Video Highlights Juventus – Cagliari 3-0: Sintesi e gol

Come Vedere Juventus – Cagliari Streaming Gratis è possibile per tutti oggi sabato 19 agosto alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Cagliari – Juventus è la prima partita di oggi, a seguire Verona – Napoli delle 20:45. Si gioca per la 1a giornata del campionato di calcio di Serie A edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative per vedere Juventus – Cagliari, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTube, Facebook Live-Stream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.

Nulla di nuovo sotto il sole, in un certo senso. Giacché come accade ormai in maniera sempre più netta da cinque precampionati a questa parte (escludiamo luglio-agosto 2011: ché ai tempi non era facile pronosticare il trionfo della neonascente squadra di Conte), anche la Sere A 201718 s’appresta a partire con una favoritissima: la Juventus. Juventus reduce da sei titoli di fila, andata via via rinforzandosi e consolidando lo status di potenza da gotha del calcio europeo.

Ma di diverso rispetto al solito c’è che questa volta sembra differente il contesto, e differente sembra pure il grado di convinzione e consapevolezza nei mezzi dei principali competitor dei bianconeri. Già perché se la Roma è forse ancora una incognita, il Napoli offre invece segnali di compattezza e maturità.

Eppoi, soprattutto, giungono segnali di rinascita dalle due Milano del calcio: con un Milan quasi “obbligato” a vincere, a fronte dei massicci investimenti fatti e dei campioni comprati (e in taluni casi, situazione Bonucci, scippati proprio alla concorrenza bianconera); nonché con una Inter che in Spalletti sembra aver trovato un giusto condottiero verso rinverditi lidi.
Ecco perché, insomma, probabilmente, la Juventus dovrà dimostrare di esser sempre “la stessa”, come dice Buffon. E fors’anche d’esser qual- cosina in più.

Essì, sarà tutta un’altra storia. Dovrà esserlo. L’altra storia che la Juventus intende continuare a scrivere, decisa com’è a scollinare quota 7 scudetti consecutivi, tanto per cominciare.

Ormai nell’ambiente bianconero – mettici l’abitudine/assuefazione; mettici la voglia di Champions League che divampa, delusione dopo delusione – pare quasi che la vittoria di uno scudetto sia considerata alla stregua d’un minimo sindacale. Ma non sbagliano Massimiliano Allegri e i suoi giocatori quando invece rimarcano che è di pagine leggendarie e forse irripetibili del calcio italiano che stiamo parlando.

Dunque sarebbe fuori luogo ignorare la portata di ciò che questa squadra e questa società possono continuare a fare in ambito casalingo. Ricordiamo, se mai qualcuno se ne fosse dimenticato, che nessuno in Italia era riuscito nell’impresa di inanellare sei scudetti consecutivi. E anche comparando la striscia positiva bianconera con gli altri maggiori campionati europei si scopre che 6 trionfi di fila sono pressoché un unicum: figurarsi il “settebello’!.. Tra i Big Five del calcio europeo (Serie A italiana, Liga spagnola, Bundesliga tedesca, Premier League inglese e Liguel francese) c’è un unico caso: quello del Lione ininterrottamente dominatore tra le stagioni 2001-02 e 2007-08. La Juventus, insomma, punta a raggiungere il Lione e poi magari chissà, superarlo.

Ma attenzione, perché parlando di altra storia ci riferiamo anche al fatto che la Juventus dovrà misurarsi con un rinnovato contesto nostrano: fatto d’un Napoli che sta dimostrando di avere il physique du ròle della “rivale scudetto” d’un Milan rinforzato e ringalluzzito, d’una Inter che non vuole stare a guardare.
La Juventus non p otrà più permettersi, dunque, di gettare via le prime 10 giornate di campionato come fatto nel 201516 (la stagione della grande rimonta). Oppure non potrà più permettersi di sfigurare nella maggior parte degli scontri diret- ‘ ti in casa delle altre big, come accaduto nel passato campionato (ko a San Siro con Milan e Inter; ko al Franchi con la Fiorentina, sconfitta all’Olimpico con la Roma, pareggio al San Paolo contro il Napoli).
No, considerato il novero di rivali accreditate, ogni passo falso rischia di essere esiziale o comunque difficilmente riparabile.
E così scivoliamo ancora a… un’altra storia, con cui dovrà misurarsi la Juventus. Un’altra storia rispetto a quanto visto in questo precampionato. Un precampionato fatto di 10 gol subiti in 5 partite e di una Supercoppa Italiana di fatto regalata alla Lazio, previa prestazione indegna da un punto di vista motivazionale e d’approccio. Tanto che lo stesso allenatore Massimiliano Allegri ha espressamente parlato di «gol subiti da polli» e di «spina da riattaccare».
I concetti di umiltà e fame sono i più ricorrenti, ultimamente, in casa Juventus. Non a caso. Ora occorrerà passare dalle parole ai fatti e la sfida di questa sera contro il Cagliari (compatibilmente con una condizione fisica non ancora ottimale di Gonzalo Higuain e compagni) dovrà dimostrare che la nuova Juventus non ha nulla a che fare con quella vista pochi giorni fa all’Olimpico. Che è tutta un’altra storia, insomma.

La Juventus battezza il campionato oggi alle 18 contro il Cagliari, ma l’euforia dei sei scudetti vinti ha lasciato spazio nell’ambiente alla preccupazione per il ko in Supercoppa e le troppe sconfitte nelle amichevoli. Tocca a Massimiliano Allegri dare la giusta scossa senza nascondere le ambizioni ma predicando un bagno di umiltà. Le parole chiave che usa nel suo messaggio, che non è urbi et orbi, ma comunque diretto a tutta (ripetuto tre volte proprio per dare peso al coinvolgimento collettivo) la Juventus, in primis a se stesso, sono presunzione e fiducia, nel senso che i bianconeri devono tornare con i piedi per terra e ritrovare in fretta quella consapevolezza che li ha portati negli anni passati a fare cose straordinarie. «La Juve è favorita per lo scudetto se ci mettiamo tutti ad orecchie basse e lavoriamo con equilibrio, ma non è favorita se affrontiamo la stagione con presunzione e

pensiamo di vincere di sicuro». Le due facce della stessa medaglia: insomma, non bisogna ripetere ciò che è successo domenica scorsa contro la Lazio. «Quando pensi di vincere – sottolinea il tecnico -, poi finisci per perdere: ecco la differenza tra una squadra superficiale e prensuntuosa e una squadra attenta come quella biancoceleste».
TABULA RASA
Allegri è sicuro che la Juventus abbia “riattaccato la spina” e sia pronta a debuttare davante ai suoi tifosi, ma avvisa i giocatori che bisogna ripartire da zero, reset- tare tutto ciò che è stato fatto in passato. «Quello rimane nella storia, ma ora non conta più niente: se non battiamo il Cagliari, tutto torna in discussione. E io non sono un cane da guardia, tocca ai giocatori essere più responsabili». Parla alla squadra, ma parla anche ai tifosi quando ricorda la delusione di Cardiff. «Il mondo Juve ha avuto troppa convinzione e poco rispetto del Real Madrid, che ha vinto perché è stato semplicemente più forte di noi. Una squadra che conquista due Champions di fila e tre Champions in quattro anni non può giocare una finale da sfavorita».
PIU’ EQUILIBRIO
Allegri guarda avanti e sa che ogni anno diventi ta sempre maledettamente più difficile vincere perché gli avversari si rinforzano e perché le statistiche confermano quanto sia complicato ripetersi. «Si alza l’asticella e si abbassa il margine di errore, il campionato sarà molto più equilibrato» sentenzia. La Juventus, però, non deve farsi prendere dagli eccessi, passando dall’entusiasmo alla depressione. «Per rimanere a certi livelli al top d’Europa serve l’equilibrio mentale e per fare una grande Champions occorre disputare un ottimo campionato. Non è ancora iniziata la stagione e già si farmi i processi.

