Violenta e uccide un 13enne: il compagno di cella tortura il pedofilo con l’acqua bollente

Torturato con acqua bollente dal compagno di cella, voleva che soffrisse come ha sofferto il bambino che aveva violentato di appena 13 anni. Un quarantottenne australiano detenuto per il rapimento, la violenza sessuale per omicidio di Daniel Morcombe, è stato brutalmente ustionato dal suo compagno di cella, Adam Paul Davidson, che gli ha tirato un secchio d’acqua bollente sul corpo, ustioni che hanno ricoperto il 15% del corpo.

Tortura con l’acqua bollente il compagno di cella pedofilo. Adam Paul Davidson, 30 anni, detenuto del penitenziario Walston di Wacol, Brisbane, in Australia, ha confessato di aver torturato Brett Peter Cowan, condannato per aver violentato e ucciso un ragazzino di 13 anni.

Davidson gli ha gettato addosso un secchio di acqua bollente. Un gesto che ha procurato al pedofilo ustioni alla testa, al busto e alle gambe, riferisce il quotidiano britannico The Independent. 

Davidson è stato per questo condannato ad altri tre anni di carcere. Il suo compagno di cella, Cowan, sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Daniel Morcombe nel 2003.

Secondo quanto ricostruito durante il processo, Davidson avrebbe colpito con l’acqua bollente Cowan di spalle per tre o quattro volte, approfittando di un momento di distrazione del compagno di cella, che stava giocando a carte.

In sua difesa Davidson ha detto di aver agito per ferire, e non per uccidere il pedofilo. Emettendo la sentenza il giudice Ian Dearden ha spiegato che Cowan era già stato punti con il carcere e non necessitava di ulteriori punizioni. Dearden ha citato Gandhi: “Occhio per occhio… e il mondo diventa cieco”.

Daniel James Morcombe venne rapito nel 2003, a 13 anni, nel Queensland. Nove anni dopo Cowan, residente della stessa Sunshine Coast in cui era avvenuto il sequestro, è stato arrestato per l’assassinio del bambino. Nello stesso periodo i test del Dna hanno confermato che le ossa trovate nella zona appartenevano a Morcombe.

2. COS’È LA PEDOFILIA?
La pedofilia è una parafilia, ovvero un disturbo della sfera sessuale riconosciuto nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), messo a punto dall’American Psychiatric Asso- ciation. E’ una diagnosi clinica: non si tratta dunque di una categoria giuridica, ma psichiatrica.
Perché possa essere formulata diagnosi di pedofilia devono essere soddisfatti i criteri contenuti nel box che segue.
BOX – LA PEDOFILIA COME DISTURBO MENTALE
Secondo il DSM-IV-TR (20001), la pedofilia è definita dai seguenti criteri:
A. Durante un periodo di almeno 6 mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli).
B. Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.
C. Il soggetto ha almeno 16 anni ed è di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini di cui al Criterio A.
Nota:
Non includere un soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni Specificare se:
• Sessualmente Attratto da Maschi
• Sessualmente Attratto da Femmine
• Sessualmente Attratto da Entrambi Specificare se:
• Limitato all’Incesto Specificare il tipo:
• Tipo Esclusivo (attratto solo da bambini)
• Tipo Non Esclusivo

Chi è dunque il pedofilo?

Un molestatore? Forse, ma non sempre. Un pericolo per i nostri bambini? Senza dubbio.
Una precisazione a questo punto è dobbligo: il termine “pedofilo” viene spesso utilizzato in -modo improprio ad indicare qualsiasi soggetto adulto che ricerchi il coinvolgimento sessuale con un minorenne. Comunemente, dunque, si tende a sovrapporre la figura di chi abusa sessualmente di un bambino a quella di un pedofilo. In realtà, non tutti coloro che abusano dei bambini sono pedofili, così come non tutti i pedofili abusano dei bambini. Bisogna, infatti, distinguere la pedofilia in senso stretto – che come abbiamo visto è un disturbo – dalle altre forme di abuso sessuale su minori che possono essere commesse da soggetti non pedofili (ad es. l’induzione alla prostituzione, la tratta di minorenni a scopo sessuale).
Il pedofilo è una persona che mostra una preferenza sessuale verso bambini e, generalmente, non ha interesse sessuale per gli adulti. Non sempre e non necessariamente questa preferenza si traduce in un atto sessuale con un bambino.

