Sentenza shock Vaccini: risarcimento a donna con encefalopatia

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La decisione è definitiva dopo la conferma dello scorso 10 novembre della sezione Lavoro della Corte d’Appello civile di Milano della pronuncia con cui il Tribunale di Vigevano aveva condannato il ministero della Salute a versare l’indennizzo a una donna oggi quarantaduenne.

La sentenza è passata in giudicato poiché non è stata impugnata entro i termini.

La storia di una donna della provincia di Pavia nata nel 1975 che circa sei mesi dopo la nascita venne vaccinata. Come ha riferito il suo legale, l’avvocato Giuseppe Romeo, già allora la neonata cominciò a stare male e ad avere disturbi di motilità e crisi epilettiche che con il passare degli anni sono diventate sempre più frequenti.

Si legge nella sentenza (presidente Monica Vitali, relatrice Maria Di Paolo): “Il Ctu ha accertato che, fino alla somministrazione del vaccino, la piccola presentava uno sviluppo assolutamente normale e non aveva sofferto di alcun disturbo”. Lo stabilisce un ordine del giorno votato il 31 maggio dal consiglio comunale di Milano su proposta della lista civica Noi Milano (ma sottoscritto da esponenti di tutti gli schieramenti), approvato con 32 voti a favore e nessuno contrario. Da qui il primo diniego della commissione medica ospedaliera con argomenti che i giudici d’appello definiscono “contraddittori”, anche se non contestando la possibilità (conosciuta) che il vaccino potesse portare all’encefalopatia.

“Sulla base di letteratura nazionale e internazionale, si rileva che esiste plausibilità biologica tra encefalopatia e vaccino del tipo di quello somministrato, nel senso che l’encefalopatia viene annoverata tra le cosiddette reazioni avverse a quel tipo di vaccino”, aveva scritto l’esperto incaricato dal Tribunale. Dunque il vaccino era la causa “altamente più probabile”.

Sull’importante decisione interviene Codacons, promotrice di una petizione per fermare il decreto sui vaccini, che spiega: “I giudici così come i periti hanno accertato oltre ogni ragionevole dubbio che il vaccino ha plausibilmente causato la malattia nella neonata”.

L’associazione inoltre, si legge sempre nel comunicato, segnala che dalla banca dati europea spuntano 8.409 casi di sospette reazioni avverse tra il 2012 e il 2017 e per tanto annuncia un nuovo esposto alla magistratura contro l’Aifa. “Alla luce di tale sentenza, le ultime affermazioni rese da Aifa (Agenzia italiana del farmaco) circa le reazioni avverse alle vaccinazioni appaiono non esaustive, e rischiano di fornire una informazione non completa alle famiglie”.

L’Epilessia è un disturbo neurologico cronico caratterizzato dall’occorrenza di crisi epilettiche, definite come manifestazioni cliniche a occorrenza parossistica, ricorrenza imprevedibile nella maggioranza dei casi, di brevissima durata, caratterizzate da segni e/o sintomi dovuti a un’attività neuronale anomala. Le crisi epilettiche, in rapporto all’intervallo temporale tra crisi ed eventuale patologia predisponente o scatenante le crisi, si distinguono in: – Crisi epilettiche sintomatiche acute o provocate, quando insorgono in stretto rapporto temporale con condizioni patologiche cerebrali strutturali o tossico/metaboliche. – Crisi epilettiche sintomatiche remote o non provocate, che si manifestano in assenza di fattori precipitanti e che possono occorrere anche in presenza di un danno non recente del SNC. 1,2 Una particolare manifestazione di tipo epilettico è lo Stato di Male Epilettico (SE), situazione clinica nella quale una crisi si prolunga per più di venti minuti o nella quale le crisi si ripetono a brevissimi intervalli tali da rappresentare una condizione epilettica continua. 3 L’Epilessia è definita dall’occorrenza di due o più crisi epilettiche non provocate o sintomatiche remote, separate da un intervallo di tempo di almeno 24 ore. Crisi multiple che insorgono in un intervallo di 24 ore o un episodio di SE sono da considerarsi come un singolo evento. 4,5 Non si pone diagnosi di Epilessia in soggetti che abbiano presentato un solo episodio critico non provocato o crisi sintomatiche acute; anche le crisi febbrili e le convulsioni neonatali (insorte entro i primi 30 giorni di vita) sono escluse dalla diagnosi di Epilessia. 2 I fattori facilitanti e/o scatenanti le crisi epilettiche sono il sonno e/o la sua privazione, l’assunzione eccessiva di alcool o di droghe eccitanti, la fotostimolazione o altri tipi di stimolazione (in soggetti predisposti), etc. Anche la febbre, gli squilibri idro-elettrolitici, i disordini endocrino-dismetabolici possono essere responsabili della comparsa di crisi epilettiche.

