Obbligo dei vaccini a scuola. Via libera del Governo al decreto: cosa cambia per le famiglie

A poche ore dall’approvazione del decreto legge che rende obbligatori il vaccino per i bambini fino a 6 anni, che devono iscriversi alle scuole; arriva la testimonianza dell’oncologo pediatrico Andrea Biondi che racconta il caso emblematico di un bambino di 7 anni, già malato di leucemia, in condizioni gravissime per essere stato contagiato dal morbillo. “Se i genitori dovessero rifiutare la vaccinazione, ci saranno una serie di sanzioni molto pesanti”.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha specificato che il decreto allarga “a 12 le vaccinazioni obbligatorie per l’iscrizione a scuola“, annunciando che aumenteranno i controlli sulla copertura vaccinale.

Il Comitato Nazionale di Bioetica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sempre estremamente attento alla libertà di scelta, ha recentemente ritenuto di dover approvare una mozione sui vaccini che recita: “E’ necessario porre in essere, in caso di situazioni di allarme, azioni ripetute e adottare provvedimenti di urgenza -ed eventuali interventi legislativi-necessari a ripristinare o raggiungere un livello accettabile di sicurezza sanitaria ottenibile mediante il mantenimento di elevate coperture vaccinali“.

“Per la scuola dell’obbligo la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell’autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti“, ha spiegato il premier.

Il nuovo piano di vaccinazione entrerà in “modo graduale”, visto “il sistema sanzionatorio” e la necessità di “aggiornare e coinvolgere le famiglie”.

L’obiettivo del decreto – ha aggiunto ancora il premier – è “quello di evitare che le difficoltà che oggi ci sono si trasformino in vere emergenze“. C’è l’Accademia dei Lincei che proprio oggi sforna un documento favorevole “all’obbligatorietà delle vaccinazioni per accedere alla scuola“. Vengono ricompresi nella categoria obbligatoria quelli un tempo considerati facoltativi, tra i quali anche l’mprv (morbillo, parotite, rosolia e varicella) e i due contro la meningite, di ceppo B e C. Inoltre all’iscrizione presso qualunque istituto, cioè da 0 a 16 anni, bisognerà presentare il libretto vaccinale. Anche la scuola, prosegue “avrà l’obbligo di riferire alla Asl la mancata vaccinazione, l’Asl avrà l’obbligo di chiamare la famiglia e dare dei giorni per vaccinare“. Se qualcuno ci sta ancora pensando.fateli. “Presenteremo una mozione per chiedere che l’amministrazione di Vicenza si faccia parte attiva per chiedere alla Regione di introdurre l’obbligo vaccinale per l’accesso alle scuole dell’infanzia – dichiara Giacomo Possamai, capogruppo PD in Consiglio Comunale – E la stessa mozione potrà essere proposta anche in tutti gli altri comuni del Veneto, proprio per far partire dalle amministrazioni locali una richiesta forte al legislatore regionale”.

Nella giornata di ieri è arrivato il via libera del Consiglio dei Ministri al decreto legge che introduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola a partire dal prossimo mese di settembre.  Il decreto legge in questione approvato dal Consiglio dei Ministri è il seguente ” disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”. Il provvedimento licenziato nella tarda mattinata di ieri dal Consiglio dei Ministri rende, dunque, obbligatori una serie di vaccini che fino ad ora erano semplicemente raccomandati, tra questi alcuni importanti come quelli contro il morbillo e la meningite che dal momento di approvazione del decreto diventeranno obbligatori con modalità transitorie che il decreto metterà in luce per consentire a famiglie e sistema di adeguarsi alla decisione e senza traumi.  E’ questo sostanzialmente quanto riferito dal premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa la quale si è tenuta al termine della riunione dell’Esecutivo.

I vaccini dunque saranno obbligatori pena la non iscrizione a scuola nella fascia di età da 0 a 6 anni ovvero in nidi ed asili, ma saranno obbligatori anche nelle scuole dell’obbligo, elementari e medie e primi due anni delle scuole superiori ovvero fino a 16 anni,  ma in quest’ultimo caso non è previsto il divieto di iscrizione a scuola, ma soltanto delle sanzioni pecuniarie seppur molto ingenti, il cui importo può arrivare anche a 30 volte di più di quelle esistenti. Il decreto sui vaccini “è una scelta importate che qualifica il governo nel campo della protezione della salute”.

Così il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a palazzo Chigi. “Operiamo con decreto perchè ci sono state alcune decisioni delle Regioni – ha spiegato -, e su questo punto il Governo sente l’esigenza e il dovere di dare un indirizzo”.  Come abbiamo già avuto modo di anticipare, saranno circa 12 i vaccini obbligatori in cui i bambini dovranno essere sottoposti per poter effettuare gli iscrizioni al nido e all’asilo,  tra i quali appunto quelli contro la meningite e il morbillo,  contro la polio, la difterite, il tetano, l’epatite B, la pertosse, l’emofilo b,  la rosolia, la parotite e la varicella.

