Vibo Valentia, arrestato quindicenne per aver sparato ed ucciso un coetaneo Francesco Prestia Lamberti

Nella notte tra lunedì e martedì è stato arrestato un quindicenne dai carabinieri di Mileto, un giovane accusato di aver ucciso un suo coetaneo Francesco Prestia Lamberti nella tarda serata di lunedì in località Calabrò. Ad uccidere il giovane a colpi di pistola a Mileto, nella provincia di Vibo Valentia è stato un coetaneo il quale si è poi costituito ai carabinieri e subito arrestato; secondo quanto riferito, pare che l’omicidio sia avvenuto al culmine di una lite riguardante, secondo le prime ricostruzioni, una vicenda sentimentale. Sembra che i due si siano innamorati della stessa ragazza; i due frequentavano la stessa scuola ovvero, il ITIS Enrico Fermi di Mileto e secondo alcuni uscivano insieme in un gruppo con altri ragazzi.

Il quindicenne arrestato è risultato essere figlio di un pregiudicato del luogo, il quale era stato arrestato a gennaio per narcotraffico; nello specifico, il padre i fratelli del quindicenne indagato erano già noti alla cronaca per via dell’arresto dell’operazione Stammer condotta lo scorso mese di gennaio dalla Guardia di Finanza di Catanzaro coordinata dalla Dda, contro un narcotraffico gestito dalle cosche di ndrangheta del vibonese.

Secondo quanto riferito dagli investigatori che al momento stanno indagando sulla vicenda, i due coetanei lunedì sera avrebbero deciso di sfidarsi e per questo si erano recati in aperta campagna lungo la strada che porta a Francica, un luogo abbastanza deserto, ricco di vegetazione e soprattutto lontano da occhi indiscreti; una volta giunti sul posto avrebbero cominciato a litigare, poi dalle parole pare siano finiti alle mani, finché il quindicenne ha estratto la pistola ed ha sparato tre colpi all’amico, purtroppo andati tutti a segno.

I tre colpi di pistola hanno ucciso all’istante il giovane lasciandolo privo di vita tra la fitta vegetazione dei terreni coltivati, ma l’assassino con il passare dei minuti ha sentito il rimorso che lo stava letteralmente divorando e così nel giro di poche ore ha deciso di costituirsi bussando alla porta dei carabinieri della stazione di Mileto e indicando il luogo dove si trova il cadavere. Adesso le indagini sono seguite dai militari della Compagnia di Vibo Valentia e del nucleo investigativo in collaborazione con i militari della locale stazione; gli inquirenti, pare si muovono con nel massimo riserbo coordinati dalla procura dei minori e soprattutto si sta cercando di capire cosa abbia potuto scatenare la furia omicida del quindicenne, che al momento si trova in custodia presso la cella di sicurezza della caserma dei carabinieri.“Non servono le solite parole per dire sarai sempre nel mio cuore ma serve dimostrarlo e dal mio cuore non uscirai più non ti dimenticherò mai. Riposa in pace amico mio”, questo uno dei tanti messaggi postati sul profilo Facebook del giovane ucciso.

Qualche diverbio, gli ultimi giorni trascorsi con la tensione di chi aveva ancora un conto in sospeso e lunedì sera l’incontro chiarificatore, finito in tragedia: un 15enne che ne uccide un altro con la pistola del nonno. Il terreno della sfida – pare amorosa – è stato un uliveto in località Vindacitu, ad alcuni chilometri dal centro di Mileto, il paese in provincia di Vibo Valentia dove i due studenti abitavano e spesso uscivano insieme con lo stesso gruppo di amici.