Ad agosto vincono tutti gli scudetti, a settembre qualcuno pensa già a gennaio e a gennaio qualcuno pensa già alla prossima stagione. Quello che conta è arrivare a marzo in corsa in tutte e tre le competizioni. Con il giusto approccio e la calma arriveremo fino in fondo…». La Juventus ha cambiato parecchi giocatori, Allegri è sempre uguale a se stesso, tecnico e psicologo, teorizzatore della calma e della concentrazione. E i risultati gli hanno dato ragione.

Oramai è rottura certificata. Tra Borriello ed il Cagliari si è creata una voragine. Inutile provare a ricomporre, il rimedio sarebbe peggio del male. Tenere l’attaccante ancora in rosa significherebbe piazzare una sorta di bomba ad orologeria all’interno dello spogliatoio, con il pericolo che esploda da un momento all’altro con effetti devastanti. Per Borriello si è aperta la pista Spal, dove potrebbe accasarsi al pari di Salamon. Ora il Cagliari necessita di una flebo energetica in avanti, con il ds Rossi che prova a chiudere un doppio colpo col Palermo (Rispoli-Nestorovski). Pavoletti è un’opzione, ma con ingaggio improponibile. Patata bollente inattesa per i rossoblù in un periodo di impegni diversificati: Juventus, stadio, mercato. Non necessariamente in ordine cronologico. Ferragosto sotto il solleone, ma niente relax. Rastelli ha infierito nonostante la calura ai limiti della sopportazione. La squadra, anzitutto, torna a Torino dopo la puntata vincente in Coppa Italia contro il Palermo, formazione dai piani alti in cadette- ria, ma stavolta sarà tutt’altra musica. Per questa ragione il tecnico pensa ad un “coperto” 4-4-1-1, ma senza snaturare il complesso. Un infoltimeto del centrocampo potrebbe risultare arma efficace contro la Juve. Non solo calcio giocato: lo stadio continua ad essere un tarlo che si è insinuato senza specifica collocazione. Il 21 agosto è previsto un primo sondaggio da parte della Commissione Provinciale di Vigilanza (preposta a concedere l’agibilità) per verificare lo stato dei lavori in vista dell’esordio in campionato contro il Crotone il 10 settembre. Se il riscontro sarà positivo la data sarà rispettata. Per chiudere il cerchio, il tasto più spinoso: il mercato. Le amichevoli pre-campionato hanno evidenziato qualche crepa. Oltre al sostituto di Borriello c’è da inserire un esterno difensivo ed un centrocampista.

Avviso ai naviganti: non aspettatevi una Juventus pimpante già oggi al debutto in campionato contro il Cagliari o il prossimo sabato a Marassi contro il Genoa. Almeno fino a dopo la pausa per la Nazionale la squadra di Massimiliano Allegri pagherà lo scotto di una preparazione in ritardo con carichi di lavoro non ancora del tutto smaltiti. Soprattutto i giocatori “più pesanti” della squadra – da Khedira a Higuain, passando per Mandzukic e Barzagli – sono destinati a faticare di più, a essere in debito d’ossigeno e con le gambe pesanti, come è accaduto contro la Lazio. Per sopperire a una corsa meno veloce e una condizione atletica non ancora al meglio la Juventus deve puntare sulla testa – equilibrio, concentrazione, rabbia agonistica – e sulla tecnica, che dispone in abbondanza ma che è mancata in Supercoppa. E poi non tutti sono messi male fisicamente, come ha sottolineato lo stesso Allegri. I giocatori “più leggeri” come Dybala, Cuadrado, Pjanic e Douglas Costa «sono già in condizione».
LA CONSACRAZIONE
E proprio la Joya è uno dei migliori ambasciatori della maglia numero 10 per come si è calato nel ruolo e per la responsabilità che si è assunto. «Paulo non ha ricevuto pressioni nell’in- dossare la 10 – spiega Allegri – perché ha un carattere straordinario, ha degli obiettivi ben chiari in testa e va dritto per la sua strada. Per lui sarà una stagione importante perché deve confermarsi in Italia e soprattutto in Europa. E’ un ragazzo giovane che ha grandissime qualità. Farebbe un errore a pensare di essere arrivato al massimo, ha ancora tante possibilità per migliorare e per vincere trofei, ma deve mettersi in discussione».
Allegri è tentato di mettere in scena già oggi il nuovo modulo, il 4-3-3, puntando sull’usato sicuro in avanti con Dybala, Higuain e Mandzukic. Un tridente d’assalto per domare il Cagliari e, nella ripresa, dare spazio a Douglas Costa. Tra i nuovi arrivati il brasiliano è quello che più si è messo in luce nelle amichevoli estive. E anche domenica contro la Lazio il suo ingresso nella ripresa è stato un innesto di piedi buoni che hanno spaccato la difesa laziale e sfiorato il miracolo della rimonta. Con lui in campo Higuain ha sicuramente un alleato in più e rifornimenti a dismisura.
NEL MEZZO
Se sarà tridente anche a centrocampo per far fronte alla condizione atletica non ottimale, in modo da avere maggiore garanzia di copertura, difficile pensare che Allegri possa già far esordire Blaide Matuidi: sarebbe l’interprete perfetto, ma il francese è arrivato appena ieri. Più probabile che il trio titolare sia quello formato da Khedira, Pjanic e Marchisio, apparso il più in palla a livello fisico. In difesa, invece il ballottaggio a destra tra Lichtsteiner e De Sciglio sembra essere stato vinto dallo svizzero. Del resto il tecnico livornese ha spiegato che ci vorrà un po’ tempo affinché l’ex milanista ritorni ai livelli a cui era abituato: «Mattia è un ragazzo che con me ha giocato due anni, facendo due buoni campionati. Poi si è un po’ perso. Ha qualità importanti, ma deve ritrovare la convinzione di saperle fare. In quel ruolo c’è lui e Lichtsteiner che è in ottime condizioni». Al centro della difesa dovrebbero ancora avere spazio Barzagli e Chiellini con l’inamovibile (sul mercato e in campo) Alex Sandro ad agire sulla corsia di sinistra.

Non solo è arrivata l’ufficialità dell’acquisto, ma ieri Blaise Matuidi ha firmato il contratto fino al 2020, ha scelto il numero di maglia (il 14 come Deschamps, ndr), ha svolto il primo allenamento con i compagni e a cena si è sottoposto al rito di iniziazione canoro dei “nuovi’. Oggi il francese sarà all’Allianz Stadium con buone probabilità di debuttare a partita in corso nella prima di campionato contro il Cagliari. Ingaggiato dal Psg per aumentare il dinamismo della Juventus, non si può certo dire che l’ex Psg nel suo primo giorno da bianconero non si sia dimostrato un vero e proprio motorino. Fa tutto di corsa, Matuidi, e forse l’ex parigino vuole recuperare il tempo perduto, dal momento che un anno fa il suo trasferimento a Torino è stato bloccato all’ultimo dal presidente del Psg, Nasser Al-Khe- laifi. Stavolta il via libera è arrivato: 20 milioni subito e altri 10,5 scatteranno al raggiungimento dei bonus legati al raggiungimento dell’80 per cento delle presenze del 30enne gestito dall’agente Mino Raiola, lo stesso di Paul Pogba.
AMBIZIOSO COME LA JUVE
Al-Khelaifi ha salutato il neojuventino affettuosamente («Conserverò un ottimo ricordo di Blaise, sarà sempre il benvenuto nella grande famiglia del Psg») e lui, Matuidi, attraverso i canali Twitter bianconeri ha dato un assaggio di sé ai tifosi juventini: «Sono molto felice e orgoglioso di mpoter indossare questa maglia. La Juventus ha una grande storia vincente, noi condividiamo le stesse ambizioni. Qui hanno fatto la storia Zi- dane, Platini, ma anche De- schamps, il mio allenatore in Nazionale».
ANDRÉ GOMES E… SANCHES
Di corsa va anche il mercato della Juventus: Marotta e Paratici inseguono un altro colpo a centrocampo in previsione di un probabile passaggio al 4-33. Il nome più caldo resta quello di André Gomes: il portoghese, con l’arrivo di Paulinho al Barcellona, può essere ceduto in prestito. Antenne dritte pure su Strootman (soprattutto se la Roma insiste per Cua- drado), N’Zonzi del Siviglia e Renato Sanches del Bayern.

