Varese shock, due sorelline di 3 e 5 anni azzannate da un pitbull: operate al volto e testa

01/10/03-Lecce-Combattimento tra pitbull.

Una vera tragedia quella avvenuta nella giornata di ieri a Olgiate Olona, in provincia di Varese, dove due bambine di 3 e 5 anni, due sorelline, sono state aggredite da due pitbull, e purtroppo le loro condizioni di salute risultano essere preoccupanti. Una delle due sorelline, la più grave, è stata trasportata in elicottero a Monza e ricoverata in prognosi riservate per varie ferite al volto, ma nonostante le sue condizioni di salute siano piuttosto gravi, non è in pericolo di vita; la sorella invece, è stata trasportata in ambulanza all’ospedale di Legnano per aver ricevuto diversi volti sul capo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Busto Arsizio i quali hanno appurato che i due cani, due pitbull son di proprietà di un’amica della madre delle due bambine da cui le tre erano andate per una visita pomeridiana; secondo una prima ricostruzione, sembra che i due cani della proprietaria si trovassero all’interno di un recinto dove vengono tenuti abitualmente, dal quale sono riusciti ad uscire assalendo le due bambine per circostanze ancora da chiarire.

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Come già anticipato, le due bambine sono state accompagnate in ospedale, la più grande di 5 anni sotto shock sarebbe rimasta cosciente ed accompagnata al pronto soccorso di Legnano e medicata per profonde lacerazioni al cuoio capelluto e ricoverata nel reparto di Pediatria; la sorella di tre anni, è stata trasportata con l’elisoccorso all’ospedale San Gerardo di Monza, dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico per le numerose lesioni a volto ad al capo e per lei la prognosi rimane riservata anche se secondo quanto riferito dai medici non sarebbe in pericolo di vita.

Intervenuti i carabinieri i quali dovranno cercare di fare luce su quanto accaduto e chiarire dunque la dinamica dell’incidente e cosa abbia potuto scatenare la reazione aggressiva dei due cani, che sono stati sottoposti a sequestro ed affidati in custodia ad un’azienda specializzata. Sotto shock la madre delle due bambine, la quale nella giornata di oggi sarà ascoltata per poter fornire dettagli importanti sull’esatta dinamica dell’accaduto che potrà far luce sulla vicenda. Sotto shock anche l’amica della madre, ovvero la proprietaria dei due cani.

Restano misteriosi i motivi che hanno spinto i due pitbull ad aggredire le due bambine ad Olgiate Olona. Diventa impossibile, senza conoscere con esattezza il contesto nel quale è avvenuta l’aggressione, definire cosa sia scattato nella testa dei due animali, ma ascoltare un esperto può quantomeno far capire come certe situazioni diventino ingestibili.
Prendersela con i due cani è sbagliato.

Franco Quercia, addestratore professionista del Dogeden (struttura di Malnate specializzata nella conduzione dei cani) fa una riflessione generale: «Si potrebbe anche essere verificata una situazione di competizione tra i cani che potrebbero aver interpretato la situazione come un gioco per cui competere. Il problema è che in queste situazioni si ha a che fare con cani fuori controllo, scatta una sorta di competizione. I bambini potevano essere interpretati come un premio da conquistare. Bisognerebbe conoscere il contesto nel quale la vicenda si è sviluppata. I pitbull sono animali molto amichevoli, molto affettuosi, estremamente socievoli. L’importante è che non entrino mai in competizione poiché a quel punto il cane diventa ingestibile anche se si tratta di animali perfettamente educati. Potrebbero anche scagliarsi contro persone che conoscono, ma non lo fanno per fare del male, bensì per aggiudicarsi la competizione».

