Afghanistan, superbomba americana ha ucciso oltre 30 militanti Is

Gli Stati Uniti hanno sganciato la Gbu-43 MOAB sull’Afghanistan orientale, nella zona di Nangarhar, con l’obiettivo di colpire l’Isis. L’ordigno è una ‘Gbu-43/B Massime Ordnance Air Blast (Moab, conosciuta come “la madre di tutte le bombe”) ed è la prima volta che vien impiegato. Spicer, citato dai media americani, ha sottolineato che sono state prese le precauzioni necessarie per evitare vittime civili e “danni collaterali”. Nella maggior parte dei casi si tratta delle stesse persone che anziché issare la bandiera bianca taleban ne issano una nera, perché incute più timore e attira denaro.

La bomba è lunga circa nove metri e pesa 9,8 tonnellate. Nessun bombardiere americano ha attualmente le dotazioni necessarie a trasportarla, così la MOAB deve essere sganciata da un cargo C-130.America Again. Messaggio a Mosca: 11 tonnellate di esplosivo sganciate su Achin a poche ore dalla conferenza di pace organizzata dalla Russia.

Come le installazioni-bunker piazzate dal governo nordcoreano in gallerie sotterranee. Il suo raggio di esplosione e l’immensa onda d’urto che produce, però, sono in grado di distruggere caverne superficiali e altri sistemi poco profondi, come trincee e fortificazioni campali. Oltre a colpire l’Isis, il raid è anche un avvertimento alla Corea del Nord? Gli USA hanno sganciato sull’Afghanistan la più potente bomba mai progettata. Bombe di enormi dimensioni sono intrinsecamente uno spreco di risorse. A firmare l’autorizzazione per l’uso dell’ordigno è stato il comandante delle forze americane in Afghanistan, il generale John Nicholson. La nuova azione bellica sconcerta chi affermava che il neopresidente avrebbe avuto in politica estera un atteggiamento isolazionista, defilandosi dagli scenari internazionali. La Corea del Nord è avvisata.

Quindi non saranno certo le super bombe di Trump ad annientare l’insurrezione jihadista contro Kabul e gli alleati occidentali. Ma è molto difficile crederlo. Ma tutta la zona è preclusa a chiunque voglia avvicinarsi. Il MOAB è ancora più inutile come minaccia nei confronti della Corea del Nord. Il rilascio dell’ordigno, il più potente e mai fino ad ora usato in battaglia, è avvenuto alle ore 19 locali.

Un gradino sotto c’è lei, la “madre di tutte le bombe”. Questo risultato sarebbe possibile grazie a un meccanismo differente. Altri testimoni gli hanno raccontato di un esplosione senza precedenti. Il peso? 10 tonnellate.

E’ stata sganciata nella giornata di ieri la GBU-43 chiamata Massive Ordnance Air Blast Bomb, una bomba guidata,la più potente non nucleare mai usata nella storia. La bomba, nello specifico sarebbe stata sganciata nel pomeriggio di ieri, intorno alle ore 19 ora locale sull’Afghanistan orientale, nella zona di Nangarhar con l’obiettivo di colpire l’Isis; è questo quanto reso noto dal Pentagono, che ha confermato tutte le anticipazioni diffuse dalla Cnn. Si tratterebbe della bomba MOAB, la quale secondo quanto riferito, peserebbe quasi 10 tonnellate ed ha la forza di distruggere tutto nel raggio di centinaia di metri. Guidata da un sistema Gps sull’obiettivo, pesa 8,5 tonnellate di esplosivo H-6 ad altissimo potenziale la sua deflagrazione equivale all’esplosione di 11 tonnellate di tritolo.

“Abbiamo preso di mira un sistema di tunnel e grotte che i combattenti dell’Isis utilizzano per muoversi liberamente, in modo da poter colpire più facilmente i militari e i consiglieri americani e le forze afghane nell’area”, è questo quanto riferito dal portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, in merito all’uso di una bomba Moab contro tunnel dello Stato islamico in Afghanistan. Intervenuto ache il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, il quale ha definito l’evento, ” un atto muscolare, altamente coreografico, amplificato a dismisura dai media, ancora una volta le vere pistole cariche di Donald Trump e dei suoi generali”.