Secondo quanto riferito dal ministro Lorenzin per la scuola dell’obbligo, come abbiamo avuto già modo di vedere, si cambierà modalità nel senso che gli alunni  di età compresa tra i 6 ei 16 anni, dovranno presentare alla scuola il certificato di vaccinazione e nel caso non lo si presenta, il dirigente scolastico farà una segnalazione all’Asl che contatterà la famiglia e darà un arco di tempo nel quale poter effettuare la vaccinazione al proprio figlio,  qualora i genitori dovessero rifiutare la vaccinazione ci saranno una serie di sanzioni anche molto pesanti. “Non si tratta di uno stato di emergenza ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere”, commenta il premier Paolo Gentiloni.

Finisce come avevamo previsto. Che una lite tra ministre decide del futuro dei nostri bimbi. Che la priorità è la salute ma la politica le sta fiato sul collo e impone tempi, modi ed efficacia dei provvedimenti. Dunque non stupitevi se concludiamo il lungo dibattito sul- l’obbligo di vaccino con una battuta: vince la Fedeli, perde la Lorenzin… Che di per sé è un’anomalia perché non si è mai visto che una questione così importante finisse nel tritacarne delle beghe di partito e che un ministro dell’Istruzione – per quanto femminista riformista e di sinistra come ama definirsi – si occupasse e decidesse di materia che compete tutt’altro dicastero (non si lede il diritto all’istruzione, aveva detto la Fedeli sostenendo l’obbligo di vaccinazione fino ai sei anni e non 10 come chiedeva la Lorenzin).

Lei, la Fedeli, che fino a pochi mesi fa ha masticato di sindacati e vertenze aziendali, che ha un diploma in scienze sociali (e non di maturità), ma non ha forse le strette competenze per decidere in materia di salute pubblica. Il dubbio atroce infatti è questo. Che il decreto messo a punto dal Consiglio dei ministri possa effettivamente produrre i risultati sperati. Vero che è stato fatto un passo in avanti: meglio l’obbligo di vaccino fino ai sei anni (coni bimbi tenuti fuori dalle scuole e i genitori che rischiano di perdere la patria potestà), e sanzioni pesanti a partire dalle elementari, del nulla di adesso. Ma spiace dirlo: c’è odore di provvedimento placebo. Di accordicchio che contenta tutti per non scontentare nessuno. E su cui, consentitelo, la pressione di una certa parte politica, in primis i grillini, ha avuto il suo peso. Per dirla con l’ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia, «è un provvedimento demagogico che fa felice la politica ma delude ilpaese».

E poi il meccanismo, scusate. Il decreto impone l’obbligo di vaccino fino ai sei anni. Dai sei anni in su l’obbligo decade e subentra la sanzione. Dunque al momento dell’iscrizione le famiglie devono presentare un libretto vaccinale. Se non sono in regola la scuola dovrà contattare l’Asl che a sua volta chiamerà le famiglie invitandole a effettuare il vaccino salvo incorrere in pesanti sanzioni. Ora prendete il provvedimento e applicatelo alla scuola pubblica e alle Asl da cui tutti siamo passati. Immaginate le carte, i passaggi, i tempi. Pensate alla burocrazia farraginosa e alla lentezza con cui tutto succede. Pensate alla realtà quotidiana. E infilateci un provvedimento ministeriale che prevede rigidità e tempi stretti altrimenti tutto sarà vano. Altrimenti i nostri figli continueranno ad andare a scuola con ragazzini non vaccinati. Dicono: ma l’obbligo di vaccinazione resiste fino ai sei anni, dunque per tutto il periodo in cui si concentra la maggior parte delle vaccinazioni. Vero solo in parte. Perché molte di queste necessitano di un richiamo in età scolare. E perché ci sono profilassi che si fanno dopo i sei anni, come il vaccino contro il papilloma virus che provoca il tumore della cervice uterina e va sommistrato alle adolescenti. Quanto alle sanzioni, non fatevi illusioni. E non credete siano garanzia di obbedienza. In Italia siamo maestri nell’arte di svicolare. Anche se c’è la sanzione e anche se questa raggiunge i 7500 euro. Per stessa ammissione di chi bazzica la scuola, quelle che c’erano finora non si applicavano mai. Qui parliamo di multe 30 volte più alte che forse spaventano ma non atterriscono chi la scelta di non vaccinarsi la fa per ragioni ideologiche. E raramente sono famiglie povere che faticano ad arrivare a fine mese. Dispiace che sia andata così. Dispiace perché bastava poco. Come guardare l’immagine postata da Bebe Vio. Il suo corpo ferito, esibito insieme agli effetti della mancata meningite. Bastava quella per trovare più coraggio.