I pitbull rientrano in quella categoria di cani per i quali è richiesta una certa esperienza nella conduzione. Animali straordinari, socievoli. Ma anche sorprendenti in un certo tipo di situazioni. «Dopo questa azione finisce tutto – spiega l’esperto – potrebbero reagire allo stesso modo nel caso in cui si presentassero le stesse condizioni. Questi cani hanno attaccato e poi hanno staccato la spina. Hanno già cancellato quello che è successo. Se non sono tenuti in maniera sbagliata si è trattato semplicemente di un episodio isolato sul quale sarebbe però opportuno fare tutti gli approfondimenti del caso per cercare di capire cosa è successo e per quale motivo la situazione si è verificata, ricostruendo tutto dal momento in cui hanno aggredito le bambine. Ma è un giudizio sommario, sulla base delle prime informazioni ricevute».

Il pitbull si può educare. Il cane più temuto dall’uomo può diventare un compagno di vita se il suo padrone è in grado di educarlo a comportarsi secondo regole di rispetto e fiducia reciproca. Ad affermarlo senza possibilità di smentita è Luigi Polverini, presidente dell’Associazione professionale nazionale educatori cinofili (Apnee) che ha spiegato a Tgcom in che cosa consiste il ruolo del cosiddetto “psicologo per cani” e raccontato le sue esperienze. “Se è possibile educare un pitbull troppo aggressivo? La risposta è semplice. Se il suo comportamento è un problema genetico, allora dico di no, ma se è solo un problema indotto da una diseducazione o da esperienze negative, posso affermare con tutta certezza che questo cane può essere educato”, ha rassicurato Polverini. Anche quegli stessi cani da combattimento che tanto hanno influenzato l’immagine negativa del pitbull nell’opinione pubblica: “Ne abbiamo recuperati tanti. Anzi, posso dire che, per assurdo, il recupero è più facile proprio con i pitbull usati nei combattimenti perché è più semplice capire cosa ha modificato il loro comportamento”.
Il ruolo dello psicologo, infatti, consiste nel capire innanzitutto le cause delle “devianze” dell’animale: “Prima di tutto bisogna conoscere fa storia de! soggetto. Poi si agisce seguendo due distinte metodologie. Se ranimafe arriva da un canile, allora si procede con un’anamnesi soggettiva. Se invece proviene da una famiglia, si opera tramite un’anamnesi di gruppo. Lo scopo è capire cosa abbia portato il cane a comportarsi In modo aggressivo”. Quindi si passa alla terapia: “Qui si agisce in maniera diversa a secondo del casi. Per semplificare, diciamo che esistono due tecniche. Una definita di desensibilizzazione in cui non partecipa l’oggetto verso il quale il cane sfoga la sua aggressività. L’altra è definita di ricondizionamento in cui l’oggetto (spesso l’uomo) è presente”.
Rieducare un cane, insomma, si può, indipendentemente dalla razza del cane in questione: “La “sfortuna”del pitbull è che la sua potenza e forza è in grado di fare danni devastanti. Se però guardiamo ad altri cani, il numero dei morsi che un pastore tedesco è in grado di assestare, è ben superiore”. In ogni caso, non ci sono limiti per recuperare cani che hanno perso la retta via: “Non ci sono dei limiti per il recupero comportamentale. Al massimo è richiesto più tempo per i soggetti più anziani”. Secondo Polverini, poi, l’aumento di casi di attacco da parte di pitbull non è legato a qualche modifica genetica degli animali, ma a una ben più bieca necessità commerciale: “Semplicemente oggi il mercato richiede un cane violento e gli allevatori non fanno altro che accontentare i clienti. Tutto dipende dall’educazione ricevuta.

Molte persone, anche chi non possiede un cane o chi non ha particolare dimestichezza con questi animali, si chiede spesso come deve comportarsi o quale possa essere il miglior atteggiamento da assumere, anche da un punto di vista giuridico, quando si trova a dover interagire con il miglior amico dell’uomo. Per dare una risposta a queste domande ci siamo basati essenzialmente sull’esame della legge cantonale sui cani, con il relativo Regolamento, e del messaggio legislativo: trattandosi di una legge recentissima (aprile 2009) ovviamente non esistono ancora giurisprudenza né dottrina specifiche. Abbiamo però preso contatto con l’ufficio cantonale competente, nella persona del dottor Luca Bacciarini, per avere alcune ulteriori informazioni sull’applicazione e interpretazione delle norme. Sono state inoltre esaminate anche altre leggi che possono entrare in considerazione per la problematica in questione: la legge federale sulla protezione degli animali (LPan) e relative ordinanze, il Codice civile svizzero sulle responsabilità del proprietario fondiario e i rapporti di vicinato, il Codice delle obbligazioni sulla responsabilità civile e in particolare quella del detentore di animali, il Codice penale per eventuali reati, la Legge sugli esercizi pubblici, l’ordinanza municipale di Lugano sulla repressione dei rumori molesti e inutili, l’ordinanza sui requisiti igienici e altre ancora.

