Milano shock: Turista canadese violentata da un finto tassista, caccia all’uomo

Ancora una violenza nel nostro Paese visto che nella giornata di ieri una ragazza è stata ingannata e aggredita da un uomo che gli aveva offerto un passaggio in auto, ma piuttosto che accompagnare alla stazione degli autobus come promesso, l’avrebbe portata in una via deserta e violentata. L’episodio è accaduto la scorsa domenica 17 settembre a Milano intorno alle ore 6:00 del mattino, quando una turista canadese di 30 anni che poi ha denunciato tutto ai carabinieri ha raccontato che si trovava in viale Monza all’alba con la necessità di trovare un taxi per poter raggiungere velocemente la stazione di Lampugnano per poter prendere un autobus per Venezia. Ad un certo punto si sarebbe fermato un automobile e l’uomo al volante spacciandosi per l’autista di una ditta di noleggio con conducente si sarebbe offerto di portarla a destinazione, peccato che è piuttosto che portarla alla stazione l’uomo si sia diretto verso la periferia di Crescentino, oltre il Parco Lambro a nord-ovest della città.

Giunto presso la via secondaria, l’uomo avrebbe fatto scendere la turista colpendola alle spalle mettendo una mano sulla bocca e impedendole di chiedere soccorso e poi l’avrebbe violentata senza che nessuno si accorgesse di nulla e prima di lasciarla andare avrebbe anche tentato di derubarla, rubandole la borsa. A quel punto la turista sarebbe riuscita a divincolarsi, cominciando a gridare cercando di attirare l’attenzione di qualche passante o residente nella zona così l’aggressore è fuggito e la giovane ha potuto chiamare il 118.

Intervenuti immediatamente i soccorsi, la giovane è stata accompagnata in ospedale e ricoverata presso la clinica Mangiagalli. La turista ha ovviamente sporto denuncia contro l’uomo e le indagini sono state affidate ai carabinieri della compagnia di corso Monforte che stanno procedendo a distanza di giorni per violenza sessuale e tentata rapina. La turista è stata ascoltata dai militari, ma pare che non sia riuscita a fornire una descrizione accurata dell’aggressore e si è limitata a dire che l’auto sulla quale è salita non era di colore bianco, ne nera e neanche blu. I carabinieri della compagnia di corso Monforte hanno anche acquisito nel corso della settimana le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, effettuato analisi sulle gli indumenti della donna con la collaborazione dei Ris di Parma.

Gli inquirenti sono portati a pensare che l’aggressore sia straniero e che pare abbia anche  violentato altre donne nella zona, utilizzando la stessa tecnica, senza però essere stato mai denunciato. “Ero appena stata in Messico, mi avevano detto di fare molta attenzione lì. E invece tutto questo mi è successo da voi, in Italia”, è questo quanto riferito dalla turista ai carabinieri. La Giovane donna è partita per il Canada. Si tratterebbe del terzo caso di stupro Milano nell’arco di meno di un mese e proprio lo scorso mercoledì una giovane ragazza di 16 anni è stata aggredita da un rumeno nei pressi della stazione di Romolo, riuscendo però fortunatamente a fuggire prima che la violenza si concretizzasse.

Che cos’è la violenza sessuale?

