Come vedere Roma – Inter Streaming Gratis Diretta Live Tv Link online (Rojadirecta )

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Roma  – Inter seconda giornata del campionato di Seriae A è la seconda partita di oggi, delle 20:45. In posticipo alle 18:00 il big match tra Genoa – Juventus. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative per vedere Roma – Inter, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTube, Facebook Live-Stream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.
Oggi alle ore 20:45 scende in campo Roma – Inter. Come ogni evento sportivo molti appassionati non possedendo nessun abbonamento si domandano dove vedere la partita in streaming gratis? In chiaro in tv? Oppure live su Youtube e Facebook? In rete ci sono molte possibilità e migliaia di siti illegali per vedere i flussi streaming di questi eventi sportivi. Roma – Inter è la seconda partita di questo campionato di Serie A e come ogni anno Sky e Mediaset Premium offerte.

Nedved sfida Totti. Immaginiamo cosa possa essere passato nella testa di un ragazzo di 21 anni che riceve nel giro di due giorni altrettante telefonate da due miti del calcio mondiale.
Ma alla fine della giostra Patrik Schick sembra essere stato convinto più dal connazionale ceco: vuole o almeno vorrebbe raggiungerlo alla Juventus, la squadra che lo aveva sedotto e poi abbandonato poche settimane fa per un problema di salute, dopo un accurato ciclo di visite mediche. E così, a cinque giorni dalla fine del mercato e alla vigilia di Roma-Inter, sull’intrigo di mercato più fitto dell’estate rischia di prevalere il terzo incomodo: la Juventus appunto.

TENSIONE. Il venerdì si è concluso con questa preferenza, che il vivace entourage di Schick ha comunicato al presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero. Solo che Ferrero, nel frattempo, aveva accettato la proposta della Roma e uno dei due agenti di Schi- ck aveva trovato l’accordo con l’Inter.
E allora l’epilogo è meno scontato di quanto possa sembrare. Una delle ipotesi che hanno preso corpo è che Schick resti alla Sampdoria almeno fino a gennaio, o addirittura fino a giugno, prima di trasferirsi alla Juve dove spera di ereditare, un giorno, lo scettro di Higuain. Bloccato ora, schierato tra sei mesi o un anno.
REAZIONI. Ma è ancora tutto in ballo. C’è chi parla di intromissioni estere, con il Borussia Dortmund pronto a reinvestire l’oceanica plusvalenza di Dembelé. E poi, mentre l’Inter in questo momento sembra (sembra) essersi ritirata dal gioco, la Roma pensa di avere ancora delle possibilità, avendo accontentato le richieste della Sampdoria e, su un piano economico e progettuale, anche le pretese di Schick a cui era stato promesso un ricchissimo contratto dall’Inter (2 milioni netti a stagione).

SPRINT. Dal clan del giocatore, informalmente, filtra che niente sia stato deciso. E che anzi la questione potrebbe sbloccarsi solo il 31 agosto, ultimo giorno di affari. Ma il tempo stringe e, con il passare del tempo, la percentuale di conferma momentanea di Schick alla Sampdoria cresce. Intanto Giampaolo, l’allenatore, potrebbe convocarlo per la trasferta di Firenze.

IL PARADOSSO. Il bello di tutta la faccenda è che la Juventus, dopo averlo acquistato a fine giugno per una cifra già molto alta (oltre 30 milioni), rischia di doverlo pagare di più, sia pure con dilazione di qualche mese, perché Ferre- ro chiede che venga pareggiata l’offerta accettata dalla Roma, disposta ad arrivare fino a 39 (dei quali 6 subito, all’atto della firma, come indennizzo per il prestito). Ma le storie di mercato sono strane anche per questo. Schick è conteso da molte grandi squadre, ha virtualmente cambiato maglia almeno quattro volte in questa trafficata estate, e sembra aver deciso di tornare al primo amore. Resta da capire se abbia espresso la sua sentenza definitiva: meglio andare cauti, quando girano tanti soldi.

Da Mahrez a Schick: tutto ben fatto, architettato con cura, ma senza certezze e (finora) senza fortuna. La Roma assorbe il colpo arrivato dal nord-ovest italiano, con il rilancio della Juventus firmato direttamente da Pavel Nedved, e ragiona sulla possibile controffensiva. L’aria che tira non è buona ma a Trigona non hanno definitivamente perso le speranze di convincere Schick. Il problema è la tirannia del tempo che scorre e conduce sempre più velocemente verso la foce del mercato. Superata quella, ci sarà un mare di partite da giocare senza più poter intervenire sulla rosa.

PIANO B. E allora Monchi, dopo il blitz di Montecarlo, ha ripreso in mano il telefono, armato di auricolare e di pazienza, alla ricerca di un altro attaccante. Lo scoramento e la stanchezza hanno lasciato spazio alla frenesia di consegnare a Di Francesco l’uomo giusto che possa occupare la fascia destra dell’attacco. Se non sarà Schick, occhio al possibile ritorno su Mahrez che non ha ancora lasciato il Leicester ma spera sempre di essere accontentato nella richiesta di separazione accolta alla fine della scorsa stagione. Da Mahrez a Schick per poi tornare su Mahrez? Ci può stare. Con un piccolo ritocco all’ultima offerta presentata da Monchi, 35 milioni bonus inclusi, la trattativa potrebbe riaprirsi.

ALTERNATIVE. Ma il periscopio funziona a larghissimo raggio, seguendo un unico principio ispiratore: il giocatore che alla fine vestirà la maglia della Roma do vrà rappresentare un sicuro plusvalore tecnico per l’organico. Altrimenti Monchi è disposto a restare fermo in attesa di nuove occasioni a gennaio, valorizzando le risorse interne (tipo il giovane centravanti Tumminel- lo, sul quale è piombato il Crotone). Naturalmente resta l’ipotesi meno probabile e anche meno indicata, viste le ambizioni di grandezza della società. Ma non va scartata perché i giovani Munir (Barcellona) ed Emre Mor (Borussia Dortmund) non sono operazioni che convincono pienamente la dirigenza, soprattutto alle condizioni piuttosto onerose di acquisto che hanno presentato le parti venditrici. Monchi sta invece valutando la posizione del milanista Suso, che però sembra essere molto coinvolto nei piani tattici , di Montella. Niente da ‘ fare invece per Berardi e per l’olandese Promes: non sono in vendita.

L’AFFARE. Nei giorni scorsi alla Roma è stato offerto anche Xherdan Shaqiri, curiosamente un ex interista: sta giocando a intermittenza nello Stoke City, in Premier, e ha la stessa età di Mahrez. Ma Monchi non sembra entusiasta. Smentiti infine dal Lione i contatti per l’ala Cornet. Aspettiamoci sorprese, perché il mercato della Roma comincia praticamente da capo.