Alex P., l’omicida reo confesso, che subito dopo aver ucciso Francesco Prestia Lamberti, 16 anni tra un mese e mezzo, si è costituito la sera stessa e ha indicato ai carabinieri dove trovare il cadavere, è cresciuto in una famiglia “difficile”. Quattro mesi fa il padre e tre fratelli sono stati arrestati nell’operazione “Stammer” della Guardia di finanza di Catanzaro, coordinata dalla Dda, contro un narcotraffico gestito dalle cosche della ‘ndrangheta del vibonese. In una situazione in cui nulla si avvicina alla normalità, però, ciò che stride ancora di più in questa storia è che i due 15enni fossero amici. Entrambi studenti dell’Istituto tecnico Itis Enrico Fermi di Mileto, anche se in classi diverse, e su Facebook ci sono le prove di un rapporto che andava oltre la frequentazione.

Il 23 ottobre scorso, solamente sette mesi fa, era lo stesso assassino a pubblicare una fotografia con Francesco e un altro amico, uno scatto arricchito da una didascalia che suonava come una dichiarazione: «L’amicizia è in bocca a tanti ma nel cuore di pochi». E dopo? Che cosa è successo? Come è stato possibile che da un rapporto esclusivo si andasse oltre una scazzottata e si arrivasse a un’esecuzione? I carabinieri di Vibo Valentia e la procura per i Minorenni stanno cercando di capire il reale movente dell’omicidio, anche se niente potrà giustificare l’epilogo che ha spezzato la vita di due adolescenti. E non è neppure un fatto isolato. È di appena sei giorni fa la notizia di un altro 15enne, di Napoli, che come “reggente” del clan (con il padre in carcere) ha ucciso due affiliati per uno sgarro, aver cioè preso iniziative agendo in autonomia. Il duplice omicidio è di 11mesi fa,ma solo la settimana scorsa i carabinieri hanno potuto arrestare il ragazzo, ora 16enne, ritenuto un elemento di spicco del clan camorristico degli “Amato-Pagano”.

La malavita che ti abitua fin da piccolo al sangue e a risolvere le diatribe con le pistole ha un ruolo determinante. Anche in Calabria ha pesato il background di Alex. Tanto per fare un esempio, suo zio è Michele Iannello, che nel settembre del 1994 freddò il piccolo Nicolas Green sull’autostrada, durante un fallito tentativo di rapina ai danni dell’auto del padre Reginald, scambiata per la vettura per quella di un gioielliere. Del resto solo nell’ottobre scorso a San Severo, nel foggiano, un 16enne aveva ucciso un coetaneo per gelosia. Sempre futili motivi, sempre adolescenti, sempre figli di criminali che nel biberon gli hanno fatto bere latte e propensione al grilletto facile.

Morire a 15 anni, quando hai ancora iniziato ad assaporare le gioie di un’età spensierata, quando il cammino della tua vita è ancora agli inizi, quando sei ancora troppo giovane per progettare realmente un futuro, un lavoro, una famiglia. Lascia l’amaro in bocca, lascia perplessi e sgomenti se a decidere il tuo destino è il tuo amico, la persona con la quale hai condiviso l’infanzia e adesso l’adolescenza. Francesco tutto questo non potrà viverlo perché un destino atroce gli ha presentato un conto troppo alto da pagare, un conto che ha le sembianze di una pistola, quella che avrebbe impugnato il suo compaesano coetaneo, Alex Pi- titto, reo confesso, per ucciderlo.

Si consuma nella notte a Mileto, nel Vibonese, questo omicidio dai contorni ancora tutti da chiarire ma che lascia trapelare, al contempo, qualche indiscrezione che renderebbe la vicenda ancor più grave e triste. Lui si chiamava Francesco Prestia Lamberti, 15enne del luogo. Un bravo ragazzo, come lo dipingono le persone che lo conoscevano anche solo di vista, un adolescente con la testa a posto, studente all’Itis “Fermi” stessa scuola frequentata da chi ha premuto quel maledetto grilletto in aperta campagna, dove gli imponenti alberi di ulivo sono i custodi del luogo, forse unici testimoni, insieme al presunto assassino, di un fatto che ha sconvolto l’intera cittadina normanna e che presto ha percorso tutto lo Stivale. Futili motivi, a quanto sembra, alla base del delitto avvenuto in località “Vindacitu” nel territorio della frazione Calabrò. Forse una questione sentimentale, e quindi la contesa di una ragazza, anche se su questo gli investigatori dell’Arma coordinati dalla Procura minori di Catanzaro, non lasciano trapelare nulla.

