerca, ha, quindi, messo in luce un meccanismo che protegge dagli effetti dannosi dell’ERBB2, grazie all’apporto della proteina p140Cap, rinvenuta in alcune pazienti. I risultati indicano che questa proteina è espressa in circa il 50% delle pazienti di tumore ERBB2, individuando un nuovo marcatore predittivo in questa patologia. E’ stata infatti scoperta una proteina che è in grado di frenare la crescita di questo tipo di tumore, diminuendo quindi anche la possibilità che si formino metastasi. Questo effetto protettivo conferisce alle pazienti una maggiore sopravvivenza ed un minor rischio di metastasi ed è dovuto appunto alla presenza della proteina p140Cap.

E’ facile capire che si tratta di una scoperta molto importane perchè rappresenta un punto di inizio per la cura dei soggetti malati, soprattutto per coloro i quali non sviluppato la proteina p140Cap. I ricercatori hanno inoltre individuato alcuni meccanismi attraverso cui p140Cap che è in grado di limitare la crescita del tumore ERBB2 e di diminuire le capacità di dare origine a metastasi.Come abbiamo anticipato l’intero studio è frutto di un lavoro di equipe tra Torino, IEO/IFOM di Milano, l’Università di Chieti-Pescara, l’Università di Camerino, l’Arcispedale di Reggio Emilia e l’Università di Lund in Svezia.  Il Tumore al seno è purtroppo ad oggi una tra le principali cause di morte e colpisce per lo più le onne ma in certi casi anche gli uomini.

Nessuna regressione significativa fino ad oggi. Il cancro del seno colpisce ancora una donna su sette, con una scala di aggressività che varia da 0 a 5. Il tumore mammario, infatti,non è una sola identica malattia, ma si presenta sotto forma di multiple patologie, diverse una dall’altra, con meccanismi di crescita, di invasione, di progressione in metastasi e di prognosi ognuna con caratteristiche differenti.

La malignità più o meno elevata della malattia dipende dalla presenza o meno di fattori oncogeni classificati in varie categorie e con diverse sigle, la cui presenza ne determina il decorso, impone la scelta delle terapie ed influisce sulla loro efficacia.
La prevenzione mediante screening mammografia annuali, è doveroso ricordarlo, resta ancora l’unica arma efficace per eradicare la neoplasia nel suo stato nascente ed assicurarsi quindi la completa guarigione da una malattia che in Italia colpisce ogni anno 50mila donne.

La buona notizia è che all’università di Torino, nel dipartimento di Biotecnologie molecolari, è stata individuata una proteina in grado di limitare la crescita del tumore al seno e di diminuire le sue capacità di originare metastasi. Si tratta della p140Cap, una proteina «buona», rivelatasi capace di proteggere la ghiandola mammaria dagli effetti dannosi dell’oncoge- ne ERBB2, il più temuto fattore che, quando presente in quantità eccessiva, favorisce la proliferazione cellulare maligna in modo incontrollato, sostiene la sopravvivenza delle cellule tumorali, favorendone il distacco dal tumore primario e permettendo il loro attecchimento in altri organi per riprodursi.

La proteina 140Cap ha effetto benefico su una sottoclasse del tumore al seno, che riguarda il20% della totalità delle pazienti, e che ha come caratteristica una elevata quantità del- l’oncogene ERBB2. Questa ricerca ha in pratica dimostrato che quando la proteina «amica» è presente nell’area tumorale, la sua funzione è quella di inibire i meccanismi che il temuto fattore ERBB2 utilizza per far crescere e diffondere sotto forma di metastasi le cellule tumorali, catturandole e mettendole in condizioni di essere meno attive, dando così la possibilità alle pazienti di vivere più a lungo e con meno rischi di recidive.

Lo studio, condotto dalla professoressa ricercatrice Paola Defilippi, è importante, perché ha individuato la modalità principale attraverso cui la p140Cap è in grado di limitare la crescita del tumore, inibendo appunto i meccanismi attraverso i quali agisce l’oncogene ERBB2 che è presente in quasi un terzo dei tumori mammari, diminuendo quindi la sua capacità di dare origine a metastasi, ma è altrettanto importante per i suoi futuri sviluppi. La ricerca infatti è un punto di arrivo perché ha identificato quelle pazienti in cui questa proteina svolge il suo ruolo benefico, ma è anche un punto di partenza che permette di applicare le modalità per risvegliare le sue capacità benefiche laddove la proteina «amica» non sia presente, per ricreare la sua azione protettiva in quel tumore e diminuirne così l’aggressività neoplastica.
Il conforto per le migliaia di donne affette dal cancro della mammella, che ogni giorno affrontano le cure e sperano di arrestare il progredire della malattia, è sapere che non sono sole a combattere, che nel loro Paese esistono centinaia di ricercatori che quotidianamente si chinano sui microscopi per capire e cercare, con le loro intuizioni e le loro passioni, quelle soluzioni e quelle terapie per sconfiggere il male femminile del secolo, che purtroppo continua silenziosamente a mietere vittime. Ma da oggi, per contrastare la neoplasia mammaria, c’è a disposizione uno strumento in più, la Proteina 140Cap, un nuovo marcatore che diminuirà l’aggressività della neoplasia, e che ne rallenterà la crescita, aumentando la speranza e le aspettative di molte donne, quelle stesse che ogni giorno seguono con orgoglio l’avanzamento della scienza italiana, l’unica in grado di dar loro quelle speranze e quelle certezze che la nostra politica, avara di investimenti nella ricerca,non è in grado di assicurare.