Gli sono, gli siamo, tutti addosso. E’ normale, è inevitabile che sia così. Chi allena una squadra che vince il campionato da 6 anni di fila, al primo scricchiolìo ne sente e ne legge di tutti i colori. L’esperienza ci consiglia però di andare cauti nelle critiche da rivolgere ad Allegri e alla Juventus. Anche quando sembrava interrotto il trionfante cammino bianconero (5 punti nelle prime 6 giornate della stagione 201516), poi sappiamo bene com’è finita, l’allenatore e la squadra sono riaffiorati con tutto il loro ingegno, la loro forza, il loro orgoglio e hanno vinto ancora.
Da tre anni a questa parte Allegri è l’allenatore più invidiato d’Italia, ma pur essendo tricampione bianconero non ha mai avuto concessioni. Nella Juve tutto deve funzionare presto e bene. Così, se perde a Roma la Supercoppa contro la Lazio si apre subito una bella discussione. Se poi quella sconfitta arriva subito dopo un’altra sconfitta, seppure in amichevole a Londra, se i 3 gol presi dalla Lazio si sommano ai 2 incassati otto giorni prima dal Tottenham, allora la discussione si amplia.
LA CONDIZIONE. Vista la storia degli ultimi tre anni (e lasciamo stare il triennio precedente) è consigliabile fermarsi al livello di discussione, senza forzare i toni, né anticipare i tempi. Potremo farlo solo da stasera, se anche col Cagliari la Juve mostrerà gli stessi disagi delle ultime due gare. A noi sembra che il problema principale sia di natura fisica: la condizione generale non è per niente soddisfacente se è vero che in quelle ultime due partite giocatori come Khedira, Mandzukic, lo stesso Higuain erano ben lontani dalla forma migliore. Dall’amichevole di Wembley sono passate due settimane, adesso la brillantezza deve esserci per forza. In caso contrario aumenterebbero le domande.
IL NASO LIVORNESE. Alla fine del luglio 2015, dopo un’amichevole a Dan- zica contro il Lechia, Allegri fece un discorsetto chiaro su Morata e sullo spogliatoio: «Se qualcuno di noi pensa di vincere le partite solo perché siamo la Juve, si sbaglia di grosso. Qui se non abbassiamo le orecchie, finisce male». Nella primavera seguente, la Juve vinse lo scudetto. Due anni dopo, il naso livornese di Max ha annusato la stessa aria e non gli piace. «Quando pensi di vincere, perdi. Questa è la differenza che passa tra una squadra presuntuosa e superficiale e una attenta e che fa fatica, infatti la Lazio domenica ha vinto la partita meritatamente. La Juve è favorita se tutti, tutti, tutti, ci rimettiamo con le orecchie basse e lavoriamo».
Devono stare attenti i giocatori della Juve, perché Allegri questo naso se lo porta dietro da sempre. E’ buono e caro ma dentro lo spogliatoio non gli scappa niente.
Stasera inizia la sua quarta stagione alla Juve, dove ha vinto tre scudetti, tre Coppe Italia, una Supercoppa e per due volte è arrivato in finale di Cham- pions. Ma nemmeno a uno che ha vinto tanto è consentito sbagliare, se sbaglia da allenatore della Juventus.

Alla vigilia della sfida tra Juventus e Cagliari, Massimiliano Allegri tiene in allarme la juve dalle insidie della prima gara di campionato: «La prima partita rappresenta sempre un’incognita. Se non battiamo il Cagliari siamo tutti in discussione. Quanto abbiamo fatto in passato rimane nella storia, ma non conta più nulla, bisogna riallinearsi».

ORECCHIE BASSE. Allegri poi tira dritto, parlando dell’atteggiamento che vorrà vedere dai suoi giocatori già dalla gara di oggi: «La Juve è favorita se tutti ci rimettiamo con le orecchie basse e lavoriamo e se ci mettiamo al pari delle altre. Viceversa non siamo favoriti se affronteremo la stagione con presunzione, partendo dal presupposto che vinceremo di sicuro. Penso che quest’anno la media scudetto si abbasserà un poco, perché ci sono squadre che si sono attrezzate e saremo in cinque o sei a contenderci il tricolore».
SPINA ATTACCATA. Le critiche successive alle amichevoli estive e alla sconfitta con la Lazio in Supercop- pa hanno infastidito il tecnico: «Abbiamo riattaccato la spina, anche se la sconfitta in Supercoppa ci ha tolto fiducia, perché nessuno si aspettava di perdere. La Lazio ha meritato di vincere. E’ assurdo che si facciano i processo a inizio stagione. Il nostro obiettivo è quello di essere in corsa per tutti e tre gli obiettivi a marzo». Allegri evita di rispondere alle domande su Matuidi (l’acquisto del francese è stato ufficializzato dopo la conferenza, 20 milioni più 10,5 di bonus, e sono arrivate le foto con la maglia nuova), mentre per quanto riguarda Dybala, il tecnico esclude che la maglia numero 10 possa pesare: «Ha un carattere straordinario e obiettivi ben chiari. E’ giovane e possiede grandi qualità, ma deve mettersi in discussione e non pensare di avere già raggiunto il top. Da lui mi aspetto una stagione straordinaria». E su De Sciglio, che oggi potrebbe schierare dal primo minuto: «Deve ritrovare la convinzione. Non può aver perso le sue qualità».
CORDOGLIO PER LE VITTIME.
Ad inizio conferenza l’allenatore juventino ha rivolto un pensiero alle vittime dell’attentato di Barcellona: «E’ un giorno triste. Purtroppo i nostri figli troveranno un mondo peggiore e più difficile».

Domanda alla squadra di Sarri: da chi sarà formato l’attacco titolare del Napoli? Risposta di una facilità imbarazzante: Callejon-Mertens-Insigne da destra a sinistra, magari poi avrà un po’ di spazio anche Milik (magari…) e forse anche Ounas quando tornerà dall’infortunio. La stessa domanda alla squadra di Allegri mette in difficoltà tutti gli osservatori. Anzi, la risposta non ce l’ha neppure Max, perché quest’anno, a differenza della stagione scorsa quando rimase senza cambi dopo aver modificato il modulo per passare al 4-23-1, le alternative sono tantissime.
I PUNTI FERMI. Se diciamo però che Higuain e Dyba- la sono ai primi due posti, quasi intoccabili, nella scala degli attaccanti titolari di sicuro non sbagliamo. Il primo è centravanti fisso, il secondo è trequartista (ora col 10 sulle spalle) fisso. Sugli esterni, invece, Allegri potrà cambiare a suo piacimento. Per ora ne ha quattro: Mandzukic, Cuadrado, Bernardeschi e Douglas Costa. Ai quali si aggiungerà a stagione inoltrata anche Pjaca, per ora in fase di recupero.
I CAMBI FASCIA. Alla prima partita ufficiale, in Super- coppa contro la Lazio, hanno giocato Cuadrado a destra e Manduzkic a sinistra. Male tutt’e due, tanto che nel secondo tempo Allegri ha cambiato le fasce mettendo prima Douglas Costa a destra al posto di Cuadrado e poi Bernardeschi al posto di Mandzukic, con l’ex Bayern riportato a sinistra per far giocare l’ex viola a destra.
Hanno tutti
caratteristiche diverse e solo uno, al di là della condizione attuale che nondeve trarre
in inganno, sa interpretare la fase difensiva come un vero terzino: Mandzukic. Il quale, grazie a questa sua elasticità tattica, è anche il primo sostituto di Higuain nel ruolo di centravanti. Cuadrado è migliorato, ma con la palla al piede è di una categoria diversa rispetto a quando la palla ce l’hanno gli avversari, Bernardeschi deve adattarsi, Douglas Costa ancora di più.
TECNICA E VELOCITA’. Dalla parte opposta a quella di Mandzukic, la Juve ha tre esterni che accomunano la tecnica alla velocità: Cuadrado riesce a saltare l’uomo da fermo, Bernardeschi ha la straordinaria capacità di spostare la palla e calciare nello stesso istante con estrema precisione, mentre Douglas Costa è forse il più rapido e il più geniale, Hanno quasi tutti il gol in canna: nell’ultimo campionato Mandzukic ne ha fatti 7, Bernardeschi 11, Douglas Costa 4 e solo Cuadrado si è fermato a 2. C’è poi un’altra possibilità: con l’arrivo di Matuidi, la luve potrebbe giocare anche con 3 centrocampisti e dunque 3 soli attaccanti, di conseguenza la concorrenza diventerebbe ancora più spietata. Se poi dovesse arrivare anche Keita, allora sì che Allegri avrebbe i suoi graditissimi problemi di scelta. In quest’ultimo caso, però, qualcuno dovrebbe lasciare Vinovo.