L’epilessia è una delle malattie neurologiche più diffuse ed in Italia colpisce circa 500.000 persone. Prevalenza: 4-8/1000/ anno Incidenza: 24-53/ 100.000/anno – più alta nel primo anno di vita (86/100.000) – decresce durante l’adolescenza – rimane relativamente bassa nell’età adulta (23-31/100.000) – aumenta nuovamente nell’età avanzata dopo i 65 aa (180/ 100.000 > 85 anni) L’incidenza della E presenta dunque due picchi rispettivamente nel primo anno di vita e nell’età anziana che risultano essere le fasce di età più colpite.

Crisi focali o parziali, in cui la scarica parossistica neuronale interessa inizialmente un settore limitato delle strutture corticali, definito zona epilettogena. La semeiologia iniziale della crisi indica o è consistente con l’iniziale attivazione di una singola parte di un emisfero cerebrale e dipende dalle caratteristiche anatomo-funzionali delle strutture coinvolte, mentre quella finale è prodotta dalla successione e dalla integrazione spazio-temporale di un certo numero di segni clinici elementari di tipo positivo o negativo (motori, psichici, sensitivosensoriali, vegetativi etc). La scarica può secondariamente generalizzare coinvolgendo l’emisfero controlaterale. La compromissione dello stato di coscienza non ha un valore localizzatorio dipendendo dalla estensione della scarica critica e comunque può essere assente oppure di entità variabile. – Crisi generalizzate, in cui la semeiologia iniziale della scarica indica o è consistente con un coinvolgimento di entrambi gli emisferi cerebrali. Si distinguono diversi tipi di crisi generalizzate (crisi di assenza, tipica e atipica; crisi miocloniche, atoniche, toniche, cloniche e tonico-cloniche ) caratterizzate da un diverso correlato elettroclinico ma in genere accompagnate dalla totale perdita di coscienza. – Crisi indeterminate, così definite per dati clinici insufficienti o per semeiologia fuorviante. Essendo l’esordio delle crisi epilettiche sostenuto in ciascun paziente da un ben specifico circuito neuronale con peculiari caratteristiche anatomo-funzionali, le stesse crisi epilettiche mostrano la tendenza a ripetersi con caratteristiche analoghe nel corso della vita dello stesso paziente. Infatti, una delle principali caratteristiche che accomuna tutti i tipi di crisi epilettica, oltre alla brevissima durata e all’andamento accessuale, è la stereotipia.

In riferimento alla “malattia epilessia” sono state identificate una serie di sindromi epilettiche definite come un complesso di sintomi e/o segni che compaiono costantemente associati fra di loro determinando una entità unica e caratteristica. Questi sintomi/segni diversamente associati a seconda dei casi corrispondono: ai differenti tipi di crisi (topografia, fenomenologia, gravità e ricorrenza); al contesto clinico nel quale l’epilessia si inscrive (età di esordio, familiarità e antecedenti personali); alle caratteristiche EEGrafiche critiche ed intercritiche; ai dati neuroradiologici. In base al tipo di crisi, le sindromi epilettiche si distinguono in: – Generalizzate, associate a crisi generalizzate – Focali, associate a crisi focali – Indeterminate, associate a crisi con caratteristiche non ben definibili (focali o generalizzate). In base al tipo di eziologia, si distinguono in: – Idiopatiche: non associate a lesione strutturale cerebrale e con una connotazione eziologica genetica reale o presunta. In questi casi è necessario indagare in modo specifico la familiarità. – Sintomatiche : associate a una lesione cerebrale focale o diffusa – Criptogeniche: epilessie che si ritiene essere sintomatiche ma la cui causa non è identificabile con i mezzi diagnostici disponibili. In rapporto alla congiunzione dei due assi, si identificano le diverse sindromi epilettiche.