1. Un cane può circolare libero in strada, città, paesi, boschi, prati, parchi, montagna, eccetera? Nell’art. 7 cpv 4 della Legge sui cani si legge che il detentore ha sempre l’obbligo di tenere il cane al guinzaglio nei luoghi frequentati dal pubblico o da altri animali. Inoltre, se le circostanze lo impongono, i cani devono essere dotati di museruola. Sono previste delle eccezioni per i cani di utilità (nel Regolamento sui cani, art. 7, sono indicate queste eccezioni). Vedi sotto. Di conseguenza un cane può restare libero, sempre sotto la sorveglianza del detentore, in ogni luogo che non è considerato frequentato dal pubblico o da altri animali. Dunque in città e in paese sempre al guinzaglio; ma anche in campagna e in montagna, sui sentieri frequentati da escursionisti e gitanti o dove esiste il rischio di incontri con altri animali domestici (altri cani, bestiame al pascolo, cavalli montati o no, animali da cortile) o selvaggina. Ad ogni modo si tratta, come sempre, di una questione di buon senso. Se il proprietario del cane si trova a passeggiare ad esempio nella golena di un fiume in un orario in cui questa zona è poco frequentata, dove vede che non ci sono in giro persone o altri animali e dove, per un certo periodo di tempo, non ha incontrato nessuno, può decidere di lasciare libero il cane.

Ma questo a condizione che: • il cane sia sempre sotto controllo; • se si incontra qualcuno, il cane deve essere prontamente richiamato dal padrone e l’animale deve essere in grado di obbedire all’ordine di richiamo.

2. Dove allora può circolare libero un cane? Nei luoghi frequentati solo i cani previsti nelle eccezioni dell’art. 7 del regolamento sui cani possono circolare liberi. Si tratta di cani che vengono impiegati in specifiche attività di utilità. Essi sono: • cani da protezione e da conduzione del bestiame; • cani da soccorso; • cani degli organi della polizia, delle guardie di confine e dell’esercito; • cani per disabili; • cani da caccia (con le limitazioni previste dalle leggi specifiche). In poche parole i cani riconducibili alle categorie sopra elencate possono circolare liberi anche nei luoghi frequentati dal pubblico o da altri animali, ma esclusivamente se si trovano nell’ambito dello svolgimento della loro attività specifica. Altrimenti valgono le disposizioni dell’art.7 cpv 4 della Legge sui cani (vedi sopra). Nello specifico, in quest’ultimo articolo si fa riferimento, come già specificato, a “luoghi frequentati dal pubblico o da altri animali”. Se è facile comprendere che una città o un paese sono senza dubbio definibili come luoghi frequentati dal pubblico, meno evidente risulta la catalogazione di un ambiente naturale come la campagna o la montagna. Un sentiero di montagna frequentato da escursionisti non sarà paragonabile ad una landa desolata. Ad ogni modo, in ogni ambiente naturale, il detentore di un cane dovrà fare attenzione alla presenza di animali, in particolar modo di selvaggina, e dunque dovrà sottostare agli obblighi del già citato art. 7 cpv 4 della Legge sui cani, adottando tutte le precauzioni del caso. Un appunto particolare riteniamo vada fatto per i cani a guardia di greggi o bestiame. Questi cani vengono allevati sin da piccoli in maniera da ricevere un particolare imprinting al punto che la madre partorisce il cucciolo proprio all’interno del gregge. Per questo motivo il cagnolino, crescendo in questo particolare contesto, identificherà il gregge come il suo ambiente naturale e per questo lo curerà e difenderà. La difesa da parte del cane verrà dunque svolta come funzione di protezione. Quando l’animale vede avvicinarsi un potenziale pericolo, sia esso costituito da un uomo, da un altro cane o da un qualsiasi animale, inizia solitamente ad abbaiare e questo a scopo preventivo. Inoltre i cani a protezione di un gregge non si avvicinano spontaneamente all’uomo, cercandone il contatto. È dunque opportuno che, ad esempio, un escursionista abbia l’accortezza di tenersi a debita distanza e se ha un cane di tenere quest’ultimo al guinzaglio.