Toccherà a uno tra Duje Cop e Marco Sau guidare il reparto avanzato del Caglairi che questa sera alle 18 sarà di scena in casa della formazione campione d’Italia Congelata la questione Borriello, che oggi non sarà della partita per motivi disciplinari, il Cagliari cerca di pescare nella sua rosa un idoneo sostituto che possa reggere il peso dell’attacco rossoblù che cercherà di vendere caralapelle allo lu- ventus Stadium. Massimo Rastelli già da qualche giorno aveva optato per la non convocazione dell’attaccante partenopeo, colpevole di aver mancato di rispetto al gruppo con le reiterate e plateali proteste dopo la sostituzione subita sabato scorso in coppa Italia, e una volta avuto U via libera dalla società, ha cercato di stringere i tempi per la caccia al suo sostituto.
LE SCELTE. Una decisione non certo semplice anche perché il blasone della punta da sostituire potrebbe mettere in crisi parecchi altri attaccanti Noni due sui quali Rastelli ha messo gli occhi addosso e cioè Cop o Sau che si sono preparati a fare la loro parte. La punta barbaricina, aprescindere dalla scelta dell’allenatore, dovrebbe essere in campo, indifferentemente se da prima o da seconda punta. Rastelli, anche l’anno scorso, in alcune situazioni di emergenza, gli ha affidato il ruolo di riferimento centrale “atipico” e Sau si è fatto apprezzare per il suo rendimento. A fare da vero e proprio ariete, però, potrebbe essere Cop che ha visto salire le sue quotazioni nel corso della settimana. Subentrato a Borriello anche nella sfida al Palermo di una settimana fa, l’attaccante croato ha cercato di impegnarsi al massimo per convincere l’allenatore della qualità delle sue giocate. E sembra esserci riuscito visto che non solo è passato davanti a Giannetti nella gerarchie delle punte, tanto da portare la società a ritirarlo dal mercato e a cercare una sistemazione per la punta senese (con l’Entella in pole) ma è anche pronto a reggere sulle sue spalle il peso dell’attacco rossoblù. Rastelli ha messo a punto le ultime indicazioni e cercherà di giocarsi le sue chance per far punti a Torino.

Paulo Dybala veste con eleganza una 10 bianca e nera, ma in certe serate preferisce il total black. Tenuta nera da arbitro e fischietto in bocca, mentre gli amici se le danno da su un campo di calcio a 5 a Torino. Quando qualcuno esagera, l’arbitro Paulo sventola un rosso e via sotto la doccia prima degli altri. In fondo, il ragazzo è fatto così: se prende un impegno, fosse anche una partitella scapoli-ammagliati, vuole onorarlo al meglio. Oltre al talento, non manca il senso di responsabilità, come hanno capito presto alla Juve. E l’impegno per la stagione in arrivo l’ha imposto proprio la sua Signora: dargli il numero 10 è stato come posargli una spada sulla spalla. Adesso il bravo ragazzo argentino deve prendere le sembianze del condottiero: è il cavaliere scelto per guidare la truppa. E per vincere, come da obbligo del casato. Per questo, dopo le sberle contro la Lazio in Supercoppa, ha parlato come farebbe Buffon: «Non ci meritiamo il giorno libero», ha tuonato. E pazienza se era stato lui con una punizione e un rigore a tenere in piedi la baracca.
MAX LO BENEDICE Nella terza stagione in bianconero, Dybala è chiamato a salire l’ultimo livello del videogame. Deve entrare nella stessa stanza in cui gioca Neymar, l’unica che conduce alla reggia di Messi e Ro- naldo. Intanto, con la doppietta in faccia a Messi nei quarti di Champions, la Joya ha portato più su lo status internazionale in estate e per questo si sono già sentite le sirene delle big d’Europa. Adesso all’argentino serve altro, un ultimo scatto, come ripetuto ieri da Massimiliano Allegri a Vinovo: «Paulo non ha ricevuto pressioni dalla nuova maglia perché ha un carattere straordinario, è uno che ha degli obiettivi ben chiari e va dritto verso l’obiettivo. Deve confermarsi in Italia e soprattutto in Europa: farebbe un errore a pensare di essere arrivato al massimo perché ha ancora tantissima strada da fare, per migliorare e vincere». Ok, ma sempre a una condizione: «Questo lo può fare se si mette in discussione come tutti», ha aggiunto Max. E poi servirà a spolmonarsi con la solità generosità: «Dybala ha un ruolo ben definito, gioca a tutto campo ed è aerobico, fa 12-13 chilometri a partita e lui in quella media lì può dare tanta qualità. Però non deve abbassare l’intensità agonistica, allora farà cose straordinarie come le ha fatte finora», l’aggiunta di Allegri.
ICONA GLOBALE La Dybala Mask, la posa con cui la Joya esulta (spesso), ha fatto decisamente presa: sui Social si moltiplicano i post dei tifosi con il gesto da gladiatore. Ma è tutto parte di un brand più grande con cui il campione punta a diventare industria, alla pari di tutte le superstar dello sport. I prodotti della Dybala Collec- tion sono in vendita perché in questa epoca si diventa grandi anche così, dando un marchio riconoscibile (e acquistabile) al proprio talento. La crescita globale del fenomeno Dybala si intreccia a quella del club che lo ha fatto ricco col nuovo contratto da 7 milioni: la Juve ha ormai deciso di proiettare la propria immagine su quella dell’argentino. Soprattutto da questa stagione col «10» in spalla, Dybala sarà sempre più l’ambasciatore globale della ju- ventinità. E in campo l’arma per cannibalizzare ancora il campionato. Da oggi col Cagliari la Joya sarà determinata e rigorosa come sempre, come avesse un fischietto in bocca.

Si fa sul serio per il difensore centrale. Le parole dell’a.d. Beppe Marotta («Può succedere di tutto») hanno di fatto riaperto la caccia al rinforzo.
CENTRALI Ezequiel Garay è in cima alla lista: il centrale argentino (passaporto spagnolo) per ora ha respinto lo Spartak Mosca. Il Valencia vuole 20 milioni, considerati troppi perché il giocatore ha 30 anni. Però a breve potrebbe nascere una trattativa. Un altro nome emerso è quello di Virgil Van Dijk, centralone della nazionale olandese e del Southampton. Il 7 agosto l’Oranje (sul quale pressa il Liverpool) aveva postato uno sfogo: «Confermo che oggi ho inviato al Southampton una richiesta formale per il trasferimento pregandolo di considerare l’interesse dei top club nei miei confronti». La risposta del presidente Krueger è un muro («In questa sessione non è vendita»), ma il giocatore alla Juve piace. Juve che per il 2018 monitora fortemente il laziale De Vrij, a scadenza o con clausola se dovesse rinnovare.