Capire che cos’e’ la violenza sessuale ci aiuta a rispondere.
La violenza sessuale è qualsiasi atto sessuale o un atto riferito al sesso che risulta in una persona a non sentirsi al suo agio, o intimorita o spaventata da questo. È un comportamento che una persona non ha incoraggiato, né scelto.
La violenza sessuale è il tradimento della fiducia e il negare il diritto ad una persona di stabilire cosa avviene al proprio corpo. La violenza sessuale è l’abuso dei diritti e del potere dell’individuo.
La violenza sessuale può essere commessa contro adulti e bambini, donne e uomini e persone provenienti da qualsiasi etnicita’,religione, stato economico ecc.
La violenza sessuale può anche essere definita abuso sessuale o attacco sessuale. I termini utilizzati per descrivere la violenza sessuale, ad esempio “violentare” o “abuso sessuale” hanno un significato generico utilizzato nella conversazione quotidiana e un significato specifico utilizzato per descrivere determinati reati di natura sessuale. In questo sito web impieghiamo tali termini in modo generico e forniamo solo informazioni generiche.
Se ritenete che sia stato commesso un reato di natura sessuale e desiderate presentare denuncia, potreste cercare ulteriore consulenza altrove. Potete farlo contattando il servizio per la violenza sessuale nella vostra zona [in inglese!, la polizia, il vostro medico o un avvocato privato.Contattando qualcuno quanto prima potrebbe favorire la situazione e questi servizi possono fornirvi informazioni sui diritti e sulle opzioni disponibili.
La violenza sessuale assume molte forme
Comprendere che cos’è la violenza sessuale ci aiuta a reagire quando un amico, un famigliare o un cliente rivela di avere subito tale violenza. La lista seguente fornisce alcuni esempi di violenza sessuale:
• Molestia sessuale.
• Palpeggiamenti o baci non desiderati.
• Attività sessuali o attività a sfondo sessuale forzate o costrette, incluse attività che includono violenza o dolore.
• Esposizione di genitali, ad esempio ‘esibizionismo’.
• Stalking o una continua ossessione di un individuo
• Essere osservati da qualcuno senza la propria autorizzazione quando si è nudi o impegnati in attività sessuali.
• Pubblicazioni di immagini sessuali su Internet senza autorizzazione
• Essere forzati o costretti da qualcuno a guardare o a partecipare in attività pornografiche.
• Alterazione di bevande o utilizzo di droghe e alcool per ridurre o interferire con la capacità di una persona di compiere delle scelte relative al sesso o all’attività sessuale.
• Avere rapporti sessuali con qualcuno che sta dormendo o è gravemente sotto l’effetto dell’alcool e/o di altre sostanze stupefacenti.
• Giochi particolari e storie volgari o allusive, o mostrare immagini a fondo sessuale che costituiscono un comportamento ripetuto costrittivo, intimidatorio o profittatore.
• La violenza sessuale (penetrazione da parte di qualsiasi oggetto).

L’adescamento” di minori o persone vulnerabili per coinvolgerle in attività sessuali di qualsiasi tipo.
• Qualsiasi atto sessuale con un minore.
La violenza sessuale non è espressione sessuale. La violenza sessuale è un comportamento o un’azione sessuale non desiderata che utilizza l’intimidazione, la costrizione o la forza, per esercitare autorità o negare i diritti di scelta aN’individuo. La violenza e l’abuso sessuale possono essere eventi singoli o parte di un comportamento ripetuto di violenza. Comportano una gamma di conseguenze fisiche, emotive e psicologiche.
Fatti sulla violenza sessuale
Alcune cose importanti da riconoscere sulla violenza sessuale:
• La maggior parte degli atti di violenza sessuale sono commessi da uomini contro donne e bambini.
• Anche gli uomini subiscono violenza sessuale, in predominanza ad opera di altri uomini.
• La maggior parte delle persone che subisce una violenza sessuale conosce o ha conosciuto
di recente il perpetratore della violenza.
• Alcuni atti di violenza sessuale sono anche reati.
• La denuncia alla polizia può essere una decisione difficile. I limiti del nostro sistema giudiziario e il modo in cui vengono raccolte le prove possono essere difficili da affrontare.
• Le persone che hanno subito violenza sessuale rispondono in molti modi diversi, talvolta con emozioni molto forti, altre volte ritirandosi in se stessi. Capire il trauma causato dalla violenza ci aiuta a reagire in modo adeguato.
• La violenza sessuale è un abuso degli squilibri di potere esistenti nella società.
• La maggior parte di casi di violenza sessuale non viene denunciata alla polizia.
Gli effetti della violenza sessuale
La violenza interpersonale, come la violenza sessuale, è uno degli eventi più traumatici che possa essere vissuto da una persona. Rispondere alle esigenze immediate di vittime/sopravvissuti e dar loro credito/fiducia, e non minimizzando il tutto aiuta a ridurre ulteriori danni. Dare continuo sostegno alle persone durante il recupero è importante,come lo e’ il modo e il dovuto tempo richiesto da loro per farlo .

