Venezia, sgominata cellula jihadista pronta a fare una strage sul ponte di Rialto

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È stata sgominata nella giornata di ieri una cellula jihadista che stava preparando un attentato su uno dei simboli più conosciuti di Venezia ovvero il Ponte di Rialto. Sono state arrestate 3 persone e un minore è stato fermato nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia condotta dal reparto operativo del comando provinciale di Venezia e dalla Digos della Questura di Venezia.

Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha espresso sollievo e gratitudine per l’operazione condotta dalle forze dell’ordine che ha portato alla scoperta e dunque all’arresto di una cellula jihadista presente in città e composta da tre kosovari residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il gruppo pare fosse particolarmente ispirato nell’ultimo periodo dall’attentato terroristico avvenuto all’esterno del parlamento britannico e pare volesse compiere una strage su uno dei più importanti simboli della città di Venezia ovvero il famoso Ponte di Rialto. “Di fronte alla notizia dell’operazione portata a termine questa mattina dalle forze dell’ordine, coordinate dalla magistrature, si avverte un vero senso di sollievo e profonda gratitudine nei confronti delle istituzioni. È una notizia che dà fiducia e fa in modo che i cittadini non si sentano soli; percepiamo la città più sicura, tanto per chi vive in essa quanto per chi vi lavora e i turisti che, ogni giorno, l’affollano”, e questo quanto dichiarato da Francesco Moraglia nella giornata di ieri, intervistato subito dopo la diffusione della notizia dell’arresto dei tre kosovari.

Gli arrestati sono Fisnik Bekaj 24 anni, residente in via Fratelli Bandiera a Marghera, Dale Haziraj 25 anni, residente nel sesitiere di Castello a Venezia e Arjan Babaj, 27 anni, residente a San Marco, quest’ultimo il leader della cellula. Le forze dell’ordine fare sia non riuscite a intercettare una conversazione avvenuta tra i componenti di questa cellula jihadista avvenuta pochi giorni fa nella quale la cellula, appunto diceva: “A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto”. Dalle intercettazioni e dalle indagini, emergono secondo quanto riferito dagli inquirenti, moltissimi passaggi di adesione incondizionata al progetto Isis con un’attività che non è rimasta solo di tipo teorico dottrinale ma che prevedeva anche progettualità’ e programmazione. E’ questo quanto dichiarato dal procuratore Adelchi D’Ippolito il quale ha anche aggiunto: “Abbiamo controllato ogni loro rapporto, ogni contatto con il mondo esterno e siamo riusciti anche ad inserirci e controllare il loro mondo telematico e tutto quello che riuscivano a comunicarsi”.

Gli appartenenti alla cellula jihadista in questione pare fossero tutti i giovani lavoratori i quali cercavano di fare una vita normale con tanto di profili social con nome e cognome, per cercare di attirare meno l’attenzione, ma la vera svolta è arrivata quando sono stati scoperti i profili Instagram e Facebook con nickname completamente differenti, dove l’attività di radicalizzazione eversiva era effettiva.

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