Non è la favola del brutto anatroccolo, è una storia semplice di lavoro, tenacia e attenzione: così in 40 giorni Juan Jesus è passato da potenziale esodato a difensore indispensabile. Contro l’In- ter, la sua ex squadra, è sicuro di giocare titolare.
LA CHIAVE. Dopo una stagione di tormenti, di alternanza, di dubbi, Juan Jesus ha avuto la fortuna di cominciare la preparazione dal primo giorno di ritiro, a Pinzolo, e la bravura di approfittare velocemente del vuoto che vedeva intorno: Hector Moreno, come Di Francesco ha spiegato ieri, ha avuto dei problemi fisiologici di adattamento alla Roma, Fazio ha dimostrato qualche imbarazzo nella difesa a quattro mentre il rinforzo che l’allenatore aveva chiesto a inizio estate, il difensore centrale, non è arrivato. Poco male, se vale l’esordio di Bergamo: Juan Jesus è sembrato un calciatore molto più sicuro e concentrato rispetto al primo anno. Tanto che adesso Di Francesco sembra orientato ad affidargli i compiti del terzino destro, in questa situazione di emergenza.

RIVINCITA. «Avrà voglia di far vedere che l’Inter si era sbagliata sul suo conto» ha raccontato l’allenatore, che però gli chiede una cosa soprattutto: «Non deve accontentarsi». Ecco, la continuità è stato un problema con Spal- letti. Jey-Jey, come lo chiamano i compagni, deve superare il suo limite per meritarsi la Roma a tempo pieno. Anche fuori ruolo.

NO RITIRO. Intanto Di Francesco ha sorprendentemente deciso di confermare le abitudini che la squadra aveva assimilato nel periodo spallettiano: i giocatori non sono andati in ritiro. L’allenatore ha preferito non alterare questo equilibrio consolidato nello spogliatoio, almeno per questo debutto all’Olimpico con l’Inter. L’appuntamento è stato fissato per questa mattina a Trigoria. Ieri pomeriggio seduta di allenamento blindata, nascosta anche agli operatori della comunicazione della Roma. Se Juan Jesus è il grande favorito per la casella del terzino destro, Peroni ha vinto il ballottaggio con E1 Shaarawy in attacco: sarà il terzo uomo del tridente insieme con Dzeko e Defrel. Aspettando il rinforzo di mercato.

Spalletti, il ritorno. Sarebbe perfetto anche come titolo di un film. Del resto, stasera i riflettori saranno tutti puntati sul tecnico nerazzurro, che riapparirà per la prima volta all’Olimpico dopo l’addio di qualche mese fa. Sarà anche il primo incrocio con Tot- ti. «Abbraccio? E’ un parolone. Lo saluterò per rispetto», aveva detto il neo-dirigente della Roma. Beh, ieri Spallet- ti se l’è cavata così: «Sarò ben contento di riabbracciarlo. Io non ho conti in sospeso, gli ho detto tutto quello che dovevo. Spero che lo abbia fatto anche lui. Perme sarà solo un piacere ritrovarlo. Nemmeno la Roma può essermi indifferente, quindi torno con tutto l’entusiasmo possibile».

Al di là delle parole, che il rapporto tra i due fosse irrimediabilmente spezzato non è un segreto per nessuno. «Mi auguro che ora Totti faccia davvero quello che voleva fare. Poi io ho il mio amore da distribuire e per lui ce n’è. Da lui ho ricevuto tanto. mi ha fatto vivere partite splendide, ha segnato gol da falso “nueve” di grande qualità». E non è casuale che lo rimarchi, visto che in quel ruolo lo ha “inventato” proprio Spalletti «Ormai alleno l’Inter e ho un vero “nueve” (Icardi, ndr) e lo alleno con grande spazi di pensiero», ha chiosato.
OCCASIONE. Ritorni, incroci e abbracci, comunque, fanno solo parte del contorno.

La “polpa” è la sfida sul campo, perché è il primo scontro diretto tra due grandi e potrà dire tante cose. «Noi dobbiamo cercare qualcosa di più per essere al loro livello – ha spiegato Spalletti – Il nostro campionato verrà misurato da queste partite e noi dobbiamo farci trovare pronti. Essere consapevoli che ci sono occasioni nel calcio che capitano oggi ma non domani».

NESSUN LIMITE. E significa che questa Inter può essere pienamente competitiva, anche se non tutto è filato per il verso giusto sul mercato. «Ho chiesto 3-4 giocatori e sono arrivati, come Borja Valero e Vecino. Dalbert era già un obiettivo, ma quando ho visto i filmati ho capito che è da Inter, al pari di Cancelo. Non dipende dai direttori (Ausilio e Sabatini, ndr) se inizialmente si pensava di arrivare a una certa quota e poi non è stato più possibile a causa di paletti, regole, buon senso e logica. Poi, una volta conosciuta meglio la squadra, ho compreso che si può costruire un gruppo forte. Non firmo per nulla, non voglio pormi limiti: penso sempre che i miei giocatori siano i migliori».
KEITA E THOHIR. Mentre sembra sfumare Schick e l’Inter torna a battere la pista che porta a Keita, ieri dall’Indonesia è intervenuto anche Thohir. «Suning vuole che l’Inter torni in maniera fissa in Champions e vuole vincere titoli», ha raccontato a Me- tronews, aggiungendo che a causa degli impegni per gli Asian Games è stato costretto ad «abbandonare molte delle mie posizioni nel club, in accordo con i miei partner». Poi una piccola gaffe («Tifo Inter da quando comprò i tre olandesi), prontamente corretta su Twitter: «Ovviamente mi riferivo ai tre tedeschi…». Cioè non Gullit, Van Basten e Rijkaard bensì Matthàus, Klinsmann e Brehme.

ROMA

4-3-3

Allenatore: Di Francesco. A disposizione:
28 Skorupski, 18 Lobont, 15 Moreno, 7 Pellegrini, 50 Ciavattini,
21 Gonalons, 24 Florenzi, 30 Gerson, 17 Under,
32 Tumminello,
92 El Shaarawy,
48 Antonucci. Indisponibili: Emerson, Karsdorp, Peres, Nura. Squalificati: nessuno. Diffidati: nessuno.
Le ultime – Seduta blindata alla vigilia del primo big match. Prende corpo l’ipotesi Juan Jesus terzino destro.

INTER

4-2-3-1

Allenatore: Spalletti.
A disposizione: 27 Padelli, 15 Ansaldi, 29 Dalbert,
7 Cancelo, 13 Ranocchia, 61 Vanheusden, 77Brozovic, lOJoao Mario, 23 Eder,
96 Gabriel Barbosa,
8 Jovetic, 99 Pinamonti. ^disponibili: Santon. Squalificati: nessuno. Diffidati: nessuno.
Le ultime-Possibile avanzamento di Borja Valero sulla trequarti, anche se ieri Eder è stato provato a lungo dietro Icardi. Attenzione anche a Joao Mario.

Nemmeno a D’Artagnan nel “Visconte di Bragelonne” ne capitano quante a lui, capriole del destino, altari e polvere. Radja Nainggolan, dici nome e cognome o anche uno dei due e pensi subito a che biliardo sia la vita. In qualche modo lo sottolinea anche il ct del Belgio, Roberto Martinez: «Quando succede qualcosa che lo riguarda le notizie vengono immediatamente esagerate». Semplicemente non lo ha chiamato in Nazionale per la prossima parentesi di qualificazione al Mondiale, con Gibilterra e Grecia. E sarà pure esagerato, ma Nainggolan se l’è presa e ha dichiarato al sito belga Hln: «Sono molto deluso.