Se il pedofilo può limitarsi a fantasie o pensieri ricorrenti riferiti a bambini, senza arrivare a molestarli direttamente, il child molester (o molestatore di bambini) è colui che invece mette in atto comportamenti di natura sessuale coinvolgendo bambini in età pre-pubere.
In generale, tra coloro che molestano i bambini, è possibile distinguere tra:
• child molester preferenziali: di fatto, sono i pedofili in azione, cioè coloro che commettono abusi sessuali su bambini perché li preferiscono agli adulti;
• child molester situazionali: tendono a mettere in atto molestie sessuali verso più persone, e possono abusare anche di bambini, ma senza avere una preferenza sessuale esclusiva per loro.

IL PROFILO DEL PEDOFILO

Nonostante si parli di diagnosi di pedofilia, occorre ricordare che non si tratta di un fenomeno unitario. Dietro a questo termine possono configurarsi scenari differenti che è necessario indagare, al fine di individuare le specifiche caratteristiche di queste persone, in modo da poter predisporre le più efficaci azioni di prevenzione e di cura.
Benchè la categoria dei pedofili non sia omogenea, diverse ricerche3 dimostrano che è possibile individuare un profilo ricorrente:
• nella maggior parte dei casi, sono di sesso maschile;
• l’attrazione sessuale verso i bambini inizia a manifestarsi nel corso dell’adolescenza e della prima età adulta;
• nel 50-60% dei casi, alla diagnosi di pedofilia si affianca quella di abuso di sostanze;
• nel 50-70% dei casi, alla diagnosi di pedofilia si accompagna quella di un’altra para filia, intesa come disturbo della sfera sessuale (es. esibizionismo, voyeurismo, sadismo);
• si collocano generalmente nella fascia di età compresa tra i 40 e i 70 anni;
• in generale, non presentano marcati deficit cognitivi ma mostrano buone capacità di pianificazione dei propri comportamenti4;
• fanno raramente ricorso all’uso della forza o di armi per coinvolgere bambini/adolescenti in atti sessuali, ma ricorrono piuttosto a forme più sottili (es. toccamenti inappropriati);
• molestano soggetti di entrambi i sessi;
• molestano principalmente vittime conosciute;
• tendono a giustificare e/o minimizzare il loro comportamento.

Recenti progressi nelle neuroscienze hanno permesso di analizzare il cervello dei pedofili: sono state così individuate specifiche alterazioni strutturali e/o funzionali che si riscontrerebbero con una certa frequenza nel cervello di questi soggetti. In particolare:

> diminuzione del volume di materia grigia nei circuiti frontostriatali, che si manifesta conun’incapacità di inibire comportamenti ripetitivi ;
> riduzione della materia grigia nell’amigdala destra e nell’ipotalamo, regioni cerebrali critiche per lo sviluppo sessuale;
> disinibizione sessuale a seguito di un deficit del lobo frontale o ipersessualità a seguito di deficit sottocorticali;
> nel corso di stimolazione visiva con immagini di bambini nudi, aumento della risposta cere brale in aree note per essere generalmente coinvolte nell’elaborazione di stimoli sessuali (in particolare, insula e giro cingolato). La risposta cerebrale dei pedofili di fronte a bambini nudi è simile a quella di soggetti adulti non pedofili di fronte ad immagini di adulti nudi8;
> nel corso di stimolazione visiva con immagini erotiche di adulti, una ridotta attivazione in regioni del cervello, che invece, si attivano normalmente in soggetti non pedofili. Questo dato rifletterebbe, a livello cerebrale, la mancanza di interesse sessuale verso gli adulti;
> più in generale, quindi, una ridotta risposta neurale di fronte a stimoli sessuali rappresentanti adulti, e viceversa un aumento di essa di fronte a stimoli sessuali in cui erano presentati bambini.

Questi dati indicherebbero la presenza di deficit strutturali e funzionali nel cervello di soggetti pedofili, con conseguenti effetti sull’orientamento e sul comportamento sessuale di queste persone.
Recenti ricerche hanno permesso di osservare che, analizzando la risposta cerebrale di fronte a differenti stimoli sessuali, è possibile capire le preferenze sessuali di un individuo, in maniera molto accurata e meno intrusiva di un test fallometrico . Grazie ai progressi nelle neuroscienze e alle sempre più precise tecniche di neuroimmagine associate a stimolazione visiva, è oggi possibile individuare precocemente le preferenze sessuali di una persona. Le implicazioni di queste scoperte scientifiche sono molto importanti, perché potrebbero consentire di individuare nuove modalità di identificazione precoce dei pedofili e di cura di questa patologia.

