Bari shock, abusata sessualmente una bimba di 12 anni da branco: smascherata baby gang

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Da mesi una ragazzina di 12 anni è stata costretta a subire violenze sessuali da parte di un gruppo di minorenni, è questo quanto accaduto a Bari e il triste episodio ha visto coinvolti oltre alla vittima, anche altri giovanissimi ovvero il branco che ha abusato fisicamente della ragazza per ben cinque volte.

E’tornato, dunque, l’incubo e l’orrore della violenza di gruppo ai danni questa volta di una ragazzina di 12 anni, alunna di una scuola media, la quale è stata vittima di cyberbullismo; come già abbiamo detto, gli aguzzini sono anche loro minorenni e sarebbero in tutto cinque, per i quali il tribunale per i Minorenni di Bari, ha disposto il trasferimento in comunità nel Salento almeno per due di questi diciassettenni, entrambi studenti di una scuola superiore.

Oltre a loro nel gruppo dell’orrore, pare ci siano altri tre minorenni di età rispettivamente di 13, 14 e 15 anni, di cui due di loro erano compagni di scuola della vittima. La vicenda pare risalga allo scorso anno, nello specifico tra il mese di settembre e novembre in un quartiere alla periferia di Bari, mentre è stata portata alla luce soltanto nei giorni scorsi, al termine di un’indagine portata avanti dai carabinieri con un fascicolo aperto dalla procura dei minori, dopo la denuncia presentata dalla madre della giovane vittima la quale aveva capito dai continui ritardi serali della figlia che c’era qualcosa che non andava e così ha voluto approfondire con l’aiuto dei militari.

La Procura della Repubblica per i minorenni di Bari, dunque è aperta un’inchiesta durante la quale è risultato che il gruppo di ragazzi la costringevano a subire violenze sessuali di vario tipo e i violentatori sono stati tutti identificati e arrestati, mentre la bambina è stata ascoltata nel corso di un udienza protetta. Le violenze sarebbero cominciate con i primi due minuti e sarebbero proseguite per mano degli altri tre in 5 occasioni in totale; in una circostanza, alle violenze compiute all’interno di un trullo abbandonato oppure in piena campagna, avrebbero assistito anche alcuni compagni di classe della ragazzina che avrebbero tentato di intervenire per salvarla, ma pare non siano riusciti nel loro intento.

La madre ha praticamente capito che qualcosa non andava e così ha chiesto alcune spiegazioni alla figlia che, in primis ha negato di avere subito la violenza sessuale, atteggiamento tipico di chi ha paura e per questo motivo la donna si è rivolta alle forze dell’ordine per cercare aiuto.Nel corso degli interrogatori, la piccola ha raccontato che da mesi era costretta da un gruppo di ragazzi a subire le violenze sessuali di varia natura, sempre in luoghi insalubri e sempre sotto la minaccia della diffusione di un video che la ritraeva durante un rapporto con uno di loro.

II contesto socio-culturale di riferimento
I Nuovi Media sono quei mezzi di comunicazione di massa sviluppatisi posteriormente alla nascita dell’informatica e in correlazione ad essa. È ormai radicato l’uso del termine “media” (plurale di medium, che significa stare nel mezzo, tra chi trasmette e chi riceve) per indicare i mezzi di comunicazione di massa (Radio, Televisione e Stampa). I Nuovi Media sono quei nuovi canali della comunicazione creati e utilizzati, di volta in volta, che il processo tecnologico avanza.
I Nuovi Media, in particolare internet e cellulari, rappresentano un aspetto esistenziale importante nella vita dei giovani della società contemporanea. Sono parte integrante della loro quotidianità e aprono ad un mondo di relazioni, di emozioni, di informazioni e di apprendimento che offrono loro opportunità di crescita senza precedenti. Mettendo a disposizione nuove e diverse opportunità di relazione e di comunicazione, attivano nuove strategie e percorsi di identificazione, di rappresentazione del sé e della propria realtà di riferimento, contribuendo a strutturare valori e categorie simboliche attraverso i quali interpretare la realtà e se stessi.
I Nuovi Media rappresentano, dunque, una realtà dove è possibile acquisire strumenti e conoscenze utili per favorire processi reali di integrazione, partecipazione e relazione con il mondo circostante; sono uno “spazio” di confronto e di crescita in cui, anche i più giovani, possono esercitare e realizzare dimensioni inedite di partecipazione sociale e di arricchimento personale.