3. Un cane che fa parte della lista delle 30 razze soggette a restrizione, deve avere la museruola quando è accompagnato al guinzaglio dal padrone? Anzitutto è opportuno evidenziare il fatto che la legge fa distinzione tra cani pericolosi (art. 15 Legge sui cani e art. 10 Regolamento sui cani), ossia singoli elementi che in passato hanno già dimostrato pericolosità, e razze pericolose definite dalla legge razze soggette a restrizioni (art. 8 e art.11 Regolamento sui cani). Come indicato nell’art. 15 cpv 2 della Legge, i cani considerati pericolosi devono sempre essere tenuti al guinzaglio e sempre muniti di museruola. Per rispondere alla domanda, analizzando l’art. 8 del Regolamento, si legge che i cani la cui razza è presente nella lista del Regolamento sui cani, nelle aree accessibili al pubblico, vanno condotti soltanto individualmente, ossia ogni cane deve essere accompagnato da una persona (una coppia di cani o un gruppo di cani non può essere condotto da un singolo detentore).

4. Un cane, in particolar modo un individuo appartenente alla lista delle 30 razze soggette a restrizione, può vivere in un appartamento di un palazzo senza avere a disposizione uno spazio all’aperto? La legge obbliga il detentore di un cane a portarlo a spasso? L’art. 6 della Legge federale sulla protezione degli animali (LPan) indica i requisiti generali che una persona che detiene un animale deve ottemperare. Infatti il detentore, oltre ad accudire e nutrire il cane, deve farsi carico del suo benessere garantendogli attività e libertà di movimento. In merito al movimento anche l’art. 71 dell’Ordinanza sulla protezione degli animali (OPan) dice che i cani devono essere portati fuori giornalmente e, se questo non fosse possibile, devono comunque avere la possibilità di muoversi liberamente all’aperto. Al cpv. 1 del citato art. 71 OPan, si dice anche che, per quanto possibile, i cani devono avere la possibilità di muoversi senza guinzaglio. Ma ovviamente questa situazione non deve andare a ledere la normativa che ne obbliga l’utilizzo nei casi prescritti. In altre parole se una persona tiene un cane in un appartamento, deve assolutamente condurlo giornalmente all’aperto e anche a correre in un luogo adatto.

5. Se l’animale vive in uno spazio aperto, la legge cosa dice in merito alle misure di questo spazio, sull’altezza del recinto per evitare che scappi? La legge sui cani non dice nulla a riguardo. La già citata legge sulla protezione degli animali prevede delle norme specifiche per altri animali, come ad esempio i cavalli (es. divisione e dimensione box). Mentre per quanto riguarda i cani, l’Ordinanza sulla protezione degli animali (OPan) all’art. 72 cpv. 4 prevede indicazioni relative alle superfici minime in caso di detenzione in box o canili, a seconda della taglia dell’animale e dalla situazione del suo alloggio.

