Vaccini: Puntata sulla profilassi per contrastare il papilloma virus

Il «caso Report», per qualcuno, altro non è che la tempesta perfetta, grazie alla quale il Pd renzia- no potrà finalmente regolare i conti con la Rai. Per altri, e a vedere le reazioni sembrano essere la maggioranza, si tratta di un grosso problema per viale Mazzini, essendoci di mezzo la salute e i vaccini. Non a caso il vertice aziendale ha avviato una indagine interna sulla trasmissione di Rai Tre, in modo da capire come è stata «costruita» la puntata, e ha chiesto ai Tg di «schierarsi» a favore del farmaco.
Al netto delle posizioni in campo sta di fatto che Report ha innescato un vortice di polemiche mandando in onda un reportage dedicato alla cura contro il Papilloma virus e sulle presunte «reazioni avverse» a questo tipo di antidoto contro il tumore al collo dell’utero.

«È come gridare che c’è una bomba in uno stadio affollato e vedere la gente che fugge e calpesta i bambini», attacca Roberto Burioni, noto medico pro-vaccini, sostenuto dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, e dalla Società italiana di virologia. «Report ha dato spazio ateorie prive dibase scientifica, instillando timore nei confronti di una pratica sicura, efficace e in grado di salvare migliaia di donne da un cancro aggressivo e spesso mortale», afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ricordando l’impegno di medici, scienziati e istituzioni di tutto il mondo per «controbattere ai falsi miti degli antivax». Sigfrido Ranucci, che cura e conduce lo storico programma di inchieste di Rai Tre, dopo l’era Milena Gabanelli, non ci sta e prova controbattere. «Report non ha mai messo in dubbio l’utilità dei vaccini: chi lo asserisce non ha visto la trasmissione». L’inchiesta, spiega, si è soffermata sulla segnalazione delle reazioni avverse ai vaccini e sul «reclamo dei medici danesi al Mediatore europeo, che ha il compito di vigilare anche sui metodi con cui ivaccini entrano sul mercato, che è stato accolto». Ma il messaggio che è passato, secondo i critici, è quello di un no all’antidoto.

Un tema, quello degli immunizzanti, particolarmente sensibile. Da una parte c’è il governo guidato da Paolo Gentiloni, determinato a seguire la strada indicata dalla scienza. Dall’altra i genitori contrari alla somministrazione obbligatoria, in nome di una presunta libertà di scelta, nonostante le posizioni della comunità scientifica. Sensibilità già testata con la «crociata» lanciata dall’esponente di Mdp, Adriano Zaccagnini, «portavoce» dei contrari.

La Rai ha sottolineato di essere «da sempre a sostegno di scienza e vaccini», annunciando una nuova campagna di sensibilizzazione sul tema, «massiccia e pervasiva», pronta «entro giugno». A scendere in campo per difendere il valore del vaccino anti Hpv anche gli esponenti del mondo dellapolitica. Il senatore del Pd, Francesco Verducci, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, ha annunciato di voler presentare un’interrogazione parlamentare. «Sulla salute e la prevenzione non si può sbagliare», sostiene l’esponente dem, «ci sono in gioco vite e destini di milioni di persone. In particolare sono inammissibili errori da parte del servizio pubblico». Stessi toni da parte del collega di partito Andrea Marcucci. «Intollerabile che dal servizio pubblico vengano diffuse falsità contro ivaccini», scrive su Twitteril senatore del Pd. Ancor più duro Michele Anzaldi, secondo il quale di tratta di un altra «promessa non mantenuta da parte della Rai». A favore di Report si schiera il Movimento 5 Stelle, con un lungo posto sul blog di Beppe Grillo. «Il Pd non è intoccabile. L’Unità non è intoccabile. Benigni non è intoccabile. L’Ema non è intoccabile. La libera informazione invece è intoccabile. Report non chiuderà». Posizione rafforzata dal cinguettio di Luigi Di Maio: «Io sto con Report».

A completare il quadro la querela (annunciata) di Roberto Benigni. I legali del premio Oscar (lo studio Gentiloni-Silveri) contestano chela ristrutturazione degli studi de “La Vita è bella” «si sia basata su fondi pubblici e che Benigni sia poi scappato per non sopportarne i costi». Oggi in Commissione di Vigilanza saranno sentiti i vertici Rai, presidente e Cda, e stavolta sarà tutt’al- tro che una pura formalità.

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