Pedofili online: un nuovo tipo di pedofilia?
Una specifica categoria è rappresentata dai pedofili e dagli abusanti che operano in Internet e che si servono della rete per soddisfare la propria sessualità deviante.
Lo sviluppo delle nuove tecnologie e della comunicazione tramite Web ha sicuramente favorito, da un lato, l’accesso a materiali pedopornografici (vale a dire pornografia in cui sono coinvolti minori), dall’altro ha moltiplicato le possibilità di entrare in contatto con bambini e adolescenti, di parlare ed interagire con loro. Ciò ha contribuito alla crescita e alla diffusione di una vasta gamma di comportamenti sessuali devianti e, in parallelo, di sottoculture che sostengono e approvano questi comportamenti.
Con il termine pedofilia online, molto utilizzato anche in ambito giornalistico, si intende non solo il comportamento di adulti pedofili che utilizzano la rete per incontrare altri pedofili, per rintracciare o scambiare materiale fotografico/video a contenuto pedopornografico, ma anche di adulti che la utilizzano per ottenere contatti o incontri con bambini e adolescenti. Con il termine “pedofili online” si intende dunque il complesso di quegli individui che commettono reati sessuali su minori attraverso la Rete.
I pedofili online sono effettivamente una nuova tipologia di abusanti? Gli studi sembrerebbero propendere per una risposta afermativa. Sono state, infatti, individuate alcune caratteristiche proprie dei pedofili online, che sembrano, almeno in parte, differenziarli rispetto agli altri pedofili:
• sesso maschile, razza bianca, appartenenti a differenti background socio-economici;
• età compresa tra i 18 e i 25 anni (quindi più giovani dei pedofili “tradizionali”);
• generalmente non hanno commesso precedenti crimini sessuali.
Coloro che ricercano materiale pedopornografico:
• utilizzano principalmente reti peer-to-peer (solo in una minoranza di casi ricorrono a siti web e chat) e detengono materiale più “estremo” (bambini di età inferiore ai 3 anni) e quantitativamente più numeroso;
• possiedono una notevole capacità di autocontrollo.
Coloro che compiono tentativi di adescamento online, invece:
• tendono ad evitare relazioni dirette, spendono la maggioranza del loro tempo in chat alla ricerca di contatti sociali/sessuali finalizzati ad una immediata gratificazione sessuale;
• sono più empatici e in grado di entrare emotivamente in sintonia con la vittima;
• sono compulsivamente impegnati in attività sessuali.
Recenti ricerche 13hanno contribuito a definire due profili distinti: coloro che si limitano alla detenzione e allo scambio di materiale pedopornografico e coloro che, oltre a detenere questo materiale, cercano di coinvolgere bambini e adolescenti direttamente in atti sessuali.

All’interno di questo secondo profilo, è stata individuata14, nello specifico, la presenza di due sottogruppi:
• fantasy-driven: motivati a coinvolgere adolescenti in sesso virtuale senza richiesta di un incontro diretto;
• contact-driven: motivati ad intraprendere relazioni sessuali con adolescenti al di fuori della rete.

Ma quanti di coloro che ricercano materiale pedopornografico online cercano anche un contatto vis à vis con i bambini? Secondo un recente studio che riporta i risultati di due distinte meta-analisi, solo il 12% di un campione di soggetti che erano in possesso di materiale pedopornografico era stato in precedenza accusato di violenza sessuale. In un’altra ricerca, solo il 4,6% degli abusanti online veniva segnalato per avere commesso successivamente un diverso reato sessuale. Viene quindi ipotizzata l’esistenza di un distinto sottogruppo di pedofili online, che manifestano un rischio molto ridotto di commettere atti sessuali su minori ricercando un contatto diretto.
Ricerche future aiuteranno a comprendere meglio il profilo dei pedofili online e quali siano i fat- _tori che possono indurre un soggetto che detiene materiale pedopornografico alla ricerca di un contatto sessuale diretto con bambini/adolescenti.

Come agiscono i pedofili online?
Al di là del profilo, è importante capire come agiscono gli abusanti online e quali tecniche di adescamento adottano. Secondo uno studio condotto dall’Università di Lancashire (2003)16, sono ipotizzabili cinque fasi dell’adescamento:
• Formazione dell’amicizia (Friendship forming stage): fase in cui, a seguito del primo contatto, l’abusante inizia ad instaurare un rapporto con il minore e, nella maggior parte dei casi, si fa inviare una sua foto (anche non sessualmente esplicita); per fare ciò l’adulto può fingersi una donna, modificare la propria età, inventare un lavoro che preveda l’invio di foto e video (ad esempio, talent scout di modelle/i);
• Formazione del rapporto di fiducia (Relationship forming stage): l’adulto inizia a manipolare il minore al fine di instaurare un rapporto di fiducia e comincia a carpire informazioni sulla sua vita privata;
_• Valutazione del rischio (Risk assessment stage): l’abusante inizia ad indagare sulle possibilità _di essere scoperto, interrogando il minore sulla posizione del computer in casa, sulla presenza in casa dei genitori e sugli eventuali controlli da parte loro;
_• Fase della relazione esclusiva (Exclusivity stage): qui inizia la vera e propria manipolazione del minore, in cui l’adulto cerca di creare una situazione di intimità per indurlo a confidarsi e poi procedere con l’abuso;