La parola epilessia deriva dal verbo greco e′πιλαµβa′νειν (epilambanein) che significa “essere sopraffatti, essere colti di sorpresa”. L’epilessia è una malattia neurologica che si esprime in forme molto diverse tra di loro. È più corretto quindi parlare di epilessie al plurale, piuttosto che al singolare. Questa diversità di forme si traduce anche in prognosi diverse: alcune forme di epilessia (la maggior parte) sono compatibili con una vita assolutamente normale; altre (per fortuna più rare) sono invece di maggior gravità. L’epilessia è, tra le malattie neurologiche, una delle più diffuse, tanto che è riconosciuta come malattia sociale. È probabile che la sua frequenza sia sottostimata perché spesso questa malattia viene tenuta nascosta per motivi psicologici e ambientali. Dai dati attualmente a disposizione si sa comunque che nei Paesi industrializzati l’epilessia interessa circa 1 persona su 100: si stima che in Europa circa 6 milioni di persone abbiano un’epilessia in fase attiva (cioè con crisi persistenti e/o tuttora in trattamento) e che la malattia interessi in Italia circa 500.000 persone. I maggiori picchi di incidenza si hanno nei bambini e nei giovani adulti e negli anziani. Nei Paesi in via di sviluppo l’incidenza dell’epilessia è verosimilmente maggiore, anche se non vi sono dati epidemiologici sicuri.

Le epilessie si manifestano attraverso sintomi tra loro diversi, che costituiscono le cosiddette crisi. Per crisi si intende un disturbo improvviso e transitorio, che può essere caratterizzato da sintomi molto diversi tra loro. Esse dipendono da un’alterazione della funzionalità delle cellule nervose, i neuroni. I neuroni “comunicano” tra loro attraverso impulsi “elettrici”, a loro volta generati da scambi biochimici tra le cellule: se i neuroni, per qualche ragione, diventano “iperattivi” scaricano impulsi elettrici in modo eccessivo e possono determinare una crisi epilettica. Le crisi epilettiche sono risposte non specifiche del cervello a vari danni a carico del cervello; perciò le epilessie possono avere una moltitudine di cause differenti. Convenzionalmente una diagnosi di epilessia richiede che il paziente abbia avuto almeno due crisi spontanee. Ci possono essere crisi parziali o focali, che iniziano in una zona circoscritta di cellule nervose in un emisfero del cervello da cui possono propagarsi ad altre aree cerebrali, e crisi generalizzate, che coinvolgono fin dall’inizio i due emisferi cerebrali. L’esempio paradigmatico della crisi generalizzata, forse il più noto sebbene non il più frequente, è la crisi convulsiva (cosiddetta di Grande Male), in cui il paziente perde coscienza improvvisamente, può emettere un urlo, cade a terra irrigidito, dopodiché è colto da scosse su tutto il corpo, può morsicarsi la lingua o perdere le urine. Altre distinzioni vengono fatte sulla base dei sintomi associati alla crisi, quali contrazioni dei muscoli, sensazioni alterate (sintomi soggettivi o aure), perdita di coscienza. La maggior parte delle crisi epilettiche, che possono essere isolate o in serie, dura da pochi secondi a pochi minuti. Le sindromi epilettiche sono caratterizzate da una serie di sintomi e segni che si manifestano insieme e costituiscono una particolare condizione clinica; la loro classificazione permette di indirizzare a una cura e determinare la prognosi. Si distinguono epilessie generalizzate e localizzate, sintomatiche (dovute a malformazioni, traumi, tumori) e idiopatiche (causate da un difetto genetico); ci sono inoltre sindromi in cui l’insorgenza è in relazione all’età e sindromi per cui non sussiste tale relazione. Se un individuo ha avuto una sola crisi epilettica, anche se drammatica e preoccupante, non significa che abbia l’epilessia. Infatti, in seguito a varie situazioni scatenanti, molti di noi possono avere nel corso della vita una crisicon le caratteristiche proprie delle crisi epilettiche, che però può non ripetersi mai più. L’epilessia è invece quella situazione in cui le crisi tendono a ripetersi nel tempo in modo spontaneo, con frequenza diversa e non sempre prevedibile. Alcune forme di epilessia sono caratterizzate da un solo tipo di crisi, che si ripetono sempre allo stesso modo e spesso anche nello stesso periodo della giornata. In altri casi invece le crisi si modificano nel tempo: un soggetto può avere un tipo di crisi da bambino e un altro tipo nell’età adulta. Infine in certe forme di epilessia un soggetto ha più tipi di crisi.