– L’indagine sulla Sicurezza dei cittadini e il modulo sulle molestie e violenze sessuali

Nel 2002 l’Istituto nazionale di statistica ha condotto la seconda indagine sulla Sicurezza dei cittadini. I suoi obiettivi principali riguardano: la raccolta dei dati inerenti il sommerso della criminalità, le modalità di accadimento dei reati, l’identificazione dei gruppi della popolazione più a rischio, la ricostruzione dei luoghi e dei modi in cui le vittime hanno subito il fatto delittuoso e la definizione del quadro della percezione della sicurezza dei cittadini.
All’interno di questa indagine si colloca il modulo sulle molestie e le violenze sessuali che, somministrato solo alle donne di 14-59 anni d’età, permette di rilevare le vittime dei reati a sfondo sessuale. In tal modo, è possibile delineare il quadro pressoché sommerso delle donne che hanno subito nella loro vita molestie verbali, fisiche, atti di esibizionismo, telefonate oscene, pedinamenti, ricatti sessuali sul lavoro (al momento dell’assunzione e per mantenere il posto di lavoro o fare carriera) e stupri o tentati stupri.
L’indagine permette di ricostruire anche il profilo delle vittime, conoscere le loro caratteristiche, i luoghi ed i modi in cui queste hanno subito il fatto delittuoso, le conseguenze, fisiche e psichiche della violenza, la gravità attribuita all’evento, la capacità di parlarne e di denunciare quanto accaduto.
Infine, grazie all’inserimento di questo modulo nella più ampia indagine sulla sicurezza, è possibile individuare anche il quadro della percezione della sicurezza delle donne, vittime e non vittime, nei propri ambienti di vita, la strada e la casa.

Oltre alla paura, vengono rilevate alcune variabili che prendono parte alla del sentimento di insicurezza, cioè la preoccupazione di subire una violenza sessuale, la percezione del livello di criminalità del territorio in cui si vive, nonché la sua influenza sui comportamenti, il degrado socio-ambientale e il rapporto con le forze dell’ordine.

2 – Le molestie e violenze sessuali rilevate

La delicatezza del tema delle molestie e violenze sessuali e le difficoltà insite nella sua rilevazione richiedono di chiarire alcuni aspetti metodologici che consentono una migliore lettura dei dati raccolti.
Di seguito, ci si sofferma su alcuni elementi:
1. le tipologie di molestie e violenze sessuali considerate nell’indagine sulla Sicurezza dei cittadini;
2. la considerazione della problematica inerente la diversa percezione e riconoscibilità delle molestie e delle violenze sessuali da parte delle donne;
3. la difficoltà di ricordare le molestie e le violenze subite da parte delle donne intervistate;
4. la difficoltà di raccontare le proprie esperienze.
L’indagine permette di stimare il numero di donne che hanno subito molestie fisiche sessuali, molestie verbali, pedinamenti, telefonate oscene, atti di esibizionismo, ricatti sul lavoro, tentato stupro e stupro.
Le domande sono state rivolte con riferimento sia al corso della vita sia agli ultimi tre anni. Lo sforzo è stato di non utilizzare mai la parola “molestia” in modo generico nella formulazione dei quesiti, ma di accompagnarla dalla descrizione più oggettiva possibile del fatto.1 Ciò limita le possibilità di interpretare in modo differente le domande anche se non elimina la percezione diversa dei fatti, il modo in cui può agire l’effetto memoria e l’influenza del contesto socioculturale. Su questo piano la formulazione dei quesiti è stata molto rigorosa e volta a circoscrivere il concetto di molestia o di violenza.
Nel rispondere alle domande sulle molestie e violenze sessuali possono emergere, da parte delle donne, diversi tipi di problemi. Il primo riguarda la diversa sensibilità di donne con differente cultura nei confronti del concetto stesso di molestia. A parità di atto subito, infatti, non tutte le donne necessariamente percepiscono e riconoscono in quell’atto una molestia: alcune potrebbero viverlo come un apprezzamento, altre come un fatto usuale o normale o comunque non stigmatizzabile. Intervengono cioè diversità di tipo culturale, antropologico e sociale. Questa diversa interpretazione della molestia è più accentuata nel caso della molestia verbale e fisica, mentre lo è molto meno nel caso dell’esibizionismo o delle telefonate oscene da parte di estranei.
Il secondo problema ha a che fare con i meccanismi della memoria. Le donne possono dimenticare le molestie subite e ciò accade soprattutto quando il fatto è avvenuto molto tempo prima ed è stato di entità lieve. Basti pensare al fatto che una violenza sessuale a distanza di tempo è più difficile da dimenticare di una telefonata oscena a cui non è poi stato dato seguito.
Il terzo problema riguarda la difficoltà a rispondere affermativamente a domande delicate per paura di essere percepiti come conniventi al fatto. Anche questo aspetto si ricollega al primo problema e dipende dalla sensibilità della donna e dal contesto in cui vive.
Ovviamente questi aspetti problematici messi in luce per le molestie sessuali sono solo una parte di quelli che emergono nel caso delle violenze sessuali rispetto alle quali il problema fondamentale è legato alla difficoltà per le donne di esplicitare il fatto. Molti possono essere i motivi che portano a mantenere il segreto della violenza subita: dalla paura delle conseguenze (possibili ritorsioni), al timore di dover dare troppe spiegazioni perché non si è credute.