Struttura e funzione della mammella La mammella è costituita da grasso (tessuto adiposo), tessuto connettivo e tessuto ghiandolare. Quest’ultimo è suddiviso in lobi, dai quali si diparte una rete di dotti che si diramano fino al capezzolo. Durante la gravidanza la ghiandola mammaria si prepara a secernere il latte per il futuro neonato. È raro che le mammelle siano perfettamente uguali tra loro. Inoltre, la mammella si modifica nelle diverse fasi del ciclo mestruale e a volte la struttura risulta nodulare proprio prima della mestruazione. Al di sotto della cute, una propaggine del tessuto mammario si estende fino al cavo ascellare. L’ascella contiene anche un gruppo di linfoghiandole (chiamate anche linfonodi) che fanno parte del sistema linfatico. Ci sono linfonodi anche vicino allo sterno e dietro le clavicole.

I tumori della mammella La maggior parte dei noduli mammari sono benigni e non maligni. Le cause più comuni dei noduli mammari benigni sono cisti (sacche di liquido che si formano nel tessuto mammario solitamente a causa dell’ostruzione di un dotto galattoforo) o fibroadenomi (tumori solidi fatti di tessuto ghiandolare e fibroso). I noduli mammari benigni richiedono semplici trattamenti medici o chirurgici. Se eseguendo l’autoesame del seno notate la presenza di un nodulo o se vi sembra che la mammella sia ‘diversa’, non perdete tempo e fatevi visitare dal vostro ginecologo o, se possibile, dal senologo. Qualsiasi modifica della mammella dovrebbe essere sempre esaminata, perché, benché la maggior parte dei noduli mammari siano benigni, devono comunque essere controllati per escludere la possibilità che siano di natura maligna o precancerosa. Inoltre, nel caso in cui lo fossero, più precoce è il trattamento, migliori sono le probabilità di guarigione. Il tumore della mammella negli uomini Queste informazioni riguardano il cancro della mammella negli uomini e andrebbero lette insieme alle informazioni nel paragrafo “i tumori della mammella”. Le cellule tumorali si possono sviluppare in una piccola quantità di tessuto mammario che negli uomini si trova dietro ai capezzoli. Il cancro della mammella è molto più comune nelle donne che negli uomini e ogni 100 casi di tumore 1 si verifica nell’uomo. Cause del cancro della mammella negli uomini La causa del cancro della mammella negli uomini non è ancora del tutto chiara, ma alcuni uomini sembrano essere più a rischio nel sviluppare la malattia. Questo cancro così raro molto spesso si verifica in uomini di età superiore ai 60 anni. I più predisposti sono uomini che hanno: – diagnosi di cancro del seno in più parenti stretti (uomini o donne) della stessa famiglia; – diagnosi di cancro in entrambe le mammelle in un parente stretto; – diagnosi di cancro del seno in un parente stretto al di sotto dei 40 anni; – diagnosi di altre forme di tumore, soprattutto dell’ovaio e del colon, nonché della mammella, in componenti della stessa famiglia; Esistono luoghi di cura specialistici rivolti alle persone che possono avere un crescente rischio di sviluppare questo tumore a causa di una storia di tumore in famiglia. Queste sono conosciute come cliniche per il tumore genetico famigliare. Il tuo medico può indirizzarti ad una di queste se pensa che tu possa essere a rischio elevato di sviluppare un tumore della mammella. Gli uomini che posseggono alti livelli di estrogeno o gli uomini che sono stati esposti per più volte a radiazioni (specialmente in tenera età), in circostanze rare possono essere soggetti a rischio nello sviluppo del tumore della mammella. Maggiormente a rischio sono comunque gli uomini che hanno una rara anomalia cromosomica chiamata Sindrome di Klinefelter che si manifesta con la presenza di un cromosoma femminile in più.

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