Vaccini: le 8 fake news spiegate dal Professor Burioni

Non è vero che chi è vaccinato diventa infettivo. Dagli asili autogestiti dai genitori anti vaccinazioni, alle richieste delle asl delle autocertificazioni per le 10 vaccinazioni obbligatorie per permettere l’accesso alle scuole di vario grado.

Sul fenomeno dei movimenti no-vax, ma soprattutto sulle fake news che spopolano sull’argomento, anche stavolta corre in soccorso la letteratura che ci rivela il meccanismo dei corsi e ricorsi storici. A far chiarezza in merito è il Prof. Questa malattia ha la stessa incidenza sia nei bambini vaccinati e in quelli non vaccinati. Secondo il professor Burioni, le lesioni nel cervello alla base della malattia sono presenti dalla nascita e che quindi l’autismo possa essere diagnosticato prima della prima vaccinazione. E’ vero invece che chi non si vaccina ha più probabilità di contrarre il morbillo, malattia che di per sé è in grado di provocare una prolungata e pericolosa soppressione delle difese.

Non vaccinarsi contro determinate malattie può indebolire le difese immunitarie del bambino che contrae la malattia e non viceversa. Se il vaccino aumentasse il rischio di sviluppare l’autismo dovrebbe esservi una maggiore incidenza tra i bambini vaccinati, ma così non è.

Dieci vaccini sono troppi e vengono fatti solo in Italia.

In verità, le tempistiche delle vaccinazioni vengono studiate in maniera tale da garantire la massima sicurezza e protezione possibile. Nemmeno questo è vero, dal momento che, ad esempio, nel 2015 il fatturato dei vaccini è stato l’1,4% della spesa farmaceutica. Le famglie dei soldati, rimaste a casa, si trovano catapultate nel dilemma di dover vaccinare i propri figli esattamente come è ai giorni nostri. Non è vero che i vaccini hanno effetti collaterali ed anzi sono i farmaci più sicuri di cui disponiamo. Quindi ogni euro speso nei vaccini porta un risparmio ci circa 30 euro in cure.

I vaccini sovraccaricano il sistema immunitario.

Il vero affare per le case farmaceutiche sono quindi le persone non vaccinate.

Gli attuali vaccini ne contengono circa 200 antigeni. Basta un piccolo graffio sulla pelle per mettere in contatto il sistema immune del bambino con alcuni milioni di antigeni, una puntura di zanzara per esporlo a molte migliaia.

Secondo le ricerche non esiste una correlazione tra autismo e vaccini, tanto che non vi sono prove scientifiche a dimostrazione, nessuna incidenza di casistiche a dimostrare i fatti.

I vaccini causano l’autismo: non è vero 
L’incidenza di questo disturbo è identica nei bambini vaccinati e in quelli non vaccinati, come dimostrano ampissimi studi effettuati anche su individui che hanno un rischio particolarmente alto di sviluppare questo disturbo, come i fratelli di bambini già autistici. Se il vaccino avesse un ruolo nel causare o nel promuovere l’autismo troveremmo tra i vaccinati una maggiore incidenza, cosa che non accade. Questa osservazione è confermata dal dato indicante che le lesioni cerebrali alla base della malattia sono presenti prima della nascita; infine, recenti ricerche hanno dimostrato che l’autismo è diagnosticabile ben prima delle vaccinazioni. Insomma, dire che i vaccini causano l’autismo è come dire che la terra è piatta.

I vaccini indeboliscono le difese dei bambini: non è vero 
I vaccini stimolano e rafforzano nella maniera più naturale il sistema immunitario. Al contrario chi non si vaccina può contrarre il morbillo, che provoca una prolungata e pericolosa soppressione delle difese, tale da aumentare in maniera rilevante la mortalità per altre malattie negli anni che seguono all’infezione.

Dieci vaccini sono troppi e vengono fatti solo in Italia: non è vero 

I 10 vaccini vengono somministrati sostanzialmente con le stesse tempistiche e con le stesse modalità in tutti i Paesi. La differenza è che altrove le coperture sono alte perché i genitori vaccinano spontaneamente i figli, mentre in Italia sono pericolosamente basse (come dimostrato oggettivamente dai 4400 casi di morbillo) ed è stato necessario correre ai ripari.

I vaccini vengono somministrati troppo presto: non è vero
I tempi delle vaccinazioni sono messi a punto sulla base di studi molto ampi in modo da garantire da un lato la massima sicurezza e dall’altro la più alta protezione possibile. Alcuni germi dai quali ci protegge il vaccino esavalente (come la pertosse e l’emofilo di tipo B) sono pericolosissimi nei primi mesi e anni di vita, per cui non bisogna assolutamente ritardare la vaccinazione: senza alcun beneficio si lascerebbe solo la porta aperta all’eventualità di gravi infezioni.