L’uso di internet da parte dei minori nei Paesi europei
L’uso di internet è profondamente radicato nelle vite quotidiane dei ragazzi e delle ragazze in Europa: il 93% dei ragazzi e delle ragazze tra i 9 e i 16 anni va online almeno una volta alla settimana (il 60% tutti i giorni o quasi).
I bambini cominciano a usare internet sempre prima – l’età media in cui si inizia ad andare online è 7 anni in Danimarca e Svezia, 8 negli altri paesi nordici e 10 in Grecia, Italia, Turchia, Cipro, Germania, Austria e Portogallo. In tutti i paesi europei, un terzo dei bambini tra i 9 e i 10 anni e più dei due terzi (l’80%) dei quindici-sedicenni usano internet quotidianamente. In Italia il 60% usa internet tutti i giorni
0 quasi. I ragazzi e le ragazze, tra i 9 e i 16 anni, svolgono online molte attività potenzialmente vantaggiose: utilizzano internet per i compiti (85%), per giocare (83%), per guardare video (76%) e comunicare con i propri amici con i programmi di messaggistica istantanea (62%). Una percentuale inferiore condivide immagini (39%) o messaggi (31%), usa una webcam (31%), accede a siti di condivisione di files (16%) o blog (11%).
Ha un profilo su un sito di social network il 26% dei bambini tra i 9 e i 10 anni; il 49% degli Il-I2enni, il 73% dei 13-14enni e l’82% dei 15-16enni. I siti di social network sono più popolari nei Paesi Bassi (80%), in Lituania (76%) e Danimarca (75%), mentre sono meno diffusi in Romania (46%), Turchia (49%) e Germania (51%). In Italia il 57% dei ragazzi e delle ragazze ha un profilo su un sito di social network.
Il 26% di chi usa i siti di social network ha un profilo pubblico; la percentuale è più alta in Ungheria (55%), Turchia (46%) e Romania (44%); in Italia la percentuale di chi ha un profilo pubblico è del 35%.
I contesti di accesso e uso di internet più comuni sono quello domestico (85%) e quello scolastico (63%). Ma l’accesso a internet si sta sempre più diversificando, il 48% dei ragazzi e delle ragazze lo usa in camera propria e il 31% accede a internet tramite telefono cellulare o smartphone2. L’accesso a internet da un dispositivo mobile è una pratica diffusa in oltre il 20% dei ragazzi e delle ragazze in Svezia, Regno Unito e Irlanda. In Italia il 59% dei ragazzi e delle ragazze accede a internet dalla propria camera e solo il 9% da un dispositivo mobile (il 6% da un telefono cellulare, il 3% da uno smartphone).

I Nuovi Media, soprattutto se riferiti all’utilizzo che ne fanno i giovani, sono spesso associati al problema della sicurezza; infatti se da un lato essi offrono ampie opportunità di comunicazione e apprendimento è anche vero che siamo di fronte ad una realtà complessa e apparentemente priva di regole, nella quale trovano spazio contenuti e comportamenti potenzialmente dannosi per il loro sviluppo. I ragazzi e le ragazze, pur essendo spesso tecnicamente competenti tendono a non cogliere le implicazioni dei loro comportamenti online e, tale fenomeno, è tanto maggiore quanto più forte è il loro coinvolgimento emotivo. Questo spesso rappresenta il terreno fertile attraverso il quale certi rischi possono diventare concreti. Tra i principali, sia di carattere comportamentale che di matrice tecnica, ricordiamo: la possibile esposizione a contenuti non adatti alla loro età a videogiochi diseducativi, pubblicità ingannevoli o scorrette informazioni su ricerche scolastiche, diete, ecc.; la possibilità di entrare in contatto con adulti abusanti (adescamento) di diventare vittima di bullismo online (detto anche cyberbullismo); l’esposizione a virus informatici in grado di infettare computer e cellulari; l’uso eccessivo di internet e del cellulare (dipendenza).