• Fase sessuale vera e propria (Sexual stage): in quest’ultima fase, l’adulto con cui un bambino/ adolescente sta conversando in chat potrebbe:
– introdurre conversazioni sessualmente esplicite;
– incoraggiare il bambino/l’adolescente a commettere atti sessuali su di sé (autoerotismo) e descrivergli cosa sta facendo;
– incoraggiarlo a praticare autoerotismo davanti ad una webcam, così che l’interlocutore possa guardare;
– inviare al bambino/adolescente immagini sessualmente esplicite e chiedergli di inviarne a sua volta;
– assumere un atteggiamento offensivo, minaccioso, ridicolizzante o molesto nei confronti del bambino/dell’adolescente, per indurlo a fare quello che gli dice;
– chiedere un appuntamento per incontrare il minore vis a vis con scopi sessuali.

PEDOFILI TRA FALSI MITI E REALTA

Di seguito riportiamo alcune delle idee più diffuse sui pedofili, che però, non corrispondono al vero:
• I pedofili hanno relazioni sessuali solo con bambini, mai con adulti > FALSO: nonos tante manifestino una preferenza sessuale per i bambini, molti di loro hanno relazioni con adulti (ad esempio, per ragioni di convenienza sociale)
• I pedofili scelgono le loro vittime a caso > FALSO: tipicamente conoscono le loro vittime e hanno già fantasticato su di loro.
• I pedofili sono solo uomini > FALSO: come abbiamo visto, benché in minoranza, esistono anche casi di donne pedofile.
• I pedofili sono facili da individuare ed è logico sospettare di loro > FALSO: molti autori di abusi sessuali su minorenni sono apparentemente insospettabili e ben integrati nella società.
• I bambini sono sempre spaventati dai pedofili > FALSO: spesso queste persone riescono a creare un rapporto di vicinanza e di fiducia con i bambini.
• Tutti i pedofili ricevono un trattamento dopo avere scontato la pena in carcere > FALSO: la maggior parte di loro non riceve mai alcuna forma di trattamento.

I pedofili e più in generale gli abusanti, possono essere persone apparentemente rispettabili, gentili, accudenti e premurose nei confronti del bambino; possono cercare di avvicinarlo senza destare sospetti, conquistandosi la sua fiducia e quella dei suoi familiari. Spesso, infatti, il modo migliore per avere accesso a bambini in assenza dei loro genitori è guadagnare la fiducia di questi ultimi.
Spesso sottovalutano la gravità di ciò che stanno compiendo, convincendosi di non arrecare alcun danno al bambino e, anzi, facendogli credere stesso di stare giocando con lui, dimostrandogli il proprio affetto.
Inoltre, il rapporto di conoscenza tra bambino e abusante rende il fenomeno dell’abuso sessuale nell’infanzia particolarmente complesso e difficile da riconoscere: i bambini stessi possono nutrire sentimenti contrastanti nei confronti dell’abusante, che come è evidente nel caso dei familiari, può essere una persona a cui sono affezionati e di cui si fidano.

E’ POSSIBILE CURARE LA PEDOFILIA?