I vaccini hanno gravi effetti collaterali: non è vero 
I vaccini sono i farmaci più sicuri che abbiamo, l’incidenza di gravi effetti collaterali è minima (meno di un caso su un milione) e hanno un rapporto rischio-beneficio estremamente favorevole nel momento in cui paragoniamo i potenziali danni da vaccino (quasi inesistenti) con le gravissime conseguenze che possono avere le malattie dalle quali la vaccinazione protegge in maniera estremamente efficace.

I vaccini sono un grande affare per le case farmaceutiche: non è vero 
Nel 2015 tutti i vaccini in Italia hanno fatturato 318 milioni di euro, pari all’1,4% della spesa farmaceutica. I farmaci contro una sola malattia per la quale non abbiamo il vaccino, l’epatite C, hanno fatturato sei volte tanto. Ogni euro speso in vaccini ne fa risparmiare almeno trenta in cure: il vero affare per le case farmaceutiche sono gli individui non vaccinati e le malattie per le quali non abbiamo il vaccino.

I vaccini sovraccaricano il sistema immunitario: non è vero 
Le singole sostanze in grado di stimolare una risposta immune si chiamano antigeni. Gli attuali vaccini ne contengono circa 200. Basta un piccolo graffio sulla pelle per mettere in contatto il sistema immune del bambino con alcuni milioni di antigeni, una puntura di zanzara per esporlo a molte migliaia. È stato calcolato che potremmo vaccinare contemporaneamente in tutta sicurezza un bambino con diecimila vaccini, ma purtroppo ne abbiamo molti di meno.

Chi è vaccinato diventa infettivo: non è vero 
La maggior parte dei vaccini è costituita da singoli componenti virali e batterici e pensare che da una miscela di sostanze possa nascere qualcosa in grado di replicarsi e infettare è come temere che nel nostro frigorifero da un dado da cucina possa generarsi un vitello. Altri vaccini (morbillo, rosolia, parotite) contengono virus in grado di replicarsi, ma notevolmente indeboliti e non in grado di infettare altri individui. I vaccinati contro la varicella possono invece trasmettere il virus del vaccino, ma molto raramente. Quanto raramente? Sette casi (senza alcuna conseguenza) in 22 anni.

Lorenzin: “E ora con Google ripuliremo la rete dalle fake news”

Vinta la battaglia con la Regione Veneto, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin adesso rilancia: la guerra si sposta sulla Rete.

Cosa intendete fare per contrastare la diffusione delle fake news sui vaccini?

«Posso anticipare che stiamo lavorando in collaborazione con Google per indicizzare le notizie certificate scientificamente. Stiamo anche cercando con Google e polizia postale la via per rimuovere le false notizie che circolano in Rete e che sono pericolose per la salute pubblica».

Intanto il Veneto già annuncia ricorso al Consiglio di Stato e poi attende il giudizio della Corte costituzionale sulla vostra legge. Preoccupata?

«Non ho alcun timore. Ricordo che in Italia fino al 1999 vigeva l’obbligatorietà vaccinale per l’accesso a scuola. E la Costituzione da allora non è cambiata. In questo modo abbiamo sconfitto la polio, il tetano, la difterite e il vaiolo».

Il governatore Zaia difende il «modello Veneto», fondato non sull’obbligo vaccinale ma sulle informazioni alle famiglie. E sostiene che funziona benissimo. Come risponde?

«È vero, in Veneto hanno l’anagrafe dei vaccini e questo consente la tracciabilità. Ma restano sotto il 95 per cento dei vaccinati, che costituisce la soglia di sicurezza per la cosiddetta immunità di gregge. Sul morbillo hanno avuto in regione circa 300 casi. Il dialogo con i cittadini è giustissimo, necessario, ed è previsto anche dalla legge, ma purtroppo non basta».

Perché non basta?

«Le racconto questo. Abbiamo fatto fare dei sondaggi sulla diffusione del morbillo. E sa qual è stato il risultato? Una piccola parte di intervistati, convinti dalle fake news, riteneva fosse pericoloso vaccinarsi, ma la stragrande maggioranza rispondeva che, non essendo il vaccino obbligatorio, evidentemente non era importante farlo».

Perché non investite sull’informazione?

«Lo stiamo facendo, partiranno spot nazionali per spiegare il decreto e l’importanza della vaccinazione. Scuole, Asl, saranno tutti coinvolti. Anche i nostri alleati più preziosi in questa battaglia di civiltà a favore della scienza: i medici di famiglia e i pediatri, di cui le famiglie si fidano».

Zaia sostiene che la vostra legge in fondo non era scritta così bene se avete avuto bisogno di spiegarla con una circolare…

«E no! La legge è chiara, la circolare l’abbiamo dovuta fare per garantire quei genitori che purtroppo hanno a che fare con enti locali che non funzionano bene. E abbiamo previsto che, se la Asl non è in grado di attestare la vaccinazione, basta dimostrare di averla prenotata via mail, via telefono o con raccomandata».

Dietro i vaccini si è combattuta anche una battaglia politica, con Lega e Cinque Stelle a favore dei No Vax. Come è stato possibile che una questione tecnico-scientifica si sia trasformata in un caso politico?

