Davide Vannoni arrestato a Torino per pericolo di fuga: voleva spostare l’attività all’estero

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Georgia il metodo Stamina, disconosciuto dalla comunità scientifica, su numerosi pazienti reclutati in Italia, che pagavano fino a 27mila euro, Davide Vannoni, è stato fermato ieri mattina a Torino dai Nas. I reati contestati sono l’associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, la truffa aggravata, la somministrazione di farmaci non conformi nella attività di trattamento di gravi malattie neurodegenerative.

Vannoni cercava una nuova località estera, dove riprendere l’attività di Stamina perla quale aveva patteggiato una pena ad un anno e dieci mesi, con la condizionale, impegnandosi a rinunciare a proseguire l’applicazione della controversa terapia. I clienti reclutati in Italia e curati in Georgia sarebbero una cinquantina. Non soltanto Georgia, da cui Vannoni era stato allontanato lo scorso novembre a seguito di una segnalazione partita dalla procura di Torino, ma anche Ucraina, Bielorussia, Santo Domingo. Perquisite abitazioni e uffici della biologa Erica Molino e di Rosalinda La Barbera, presidente dell’associazione Prostamina Life, veicolo di reclutamento dei malati.

Il tanto contestato padre del metodo stamina, ovvero  Davide Vannoni è stato arrestato nella mattinata di ieri dalla magistratura di Torino, con l’accusa di aver proseguito all’estero, in particolare in Georgia le cure dichiarate completamente inefficaci e che già gli erano costate una condanna in Italia e il divieto assoluto di proseguire nella pratica. Vannoni è stato dunque arrestato a nella mattinata di ieri, all’interno della sua abitazione a Moncalieri in provincia di Torino dai carabinieri dei Nas su ordine del pm Vincenzo Pacileo. La prima accusa nei suoi confronti è quella di associazione a delinquere e secondo quanto riferito il fermo sarebbe scattato dopo che gli inquirenti in base ad alcune intercettazioni telefoniche e si erano convinti che Vannoni stesse per lasciare l’Italia. Ma Vannoni è responsabile di una truffa aggravata e somministrazione di farmaci non conformi al trattamento di gravi malattie neurodegenerative; l’inchiesta della Procura di Torino coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo e dal sostituto procuratore Alessandro Aghemo.

Il metodo stamina inventato da Davide Vannoni nel 2007 si basa sulla presunta conversione di cellule staminali mesenchimali ovvero destinate alla generazione di tessuti ossei e adiposi in neuroni; sostanzialmente la terapia consiste nel prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro e infine l’infusione nei pazienti stessi. Fino ad oggi non esistono pubblicazioni scientifiche ma soltanto una domanda di brevetto la quale pare sia stata parzialmente respinta nel 2012 dall’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti per mancanza di dettagli sufficienti sulla metodologia e per i dubbi sul meccanismo di differenziazione cellulare; Vannoni avrebbe potuto ripresentare la domanda ma pare non l’abbia mai fatto.

Lo scorso mese di luglio si era diffusa la notizia che famiglie e pazienti italiani, che in passato avevano condotto la battaglia per utilizzare il metodo stamina sera non recati in Georgia per effettuare le infusioni e la conferma era arrivata anche da parte di un malato di SLA di Torino. L’allarme relativa alla diffusione del metodo stamina nell’Europa dell’Est era stato lanciato lo scorso mese di novembre del 2016 e dopo che dal nostro paese era partita la documentazione richiesta sulla sua vicenda e sulle sue attività, il governo di Tbilisi pare abbia sbloccato le attività di Manoni anche in Georgia.

Dunque, una prima volta Vannoni sarebbe finito nei guai per aver provato a sfruttare il dramma della Thyssen per rilanciare il suo metodo, mentre adesso per aver continuato la cura proibita in Georgia. Solamente 2 anni fa l’uomo aveva patteggiato la condanna per gli stessi comportamenti ed in quel caso l’accusa era di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Dalla nuova inchiesta è emerso che numerosi pazienti, reclutati in Italia, pagavano fino a 27 mila euro per sottoporsi in Georgia al metodo Stamina, disconosciuto dalla comunità scientifica e vietato nel nostro Paese dalle autorità giudiziarie.