3 – La metodologia dell’indagine sulla sicurezza dei cittadini
La delicatezza dei temi affrontati ha fatto optare per la tecnica di rilevazione telefonica – diversamente dalle altre indagini multiscopo che utilizzano principalmente l’intervista diretta – dal momento che garantisce maggiormente l’anonimato ed è una garanzia di riservatezza e protezione anche rispetto al proprio ambiente: si

possono riportare più facilmente anche quei reati che non si vuole far conoscere ad altri familiari, si possono denunciare con meno paura di ritorsioni eventi criminosi causati dai familiari stessi. L’opzione a favore di questa tecnica ha comportato la definizione di modalità lavorative che garantissero la qualità dei dati. A tale scopo sono stati predisposti strumenti atti a conoscere, monitorare e valutare il processo dell’indagine ed è stato predisposto ed implementato un nuovo percorso formativo del personale che ha partecipato alla rilevazione.
Il sistema di monitoraggio dell’indagine – indicatori di qualità elaborati ed osservati quotidianamente sull’andamento della rilevazione, sulle intervistatrici, sugli orari della rilevazione – ha permesso di cogliere le eventuali fonti di errori e di risolverli in tempo reale. Nella seconda edizione del 2002 sono state anche utilizzate le carte di controllo al fine di monitorare giornalmente le intervistatrici.2
La formazione delle intervistatrici – sono state scelte solo donne per facilitare la confidenza sulle tematiche sessuali – è stata particolarmente curata e si è configurata, oltre che attraverso le tradizionali forme dei briefing, anche mediante i debriefing, ovvero i gruppi di discussione tra ricercatori e intervistatrici, e l’assistenza di sala durante lo svolgimento della rilevazione. La “formazione continua” si è rivelata fondamentale dal momento che ha garantito il supporto contenutistico, metodologico e, soprattutto, emotivo e psicologico alle intervistatrici.

4 – Lo strumento di rilevazione
Una particolare attenzione è stata posta alla definizione dello strumento di rilevazione, che deve tenere presenti e risolvere diversi problemi legati:
a) al periodo di riferimento in cui rilevare i reati;
b) al ricordo che agisce in entrambe le direzioni, di avvicinare e allontanare i reati (telescoping effect) a seconda della loro importanza e dinamica;
c) alla memoria, ovvero alla possibilità di aver dimenticato di aver subito dei reati o addirittura di averli rimossi in casi particolarmente gravi;
d) alla delicatezza di alcuni temi, che può inibire il rispondente al punto da fargli interrompere l’intervista;
e) alla difficoltà di comprensione terminologica di alcuni reati;
f) alla lunghezza di un questionario che entra anche nel dettaglio delle caratteristiche dei singoli reati;
g) alla difficoltà di conquista delle famiglie.
La risoluzione di questi problemi è passata attraverso alcune decisioni fondamentali per definire il questionario:
– la tecnica dello screening (una batteria di domande atte a rilevare se l’intervistato ha subito una serie di reati) per inquadrare la situazione complessiva del rispondente rispetto alla realtà del crimine, in modo di avere immediatamente il numero dei reati subiti e solo a posteriori raccogliere i dettagli sui singoli reati;
– il wording, ovvero l’attenzione alla formulazione dei singoli quesiti, si è concentrato sulla produzione di esempi concreti, che permettono alla vittima di riconoscervisi;
– una particolare sequenza delle sezioni, dove gli argomenti più intimi, confidenziali e delicati sono stati posti alla fine dell’intervista così da poterli trattare dopo che è stato già creato un clima di fiducia tra intervistatrice e intervistato.
Un ulteriore aspetto, infine, riguarda alcune stime prodotte dall’indagine: la rarità del fenomeno studiato rende, infatti, necessario il ricorso alla valutazione degli errori campionari da cui queste possono essere affette, data l’esiguità dei casi rilevati. Pertanto per una corretta interpretazione dei dati, considerato che si tratta nella maggior parte dei casi di frequenze piccole, è opportuno fare riferimento all’errore campionario così come riportato nella nota metodologica Strategia di campionamento e valutazione degli errori campionari.
Il volume contiene i dati dell’indagine condotta dal marzo all’ottobre del 2002, su un campione a due stadi con stratificazione delle unità di primo stadio. Le unità di primo stadio sono gli indirizzi telefonici dell’archivio di selezione e, quindi, le famiglie ad essi corrispondenti. Le unità di secondo stadio sono gli individui: per ciascuna famiglia selezionata al primo stadio si seleziona un individuo campione tra i componenti della famiglia aventi età pari o superiore a 14 anni.
Sono stati intervistati 60 mila individui di 14 anni e più mediante intervista telefonica (Cati), tra questi, 22.759 donne di 14-59 anni d’età hanno compilato la sezione sulle violenze e molestie sessuali.