Devo riflettere sul futuro». Significa che potrebbe declinare successive chiamate. Mar- tinez non le ha affatto escluse, spiegando come in questo momento veda Radja lontano dalla forma e di aver bisogno per le gare in arrivo di uomini che scattino come della vita di Nainggolan e del libero pensiero: non sarebbe necessario al Belgio l’uomo per il quale Luciano Spalletti avrebbe venduto tenuta e vigna pur di averlo all’Inter, il mediano che la Roma ha piazzato a sostegno e fondamento della nuova stagione e delle prossime, fino al 2021, con lo stipendio più alto possibile dalle parti giallorosse, sopra i 4,5 milioni.
E’ una serata stramba in tappi di spumante. Stranezza una vita stramba. Nainggolan la vive da una parte e avrebbe potuto anche viverla dall’altra, con la maglia a strisce del colore della notte. Proprio con quell’Inter al quale ha segnato più che a ogni altro club in A: 5 volte. Poi è arrivato Monchi, poi non è arrivato Kessie che avrebbe potuto essere l’elemento di disturbo nel rapporto tra Ninja e squadra, tra Ninja e città. Nainggo- lan non voleva andarsene, però lo avrebbe fatto se fosse servito alla Roma. Solo su questo ha ragione Martinez: nulla è mai normale intorno a Radja, tantomeno le partite di calcio.

Altro che febbre del sabato sera. La febbre Roma è molto, molto di più. Incontrollabile. Specialmente in partite come quella di questa sera: ore 20.45, stadio Olimpico, big match contro l’Inter. Tanti spunti, due su tutti: prima in casa di Di Francesco e ritorno a Roma per Luciano Spalletti, un allenatore che in giallorosso ha vissuto momenti speciali.
I DATI. Niente cene fuori, niente aperitivi al mare. I tifosi non vogliono mancare alla prima partita casalinga della nuova Roma. E così all’Olimpico si può toccare quota cinquantamila spettatori. Per ora siamo intorno ai46.000, compresi i 19.800 abbonati e i circa tremila interisti.

LA NOVITÀ. A proposito di abbonamenti, c’è una novità. Anche i più ritardatari e gli indecisi potranno ancora abbonarsi. La campagna, infatti, è stata prolungata fino al 15 settembre (prima della quarta giornata, Roma-Verona, seconda in casa).
CONTINUITÀ. Di Francesco sa che è una sfida importante, la Roma vuole convincere anche i più scettici e dare continuità alla vittoria di Bergamo. Per questo sarà fondamentale anche la spinta dei suoi tifosi, pronti a riempire lo stadio e creare un’atmosfera magica. Primo big match stagionale, all’Olimpico arriva l’Inter.

ROMA – Alberto De Rossi scalpita. Il tecnico è ormai prossimo, con la sua Primavera, all’esordio nella nuova stagione. I sorteggi della Champions League hanno scritto anche il destino della baby Roma che sarà impegnata nel girone di Youth League composto dalle stesse squadre che affronteranno Dzeko e compagni. «A parte l’incognita del Qarabag – le parole del tecnico capitolino ai microfoni di Roma Tv – che è una squadra che non conosciamo, le altre due, Atletico Madrid e Chelsea, sono due certezze forti in questo girone, ma dovranno vedersela con noi». Proprio contro i Blues, tre stagioni fa, i giallorossi abbandonarono la massima competizione europea a un passo dalla finale di Nyon. Il tecnico di Ostia sottolinea la bontà della competizione: «Questa è una manifestazione nuova, fondamentale per la crescita dei ragazzi, che insieme alle tournée a cui la nostra società ci fa partecipare è un momento di crescita importantissimo, non solamente sul campo ma anche Inori. La affronteremo con grande serietà, impegno ed emozione, non disdegnando l’importanza di campionato, coppa Italia e Supercoppa. A proposito di campionato, quest’anno c’è stata un’importante ristrutturazione perciò sarà ancora più impegnativo rispetto agli anni passati».

CAMPIONATO. E De Rossi affronterà la stagione con una rosa praticamente tutta nuova: «Tutti i ragazzi dello scorso anno sono stati richiesti in tutte le categorie, anche in Serie A. Quest’anno sono tutti nuovi e li faremo crescere in fretta». Oggi, alle 16.30, porte aperte al Tre Fontane per l’amichevole contro i pari età del Pescara.

Dal Sassuolo a Di Francesco: il cerchio si chiude, meravigliosamente. Trecentoquattro giorni dopo il crac, il big bang del suo dolore, Alessandro Florenzi torna a fare il calciatore. E’ stato inserito per la prima volta nella lista dei convocati della Roma, entrando nel gruppo di quelli che infileranno la divisa da gioco contro l’Inter. Non è più tempo di lacrime, ora si può ricominciare a sorridere

BENEDIZIONE. Spalletti, affettuosamente, si augurava di vederlo in campo come terzino destro già stasera. Naturalmente non sarà così ma Di Francesco ha aperto uno spiraglio importante: «Magari lo userò per uno spezzone di partita nel secondo tempo, mai dire mai». Se anche non dovesse rientrare oggi, come è probabile, avrebbe altre due possibilità prima della sfida del 12 settembre con l’Atletico Madrid: l’amichevole di venerdì contro la Chapecoense e la trasferta di sabato 9 a Marassi con la Sampdoria Florenzi scoppia di felicità. I controlli effettuati in settimana al ginocchio martoriato dal doppio intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore hanno dato il via libera al reintegro agonistico. E a proposito di terzini. Ieri in conferenza Di Francesco ha fatto un altro annuncio importante: «Karsdorp potrebbe giocare venerdì uno spezzone dell’amichevole con la Chapecoense per essere poi convocato la settimana successiva contro la Sampdoria».

L’Inter ripiomba su Keita. Obbiettivo di vecchia data: la novità sta però nel fatto che sembra che la Juve abbia allentato la presa sul giocatore, fornendo un assist ad Ausilio e Sabatini (che vantano entrambi ottimi rapporti con Roberto Calenda l’agente del giocatore) per provare a inserirsi. Già stasera il post partita potrebbe portare a un incontro con il procuratore (Calenda e Ausilio furono “pizzicati” a cena pure dopo l’ultimo rendezvous romano dell’Inter) mentre ieri sera c’è stata una cena tra Inter e la Lazio che, nonostante gli strali di Claudio Lo- tito, vorrebbe scongiurare il rischio di perdere il giocatore a zero. La Juventus ha infatti offerto 15 milioni, troppo pochi per il presidente della Lazio che si è pubblicamente detto disposto a mandare Keita in scadenza piuttosto che svenderlo. Lotito vorrebbe trovare un acquirente disposto a spendere una trentina di milioni che – ovviamente – trovi pure il benestare di Keita. E l’Inter, qualora la Juventus dovesse farsi da parte, ha le carte in regola per mettere tutti d’accordo ricalcando con la Lazio l’affare Hernanes, pagato da Erick Thohir 13 milionipiù 2 di bonus nel gennaio 2014 nonostante alla scadenza del contratto del brasiliano mancassero appena sei mesi.

