Tumori, scoperto come fermare il processo del cancro. La scoperta grandiosa degli scienziati italiani

Si chiama IL-1R8 ed è stato scoperto dall’istituto di ricerca Humanitas, in collaborazione con l’Airc. Il gene, se inibito, permette alle cellule di bloccare l’espansione del tumore come spiega il direttore scientifico Alberto Mantovani

Nel 1931 lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ricevuto il premio Nobel per aver scoperto la causa primaria del cancro, ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti fisiologico o di uno stile di vita anti fisiologico. Una dieta basata su cibi acidificanti e l’inattività fisica il corpo crea un ambiente acido, nel caso dell’inattività per una cattiva ossigenazione delle cellule. L’acido si cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno, la mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido. Lo scienziato disse: la mancanza di ossigeno all’acidità sono due facce della stessa medaglia: se una persona ha uno, anche l’altro”.

Ciò significa, che sono persona eccesso di acidità, quindi, automaticamente alla mancanza di ossigeno nel suo sistema, se manca l’ossigeno rete acidità nel vostro corpo.”privando una cellula del 35% del suo ossigeno per quarantott’ore possibile convertirla in un cancro”. Tutte le cellule normali hanno bisogno solo di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza di esso. I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini. Nella sua opera ‘ il metabolismo di tumori’ lo scienziato ha mostrato che tutte le forme di cancro sono caratterizzate delle condizioni fondamentali acidosi del sangue e l’ipossia, le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un ambiente privo di ossigeno, pertanto, il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che ha alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido è privo di ossigeno. In sintesi, le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato che consente il normale funzionamento, le cellule tumorali vivono in un ambiente acido è carente di ossigeno. Una volta terminato il processo digestivo gli alimenti a seconda della qualità di proteine carboidrati, grassi e minerali, forniscono e generano una condizione di acidità o alcalinità nel corpo, in altre parole tutto dipende da ciò che si mangia.

Molti scienziati sono arrivati alla conclusione del cancro sia una malattia artificiale. Moltissimi studi che sono ancora in corso, hanno sempre dimostrato il cancro sia un difetto genetico, dovuto anche a microbi, o peggio ancora a virus. In Inghilterra, nell’Università di Manchester un gruppo di ricercatori dopo una lunga serie di studi che ha perlustrato migliaia di anni di storia, dalle mummie egiziane fino ad alcuni corpi del Sudamerica, hanno concluso che tumori erano pressoché sconosciuti agli esseri umani dell’antichità. Lo studio portato avanti dal professor Michael Zimmerman ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature. Lo scienziato affermato che l’assenza di neoplasie nelle mummie, deve essere interpretato come un’indicazione della loro rarità nell’antichità, indicando i fattori che causa il cancro sono limitati alle civiltà moderne industrializzate.

Si chiama IL-1R8 ed è un freno dell’immunità: una specie di ‘pedale’ che il cancro schiaccia per paralizzare le difese naturali, crescendo in libertà fino a invadere l’organismo. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati italiani (in maggioranza ‘camici rosa’), diretti dall’Irccs Humanitas di Rozzano nell’hinterland milanese, in un lavoro finanziato dalll’Associazione italiana per la ricerca sul cancro Airc e pubblicato su ‘Nature’. Il gene IL-1R8 era stato scoperto dallo stesso team nel 1998. Ora gli studiosi hanno capito come funziona e spiegano che, ‘disinnescandolo’, si possono riattivare le risposte anticancro bloccando tumori e metastasi, in particolare al fegato e al polmone.

“Il nostro sistema di difesa è un po’ come una straordinaria automobile, capace di viaggiare a elevata velocità – afferma Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University, corresponding author dello studio con Cecilia Garlanda – Per funzionare bene e non andare fuori strada ha bisogno di acceleratori che la fanno partire e correre, ma anche di freni chiamati ‘checkpoint’, che le consentono di rallentare e, quando è il caso, di fermarsi. A volte però è il tumore stesso a utilizzare questi freni a suo vantaggio, in modo arbitrario, per bloccare le nostre difese e crescere indisturbato. La scoperta e la maggior conoscenza dei freni dell’immunità ha aperto la strada all’idea di togliere questi freni per far ripartire la risposta del nostro sistema immunitario contro i tumori”.