La definizione di violenza contro le donne trova nelle differenti culture e nelle diverse parti del mondo accezioni specifiche. Con la Dichiarazione del 1993 le Nazioni Unite si impegnano a combattere il fenomeno ed enunciano come violenza sulle donne “ogni atto di violenza in base al sesso che produca o possa produrre danni o sofferenze fisiche, sessuali, psicologiche, coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”. Questa definizione include ogni forma di violenza, per cui la valutazione del fenomeno nelle varie realtà sociali e culturali non é compito facile.
Poter contare su dati accurati in grado di fotografare l’attuale realtà, sarebbe fondamentale per una migliore comprensione del fenomeno, il confronto con altre esperienze e la messa a punto di piani di intervento.
Anche in Italia quello che conosciamo circa la violenza contro le donne, é senza dubbio parziale: del resto bisogna ricordare che fino al 1995 i dati su violenza carnale, atti di libidine violenta e atti osceni erano rubricati sotto la voce ” Delitti contro la moralità e il buon costume”. Solo dopo l’approvazione della legge 66, avvenuta nel febbraio 1996, la violenza sessuale cessa di essere un delitto contro la pubblica moralità e viene riconosciuto come “delitto contro la persona”.
Le fonti cui si fa di solito riferimento sono gli archivi giudiziari, quelli delle Forze deU’Ordine e dei Centri di accoglienza delle donne maltrattate. Il maggior numero di dati sulla popolazione generale viene fornita dallo studio condotto dall’ISTAT tra il settembre 1997 ed il gennaio 1998. Si tratta di un’ indagine a campione limitata a molestie e violenza sesssuali , che ha permesso comunque di acquisire rilievi importanti di prevalenza sull’intera popolazione. Questa ricerca ( si inserisce nell’ambito di un più ampio studio sulla sicurezza dei cittadini, riguardante la rilevazione di alcuni reati contro la persona e contro il patrimonio, sul modello di altre indagini di vittimizzazione. Il campione consiste in 20.064 donne, tra i 14 e i 59 anni, equamente distribuite a seconda delle aree geografiche e delle caratteristiche territoriali. Il questionario, utilizzando una tecnica di rilevazione telefonica, ha focalizzato l’attenzione su alcune molestie ben individuabili come telefonate oscene, esibizionismo, ricatti sul lavoro, molestie fisiche; non sono stati considerati i maltrattamenti e, tra le varie forme di violenza sessuale, sono stati presi in considerazione lo stupro e il tentato stupro. Dalla ricerca ISTAT risulta che la maggioranza delle donne intervistate (51,6%) ha subito nell’arco della vita almeno una delle molestie sessuali considerate. Per lo stupro ed il tentato stupro l’incidenza é dello 0,6% e del 3,6%, rispettivamente, con tendenza ad una maggior concentrazione nell’area geografica del Centro-Nord. Per quanto riguarda le molestie, al primo posto si collocano le telefonate oscene (33,4%), seguite dalle molestie fisiche (24%), dall’esibizionismo ed infine dai ricatti sessuali sul lavoro (4,2%).

