Unioni Civili ora sono legge: Cdm approva decreti attuativi

In un tweet la sottosegretaria alla presidenza del consiglio, Maria Elena Boschi ha annunciato la conclusione dell’iter che ha portato all’approvazione della legge.Il Cdm inoltre, su proposta del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha prorogato l’incarico per il comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, per il capo di Stato Maggiore della Difesa Claudio Graziano e il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Danilo Errico. Il rientro di Paolo Gentiloni al lavoro, dopo le dimissioni stamattina dal Gemelli in seguito all’angioplastica, non è stato formale: il premier, accolto in Consiglio dei ministri tra baci e abbracci, ha voluto che si facesse un passo in avanti perché “le riforme non si fermano” e per mandare un segnale a chi temeva un rallentamento dell’esecutivo in seguito al malore che lo aveva colpito nei giorni scorsi.

“Con i decreti legislativi di oggi terminiamo l’iter delle #unionicivili”.Le Unioni Civili completano l’iter legislativo. Esulta la senatrice del Pd, Monica Cirinnà, considerata la “madrina” della legge, e con lei Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center: “Dopo la storica approvazione della legge per le unioni civili, oggi il Consiglio dei Ministri dà l’ok ai decreti attuativi”.

Primo via libera, oggi in Consiglio dei ministri, anche otto delle nove deleghe della legge Buona Scuola. “Come per il matrimonio – ha spiegato – anche l’unione civile può essere celebrata in pericolo di vita in nave o in aereo”. Ora la palla passa alle commissioni parlamentari, che potranno modificarli. Prima le dimissioni dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato da martedì per l’impianto di uno stent e poi il Cdm dove sono stati approvati 8 dei 9 decreti sulla buona scuola, i decreti sulle unioni civili e dove sono stati prorogati gli incarichi ai generali. Sull’educazione di genere fino ai 6 anni e il divieto di bocciatura alle elementari c’è stata una discussione tra il ministro Valeria Fedeli e Angelino Alfano, sul primo punto, e tra la titolare della Scuola e Orlando sul secondo, ma alla fine si è trovata una mediazione. “Ma altrettanto importante – ha detto – è che ora parta un ascolto vero di tutti i soggetti che vivono nella comunità scolastica, ma anche dei genitori”.

Alla faccia dei gufi, riecco Paolo Gentiloni, che rientra a Palazzo Chigi. In piena attività. «Le riforme non si fermano», twitta il presidente del Consiglio, ricoverato all’ospedale Gemelli per problemi cardiaci martedì scorso al rientro da una giro di visite all’estero.
Il premier ieri ha presieduto il consiglio dei ministri. E subito si è trovato alle prese con i problemi. La discussione si è accesa soprattutto sulla riforma della Buona scuola, di cui si è parlato perché il consiglio dei ministri ha dato via libera a otto decreti attuativi. Due i nodi. Il primo a proposito della scelta se inserire o meno il divieto di bocciare nelle scuole elementari. Alla fine si è deciso di non inserirlo, ma alcuni ministri, per esempio Andrea Orlando e Claudio De Vincenti, hanno chiesto di fare alcune correzioni. Il compromesso finale è che le insegnanti dovranno eventualmente argomentare con le famiglie degli alunni la decisione presa.
Altro tema che ha scatenato un confronto vivace è stata la riforma della scuola da zero a sei anni. In particolare la possibilità di inserire in quel segmento scolastico l’educazione di genere, tema su cui il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha insistito molto anche da semplice senatrice. Ed è una delle ragioni per cui la sua nomina a ministro è stata fortemente osteggiata dal mondo cattolico. La Fedeli aveva depositato in Senato il disegno di legge «per l’introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle scuole e nelle università». Il ministro Alfano ha espresso forti perplessità rispetto all’idea di introdurre direttive di questo tipo, chiedendo che ci si attenga alla Costituzione e all’articolo 3, quello secondo cui «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge». Per il resto, su proposta del ministro della Difesa, Roberta Pi- notti, il consiglio ha prorogato l’incarico per il comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, per il capo di Stato Maggiore della Difesa Claudio Graziano, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Danilo Errico.
Gentiloni è stato accolto con affetto dalla sua squadra di governo. Le prime ad accoglierlo sono state le ministre Beatrice Lorenzin, Anna Finocchiaro e Roberta Pinotti. Poi le strette di mano con il Guardasigilli Andrea Orlando, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il capo della diplomazia Angelino Alfano. Infine baci e abbracci da Marco Minniti, Carlo Calenda e Maurizio Martina. Ultima ad accogliere Gentiloni è il sottosegretario alla Presidenza
Maria Elena Boschi. Bacio e un rapido scambio dibattute.
«Sta bene», riferisce Orlando al termine della riunione di gabinetto, «c’è stata una discussione già molto intensa in cdm, alla quale ha dato conclusioni efficaci per affrontare
al meglio i prossimi passaggi».
Il consiglio dei ministri si è occupato anche della legge sulle unioni civili. «Con i decreti legislativi di oggi (ieri, ndr) terminiamo l’iter delle unioni civili. Era una promessa, ora è una legge», ha dichiarato l’ex ministro Boschi. È Monica Cirinnà, senatrice che ha dato il nome al provvedimento, a spiegare le novità contenute nelle norme approvate ieri in consiglio: «I decreti chiariscono che, come per il matrimonio, anche l’unione civile può essere celebrata in pericolo di vita in nave o in aereo. Si afferma poi», aggiunge la senatrice democratica, «che il matrimonio contratto all’estero da persone dello stesso sesso produce in Italia gli effetti dell’unione civile. E che questo vale solo per i cittadini italiani mentre per lo straniero continua a valere la legge del suo Stato, in ossequio ai principi del diritto internazionale privato».
È stato inoltre chiarito, conclude Monica Cirinnà, «che sarà sufficiente il certificato di stato libero, al posto del nulla osta del Paese di origine, per quegli stranieri provenienti da Stati nei quali l’orientamento sessuale sia causa di discriminazione e nei quali l’omosessualità sia penalmente
sanzionata».

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