Udine, bambino rifiutato dalla pallanuoto perché non vaccinato: protestano i genitori

Si torna a parlare di vaccinazione dopo che un bambino di soli 8 anni è stato escluso dalla pallanuoto soltanto perché non era stato vaccinato. Questa storia che ha dell’incredibile è venuta a Cividale del Friuli in provincia di Udine dove un bambino di 8 anni, come già abbiamo detto, è stato escluso dalla pallanuoto l’attività sportiva agonistica che aveva scelto perché non era stato vaccinato. In realtà questa storia non riprende il dibattito attuale piuttosto fa riferimento ad una legge piuttosto vecchia quella del 1973 che di fatto obbliga alla vaccinazione tutti coloro che fanno attività sportiva agonistica. In effetti il bambino avrebbe dovuto sottoporsi all’antitetanica e siccome questo non è avvenuto sarebbe stato escluso dall’attività sportiva. Il dirigente medico della medicina dello sport dell’azienda 4, pare abbia rifiutato l’iscrizione applicando sostanzialmente questa norma.

Il Bambino non era stato sottoposto alle vaccinazioni per scelta dei genitori ma per poter praticare questo sport l‘antitetanica è fondamentale ed è una profilassi obbligatoria. Il medico seguendo dunque il codice deontologico ha voluto evitare ogni rischio sia per il bambino che anche per gli altri e nel contempo ha applicato in modo corretto la legge Nazionale Ovvero la numero 292 del 5 marzo 1963.“A me dispiace anche per il bambino. Si è messo a piangere quando gliel’ho detto. Ma sono un pubblico ufficiale e non potevo comportarmi diversamente”, ha dichiarato il medico dell’Asl di Udine che non ha rilasciato il certificato per poter permettere così al bambino di praticare lo sport a livello agonistico.

I genitori appartenenti all’associazione no- vax di Cividale del Friuli, però hanno deciso di fare ricorso e lo faranno entro 30 giorni presentando l’istanza davanti alla commissione regionale costituita dalla direzione centrale salute e protezione sociale di Trieste. Essendo stato escluso dalla pallanuoto, il bambino potrà frequentare la piscina ma non potrà allenarsi. Intervenuta proprio nelle scorse ore la responsabile della piscina di Cividale del Friuli la quale si è schierata dalla parte della famiglia sostenendo che si tratta della prima volta che succede una cosa del genere.

“I ragazzini sono sempre stati tesserati con un semplice certificato che attestava la loro idoneità. Che io sappia le vaccinazioni non sono mai state prese in considerazione”, ha aggiunto ancora la responsabile. “Ci sono due buoni motivi che hanno spinto a questa scelta. Il primo e’ di ordine deontologico. Si da’ l’idoneita’ per evitare tutti i rischi al ragazzo. Il discorso vale anche quando si presenta uno sportivo con malattie al cuore in cui ogni sforzo puo’ comportare dei pericoli alla sua salute. Il secondo fa riferimento a una legge nazionale del 1963 in cui si dice che “i lavoratori a rischio e gli iscritti al Coni” devono essere protetti contro il tetano”, spiega il dirigente medico della medicina dello sport dell’Azienda 4, Alessandro Colo’.

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