Alcune situazioni di rischio dalle statistiche europee.
Se si guarda all’insieme dei rischi esplorati dalla ricerca, il 41% del campione si è imbattuta in uno o più contenuti o contesti d’interazione potenzialmente pericolosi. L’esposizione ai rischi cresce con il crescere dell’età: il 14% tra i bambini di 9 e 10 anni, contro il 33% dei ragazzi di 11 e 12, il 49% dei 13- I4enni e il 63% dei I5-I6enni.
Le situazioni potenzialmente rischiose o i contenuti inadatti ad un pubblico giovane, non sono necessariamente percepiti e vissuti come dannosi o negativi. Ad esempio, l’esposizione a contenuti sessuali o la ricezione di messaggi sessualizzati è diffusa fra circa il 12% del campione, ma tali esperienze non sono considerate dannose se non da una minima parte dei ragazzi e delle ragazze che le hanno sperimentate. Questa percentuale sale al 49% in Portogallo e al 50% in Estonia, ma scende al 14% in Italia. Il 14% dei ragazzi tra i 9 e i 16 anni (il 7% dei coetanei italiani) dichiara di aver visto su internet nell’ultimo anno immagini “a sfondo sessuale – per esempio, che mostrano persone nude o che hanno rapporti sessuali”. Un terzo dei ragazzi che hanno visto immagini a sfondo sessuale o pornografiche è rimasto infastidito da quest’esperienza; la metà di quanti si sono dichiarati infastiditi era abbastanza o molto turbato da quello che ha visto. In Italia, i ragazzi e le ragazze che si sono dichiarati infastiditi o turbati sono il 2% del campione, il 26% di quanti hanno visto immagini pornografiche online.
L8% del campione ha incontrato faccia a faccia persone conosciute online; tuttavia, solo sporadicamente simili episodi generano conseguenze negative sui soggetti protagonisti.
Il 12% dei ragazzi e delle ragazze dichiara di essere stato infastidito o turbato da qualcosa visto su internet. Fra quanti hanno dichiarato di essere stati infastiditi o turbati, il 9% è compreso nella fascia d’età compresa tra i 9 e i 10 anni. Tuttavia, la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che usano internet non riferisce di aver provato fastidio o essere stato turbato da qualche cosa visto online.
Per quanto riguarda il cyberbullismo, il 6% dei ragazzi e delle ragazze fra i 9 e i 16 anni (il 2% dei coetanei italiani) ha ricevuto online messaggi sgradevoli e offensivi, e il 3% ha inviato ad altri messaggi di questo tipo. Oltre la metà di coloro che hanno ricevuto messaggi sgradevoli e offensivi hanno dichiarato di essere stati abbastanza o molto turbati da quest’esperienza.
Il 30% dei ragazzi fra gli 11 e i 16 anni dichiara di aver sperimentato “abbastanza spesso” o “molto spesso” esperienze connesse a un uso eccessivo di internet (come trascurare gli amici e la scuola, o dormire meno).
Ci sono alte probabilità che un maggiore uso faciliti l’alfabetizzazione digitale e l’acquisizione di competenze che favoriscono usi sicuri della Rete. I ragazzi italiani sembrano avere meno competenze nell’uso di internet rispetto alla media dei coetanei europei. I bambini più piccoli tendono ad avere meno competenze e a sentirsi meno sicuri nella navigazione. La maggior parte dei ragazzi di 11-16 anni è in grado di bloccare contatti indesiderati (60%) o trovare online informazioni e consigli per la navigazione (58%). Circa la metà sa modificare le impostazioni di privacy del profilo in un sito di social network (52%), confrontare siti internet per giudicarne la qualità (51%) e bloccare lo spam (47%).