Sul totale, soltanto il 16.8% dei tentati stupri e il 7.3% degli stupri risulta denunciato. Considerando gli ultimi tre anni, sono l’1,3% dei tentati stupri totali ed il 32% degli stupri ad essere stati denunciati: estrapolando, significa che 174mila le donne che hanno subito un tentativo di violenza e 14mila che sono state violentate, non hanno sporto denuncia. Del tutto recentemente sembra emergere una maggiore propensione a rivolgersi all’autorità giudiziaria, soprattutto da parte delle donne a più elevato grado di istruzione. I reati vengono denunciati più facilmente se compiuti da estranei (15,5%), piuttosto che da persone conosciute (4%). Nel caso delle molestie fisiche il rapporto appare praticamente invertito: gli autori di questo delitto sono infatti in prevalenza persone sconosciute alla donna e i luoghi piu a rischio sono il mezzo pubblico e la strada. La violenza sessuale più frequente è quella intrafamiliare: avviene per lo più in casa e vede coinvolti amici, conoscenti, fidanzati, parenti, colleghi di lavoro.. Un’analisi multivariata dei dati permette di individuare diverse tipologie di violenza sessuale : il 54,2% sono le “ violenze inattese”, opera di amici, fidanzati, conoscenti; in prevalenza si tratta di tentati stupri che non vengono poi denunciati (98,7%) i cui luoghi sono la casa o l’automobile e le cui vittime sono donne fino a 34 anni, istruite e residenti nel Centronord. La violenza sessuale sul lavoro incide per un 10,7 %: superiori o colleghi sono gli autori e il luogo è quello del lavoro.

Il 5,5% delle denunce riguarda questo tipo di violenza.. La “violenza sessuale di strada” coinvolge invece il 22,5% del campione: si tratta di donne tra i 25 e 40 anni, istruite, che ricorrono alla denuncia nel 22,4% dei casi, il luogo principale della violenza è la strada (64,6%) e gli autori sono estranei (85,8%). La violenza ripetuta in famiglia, per quanto sia quella di gran lunga più frequente, viene rilevata solo nel 4,9% del campione: le donne di questo gruppo hanno 35-59 anni, sono di strato sociale basso ed è il marito l’autore del reato. Nel 45,1% sono separate o divorziate.
Uno dei meriti dell’indagine ISTAT é avere messo in luce quanto in Italia la stragrande maggioranza delle violenze sessuali rimangano sommerse, dato che viene confermato anche dalle informazioni ricavabili dagli annuari ISTAT dei casi di denuncia per violenza sessuale. Se confrontiamo le due fonti, vediamo infatti che esiste notevole divario tra le 5311 denunce per violenza sessuale sporte tra il 1993 e il 1995 secondo gli annuari (2) e le 185mila donne che, nello stesso lasso di tempo, avrebbero subito uno stupro secondo i rilievi dell’indagine telefonica. Per quanto riguarda la distribuzione geografica nel nostro paese, l’andamento nel tempo ha subito notevoli cambiamenti: negli anni ‘60 erano le regioni del Sud ad avere un tasso di denunce per violenza carnale ben al di sopra della media nazionale (7/100.mila abitanti contro 3,8/10 O.mila).. Nel corso degli anni ‘80 si è assistito ad un calo di denunce al Sud con progressiva uniformità nel paese ( 2,82/ 100.mila per il quinquennio 90-94).

Riguardo alla violenza sessuale sui minori abbiamo informazioni quasi esclusivamente dagli stessi annuari ISTAT. Dalle fonti giudiziarie risultano denunciati 205 e 511 casi di violenza sessuale a danno di minori di 14 anni rispettivamente nel 1995 e nel 1999. Non esistono studi sulla prevalenza del fenomeno violenza sulla popolazione generale dei minori, ma secondo una stima del CENSIS, che utilizza parametri già verificati in altre realtà, in Italia ogni anno ne sarebbero vittima tra i 10.500 e i 21.000 bambini .
Un interessante studio condotto sulle denunce penali analizzando i dati presso i tribunali, ci aiuta ad individuare quali tipi di violenza vengono più frequentemente denunciati. Ancora una volta si tratta di violenze commesse da familiari, soprattutto in relazioni come padre/figlia- figlie, sullo sfondo di realtà economiche e culturali deprivate. Le denunce per violenze sessuali sporte contro i mariti sono invece una realtà piuttosto rara, probabilmente inserita in un contesto più generico di maltrattamento. Le violenze da parte di “partner” o fidanzati possono dividersi essenzialmente in due gruppi: un primo gruppo, riguarda partner sentimentali non disposti a ricorrere al matrimonio riparatore oppure pretendenti non corrisposti che pensano di indurre la donna a cambiare idea, o forse la puniscono del rifiuto, abusando di lei.