“Gli scenari di conflitto attuali hanno escluso l’utilizzo di armi come quella usata oggi in Afghanistan, ma anche di armi più piccole”, spiega il generale ad HuffPost. “Se parliamo di bombe, l’orientamento è verso le small diameter bomb, ordigni miniaturizzati pensati per evitare danni non voluti. Dubito che l’obiettivo colpito oggi in Afghanistan potesse essere centrato solo con una bomba di nove metri di diametro. Sono più portato a credere che si sia trattato, ancora una volta, di un atto muscolare, altamente coreografico”. Questa bomba è stata sperimentata in Florida tre giorni dopo l’invasione dell’Iraq e data la sua potenza, rappresenta un’arma psicologica; la sua vera forza si basa, sull’enorme quantitativo di esplosivo ad alto potenziale, sulla capacità di provocare devastanti onde d’urto che distruggono qualsiasi cosa, bunker, persone ed equipaggiamento.

In una nota diffusa alla Casa Bianca, si legge ancora che il radi è stato organizzato in modo da ridurre al minimo il rischio per le forze afgane e americane e per massimizzare l’eliminazione dei combattenti dell’Isis e delle loro strutture.sottolineando ancora che sono state prese precauzioni per evitare vittime civili. “Un’altra missione di successo, sono molto orgoglioso dei nostri militari”. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto a domande dei giornalisti sulla ‘superbomb’ sganciata dagli Usa in Afghanistan, sottolineando che i militari hanno la sua “totale autorizzazione”, cioè carta bianca.

Le forze armate Usa hanno gettato la bomba «convenzionale» – non nucleare – più potente del loro arsenale sull’Afghanistan orientale, il giorno dopo che un Berretto Verde è morto combattendo l’Isis in quella zona. L’ordigno, chiamato GBU-43B, è considerato la «madre di tutte le bombe» perché è la più micidiale, con la massima potenza di penetrazione nei bunker. Il bersaglio del bombardamento, infatti, è stato un tunnel sotterraneo nella provincia di Nangarhar, costruito dallo Stato Islamico quando ha allargato la sua zona di influenza in Afghanistan. Il distretto di Achin, dove era ospitato il labirinto di gallerie dell’Isis, è molto vicino al confine con il Pakistan.

«Da quando stanno subendo maggiori perdite, i militanti dell’Isis stanno utilizzando ordigni occasionali improvvisati, bunkers e tunnel per rendere più solide le loro difese», ha spiegato il generale John Nicholson, comandante delle forze statunitensi in Afghanistan. «Questa bomba è l’ordigno giusto per ridurre questi ostacoli e mantenere il momentum della nostra offensiva contro l’Isis».

È la prima volta che l’arma, cosiddetta MOAB (Massive Ordnance Air Blast) ed entrata in servizio nel 2008, è stata utilizzata in combattimento, dopo il test ufficiale effettuato nel 2003 durante la guerra in Iraq. «L’abbiamo fatta cadere dal retro dell’aereo», ha spiegato un ufficiale Usa a Fox News specificando che l’aereo da trasporto era un C-130. Per fare un confronto con i 59 missili lanciati sulla Siria, la MOAB, che è considerata come una piccola bomba nucleare per i suoi formidabili effetti distruttivi, pesa 21mila libbre (una libbra è quasi mezzo chilo) contro le 1.000 libbre di un missile Tomahawk.

Dopo i 59 missili contro la base aerea in Siria per punire Assad, e le pressioni sulla Cina perché metta un freno all’espansione nucleare nordcoreana, il presidente americano ha ancora una volta spiazzato il mondo spostando la sua attenzione «pratica» sul teatro afghano e sull’Isis. Trump aveva detto in campagna elettorale che sarebbe stato imprevedibile nelle sue azioni contro i terroristi e gli avversari politici. Ossia il contrario del «trasparente» di Obama che preannunciava manovre e strategie, salvo disattenderle poi in concreto, come fu per la famigerata «linea rossa» siriana contro le armi chimiche.

Il soldato statunitense caduto per mano dell’Isis, ieri l’altro, ora, ha indotto Trump a condurre un’operazione inattesale cui conseguenze militari sono ancora da valutare, a partire dal numero dei nemici uccisi e delle eventuali vittime collaterali. Frale vittime, secondo la Bbc, vi sarebbero molti militanti dello Stato Islamico, fra cui il fratello di un importante leader del gruppo terrorista.

Il portavoce della Casa Bianca ha detto nella conferenza stampa quotidiana che l’esercito ha preso le massime precauzioni per minimizzare le perdite dei civili, ma gli effetti politici si sono immediatamente irradiati nelle capitali interessate. Le 10 tonnellate di esplosivo sui militanti dell’Isis, in un campo di battaglia in cui gli Usa, operano all’interno di quella alleanza atlantica che per Trump non è più «obsoleta» ma vitale, si sono sentite da Teheran a Damasco, da Pyongyang a Pechino.