Due freni dell’umanità, CTLA4 e PD-1/PD-L1, erano già noti e vengono usati nelle terapie immunologiche contro il melanoma e altri tumori. Trattamenti dai quali, tuttavia, trae beneficio solo il 20-40% dei malati. “La scoperta di IL-1R8 – auspicano gli scienziati – apre ora la strada all’uso sempre più efficace di armi immunologiche contro diversi tumori, a vantaggio di un sempre maggiore numero di malati”.

“Identificare l’azione di IL-1R8 come freno all’attività delle nostre cellule di difesa, in particolare delle Natural Killer (NK), presenti in sedi specifiche quali fegato e polmone – evidenzia Martina Molgora, ricercatrice di Humanitas, studentessa di dottorato di Humanitas University e prima autrice del lavoro – ci ha permesso di vedere che, togliendo ‘il freno’, le cellule NK si attivano a difesa di questi organi contro cancro e metastasi”.

Da Rozzano ci tengono a precisare che “oltre metà degli autori dello studio sono donne”: il coordinamento della ricerca è stato affidato a Garlanda, Principal Investigator del Laboratorio di Immunopatologia sperimentale di Humanitas e docente di Humanitas University. Tra le ricercatrici coinvolte anche Angela Santoni e il suo gruppo dell’università La Sapienza di Roma, cui si devono importanti scoperte italiani sulle cellule Nk.(adnkronos)

Cos’è il cancro?
La teoria prevalente, formulata alla metà del secolo scorso, interpreta il cancro come un insieme di circa 200 malattie, caratterizzate da un’abnorme crescita cellulare, svincolata dai normali meccanismi di controllo dell’organismo. Il processo di trasformazione di una cellula normale in cellula neoplastica avviene attraverso varie tappe, con accumulo di anomalie genetiche, funzionali e morfologiche. L’assetto molecolare dei tumori, nelle sue costanti variazioni, rappresenta il terreno di ricerca in cui si ripongono le maggiori speranze per le future ricadute cliniche.
La proliferazione (divisione cellulare) è un processo fisiologico che ha luogo in quasi tutti i tessuti e in innumerevoli circostanze: normalmente esiste un equilibrio tra proliferazione e morte cellulare programmata (apoptosi). Le mutazioni nel DNA che conducono al cancro portano alla distruzione di questi processi ordinati: questo dà luogo a una divisione cellulare incontrollata e alla formazione del tumore.

L’evento cancro richiede più di una mutazione a carico di diverse classi di geni. La perdita del controllo della proliferazione ha luogo solo in seguito a mutazioni nei geni che controllano la divisione cellulare, la morte cellulare e i processi di riparazione del DNA. Il nostro organismo è in grado, attraverso processi di riparazione e attivazione del sistema immunitario, di contrastare i processi di trasformazione ma, quando questa capacità viene meno, la cellula si trasforma, attraverso varie tappe, in cellula tumorale. Sono necessarie quindi sia l’attivazione dei geni che promuovono la crescita (oncogèni) sia l’inattivazione dei geni che inibiscono la crescita (oncosoppressori).

La cancerogenesi è un processo lungo e complesso: raramente una singola alterazione genetica è sufficiente per lo sviluppo del tumore. In genere un agente cancerogeno agisce sul DNA cellulare e provoca un processo di Iniziazione (rapido e irreversibile), seguito da una fase di Promozione della crescita neoplastica (lenta e irreversibile). Altri fattori devono intervenire per favorire la Progressione della malattia: nella maggior parte dei casi questi processi richiedono diversi anni.

Altri meccanismi sono essenziali per la crescita tumorale; uno è rappresentato dal cosiddetto microambiente, cioè tutto ciò che ruota attorno al tumore: cellule favorenti, fattori di crescita, ma anche cellule che fagocitano o uccidono la cellula tumorale.
Ma un altro meccanismo è necessario alla progressione della malattia: il tumore potrebbe rimanere dormiente per molti anni finché non si accende una lampadina. È il cosiddetto switch angiogenico, cioè la capacità del tumore di costruire i propri vasi sanguigni tali da permettergli di crescere indisturbato.