Dodici punture solo fino a 6 anni

Vaccini, dal prossimo anno scolastico si cambia tutto. Le punturine da quattro passano a 12: oltre ad antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica ed antiepatite virale B, si aggiungono l’antipertosse, l’anti-meningococco B e C, Tanti-morbillo, Tanti-rosolia, Tanti-parotite, l’anti-vari- cella e il vaccino contro l’Aemophilus influenzae. Ma la vera svolta è un’altra: i bimbi non vaccinati non potranno essere iscritti agli asili nido e alle scuole materne (da 0 a 6 anni) e i genitori trasgressori rischiano di perdere la patria potestà. La Asl li avvertirà su date e tempi per sottoporre i figli alla profilassi, ma se mamma e papà poi si dimenticano, o se per qualunque motivo violano l’obbligo vaccinale, saranno segnalati al Tribunale dei Minori per la sospensione della potestà genitoriale. L’obbligo è esteso anche perle elementari, le medie e per i primi due anni delle Superiori, cioè per i minorenni da 7 a 16 anni, però in questo caso si può entrare lo stesso in classe, ma si paga la multa.

L’Asl convoca i genitori e li invita a procedere con le iniezioni che mancano e chi trasgredisce sarà soggetto a sanzioni salate, da 500 fino a 7.500 euro. Le multe saranno irrogate dalle Aziende Sanitarie. Anche nella scuola dell’obbligo, il dirigente scolastico è tenuto a segnalare alla Asl la presenza a scuola di minori non vaccinati. La mancata segnalazione può integrare il reato di omissione di atti d’ufficio punito dall’articolo 328 c.p.

In sintesi: senza vaccini è vietata l’iscrizione al nido e alle materne, cioè da zero a sei anni di età. Alle elementari rimane l’obbligo dell’anti-virus ma chi trasgredisce viene punito solo con un’ammenda e con il divieto di iscrizione perché prevale il diritto allo studio. Sembra così, dunque, che in Consiglio dei ministri, alla fine sia prevalsa la linea della ministra dell’Istruzione,Valeria Fedeli, e infatti il decreto prevede l’obbligo delle vaccinazioni per asili e materne, pena l’esclusione del minore da scuola. La titolare dell’Istruzione, Beatrice Lorenzin, chiedeva invece di estendere il divieto di iscrizione fino a 10 anni di età: in sostanza, i genitori che avessero iscritto il figlio alle elementari senza avere tutte le carte in regola, avrebbero trovato le porte dell’istituto scolastico chiuse. Una linea, quella della profilassi sui minori obbligatoria per legge, caldeggiata anche dal segretario del Pd, Matteo Renzi, che ha fatto dei vaccini un grimaldello nella sua strategia post-Congresso.

Lorenzin incassa comunque le maxi-sanzioni nei confronti degli inadempienti e al ministero della Salute c’è soddisfazione per il testo appena passato in Cdm, che sarà in vigore da settembre con l’inizio dell’anno scolastico. La ministra di Area popolare ha precisato che non si tratta di 12 vaccinazioni da fare singolarmente perché alcune vengono effettuate in gruppo. Per quanto riguarda la copertura economica per l’estensione dell’obbligo di profilassi, gli stanziamenti sono già previsti dal nuovo Piano nazionale di prevenzione 2017-19 e finora si parla di 413 milioni di euro. Chi può essere esonerato dalla vaccinazione obbligatoria? Solo il bambino che abbia particolari problemi di salute documentate dal medico o dal pediatra o il piccolo che ha già avuto una delle sopracitate malattie (e dunque ne è immune).

Piano nazionale vaccini 2017-2019: ecco cosa cambia

E ancora, contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili; completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali, interoperabili a livello regionale e nazionale, tra di loro e con altre basi di dati (malattie infettive, eventi avversi, residente/assistiti); migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione; promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni coerente con i principi guida del presente Piano, descritti come “10 punti per il futuro delle vaccinazioni in Italia”; sostenere, a tutti i livelli, il senso di responsabilita’ degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il Ssn, e la piena adesione alle finalita’ di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza; attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l?individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione, coinvolgendo le altre istituzioni competenti (Ministero della Difesa); favorire, attraverso una collaborazione tra le Istituzioni Nazionali e le Societa’ Scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini. Il Piano interviene inoltre sul fronte del comportamento dei medici nei confronti dei vaccini, prevedendo delle sanzioni. Si legge infatti che vi sara’ una “ricognizione continua delle possibili violazioni del supporto alla pratica vaccinale e dell’offerta attiva delle vaccinazioni da parte dei medici e del personale sanitario dipendente e convenzionato con il servizio sanitario nazionale” e che “saranno concertati percorsi di audit e revisioni tra pari, con la collaborazione degli ordini professionali e delle associazioni professionali e sindacali, che possano portare anche all’adozione di sanzioni disciplinari o contrattuali qualora ne venga ravvisata l’opportunita’”. Il risparmio stimato annualmente (con l’eccezione delle vaccinazioni IPV e antimeningococcico tetravalente negli adolescenti) derivante dall’applicazione del nuovo Calendario vaccinale e’ prossimo ai 200 milioni di euro, viene infine precisato. (AGI)

MALATTIE E VACCINI E’ meglio avere la malattia naturale o effettuare la vaccinazione? Perché si vaccina contro malattie ormai scomparse in Italia? I vaccini sono sicuri? Sono efficaci? Come arrivare ad una scelta consapevole, quali strumenti abbiamo a disposizione per scegliere tra vaccinare o non vaccinare? Per affrontare questi problemi con razionalità è necessario porre sul piatto della bilancia tutte e due le possibilità, confrontando serenamente e senza preconcetti i rischi ed i benefici di entrambe le scelte. E’ giusto esaminare i rischi delle vaccinazioni, ma anche quelli legati alla mancata protezione contro le malattie per le quali è invece disponibile un vaccino.