6. Un cane può entrare in un ristorante o bar e restare accanto ai padroni durante una consumazione? E in un negozio di alimentari? Innanzitutto ricordiamo la disposizione dell’art. 7 della Legge sui cani che prevede il guinzaglio nei luoghi pubblici, come meglio vedremo a proposito della domanda seguente. Secondo l’art. 58 della Legge cantonale sugli esercizi pubblici l’accesso di animali in un esercizio pubblico è lasciata alla discrezione del gerente.In ogni caso l’articolo 15 dell’Ordinanza sui requisiti igienici (ORI) pone il divieto di tenere od introdurre animali nei locali che entrano in contatto con derrate alimentari. Una deroga a tale divieto è prevista proprio per i cani, i quali possono accedere alle sale da pranzo dei ristoranti, purché il responsabile lo consenta. Tale deroga non è invece prevista per i negozi di alimentari. È dunque vietata la presenza di un cane, sia con che senza guinzaglio, nei locali in cui sono trasformate, preparate, immagazzinate o vendute derrate alimentari. Anche in questo caso le eccezioni sono costituite dai cani impiegati in specifiche attività di utilità. Se si pensa dunque a un negozio di alimentari, verosimilmente l’eccezione potrebbe essere costituita, ad esempio, da un cane per disabili.

7. Nel caso una persona vedesse un cane in montagna libero e senza padrone o addirittura venisse minacciata o aggredita, quali sono i passi necessari da compiere per tutelarsi? È necessario chiamare immediatamente la polizia? È una questione di opportunità: se chiamare la polizia o comunque un’Autorità competente, ad esempio un rappresentante del Municipio, serve a risolvere il problema, evidentemente si può procedere in questo modo. Altrimenti la segnalazione all’Autorità è utile per ottenere una sanzione contro chi ha violato i suoi obblighi di diligenza, mentre la denuncia penale può essere introdotta nel caso, più grave, se è stato commesso un reato. In ogni caso si può anche domandare, con un’azione civile, il risarcimento del danno subito. Oppure effettuare una semplice segnalazione della violazione ai sensi della legge sui cani. Nel caso si dovesse avvistare un cane in montagna libero, è possibile sporgere querela o denuncia se è stato commesso un reato (ad esempio danneggiamento, lesioni). Si ha dunque la possibilità di segnalare all’Autorità tale situazione, ma ovviamente si tratta di una questione pratica e di prove. Infatti se la controparte nega di aver commesso un illecito, bisogna portare le prove (testimoni, fotografie) dell’avvenuto. In ogni caso, se si tratta di una violazione dell’art. 7 della Legge sui cani (a meno che non si tratti di un cane di cui alle eccezioni dell’art. 7 del Regolamento sui cani) si può segnalare il fatto al Municipio o all’Autorità cantonale. Infatti, come già detto, il guinzaglio è prescritto nei luoghi frequentati dal pubblico o da altri animali (es. fattoria, bosco, montagna). Nel caso specifico, per quanto riguarda i cani randagi e i trovatelli, bisogna avvisare in prima istanza il Municipio. Nel caso invece ci si trovasse, ad esempio, fuori città in un altro comune, in una giornata in cui il Municipio è chiuso, si può chiamare la polizia o, eventualmente, la protezione animali. Ad ogni modo, nel caso si verificasse una aggressione o una morsicatura da parte di un cane, se la persona aggredita si rivolge al pronto soccorso o al proprio medico, qualsiasi dottore è obbligato a riempire uno specifico formulario da inoltrare alle autorità competenti in modo da segnalare il fatto. Per l’identificazione di un cane sono previsti due differenti elementi identificativi, con i quali si vorrebbe in futuro dotare tutti gli animali: un microchip, inserito sotto la pelle ed una targhetta. Il primo, un chip nel quale sono inseriti svariati dati relativi al cane, può essere letto, con uno specifico apparecchio, sia dalla protezione animali, sia dalla polizia comunale o cantonale e, tramite la base dati, è possibile risalire al proprietario. La targhetta riporta un numero identificativo relativo all’individuo che la indossa; questa può essere letta eventualmente anche da chi trovasse questo cane libero e senza padrone e lo volesse segnalare alle autorità. Ovviamente con tutte le attenzioni e precauzioni del caso.

8. A chi si deve inoltrare una denuncia? Se la persona è stata aggredita e ha subito danni fisici e/o danni materiali si può sporgere querela o denuncia penale presso il Ministero pubblico. Se si tratta di una ferita abbastanza grave, l’autorità procede anche d’ufficio. Altrimenti è sufficiente una querela di parte che deve essere però inoltrata entro tre mesi.