Quali sono i fattori di rischio dei tumori?
Le cause note delle alterazioni del DNA nella genesi del cancro sono di vari ordini: si ipotizzano cause di tipo ambientale, genetiche, infettive, legate agli stili di vita e fattori casuali.
La quota di tumori attribuibili ai vari fattori di rischio è riportata nella Tabella 1: negli USA il fumo di tabacco da solo è responsabile del 33% delle neoplasie; un altro 33% è legato ai cosiddetti stili di vita (dieta, sovrappeso, abuso di alcool e inattività fisica).
I fattori occupazionali sono responsabili del 5% delle neoplasie; le infezioni causano circa l’8% dei tumori (Papilloma virus 16-18 più frequenti per cervice uterina, Epstein- Barr per lesioni linfoproliferative e del cavo orale, Herpes-Homini 8 per sarcoma di Kaposi e linfomi, Helicobacter pylori per stomaco e linfoma MALT, Epatite B e C per carcinoma epato-cellulare). Vi sono inoltre le infezioni parassitarie: Trematodi (colan- giocarcinoma) e Schistosoma (vescica). Le radiazioni ionizzanti e l’esposizione ai raggi UVA sono responsabili del 2% dei tumori e l’inquinamento ambientale contribuisce per un altro 2%.

L’ereditarietà ha un peso molto basso nella genesi tumorale: meno del 2% della popolazione è portatore di mutazioni con sindromi ereditarie di rischio neoplastico. Noti sono i geni BRCA 1 e 2 che aumentano il rischio di cancro alla mammella ed all’ovaio, PALB 2 (partner and localisation of BRCA 2) e MSH2 e MLH1 per i tumori del colon-retto non poliposici (HNPCC).
LAgenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha pubblicato l’elenco delle sostanze cancerogene per l’uomo distinguendo quelle con sufficiente evidenza e quelle con limitata evidenza. Per “sostanze cancerogene con sufficiente evidenza negli umani”, si intende che una relazione causale è stata stabilita e che bias e fattori confondenti possono essere esclusi con una ragionevole probabilità; per “sostanze cancerogene con limitata evidenza negli umani”, si intende che una relazione causale è possibile ma che bias e fattori confondenti non possono essere esclusi. Una sintesi dei principali agenti cancerogeni è riportata nella Tabella 2. Nella Tabella 3 è invece riportata la classificazione degli agenti in base al rischio cancerogeno adottata dalla IARC.
La lista dei fattori di rischio chiamati in causa nell’eziologia dei tumori è molto ampia ed in continua evoluzione: non è facile determinare un singolo fattore di rischio associato ad una sola sede tumorale, perché la malattia neoplastica è per definizione a “genesi multifattoriale”. Esiste quindi un concorso di fattori di rischio che si sommano e si moltiplicano nel determinare la malattia. A questi vanno aggiunte le capacità di reazione dell’ospite, intese sia come meccanismi di difesa immunitaria sia come processi di riparazione dei danni sul DNA.

L’immunoterapia, che da diversi anni viene utilizzata nel trattamento dei tumori, è un approccio innovativo che punta a “risvegliare” il sistema immunitario per combattere il cancro, ed oggi è una realtà consolidata per molti tipi di neoplasie anche in fase avanzata, come il melanoma, il tumore del polmone e del rene, che ha dato risultati insperati rispetto a dieci anni fa.
A Siena la scorsa settimana è stato inaugurato il Cio, il Centro di Im- muno-oncologia, il primo in Italia e in Europa, sostenuto dalla Regione Toscana, e presentato ufflcialmente al XV congresso internazionale del Nibit (Network Italiano per la Bioterapia dei tumori), con la partecipazione dei maggiori esperti dell’immunoterapia del cancro al mondo.

L’obiettivo è unire in un’unica realtà operativa per dare vita a nuove strategie contro il male del secolo, e rendere più competitivo a livello internazionale il programma di immunoterapia del cancro.

Ma la sfida più grande che questo Centro si prefigge è capire perché mentre il 50% dei pazienti risponde in modo ottimale alla immunoterapia, nell’altra metà questo approccio non risulta efficace, e lo sforzo è appunto concentrato nel cercare di aumentare la percentuale di pazienti che risponde positivamente alla terapia immunologica.
Il Cio collabora con le principali Istituzioni e Network scientifici internazionali che si interessano di ricerca clinica e pre-clinica nell’ambito di tali terapie biologiche, ed è attiva la partnership con il Parker Institute of Cancer Immunotherapy di San Francisco in California. La struttura è anche l’unico centro europeo coinvolto attivamente nel progetto TESLA, mirato a sviluppare vaccini personalizzati per la cura del cancro.