Come abbiamo visto, la pedofilia, secondo il DSM, è un disturbo mentale da curare, ma nella maggior parte dei casi i pedofili che vengono accusati di avere commesso atti sessuali con bambini scontano la loro pena in carcere (in una sezione specificatamente dedicata ai condannati per reati sessuali), spesso senza che vi siano interventi di cura o prevenzione della recidiva.
E’ evidente come la pedofilia sia un fenomeno complesso, con implicazioni sia di tipo clinico sia di tipo legale, ma che questi due ambiti non siano sovrapponibili. Essi devono, piuttosto, procedere in sinergia, anche se attualmente l’aspetto di cura e prevenzione del disturbo mentale è spesso in secondo piano, a fronte di un prevalente, se non esclusivo, interesse volto alla punizione e al controllo sociale.
Tuttavia, se partiamo dal presupposto che il benessere del soggetto non va disgiunto da quello della società in cui vive, in particolare nel caso della pedofilia questi due aspetti possono coincidere: lungi dal cercare giustificazioni o attenuanti, il riconoscimento della dimensione psicopatologica della pedofilia e la messa a punto di strategie che aiutino i pedofili a gestire le loro pulsioni potrà essere di beneficio non solo per i soggetti che ne sono direttamente destinatari, ma per la società tutta e, in particolare, per tutti i bambini la cui tutela è l’obiettivo principale. La letteratura internazionale evidenzia come l’efficacia dei trattamenti per i pedofili sia subordinata alla volontà di questi ultimi a sottoporvisi. I risultati migliori, infatti, si ottengono con quei soggetti che si sottopongono volontariamente al trattamento, rispetto a quelli che lo fanno perché obbligati. In assenza di una consapevole e attiva partecipazione al progetto di trattamento, dunque, esso è destinato a fallire.
Analizzando la letteratura scientifica sul tema, emerge che i trattamenti farmacologici principalmente utilizzati sul panorama internazionale per gli autori di reati sessuali sono:
• castrazione chirurgica (attualmente in uso in Europa solo in Germania e in Repubblica Ceca; è una pratica irreversibile, recentemente criticata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa)
• castrazione chimica (o terapia anti-androgena, utilizzata in USA, Canada ed Europa, ma non in Italia; è il trattamento maggiormente utilizzato). I risultati ottenuti relativamente all’efficacia di questi trattamenti, tuttavia, sono al momento discordanti tra loro .

E’ importante tenere presente che la maggior parte degli studi che hanno valutato l’efficacia dei trattamenti in pazienti con parafilie presentano numerosi limiti: in particolare, si basano principalmente su case-report (cioè su studi su singoli soggetti) o su ricerche di tipo osservativo, in assenza di adeguati gruppi di controllo.
La terapia anti-androgena viene somministrata con l’obiettivo di ridurre i livelli di testosterone nel sangue, con conseguente riduzione delle fantasie sessuali devianti. Tuttavia, l’efficacia di questo tipo di trattamento è ancora incerta, in quanto esso ha effetto primariamente in termini di riduzione dell’attivazione a livello genitale, ma non sugli aspetti mentali legati al desiderio sessuale.
Le nuove conoscenze, derivanti anche dal campo delle neuroscienze, aprono quindi nuove possibilità per la cura e il trattamento della pedofilia. Come abbiamo visto, valutare accuratamente la preferenza sessuale (esclusiva verso i bambini oppure no) è un aspetto molto importante a cui prestare attenzione ai fini del trattamento dei soggetti che abusano sessualmente dei minori. Individuare precocemente un orientamento sessuale deviante permette di ipotizzare strategie di intervento da mettere in atto prima che esso si renda esplicito nell’azione.

La letteratura, accanto a trattamenti di tipo farmacologico, sottolinea inoltre l’importanza dei trattamenti psicologici e psicoterapici (soprattutto la Terapia Cognitivo-Comportamentale18 19 con interventi di prevenzione della ricaduta) e, in particolare, l’efficacia dei trattamenti combinati20. Attualmente, i trattamenti per pedofili sono per lo più mirati ad impedire la reiterazione di reati sessuali contro i minori da parte di soggetti che già li hanno commessi, piuttosto che a modificare l’interesse sessuale deviato di queste persone verso i bambini e quindi prevenire l’attuazione di reati. Inoltre, i servizi di sostegno e terapia, ove previsti, sono al momento rivolti a quei soggetti che già sono stati accusati di avere commesso atti sessuali con minori. Poco è stato fatto, finora, a fini preventivi, per aiutare quei pedofili che non sono ancora entrati in contatto con il sistema giuridico.