Nome tecnico Gbu-43/B Massime Ordnance Air Blast è conosciuta come «la madre di tutte le bombe». Sviluppata nel 2003 nella Seconda Guerra del Golfo, un passo prima dell’atomica, distrugge tutto nel raggio di centinaia di metri.

Si trovava nel distretto di Achin in Afghanistan, al confine montagnoso col Pakistan.
Gli Stati Uniti si sono limitati ad annunciare l’attacco, senza fare valutazioni sui risultati ottenuti, mentre secondo fonti della Bbc l’esito sarebbe stato letale per molte persone tra cui un leader dell’Isis.

L’Isis si è installato in quell’area, un territorio molto aspro e difficile da controllare, a fine 2014con2-3 mila combattenti ed è in lotta con gli stessi Taleban, rimasti fedeli all’alleanza con Al-Qaeda.  Alla domanda se aveva autorizzato personalmente la missione, ho risposto di aver autorizzato i vertici militari a fare «quello che devono, e lo fanno benissimo. È stato un altro grande successo.

Se vedete che cosa hanno fatto nelle ultime otto settimane e lo paragonate agli ultimi otto anni, vedete la differenza», ha detto Trump. Impossibile sottostimare i timori che sicuramente stanno montando in Iran e in Corea del Nord, alleati nella costruzione di ordigni atomici. Hanno imparato non solo che Trump spara missili «normali», ma dispone di munizioni capaci di distruggere i rifugi più protetti. E soprattutto, ha la determinazione politica di intervenire. Il mondo sta facendo un corso accelerato di comprensione di che razza di presidente sia Trump: uno che dice quello che pensa, e che fa quello che dice. Aveva detto che avrebbe distrutto l’Isis, e lo fa usando tutti i mezzi che ha.

Kim Jong-un non arretra e fa le prove con l’atomica

La Corea del Nord è avvertita. Il su arsenale è nulla al confronto di quello statunitense. Anche se dispone di una quantità stimata fra le 10 e le 16 bombe atomiche, più 2.500/5mila tonnellate di armi chimiche, più la capacità di produrre una varietà di armi biologiche tra cui l’antrace, più un migliaio di missili capaci di arrivare fino a una gittata di 4mila km.
Secondo le ultime immagini diffuse on line dal sito di analisti 38 North, sarebbe infatti imminente nel sito di Punggyeri il sesto test nucleare dal 2006. Ma secondo quanto ha detto il primo ministro giapponese Shinzo Abe alla Dieta di Tokyo, al regime di Pyongyang potrebbe anche venire l’idea di montare sulle testate dei suoi missili non armi nucleari, ma gas sarin.

Nel frattempo, un iperattivo KJimJong- un ha prima nella mattinata di ieri super visionato le operazioni di un commando di forze speciali; poi, nel corso della giornata, ha inaugurato un nuovo complesso residenziale nel centro della capitale, come simbolo di progresso economico.

Ma in Corea del Sud si sta intanto recando in visita ufficiale il vice presidente degli Usa Mike Pence, che passerà il giorno di Pasqua con i soldati statunitensi stanziati al confine con la Corea del Nord, lungo quel famoso 38esimo Parallelo insanguinato nella guerra del 1950-53. Arriverà sabato, per il 105esimo anniversario dalla nascita di Kim Il-Sung: defunto nonno dell’attuale leader, fondatore del regime e formalmente ancora capo dello Stato anche dopo la morte, dal momento che l’hanno proclamato «Presidente Eterno»: il titolo  formale di Kim Jong-un è quello di Grande Successore della Repubblica Democratica Popolare di Corea.

Si sa che itest nucleari e missilistici di Pyongyang coincidono sempre con grandi ricorrenze di questo tipo, e la presenza di Pence potrebbe rendere l’occasione anche più clamorosa. A ruota, tra il 19 e il 20 aprile ci sarà a Pechino il settimo Dialogo Strategico tra Unione Europea e Cina, che dal 18 al 20 aprile, con la presenza dell’Alto Rappresentante per le Politiche Estera e di Sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini. E anche quella potrebbe essere una tentazione. Peraltro, anche tra Cina e Giappone la situazione è rovente, come dimostra la cifra di 1.168 caccia giapponesi che tra marzo 2016 e marzo 2017 si sono levati in volo per intercettare jet cinesi, contro i 701 dell’anno precedente.

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