Questo gruppo si rileva in particolare nel sud Italia. Un altro gruppo riguarda partner che compiono violenza coinvolgendo amici e conoscenti. Tra le violenze di gruppo denunciate é infatti frequente che la donna abbia un legame con uno degli aggressori. Una tipologia emersa con particolare evidenza nella ricerca condotta nel Veneto è quella che riguarda giovani donne che incontrano occasionalmente in luoghi di svago o durante un viaggio dei loro coetanei, che vivono la donna come estranea al proprio ambiente quotidiano (ragazzo del luogo/turista).
Infine, le violenze commesse da estranei appaiono in prevalenza ambientate in un contesto urbano ( Milano e le città venete piuttosto che l’area di Napoli), ma in luoghi non completamente estranei alla vittima (vicinanze dell’abitazione, percorsi abituali per andare al lavoro, mezzo di trasporto pubblico). Dalla ricerca sulle denunce  emergono anche informazioni interessanti sul loro iter giudiziario: una denuncia ha dato luogo ad un processo nel 60% a Milano e nel 51% a Napoli; ed e’esitata in una condanna nel 60% dei casi a Milano, (81% negli ultimi anni analizzati) e nel 59% dei casi a Napoli. É più probabile che venga emessa una sentenza di condanna per violenza di gruppo, penetrazione anale o orale, o violenza su minori, mentre sembrano avere un effetto attenuante il luogo familiare in cui si consuma la violenza, l’età giovanile dell’imputato, una relazione d’autorità di tipo formale (datore di lavoro), come pure una relazione “egualitaria” (amicizia) o sentimentale. Si puó concludere che il sistema penale risponde con maggiore facilità quando le violenze presentano caratteristiche poco ambigue (violenza commessa da estranei, tempestivamente denunciata), mentre per i casi in cui le circostanze prescindono da tipologie ben definite e i rapporti autore-vittima non sono ben definibili nella dicotomia “familiarità-estraneità”, il processo decisionale é meno agevole e si ricorre spesso ad assoluzione per insufficienza di prove.

Le fonti giudiziarie non possono essere considerate uno strumento di conoscenza oggettivo, neutro. Ci forniscono infatti un quadro parziale perché solo una parte e solo alcune violenze sessuali vengono denunciate. Contribuiscono però a “decostruire” gli stereotipi culturali legati alla violenza. Le donne e gli uomini protagonisti delle storie raccolte dalle denunce, non hanno niente di eccezionale; le donne sono studentesse, casalinghe, lavoratrici, mentre gli uomini solo in casi eccezionali sono persone situate ai margini della società. Non possiamo utilizzare le denunce semplicemente per “citare un dato”, dobbiamo interrogarle alla luce anche di fonti diverse, come le indagini sulla vittimizzazione e i dati dei Centri antiviolenza.

Le Case e i Centri Antiviolenza, voluti e gestiti su tutto il territorio nazionale da gruppi di donne, rappresentano invece un’ importante fonte di informazioni sul problema della violenza sulle donne. Un’ analisi condotta da 16 Case e Centri Antiviolenza della Regione Emilia-Romagna sulle 1422 donne che nel corso del 1997 si sono rivolte a loro evidenzia che si tratta di donne tra i 30 e 40 anni (61%), coniugate o conviventi (61%), con un livello di scolarità medio-alto (39% dei casi ha un diploma di scuola media superiore), occupate nel 43% dei casi , che, nel 50% dichiara di avere un reddito insufficiente al proprio mantenimento. 12% sono straniere, con problemi specifici di prostituzione forzata e di violenza da parte del partner, spesso italiano. L’82% delle donne accolte subisce maltrattamenti da parte del partner o dell’ex ex-partner; il 12% ha subito anche violenze sessuali. Il 19% delle donne accolte vengono picchiate con frequenza settimanale. Più del 50% delle violenze ha inizio dopo i primi cinque anni della relazione.