Ai fini della prevenzione dell’abuso sessuale in danno di minori è importante:
• diffondere informazioni precise e favorire il dialogo come strumento per aiutare le vittime a denunciare e i pedofili ad accedere alle cure;
• potenziare le occasioni di formazione di bambini e adolescenti mirate a prevenire gli abusi;
• prevedere programmi di trattamento realmente efficaci per gli autori di reati sessuali;
• promuovere nuove ricerche.
Come si legge in una recente opinione (2011) del Comitato economico e sociale europeo sulle “Misure preventive per la protezione dei bambini dall’abuso sessuale”, la partecipazione dei bambini e dei ragazzi è vitale per assicurare che il loro punto di vista sia tenuto in considerazione ed integrato nella messa a punto di strategie preventive. Infatti, i bambini e gli adolescenti possono svolgere un ruolo importante nel plasmare i servizi di supporto loro dedicati. Il contrasto al fenomeno dell’abuso non può essere realmente efficace se non si ascolta la parola dei ragazzi e se non li si fa partecipare alla definizione del problema e alla ricerca delle sue soluzioni21.
Oltre a contrastare, come accennavamo, il clima da “caccia alle streghe”, è indispensabile sviluppare anche in Italia nuovi servizi e nuovi progetti.
In particolare, sarebbe importante aiutare coloro che riconoscano di avere fantasie pedofile a chiedere aiuto; ciò è particolarmente importante se si considera che molti di questi comportamenti emergono in adolescenza.
A questo proposito, in Europa e negli USA gli esempi sono diversi: in Germania, il “Progetto Dunkelfeld” si serve di campagne mediatiche per pubblicizzare servizi di cura per persone che si auto-definiscono pedofili ma sentono di avere bisogno di aiuto22. Nel Regno Unito, NSPCC (National Society for the Prevention of Cruelty to Children) ha predisposto un servizio telefonico che gli abusanti possono chiamare nel momento in cui temono di poter commettere nuovamente un reato sessuale verso un bambino, per avere consigli o assistenza immediata. Il servizio provvede ad informare immediatamente la polizia e i servizi sociali della chiamata in modo da garantire protezione al bambino prima che sia coinvolto.
In Danimarca è stato messo a punto un sito web rivolto ad adulti che riconoscono di avere un interesse sessuale verso i bambini descrivendone i differenti comportamenti e invitandoli a cercare aiuto psicologico, chiamando una linea telefonica dedicata, prima che commettano abusi. Anche negli USA, l’organizzazione B4UACT24 (Before You Act) promuove servizi di aiuto e assistenza per soggetti (adulti e adolescenti) che riconoscono di essere sessualmente attratti da bambini.

CONSIGLI PER I GENITORI

Prevenire significa innanzitutto favorire e potenziare tutte quelle condizioni individuali, familiari e sociali che proteggono un bambino, ostacolando il verificarsi di un abuso.
È importante ricordare che una prevenzione efficace parte, ancor prima che da interventi strutturati e focalizzati sul tema dell’abuso o della pedofilia, da un contesto educativo e familiare capace di dare ascolto al bambino e ai suoi bisogni, nelle differenti fasi evolutive.
L’ascolto e l’educazione emotiva costituiscono, dunque, i capisaldi della prevenzione primaria: ascoltare i bambini, ogni loro curiosità, dubbio o paura, è la prerogativa fondamentale per comprenderne i bisogni ed offrire loro risposte adeguate. Allo stesso modo, se un bambino è aiutato a riconoscere le emozioni, ad esprimerle e a gestirle, più facilmente saprà riconoscere una situazione di difficoltà e saprà chiedere aiuto.
Poiché il primo dovere di un genitore è quello di proteggere i propri figli, ricordiamo di seguito alcuni suggerimenti utili:

1. costruite con vostro figlio le premesse per un dialogo sincero, mostrandogli sempre la vostra disponibilità ad ascoltarlo e ad accogliere le sue emozioni; create le condizioni affinché – nell’eventualità in cui sorgano problemi – si senta libero/a di condividere le sue preoccupazioni con voi, sicuro di trovare un interlocutore attento;
2. interessatevi e partecipate alle attività che svolge, impegnatevi a conoscere le persone e i luoghi che frequenta. È importante prestargli/le attenzione mentre gioca, mentre fa i compiti, mentre guarda la tv; cercate momenti per stare insieme, anche se il tempo a disposizione può essere poco, lasciando per un po’ da parte altri pensieri e problemi;
3. prestate attenzione anche ai piccoli cambiamenti che avvengono nel suo comportamento e nei suoi atteggiamenti, ancor più se improvvisi; solo così potrete accorgervi se qualcosa lo/a turba;
4. evitate che resti solo/a e privo/a di supervisione;
5. scegliete con attenzione a chi affidarlo/la (ad esempio, babysitter, vicini di casa, etc.);
6. mantenete un dialogo sempre aperto con gli insegnanti e la scuola;
7. stabilite con lui/lei alcune semplici regole di sicurezza da seguire sempre (ad esempio, non accettare inviti da parte di sconosciuti, informare regolarmente i genitori se c’è qualcuno che gli/ le offre dei regali o gli/le chiede di mantenere dei segreti, etc.)

