Omicida tunisino evade dal carcere durante il permesso premio di Volterra

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Alcuni giorni fa è evaso dal carcere di Volterra in provincia di Pisa, un detenuto con condanna definitiva per omicidio il quale avrebbe approfittato di un permesso premio per far perdere completamente le sue tracce.

Si tratterebbe di Ismail kammoun, ovvero un tunisino di 55 anni il quale, come già detto, avrebbe approfittato di un permesso premio dal carcere di Volterra in provincia di Pisa per evadere e far perdere completamente le sue tracce e adesso è ricercato su tutto il territorio nazionale. Il tunisino era considerato davvero un detenuto modello e secondo gli inquirenti, che adesso gli danno la caccia, non risulta essere un musulmano radicalizzato e quindi ha potuto usufruire del permesso che era stato suddiviso in due parti, ovvero due giorni da trascorrere a Volterra e gli altri 8 giorni sulla costa livornese, che avrebbe potuto raggiungere con i mezzi pubblici.

Peccato che la Questura che avrebbe dovuto monitorare i suoi spostamenti e dunque la sua presenza sul territorio, non lo ha mai visto e subito dopo il soggiorno a Volterra il detenuto pare sia letteralmente sparito nel nulla. Il tunisino aveva lasciato il carcere di Volterra circa una decina di giorni fa, dirigendosi verso la costa tirrenica e pare che in un primo momento sia arrivato a Livorno per alloggiare in una struttura ricettiva e godersi qualche giorno di libertà, ma subito dopo questo soggiorno come già detto, si sarebbero perse le sue tracce; sarebbe dovuto rientrare al carcere di Volterra lo scorso martedì, intorno alle ore 16:00 ma non solo non si è presentato, ma di lui non si è veramente saputo più nulla.

Kammoun era stato condannato nel 2002 per aver assassinato insieme ad altre due persone l’ex poliziotto e poi venditore di macchine a Palermo, Serafino Ogliastro e si tratta di un delitto di mafia ma negli ultimi cinque anni l’uomo si era comportato davvero come un detenuto modello, partecipando anche diversi progetti di recupero organizzati all’interno del carcere di Volterra e pare che durante gli anni di prigionia avesse addirittura preso il diploma di geometra e cominciato a lavorare presso una sartoria. Al momento  è davvero difficile capire se si tratta di un’evasione annunciata ovvero di quelle che rientrano nelle anomalie del sistema penitenziario italiano o se realmente è da considerare come un gesto imprevisto nella vita di un carcerato, che però negli ultimi anni come già detto aveva fatto davvero dei grandi passi in avanti, tanto da essere definito un detenuto modello dalla stessa direttrice del carcere di Volterra Maria Grazia Giampiccolo.

Purtroppo le evasioni sembrano essere ormai quasi all’ordine del giorno è questo quanto emerso da un commento di Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, il quale ha sottolineato come nel corso del 2016 si sono verificate nelle carceri italiane sei evasioni da istituti penitenziari, 34 evasioni da permessi premio. 23 da lavoro all’esterno, 14 da semilibertà e 37 mancati rientri di internati.

E dire che era pure un detenuto modello. Ismail Kammoun, omicida 50enne di origini tunisine e incarcerato (fino a pochi giorni fa) nella struttura penitenziaria di Volterra, non ha sgarrato di un millimetro. Ha seguito tutti i progetti di rieducazione, si è perfino diplomato come geometra mentre stava dietro le sbarre e ha ottenuto un lavoretto nella sartoria del carcere che lo ospitava: peccato che martedì sera, al termine del permesso premio che gli aveva spalancato le porte, non si sia più fatto vivo.

È sparito nel nulla. Attoniti sono rimasti un po’ tutti: i suoi compagni di sventura che lo consideravano una sorta di mentore e soprattutto i secondini che erano abituati a trattare con un’anima quieta e rispettosa, nonostante l’ergastolo che gli pendeva sulla testa. Già: evidentemente dietro la tranquillità di facciata, Kammoun progettava nei dettagli la fuga. I primi due giorni di permesso li ha passati a Volterra, gli altri otto chissà: c’è chi dice che potrebbe essere andato a Livorno, ma nessuno ne ha la certezza.

Quel che è sicuro è che in gattabuia proprio non si è (ri) presentato. E che adesso è indagato per evasione, in Italia e all’estero. L’uomo, condannato per aver freddato un ex poliziotto su commissione, ha fatto perdere le sue tracce: la sezione Anticrimine della polizia toscana ha diramato una sua foto segnaletica nella quale tuttavia appare molto più giovane della sua età attuale: al momento di lui non si hanno notizie.

La direttrice del carcere, Maria Grazia Giampiccolo, riferisce che il nordafricano si era dato parecchio da fare per dimostrare di avere una buona condotta, al punto che da circa tre anni usciva, grazie ai permessi premio, con una certa regolarità. Una storia, quella di Kammoun, che per certi versi segue le orme della vicenda più nota di Johnny lo Zingaro, al secolo Giuseppe Mastini.

Anche lui ergastolano, ha salutato il carcere con in tasca un regolare permesso. Anche lui avrebbe dovuto farci ritorno ma, guarda caso, ha preferito darsi alla macchia. E meno di dieci giorni fa. Johnny lo Zingaro, il 30 giugno scorso, ha preso le sue cose ed è uscito dalla prigione di Fossano, in provincia di Cuneo. Ha salutato l’agente che stava in guardiola e che pensava stesse andando alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte (Savona) dove lavorava in regime di semilibertà. E in Liguria c’è anche arrivato: solo che l’ultimo avvistamento è di un tassista che dice di averlo accompagnato a Genova.
Ma il segretario del generale del Sappe, il sindacato degli agenti penitenziari, snocciola dati che sono forse più allarmanti: nel 2016 si sono verificate sei evasioni da istituti penitenziari, 34 da permessi premio, 23 da lavoro estero, 14 da semilibertà e 37 mancati rientri di internati.

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