SPINAZZOLA E KEITA Per quanto riguarda Spinazzola (che non sarà convocato dal- l’Atalanta) e Reità (che ha spedito alla Lazio un certificato medico), la Juventus attende sempre che i giocatori trovino una via d’uscita dai rispettivi club, poi agirà in un senso o nell’altro. L’Atalanta chiede un indennizzo forte oltre al dover trovare il sostituto (uno fra La- xalt, Antonelli, Laazar e Ansal- di) e lunedì ci sarà un ulteriore incontro fra l’agente Lippi e il club bergamasco. L’ingresso di Reità potrebbe portare lontano Cuadrado, il cui nome è nelle liste di Roma, Arsenal e nuovamente Valencia. E il centrocampista in più al quale faceva riferimento Allegri? Dalla Germania, altra voce: Renato Sanches del Bayern in prestito. Il portoghese era stato accostato per molto tempo al Milan. André Gomes e N’Zonzi restano nomi buoni (ma da prestito), Stroot- man quasi un sogno. Voce di rinnovo per Alex Sandro: al momento l’impressione è che – salvo accelerazioni – semmai si farà a mercato chiuso.
MATUIDI Nel frattempo, Matuidi è preso: avrà la maglia 14, un contratto fino al 2020 e al Psg 20 milioni pagabili in 3 anni con un bonus massimale di 10,5 milioni in base alle presenze. «Arrivo in uno dei più grandi club del mondo – dice Matuidi, già convocato per la gara con il Cagliari -: la Juve è squadra che vince quasi sempre ,condividiamo le stesse ambizioni. Non vedo l’ora di dare il mio contributo, affinché possa continuare a vincere e i tifosi possano andare fieri di me. Questa maglia è stata vestita da grandi come Zidane, Platini, ma anche Deschamps, il mio allenatore in nazionale». E il 14 era proprio il numero di Didier.

Matuidi c’è ed è convocato. In Francia, il nuovo acquisto aveva già vissuto due gare di campionato ma subentrando per pochi minuti: potrebbe essere più in forma di altri ma dovrebbe andare in panchina. Ieri la squadra si è allenata all’Allianz Arena: Allegri dovrebbe mantenere il 4-2-3-1. Con non poche novità.
MARCHISIO E RUGANI Nelle prove tattiche di ieri pomeriggio, Allegri ha messo in piedi una serie di novità sostanziali. Non in attacco (Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain partono dall’inizio) ma dietro. Lichtsteiner è favorito su De Sciglio, Marchisio (piuttosto in forma) su Rhedira e Barzagli (ballottaggio strettissimo) dovebbe lasciare a Rugani. «Cuadrado, Douglas Costa, anche se è un po’ più indietro essendo arrivato dopo, Dybala e Pjanic sono i più in forma – dice Allegri -. De Sciglio? Ha delle qualità importanti: non le ha perse, deve ritornare la convinzione nel poterle fare». Statistica- mente parlando la Juve non perde in casa da 37 partite di campionato (34 vinte, 3 pari).

LA STORIA DELLA JUVENTUS LIVE

1897. LA PANCHINA DI CORSO RE UMBERTO.
L’ inizio della storia della Juve è una leggenda. O, meglio, un gustoso romanzo che comincia nella primavera 1897 e si concretizza qualche mese dopo (la data non è precisa: c’è chi dice settembre, chi ottobre, ma è considerata ufficiale la data del 1° Novembre).
Gli studenti del liceo Massimo D’azeglio di Torino si radunano accanto a una panchina di corso Re Umberto, quasi angolo corso Vittorio Emanuele. La Juventus nasce così. Ma la ricerca del nome è complessa, tra le tante proposte: poteva chiamarsi “Irish Club”, “Augusta Taurinorum”; i latinisti suggeriscono “ Ludus” e “Fatigando delectamur”, i torinesi doc optano per “Via Fort”. Alla fine unanimità di consensi per Sport Club Juventus, gioventù, perchè gli sportivi restavano giovani tutta la vita. Prima sede ufficiale, l’officina dei fratelli Canfari, corso Re Umberto 42; quota d’iscrizione una lira.
Il primo presidente è Eugenio Canfari.
1898. IN MAGLIA ROSA.
La sede viene spostata in uno stallaggio in via Piazza 4, crocetta. Ora la Juventus è una squadra vera è propria; l’altra società cittadina, FC Torinese, la invita ad un’ amichevole al velodromo Umberto I (demolito ad inizio secolo). La prima divisa ufficiale è di pecorella rosa con pantaloni neri, fascia nera alla cintola, berrettino alla savoiarda e farfallino nero.
La prima formazione: Varetto, Ferrero, Gibezzi, Rolandi, Chiapirone, G. Nicola, Armano, Malvano, M. Nicola, Donna e Farlano.
L’8 Maggio si disputa a Torino, in un solo giorno, il 1° campionato di football: 4 squadre, ma la Juventus non è ancora pronta.
1899. C’E’ ANCHE IL DUCA DEGLI ABRUZZI.
Gli anni del pionierismo sono duri, anche perché i ben pensanti non vedono di buon occhio quei “ragazzacci” che prendono a calci una palla. Per fortuna gioca anche qualche vip, come il Duca degli Abruzzi, celebre esploratore, che al Valentino si esibisce con una squadra chiamata Internazionale e contribuisce a dare un tocco di classe alla nuova moda del football, mentre il mondo preferisce ancora sport più mondani come ippica e ginnastica. La Juventus riceve i primi inviti ed è la prima squadra a portare a Torino una squadra straniera. La squadra di Canfari cresce di prestigio e acquisisce il diritto di giocare al Velodromo.
1900. IL CAMPIONATO FINISCE INA GARA.
L’11 Maggio è un’altra data storica. Dopo tre anni di rodaggio, ecco il giorno dell’atteso debutto ufficiale in campionato, proprio mentre a Torino nasce la Fiat e la Mole Antonelliana è stata da poco costruita. Con la Juventus, diventeranno i tre simboli universali della città. La prima avventura, nella 3°edizione del torneo, dura un solo pomeriggio. Si gioca in piazza d’Armi, che è ancora periferia estrema. I calciatori vengono battuti per 1-0 dal FC Torinese ed escono immediatamente di scena, però fanno una buona figura, sfiorando anche il goal.

1903. ARRIVANO LE MAGLIE BIANCONERE.
Le maglie di pecorella rosa (fini e costose: 70 centesimi al metro) sono ormai stinte. John Savage, industriale inglese simpatizzante della Juventus, si offre di rinnovare le divise e ordina quelle nuove a Notthingham, dove ha interessi commerciali. Orrore, quando arrivano le nuove maglie: per un errore è diverso il colore. Sono bianche e nere, a strisce verticali. La nuova divisa , che non piace, diventerà leggendaria, però mancano soldi per una nuova ordinazione. E la Juventus per caso cambia look.
1904. SOLDI E RINFORZI DALLA SVIZZERA.
C’è sempre il Genoa a intralciare i sogni di gloria della Juventus, che per il secondo anno arriva ad un passo dal trionfo in campionato. Di nuovo in semifinale viene sconfitta ( 1-0) dal Genoa al termina di una partita combattuta e incerta. Ma la squadra è sempre più forte e dalla Svizzera arrivano tre fratelli, che portano un po’ di talento e, soprattutto, tanto denaro.
Così al suo 6°anno la Juventus è già grande e vince il primo scudetto.
1906. IL PRESIDENTE DICK FONDA IL TORINO.
Il presidente dello scudetto, Alfredo Dick, uno svizzero proprietario della manifattura “Pellami e calzature”, ha grandi idee ma è un personaggio discusso e viene costretto a dimettersi. È accusato di voler esportare all’estero la Juventus cambiandole perfino il nome in “Jugend Fusballverein”, alla tedesca. Così se ne va fra le polemiche e insieme al presidente della FC Torinese, fonda una società che diventerà rivale storica dei bianconeri: il FC Torino. Nato, appunto da una costola della Juve.
1915. NASCE “HURRA’ ” PER I SOLDATI.
La prima guerra mondiale, dopo l’uccisione dell’Arciduca d’Austria, non ha ancora coinvolto l’Italia. E il campionato 1914-15, diciottesimo della storia, parte regolarmente a ottobre. Non arriverà alla fine, sospeso a maggio per sopravvenuti problemi bellici. Per la Juve fu una stagione dignitosa, conclusa in anticipo perchè una sola squadra aveva diritto di accedere alla fase finale, e i bianconeri si erano classificati dopo il Genoa. Anche per i calciatori sta per scoccare l’ora triste della guerra; viene fondato “Hurrà Juventus”, il giornale bainconero che arriverà anche al fronte per raccontare quel che resta del calcio e che resisterà fino all’ottobre 1916, prima di interrompere le pubblicazioni.
1917-19. I BOMBER SPARANO AL FRONTE.
Sono gli anni bui della guerra. I cannoni sostituiscono tristemente i cannonieri, e molti bianconeri partono per il fronte; tra cui gli ex ragazzi del liceo D’Azeglio. Quando i cannoni cessano di seminare terrore, lo sport torna prepotentemente alla ribalta. E il calcio,in modo speciale, viene salutato come segnale di resurrezione.