Un altro compito cui un genitore è chiamato è quello di insegnare come evitare e riconoscere situazioni che possono configurare un abuso.
Di seguito, vi indichiamo alcuni concetti che è importante trasmettere ai bambini affinché raggiungano sempre maggiori livelli di consapevolezza rispetto al proprio corpo, al suo linguaggio e alle sensazioni positive e negative, di benessere o di disagio, che esso invia.
Tali acquisizioni costituiscono il primo passo perché il bambino impari a difendersi da situazioni per lui pericolose, come gli abusi sessuali.
“Il mio corpo è mio e solo mio”
Riconoscere la dimensione corporea è alla base di uno sviluppo armonico della personalità, oltre che primo e fondamentale tramite per la relazione con gli altri.
Garantire ai bambini la possibilità di sperimentare la sicurezza degli affetti attraverso il corpo è fondamentale per il loro benessere, e dunque nella prevenzione di esperienze negative.
È importante che il bambino capisca che il corpo è suo e che quindi gli altri hanno il dovere di rispettarlo; in particolare, è necessario trasmettere al bambino il messaggio che ci sono alcune parti del corpo intime e “private”, che vanno protette e tenute per sé e che nessuno può toccare senza il suo permesso.
I genitori posso insegnare ai bambini la semplice Regola del Qui-non-si-tocca : un bambino non deve lasciarsi toccare le parti del corpo che sono generalmente coperte dalla biancheria intima e non deve toccare gli altri in quelle parti. I bambini non riconoscono sempre se un palpeggiamento è appropriato o meno: va dunque spiegato loro che non va bene permettere a qualcuno di guardare o toccare le loro parti intime, o di accettare di guardare o di toccare le parti intime di qualcun altro. La biancheria intima rappresenta un limite evidente e facile da ricordare e può aiutare gli adulti ad avviare un dialogo con i bambini al riguardo.
Inoltre, un dialogo aperto e diretto fin dalla più tenera età sulla sessualità e le “parti intime”, utilizzando i nomi corretti per i genitali e le altre parti del corpo, aiuterà i bambini a comprendere quello che non si deve fare.
“Se il mio corpo prova sensazioni spiacevoli, ho il diritto di dire NO”
Lo sviluppo di competenze affettive e la capacità di riconoscere sensazioni ed emozioni aiuterà il bambino a difendersi in alcune situazioni.
I bambini possono essere aiutati a identificare la loro volontà e rinforzati nella loro capacità e nel loro diritto di dire “Sì” ad alcuni gesti/comportamenti e “No” ad altre forme di contatto e di relazione, esprimendo disapprovazione e rifiuto. I bambini possono così imparare ad accettare gli stimoli che rispettano il loro benessere e opporsi a stimoli che li turbano. Si deve insegnare ai bambini a dire “No”, immediatamente e con fermezza, a contatti fisici inappropriati, a fuggire da situazioni a rischio e a parlarne con un adulto fidato. Questo “No” può essere detto anche ad un adulto, sebbene ciò possa risultare comprensibilmente difficile per un bambino, soprattutto nei casi in cui l’adulto eserciti su di lui un particolare ascendente. Il bambino deve sapere che ha il diritto di rifiutare qualsiasi cosa lo faccia sentire male, lo impaurisca o che percepisca come sbagliato.
Può essere utile stimolare il bambino a rispondere a domande del tipo “Cosa faresti se…?” (ad esempio: “Cosa faresti se un signore ti chiedesse di abbracciarlo e tu non ne avessi voglia?”; “Cosa faresti se una persona che non conosci ti chiedesse di fare un giro in macchina?”), riflettendo poi insieme a lui sulle soluzioni proposte.

“Ci sono segreti buoni e segreti cattivi”
Spesso per i bambini la dimensione del segreto è importante, soprattutto nel rapporto con i coetanei: condividere un segreto con un amico crea complicità, rafforza il rapporto e lo rende esclusivo.
È però necessario che i bambini capiscano la differenza tra segreti che fanno sentire bene e non creano disagio (ad es. preparare una sorpresa) e segreti che riguardano qualcosa che li fa stare male o li rende infelici, o ancora segreti che vengono imposti attraverso la minaccia o promettendo qualcosa in cambio.
Se il bambino ha il diritto di tenere per sé i primi, è importante che parli con i genitori o con un adulto di cui si fida di quei “segreti” che riguardano episodi spiacevoli e che causano tristezza e disagio.
La dimensione del segreto è particolarmente forte nell’abuso sessuale e nella pedofilia, dato che spesso l’abusante impone al bambino di non riferire a nessuno quanto è accaduto, facendo leva sull’ingenuità del bambino e sul rapporto di fiducia instaurato con lui.