L’Inter da settimane è alla ricerca di un giocatore che possa far rifiatare Candreva e Perisic (aveva provato con Emre Mor, è tuttora in trattativa con Karamoh che però è soltanto un prospetto futuribile) e lo stesso Sabatini, nel giorno del vernissage a Brunico, aveva spiegato come alla squadra mancasse un esterno che garantisse un buon numero di gol (Keita ne ha fatti 16 nell’ultimo campionato…). Il club nerazzurro – su input di Suning – non può però appesantire ulteriormente il bilancio e Ausilio, per far sì che Nanchino non bocci l’operazione, oltre a convincere l’agente di Keita, dovrebbe convincere Lotito ad accettare l’ipotesi di un prestito biennale con riscatto condizionato. Solo in quel caso l’Inter può arrivare ai 30 milioni che chiede la Lazio (per Schick, bonus compresi, il club nerazzurro di era issato a quota 37), però ovviamente prima Keita dovrebbe rinnovare il contratto con la Lazio. Il che però vorrebbe dire che Lotito e Calenda sarebbero costretti, dopo le telluriche dichiarazioni degli ultimi mesi, a sedersi allo stesso tavolo. Ipotesi improbabile? Sicuramente no perché, come spiegato, l’Inter potrebbe mettere d’accordo tutti regalando a Keita un contratto da big e permettendo alla Lazio – pur con saldo rateizzato nel tempo – di non perdere un patrimonio. Il boccino però è in mano a Suning dato l’andazzo che ha preso il mercato nerazzurro, come peraltro lucidamente spiegato ieri da Spalletti: «Fossimo stati più ordinati all’inizio del mercato avremmo evitato di perdere tempo a inseguire profili

che poi non si sono portati a casa. E non dipende certo dai nostri direttori se inizialmente si pensava di arrivare a dei giocatori che poi non è stato possibile raggiungere a causa di paletti, di regole che noi qui all’Inter vogliamo rispettare».
ATTESA PER MANGALA
Ausilio, parallelamente, sta lavorando sul centrale e tra le opzioni prese in considerazione, ovvero Mustafi e Mangala, buone notizie potrebbero arrivare oggi dal francese, dato che dopo la gara del Manchester City con il Bournemouth potrebbe arrivare la fumata bianca da parte di Guardiola al prestito (il tecnico vuole però avere certezze sull’arrivo di Jonny Evans dal West Bromwich Albion). La prima scelta – è cosa risaputa – è il centrale dell’Arse- nal ma, iniziando a scarseggiare i giorni a disposizione, è meglio garantire a Spallet- ti – che negli ultimi due giorni ha pure provato Ansaldi come centrale – un degno sostituto di Murillo.

ROMA L’emozione per l’esordio, l’orgoglio di riaffermare come «rappresento la Roma e non me stesso», la speranza di rimanere in testa alla classifica e soprattutto la voglia matta di superare Spalletti, un fantasma che – suo malgrado – continua ad aleggiare in città («Non devo chiedere pazienza o favori a nessuno e non voglio paragoni»). La vigilia di Di Francesco è certamente più agitata rispetto a quella del tecnico toscano. Il buco che si è creato a destra con il ko di Peres e le momentanee indisponibilità di Karsdorp e Nura, lascia inquieto l’allenatore abruzzese che tuttavia non rinuncerà alla difesa a quattro. E nel ruolo verrà impiegato Juan Jesus, centrale difensivo che all’occorrenza viene spostato sulla sinistra, per una notte rispolverato a destra. Un inedito per il brasiliano che avrà il compito di occuparsi di Perisic: «Cambiare troppo creerebbe problemi, Florenzi sarà convocato, non ha ancora la condizione ottimale per giocare, ma a gara in corso mai dire mai. Juan Jesus è molto disponibile, vuole dimostrare all’Inter di essere un giocatore importante. Karsorp? Potrebbe giocare con la Chapecoense il primo settembre e poi venire con noi a Genova». Nonostante il successo di Bergamo, è il primo ad essere consapevole come questa ancora non sia la sua Roma: «La ripetitività migliora le cose – spiega – lo scorso anno col Sassuolo dal 27 di giugno eravamo in ritiro con tutti i giocatori. Qui siamo partiti il 16 luglio in giro per il mondo». Preferisce non parlare di mercato ma non si tira indietro quando gli chiedono se firmerebbe oggi per fare gli 87 punti della scorsa stagione, targati Spalletti: «Per come si è livellato il campionato direi di sì perché secondo me con quella cifra si potrebbe anche vincere lo scudetto».

L’ultima volta risale al 19 aprile 2011. Da quell’1-0 (rete di Stankovic), l’Inter non ha più vinto all’Olimpico con la Roma. Allenatori erano Montella da una parte, Leonardo dall’altra. Pare passata un’era geologica. Quella era un’In- ter figlia del Triplete, mentre la squadra con cui stasera si presenterà Luciano Spalletti a Roma deve ancora capire dove può arrivare dopo il fallimento di una stagione fa. Però il Grande Ex – che, c’è da scommetterci, verrà accolto sotto un diluvio di fischi – ha provveduto a indicare la strada: «A fine allenamento ho detto ai miei che se non andiamo a giocare da squadra forte contro questi avversari e in questi campi, verremo travolti. La Roma ha sempre vinto ultimamente, siamo noi a dover cercare di alzare il livello: so però che se sei organizzato e compatto, nel calcio non ci sono trasferte non ci sono avversari fortissimi, ma squadre che se la giocano con te». Nonostante Roma e Inter abbiano concluso l’ultimo torneo con 25 punti di distacco, la logica dei numeri stavolta può essere azzerata da un doppio fattore. In primis, Spalletti troverà un avversario che presenta giocatori che per nove undicesimi (uniche eccezioni Kolarov e Defrel) ha allenato fino a maggio e quindi è l’allenatore migliore per disinnescare le eccellenze che metterà in campo Di Francesco. Poi c’è l’effetto Perisic. «Lui e Icardi sono due da… Gran Premio», ha spiegato Spalletti avendo come intima convinzione il fatto che sul quell’asse l’Inter possa dare scacco alla Roma come accaduto domenica con la Fiorentina (basta andarsi a rivedere l’azione del raddoppio).

Icardi che dopo la gara all’Olimpico volerà in Argentina per rispondere alla chiamata di Jorge Sampaoli con l’Albiceleste, è spinto dalla motivazione extra di non aver mai fatto gol a Roma, mentre Peri- sic può sfruttare l’assist formidabile costituito da mancanza di difensori di ruolo arruola- bili in grado di arginare il suo strapotere atletico. Di Francesco dovrebbe piazzargli davanti Juan Jesus, non avendo Manolas il passo per fermare il croato, dopo aver tentato invano di convincere Kolarov a cambiar fascia; però il brasiliano – pur essendo veloce – giocherà sul lato di campo che meno gradisce. E’ lì che l’Inter deve sfondare approfittando dell’imprevedibilità di Perisic che può diventare – pur con caratteristiche diverse – un nuovo Salah per Spalletti.