II modello di intervento: prevenzione, sensibilizzazione, educazione
Il problema della “sicurezza”, associato all’utilizzo dei Nuovi Media da parte dei giovani, non è riconducibile esclusivamente all’esistenza in sé di alcuni rischi, più o meno gravi e insidiosi, ma anche alla possibilità che l’utilizzo di tali strumenti tecnologici, nell’economia della giornata di bambini e adolescenti, cominci a prevalere a scapito di spazi di aggregazione concreti, di attività sociali, ricreative, sportive. Quando, soprattutto, i ragazzi e le ragazze cominciano a soddisfare attraverso questi strumenti, bisogni profondi che dovrebbero trovare risposta nella vita reale (nel caso in cui, per esempio, risulta loro preferibile flirtare online piuttosto che con i propri coetanei in carne e ossa, quando cioè ne fanno un utilizzo sostitutivo anziché integrativo. In tal caso, il ruolo dei Nuovi Media diventa predominante, sia quantitativamente che qualitativamente, poiché, per crescere, è necessario sviluppare relazioni significative con persone in carne ed ossa, cui legarsi affettivamente e apprendere, sperimentare e sviluppare, all’interno di contesti sociali reali, modalità di relazione e di confronto con gli altri.
Il miglior modo per intervenire sul comportamento dei giovani nell’utilizzo dei Nuovi Media, in un’ottica di prevenzione ad ampio raggio, richiede, a nostro avviso, la necessità di muoversi su una dimensione educativa che tenga conto da un lato, dei loro bisogni affettivi, sociali, di riferimento e di conoscenza e dall’altro, dei loro diritti, primo fra tutti quello alla partecipazione ai sistemi di convivenza cui appartengono. La Professoressa Sonia Livingstone, che coordina il progetto EU Kids Online, afferma4: che il livello di educazione ai media e di consapevolezza nel loro utilizzo da parte di un individuo è decisivo nel definire se e in quale misura questo soggetto trae beneficio da esso.
La responsabilità di tale azione pedagogica chiama in campo diverse agenzie educative (famiglia, scuola, istituzioni, associazioni, società civile, aziende ICT), ciascuna con un proprio compito nei confronti di bambini, bambine e adolescenti. Tali agenzie sono chiamate a collaborare ad un progetto comune nell’ambito di funzioni educative condivise. La necessità di questa collaborazione nasce, più o meno consapevolmente, dal riconoscimento da parte delle agenzie educative primarie – famiglia e scuola – della rispettiva difficoltà a svolgere, da sole, la propria funzione formativa ed educativa. E questo, anche a causa della sproporzione tra le competenze sempre crescenti che i Nuovi Media richiedono e quelle che si avvertono di possedere.
La necessità di governare il rapporto dei minori con gli strumenti tecnologici, sia nella tutela dai rischi potenziali che nella valorizzazione delle opportunità esistenti, pone la scuola e la famiglia di fronte alla necessità di riconsiderare la propria identità, il proprio ruolo educativo e le proprie risorse, oltre allo stato dei rapporti reciproci. Inoltre il settore ICT5 è caratterizzato da una evoluzione continua; questi cambiamenti devono essere accompagnati da interventi a livello politico in grado di seguirne l’evoluzione, promuovendo azioni efficaci. A questo riguardo, un possibile ruolo delle istituzioni pubbliche è quello di “fare Rete”, ossia di promuovere in tutti gli attori chiamati in causa, industrie ICT comprese, la consapevolezza di riuscire a percepirsi come “nodi” di una medesima rete di educazione e di tutela, chiamata ad attivare sinergie convergenti su di un comune obiettivo: la difesa e la promozione del diritto di bambini, bambine e ragazzi e ragazze ad essere educati all’uso dei Nuovi Media, attraverso informazioni e programmi adatti a promuoverne le attitudini e la formazione di una coscienza critica.

La definizione clinica dell’abuso
Come sottolinea Malacrea, nonostante le problematiche connesse all’abuso sessuale siano studiate da diversi anni, gli studiosi non sono ancora giunti a formulare una definizione condivisa di violenza sessuale nei confronti dei minori. Sono molteplici le differenze su cui divergono le varie definizioni: l’inclusione o meno dell’esibizionismo, delle proposte oscene, delle aggressioni commesse fra coetanei; il limite di età della vittima, oppure la differenza d’età fra quest’ultima e l’aggressore.
Per quanto riguarda la natura degli atti, nei diversi studi si rileva un’ampia varietà di accezioni; mentre in passato10si tendeva ad includere nella definizione di abuso un’ampia gamma di atti, comprendenti: il rapporto sessuale, la masturbazione, l’esposizione degli organi genitali, la visione di film pornografici, ecc., distinguendo tra le categorie di “abuso con contatto” e “abuso senza contatto”, in seguito, sono comparse definizioni più restrittive che considerano “abuso” solo un atto sessuale che implichi un contatto fisico.
Negli ultimi anni, vari autori ritengono che la definizione migliore sia quella meno restrittiva, che considera “abuso sessuale nei confronti di un minore, qualsiasi approccio o azione di natura sessuale che coinvolga un bambino e/o che causi in lui disagio o sofferenza psicologica”. Facendo riferimento alla definizione ampia e generica di Kempe, gli autori citati definiscono l’abuso sessuale come “ogni situazione in cui il bambino sia tratto ad espressioni sessuali, alle quali, in ragione della sua giovane età, non può liberamente acconsentire con totale consapevolezza, o che violino radicati tabù sociali”.
Questa definizione si è rivelata particolarmente efficace, perché considera nei termini dell’abuso sessuale” nei confronti di un minore qualsiasi tipo di approccio o azione di natura sessuale che coinvolga un bambino, una bambina o un adolescente, e/o che causi in lui o lei un disagio o sofferenza psicologica.
In questa definizione, si evita la specificazione dei singoli atti, permettendo più correttamente di classificare come abuso anche le prime sfumate manifestazioni di interessamento e seduzione rivolte dall’adulto al bambino. Infatti, anche le prime manifestazioni di un’attenzione sessuale,agita senza violenza, attraverso allusioni ambigue e forme sottili di seduzione prolungate nel tempo, creano turbamento e confusione nella vittima, che non sa decodificarle e le può leggere come manifestazioni di attenzione e cura, mentre in realtà rappresentano gravi forme di violenza.
Questo aspetto non è secondario poiché ridimensiona il concetto di violenza in quanto caratteristica essenziale del rapporto vittima-abusante. Infatti, come ben sappiamo, l’uso della violenza fisica è estremamente raro negli abusi sessuali, al punto che, la maggior parte di essi si verifica senza violenza “oggettiva”. L’abuso è invece più frequente laddove si è saldamente strutturato un legame a livello psicologico, sulla base del quale, l’abusante esercita la propria azione di potere e di dominio.