9. Qual è l’iter che una tale pratica seguirà? Il denunciante verrà ascoltato ed interrogato dalla polizia. La stessa interrogherà la persona responsabile degli animali. In seguito il magistrato deciderà se è stato commesso un reato e se ci sono quindi gli estremi per una condanna. Nei casi minori di violazione alla Legge sui cani o al Regolamento sui cani, il Municipio o il Dipartimento competente, comminerà le sanzioni previste, ossia la multa.

10. È necessario essere assistiti da una legale? Se la questione rimane senza complessità giuridica non è necessario rivolgersi ad un avvocato. I funzionari e la polizia sono tenuti a dare le indicazioni necessarie.

11. È utile, in questi casi, essere dotati di protezioni giuridiche come Assista e CAP,? Opportune polizze di copertura possono proteggere, in questi casi, da costi eccessivi, nel caso si decidesse di rivolgersi ad un legale e, in ogni caso, coprono le spese delle procedure iniziate.

12. Se una persona vede un cane o piú cani senza guinzaglio ma con i proprietari vicini e questi, nonostante le rimostranze, rispondono di farsi gli affari propri, come ci si può comportare legalmente? Come spiegato in precedenza una segnalazione all’Autorità può servire a sanzionare chi ha violato i propri obblighi di diligenza. Il detentore del cane deve tenere l’animale al guinzaglio in luoghi frequentati dal pubblico o da altri animali ed è pertanto perseguibile ai sensi della Legge sui cani nel caso trasgredisse.

13. Se si scopre che un cane considerato pericoloso, o appartenente alla lista delle 30 razze soggette a restrizioni, è tenuto in un cortile dove potrebbe scappare perché la protezione non è sufficiente, quali passi possono essere intrapresi da un punto di vista legale? Come detto in precedenza, se si constata una simile situazione è possibile segnalare il fatto al Municipio, all’Autorità cantonale o alla polizia, in modo da poter prevenire spiacevoli conseguenze. È opportuno anche ricordare che nel caso dei cani pericolosi, per i quali sussiste l’obbligo di indossare la museruola, essi devono ottemperare a questo dovere nei luoghi frequentati dal pubblico o da altri animali. I loro padroni non sono infatti tenuti a mettere loro la museruola quando gli animali si trovano nella propria abitazione. Se dunque il cane dovesse fuggire, potrebbe verosimilmente trovarsi a vagare in zone frequentate dal pubblico senza museruola.

14. Se un cane libero in montagna o in città aggredisse una persona, andandosene subito dopo, come è opportuno agire da un punto di vista legale? Come detto in precedenza si può segnalare l’accaduto al Municipio. Le sanzioni sono quelle previste all’art. 21 della Legge sui cani, cioè la multa. Se poi è stato commesso un reato: • se si conosce il detentore si può sporgere denuncia contro lo stesso; • altrimenti inoltrando una denuncia contro ignoti. È anche opportuno tener presente che un cane morde con un crescendo di forza; vale a dire che se l’animale aggredisce qualcuno mordendo, la prima volta lo farà lievemente e le volte successive sempre con maggior forza. Questo fa si che gli eventuali primi attacchi di un cane non vengano segnalati, proprio perché non ritenuti pericolosi, o addirittura nemmeno notati ed identificati come un atteggiamento a rischio ed aggressivo da parte dell’animale.