L’avvento dei vaccini ha consentito di ridurre la diffusione di malattie gravi e mortali o addirittura di eliminarle dal mondo, come è avvenuto per il vaiolo. La riduzione delle infezioni, e dei conseguenti decessi e sequele invalidanti, è andata di pari passo con l’aumento delle coperture vaccinali. Pertanto il numero delle persone che hanno sofferto di queste malattie, o che hanno conosciuto direttamente persone da esse colpite, è andato diminuendo negli anni. Così, negli ultimi tempi, l’attenzione della popolazione, o per lo meno di una parte di essa, si è andata concentrando sui possibili effetti collaterali delle vaccinazioni: se un lattante sano viene vaccinato e ha dei problemi causati dalla vaccinazione, il confronto con i danni provocati dalla malattia non può più essere fatto (almeno per alcune di esse, attualmente in Italia) e quindi è possibile osservare il fenomeno della riduzione dell’accettazione delle vaccinazioni.

Questo fenomeno è ben noto a chi si occupa di vaccinazioni; tuttavia è dimostrato che la conseguenza di una riduzione della copertura vaccinale si traduce prima o poi in un aumento di quelle infezioni che sembravano scomparse e dei relativi decessi che esse provocano. E’ noto che l’accettazione delle vaccinazioni è maggiore tra le persone che hanno sperimentato di persona le conseguenze, a volte mortali o devastanti, di queste infezioni; anche chi ha avuto familiari o conoscenti affetti da queste malattie non solo accetta le vaccinazioni, ma le richiede anche quando non offerte. La percezione del rischio delle possibili reazioni ai vaccini dipende perciò anche dalla possibilità di confrontarle con i rischi derivanti dalla malattia. Al giorno d’oggi però quanti giovani genitori in Italia possono dire: “Ho visto di persona le conseguenze di una difterite, di una poliomielite”? Anche molti medici ormai non ne hanno mai vista una; mentre tra coloro che possono fare il confronto: reazione da vaccino/danni da malattia, è difficile trovare delle persone ostili alle vaccinazioni. Per i genitori di oggi, pertanto, è diventato meno intuitivo operare una scelta, rispetto a qualche decennio fa, perché manca un elemento diretto di confronto.

Questa riduzione della percezione del rischio si manifesta ormai anche per quanto riguarda la pertosse, il morbillo e la rosolia. I germi responsabili di queste infezioni circolano ancora nella popolazione italiana, ma negli ultimi anni, nelle Regioni dove si è vaccinato di più, si è verificata una nettissima diminuzione dei casi di malattia, parallelamente all’aumento della percentuale di bambini vaccinati (cioè della cosiddetta “copertura vaccinale”). Negli anni in cui non erano disponibili vaccini, si verificavano estese epidemie e, data l’elevata contagiosità delle tre malattie, praticamente nessun bambino suscettibile sfuggiva al contagio, sicché era più facile osservare le complicanze più temibili. Un altro fattore che può falsare la percezione dei rischi da vaccinazione è costituito dal verificarsi di un evento (specie se grave) temporalmente successivo a una vaccinazione, ma non causato dalla vaccinazione. Quello che conta non è che l’evento sia effettivamente correlato alla vaccinazione, ma la convinzione dei genitori che l’evento sia stato sicuramente provocato dalla vaccinazione.

Se poi questa convinzione viene rafforzata dai mass media o dai movimenti anti-vaccinali, possono verificarsi cadute delle coperture vaccinali, con gravi conseguenze (vedremo più avanti in dettaglio alcuni casi emblematici). Un altro fattore da considerare è che la vaccinazione viene praticata su di un bambino che sta bene, quindi per i genitori è a volte più difficile accettare una reazione al vaccino, rispetto ad es. ad un effetto collaterale provocato da un farmaco dato come terapia per una persona che è già ammalata. Posti di fronte alla scelta, alcuni genitori ritengono che sia meglio non fare niente (=non vaccinare) piuttosto che agire (=vaccinare). Viene cioè ritenuto che i rischi derivanti da un’azione siano maggiori di quelli derivanti dalla “omissione”, come gli psicologi anglosassoni definiscono questo comportamento (“omission-commission”): viene scelto il comportamento percepito psicologicamente come meno rischioso. 3 Purtroppo nel caso delle malattie infettive il comportamento più rischioso, sia a livello individuale che di popolazione, è proprio l’omissione (il non vaccinare) e non l’azione (la vaccinazione).

