Uova contaminate, due i campioni positivi in Italia: è allarme nei negozi e allevamenti

E’ allarme uova contaminate da l’insetticida fipronil anche in Italia. dopo che sono stati trovati due campioni positivi ai controlli in un centro di imballaggio nelle Marche e in un laboratorio artigianale di pasta nel Lazio.

Una volta individuati, i relativi lotti sono stati ritirati. Nello specifico, il ritrovamento pare sia avvenuto nell’ambito dei controlli disposti dal Ministero della Salute nelle settimane scorse, dopo l’allarme diffuso all’inizio di agosto in alcuni paesi europei, quando migliaia di uova infette con il pesticida utilizzato in veterinaria contro pidocchi, acari, zecche, pulci e parassiti ma vietato sugli animali destinati alla catena alimentare, erano state ritirate dai mercati di Belgio, Germania, Olanda, Gran Bretagna e Francia.

Adesso però, sono stati scoperti su 114 campioni esaminati tra uova, prodotti derivati e alimenti che li contengono da istituti zooprofilattici e segnalati alle Regioni e ASL competenti per territorio, due casi positivi e proprio nella giornata di ieri, il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo ha chiesto di fare i nomi delle aziende coinvolte e di pubblicare così come avvenuto in Francia, l’elenco dei prodotti coinvolti e togliere il segreto sulla destinazione finale di tutti i prodotti alimentari importati, rendendo in questo modo pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero. La notizia del ritrovamento in Italia delle uova infette, è stata diffusa dal Ministero della Salute che è in collaborazione con le autorità sanitarie regionali e il comando per la tutela della salute ed ha proseguito nel corso della scorsa settimana, un’intensa attività di monitoraggio per la ricerca di eventuali contaminazioni da fipronil.

Il Monitoraggio nello specifico ha riguardato uova, prodotti derivati e alimenti che contengono sia di provenienza estera che nazionale. Ad oggi, sembra che abbiano effettuato 42 campionamenti conoscitivi su prodotti trasformati contenenti uova, derivati prelevati da negozi e supermercati su disposizione del Ministero dello scorso 14 agosto. Ora sembra che 181 campionamenti siano stati effettuati dalle regioni nell’ambito del piano di ricerca sul pollame, uova, derivati dal Ministero lo scorso 11 agosto e 60 campionamenti dagli uffici periferici del Ministero della Salute per gli adempimenti comunitari, per merci provenienti dai paesi interessati dal allerta fipronil.

“Premesso che si tratta di una sostanza che deve essere assolutamente assente negli alimenti, la quantità di fipronil rilevata, pur superando il valore limite, è molto sotto la soglia di tossicità acuta, quindi sono escluse conseguenze per la salute umana”, è questo quanto spiegato da Giuseppe Ruocco capo della Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute. Lo stesso ha aggiunto che si tratta di una sostanza che non si accumula, perché viene eliminato dall’organismo. Ad ogni modo, la Coldiretti ribadisce che lo scandalo delle uova contaminate con insetticida e commercializzate in Europa, riguarda solamente quella importata dall’estero, ma le uova italiane possono essere ben riconosciute, perché su ogni buccia è presente l’indicazione.

E per fortuna che ci avevano detto di star tranquilli. Che le uova al fipronil non erano mai arrivate sugli scaffali dei nostri supermercati e che non c’era nulla da temere. Oggi, a due settimane dallo scandalo alimentare che ha messo in allerta mezza Europa, il ministero italiano della Salute e i Nas dei Carabinieri ammettono di aver trovato due casi positivi nel Belpaese.

Uno ad Ancona e uno a Roma. A Milano, invece, sotto sequestro è finita una partita di omelette surgelate, commercializzate dalla Trade Group – la cui sede si trova nella “Chinatown” meneghina – e distribuite da una società tedesca: le uova con cui erano state confezionate risultano contaminate. Si tratta di 127 confezioni, 117 delle quali già vendute e a raccontare l’accaduto è proprio il numero uno della Sanità lombarda, Giulio Gallerà: «Consigliamo a chi avesse acquistato il prodotto denominato “Atsuyki tamago” di riconsegnarlo alla Ats della Città metropolitana».