L’immunoterapia somministrata nei pazienti oncologici, in pratica agisce stimolando il sistema immunitario a riconoscere e combattere la neoplasia, e rappresenta la nuova e promettente frontiera per la cura dei tumori, ma ad oggi, purtroppo, solo un paziente su due risponde ottimamente a tale stimolazione. I migliori candidati alla immunoterapia sono i pazienti con i cosiddetti “tumori caldi”, quelli con caratteristiche specifiche, quali ad esempio quella di avere al suo interno la presenza di cellule immunitarie come i linfociti T, mentre altri tumori, come quelli del pancreas, del colon e della prostata sono privi di tali cellule , e si dicono “freddi”, perché non sempre rispondono alla immunoterapia. Una delle vie più promettenti per bypassare questo ostacolo è rappresentata dall’epigenetica, che studia le mutazioni genetiche non attribuibili direttamente alla sequenza del Dna.

Oggi i farmaci epigenetici, capaci di modulare la funzione del Dna, consentono di indurre cambiamenti non solo della neoplasia, ma anche del microambiente in cui il tumore vive, e che si dimostra fondamentale per l’efficacia dell’immunoterapia, in quanto costituito da cellule in grado di rendere il tumore “irraggiungibile” dal sistema immunitario stimolato dai farmaci immuno- terapici. L’obiettivo delle terapie combinate, epigenetiche ed immunoterapiche, è aumentare la risposta immunitaria contro tutte le cellule tumorali. In pratica le cellule malate vengono in talmodo modificate per renderle più visibili al sistema immunitario, così da aggredire il cancro nel modo migliore e definitivo. Se si riuscirà a facilitare questa interazione, si otterranno risultati importanti anche in quei pazienti che oggi non rispondono all’immunoterapia.

Solo nel 2017 al Cio saranno accolti oltre 3mila pazienti, ed il 75% di quelli in terapia verrà inserito in sudi clinici, e l’arruolamemto dei malati oncologici terminerà nella primavera 2018. Attualmente sono attive presso il Cio circa 40 sperimentazioni di immunoterapia su tumori diversi, in vari stadi di sviluppo, dalla Fase I alla Fase III, e proprio l’epigenetica è alla base dello studio NIBIT- M4, una ricerca disegnata per valutare per la prima volta la combinazione con un farmaco Immunooncologico, l’anticorpo monoclonale ipilimumab, con una molecola epigenetica, la guade- citabina, che agisce sul Dna delle cellule malate, provocando modificazioni chimiche, nel trattamento del melanoma metastatico. Il farmaco epigenetico in poche parole, “smaschera” alcune caratteristiche immunologiche delle cellule tumorali, che diventano così visibili, riconoscibili e aggredibili da parte del sistema immunitario.

TRE DEFINIZIONI DIFFERENTI:NEOPLASIA, TUMORE, CANCRO

I termini cancro e tumore sono spesso utilizzati senza alcuna distinzione nel parlato comune ma, in ambito biologico hanno significati differenti.
Tumore ( dal latino Tumor) rigonfiamento significa è stato coniato sulla base dell’aspetto macroscopico della maggior parte dei tumori che si presentano spesso, ma non sempre, con una massa rilevante sul sito anatomico di origine.
NEOPLASIA significa nuova formazione, è sinonimo del precedente ma prende in considerazione, più che l’aspetto esteriore della massa, il contenuto cellulare della stessa che è costituito da cellule di “nuova formazione”. L’oncologia è la branca della medicina che si occupa dello studio e della cura delle neoplasie. La neoplasia può essere benigna o maligna.
Si utilizza poi il termine CANCRO (granchio) poiché le cellule neoplasiche, come il crostaceo con la sua preda, durante la loro formazione e il loro sviluppo circondano le cellule sane vicine e le distruggono. Si utilizza cancro quando la crescita della massa intacca gli organi adiacenti.
LA CELLULA IMPAZZISCE
II tumore ha origine da un’unica cellula poi il numero delle cellule aumenta esponenzialmente man mano che esse si dividono.
Il cancro non è un’unica malattia ma, poiché può avere molteplici cause e può colpire organi e tessuti differenti possiamo dire che è un’insieme di molteplici malattie. Infatti, a seconda del tipo di cancro abbiamo cure e metodi di diagnosi differenti.
Le cellule tumorali hanno subito all’interno del loro assetto cromo somatico un cambiamento riguardante i cromosomi, posso essere mutati o in numero maggiore, o mancanti.Possiamo dire che ad un certo punto la cellula impazzisce poiché perde alcune sue caratteristiche fondamentali e ne assume di nuove ed inizia a moltiplicarsi senza controllo. Le cellule tumorali hanno la caratteristica di sapersi riprodurre molto velocemente, un maggior numero di cellule tumorali si moltiplica rispetto a quelle che muoiono( con l’aumentare della massa tumorale la crescita delle cellule tumorali aumenta notevolmente).
Caratteristiche della crescita delle cellule cancerose:
•Crescita indipendente da ancoraggio (cellule normali che non riescono ad aderire ad un substrato vanno incontro ad apoptosi, cioè il suicidio programmato della cellula)