Una volta che, nel caso specifico delle vaccinazioni dei minori, i genitori ritengano che sia più rischioso vaccinare che astenersi dal farlo, possono prendere fin da subito la decisione di non vaccinare. Altri genitori, più coscienziosi e interessati ad approfondire l’argomento, cercano invece altre persone da cui attingere informazioni. Se però la ricerca di dati è condizionata da una percezione psicologica che tende a privilegiare i rischi delle vaccinazioni, piuttosto che attuare una serena disamina, è probabile che la ricerca sia volta ad ottenere conferme della propria posizione; quindi si tende a dare maggiore attendibilità a quelle fonti (spesso prive di scientificità) che confermano l’ipotesi iniziale (=è meglio non vaccinare). Non bisogna però dimenticare che con le vaccinazioni si ottengono 2 scopi: da un lato proteggiamo noi e il nostro bambino da malattie molto gravi; dall’altro, con la vaccinazione di tanti bambini, otteniamo anche la protezione della popolazione dalle epidemie, con riduzione dei rischi anche di quei pochi che, per scelta o necessità, non sono vaccinati (ciò vale per tutte le malattie prevenibili con i vaccini tranne il tetano, non essendo quest’ultimo trasmesso da persona a persona). Inoltre possiamo arrivare, per molte malattie, alla loro scomparsa dal pianeta.

La vaccinazione è un diritto fondamentale di ogni bambino ed è stata individuata come una delle azioni necessarie per ottemperare alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (Durrheim 2010). Con questo documento ci proponiamo di essere di aiuto ai genitori che desiderano approfondire il tema delle vaccinazioni pediatriche. Il testo è diviso in due parti: la prima contiene una serie di domande e risposte, il più possibile complete e nello stesso tempo sintetiche, in modo da rendere la lettura più agevole; nella seconda parte alcuni argomenti sono ulteriormente approfonditi e spiegati nei dettagli. Nel testo, tra parentesi e in corsivo, sono contenuti i riferimenti bibliografici. Pertanto, chiunque può controllare la corrispondenza tra ciò che è scritto nel documento e la fonte da cui il dato o l’informazione sono tratti. Le fonti sono costituite da articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali.

Come viene valutata la sicurezza dei vaccini? Quando diciamo che un vaccino è sicuro, che cosa intendiamo realmente? Se ci pensiamo bene, molte controversie sui vaccini ruotano intorno alla definizione di “vaccino sicuro”. Se con questo termine intendiamo un prodotto che è totalmente esente da effetti collaterali, allora nessun vaccino è sicuro al 100%. Esattamente come nessuna attività umana è sicura: un certo rischio, per quanto piccolo, esiste in tutte le nostre attività. Anche l’ambiente percepito come più sicuro, ossia la nostra casa, comporta un rischio: si stima che in Italia ogni anno più di 4.000 persone muoiano per incidenti domestici. Se invece per “sicuro” si intende un vaccino che solo molto raramente o eccezionalmente può provocare degli effetti collaterali seri e tuttavia questi sono considerati accettabili, proprio perché quel vaccino difende da un pericolo più grande, rappresentato dalla malattia, allora siamo di fronte ad una definizione più aderente alla realtà. Uno slogan ricorrente degli oppositori delle vaccinazioni è che non ci sono studi che valutano la sicurezza dei vaccini, oppure – se questi studi esistono – sono insufficienti. Questa è un’opinione, ma quali sono i fatti? La realtà è che le grandi controversie sulla sicurezza dei vaccini sono tutte state indagate per mezzo di studi approfonditi: questi studi sono stati pubblicati, pertanto chiunque può leggerli e valutarli. Gli studi sono stati intrapresi anche nei casi in cui le ipotesi da verificare erano fragili dal punto di vista scientifico (come nel caso della controversia sull’autismo, prima che si venisse a sapere che lo studio alla base di quell’ipotesi fosse fraudolento). I risultati sono riassunti nel presente documento, che di ogni studio citato riporta la bibliografia, in modo che chiunque possa controllare la fonte. Quando un evento grave, come l’insorgenza di un’epilessia oppure un’encefalite, si presenta a breve distanza da una vaccinazione, si tende ad attribuirlo a quest’ultima. Il ragionamento è: se l’evento B si manifesta dopo l’evento A, allora A è la causa e B l’effetto. Purtroppo, questo modo di ragionare è una potenziale causa di errori nell’interpretare un evento, qualsiasi evento, anche quelli banali della vita quotidiana. Per stabilire se, oltre a costituire una successione di eventi, A e B siano anche l’uno la causa dell’altro, occorre studiare un certo numero di eventi in cui B è accaduto dopo A, per capire se esiste un rapporto causa-effetto. Su un singolo caso infatti non è possibile trarre conclusioni. Purtroppo molte patologie, soprattutto a livello del sistema nervoso, insorgono nel corso del primo anno di vita, a volte nelle settimane o mesi successivi alle vaccinazioni. E allora nel campo dei vaccini (e dei farmaci in genere) è possibile effettuare degli studi di tipo epidemiologico in grado di rivelare se A è la causa di B oppure se i singoli casi osservati sono semplicemente il frutto di una coincidenza casuale. Nella Seconda parte – Approfondimenti, questo tipo di studi è illustrato nei dettagli.