Le cause e i possibili fattori scatenanti Attualmente si ritiene che cause genetiche siano alla base della maggior parte di quelle epilessie che fino a qualche anno fa venivano definite senza causa apparente. L’epilessia può però anche essere causata da un “danno” cerebrale che intercorre prima o subito dopo la nascita (per es. per un difetto di ossigenazione del cervello nei primi attimi di vita, o per un parto difficile), da malformazioni del cervello (per un errore di sviluppo), da malattie infettive del sistema nervoso (encefaliti), da traumi cranici gravi (per es. per incidenti stradali), da tumori cerebrali, da ictus (soprattutto negli anziani) e da malformazioni dei vasi cerebrali, ecc. Molti fattori esterni possono inoltre facilitare la comparsa, in un soggetto predisposto, di una crisi epilettica e questi ovviamente vanno evitati nei soggetti con epilessia. È noto che crisi epilettiche possono comparire, sempre però in soggetti predisposti, dopo stress psico-fisici eccessivi o in seguito a importanti modificazioni del ciclo sonno-veglia (veglie prolungate, risvegli precoci, ecc.). Anche l’eccessiva assunzione di alcool o di droghe (per es., la cocaina) può facilitare la comparsa di crisi. Infine occorre sapere che alcuni soggetti sono particolarmente sensibili all’effetto di luci intermittenti sia artificiali, sia naturali. Stimolazioni luminose intermittenti in natura sono frequentissime (passaggio lungo un viale alberato, riflesso del sole sull’acqua o sulla neve, ecc.) ma ancora più frequenti sono quelle artificiali (luci al neon, luci psichedeliche, schermi televisivi, ecc.).

A questo proposito va senz’altro ricordato che soggetti “predisposti” all’epilessia, in cui questa suscettibilità agli stimoli visivi sia particolarmente spiccata, possono soffrire di crisi davanti alla TV o mentre giocano ai videogame e questo è un fattore che preoccupa in genere molto i genitori di bambini con epilessia. In questi casi è utile seguire alcuni accorgimenti: • illuminare l’ambiente circostante • non stare troppo in prossimità dello schermo • dotarsi di schermi a 100 Hz e più • limitare il tempo trascorso davanti alla TV. Nel caso dei videogame, oltre l’effetto della stimolazione luminosa, va considerato anche il ruolo dello stress emotivo legato al gioco stesso e l’intensità e il tipo di colore delle immagini: soprattutto in questo caso bisogna evitare che i bambini giochino troppo vicini allo schermo e per periodi troppo lunghi. Questa importante sensibilità alla luce non è presente in tutte le forme di epilessia. Nella maggior parte dei casi la luce intermittente non provoca le crisi.