EDER LA SORPRESA?
Facile pensare che l’Inter di Roma sia ‘  parente stretta di J quella che ha battuto la Fiorentina: Cance- lo (alla prima convocazione) e Dalbert devono lavorare ancora molto sulla fase difensiva (il che, come primo effetto collaterale, porterà alla conferma di D’Ambrosio e Nagatomo), mentre Skriniar e Miranda costituiscono una coppia granitica (anche ieri Spalletti ha provato Ansaldi al fianco del brasiliano, probabilmente per verificarne l’adattabilità al ruolo di centrale nella linea a quattro). A centrocampo potrebbe invece esserci l’unico cambio, considerando che – oltre all’intoccabile Borja Valero – le altre due maglie se le giocano Vecino, Brozovic, Gagliardini, Joao Mario e pure Eder, nella rifinitura piazzato alle spalle di Icardi. Spalletti ha molto puntato sull’aspetto psicologico nel preparare la gara:

«L’Inter i suoi campioni li ha già in casa, anche se qualche stella va un po’ rispolverata. Io ho poco margine di errore perché questa è una squadra forte». Staserà è già il momento buono perché l’Inter dimostri di esserlo.

Top player non ne sono arrivati, zero rivoluzioni di fatto rispetto al gruppo che nell’ultima stagione, almeno da febbraio in poi, ha scritto una delle peggiori pagine della storia dell’Inter. E la vittoria sulla Fiorentina non ha allontanato profonde tracce di scetticismo generale attorno a un progetto, quello di Suning, che per vari motivi tarda a decollare e non scalda ancora gli animi nerazzurri. Tifosi aggrappati allora a Luciano Spalletti, lui sì riconosciuto aH’unanimità come valore aggiunto, unico fuoriclasse portato a Milano in questa sessione di mercato.
CONDOTTIERO E Luciano, che certe insidie ambientali le sa riconoscere da lontano, ha deciso di esporsi in prima persona. Così ieri si è di fatto messo in testa alla truppa, mento alto e petto in fuori, proprio alla vigilia della «sua» partita, contro la Roma. «L’Inter è forte – ha detto il tecnico toscano – e io sono felice di lavorare con questi giocatori.

Durante la preparazione mi hanno fatto vedere di che pasta sono fatti, tecnicamente e sotto l’aspetto della qualità umana: gente vera, affidabile. Ho a disposizione stelle di primo livello, altre vanno solo un po’ ri- spolverate. Perisic e leardi sono già due da Gran Premio, sono partiti forte. Ivan, in particolare, ha prodotto impressionanti vampate da cento metri per dare una mano dietro: sacrifici che la squadra saprà restituirgli. E questo è un esempio per tutti: dobbiamo migliorare nell’essere squadra, blocco, nell’essere nelle condizioni di dividersi vantaggi e svantaggi durante la partita». Spalletti si attende probabilmente un salto di qualità definitivo dai vari Brozovic, Joao Mario e Miranda, alcune delle grandi delusioni dell’ultima stagione. Capitolo mercato: «I giocatori che avevo chiesto sono arrivati. Dalbert era già nel mirino della società, Vecino e Borja Valero li conosco bene e li ho voluti io. Kondogbia? Faceva richieste che all’inizio pensavamo di far rientrare: i direttori (Sabatini e Ausilio, ndr) sono stati bravi a portare a casa Cancelo attraverso uno scambio col Valencia; il portoghese e Dalbert sono grandi giocatori, professionisti da Inter. Non dipende dai direttori se inizialmente si pensava di arrivare a una certa quota e poi non è stato più possibile a causa di paletti, regole, buon senso e logica che nel calcio vanno usati. Essere dentro le regole è fondamentale, qualcuno deve iniziare a farlo, e il mio club lo ha sempre fatto. All’inizio abbiamo mirato a situazioni diverse che non si sono portate a casa, potevamo essere più ordinati forse, ma nel calcio capita di dover modificare il percorso, e io sono orgoglioso di averlo fatto con il club in base alle situazioni che ci chiamavano in causa». Infine, il fronte delle ambizioni: «Non firmo nulla, non metto limiti né pongo paletti. Ho fiducia nei miei ragazzi, hanno potenzialità importanti, e lo sapevo anche prima di conoscerli direttamente». Condottiero vero, aziendalista al punto giusto, nessuna paura di prendersi ogni responsabilità: in una mezzoretta di conferenza stampa ha fatto da scudo a squadra, proprietà e uomini mercato, invitando allo stesso tempo i tifosi a sognare in grande. Una mossa fondamentale, ma non totalmente dovuta, che testimonia

quanto Spalletti sia realmente coinvolto in questa nuova avventura.
I DUBBI DEI TIFOSI Cielo per nulla sereno sopra il pianeta In- ter, va detto. L’umore di gran parte del popolo nerazzurro non è dei migliori, lo si intuisce per strada, attraverso i social e nei bar. Colpa di un mercato che a giugno prometteva fuochi d’artificio, ma che finora ha obiettivamente regalato solo qualche petardo. E giovedì c’è lo stop agli affari. Un’inversione di tendenza, a livello di investimenti, emersa improvvisa a inizio agosto. Improvvisa in tutti i sensi se è vero che i primi a restare spiazzati sono stati Sabatini e Ausilio, costretti a mollare di colpo affari praticamente già perfezionati e a rivedere velocemente le priorità in entrata. Nuova linea (autofinanziamento puro, si compra solo se prima si fa cassa) che gli uomini mercato nerazzurri hanno appreso appunto di rientro dalla tournée asiatica.
ERRORE STRATEGICO II fair play finanziario costringe l’Inter nuovamente al pareggio di bilancio il prossimo giugno, pesa sempre tra l’altro la doppia «sciagurata» operazione Gabi- gol-Joao Mario, con Suning che ha speso molto anche in questi mesi, nonostante lo stesso governo cinese abbia invitato le aziende di casa a darsi una regolata a livello di investimenti nel calcio estero. È dunque legittimo un giro di vite, pretendendo allo stesso tempo operazioni in uscita. L’errore generale è stato però strategico: il tutto andava probabilmente valutato a metà maggio e quindi comunicato tempestivamente a Sabatini e Ausilio, che a loro volta avrebbero poi sicuramente scelto un «piano di battaglia» diverso in base al tesoretto a disposizione. In cima alla lista sarebbero per esempio finiti il centrocampista alla Vidal o alla Nainggolan e l’operazione Schick. Adesso completare adeguatamente la rosa è impresa molto complicata. Sabatini e Ausilio ci stanno comunque provando con tutte le forze.

Quando a Trigoria lo videro mettersi a torso nudo per cominciare a tagliare un albero che intralciava, sgranarono gli occhi. «Ma è lui?», dissero i calciatori che lo osservavano da lontano. Uno di loro fece anche una ripresa col cellulare, divenuta in fretta nello spogliatoio un «cult movie» che fece crescere il rispetto per un uomo fuori dagli schemi. Un rispetto che non gli mancherà neppure stasera, nonostante torni all’Olimpico da allenatore dell’Inter. Morale: forse i fischi dello stadio gli faranno male, ma di sicuro non lo spaventeranno affatto. Tutti quelli che lo hanno conosciuto nella sua doppia avventura giallorossa, infatti, sanno come Luciano Spalletti abbia piglio, fisico e bizzarria da divinità olimpica. Per questo, in fondo, le cinque stagioni e mezzo alla Roma hanno rappresentato per Spalletti, forse, il suo paradiso professionale e il suo purgatorio comunica- zionale. Una cosa è sicura: l’ambiente giallorosso non è certamente agevole («è la piazza più difficile al mondo», diceva Rudi Garcia) e per questo il tecnico di Cer- taldo non nascondeva i suoi modi per combattere lo stress. Una volta durante una trasferta in Toscana i giocatori lo scoprirono che dormiva sul pavimento. «Volevo stare a contatto con la mia terra», rispose sereno. In altre occasioni narrano come di notte, nella palestra di Trigoria, lo vedessero tirare di boxe, al sacco, per scaricare energie e cattivi pensieri, visto che cultura del sospetto verso coloro che lo circondavano ha sempre fatto parte del suo bagaglio, mettendolo a volte fuori strada.