Da quando la bolla – al tuorlo infetto – è scoppiata a inizio mese, gli addetti ai lavori hanno hanno analizzato 114 campionamenti (quelli raccolti sono molto di più) e in due di loro hanno trovato qualcosa che non va. I camici bianchi dello Stivale, infatti, si sono dotati di provette e alambicchi a seguito della segnalazione, la settimana di Ferragosto, di un’azienda emiliana che ha fatto sapere di aver comprato derivati a rischio (nel caso specifico: bianco e rosso d’uovo pastorizzati). Provenienza del lotto: l’Olanda.

I prodotti in questione (fortunatamente) non erano finiti sulle tavole tricolori, ma ci è mancato poco. Quelli della Capitale erano in un laboratorio artigianale di pasta all’uovo, quelli marchigiani stipati in un centro di imballaggio e destinati alla grande distribuzione. Nel frattempo i 240 quintali di merce appartenenti alla ditta emiliana sono stati bloccati. Ministero, Regioni e Carabinieri stanno cercando di capire quale sia la fonte della contaminazione già attestata: quel che è certo, in questo caso, è che si tratta solo di derivati, cioè non di uova intere né di prodotti finiti. «Pur superando il valore limite – spiega il capo della Direzione generale per la Sicurezza degli alimenti del ministero, Giuseppe Ruocco, – la presenza di fipronil, nei due lotti segnalati, è molto sotto la soglia di tossicità acuta». Come a dire, di pericoli concreti per la salute non ce ne sono.

E sarà pure (speriamo), ma l’apprensione cresce. «Vogliamo conoscere l’origine delle uova – sbotta Agostino Macri, responsabile dell’Area sicurezza alimentare dell’Unione nazionale consumatori, – è importante sapere se erano di importazione o nazionali, perché in questo ultimo caso vorrebbe dire che il problema non riguarda solo gli allevamenti esteri». A dargli man forte c’è la Coldiretti che, per bocca del suo presidente, Roberto Moncalvo, rincara la dose: «Chiediamo di fare i nomi delle aziende, di pubblicare subito un elenco dei prodotti coinvolti e di togliere il segreto sulla destinazione finale di tutti gli alimenti importati. Le uova italiane possono essere riconosciute perché presentano un’indicazione sul guscio, tuttavia è necessario migliorarne la visibilità».

Il fipronil è un insetticida usato sugli animali da compagnia, ma non può essere adoperato su quelli della catena alimentare perché, per l’uomo, è ritenuto “moderata- mente tossico”. Dove “moderatamente” suona più come ima presa in giro che come ima rassicurazione, e tanto basta. L’allarme delle uova infette è partito il 2 agosto in Belgio e in Olanda: due persone sono state arrestate e più di 150 allevamenti chiusi. Eppure i Paesi coinvolti risultano essere addirittura 15, il nostro figura tra questi. A Bruxelles è stata convocata la Commissione europea della Salute, a più riprese si è comunicato che stare in quella lista non significa necessariamente aver ricevuto prodotti contaminati. Per sviare ogni dubbio i Nas hanno effettuato 42 campionamenti, le Regioni 181, gli uffici periferici del ministero altri 60. In tutto 283. Fino ad ora ne hanno analizzati la metà e due lotti sono finiti nell’occhio del ciclone. Senza contare le omelette al fipronil che sono sbucate i nomi in Lombardia. «Abbiamo segnalato le positività alle Asl competenti per ulteriori accertamenti -, chiosano dagli uffici di Beatrice Lorenzin, – e per l’adozione di eventuali provvedimenti restrittivi». La frittata, però, sembra già fatta.

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