Esistono accertamenti preliminari alla vaccinazione, al fine di evitare il rischio di reazioni gravi? Ogni medico vorrebbe avere a disposizione accertamenti di laboratorio in grado di prevedere o prevenire eventuali reazioni avverse conseguenti alla somministrazione dei vaccini, ma attualmente non esiste nulla del genere: intendiamo dire nulla che sia basato su evidenze scientifiche, altrimenti tutti noi effettueremmo questi accertamenti (e come noi i nostri colleghi di tutto il mondo); esiste invece la possibilità, attraverso l’anamnesi, di identificare le situazioni che controindicano (temporaneamente o per sempre) la somministrazione di un vaccino oppure le situazioni che richiedono prudenza nell’iniziare o continuare una vaccinazione. In ogni caso, non è necessario effettuare di routine, prima delle vaccinazioni, una visita medica o misurare la temperatura corporea. Nessun esame, al momento attuale, riesce invece a stabilire se un bimbo presenta un aumentato rischio di reazioni. In particolare non ha alcuna utilità la tipizzazione HLA.

I geni HLA forniscono il codice per la produzione di determinate proteine [antigeni HLA] che si trovano sulla superficie delle nostre cellule. E’ vero che alcune malattie (tra cui varie malattie autoimmuni) sono più frequenti nei possessori di determinati antigeni HLA, ma questo non significa che si possa prevedere con questo esame se una persona svilupperà una data malattia. Se quindi tale previsione è difficile, si può intuire come sia davvero impossibile prevedere quali soggetti portatori di determinati antigeni HLA potrebbero più facilmente sviluppare una reazione severa dopo una vaccinazione. Un esempio può spiegare meglio questo fatto. L’artrite reattiva è una malattia che si può presentare da 1 a 4 settimane dopo un’infezione da germi quali Salmonella, Shigella e molti altri. Circa il 75- 80% delle persone affette da artrite reattiva ha un test positivo per l’antigene HLA-B27.

Tuttavia, gli individui con HLA-B27 non necessariamente sviluppano la malattia. Circa il 9% di persone sane è positiva per HLA-B27, ma solo il 20% di loro si svilupperà l’artrite reattiva dopo un’infezione. Nel 2000 sono stati descritti due casi di artrite reattiva occorsi dopo la somministrazione del vaccino antitifico orale (in coincidenza temporale con quest’ultimo ma, come abbiamo già visto, ciò non implica necessariamente un rapporto causa-effetto). Per completare l’inquadramento diagnostico, tutti i casi di artrite reattiva vengono sottoposti a tipizzazione HLA per l’antigene HLA-B27, e così è stato fatto anche in questo caso. Nei due pazienti, com’era il risultato? Era negativo (Adachi 2000). Quindi, anche se per assurdo qualcuno avesse deciso di sottoporre i due soggetti al test per decidere se vaccinarli o meno, il risultato non avrebbe avuto alcuna utilità.

I vaccini possono causare encefalite o encefalopatia? In passato la vaccinazione contro la pertosse era stata sospettata di causare un’encefalopatia caratterizzata dall’insorgenza di crisi convulsive e di un successivo deficit intellettivo. Uno studio aveva dimostrato che la maggior parte dei pazienti con diagnosi di encefalopatia post-vaccinale erano in realtà affetti da epilessia mioclonica severa dell’infanzia. Di questi, il 70-80% presentava mutazioni di un gene denominato SCN1A, che serve per la formazione dei canali che nelle cellule nervose trasportano ioni sodio e rivestono quindi un ruolo fondamentale nella trasmissione dell’impulso nervoso. Una ricerca condotta nel 2010 16  ha dimostrato che la vaccinazione non è la causa della sindrome di Dravet; in questi bambini la mutazione del gene SCN1A si produce nel corso dello sviluppo embrionale, durante la gravidanza, e la patologia prima o poi si manifesta, anche in assenza di vaccinazione. Talvolta la vaccinazione rappresenta l’evento scatenante dei sintomi, ma questi si manifestano comunque, anche in seguito ad eventi banali come un episodio febbrile o una lieve infezione. Studi epidemiologici non hanno riscontrato un’associazione tra vaccinazioni pediatriche ed encefalite. Il più recente è uno studio condotto sui dati del California Encephalitis Project raccolti durante dieci anni, dal 1998 al 2008: non è stato osservato alcun aumento del rischio di encefalite dopo la somministrazione dei vaccini, inclusi quelli contro la pertosse ed il morbillo.

I vaccini aumentano il rischio di sviluppare allergie e asma? Il timore che le vaccinazioni possano favorire lo sviluppo di allergie nel bambino è uno dei motivi che spingono alcuni genitori a rifiutarle. Gli oppositori delle vaccinazioni spesso usano questo argomento per dissuadere i genitori a vaccinare; il loro ragionamento è il seguente: negli ultimi decenni c’è stato un sensibile aumento delle allergie nei bambini e nello stesso periodo è aumentato il numero di vaccini somministrati, quindi tra i due fenomeni ci deve essere un rapporto. Per affermare che tra i due fenomeni c’è un rapporto bisogna dimostrarlo scientificamente. In assenza di una dimostrazione scientifica, questa spiegazione non ha nessuna credibilità e al massimo può essere considerata un’opinione.