I due – e questo è un dato ancora da chiarire – si giunti intorno alle 23 di lunedì sul luogo del delitto. Un’imboscata? Anche questo è avvolto nel mistero, sta di fatto che Alex in quel posto isolato ci sarebbe arrivato armato della pistola sottratta al nonno che la deteneva legalmente (non ancora trovata). I due parlottano ma gli ardori giovanili ben presto hanno la meglio sulla ragione e la tragedia è solo l’inevitabile conseguenza, ultimo atto di una amicizia iniziata in paese, proseguita tra i banchi di scuola e terminata con tre proiettili nel corpo della vittima esplosi nel silenzio di una temperata notte di fine maggio. Alex Pititto forse soltanto a quel punto ha compreso la gravità del gesto, ha capito di aver commesso un’azione irreparabile divetesinendo giudice e giustiziere di un altro essere umano. Ha, quindi lasciato il corpo sul terreno impolverato, per dirigersi alla Stazione dei carabinieri di Mileto e confessare il delitto, indicando agli investigatori il luogo esatto.

Per ore, alla presenza dei suoi legali, Giuseppe Monteleone e Gianfranco Giunta, è stato messo sotto torchio dagli uomini dell’Arma guidati dal capitano Piermarco Borettaz e coordinati dal pm Michele Sessa, della Procura dei minori di Catanzaro, che hanno dovuto ricostruire tutta la dinamica e il movente dell’assassinio. Poco o nulla, data la delicatezza del caso, è trapelato dagli ambienti investigativi e nella giornata odierna dovrebbe svolgersi l’interrogatorio di garanzia davanti al gip.

Un secondo ragazzo dai carabinieri. Intanto una novità sostanziale si è registrata proprio ieri in serata quando un 19enne di Paravati di Mileto, D.E. – cioè, dopo che gli inquirenti avevano accertato la presenza di una terza persona sul luogo ed avviato accertamenti -, si è presentato in caserma per rendere dichiarazioni spontanee. Da fonti della Procura non si esclude che questi possa aver condotto in auto Prestia e Pititto in località “Vindacitu”; si cercherà quindi di capire se abbia avuto un ruolo nella vicenda e se abbia o meno assistito al delitto. Oggi, intanto, sarà conferito l’incarico al medico legale Bisogni, con la famiglia della vittima che è assistita dall’avvocato Francesco Sabatino.
Francesco, il più piccolo di tre fratelli, era un ragazzo perbene che voleva solo vivere la propria esistenza, in tranquillità. Ne aveva diritto, come tutti. Un diritto calpestato brutalmente in una notte di primavera, tra l’oro perlato degli ulivi secolari.

Come due fratelli ma uno ha tradito l’altro

E’ ormai notte quando Alex Pititto si presenta alla caserma dei carabinieri. Francesco Prestia è già morto da alcuni minuti e il suo corpo emana ancora un flebile calore prima di essere completamente avvolto dalla gelida coperta della morte. Confessa il delitto dell’amico, ventila una possibile ipotesi di un tragico incidente ma messo davanti a prove inconfutabili parla, indicando anche il luogo del ritrovamento e il tipo di arma utilizzata, ma non ancora ritrovata, per uccidere il povero Francesco il cui corpo verrà recuperato di lì a poco.

I due si conoscevano da anni, frequentavano la stessa scuola, la stessa squadra di calcio. Erano amici. Su Facebook campeggiano le loro foto insieme e i commenti spesso scherzosi che si scambiavano. Addirittura “Ciccio”, in una foto con l’amico, lo definiva “Brother”. Nulla quindi che facesse presagire un epilogo così terribile. Cosa sia avvenuto di così irreparabile non è al momento dato sapere.