Stamina: introduzione a una storia italiana

È utile e doveroso ripercorrere le tappe fondanti del caso Stamina, come fa Beatrice Mautino nel suo agile e informato e-book. E una storia per molti aspetti truce e senza vincitori: da una parte, un’associazione dal profilo scientifico approssimativo che propone un rimedio inverosimile per malattie devastanti; dall’altra, una politica spesso indecisa e opportunista e una comunita scientifica incapace di comunicare adeguatamente le sue sacrosante ragioni. In mezzo, un’informazione spesso superficiale che cerca di mediare tra due apparenti ragioni, come se fossero le opinioni e non i fatti a dover guidare le scelte terapeutiche. Una storia in cui e facile identificare chi sono gli sconfitti: innanzitutto i pazienti e le loro famiglie, prima illusi, poi sfruttati e traditi da chi ha speculato sulla sofferenza e la solitudine; in secondo luogo, l’opinione pubblica continuamente invitata a schierarsi come se l’unico modello di confronto fosse quello televisivo.

Su II Fatto Quotidiano di giovedì 17 ottobre 2013, Luigi Galella sostiene la tesi che bene fa la trasmissione Le Iene a insistere sul caso Stamina dato che la scienza si chiude a riccio rifiutandosi di analizzare approfonditamente i dati. Per sostenere la sua tesi, il giornalista cita Popper fuori contesto e scomoda addirittura Galileo, contrastando le «astratte certezze» della scienza con la misericordia della Chiesa. Il 4 gennaio 2014, sullo stesso quotidiano, Massimo Fini si dichiara convinto dell’inefficacia del “metodo Stamina”, ma sostiene che debba essere utilizzato per non togliere la speranza. Accusa la comunita scientifica di «tracotanza» e di voler «spiegare tutto»; nega l’autorita degli scienziati che cercano di spiegare l’assenza di giustificazioni teoriche ed empiriche alla base del presunto metodo, perche «la Scienza non e infallibile come invece pretende di essere». Due giornalisti arguti, che scrivono su un quotidiano usualmente rispettoso della competenza e dell’analisi dei fatti, sono pronti a sostenere un trattamento di non provata efficacia, argomentando la loro posizione come argine alla spocchia della scienza e come sostegno a chi soffre e non trova ascolto. La stessa posizione e condivisa da molti giornalisti che scrivono su quotidiani di diversa estrazione culturale e politica (per esempio Gian Guido Vecchi del Corriere della Sera e Francesca Ceccarelli del Giornale D’Italia) e sostengono la contrapposizione tra l’alterigia della scienza e la misericordia.

È certamente vero che e stucchevole sentir parlare di ve- rita scientifiche come se queste fossero estranee alla sofferenza delle persone. La senatrice Cattaneo, per esempio, afferma su La Repubblica del 15 ottobre 2013: «noi scienziati non possiamo mentire. È un impegno morale quello di dire come stanno i fatti». Purtroppo la storia della scienza, anche quella recente, e costellata di episodi tutt’altro che ineccepibili, e questo e tanto pii! vero quanto pii! ci sono interessi economici in gioco. Lo dimostrano i casi di comparaggio (offerta di benefici o denaro in cambio di prescrizioni di un dato medicinale) tra case farmaceutiche e alcuni medici di base o l’arroganza di Big Pharma, fino ai numerosi casi di plagio o di falsificazioni dei dati che inquinano la produzione scientifica o, in Italia, il familismo amorale che infiltra le carriere universitarie. La scienza non puo pretendere una fiducia incondizionata come fosse un’attivita disinteressata, ma, come ogni altra istituzione o sistema di potere, deve continuamente mostrarsi credibile e trasparente. La bontà degli argomenti dei giornalisti come Galella e Fini, che contrastano una simile supponenza e di molti che come loro scrivono di metodo scientifico senza comprenderne appieno le basi, però finisce qui.

La contrapposizione tra scienza e compassione e spuria. Le posizioni del ministro Lorenzin (che accetta le conclusioni della commissione di esperti) e di Papa Francesco (che telefona alle famiglie) sono ugualmente sostenibili. La contrapposizione deve essere tra scienza e pseudoscienza. Discutere di scienza richiede di condividerne il linguaggio e accettarne le regole. Il metodo scientifico e chiaro e non ammette discrezionalita e scelte arbitrarie. Prima di diffondere un farmaco o una terapia e necessaria una sperimentazione controllata che porti alla definizione di protocolli rigorosi. L’aneddoto o il caso esemplare non bastano; la letteratura e la storia sono piene di illusioni terapeutiche e usi impropri dei farmaci. Il “metodo Stamina” rientra nella categoria delle pseudoscienze, poiche assomiglia alla scienza, ma non ne rispetta i canoni. Non c’e alcun motivo per sostenerlo e finanziarlo con fondi pubblici. Indipendentemente dai possibili reati e dai comportamenti fraudolenti che gli sono imputati, Vannoni non ha fatto nulla per dimostrare l’efficacia del suo presunto metodo o per mettere la comunita scientifica nelle condizioni di fare verifiche. Galileo e stato citato a sproposito: Vannoni non ha proposto un nuovo modello teorico o un avanzamento della conoscenza. Bene ha fatto il ministro Lorenzin che ha sempre mantenuto una posizione ferma e coerente e ha assunto le posizioni della comunita scientifica.