Insieme col ciclismo, che continua ad affascinare le folle. Così la palla torna al centro e la Juventus ricomincia la sua scalata, col professor Corrado Corradini, un poeta, presidente.
1936. MUORE EDOARDO AGNELLI, SOLTANTO UN 5°POSTO.
Dopo i trionfi a catena, ala tragica morte in estate, in un incidente aereo, di Edoardo Agnelli è stata triste presagio di un periodo amaro. Anche se la squadra, pur non vincendo, non crollerà, finendo al 5°posto, nel campionato vinto dal Bologna. Dopo i tormenti della stagione precedente, la Juve sfiora un nuovo scudetto e conquista la sua prima Coppa Italia.
1944. SI GIOCA IL TORNEO DI GUERRA.
È quasi un miracolo se si gioca fino al 1944, un abbozzo di torneo regolare denominato Campionato di Guerra. Grazie al presidente Dusio, industriale, la Juventus diventa Cisitalia e può proseguire, mentre il Torino per un anno si chiama Torino Fiat. Questo fu un torneo strano e improvvisato, ricco di paure e incognite. Tra la fine del ’44 e il e al primavera del ’45 l’attività calcistica è ferma in blocco. La fiammella dello sport viene tenuta accesa soltanto da qualche esibizione, come un paio di derby. Uno si gioca il giorno di Pasqua del ’45 per onorare la memoria di Pio Marchi, glorioso bianconero decaduto sotto i bombardamenti; ma la partita viene sospesa tre volte perchè gli spettatori contagiati dal clima dei tempi si prendono a pistolettate. Il calcio vive giorni difficilissimi, con amichevoli semiclandestine in provincia: l’ingaggio è pattuito in formaggio, burro, sacchi di riso. M al Juve resta unita grazie al carisma di Dusio.
Finita la guerra, il calcio riprende faticosamente quota. E le squadre liberate dal regime, ritrovano i nomi tradizionali: Inter, Milan, Genoa. Anche gli stadi abbandonano i nomi imposti dal fascismo, così il “Benito Mussolini” di Torino diventa semplicemente il “Comunale”.
1980. CALCIO SCOMMESSE SENZA MACCHIA.
Gli anni dalla 2°Guerra Mondiale sono passati tra vittorie e sconfitte per la Juve tra i vari campionati e derby…ma esplode il primo calcio-scandalo: il Milan viene retrocesso in B per le scommesse clandestine, con la Lazio. La Juve seconda riesce a non farsi immischiare mai negli strani “giochi” che avvelenano il calcio.
1985. A BRUXELLS TRIONFO E TRAGEDIA.
Bruxelles: un trionfo nell’incubo della tragedia, nel ricordo dei tifosi schiacciati nella calca. L a Coppa Campioni sembra davvero “maledetta”, e non può esserci gioia vera nella vittoria sul Liverpool segnato dalla furia omicida degli holigans. Ma la stagione regala, per fortuna altre soddisfazioni, come la Supercoppa europea conquistata al comunale: neve e ghiaccio sul campo, la Juve organizza squadre d’emergenza per spalare e rendere agibile il campo, affitta centinaia di stufette a gas che sghiacciano il terreno.

1992. RIECCO BONIPERTI E TRAPATTONI.
Giovanni Agnelli, deluso dalla stagione precedente, ha richiamato Boniperti ma anche l’allenatore dei tanti trionfi, Giovanni Trapattoni, reduce da 5 stagioni col l’Inter. Così la squadra ritrova un buon assetto difensivo e funziona, vincendo in campionato il Trofeo Berlusconi a San Siro. Proprio con i rossoneri, duello entusiasmante per l’intera stagione; i bianconeri tengono il passo e pareggiano gli scontri diretti. Alla fine un secondo scontro tutt’altro che deludente. In Coppa Italia, la Juve elimina anche il Milan, ma si deve arrendere in finale all’emergente Parma.
1995. LIPPI FA SUBITO UN DOPPIO CENTRO.
La Juventus viene affidata a Marcello Lippi, reduce dall’aver portato il Napoli in Europa.Mentre Trapattoni emigra al Monaco. Così tra un ritocco in difesa, un rinforzo di vari giocatori come Dino Baggio, la juve vola e prende il largo, vincendo lo scudetto e la Coppa Italia. Da qui il vero inizio di una Juve vincente!!!
LE LORO PIU’ IMPORTANTI VITTORIE.
– IL 1° SCUDETTO: nel 1905 non si gioca ancora per lo scudetto ma per la “ targhetta”, sono i tempi dei giocatori con i baffoni a manubrio e delle divise mai uguali
– IL QUINQUENNIO: ci fu, agli albori del calcio il domino del Genoa, ma il ciclo dei 5 scudetti consecutivi consegna alla Juventus la popolarità che nessuna altra squadra aveva avuto.
– GLI SCUDETTI DI TRAPATTONI: in dieci anni di allenamento alla Juve, il trap perse solo 4 scudetti.
– LIPPI ESORDIO VINCENTE: con una nuova dirigenza e Lippi in panchina i bianconeri tornano allo scudetto dopo un’astinenza di nove anni che non aveva precedenti nel dopoguerra.
– LE NOVE COPPE ITALIA: come per gli scudetti, anche nel numero delle Coppe Italia la Juventus non ha rivali: ne ha vinte nove, due in più della Roma.
– COPPA CAMPIONI , CHAMPIONS LEAGUE, COPPE UEFA ’77-’90-’93, COPPA INTERCONTINENTALE
I GRANDI CAMPIONI.
ROBERTO BETTEGA.
Nel parlare di Bettega è difficile resistere all’incantesimo del suo talento, della sua eleganza. Attaccante puro e poi sempre più versatile e completo, capace di gesti sublimi, come il goal di tacco al Milan. Ma fu escluso dal calcio non solo per la sua malattia polmonare, ma anche per l’ infoturnio a un ginocchio.

DINO ZOFF.
Con lui, il mestiere di portiere ha toccato livelli di imbarazzante perfezionismo. Mai espulso, mai squalificato, lo definirono “l’uomo dai silenzi parlanti”. In undici stagioni di Juve ha vinto tutto, tranne la Coppa dei Campioni: l’unico sgambetto riuscito a un destino che, per il resto, non ha potuto che inchinarsi.
CLAUDIO GENTILE.
Gentile di cognome e basta: egli era una delle sentinelle del tempio, forse la più
truce, sicuramente la meno incline ai compromessi. Gran crossatore,gran marcatore, un timballo di grinta, faceva paura!!!