I FISCHI Se stasera però i tifosi giallorossi lo fischieranno sarà per il suo rapporto con Francesco Totti e quelle frizioni ostentate – da entrambe le parti – che hanno portato allo psicodramma del 26 maggio, con tutto il mondo del calcio in lacrime per l’addio del campione e, di converso, col «nemico» preso come capro espiatorio di un addio inevitabile. «Non meritavo quei fischi», disse poi. E per Spalletti quella fu una brutta serata, conclusa con una imprevedibile litigata notturna sotto casa di un giornalista, a cui assistettero dai balconi diversi increduli condomini.
LUI E TOTTI Eppure c’era stato un tempo, durante il primo ciclo, in cui il rapporto tra Spalletti e Totti scorreva idilliaco. Tanti ricordano come il tecnico – nel periodo del grave infortunio alla gamba (2006) – stesse fino a notte in clinica a tenergli compagnia, oppure organizzasse visite improvvise della squadra per tenere alto il morale del capitano. Cose belle, insomma. Finché il dialogo non s’interruppe. C’è chi dice che l’allenatore contestasse il comportamento extra-campo di Totti, chi invece replica che a Spalletti facesse ombra la gloria del «10». Fino alla prima separazione. Luciano il Grande rimproverò a Francesco il Sommo di non averlo difeso, l’altro replicò di aver fatto di tutto e che in realtà il tecnico avesse già in mano il ricco accordo con lo Zenit. All’inizio di quella stagione 2009 la Roma sembrava allo sbando. Per Totti fu un gesto alla Schettino, per Spalletti solo la logica conclusione di un abbandono da parte di tutti.

IL RITORNO Con queste premesse, il ritorno nel gennaio 2016 ha fatto annusare a tutti aria di tempesta, quella poi puntualmente scoppiata. Un Totti ormai alle soglie dei 40 anni, apparentemente è stato facile da accantonare, poi addirittura da mandare via da Trigoria, dopo che in un’intervista alla Rai il capitano accusava Spalletti di mancargli di rispetto. I risultati, d’altronde, erano dalla parte dell’allenatore che, ostentando a volte a Trigoria il benessere raggiunto come se fosse una polizza per l’invulnerabilità, sembrava addirittura un po’ più sereno rispetto a qualche anno prima. Ma il destino ha avuto in serbo una sorpresa per tutti, ovvero un Totti improvvisamente decisivo in un incredibile finale di stagione nella primavera 2016. E allora la crisi è riemersa per oltre un anno. Lo ha fatto in modo carsico, apparendo e scomparendo, finché il 26 maggio non ha decretato vinti e vincitori nel ring delle emozioni.

LUCIANO OGGI «Se incontro Francesco sarò contento di abbracciarlo e salutarlo. Tra me e lui non ci sono conti in sospeso, gli ho detto tutto quello che dovevo, come spero abbia fatto lui con me. Sarà un piacere ritrovarlo. Penso di conoscerlo abbastanza bene. L’ho visto sorridente, a suo agio durante il sorteggio Champions. Spero che possa fare tutto ciò che è nei suoi progetti, ne sarei contento. Poi io provo amore per lui. Ho ricevuto molta qualità da Francesco, mi ha fatto vivere partite splendide, ha segnato gol da falso nueve di grande qualità. Non ho problemi di alcun genere con lui, sono tranquillissimo». Ora attenti a non confondere la cronaca con la storia: Spalletti a Roma non sarà mai dimenticato. Anzi, non ci meraviglieremo se un giorno più o meno lontano fosse addirittura rimpianto.

Un giorno lo definì l’attaccante ideale, l’unico che avrebbe voluto nella sua Roma. Tanti altri, invece, gliene diceva di tutti i colori, anche se il fine era sempre lo stesso: stimolarlo, evitare che si adagiasse, renderlo più cattivo. Quel che è certo, però, è che stasera Edin Dzeko proverà a marchiare la partita a fuoco anche per rispondere proprio a Luciano Spalletti, il tecnico con cui ha vissuto giorni di amore e odio. Un rapporto controverso, vissuto quasi come un’onda su un surf in tempesta. Ma Dzeko vuole tornare subito al gol anche per altro: per la vittoria, ovviamente, ma anche per la sfida personale con Mauro leardi, uno di quelli che puntano a sottrargli lo scettro di re del gol.
LA DOPPIA SFIDA Spalletti e leardi, dunque, le due sfide del bosniaco. «Il mister è uno che ha personalità, fa capire chi è il capo e vuole sempre di più – disse tempo fa Edin -. Siamo ragazzi, viviamo di emozioni. Non ho nulla contro di lui, ma ogni tanto qualche complimento in più non guasterebbe». Già, perché poi il paradosso era proprio quello: più Dzeko segnava e più Spalletti diceva che doveva far meglio. Fino a che, però, non fu proprio Dzeko a dirgli qualcosa. Successe a Pescara, quando l’allora tecnico della Roma lo sostituì mentre il bosniaco cercava i gol per vincere la classifica dei marcatori. «Continui a fare il furbo eh?», gli urlò uscendo dal campo, con tanto di epiteti vari a condire quella frase lì. Tutto ciò, però, appartiene oramai al passato. Il presente è tutt’altro e prevede proprio la sfida di stasera. Dove Edin vuole ribadire la sua voglia di scudetto: «Ci credo, vorrei vincerlo anche in Italia», ha detto questa estate.
PESO DEI GOL Dzeko, del resto, è sempre più l’ancora dei sogni della Roma. Nel senso che nella scorsa stagione c’era Salah a dargli una mano in termini di gol e un Nainggolan più avanzato, trequartista centrale che a volte si spingeva quasi a fare la seconda punta. Oggi è tutto diverso e su Dzeko pesano ancora di più di prima le responsabilità offensive della Roma. Nel senso che Perotti non è certo un goleador, anzi. E Defrel giocando da esterno ha molta meno confidenza con la porta che non in posizione centrale. Dzeko, invece, va a caccia di gol. Esattamente il numero 50 in maglia giallorossa, visto che finora ne ha segnati 37 in Serie A, 2 in Coppa Italia e 10 in Europa.
IN ATTESA Tra l’altro, Edin in questi giorni sta vivendo giorni di grande ansia, visto che la compagna (Amra Silajd- zic) è di nuovo in dolce attesa e il suo primo figlio (Edin è già padre di una bambina, Una) dovrebbe nascere a settembre. Non manca poi molto e magari se dovesse arrivare una grande serata Dzeko avrebbe già anche la dedica pronta. Del resto, nella sua testa ci sono sì Spalletti ed leardi, ma c’è soprattutto la Roma. E il suo primo maschietto, un altro gioiellino per il futuro. E chissà che non sia uno stimolo in più per tornare a segnare subito grappoli di gol. Il tabu dell’unica squadra cui non aveva ancora segnato lo ha sfatato nel derby più assurdo, quello dell’ha- rakiri il sabato dell’ultima Pasqua. Ma Mauro leardi ha un conto aperto anche con Roma e la Roma. In sette gare all’Olimpico (stadio in cui peraltro esordì in A con la maglia della Samp, nel settembre 2012) infatti il bomber interista non ha mai segnato, raccogliendo una vittoria (ma contro la Lazio), due pareggi e 4 sconfitte. Come se non bastasse, in casa della Roma Maurito ha realizzato l’unica autorete della carriera. Vero che la Gazzetta assegnò il gol decisivo di quel 2-1 del 2 ottobre scorso a Manolas, ma la deviazione di leardi sul colpo di testa del greco fu evidente.