“Ci sono delle persone adulte che mi credono, di cui mi posso fidare e a cui posso raccontare se mi succede qualcosa di spiacevole”
Gli adulti devono cercare di evitare di creare tabù intorno alla sessualità e accertarsi che i bambini sappiano a chi rivolgersi se sono preoccupati, ansiosi o tristi. I bambini possono avere la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato. Spetta agli adulti essere attenti e comprendere i loro sentimenti e i loro comportamenti.
È importante dimostrare ai bambini che si è sempre pronti ad aiutarli nei momenti di difficoltà, ascoltando ciò che raccontano senza giudicarli o ridicolizzarli. Lo è altrettanto rinforzare la fiducia del bambino verso le altre figure di riferimento, ad esempio gli insegnanti.
Il bambino deve potersi sentire ascoltato, compreso ed aiutato quando racconta qualcosa che l’ha messo a disagio o che non gli ha fatto piacere. È bene dunque che i genitori insegnino ai bambini a riconoscere eventuali situazioni di pericolo e ad individuare le persone che possono aiutarli, al tempo stesso evitando di indurre nei bambini una generica paura degli adulti.
“Ci sono dei numeri telefonici creati apposta per i bambini e che posso chiamare per avere consigli o per parlare con qualcuno se mi trovo in situazioni spiacevoli”
E’ importante informare i bambini e i ragazzi dell’esistenza del numero gratuito di Telefono Azzurro 1.96.96 e del numero gratuito 114 Emergenza Infanzia, che possono chiamare ogni volta che si trovano in una situazione di disagio, di pericolo o semplicemente per parlare con qualcuno di cosa è accaduto loro. I bambini e gli adolescenti devono sapere che 24 ore su 24 ci sono persone disposti ad ascoltarli.

CONSIGLI PER GLI INSEGNANTI
L’insegnante è la figura che, all’interno della scuola, si trova più vicina al bambino, instaura con lui una relazione di fiducia, ha la possibilità di osservarlo quotidianamente, di notare cambiamenti nel suo comportamento e nel tono del suo umore, di parlare con lui. Ciò costituisce una grande risorsa ai fini della tutela del bambino, e anche una grande responsabilità.
La scuola è chiamata ad intervenire nell’ambito della prevenzione in termini di promozione del benessere globale del bambino, di un clima sereno e cooperativo, basato sul rispetto reciproco, offrendo supporto in particolare agli alunni che manifestano un disagio.
Anche a scuola, il bambino va accompagnato nell’acquisizione delle abilità necessarie ad affrontare le diverse situazioni e le grandi e piccole difficoltà quotidiane. A questo proposito, è possibile realizzare nel contesto scolastico programmi specifici che mirino alla prevenzione degli abusi sessuali in età evolutiva.
L’insegnante può non essere specificamente formato su questa tematica; è opportuno quindi chiedere la consulenza di persone esperte che si occupano di realizzare percorsi su questo argomento.
Le strategie di prevenzione dell’abuso sessuale si focalizzano sulleducare i bambini ad evitare situazioni potenzialmente pericolose: generalmente questi programmi sono mirati alla presa di consapevolezza delle proprie sensazioni corporee, all’acquisizione di abilità di comportamento e al rafforzamento di abilità volte all’auto-protezione. Riprendendo quanto già accennato nei consigli per i genitori, i programmi scolastici sono focalizzati sulle quattro “R” alla base di qualsiasi intervento di prevenzione dell’abuso sessuale vogliono aiutare i bambini a:

• Riconoscere possibili situazioni di rischio, distinguendole da situazioni innocue
• Reagire al potenziale abuso tramite strategie assertive verbali e comportamentali
• Riferire l’abuso a figure di riferimento di cui ci si fida
• Rassicurare il bambino e l’adolescente nel caso in cui si senta responsabile o in colpa per quanto accaduto.
Sarebbe inoltre opportuno che nelle scuole venissero organizzati percorsi di educazione all’affettività, rivolti sia ad alunni della scuola primaria che secondaria, ovviamente adeguati all’età e allo sviluppo psico-fisico, orientati ad aiutare i bambini più grandi e gli adolescenti ad acquisire maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei propri diritti.
Secondo recenti ricerche, i bambini beneficiano della partecipazione a programmi scolastici di prevenzione dell’abuso, poiché acquisiscono conoscenze che li aiutano a proteggersi e abilità che possono aiutarli ad allontanare un possibile abusante. I programmi di questo tipo, a dispetto di quanto molti, soprattutto in Italia continuano a credere, non creano ansia nei bambini né inducono comportamenti sessualizzati.
E’ importante infine che, anche a scuola, i bambini e i ragazzi vengano informati dell’esistenza del numero gratuito di Telefono Azzurro 1.96.96 e della ch@t, che possono contattare ogni volta che sentono il bisogno di parlare con qualcuno o si trovano in pericolo.
Inoltre, un insegnante che si trovi a confrontarsi con situazioni potenzialmente problematiche per i suoi alunni o di difficile gestione, può cercare risposte ai suoi dubbi e confrontarsi con persone esperte chiamando la linea istituzionale per adulti di Telefono Azzurro, al numero 199.15.15.15.

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