GAETANO SCIREA.
Un giocatore signore, un signore giocatore. Non un’ espulsione, non una squalifica, gioca a sostegno della difesa, senza disdegnare azioni di disturbo,incursioni mirate, appoggi sapienti, goal calibratila morte ce lo porta via, in Polonia, in una missione esplorativa, insieme all’allenatore Zoff. La lezione di Scirea risiede nel modo in cui giocava, a testa alta, nel rispetto, quasi religioso, delle regole. È stato il destino a barare, non lui.
SALVATORE SCHILLACI.
Nato povero a Palermo, e calcisticamente cresciuto a Messina, Schillaci irrompe alla Juve in piene era berlusconiana. È un attaccante tutto istinto, un po’ Sandokan un po’ Don Chisciotte, cavalca l’impossibile, gioca con la frenesia di un ragazzo, insensibile agli ordini. Dopo la Juve è passato all’Inter e poi al Giappone. Ha vinto poco, ma ha dato tanto.
ROBERTO BAGGIO.
Le sue punizioni, i suoi slalom, il suo look hanno comunque scosso una generazione. Con la Juventus si è issato al Pallone d’Oro e allo scudetto. Nel 1993 la Fifa lo ha proclamato miglior giocatore.

ANGELO PERUZZI.
Ecco qua il portiere che ha pagato e vissuto una aggrovigliata storia di doping. Era ancora squalificato, al tempo del trasferimento alla Juve.
FABRIZIO RAVANELLI.
Juventino da sempre e per sempre: anche adesso che i miliardi dei paperoni inglesi lo hanno trascinato fin lassù a Middlesbrough. Piano piano, zitto zitto, si è costruito un look e si è scavato una nicchia. Il suo modo di festeggiare i goal, con la maglia a nascondergli il viso, ha contagiato mezzo mondo.
GIANLUCA VIALLI.
Juventini si può anche diventare, ma leader si nasce. Gianluca è il capitano che schiuma di rabbia e di coraggio, quello dei goal in rovesciata, dei discorsi sullo stato dell’unione juventina, delle battute sferzanti. Pelato in testa, ma non nel cervello. Sostituibile, ma indimenticabile.
ALESSANDRO DEL PIERO.
Lo hanno ribattezzato il Pinturicchio, è diventato il simbolo e la mascotte della squadra. Egli segue la squadra dal ’93 fino ad ora 2007.
I Più GRANDI ALLENATORI.
GIOVANNI TRAPATTONI.
Un mito. Reduce da alcune esperienze col Milan dà il cambio e la Juventus comincia a volare ovunque: in Italia, in Europa, nel Mondo. I suo primo decennio bianconero è un record: nessun altro è resistito così tanto a lungo su questa panchina. Con Trapattoni la Juve primeggia anche nelle competizioni continentali.

MARCELLO LIPPI.
Dà il cambio a Trapattoni nell’estate del ’94 e la Juventus, reduce da un black out record di 9 anni, torna allo scudetto.
LA SERIE DEI PRESIDENTI AGNELLI.
EDOARDO AGNELLI.
Il 1° Agnelli presidente. E soprattutto il presidente del Quinquennio, Edoardo è il figlio del senatore Giovanni, fondatore delle Fiat.
GIOVANNI AGNELLI.
Aveva la fortuna di guidare una fortuna. Sembra facile. La Juventus per Giovanni non è mai stata un passatempo. Al contrario lo ha aiutato a scandire il tempo che passa, aggiungendogli anni alla vita.
UMBERTO AGNELLI.
È una Juventus minore, quella che Umberto eredita per spirito di servizio, terzo Agnelli presidente,dopo il padre e il fratello. Egli confiderà al suo amico Walter Mandelli: “ Ho trovato una Juve scassata” . Ma la Juve rinasce e passa da un
successo all’altro. Nel frattempo Umberto viene elettp presidente della Figc, ed è singolare che fra gli atti introduttivi del suo “governo” figuri l’istituzione dìi un nuovo fregio, una stella, per decorare le maglie della squadra vincitrice di dieci scudetti.
LO SCANDALO DI CALCIOPOLI ASSALE ANCHE LA JUVE!!!
Lo scandalo del calcio italiano del 2006 è stato, in ordine di tempo, il terzo grande scandalo (dopo quello del 1980, noto come Calcioscommesse e quello del 1986, noto come Secondo calcioscommesse o Calcioscommesse 2) a investire il mondo del calcio italiano, anche se come portata ed effetti è stato certamente maggiore dei primi due. Definito dalla stampa impropriamente Calciopoli (per assonanza con Tangentopoli, laddove in quel caso a reggere l’espressione era il termine tangente), o anche Moggiopoli (la Gazzetta dello Sport lo definì Sistema Moggi) si dipanò, secondo le risultanze processuali, tra il 2004 e 2006, ed emerse il 2 maggio 2006 a seguito di alcune intercettazioni operate dal tribunale di Torino e soprattutto da quello di Napoli (e fuoriuscite a opera di ignoti) nei confronti delle dirigenze di alcuni tra i più importanti club italiani: Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan. Sotto accusa in un secondo filone d’indagini anche la Reggina e l’Arezzo.L’accusa principale è di illecito sportivo, verificato nel tentativo di aggiustare gli appaiamenti arbitrali per determinati incontri di campionato o di intimidire (o corrompere) gli arbitri assegnati affinché favorissero le azioni conclusive di una squadra a danno dell’altra.
Le accuse rivolte ai molteplici imputati, tra cui spiccano i nomi di Luciano Moggi e Antonio Giraudo per la Juventus, del patron della Fiorentina Diego Della Valle e della Lazio Claudio Lotito, nonché dell’addetto agli arbitri Leonardo Meani per il Milan, spaziano dalla slealtà sportiva all’illecito sportivo, ambedue sanzionate dallo Statuto della FIGC. Coinvolti nello scandalo anche i due designatori arbitrali al tempo delle intercettazioni, cioè Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo, e alcuni arbitri, soprattutto Massimo De Santis, ma anche Paolo Dondarini, Paolo Bertini, Domenico Messina, Gianluca Rocchi, Paolo Tagliavento, Pasquale Rodomonti. Accusati gli stessi vertici della Federcalcio, in particolare Franco Carraro e Innocenzo Mazzini, e dell’AIA, come Tullio Lanese. In totale sono stati deferiti al giudice sportivo 22 personalità legate al mondo del calcio.
Secondo l’accusa i dirigenti di società coinvolti intrattenevano rapporti con i designatori arbitrali atti ad influenzare le designazioni per le partite delle proprie squadre in modo da ottenere arbitri considerati favorevoli. In questo erano spesso appoggiati o spalleggiati dagli esponenti della federazione coinvolti nell’inchiesta. Sempre secondo l’accusa era pratica comune inoltrare attraverso i designatori arbitrali o la federazione recriminazioni e velate minacce nei confronti degli arbitri considerati non favorevoli. Particolarmente difficile la situazione della squadra torinese, per cui è stata ipotizzata la presenza di una cupola, una sorta di sistema con cui Luciano Moggi riusciva a gestire le designazioni degli arbitri nelle diverse partite di campionato. Tra i numerosi contatti di Moggi si annoverano figure come Giuseppe Pisanu, l’allora Ministro dell’Interno, oltre ad Aldo Biscardi e Fabio Baldas (alcune telefonate evidenziano come Moggi abbia cercato di orientare l’interpretazione degli episodi mostrati dalla moviola durante Il Processo di Biscardi).
Intervenuto in TV alla trasmissione Matrix, condotta dal Enrico Mentana, Paolo telefonate a lui ed al suo collega Pierluigi Pairetto da parte dei dirigenti delle diverse squadre erano molto frequenti. Sempre nel corso dell’intervista, l’ex designatore, ha detto che durante la stagione calcistica 2003-2004 ha parlato più volte con l’allora allenatore della Roma, Fabio Capello, per concordare le designazioni delle gare dei giallorossi. La FIGC non ha considerato queste affermazioni sufficienti perché venissero aperti nuovi filoni d’indagine.
Sull’inchiesta giudiziaria per truffa in ambito sportivo hanno lavorato quattro procure e il processo si è concluso in tempi rapidi. Il procuratore federale Stefano Palazzi ha richiesto durissime pene per gli imputati: dalla retrocessione alla revoca degli scudetti per le squadre coinvolte, dalla radiazione a ingenti multe per alcuni dirigenti. Il processo, in quanto gestito per intero dalla giustizia sportiva, è durato appena dieci giorni, e la paura che possa prolungarsi (e quindi accavallarsi con l’inizio del campionato di calcio) a causa di ricorsi o appelli al TAR è scongiurata dalla minaccia di un intervento della FIFA o della UEFA, che vietano espressamente un intervento statale negli affari sportivi. Ma la Juve, dopo la fallita conciliazione, vuole a suo rischio e pericolo andare avanti fino alla Corte di Giustizia Europea.
Insistenti voci, nel corso dello svolgimento delle indagini, hanno avanzato il timore che la partecipazione della nazionale di calcio italiana ai Mondiali di calcio Germania 2006 potesse insabbiare la vicenda, tuttavia è stato assicurato dallo stesso Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Giovanna Melandri che questa ipotesi era da scartare. Non sono tuttavia mancate forze politiche, come UDEUR e Forza Italia, che abbiano avanzato la proposta di un’ amnistia generale.
Il 21 luglio la Procura di Napoli ha cominciato le indagini attorno ad una serie di nuove intercettazioni che riguarderebbero la società presieduta da Pasquale “Lillo” Foti, la Reggina Calcio, la quale viene indicata come squadra “orbitante del potere moggiano”. Sono stati emessi altri avvisi di garanzia sia per lo stesso Foti che per l’arbitro De Santis e per l’ex designatore Paolo Bergamo, il quale era stato ritenuto non giudicabile nella sentenza di primo grado emessa dalla CAF. Per motivi legati alla slealtà sportiva è finito sotto accusa anche l’Associazione Calcio Arezzo, la cui indagine è stata unita a quella intorno alla Reggina.
La Corte Federale ha emesso la sua sentenza d’appello il 27luglio 2006 con i seguenti esiti per la Juventus: retrocessione in serie B con 9punti di penalizzazione e revoca degli ultimi due scudetti!!!
BIBLIOGRAFIA
“IL GRANDE ALBUM DELLA JUVE” , CARLO ROSSELLA, LA STAMPA SPA ,VIA MARENCO 32, TORINO 1999.