Crescita non inibita dalla densità cellulare:le cellule normali formano monostrati, cellule cancerose ammassi.
•Hanno un numero divisione cellulari indefinito-illimitato (meccanismi che evitano accorciamento telomeri). Questo è dovuto ad un enzima chiamato telomerasi, che permette la ricostruzione del telomero che si trova nel 90% delle cellule cancerose.
Assenza della matrice extracellulare che favorisce l’invasione dei tessuti adiacenti.
Angiogenesi: nuova formazione di vasi sanguigni che permettono alla massa tumorale di alimentarsi.

Differenza tra neoplasia benigna e maligna:

Questa distinzione rimane comunque schematica e clinica, esistono infatti molte forme intermedie e ogni tumore nel tempo può esprimere nuove caratteristiche che modificano la propria aggressività.

I tumori benigni sono riconoscibili per una crescita lenta ma progressiva, senza invasione dei tessuti vicini né diffusione a distanza, sono quindi poco aggressivi e in genere non mettono in pericolo la vita deN’individuo (es. polipi, cisti).
I tumori maligni invece, sono caratterizzati da crescita rapida, dalla capacità di invadere i tessuti circostanti e di disseminarsi a distanza; sono perciò molto aggressivi e possono determinare la morte se non curati in tempo (es. cancro, sarcoma).

DIFFERENZE DI TUMORI:

I tumori vengono classificati in base al tipo di cellule che vengono attaccate:
Carcinoma.è un tumore maligno di origine epiteliale.E’ la forma più frequente di cancro e gli organi prevalentemente colpiti sono la prostata, i polmoni, la mammella, la pelle, l’apparato gastroenterico, la laringe, il rene ecc.
Sarcoma: E’ un tumore dei tessuti connettivi, quali nervi, muscoli, articolazioni, ossa, vasi sanguigni. Può insorgere in qualunque parte del corpo e spesso è nascosto in profondità negliarti.(ossa, muscoli, cartilagini…)
Linfoma: è un tumore del tessuto linfoide. Il linfoma ha molti tratti in comune alle leucemie, tuttavia si indica con il termine linfoma un tumore che si presenta sotto forma di masse distinte (in un tessuto linfoide periferico, generalmente).
Leucemie: è un tumore delle cellule del sangue. Le cellule del midollo osseo vengono intaccate, i globuli rossi e quelli bianchi. Le cellule tumorali dei pazienti leucemici non hanno una massa localizzata, poiché le cellule coinvolte sono globuli rossi,bianchi o piastrine si trovano in tutto l’organismo.

METASTASI

Le metastasi sono cellule tumorali che si spostano dalla cellula di origine e vanno ad intaccare altri organi e altri parti del corpo.
Si possono diffondere localmente o per diffusione. Lo
spostamento della massa tumorale per diffusione significa che le cellule maligne utilizzano i canali dell’organismo( linfatici, vasi sanguigni) per spostarsi dentro di esso e riescono ad arrivare in punti lontani dal sito di origine . Gli esami medici che permettono la diagnosi della metastasi sono la scientigrafia ossea(somministrazione di un farmaco radioattivo), la TAC, e risonanza magnetica.
CAUSE TUMORI
Non vi è un’unica causa per i tumori, solitamente si generano più frequentemente dopo i 55 anni poiché le cellule possono aver accumulato nel corso degli anni modificazioni genetiche durante la loro riproduzione.
Non ci sono vere e proprie cause genetiche ma, possiamo dire che ci sono organismi che sono più predisposti a malattie tumorali.
Un ambiente e uno stile di vita sano possono incidere molto sui tumori. Infatti, i tumori sono causati da fattori come: fumo, sole e raggi ultravioletti, sedentarietà, alcol e alimentazione. Altri importanti fattori sono agenti chimici che si trovano nell’ambiente in cui viviamo per esempio l’amianto, gas, etc..