Un’esistenza non proprio facile quella del presunto assassino, studente della sezione staccata dell’Itis “Enrico Fermi”. Il padre, ritenuto uno degli esponenti dell’omonima famiglia di San Giovanni di Mileto, è finito lo scorso gennaio, nella rete di Carabinieri, Guardia di finanza
e distrettuale antimafia di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Stammer” che ha stroncato un presunto narcotraffico internazionale. E con lui gli altri due figli. Lo zio invece è il presunto boss “in carrozzella”, quel Pasquale Pititto che riuscì a scampare ad un agguato nella guerra di ’ndrangheta per il predominio della città rimettendoci però l’uso delle gambe.
Un’azione premeditata, quella di Alex, aggravata da motivi futili e nata, secondo voci di paese ma non confermate ufficialmente dagli inquirenti, forse per una questione passionale. Non si esclude infatti una circostanza del genere. E sono proprio i post di Facebook del 15enne a farlo supporre. Frasi del tipo “Ti voglio, ora, domani e per sempre”, oppure “Se ti possono avere tutti, io non ti voglio!”. Ma, come detto, al momento, tutto resta avvolto nel più assoluto mistero.

“Addio Capitano” Il cordoglio degli amici Stasera una fiaccolata

Fratelli di sangue, Francesco, ne aveva due, ma di fratelli di vita e amicizia ne aveva tanti, tantissimi. Rapporti nati tra le strade della cittadina, tra i banchi di scuola, e consolidatisi col passare degli anni. Ragazzi come Pasquale, Noemi, Roberta, Rinaldo, Daniele e così via.
Quel legame sentimentale li teneva uniti come una pigna, come qualcosa di indissolubile in un’età in cui si inizia a comprenderne il valore. Giornate trascorse insieme, a giocare, a chiacchierare, di tutto, di calcio (era infatti il capitano della dell’Asd Mileto), di scuola, di compiti, di ragazze e di passioni e progetti tra il serio ed il faceto.

Che “Ciccio” sembrasse più maturo della sua età non è una frase di circostanza ma sono quegli stessi amici che adesso ne piangono la scomparsa a dirlo a più riprese nel manifestare tutto il loro dolore sul suo profilo Face- book divenuto un lungo elenco di dolore, lacrime e ricordi. Sconvolti, affranti, ancora increduli di non poter più incrociare il suo sorriso, la sua giovialità.«Non servono le solite parole per dire sarai sempre nel mio cuore ma serve dimostrarlo e dal mio cuore non uscirai più non ti dimenticherò mai»; «Riposa in pace amico mio, non ci sono parole per descrivere tutto ciò… R.I.P. piccolo angelo», e ancora: «Sei stato un amico speciale per tutti noi, sempre allegro e pronto a strapparci un sorriso. Tutti ti ricorderemo come un amico speciale. Vola in alto come tu sapevi fare, con gli angeli più belli. Non so dove vanno le persone quando cessano di esistere ma so dove restano e tu sarai sempre nei nostri cuori».

Sono questi alcuni dei numerosi messaggi sulla sua bacheca. Ma quello più toccante e forse rivelatrice di un possibile movente del delitto è di un altro ragazzo, particolarmente legato alla vittima: «Quando me l’hanno detto non ci ho creduto, eppure purtroppo è vero: ci hai abbandonati ed ora siamo qui tutti a pensarti e a pensare ai momenti belli che ci hai regalato ed a quelli in cui eravamo insieme… Non sto facendo altro che guardare le tue foto, le nostre foto, e a piangere e piangere ancora, ma, in fondo, so che tu hai sempre detto che si deve ridere sempre e mai piangere come tu eri solito a fare… ricordo l’ultima frase che mi dicesti di persona “Dove l’ignoranza parla l’intelligenza tace”. Tu sei rimasto zitto, come un angelo e sei volato via. Sei una persona così semplice ma allo stesso tempo speciale per tutti… Sei come un fratello e vivrai sempre dentro me e chiunque oserà anche dire qualcosa di male contro te giuro che ci sarò io a difendere il tuo nome e ogni volta che berrò qualcosa penserò a te e dirò “Questa è per te, amico mio che mi guardi da lassù ricorda che non è mai un addio. A presto amico mio”».