La donna che chiede aiuto ai Centri cerca, nella quasi totalità dei casi, di fuggire da situazioni di violenza domestica. Gli aggressori sono nel 76% dei casi “insospettabili”: non abusano cioè di alcool o sostanze stupefacenti, nè presentano problemi di disagio psichico o sociale. L’insufficienza economica favorisce la violenza e rende più difficile la fuga da essa, ma in parte ne rappresenta anche la conseguenza. Emerge una sovra rappresentazione delle donne adulte e delle separate o divorziate: questo sembra indicare da una parte come il percorso di uscita dalla violenza sia lungo e faticoso e quindi tardivo, dall’altra come sia più facile per una donna separata riconoscere e parlare delle violenze subite, perché in qualche modo ha alle spalle una decisione già presa. Le donne accolte hanno chiesto aiuto ad altri soggetti nel 60% dei casi: i contatti con il sistema sanitario (medici di base, pronto soccorso) sono solo il 9% di tutti i contatti realizzati, probabilmente per la mancanza di strutture organizzate specificamente a questo scopo. Danni fisici, stupro, tentato omicidio, sfruttamento della prostituzione, portano a denuncia con maggior frequenza ( 30-34% dell’ 11.7 % totale). .
Una ricerca condotta a Trieste nel 1998  tra 510 donne utenti dei Servizi Socio-sanitari evidenzia che nei 12 mesi precedenti l’intervista, il 9,2% del campione ha subito violenze fisiche, il 2,5% violenze sessuali, l’11% minacce, il 33% insulti, il 13,3% violenze psicologiche e il 5,7% violenza economica. Nel corso della vita il 34,4% ha subito violenze fisiche, il 29,2% violenze o molestie sessuali e il 34,4% violenze psicologiche. La prevalenza complessiva per le violenze fisiche e/o sessuali nel corso della vita é del 17,8%. Il 6,3% delle utenti ha subito nell’ultimo anno violenze fisiche o sessuali di coppia: nell’80% dei casi si tratta di una condizione cronica, nella meta dei casi é opera del partner attuale, nell’altra meta dell’ex-partner. L’80% delle donne maltrattate riferisce conseguenze sulla salute fisica o psicologica.

Ricerche svolte per studiare l’atteggiamento degli operatori dei Servizi Sanitari di fronte al fenomeno della violenza mettono purtroppo in luce la mancanza di adeguati strumenti di risposta. Una ricerca condotta presso la USL di Bologna  nel 1995 ha coinvolto 357 medici di base, 218 medici del Pronto Soccorso e 93 operatori dei Poliambulatori. Sono stati inviati 4 questionari per un totale di circa 100 domande. Ha aderito il 32% dei sanitari (29% dei medici di base, 20% dei medici del PS ed il 75% degli operatori dei Poliambulatori). Il 60% dei medici di base afferma di non aver mai incontrato casi di violenza; la percentuale si abbassa al 45 % per i medici dei servizi e al 37% per i medici del PS. Riguardo alle cause del fenomeno, parte del campione crede che la donna ne sia responsabile per i suoi problemi psicologici (57%) oppure subisca per masochismo (32%). Il 67,9% é favorevole alla prescrizione di psicofarmaci.
Sono a conoscenza di Centri specializzati sulla violenza alle donne il 94% dei medici dei poliambulatori, contro il 54% degli ospedalieri e il 31% dei medici di base. Altrettante carenze da parte degli Operatori Sanitari nel processo di identificazione e di presa in carico delle donne che subiscono violenze è stato messo in luce da altri studi : gli operatori intervistati hanno mostrato di sapere ben poco sulle relazioni tra violenza ed alcune forme di sofferenza psicologica, come la depressione, i disturbi alimentari, il consumo di alcol. Interviste avvenute in periodi diversi hanno rilevato un’evoluzione nel tempo nelle conoscenze, nelle opinioni e nelle pratiche degli operatori stessi, proprio dopo che erano stati promossi interventi di sensibilizazzione e di formazione.
Un contributo ad una migliore visione del fenomeno, della sua entità e delle sue caratteristiche, potrebbe essere fornita da appositi “ osservatori epidemiologici” su base regionale, cui afferiscano dati dai Servizi Sociali e dal Servizio Sanitario ( in particolare Pronti Soccorso, Medici di Base, Servizi Psichiatrici) mediante l’utilizzo di appositi archivi informatizzati: al momento però non esiste nessun sistema di raccolta dati dal servizio pubblico. Un esempio del colpevole disinteresse che circonda questo problema ed i suoi “epifenomeni” è costituito dalla mancanza di percorsi specifici nei casi, non infrequenti, di “incidenti domestici” che si presentano al Pronto Soccorso ripetutamente e magari con racconti reticenti o non congrui alle lesioni riportate. Eppure è ben noto quante volte dietro a questi incidenti domestici si celino in realtà storie di abusi e maltrattamenti.

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