Verdini condannato a nove anni per bancarotta dopo il crac dell’ex Credito cooperativo fiorentino.È accusato anche di truffa

La montagna, alla fine, ha partorito la montagna. Dopo una settimana di camera di Consiglio (un vero e proprio record), nel corso della quale i giudici del collegio del Tribunale di Firenze hanno passato al «setaccio» le posizioni dei 45 imputati, di cui 43 persone e 2 società, protagonisti di 70 udienze e di oltre 3.600 pagine processuali, le toghe del capoluogo toscano hanno condannato Denis Verdini, oggi senatore di Ala ieri braccio destro di Silvio Berlusconi, a di 9 anni nel processo per il crac dell’ex banca Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio, di cui è stato presidente per 20 anni, fino al luglio del 2010.

La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Firenze, presieduto da Mario Profeta, mentre la Procura era rappresentata dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione. I due pubblici ministeri avevano chiesto una condanna a 11 anni per il senatore, assente in Aula al momento della lettura della sentenza da parte dei giudici. Verdini era imputato, assieme ad altre 33 persone, di associazione a delinquere, bancarotta e truffa ai danni dello Stato per i fondi dell’editoria andati alla Società toscana edizioni, che pubblicava il Giornale della Toscana e Metropoli. Il Tribunale di Firenze ha calcolato in 7 anni di reclusione la pena per la bancarotta e in 2 anni quella per la truffa ai danni dello Stato per i contributi pubblici all’editoria. Verdini, invece, è stato assolto dal reato di associazione a delinquere.

I giudici hanno assolto dallo stesso reato anche tutti gli altri imputati mentre Verdini, Fusi, Bartolomei e altri 12 condannati sono stati dichiarati «inabilitati all’esercizio di un’impresa commerciale ed incapaci di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di anni dieci». Verdini, Parisi, e altri nove condannati sono stati dichiarati «interdetti», in modo perpetuo «dai pubblici uffici», relativamente ai reati per la truffa ai danni dello Stato.
La palla, ora, passa al secondo grado di giudizio. «Non è finita, rispettiamo la sentenza ma siamo pronti a combattere e attendiamo le motivazioni per andare in appello», sostiene Ester Molinaro, legale di Verdini dopo, la condanna del coordinatore di Ala, «per ora abbiamo dimostrato che non esiste alcuna associazione tra Verdini e i suoi presunti sodali, in appello dimostreremo che non sussistono neppure le altre accuse. Forse bastava il cognome Verdini per attestare una cosa negativa».

Il dubbio che sia stato un processo molto mediatico e poco giudiziario era emerso anche in fase di dibattimento. «Ci aspettavamo ben altra sentenza, considerando quanto il processo aveva posto in luce in favore del senatore Verdini e non ci consola certamente la pur giusta assoluzione dalla accusa di associazione per delinquere», chiosa il professor Franco Coppi, avvocato difensore del senatore di Ala, «per fortuna, il nostro ordinamento prevede ancora il giudizio di appello e attendiamo con impazienza di leggere la motivazione della sentenza per proporre contro di essa impugnazione». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il legale di Parisi. «Quando la sentenza riduce di oltre la metà la pena richiesta dal Pm, qualcuno dice meno male. Io, per Parisi, dico è inaccettabile», spiega Francesco Paolo Sisto, legale del parlamentare e deputato di Forza Italia, Massimo Parisi, «è evidente che una difformità così grave tra la decisione e la realtà, non può che lasciare fortemente perplessi sul corretto governo delle regole processuali».

E proprio sul filo del diritto potrebbe giocarsi l’intera partita processuale. Il tribunale fallimentare di Firenze ha dichiarato lo stato di insolvenza della Banca Credito Cooperativo Fiorentino nel marzo 2012. Da quel momento iniziano i tempi per la prescrizione, ovvero dieci anni. Se la giustizia dovesse andare a passo di lumaca, cosa che i diretti interessati non sembrano essere portati a credere, la tagliola potrebbe anche scattare, come ha fatto balenare il senatore Vincenzo D’Anna giusto qualche settimana fa. «Come andrà a finire? Nell’immediatezza della prescrizione Denis Verdini sarà condannato», sostiene l’esponente di Ala, «subentrerà la prescrizione e tutti saranno felici e contenti. Denis verrà esposto al pubblico ludibrio ma non si arriverà mai alla sentenza della Cassazione, che mi auguro invece ci sia». Nel Bel paese tutto è possibile. E se D’Anna confida in una Giustizia giusta la politica ne approfitta per emettere il proprio verdetto. In particolare gli esponenti del Movimento5Stelle, da Roberto Fico ad Alessandro Di Battista, usano la sentenza per attaccare Matteo Renzi, parlando di «pericolo scampato» dato che l’ex premier «aveva fatto diventare» Verdini «un padre Costituente». E siamo solo al primo grado di giudizio, non di fronte ad una sentenza definitiva. L’unica in grado di far scrivere la parola fine.

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