Ma bene ha fatto anche il Papa che ha telefonato alle famiglie dei piccoli pazienti per portare conforto. Non si devono abbandonare i pazienti e le famiglie che hanno creduto a una promessa e si sono viste negare una speranza. In quanto vittime di un imbroglio, pazienti e famiglie devono essere trattati come tutte le vittime di un abuso. Nessuno direbbe a una signora truffata da chi le ha promesso improbabili e facili guadagni, che l’economia non funziona così e che deve «arrangiarsi e capire».

Il problema vero e riconquistare la fiducia di famiglie che hanno mal posto la loro speranza in una truffa. Diversamente dall’attivita sperimentale dove i ricercatori trattano grandi aggregati di dati anonimi, nella pratica clinica bisogna rispondere alle singole persone. Per loro la pseudo-terapia Stamina ha rappresentato un grave elemento di disturbo: bisogna parlare e spiegare a ogni famiglia quali sono le scelte terapeutiche e assistenziali preferibili, intervenire in ogni situazione per ricucire lo strappo. Non si puo dire «non c’e nulla da fare, non devi credere a quella terapia». Quando si e disperati rinunciare a credere e impossibile. Bisogna lavorare sui segni di miglioramento; eventualmente verificarli e quantificarli, perche possono essere l’occasione per costruire un nuovo percorso terapeutico, compassionevole per la patologia e di supporto, anche psicologico, per le famiglie. Aiutare, spiegare, sostenere, curare ove possibile: questo e il compito del sistema sanitario nazionale che non deve mai alimentare false speranze destinate al fallimento e a lasciare profonde ferite.

Il metodo scientifico prevede che qualunque decisione, sia di tipo terapeutico-clinica sia di tipo politico-amministrativa, debba sempre essere sostenuta da evidenze empiriche. A questo solitamente si obietta che anche gli scienziati spesso hanno posizioni diverse e non concordano fra loro. Il tipico argomento fallace si sviluppa pressappoco così: se accademici o scienziati affermano di sostenere un’ipotesi terapeutica azzardata questo significa che entro la stessa cerchia della scienza ufficiale possono coesistere punti di vista contrapposti ugualmente legittimi e sostenibili. Se neppure gli esperti sono concordi (si veda l’intervista delle Iene a scienziati che suggeriscono di controllare i presunti risultati Stamina e propongono accordi per testarne i benefici), bisogna accettare il dubbio e lasciare gli “innovatori” liberi di provare.

La scienza e la pratica medica pero non ammettono tentativi che non abbiano una giustificazione teorica e non siano accompagnati da predizioni plausibili ed esplicite. Dopo il Codice di Norimberga (1947) e la Dichiarazione di Helsinki (1964) non e piU possibile una sperimentazione guidata solo dalla curiosita intellettuale o dalla passione generosa. In passato, e accaduto troppo spesso che le buone intenzioni, accompagnate da incompetenza e pratiche improvvisate, abbiano provocato dolore e danneggiato le persone coinvolte nella ricerca e nei tentativi di provare farmaci e terapie.

Come puo svilupparsi allora un caso come quello di Stamina? Perche trova contrapposte istituzioni e settori dell’opinione pubblica? Le istituzioni sono per definizione conservatrici e tendono a difendere l’esistente. Chi occupa posizioni di potere difficilmente e sensibile a (e sa dialogare con) chi rivendica diritti o esprime bisogni. Questo e vero in ogni luogo e in ogni tempo e vale anche per l’accademia e per le istituzioni scientifiche. L’opinione pubblica diffida ovunque del potere politico e dei potentati economici: gli interessi di parte dichiarati e le azioni non sempre legali di lobby o multinazionali da sempre ostacolano la trasparenza delle decisioni, inquinano la vita democratica e alimentano sospetti e complotti. Per questo motivo la fiducia e il consenso si devono conquistare quotidianamente; la politica e partecipazione, anche se e una pratica poco diffusa.

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