Diciottenne investe un ciclista e se ne va a casa a domire

Stava pedalando tranquillamente sul ponte del Revedoliad Eraclea mare in provincia di Venezia, quando all’improvviso è stato travolto da un’auto pirata. Il ragazzo, però, non si è fermato. Si tratterebbe di un giovane di Eraclea, che dopo l’incidente è tornato a casa e si è messo a dormire. Il conducente della vettura è fuggito, ma è stato rintracciato dai carabinieri di San Donà di Piave.

C’era un 18enne alla guida dell’auto che questa mattina ha investito e ucciso un turista. Le analisi del sangue hanno evidenziato subito un abuso di sostanze alcoliche e di droga: il giovane è stato dunque fermato per omicidio stradale e omissione di soccorso, guida in stato di ebbrezza e guida sotto l’uso di stupefacenti e sarà tradotto in carcere. I carabinieri hanno anche trovato alcuni pezzi di carrozzeria sul luogo dell’impatto. Lo hanno fatto vestire e portato in caserma per accertamenti.

Il giovane è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio stradale, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. Ora il giovane si trova in carcere: «Quando è tornato a casa sembrava preoccupato — racconta la sorella di Alberto — Si era reso conto di aver fatto dei danni alla macchina, ma non aveva l’aria di chi l’ha combinata grossa e nemmeno ha accennato alla possibilità di aver fatto male a qualcuno». Eppure il neopatentato, che è risultato positivo all’alcol test e che potrebbe aver assunto anche cannabinoidi (gli esiti degli esami arriveranno oggi), non ha cercato di giustificarsi quando i carabinieri hanno bussato alla porta e gli hanno chiesto conto dell’accaduto.

Alberto, «Tramezzino» per gli amici, qualche settimana fa pubblicava su facebook una foto di lui al volante della stessa auto dell’incidente. Il tachimetro segnava 130 chilometri orari. «Hai superato il limite, è no per i neopatentati» gli faceva notare un amico (sbagliando, visto che il limite è 100 all’ora in autostrada) in un commento. E Alberto rispondeva: «Ma la macchina è intestata a mia mamma quindi è 130». Le sue foto mostrano un viso da bambino, sempre sorridente e uno sguardo spavaldo, soprattutto durante le serate con gli amici. Ieri notte forse stava rientrando proprio da una serata con loro.

Era passata circa un’ora dall’incidente mortale, avvenuto tra le 5 e le 6 del mattino lungo la strada provinciale 90 a Eraclea, quando il ragazzo ha aperto la porta di casa ai carabinieri. Al volante dell’Opel Corsa della madre ha falciato un ciclista sloveno di 75 anni, Egon Kase, che stava trascorrendo le vacanze con la famiglia nel campeggio «San Francesco» di Duna Verde, a Caor- le, in provincia di Venezia. «Forse è scappato per lo choc — azzarda la sorella —, sembrava che non si ricordasse niente».

Solo più tardi ima passante ha notato lungo la strada il corpo del turista senza vita e ha chiamato un’ambulanza e i carabinieri, che hanno cominciato a effettuare i rilievi. Proprio in quegli attimi da una macchina sono scesi i genitori di Alberto. «Cosa è successo? — hanno chiesto ai militari —. Nostro figlio è tornato a casa con l’auto danneggiata».
«Mia mamma e mio papà, dopo aver controllato lo stato della Opel, hanno capito che Alberto non poteva aver soltanto bucato — dice la sorella —. La paura era che potesse aver fatto del male a qualcuno, così hanno fatto un giro. Hanno pensato “Se ce qualcosa, riconosciamo la nostra colpa come è giusto’’». E così hanno fatto: hanno accompagnato da Alberto, a casa, i carabinieri della compagnia di San Donà, diretta dal comandante Dario Russo. Un fanalino rotto e altri pezzi di carrozzeria sono tra gli elementi che lo hanno incastrato e il giovane, su disposizione del pubblico ministero della procura di Venezia Elisabetta Spigarelli, è stato fermato. «Ci dispiace per quello che è successo — conclude la sorella —. Sentiamo il dolore che provano i familiari della vittima. Noi siamo una famiglia normale, questa è una cosa troppo grande».

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