METODI DI CURA:
Vi sono diversi metodi per la cura del cancro:
La cosiddetta sorveglianza attiva è riservata alle forme tumorali a lentissimo accrescimento, significa non fare nulla e tenere solo la malattia sotto stretta osservazione con esami ripetuti.
Solo se si nota una improvvisa accelerazione dell’evoluzione allora si passa a vere e proprie cure.
La chirurgia è l’opzione principale nella maggior parte dei tumori solidi. Talvolta, per facilitare il lavoro del bisturi, si tenta di ridurre la dimensione del tumore con una chemioterapia o una radioterapia pre-operatoria. La chemioterapia utilizza farmaci citotossici (ovvero tossici per le cellule). In genere il loro effetto è quello di bloccare la divisione delle cellule in rapida replicazione, senza però distinguere tra cellule sane e cellule malate.
La radioterapia utilizza raggi X ad altissima potenza per distruggere le cellule cancerose. In genere viene concentrata il più possibile nell’area affetta dalla malattia per evitare di danneggiare le cellule sane. Può essere usata prima della chirurgia per ridurre la dimensione di un tumore solido o, talvolta, come unica terapia, se il tumore è molto sensibile all’effetto delle radiazioni.
La terapia ormonale altera l’equilibrio di determinati ormoni nell’organismo. Si utilizza soprattutto per tenere a bada i cosiddetti tumori ormono-sensibili (come quello della mammella e della prostata), in cui tali sostanze hanno una funzione di stimolo della divisione cellulare.
I farmaci biologici sono sostanze che anche l’organismo potrebbe produrre naturalmente per combattere la malattia. In genere si tratta di anticorpi in grado di “riconoscere” la cellula tumorale e promuoverne la distruzione da parte del sistema immunitario.
L’immunoterapia consiste nella creazione di vaccini capaci di “risvegliare” il sistema immunitario contro le cellule tumorali. Sono disponibili vaccini contro il melanoma e, in forma sperimentale, contro alcuni tipi di tumori del colon-retto. In Europa nessuno di questi prodotti è ancora stato approvato, ma diversi approcci sono in fase avanzata di studio.
Quando si guarisce?
II concetto di guarigione, nel caso del cancro, è legato al fattore tempo: proprio perché nella maggior parte dei casi non si può essere del tutto certi che la malattia, sebbene localizzata, sia stata rimossa del tutto e che non vi siano in giro per l’organismo cellule maligne pronte a dare luogo a recidive locali o a metastasi, si considera generalmente guarita la persona che, dopo 5 anni dal termine delle cure, non manifesti più segni o sintomi di malattia. In alcuni casi si preferisce aspettare anche dieci anni prima di dichiarare la completa guarigione del paziente.

RADIOTERAPIA
La radioterapia è un particolare tipo di terapia fisica che utilizza le radiazioni, in genere i raggi X, nella cura dei tumori. Queste radiazioni sono dette radiazioni ionizzanti.
I raggi X sono noti in medicina da tempo: sono stati scoperti più di un secolo fa, e da allora sono utilizzati sia a scopo diagnostico, come nel caso delle radiografie, sia a scopo terapeutico, nel caso appunto della radioterapia.
Si utilizzano i raggi X:
• Negli esami diagnostici permettono di “vedere” all’interno del corpo – per esempio per accertare se c’è una frattura di un osso – provocando danni minimi ai tessuti.
• Nella radioterapia, invece, si utilizzano proprio per colpire e distruggere le cellule tumorali, cercando di evitare quelle sane, la radioterapia viene unita nella cura contro il cancro con la chemioterapia e l’operazione chirurgica
La radioterapia utilizza radiazioni ad alta energia, emesse da sostanze radioattive (per esempio iodio o cobalto) oppure prodotte da specifiche apparecchiature chiamate acceleratori lineari.
Le radiazioni sono dirette contro la massa tumorale e danneggiano in particolare le cellule cancerose così le cellule tumorali non sono più in grado di moltiplicarsi, capita però che vengano colpite anche le cellule sane attorno alla massa tumorale ma esse, sanno riparare al meglio i danni delle radiazioni.
Le grande precisione con cui le radiazioni colpiscono le cellule e una buona risposta delle cellule sane al trattamento radioterapico fa sì che si verifichino un numero esiguo di effetti collaterali.
Vi sono due modi per somministrare la radioterapia:
• radioterapia esterna si chiama così perché la fonte di raggi è posizionata all’esterno del corpo.
• radioterapia interna si chiama così la radioterapia somministrata dall’interno del corpo. Ciò può avvenire in vari modi: mediante minuscole sonde di metallo radioattivo che vengono posizionate direttamente all’interno del tumore o molto vicino a esso , oppure attraverso un liquido radioattivo da bere o da iniettare in vena, che viene captato in maniera specifica dalle cellule tumorali.
EFFETTI COLLATERALI DELLA RADIOTERAPIA

