Val di Susa, valaga travolge e uccide tre giovani alpinisti torinesi: trovati dopo 24 ore i corpi senza vita

Una valanga a 3000 metri in un pomeriggio con neve abbondante ha praticamente ucciso tre giovani che amavano tanto la montagna e la conoscevano molto bene. Sono morti così, tre giovani in Valle di Susa, e nello specifico si tratta di Margherita Beria D’Argentina 24enne, il fidanzato Antonio Lovato Dassetto 27 anni e la guida alpina che li accompagnava Adriano Trombetta 37enne.I corpi dei tre giovani dispersi nella giornata di venerdì sul monte Charberton, in alta Val di Susa, purtroppo, sono stai ritrovati senza vita, in fondo ad un canalone nella mattinata di ieri, intorno alle ore 10. Le ricerche, partite nella giornata di venerdì, sono state effettuate dalle squadre della polizia francese, della Guardia di Finanza e del Soccorso Alpino e Speleologico del Piemonte, la squadra di Soccorso Alpino dei carabinieri di Susa.

Come abbiamo anticipato, purtroppo, i tre giovani sono stati trascinati e travolti da una massa di neve e ghiaccio che ha ceduto al loro passaggio; le vittime, tutti giovanissimi, sono Margherita 24enne figlia del sindaco di Sauze di Cesana e maestra di sci oltre che appassionata di scialpinismo, il fidanzato Antonio 27enne appassionato di montagna e vela ed infine Adriano 37enne residente a Torino, guida alpina dal 2003. Recuperati i loro corpi, sono stati portati all’ospedale di Susa per il riconoscimento.I giovani, pare abbiano scelto la giornata sbagliata, visto che quella di venerdì 17 era stata definita a rischio marcato di valanghe nelle ore centrali ovvero di grado 3 sula scala europea che arriva fino a 5. Una volta venuta giù la valanga, nel tardo pomeriggio di venerdì sembra essere arrivato l’allarme e da quel momento sono partite le ricerche condotte dalla Gendarmeria francese ed un elicottero ha sorvolato il massiccio montuoso prima del tramonto, ma a causa della scarsa visibilità e del forte vento, i soccorritori si sono visti costretti a sospendere le ricerche.

Purtroppo a causa delle stesse circostanze, anche le ricerche delle due squadre a piedi ( quela francese e l’altra del Soccorso Alpino del Piemonte) hanno avuto esito negativo.Con il buio le ricerche sono state sospese e sono riprese alle prime luci di questa mattina e poco dopo l’alba i soccorritori in elicottero hanno indiduato i corpi.Tanti i messaggi di cordoglio giunti per lo più da amici delle tre vittime. Lo Sci Club Sestriere ha aggiornato il profilo Fb con una foto in bianco nero di Margherita Beria e il messaggio “Sarai l’angelo più bello lassù”, ed ancora sotto il video di una cascata di ghiaccio, un amico della guida ha scritto “Si muore in posti facili rispetto a tanti altri fatti prima”. Ieri a Sestriere era in programma il Memorial Gigio Ruspa, in ricordo del consigliere comunale stroncato da un infarto sulle piste; la manifestazione è stata immediatamente annullata.

TORINO «Il meteo è diventato difficilmente prevedibile. Ci sono escursioni termiche ferocissime, che niente hanno a che fare con il periodo che stiamo vivendo». A parlare è Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso Alpino Piemontese. Che cosa sta succedendo?
«Ci sono cambiamenti climatici importanti che si verificano anche da un giorno all’altro. Proprio per questo bisogna prestare una maggiore attenzione. Prendiamo l’incidente alla cascata di ghiaccio di Gressoney: alle 7 del mattino c’era una temperatura di meno 6 gradi, tra le 10 e le 11 il termometro è arrivato a più 12. L’esposizione di quella parete ha poi provocato purtroppo i 4 morti, Un’escursione del genere diventa difficile da prevedere. Quando si dice che le stagioni cambiano in modo sempre più repentino, anche se banale, è una verità: 20 anni fa, guardando allo stesso periodo, avevamo un clima completamente diverso».

C’è un modo per tutelarsi? «Ormai non basta più partire attrezzati. E nemmeno l’esperienza è una garanzia: tutte le ultime vittime erano persone preparate, alcuni anche delle guide. Bisogna rendersi conto che a volte basta una concatenazione di eventi per creare una situazione di rischio. In quest’ultimo caso, sono stati i forti rialzi termici in concomitanza con le nevicate abbondanti delle scorse settimane L’ultimo bollettino valanghe è di 3 su 5: un rischio marcato che richiede attenzione, ma non ènemmeno così estremo. Ma ormai, di fronte a questo rialzo termico, i periodi buoni per fare scialpinismo si stanno accorciando sempre più. E non è facile scegliere quello più adatto».

C’è quindi un’ulteriore difficoltà? «Sì, fino a 20 anni fa determinate salite si facevano in certi mesi dell’anno, proprio perché le condizioni climatiche erano le più favorevoli. Ora invece, è tutto diverso. Un’ascesa che veniva compiuta ad aprile o maggio, viene magari indicata a febbraio perché è allora che presenta la situazione ottimale».

Quanto conta l’attrezzatura? «Essere ben equipaggiati è la base. Ma come dimostra quest’ultima tragedia, non basta. I tre scialpinisti che sono morti si erano preparati al meglio, ma nemmeno l’airbag che indossavano è servito a salvarli. Con loro c’era anche una guida professionista che evidentemente ha effettuato prima di partire tutte le valutazioni necessarie. Purtroppo è stato l’imponderabile a fare la differenza. Ecco, non basta più essere esperti, avere la tecnica, essere informati. Quando si va in montagna c’è sempre una remota possibilità che accada qualcosa che non si aveva messo in conto».

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