CARICATO A PALLETTONI Curiosità a parte, conta il presente e Mauro arriva allo scontro con Dzeko caricato a pailettoni. Due gol nell’esordio stagionale contro la Fiorentina e la convocazione in nazionale gli hanno dato la conferma di essere sulla strada giusta dopo un’estate in cui ha dovuto avere più pazienza di Giobbe per rispettare il programma dello staff medico nerazzurro, mirato allo smaltimento dello stiramento al retto femorale accusato in maggio – aggravato per amore della stessa Argentina – e a riequilibrare la muscolatura dell’attaccante.
NESSUN PENSIERO Uno spez zone il 6 agosto con il Villarreal (con assist geniale per Brozo- vic), una porzione più ampia il 12 contro il Betis (suo il gol decisivo, su rigore) e la doppietta alla Viola sono le istantanee della progressione di Mauro. Che spera di beneficiare dell’effetto Spalletti, quello che ha fatto volare tutte le prime punte allenate dal tecnico di Certal- do. Partecipazione alla manovra e attacco della profondità sono gli ingredienti da aggiungere all’istinto del killer d’area che nessuno gli disconosce. «Ora alleno l’Inter e ho un vero nueve – ha detto di leardi ieri Spalletti rispondendo a una domanda su Totti – che mi riempie tutti gli spazi di pensiero e che alleno con piacere».

GAP E CLAUSOLA Aspettando di capire come terminerà il tormentone Schick («Abbiamo caratteristiche per cui possiamo convivere alla perfezione» spiegò Mauro in Asia a proposito del ceco), ad innescare il bomber di Rosario stasera ci saranno Candreva e Perisic. Un trio chiamato a finalizzare il lavoro della squadra per dare una sapore diverso a questa stagione. Lo scorso campionato ha detto che tra Roma e Inter c’erano 25 punti di differenza (87 contro 62). Un dato più pesante dei due k.o. negli scontri diretti, con la Roma che s’impose pure al Meazza e leardi a segnare dopo le fiammate di Nainggolan e Perotti. Non bastasse quello di vincere qualcosa da capitano con l’Inter, leardi ha anche lo stimolo di una clausola che gli regalerà 45 Ornila euro (il 10% dell’ingaggio) se riporterà Fin- ter in Champions.

Sampdoria, Juventus, In- ter, Roma, Inter, Juventus, Sampdoria: quest’estate Patrik Schick ha fatto un viaggio (virtuale) andata e ritorno, per ritrovarsi a 5 giorni dalla chiusura del mercato al punto di partenza. La Sampdoria, appunto, che ieri sera in un incontro con i dirigenti bianconeri ha chiesto per cedere subito il gioiellino ceco 40 milioni, forte dell’offerta ricevuta i giorni scorsi dalla Roma, ottenendo un netto rifiuto. Ma andiamo con ordine. Ancora ieri mattina la Roma sembrava in vantaggio su tutti grazie alla miglior offerta alla Samp, però l’Inter restava in corsa in virtù dell’accordo con l’attaccante. Ma proprio mentre le due contendenti sembravano solo dover aspettare la scelta di Schick, è tornata pesantemente e prepotentemente in gioco la Juventus, pronta a riprendere il giocatore anche subito piuttosto che a lasciarlo un altro anno alla Sampdoria, o almeno fino a gennaio.
GLI INCONTRI Ieri, infatti, gli agenti del giocatore ceko, Paska e Satin (che stanno parlando anche con Psg e Monaco) hanno incontrato i vertici bianconeri in due occasioni. Prima per parlare del giovane Hlou- sek dello Sparta Praga, un baby del 2002 su cui sembra esserci mezza Europa. E poi, in tarda serata, ecco rincontro vero e proprio in un hotel di Genova per discutere di Schick. Ma la richiesta da parte blucerchiata si è rivelata troppo alta per le intenzioni di Marotta e non se n’è fatto nulla. Almeno per il momento perché, ben conoscendo la volontà del giocatore di trasferirsi a Torino, Juve e Samp torneranno certamente a parlarne nei prossimi mesi.
ROMA SPIAZZATA La Roma era lì, convinta oramai di aver il giocatore in mano. Per due motivi: il primo era quello di aver fatto un’offerta vera e già accettata dalla Sampdoria (38 milioni di euro alla squadra blucerchiata e 2,5, compresi bonus, al giocatore), il secondo perché sapeva che l’Inter si stava pian piano defilando. Per le difficoltà economiche a reperire i soldi necessari in tempi brevi e perché era convinta di avere oramai molto più di un accordo per l’attaccate ceco. Insomma, all’Inter ci sono rimasti male che la Sampdoria si sia messa a trattare anche con altre squadre, nello specifico la Roma, appunto. Però il giocatore non è mai stato convintissimo di sbarcare a Roma e ai giallorossi preferiva i nerazzurri. Così tanto che, quando ha capito che l’opzione Inter stava perdendo quota, ha iniziato a maturare l’idea di restare ancora una stagione alla Sampdoria. Per giocare da protagonista, con continuità, facendo un campionato intero da titolare. E poi, eventualmente, decidere di andare via a giugno prossimo (qualcuno dice anche a gennaio, se si dovessero incastrare alcune cose). Dove? Alla Juve, proprio lì dove doveva andare all’inizio del mercato, prima che il trasferimento saltasse per i problemi cardiaci emersi durante le visite mediche.
LE ATTESE Insomma, allo stato attuale il borsino del futuro di Schick è cambiato e l’opzione Sampdoria, con un domani alla Juve, è diventata preponderante. Ieri l’agente del giocatore, Pavel Paska, ha raggiunto Patrik per metterlo al corrente della situazione attuale e prendere insieme una decisione. Considerando i vari passaggi di questa telenovela, non sono neanche da escludere ulteriori colpi di scena negli ultimi giorni di mercato. La Roma, però, non si può permettere di aspettare molto altro tempo, al massimo oggi o domani. Poi, il d.s. Monchi e il d.g. Baldissoni (ieri entrambi a Trigoria fino a tarda serata, in attesa di una possibile risposta dall’entourage del giocatore) dovranno virare altrove, andando a caccia di quel rinforzo che Di Francesco si aspetta per completare (a destra) la sua batteria di attaccanti.