Poiché negli anni scorsi sono stati condotti diversi studi per valutare questa ipotesi, possiamo affermare che sino ad ora essa non è stata dimostrata. E’ stato invece dimostrato il contrario, ossia le vaccinazioni praticate in età pediatrica non aumentano il rischio di sviluppare allergie e asma (Nilsson 1998, Henderson 1999, Destefano 2002, Mullooly 2002, Grüber 2001, Nakajima 2007, Grüber 2008, Schmitz 2011). Un dato interessante proviene dalla Germania: prima della riunificazione (avvenuta nel 1989) i bambini residenti nei due Stati tedeschi avevano livelli differenti di copertura vaccinale: nella Germania Est la percentuale dei vaccinati era significativamente più alta che nella Germania Ovest. Se la teoria delle allergie favorite dalle vaccinazioni fosse corretta, ci saremmo dovuti aspettare una più alta prevalenza di bambini allergici nella Germania Est. Invece è accaduto il contrario: gli allergici erano più numerosi a Ovest (Schneeweiss 2008). Evidentemente per spiegare l’alta prevalenza delle allergie nei Paesi occidentali è necessario trovare fattori di rischio differenti dalle vaccinazioni.

Quali sono i reali rischi da vaccinazione? I vaccini sono tra i farmaci più sicuri che abbiamo a disposizione. Questa potrebbe sembrare una frase fatta, che i medici pronunciano per rassicurare i genitori. In realtà essa esprime una conclusione che si basa sui seguenti dati: a) i vaccini sono prodotti con tecnologie che ne permettono un’ottimale purificazione; b) prima di essere messi in commercio, vengono sottoposti a numerosi studi e ricerche per evidenziarne l’efficacia e la massima sicurezza (nessuno dimentica che si tratta di farmaci molto particolari, che vengono somministrati a milioni di bambini sani); c) gli esami per i vaccini non finiscono mai: anche dopo la loro commercializzazione viene studiata la loro sicurezza e il loro impatto sulla popolazione. In particolare per quanto riguarda la sicurezza, ogni volta che emerge l’ipotesi relativa ad un effetto collaterale importante, inizia una serie di studi epidemiologici che hanno lo scopo di verificare la fondatezza dell’ipotesi. Ciò è accaduto più volte negli ultimi anni (vedi per esempio le sezioni dedicate all’autismo e al mercurio).

Naturalmente i vaccini, come tutti i farmaci, possono essere accompagnati da effetti collaterali. A parte le reazioni banali come la febbre o l’irritabilità, sono descritte reazioni estremamente rare, come le reazioni allergiche gravi (shock anafilattico): quest’ultimo compare in genere immediatamente o entro pochi minuti dalla vaccinazione. E’ sufficiente, dopo la vaccinazione, rimanere per almeno 15 minuti nella sala d’attesa dell’ambulatorio vaccinale, che è attrezzato per il trattamento di questo tipo di reazioni. Possono verificarsi altre rarissime complicazioni: per esempio la diminuzione delle piastrine  in seguito alla vaccinazione morbillo, parotite e rosolia è possibile in 1 caso ogni 30.000 vaccinati, ma la sua frequenza è 10 volte maggiore dopo la malattia naturale. Altre rare complicazioni sono le convulsioni febbrili o l’episodio ipotonico-iporesponsivo (evento caratterizzato da diminuzione dello stato di vigilanza o perdita di coscienza accompagnata da pallore e riduzione del tono muscolare, ad insorgenza improvvisa entro le 48 ore dalla vaccinazione, della durata generalmente da 1 a 30 minuti), osservati in particolare dopo la somministrazione dei vaccini contro la pertosse. E’ tuttavia necessario confrontare questi rischi con i rischi derivanti dalla malattia: per esempio sia il morbillo che la pertosse sono causa di convulsioni con una frequenza enormemente superiore a quella dei vaccini. In più, la pertosse e il morbillo possono causare danni neurologici gravi e permanenti. Le rarissime reazioni gravi che si verificano hanno generalmente una risonanza enorme, che induce a dimenticare i dati su malattie, complicazioni e morti che vengono prevenute con le vaccinazioni. Purtroppo a 17 volte la nostra mente ci porta a temere maggiormente un rischio teorico o ipotetico piuttosto che un rischio reale e tangibile.

La vaccinazione contro il meningococco B prevede dosaggi diversi a seconda dell’età in cui si inizia a vaccinare, anche se il vaccino è indicato soprattutto al di sotto di un anno di età. Al momento, questo vaccino è gratuito solo in alcune Regioni e lo sarà a livello nazionale appena entrerà in vigore il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale. In particolare, il nuovo il calendario nazionale prevede la somministrazione di 3 dosi nel corso del primo anno di vita più un richiamo dopo l’anno di età. Per il resto l’offerta vaccinale varia da Regione a Regione. Per quanto riguarda i vaccini contro gli altri agenti batterici della meningite, la vaccinazione contro Haemophilus Influenzae B (emofilo tipo B) è solitamente effettuata, gratuitamente, insieme a quella antitetanica, antidifterica, antipertosse, antipolio e antiepatite B, al 3°, 5° e 11° mese di vita del bambino, come da calendario vaccinale italiano. Non sono necessari ulteriori richiami. La vaccinazione contro Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è offerta gratuitamente e il calendario nazionale prevede la somministrazione di 3 dosi, al 3°, 5° e 11° mese di vita del bambino. In alcune regioni l’offerta gratuita della vaccinazione anti-pneumococcica è stata estesa anche agli anziani. Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale ne prevede l’offerta attiva e gratuita ai soggetti di 65 anni di età.