La Juventus insiste per Leonardo Spinazzola, ma il muro dell’Atalanta obbliga Beppe Marotta e Fabio Paratici a individuare anche un piano B in fascia. I dirigenti bianconeri da un lato continuano il pressing sul club di Percassi e dall’altro stanno verificando possibili opportunità last minute. Nelle ultime ore è segnalato in risalita un candidato già nel mirino a luglio: Ricardo Pereira del Porto. L’ex Nizza, 23 anni, può giocare indifferentemente a destra e a sinistra. I portoghesi non sono una società da grandi sconti, tutt’altro, però quasi tutti i loro tesserati hanno un clausola rescissoria. Quella di Ricardo Pereira è di 25 milioni di euro e il precedente di Alex Sandro – il brasiliano fu prelevato dal Porto per 26 milioni – fa ben sperare, in tutti i sensi. Già, al Dragao di solito hanno un ottimo liuto per i terzini, basti pensare che da Oporto è passato anche Danilo, l’ex Real Madrid finito
alla corte di Pep Guardiola al Manchester City. Il potente presidente del Porto Pinto da Costa non è tipo da compromessi, però la clausola permette ai campioni d’Italia di portare a termine un’operazione in tempi rapidi. Ricardo Pereira nell’ultima stagione è stato protagonista col Nizza, dove era in prestito: 23 presenze e 2 gol. Occhio alla concorrenza inglese, Tottenham in primis.

INTRECCIO SPINAZZOLA
Il fatto che la Juventus abbia riattivato il canale per Ricardo Pereira e nelle ultime ore stia verificando eventuali nuove opportunità tra i laterali è la conseguenza di due fattori: l’irrigidimento dell’Atalanta per Spinazzola e l’avanzata del Galatasaray su Kwadwo Asamoah. Il ghanese è tentato dai turchi allenati da Tudor e anche ieri Marotta ha sottolineato come gli scontenti non verranno trattenuti. In partenza c’è pure Stephan Lichtstei- ner (il Nizza non molla): ecco perché negli
ultimi giorni di mercato non va escluso un restyling massiccio delle fasce. Almeno un terzino dovrebbe arrivare, però alla fine potrebero essere anche due. Dipenderà dalle cessioni e dal caso Spinazzola. Il terzino umbro, di proprietà della Juventus ma in prestito a Bergamo fino al 2018, sta forzando la mano (continua ad allenarsi a parte e ha rifiutato il ritocco dell’ingaggio) nella speranza che l’A- talanta gli venga incontro esaudendo il suo desiderio di anticipare lo sbarco a Vinovo. Un compromesso, in un primo momento, era stato individuato nella triangolazione col Genoa: Diego Laxalt, pallino di Gasperini, all’Atalanta per “liberare” Spinazzola. L’incastro resta possibile (Laxalt e il Genoa hanno dato la disponibilità all’affare), però i nerazzurri hanno deciso di congelare il tutto per qualche giorno. Giorni che Marotta e Paratici hanno intenzione di sfruttare per vericare Ricardo Pereira e le altre piste possibili.

Ciao/buongiorno/ scusa/scusi/scusate:? I tifosi interpellati, per lo più, ci stanno di buon grado. E condividono sensazioni, speranze, giudizi.
Ma anche esperienze personali e di vita.
Bello scoprire che tra i 5mila presenti molti siano stranieri e si siano sobbarcati fior di chilometri per passione. Kotaro probabilmente vince il primo premio, in quanto a distanza. Arriva da Tokyo, dove fa il farmacista, e sta vivendo una 10 giorni tutta a tinte bianconere. Un po’ in inglese e un po’ in italiano spiega: «Sono andato a Roma per assistere alla finale di Supercoppa, poi a Vinovo, poi sono andato a visitare il J-Museum, mercoledì sono andato al J-Medical per le visite di Matuidi (e mostra orgoglioso il selfie col francese, ndr), ora l’amichevole e poi sabato sarò allo Stadium per la partita col Cagliari! La mia passione? E’ nata ai tempi di Del Piero. Voto alto al mercato: 8, mi piacciono Douglas Costa e Bernarde- schi, vorrei anche Emre Can del Liverpool. Per me lo scudetto è sicuro e la Champions Lea- gue… beh, prima o poi si dovrà vincere in finale!». Lesey, invece, arriva da Dover (SudEst dell’Inghilterra): «Mercato da 7.5, manca almeno un difensore. I like Matuidi. Scudetto? Yes. Cham- pions, maybe…».
E ancora, dalla Svizzera: Antonio Cerone da Montreux sul lago di Ginevra. Lui è meno soddisfatto: «Mercato appena sufficiente, non più di 6, almeno per ora. Matuidi è un colpo discreto, non mi fa impazzire, e ora serve soprattutto un difensore centrale. E’ imprescindibile». Quanto a scudetto e Champions, si va giù di percentuali: «Tricolore all’80 per cento, per la Champions dico che c’è il 60 per cento di possibilità. Ma, ripeto, solo se arriva almeno un altro difensore centrale». Infine, tra gli “stranieri” Giovanni Caruso che vive vicino a Dusseldorf: «Mercato da 7, Matuidi mi piace: buon colpo, ma se arrivasse anche Emre Can. E’ fortissimo e lo diventerà ancora di più. Scudetto sicuro: non vedo rivali in grado di impensierire la Juventus in questa stagione, ma per la Champions credo che non siamo ancora pronti».

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