L’Olimpico, con l’entusiasmo e la passione di quasi 50 mila spettatori, riabbraccia la Roma, alla prima partita stagionale davanti al suo pubblico. Ma il calendario non aspetta nessuno e l’ospite è già ingombrante. Così questa notte di fine estate fa subito il pieno di gente e anche di emozioni. Il debutto (in casa) di Di Francesco sulla panchina giallorossa rischia però di passare in secondo piano per il ritorno nella capitale di Spalletti. Che, ripetendo quanto fatto 8 anni fa, ha deciso autonomamente di andar via da Trigoria. Il 28 maggio, nella gara dell’addio contro il Genoa, incassò fischi per lui immeritati. Non incomprensibili, invece, per il trattamento riservato per un anno e mezzo a Totti. Adesso torna da nemico, magari anche rimpianto da parte della tifoseria. Si ripresenta da allenatore dell’Inter che avrà la possibilità di rilanciare ai vertici della serie A, non avendo la distrazione delle coppe europee.
SGUARDO AL FUTURO – I bookmakers danno leggermente favorita la Roma anche se il match, almeno in partenza, è più complicato per Eusebio che per Lucio. Stasera, ore 20,45, non è il passato che conta, e fa bene il tecnico giallorosso a scansare i paragoni scomodi con l’ex che ha chiuso l’ultimo campionato con il record dei punti (87) nella storia del club e che nei tre precedenti lo ha sempre battuto (quando guidava il Sassuolo). A fare la differenza può essere la rosa: Di Francesco è ancora in attesa di ricevere il sostituto di Salah, cioè la seconda punta che, la scorsa stagione e contando pure le coppe, con Spalletti ha segnato 19 reti, arricchendole di 12 assist. E va ricordato che proprio Salah, tra i giocatori ceduti dalle società di serie A, risulta a pochi giorni dalla chiusura del mercato (stop giovedì 31 agosto) ancora quello con la valutazione più alta (50 milioni, bonus compresi). Questo solo per ribadire la necessità di rimpiazzarlo con un calciatore di primo piano. In più, tra i convocati per la gara contro l’Inter, non figura nessun terzino destro di ruolo: ceduto Ruediger, appena recuperato Florenzi (sarà per la prima volta in panchina dopo il secondo intervento al ginocchio) e ancora indisponibile Karsdorp (operato ad inizio luglio), si sono fermati per problemi muscolari Peres e il giovane Nura. Eusebio, non volendo abbandonare il 4-3-3, dovrà adattare un centrale difensivo: Juan Jesus è l’ultima idea del tecnico che comunque non scarta Manolas, provato in quel ruolo nel finale della partita di Bergamo. Oppure dovrà abbassare Nainggolan. Su quella corsia c’è Perisic, fisicamente e tecnicamente uno dei più quotati tra i giocatori nerazzurri. Ma, più che all’emergenza e al mercato, Di Francesco pensa al comportamento di squadra, fondamentale per limitare l’Inter. Il successo di domenica scorsa contro l’Atalanta è stato convincente per carattere ed equilibrio. La Roma, solida e organizzata nella fase difensiva, ha, invece, mostrato di essere poco efficace al momento di concludere. Un tiro e un gol, tra l’altro su punizione.
SVOLTA BUONA – Anche Lucio aspetta ancora qualche rinforzo dal club nerazzurro. Di sicuro, però, ha più scelta del collega per ogni reparto. E soprattutto il suo gruppo ha già metabolizzato il 4-2-3-1 che rimane il sistema preferito di Spalletti, come si è visto domenica scorsa contro la Fiorentinaa San Siro. L’Inter ha già un’identità, i giallorossi lavorano per trovarla. Eusebio ha ammesso di cercare più qualità. Che passa però attraverso il pressing e la verticalizzazione, sempre alzando il ritmo. Ma sa che non è questa la sfida per concedere spazio ai nerazzurri che, con lo sbarco di Lucio, hanno subito gustato la bontà della transizione. In questo senso Di Francesco avrà studiato come Inzaghi, aspettando la Roma di Spalletti nei derby dell’ultima stagione, sia riuscito ad andare a dama ripartendo in velocità. I complimenti, alla vigilia, si sono sprecati, soprattutto ad Appiano Gentile. Affetto per Totti e stima per il collega più giovane. Sono la specialità di Lucio, quando si specchia davanti alle telecamere. Ma, solo pochi mesi fa e ancora da giallorosso (con tanto di megafono, per urlare «Forza Roma) criticò proprio Eusebio. Solo perché era entrato tra i candidati per la sua successione. Anzi per la sua (annunciata) seconda fuga.

RAPPORTO CON TOTTI – I tifosi non gli hanno perdonato il trattamento riservato a Francesco Totti, simbolo di una città intera. Se nei primi 4 anni (2005-2009), Spalletti gli aveva calzato addosso un nuovo ruolo, non si può dire lo stesso negli ultimi campionati. Il capitano, ora dirigente in giacca e cravatta, è stato più volte relegato da lui in panchina, anche se in più occasioni, una volta entrato in campo, ha salvato la Roma: «Se incontro Francesco, sarei ben contento di abbracciarlo, tra me e lui non c’è nessun conto in sospeso. Da parte mia è così. L’ho visto sorridente durante il sorteggio Champions a Montecarlo. Spero faccia ciò che voleva fare, ne sarei contento. Poi, io ho il mio amore da distribuire e per lui ce n’è. Ho ricevuto molta qualità da Francesco, mi ha fatto vivere partite splendide, ha segnato gol da falso nueve di grande qualità. Non ho problemi di alcun genere con lui, sono tranquillissimo. Io ormai alleno l’Inter e ho un vero nueve e lo alleno con piacere, mi riempie tutti gli spazi di pensiero». Poi, ancora sulla Roma: «Se firmo di ottenere qui all’Inter gli stessi risultati di Roma? Non firmo nulla, non metto limiti né pongo paletti che possono essere smentiti dal lavoro dei ragazzi. Ho fiducia in loro, hanno potenzialità importanti e lo sapevo anche prima. Ho a disposizione le mie stelle, qualcuna va un po’ rispolverata e di conseguenza si va a giocare come si è fatto anche in estate, quando si è visto che non ci siamo nascosti dietro ai cartelloni pubblicitari. Questa deve essere la nostra storia. Poi, nella Capitale ho avuto tanti grandi calciatori. La Roma ha un motore e una scocca forte: ha Manolas, Strootman, De Rossi, Nainggolan, Dzeko, Perotti, Alisson. Dicono siano in difficoltà col terzino destro. Lo sceglierei volentieri e metterei Florenzi per l’affetto che nutro per lui, lo rivedrei in campo come avversario, è bene che giochino quelli forti. Inoltre, c’è Emerson che per tanti doveva fare il parcheggiatore a Trigoria e invece finirà in Nazionale perché è fortissimo. Noi dobbiamo diventare come loro».

MERCATO – Un primo round si sta giocando su Schick, a lungo obiettivo dell’Inter in questo mercato spericolato: «Se sono deluso? Assolutamente no, l’Inter ha già i suoi campioni. Io sono felice di lavorare con questi giocatori, mi hanno fatto vedere di che pasta sono fatti».

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