Quali sono i vaccini a disposizione contro la meningite e, esattamente, contro quali ceppi? Esistono tre tipi di vaccino anti-meningococco:  il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (MenC): è il più frequentemente utilizzato e protegge solo dal sierogruppo C  il vaccino coniugato tetravalente: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y  il vaccino contro il meningococco di tipo B: protegge esclusivamente contro questo sierogruppo.

Sono obbligatori o raccomandati? Alcuni vaccini sono già raccomandati e offerti gratuitamente, altri invece lo saranno appena entrerà in vigore il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, già firmato dal Ministro della Salute, dal Ministro dell’Economia e ora alla firma del Presidente del Consiglio. La scheda vaccinale attualmente in vigore prevede la vaccinazione anti-meningococco C nei bambini che abbiano compiuto un anno di età, mentre è consigliato un richiamo con vaccino tetravalente per gli adolescenti. Il vaccino tetravalente coniugato anti-meningococco A,C,Y,W è consigliato anche per gli adolescenti che non sono stati vaccinati da piccoli e dovrebbe comunque essere somministrato a chi si reca in Paesi ove sono presenti i sierogruppi di meningococco contenuti nel vaccino. Al di fuori delle due fasce di età sopracitate, il vaccino è fortemente raccomandato in persone a rischio o perché affette da alcune patologie (talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, asplenia, etc.), ed è consigliato anche in presenza di particolari condizioni (lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi, dormono in dormitori, reclute militari, e, come sopra accennato, per chiunque debba recarsi in regioni del mondo dove la malattia meningococcica è comune, come ad esempio alcune zone dell’Africa). Il vaccino contro il meningococco B è attualmente offerto gratuitamente ai bambini nel corso del primo anno di vita solo in alcune regioni e lo sarà presto anche a livello nazionale.

Quali sono gratuiti e quali a carico del cittadino? La vaccinazione contro il meningococco C è gratuita e il calendario nazionale prevede la somministrazione di una sola dose a 13 mesi. Il vaccino è, inoltre, gratuito per gli adolescenti e raccomandato sia a chi non è mai stato vaccinato nell’infanzia sia a chi ha già ricevuto la dose prevista a 13 mesi. Per il resto, l’offerta vaccinale varia da Regione a Regione. Per esempio, alcune regioni, al posto del vaccino monovalente contro il meningococco C hanno inserito in calendario, nell’infanzia e/o nell’adolescenza, il vaccino tetravalente che protegge nei confronti dei ceppi A, C, Y, W.

Quanto dura l’effetto della protezione vaccinale? Generalmente, la durata della protezione dipende dal tipo di vaccino e dall’età a cui viene somministrato. Infatti, mentre alcuni vaccini, come quello anti-epatite B, conferiscono una protezione duratura lungo tutto l’arco della vita, per altri vaccini, come quelli contro difterite e tetano, sono raccomandati richiami decennali. Riguardo ai vaccini anti-meningococcici, i dati attualmente disponibili in letteratura non consentono di stabilire la necessità di un richiamo. In Italia, con il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, è stata inserita una dose di richiamo nell’adolescenza in quanto è un’età a maggior rischio (se pur sempre molto basso) rispetto al resto della popolazione per rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione.

Qual è il valore del richiamo vaccinale? Il richiamo di una vaccinazione permette di mantenere elevata la protezione immunitaria individuale nei confronti di una specifica malattia infettiva e garantire, qualora i livelli di copertura vaccinale siano elevati, anche nella popolazione generale l’instaurarsi della cosiddetta immunità di gregge, una specie di scudo di protezione, essenziale a limitare la circolazione di un determinato microbo ed evitare il riemergere di malattie ormai sotto controllo, difendendo così anche le fasce di popolazione più vulnerabili come anziani, bambini molto piccoli ancora non completamente vaccinati e soggetti a rischio.

Negli adolescenti va fatta la vaccinazione? E se è stata fatta a un anno di età va fatto un richiamo? La vaccinazione contro il meningococco C, meglio il vaccino tetravalente, è certamente consigliabile per gli adolescenti, in quanto rientrano tra le categorie a maggiore rischio di contagio, sebbene limitato rispetto ad altre malattie infettive molto più contagiose, come influenza e morbillo. Per chi è stato vaccinato da bambino al momento non è previsto alcun richiamo, anche se è comunque consigliabile effettuarlo. In alcune Regioni il richiamo nell’adolescenza è già stato inserito in calendario e il vaccino è offerto gratuitamente. Anche il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale introduce una dose di richiamo nell’adolescenza per rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione.

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