E nella città normanna c’è anche chi lancia la proposta di organizzare una fiaccolata: «Sarebbe una bella idea che tutti gli amici di Francesco organizzaste una fiaccolata in suo ricordo e per dimostrare affetto alla sua famiglia ma soprattutto per urlare giustizia. Voi siete il futuro, dimostrate che chi compie certi gesti è solo un puntino insignificante del mondo».
Un’idea che, nel frattempo, è stata promossa dai parroci mile- tesi e che si svolgerà stasera alle 21. Per ricordare un innocente.

Una ragazza contesa, uno sguardo di troppo, delle voci messe in giro in paese che si distorcono passando da orecchio ad orecchio ed arrivano al destinatario che perde il lume della ragione. Sono tanti e per la maggior parte futili i motivi che spesso sfociano in tragedie come quella dell’altra notte a Mileto. Ed anche il territorio è tristemente pieno di episodi del genere. Ragazzi ammazzati nel fiore degli anni, giovinezze recise a colpi di pistola o segnate per il resto della loro esistenza. Gesti che fanno capire come purtroppo il valore della vita spesso vale davvero poco.

L’uccisione di Francesco Prestia Lamberti è solo l’ultima di una serie avvilente e dolorosa di
delitti. Pochi mesi addietro si verificò infatti un altro episodio seppur con un movente differente, quando il 21enne di Acquaro, Rosario Mazza cadde sotto i colpi sparati da Alessandro Ciancio. In quell’occasione il presunto omicida, messo alle strette dai carabinieri ed aver ammesso il delitto, riferì di essere stato vittima dei soprusi ed umiliazioni messi in atto da tempo fa parte della del rivale.

E ancora, come non ricordare il caso di Cristian Galati, di Filadelfia, pestato a sangue e arso vivo? Morì il 16 marzo 2009 dopo tre mesi di agonia per le bruciature riportate sulla quasi totalità del corpo. Il motivo? Qualche parola di troppo in una chat arrivata all’orecchio dei suoi carnefici. Poco tempo prima, il 18 febbraio, l’omicidio di Michele Brogna, 25enne di San Gregorio d’Ippona. Fu portato in una zona isolata delle campagne di Brattirò fatto inginocchiare e giustiziato da un 21enne con due colpi di fucile: uno al petto e l’altro alla testa. Anche in questo caso il movente è sconcertante: la vittima aveva dato del confidente dei carabinieri al suo carnefice, condannato in via definitiva all’ergastolo.

E ancora, il pestaggio a sangue di un 17enne di San Calogero, avvenuto a Vibo nel febbraio del 2011, “colpevole” di aver lasciato la ragazza suscitando, così, la reazione del fratello, oppure l’aggressione ai danni di un 15enne di Vibo ad opera del branco per uno sguardo di troppo come quello che nel novembre del 2010 ha portato all’accoltellamento di un ragazzo di 16 anni di Mongiana ad opera di due fratelli.

È fortunatamente sopravvissuto anche Domenico Polito, all’epoca dei fatti, era il luglio del 2008, appena 20enne, accoltellato all’addome da un suo concittadino pare per una frase rivolta alla ragazza di quest’ultimo. E ha del miracoloso ciò che è accaduto al 19enne Giuseppe Raffa, caduto nella trappola tesa dal suo presunto carnefice che gli ha sparato alla nuca. Anche in questo caso a scatenare la follia sarebbe stata uno sguardo di sfida unito ad una parola considerata “di troppo”. Insomma, delitti figli di una subcultura che sempre più spesso fa presa sulle giovani generazioni.

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