Il danno da vaccinazioni – considerazioni generali e risarcibilità Premessa personale (necessaria e ultrasintetica di cui mi scuso) Sono un medico tradizionale che fin dall’epoca in cui ero uno studente di medicina alla facoltà di Bologna vivevo grosse contraddizioni fra il medico che volevo diventare e la scienza medica che mi veniva insegnata. Questa contraddizione aumentò dopo il 4° anno di Medicina quando mi trasferii all’Università di Milano e qui scoprii con assoluta evidenza (ero ormai un assistente universitario e lavoravo in clinica medica) che quella che veniva definita la scienza medica era una truffa e il Giuramento di Ippocrate una mia affiliazione alla mafia dei camici bianchi. Di fatto dopo pochi anni andandomene dall’università divenni un complice dissociato, ma pur sempre e mio malgrado un complice, e decisi di andare a lavorare sul territorio e nelle fabbriche dove la salute e la vita venivano rubate ai laboratori. Di qui la mia partecipazione alla costruzione con gli operai della Montedison di Castellanza ed il grande e vero scienziato Giulio Maccacaro del movimento di lotta per la salute che si chiama Medicina Democratica e che da allora per oltre 30 anni si batte su tutti i campi dove la salute della popolazione in generale viene negata, ferita, uccisa. Premessa sulle vaccinazioni (necessaria ed ultrasintetica di cui mi scuso ancora) Ho iniziato di occuparmi di vaccinazioni oltre 20 anni fa per aiutare genitori che rifiutavano l’obbligo delle vaccinazioni e per questo rischiavano (e rischiano) che venisse tolta loro la patria potestà dal Tribunale dei Minori e che i loro bambini venissero vaccinati coattamente. Di fatto mi risulta che solo in un caso (a Bassano del Grappa) venne effettuata la vaccinazione coatta ma è evidente come anche solo perdere la patria potestà fosse un atto estremamente grave e temuto dai genitori. Un gran numero di genitori, allora ma anche oggi, molto scorrettamente, ma comprensibilmente, ricorrevano a falsi certificati di vaccinazione o a false indicazioni di patologie che consentivano di rinviare almeno le vaccinazioni stesse; invece altri si impegnavano duramente a raccogliere dati, informarsi e di fatto a costruire una nuova scienza che demistificasse gli imbrogli ed i crimini di quella ufficiale. L’aiuto rivolto ai genitori mi consentì, già allora, di scoprire grazie a persone del tutto estranee alla scienza medica ufficiale, alcuni falsi fondamentali della medicina delle vaccinazioni ed in particolare: 1. Le vaccinazioni non sono una forma di prevenzione così come affermano medici, ASL, Ministero ed anche l’ OMS ma solo una forma di profilassi ed inoltre una forma di profilassi estremamente pericolosa. In particolare si può parlare di prevenzione soltanto quando si agisce sull’ambiente o sulle abitudini di vita, mai e poi mai quando si introduce nell’organismo una o più sostanze estranee, a volte molto pericolose anche se questo è fatto per un obbiettivo positivo. Questo dalla scienza medica seria è chiamato “PROFILASSI” e non prevenzione. Questo punto comporterebbe da parte mia un approfondimento molto importante sulle sostanze pericolosissime contenute nei vaccini e cioè inserite appositamente da chi li produce industrialmente (altro pericolo molto rilevante) oltre che sulle sostanze ed in particolare i virus sconosciuti introdotti casualmente (vedi il caso dell’ SV40, Virus scoperto solo successivamente all’uso dei vaccini che lo contenevano come inquinante e che ha interessato 30 o 40 milioni id persone). 2. Non sono le vaccinazioni (tanto più se obbligatorie come avviene nel mondo soltanto in Italia e Francia) ad avere debellato le malattie infettive. Questo è un nodo particolarmente importante in quanto l’ideologia di una medicina efficace e “salvifica” si basa sulla falsa affermazione che è stata la medicina a debellare le malattie infettive. Per accorgersi che questo è falso in “estrema sintesi” basterebbe riflettere sulla scomparsa senza vaccini di malattie come la peste nel mondo (che esiste ancora e colpisce singole persone senza provocare epidemie) e la malaria (che è scomparsa dall’Italia senza bisogno di vaccini e flagella milioni di persone povere nonostante vaccini inefficaci quando basterebbe dotare ogni persona di una zanzariera per la notte). Riporto qui di seguito un elenco delle principali malattie infettive perché ciascuno possa riflettere da solo sulla mia affermazione, valutandola alla luce della epidemiologia di ognuna di queste malattie (certamente alcune malattie mancano ma il discorso vale anche per loro): – Difterite – TBC – Pertosse – Malaria – Poliomielite – Varicella – Colera – Morbillo – Febbre Gialla – Influenza – Tifo – Peste Bubbonica – Rosolia – Lebbra – Herpes – Epatite Virale (A, B, C) – Meningite (almeno 10 tipi diversi) Per il caso del vaiolo basti pensare che è stato il progressivo isolamento dei singoli casi nei paesi sottosviluppati a consentire che fosse debellato molto più del ruolo della vaccinazione (I tempi di questa relazione non mi consentono di entrare di più nel merito). 