Gli effetti collaterali della radioterapia sono soggettivi, variano dalle condizione di salute generale del paziente e variano molto da un paziente all’altro. Gli effetti collaterali che si manifestano durante la cura cessano solitamente dopo qualche settimana, solo in pochi casi durano più a lungo o richiedono altre cure.

Gli effetti collaterali più frequenti sono: stanchezza, reazioni cutanee, caduta dei peli e dei capelli, effetti emotivi.
STANCHEZZA: il paziente si sente maggiormente stanco durante la cura poiché il riparo da parte dell’organismo di cellule sane richiede grandi dispendi di energia. Nei pazienti in cui la parte colpita di radiazioni è più estesa può esserci un abbassamento dei globuli rossi che causa anemia ( malattia che provoca grande stanchezza).

REAZIONI CUTANEE: dipende dall’estensione dell’area tr attata e possono comparire irritazioni o arrossamenti. Questa reazione accade generalmente dopo alcuni trattamenti,in casi gravi si può sospendere il trattamento. La reazione riguarda solamente l’area trattata con le radiazioni.

CADUTA DEI PELI E DEI CAPELLI: Riguarda solamente l’area trattata, dopo alcune settimane capelli e peli crescono normalmente.
EFFETTI EMOTIVI: questo non è un vero e proprio effetto collaterale della terapia ma, è uno stato emotivo alterato dovuto alla malattia. Il paziente è sottoposto ad un grande stress emotivo, e poichè subisce parecchie cure mediche il suo stato emotivo viene debilitato.
Altri effetti collaterali sono differenti a seconda delle singole zone trattate con radioterapia.
TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA-(TC)
La tomografia computerizzata (TC) è una tecnica di diagnostica per immagini che consente di esaminare varie parti del corpo per la diagnosi e lo studio dei tumori e di numerose altre patologie. È un esame radiologico in cui i dati raccolti dal passaggio di vari fasci di raggi X nell’area interessata sono rielaborati da un computer, in modo da ricostruire un’immagine tridimensionale dei diversi tipi di tessuto .Viene definita comunemente TAC poiché in precedenza il tessuto veniva analizzato in modo assiale, ora invece è tridimensionale.
L’esame consente di studiare qualunque parte del corpo umano. Per vedere meglio le fasi vascolari (arteriosa e venosa) di organi e tessuti, è necessario l’impiego di un mezzo di contrasto a base di iodio, che viene comunemente iniettato per via endovenosa. La legge dell’assorbimento dei raggi X spiega come, dato un fascio di raggi X di una certa intensità
iniziale Io, esso venga attenuato in intensità -^(Oin misura esponenzialmente decrescente al coefficiente di attenuazione di massa ^e al cammino percorso nel mezzo f. Il coefficiente di attenuazione di massa dipende dalla densità Pdel materiale attraversato e dall’energia Sdel fascio di raggi X.

Quindi il fascio di raggi X attraversando un oggetto verrà attenuato tanto più quanto attraverserà materiali ad alto numero atomico, tanto più sarà bassa l’energia e maggiore sarà lo spessore attraversato; viceversa, se attraversa un materiale a bassa densità, percorre uno spessore piccolo e l’energia è più alta, allora l’attenuazione sarà minore. Questo è il motivo per cui nelle radiografie analogiche gli oggetti a densità maggiore appaiono chiari (massima attenuazione) e gli oggetti a densità minore appaiono più scuri (minima attenuazione).Per questo motivo riusciamo a vedere in modo evidente la massa tumorale negli esami medici.
Grazie alla ricostruzione tomografica riusciamo a vedere la massa nella sua dimensione tridimensionale, poiché acquisisce più proiezioni radiografiche. Infatti, riusciamo così a ricomporre le dimensioni della massa all’intemo del corpo. Appositi algoritmi riusciranno a calcolare precisamente la distribuzione della densità dell’oggetto.
Nel caso in cui vi siano tessuti simili vicini verrà utilizzato uno specifico metodo di contrasto.