15. Se un cane minacciasse una persona e questa, nell’atto di difendersi, lo uccidesse, quale sarebbe il seguito di questa vicenda da un punto di vista legale? Una persona non è perseguibile se ha agito per legittima difesa (dopo aver accertato che non sussista un eccesso di legittima difesa). La legittima difesa prevede che una persona possa respingere un pericolo imminente con metodi proporzionali alle circostanze, vale a dire che la difesa deve essere proporzionale all’offesa. Se una persona venisse aggredita da un cagnolino, prima di respingere tale pericolo, ad esempio, con un’arma da fuoco, è necessario utilizzare altri metodi (allontanare, anche violentemente, l’animale). Anche perché, oltretutto, il fatto di utilizzare una pistola potrebbe costituire un rischio all’incolumità di altre persone. Non è infatti illecito l’atto di chi agisce in stato di necessità o per legittima difesa ossia per difendere sé stesso, un proprio caro o un proprio bene, sempre nei limiti del concetto di legittima difesa, sopra esposto. Nel caso, invece, si riscontrasse un eccesso di legittima difesa, nella peggiore delle ipotesi, la persona potrebbe essere incolpata di danneggiamento, visto che un cane è considerato, per legge, alla stregua di un oggetto.

16. Se una persona uccidesse un cane per legittima difesa, questa sarebbe in qualche modo perseguibile da un punto di vista giuridico? E il proprietario dell’animale? Se si accerta che la persona ha agito per legittima difesa questa non rischia nulla. Dovranno poi essere valutate le responsabilità del padrone / detentore del cane.

17. Se una persona dovesse uccidere un cane per legittima difesa, rischierebbe una accusa da parte del padrone dell’animale? Come evidenziato in precedenza, si fa riferimento ai concetti di legittima difesa e di eccesso di legittima difesa. Nel primo caso una persona non può essere perseguita se ha effettivamente allontanato un pericolo in una maniera proporzionale alle circostanze. Se invece sussistesse un eccesso di legittima difesa, come già detto, la persona potrebbe al massimo essere incolpata per danneggiamento o per violazione alla legge sulla protezione degli animali.

18. Se un cane dovesse aggredire una persona, con il rischio di causarne la morte, sussisterebbero gli estremi per denunciare il padrone per tentato omicidio? In un caso di tale gravità la polizia viene già solitamente avvertita. In ogni caso è evidentemente possibile sporgere denuncia e la magistratura analizzerà il caso. In particolare verrà valutata la fattispecie per comprendere se sussiste la violazione del dovere di sorveglianza e diligenza che si impone al proprietario di un cane o di violazione della Legge sui cani. In particolare il tentato omicidio, che avviene quasi sempre per negligenza e che può portare quindi ad un omicidio colposo, può essere invocato soprattutto se il cane è anche pericoloso o di una razza soggetta a restrizione. In altre parole, per poter avanzare un’accusa di tentato omicidio, deve essere provato che effettivamente il cane aggressore, in virtú delle proprie caratteristiche fisiche, sarebbe stato in grado di uccidere effettivamente la vittima.

19. Una persona attaccata da un cane rischia anche di riportare uno shock permanente. In questo caso si potrebbe richiedere un risarcimento finanziario per il danno subito? In che modo? Oltre alla denuncia penale (lo Stato che agisce contro il detentore del cane) si può chiedere un risarcimento danni intentando una causa civile. In questo caso occorre portare tutte le prove di quanto avvenuto, ossia dimostrare e quantificare il danno subito, dimostrare il nesso di causalità tra l’attacco subito e il danno prodotto e l’illiceità di quanto avvenuto.

20. Nel caso di un cane tenuto in un recinto all’aperto che continua ad abbaiare ad ogni ora del giorno e della notte, la legge permette al cittadino di tutelarsi denunciando il fatto come disturbo della quiete pubblica? Cosa posso fare? Il buon senso e le norme del diritto civile non consentono un disturbo del vicinato (art. 684 CC). Qualora un vicino trascendesse nell’esercizio del suo diritto di proprietario, e il vicino fosse danneggiato da tale comportamento, quest’ultimo potrebbe chiedere la cessazione della molestia, un provvedimento contro il danno temuto e il risarcimento del danno (art. 679 CC). Inoltre, a livello comunale, potrebbero esserci altre normative. Ad esempio a Lugano, l’art. 12 dell’Ordinanza municipale sulla repressione dei rumori molesti e inutili dice esplicitamente che i detentori di animali devono adoperarsi affinché gli stessi non arrechino disturbo a terzi e in particolare non devono disturbare la quiete notturna.

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