3. La stessa scienza ufficiale ammette che le vaccinazioni possono produrre (quindi producono nella realtà) danni alla salute anche gravissimi (con la morte del vaccinato), o solo più o meno gravi (con la comparsa di handicap), fino a danni modesti ma a livello di massa e cioè interessanti centinaia di migliaia ed anche milioni di persone (allergie, intolleranze, eczemi ecc.). Un fatto del genere è ovvio se si riflette che i vaccini così come i farmaci introducono nell’organismo del vaccinato sostanze estranee anche pericolosissime e non tutti gli organismi umani sono in grado di contrastarle. Non solo, ma un gran numero di casi di danni dipende dall’enorme numero di bambini e più in generale di persone vaccinate a volte portatrici di patologie non così evidenti specie a visite superficiali come quelle che vengono effettuate soprattutto laddove le vaccinazioni sono obbligatorie. È evidente infatti che se con un calcolo matematico si possono ipotizzare anche solo 20 o 30 casi di reazioni avverse, gravi o gravissime ogni 100mila dosi di vaccino utilizzate, e si usano 10 milioni di dosi per un milione di bambini (10 vaccinazioni per bambino) si avranno da 2000 a 3000 casi di bambini colpiti da reazioni avverse. Se si calcola che solo in Italia si vaccinano “obbligatoriamente” 500mila nuovi nati circa all’anno e che questi nei successivi 10 anni di vita riceveranno fra le 10 e le 20 dosi di vaccino, risulterà che in Italia si saranno utilizzate 50-100 milioni di dosi per bambini da 0 a 10 anni. Con un semplice calcolo matematico (purtroppo non è possibile fare diversamente perché il Ministero non ricerca e non fornisce questo dato) si può presumere che vi siano da 10mila a 30mila casi di bambini con danni gravi e gravissimi. È ovvio che questo è solo un calcolo matematico in quanto la realtà vera non si potrà sapere finché in Italia non esisterà una ricerca sulla realtà effettiva dei danni da vaccino gravi (handicap) e gravissimi (morte). Una ricerca del genere sarebbe possibile ed anche relativamente facile, ma è chiaro che non farebbe comodo né alle ditte farmaceutiche, né al Ministero, né alla medicina in generale che vanta presunti grandissimi risultati a suo merito grazie alle vaccinazioni. Sempre in estrema sintesi è possibile affermare che le malattie infettive sono state debellate specie nel mondo occidentale dal progressivo “benessere” (alimentazione, abbigliamento, abitazioni, igiene, ecc.). Di fatto per concludere questo breve accenno sui danni da vaccinazione per le popolazioni, posso dire sulla base della mia esperienza personale che i dati forniti in precedenza sono ampiamente sottostimati. Personalmente ritengo che i casi di danni da vaccini, gravi e gravissimi, se adeguatamente ricercati ed individuati si aggirino almeno sui 100-150 mila casi e certamente ancora di più se si allarga il concetto di “gravità” a casi ritenuti meno gravi ma comunque con handicap significativi (balbuzie, strabismo, ipovisus, riduzioni dell’udito, tic nervosi ecc. ecc.). Data questa terrificante premessa cerchiamo di capire come le vittime possano affrontare nel modo migliore possibile il problema del risarcimento. Il problema del risarcimento ( anche qui in estrema sintesi) Dato che in Italia esiste ancora l’obbligo delle vaccinazioni (tranne in poche regioni) era chiaro che a fronte di un rischio imposto per obbligo dovesse essere previsto dal legislatore anche un obbligo di risarcimento in caso di danno. Così sono nate la legge 210/92 e più recentemente la legge 229/05. In Italia per la nostra legislazione queste leggi sono definite leggi previdenziali come la legge sugli infortuni e le malattie professionali, o le leggi pensionistiche. Questo comporta per le vittime dei vantaggi (almeno finché dureranno in quanto i governi attuali stanno cercando di toglierli) in particolare sono a costo zero per chi cerca di utilizzarle, ma vediamo in concreto. Il procedimento per ottenere il risarcimento Di fatto questo può essere paragonato ad una lunga corsa a ostacoli con ostacoli diversi, diversamente difficili ed alcuni molto costosi. Vediamoli.