CHEMIOTERAPIA
Un trattamento a basse di sostanze chimiche viene detto chemioterapia, nello specifico definiamo chemioterapici quei farmaci che sono in grado di uccidere gli agenti responsabili delle malattie.
Specificatamente chiamiamo farmaci chemioterapici quelli utilizzati per la cura contro il cancro. Le sostanze utilizzate per questi trattamenti si basano sul fatto che le cellule tumorali si riproducono in modo molto più veloce rispetto alle altre, quindi, il compito di questi farmaci è quello di interferire con la replicazione cellulare è quindi uccidere le cellule durante questo processo così ne impediscono la riproduzione o la rallentano.
I farmaci chemioterapici quindi attaccano soprattutto le cellule che si riproducono velocemente, ciò implica che vengano distrutte anche le cellule sane come: i bulbi piliferi, le cellule del sangue, e le cellule delle mucose dell’apparato digerente.
Le conseguenze di questi farmaci preoccupano poiché indeboliscono notevolmente il corpo,
è però fondamentale dire che grazie a queste cure si è arrivati alla completa guarigione di persone affette da leucemie infantili o tumore ai testicoli.
COME SI EFFETUA?
Si utilizzano “cocktail” di farmaci che riescono ad aggredire contemporaneamente diversi meccanismi essenziali per la replicazione delle cellule.
Esistono quasi un centinaio di sostanze che possono essere variamente combinate per combattere meglio le diverse forme di tumore, e nuove molecole sono continuamente scoperte, sintetizzate o estratte e messe a punto nei laboratori di tutto il mondo. Ogni malato ha una cura precisa data dal suo medico, non esistono cure standardizzate.
La somministrazione dei farmaci chemioterapici viene suddivisa in cicli poiché le cellule non si riproducono contemporaneamente quindi somministrando i farmaci in alternanza e in periodi differenti si riescono a colpire anche le cellule che hanno periodi di quiescenza.
In genere la chemioterapia si prolunga per un periodo che va da tre a sei mesi, nel corso del quale si effettuano in genere da tre-quattro a sei-otto cicli di trattamento.
II programma tuttavia può cambiare in relazione al tipo di malattia, al singolo paziente e alla reazione individuale alle cure.

DIVERSI METODI DI CHEMIOTERAPIA

A seconda del tipo di cancro e dei farmaci usati, le modalità di somministrazione della chemioterapia sono le seguenti:

• Per via endovenosa (la più diffusa);
• per bocca sotto forma di compresse o capsule: è la meno frequente ;
• per iniezione in muscolo ;
• per iniezione sotto cute ;
Questi farmaci attraverso i vasi sanguini circolano in tutto l’organismo e raggiungono le cellule tumorali.
Vi sono casi particolari per la somministrazione di farmaci:
• per iniezione nel fluido spinale ;
• per iniezione in una cavità dell’organismo (es. nella cavità pelvica o in vescica);
• in crema: si può usare solo per alcune forme di tumore della pelle.
Come detto precedentemente si possono utilizzare metodologie differenti nello stesso periodo.
Quando si sceglie di utilizzare la chemioterapia?
La scelta di sottoporre un paziente a chemioterapia può mirare nei diversi casi a obiettivi differenti:
• eliminare la malattia, nel caso di tumori molto sensibili a questi trattamenti;
• ridurre il volume della massa tumorale prima di un’operazione chirurgica o della radioterapia così da rendere l’intervento più efficace e meno demolitivo e poter limitare l’irradiazione a zone più ristrette;
• prevenire il ritorno della malattia trattata con un intervento chirurgico o con la radioterapia, eliminando cellule tumorali che possono essersi staccate dal tumore e diffuse in altre parti del corpo, pur non avendo ancora dato luogo a metastasi rilevabili con gli strumenti diagnostici attualmente a disposizione
• ritardare la progressione della malattia quando questa non può essere eliminata del tutto, per esempio perché già diffusa nell’organismo;( in casi limite prolungare la sopravvivenza)
• migliorare i sintomi provocati dalla massa tumorale quando questa non si può
asportare chirurgicamente, per limitare gli effetti legati all’ostruzione di canali (per esempio un bronco o l’intestino) e alla compressione degli organi vicini (per esempio all’interno della scatola cranica);
• prima di un trapianto di midollo osseo o di cellule staminali. Le dosi di armaci in questi casi sono molto alte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.