«Purtroppo è un’abitudine che viene da lontano, pensiamo ai casi Di Bella o Stamina. E la colpa è anche della classe politica, che dovrebbe lavorare per rafforzare l’autorevolezza e l’indipendenza delle autorità scientifiche. Detto questo davvero non ho capito la posizione della Lega. Al di là delle divisioni, c’è un problema di responsabilità delle istituzioni: i virus non conoscono dialetti o confini regionali».

Invece Forza Italia vi ha sostenuto…

«Sono molto contenta, l’ho apprezzato. È importante che, almeno sulla salute, il Paese sia unito».

ROMA Sui vaccini obbligatori per l’ammissione nei nidi e nelle materne dei bambini tra 0 e6 anni va in scena l’ennesimo braccio di ferro tra la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che parla di «norme confuse e caos» e il governo, in particolare le ministre dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e della Salute, Beatrice Lorenzin. Quest’ulti- ma ha bocciato il modulo per l’au- tocertificazione di Roma Capitale: era complicato, con numerosi distinguo e con la voce «altro» tra le motivazioni dell’inadempimento, che sembrava aprire una porta secondaria a chi non vuole vaccinare il figlio.
Non solo: la Raggi nel modulo prospettava il rinvio della vaccinazione se si attendono «vaccini mono-componenti». Ma i mono-componenti in realtà non si trovano. In alternativa al testo di Roma Capitale bocciato dal Ministero, sono disponibili sul sito della Regione Lazio moduli più semplici in cui è possibile compilare l’auto certificazione e spiegare che ci si metterà in regola entro il 10 marzo, come prevede la normativa. E rispetto all’accusa di applicazione non uniforme della norma nel Paese, Fedeli e Lorenzin hanno replicato: sulla richiesta di uniformare l’applicazione delle nuove disposizioni sono già state fornite indicazioni con circolari, sono stati predisposte dichiarazioni sostitutive, c’è un numero dedicato, s’interverrà in caso
di anomalie.
La sindaca ieri ha scritto una lettera alla Lorenzin e alla Fedeli, parlando di confusione della normativa, di regole differenti da regione e regione, di caos nelle scuole.
LA REAZIONE
Sullo sfondo appare una non così minoritaria attenzione alle tesi «no vax» nel Movimento 5 Stelle di Roma: una militante appena nominata assessore dalla Raggi, Margherita Gatta, aveva condiviso sulla sua pagina Facebook molti contenuti contro i vaccini; uno degli eletti più popolari e amati nella base romana, Davide Barillari (consigliere regionale e candidato alla presidenza del Lazio nel 2013) sulla sua pagina Facebook sta da giorni conducendo una battaglia piena di distinguo sull’applicazione della legge sui vaccini. Insomma, la Raggi sembra non essere indifferente al mood del Movimento romano. Vediamo più nel dettaglio cosa afferma la sindaca nella missiva alle due ministre: «La nuova normativa sulla prevenzione vaccinale è confusa, risulta poco chiara e viene infatti applicata in modo difforme da Regioni e Comuni in tutta Italia».
ACASA
Ad esempio, è la tesi della Raggi, in alcune zone del paese i bambini vengono mandati a casa dalle scuole se non c’è almeno l’auto- certificazione con la quale i genitori assicurano che presto il figlio sarà in regola con la vaccinazione, in altre invece c’è maggiore tolleranza. «Il Ministero della Salute – attacca la sindaca di Roma – ha censurato solo il nostro modello di autocertificazione per l’ammissione ad asili nidi e scuole d’infanzia, che riportava pedissequamente una parte del testo di legge, ammonendoci in modo perentorio sulle responsabilità derivanti dalla mancata attuazione del dettato normativo al quale invece Roma Capitale intende dare seguito. A parte questa singolare circostanza, lo stesso Ministero non si è accorto che nel resto d’Italia c’è il caos e che per la scarsa chiarezza delle norme ogni amministrazione si regola come ritiene più opportuno per i propri cittadini residenti». La lettera della Raggi sembra quasi una ripicca per la bocciature del modulo «complicato» preparato da Roma Capitale.
La sindaca però segnala un altro problema: come si deve gestire la situazione delicata di un bambino respinto dall’asilo o dalla scuola materna se non vaccinato, come successo ad esempio in un quartiere di Roma, La Rustica? Per questo scrive la Raggi
«vanno fornite indicazioni dettagliate sugli aspetti organizzativi e sulle procedure di non ammissione o di allontanamento dei bambini non provvisti di adeguata documentazione, così da poter rispondere alle legittime preoccupazioni delle famiglie e degli operatori scolastici, ed evitare problemi di ordine pubblico». Rispetto ai problemi avvenuti in alcune scuole, la Lorenzin ha commentato che «si tratta di casi isolati, interverremo». Dal gruppo romano del Pd, Valeria Baglio: «Le ministre facciano un disegno alla Raggi per spiegarle la legge». A Roma e nel Lazio il 7 per cento dei bambini non è ancora vaccinato o non ha un appuntamento per farlo.

 

 

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