1. Per prima cosa la vittima deve essere consapevole di esserlo. I genitori dei bambini danneggiati nella stragrande maggioranza di casi vengono indotti a credere che il danno del loro bambino non è stato causato dal vaccino. In questo senso operano tutti i tecnici delle ASL quasi tutti i medici e pediatri di famiglia, la maggior parte dei medici degli Ospedale e delle università. Spesso anche parenti e amici. Il vaccino è un dogma che non va toccato. In molti casi poi il rapporto vaccinazione – danno (specie nei casi meno gravi) non è neppure facile da riconoscere in quanto il danno si manifesta molto tempo dopo la vaccinazione. In caso di morte, poi, nella stragrande maggioranza del casi c’è il rifiuto da parte dei genitori di voler sapere la causa del decesso del figlio: c’è solo il desiderio di dimenticare. Questa è la mia precisa ma non assoluta (come vedremo oltre) esperienza.

2. Il passo successivo è quello di trovare un medico che condivida la consapevolezza raggiunta dai genitori, e qui compaiono le prime iene e gli avvoltoi. Per i genitori fin dall’inizio non è importante il risarcimento ma la guarigione del figlio, e questo è tanto più evidente nei primi mesi dopo la comparsa dei danno che purtroppo il più delle volte si sviluppa peggiorando progressivamente, ma in qualche caso anche migliorando spontaneamente (come ovvio grazie anche solo allo sviluppo delle difese dell’organismo). In questo periodo i genitori sono pronti ad ascoltare chiunque gli dia un minimo di speranza e per questo a pagare cifre esorbitanti a fronte di risultati spesso nulli. Si formano catene fra i genitori di danneggiati che si spostano in Italia e all’estero, mentre il sistema sanitario tradizionale non fa che negare il rapporto causa-effetto col vaccino se interviene e pratica terapie inefficaci quando non ulteriormente peggiorative. La mia esperienza personale come medico legale riguarda un gran numero di casi le cui patologie ed handicap possono essere sintetizzate nel presente elenco: – Danni neurologici – Diabete – Guillain – Barrè – Autismo – Dermatiti Atopiche – Malattie autoimmuni Mentre i casi di decesso seguiti per lo più in cause penali sono in tutto : – Il caso di Padova, da morbillo – Il caso di Roma, da morbillo – Il caso di Bassano del Grappa da sindrome di Guillain-Barré da H1N1 – Il caso di Brescia, da poliomielite Ciascuna di queste patologie meriterebbe un trattamento specifico che qui non ho la possibilità di fare.

3. Trovato il medico o il ciarlatano che supporta i genitori iniziano le richieste di risarcimento quasi sempre con la speranza con questo denaro di poter pagare i costi altissimi delle iene e degli avvoltoi e delle loro terapie costosissime a fronte di miglioramenti minimi ma vissuti come miracolosi. È qui che inizia la necessità di ricorrere a studi legali più o meno “ esperti” e la corsa ad ostacoli si fa più dura.

4. Bisogna compilare e far inviare al Ministero della ASL una “scheda di sospetta reazione avversa a vaccino”. Già a volersi procurare alla ASL questa scheda si scopre che è difficilissimo. I funzionari delle ASL, tutti, le inventano tutte per non dare una scheda che è un semplice modulo pubblico che dovrebbe essere consegnato senza problemi. Personalmente posso citare decine e decine di casi vergognosi… La legge infatti dice che si può richiedere il risarcimento solo entro tre anni dal momento in cui si è venuti a conoscenza del danno. La cosa riguarda quindi anche persone di 40 – 50 anni che solo ora sono venute a conoscenza del fatto che l’handicap di cui sono portatori da decine di anni è stato causato da un vaccino.

5. A questo punto il Ministero dispone una visita medico legale presso la CMO (Commissione medica ospedaliera) di competenza. La CMO è un organismo di ufficiali medici dell’Ospedale Militare di riferimento territoriale (inutile per necessità di brevità ogni commento).

Intanto passano i mesi e gli anni e quando la visita viene disposta il piccolo danneggiato può anche essere già deceduto… A questa visita è utile essere accompagnati da un proprio medico di fiducia, con le solite difficoltà di trovarli, pagarli, ecc. (chi ha fatto queste “visite” sa cosa sono…). Dopo vari mesi la CMO risponde al Ministero quasi sempre negativamente ed il Ministero dopo altri mesi trasmette il risultato alla ASL e questa dopo altri mesi all’interessato. Va detto per correttezza che nella mia esperienza ho trovato un solo ufficiale medico di CMO effettivamente competente in materia, quello di Verona (dove la CMO non esiste più), ma non per questo più disponibile a riconoscere risarcimenti. Altre CMO conosciute per esperienza personale (Milano – Torino – Padova – Firenze – Ancona) sono del tutto incompetenti e comunque in qualche caso hanno riconosciuto il diritto al risarcimento (in poche righe e senza molte considerazione scientifiche o medico-legali): in questi casi comunque il Ministero può negare comunque il riconoscimento al risarcimento.

6. Ora l’avvocato diventa indispensabile così come una relazione medico-legale e qui molti genitori abbandonano per i costi spesso proibitivi sia in un caso che nell’altro. In particolare però, come Medicina Democratica garantiamo l’assistenza gratuita sia del legale che del medico legale che verranno retribuiti esclusivamente e soltanto a causa vinta, quindi con costi ridottissimi per i genitori e questo proprio allo scopo di consentire che il maggior numero di persone siano in grado di affrontare la causa di risarcimento.

7. Il giudice di I grado normalmente dispone una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) individuando un medico di solito specialista in neonatologia o pediatria o neurologia o infettivologia, o medicina legale o altro come suo consulente mentre i genitori devono scegliere un consulente che dovrebbe essere preferibilmente quello che ha steso la relazione iniziale. È evidente che questa fase è molto delicata ed importante perché tutto si giocherà sulla consulenza del consulente del Giudice e compito dello specialista dei genitori dei bambini danneggiati è quello di convincere il CTU delle ragioni per cui il danno è stato causato dalla vaccinazione e non da altro. Va detto che sulle vaccinazioni la letteratura scientifica, come ho già sinteticamente accennato, è quasi completamente a favore dei vaccini e difficilmente riconosce significativi danni individuali o collettivi conseguenti alle vaccinazioni (il caso Wakefield insegna). Nonostante questo i CTU, pur essendo quasi sempre prevenuti a vantaggio delle vaccinazioni, con altrettanta frequenza sono ignoranti sulle vaccinazioni stesse, sui loro meccanismi d’azione e soprattutto sui possibili danni per cui se non si trova un CTU francamente prevenuto è facile suscitare interesse al problema anche utilizzando una letteratura scientifica magari più “marginale” e meno vasta ma pur sempre significativa esistente sui danni da vaccinazione, ed è possibile convincerlo a riconoscere il diritto della vittima al risarcimento, tanto più che questo tipo di cause legali definite previdenziali, proprio per le loro caratteristiche, non impongono di raggiungere l’assoluta certezza dell’origine del danno ma è sufficiente una “ragionevole sicurezza”.

8. Il Giudice autonomamente può decidere in senso favorevole al risarcimento anche senza disporre la consulenza tecnica d’ufficio. La cosa può sembrare a vantaggio dei danneggiati, ma di fatto una sentenza del genere si ritorce quasi sempre contro i danneggiati stessi in quanto il Ministero in assenza di una sentenza basata su una consulenza tecnica d’ufficio ricorre in Appello ed in questo caso i Giudici d’Appello tendono a chiedere loro la consulenza tecnica d’ufficio rivolgendosi a personaggi di tipo “baronale” e comunque “tromboni della scienza”, con ben maggiori difficoltà per il consulente di parte dei genitori di vedere riconosciuto il loro diritto.

9. La sentenza sulla base della CTU individua anche i livelli di risarcimento che sono riferiti a delle tabelle allegate alla legge per i risarcimenti e che consentono alle vittime di ricevere un assegno mensile relativamente consistente che durerà per tutta la vita della vittima, mentre in caso di morte vi è un assegno fisso sui 150.000 euro.

10. Le vittime dei danni da vaccino ed i loro genitori possono anche ricorrere in Tribunale direttamente senza fare riferimento alla legge 210/92 e 229/05 per richiedere i danni subiti direttamente all’ASL o al medico che ha praticato la vaccinazione. Questo tipo di causa viene definito in “Responsabilità Civile” e comporta la possibilità di un risarcimento ben più adeguato di quelli previsti dalle legge cosiddette “previdenziali” (si può arrivare anche al milione di euro di fronte a handicap gravissimi). Va detto comunque che questo tipo di causa comporta delle possibilità di successo ben più ridotte, direi quasi eccezionali in quanto oltre all’ideologia dominante sulla assoluta efficacia e mancanza di pericoli delle vaccinazioni si entra qui nel merito del problema della responsabilità di “colleghi” in una realtà quale quella nazionale di “mafia dei camici bianchi” per la quale ben difficilmente un consulente si esprime in modo negativo nei confronti di un collega. Circa questo problema devo dire che nella mia esperienza fino ad oggi ho “vinto” solo 2 cause di responsabilità civile a fronte delle decine di vittorie in cause previdenziali ed una sola in una causa penale per un decesso. Conclusioni Sul problema della vaccinazioni e sui danni da vaccino ci sarebbero ancora tantissime cose da dire e la mia partecipazione a questo convegno è avvenuta in una fase in cui sto lavorando ad un testo che mi auguro molto più completo ed esaustivo sull’argomento. I capitoli a cui qui posso solo fare un accenno riguardano soprattutto le indicazioni pratiche su come difendersi dai danni da vaccino, i danni a livello di massa delle vaccinazioni ed il vastissimo, enorme argomento di una “vera prevenzione” alternativa alle vaccinazioni. È chiaro che la realizzazione di una vera alternativa alle vaccinazioni comporterebbe danni economici giganteschi per le ditte farmaceutiche che producono i vaccini e che su questi si arricchiscono senza di fatto un adeguato beneficio per la popolazione (vedi vaccino H1N1), si tratta insomma di impegnarsi a costruire una nuova scienza che utilizzi le conoscenze e l’impegno di tutti quelli (medici e non) che sono interessati alla salute di tutti a partire dalla prevenzione. Ma di questo spero di riuscire a parlare nel libro che sto realizzando.

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