Diversa è la prospettiva giuridica nella definizione di abuso, che appare meno ampia e articolata rispetto a quella rintracciabile nel contesto clinico. Una definizione giuridicamente fondata di abuso sessuale a carico di minori è rintracciabile nella Convenzione del Consiglio d’Europa, sulla protezione dei minori dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale (nota anche come Convenzione di Lanzarote, 2007), secondo cui commette abuso sessuale sui minori chi: (art. 18 “Abuso sessuale”)
a) compie atti sessuali con un minore che, in base alle disposizioni pertinenti dell’ordinamento nazionale, non ha raggiunto l’età minima per compiere tali atti;
b) compie atti sessuali con un minore
– ricorrendo a coercizione, forza o minaccia; oppure
– abusando di una riconosciuta posizione di fiducia, autorità o influenza sul minore, anche all’interno della famiglia; oppure
– abusando di una particolare condizione di vulnerabilità del minore, in particolare in ragione di una disabilità psichica o fisica o di una situazione di dipendenza.
La Convenzione di Lanzarote rappresenta il testo ispiratore della nuova Direttiva sullo sfruttamento e abuso sessuale dei minori, adottata del Parlamento e dal Consiglio Europeo il 13 dicembre 2011, che tutti i paesi membri devono recepire, assicurando misure legislative adeguate e, cosa più importante, simili, entro il 2013.

La legislazione italiana in tema di abuso sessuale
La legislazione nazionale relativa all’abuso sessuale sui minori si compone di una serie di leggi e di articoli del Codice Penale poste a tutela e a salvaguardia della persona del minore. Vediamo i provvedimenti di legge più significativi a riguardo.
2.3.1 La legge 66/1996 “Norme contro la violenza sessuale”
La legge n. 66 del 15 febbraio 1996, che ha apportato importanti modifiche al Codice Penale, persegue l’obiettivo di tutelare l’integrità non solo fisica ma anche psichica dei soggetti più esposti alle aggressioni e alle violenze sessuali. La scelta compiuta dal legislatore con l’applicazione della legge è stata quella di introdurre la definizione di un’unica ipotesi di reato denominato “atti sessuali”, includendo così, in questa espressione, anche quei casi in cui non vi è stato un contatto fisico tra vittima e aggressore.
La legge è diretta a tutti quei soggetti siano essi maschi o femmine, adulti o minori che con violenze o minacce o mediante abusi d’autorità siano costretti a compiere o subire “atti sessuali”. Una tutela particolare è riservata ai minori in ragione della loro immaturità psichica e fisica, della loro conseguente incapacità di esprimere un consenso automaticamente libero e cosciente, della loro inesperienza e delle conseguenze altamente dannose per un loro equilibrato ed armonico processo di crescita.
Innanzitutto, la legge ha trasformato il reato di abuso sessuale, previsto dall’art. 609 del Codice Penale, da reato contro la “moralità pubblica e il buon costume” in un reato contro la persona.
In questo modo, il vero bene leso non è una generica moralità sessuale di cui dovrebbe essere titolare la collettività, ma la singola persona, la cui sfera di libertà viene gravemente violata dai comportamenti sanzionati. Nel caso di un minore, per garantire una adeguata tutela del minore- vittima, la legge ha inserito (Art. 11) alcune significative norme procedurali.
Elemento costitutivo del reato è la coercizione compiuta sulla vittima, mediante violenza, minaccia o abuso d’autorità. Il concetto di violenza è quindi rimasto centrale nella legge: il reato di violenza sessuale inserito nell’art 609-bis punisce, infatti, “chi con violenza e minaccia o mediante l’abuso di autorità costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto, o trae in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona”.
La legge individua quattro figure criminose di violenza sessuale in senso ampio, con le relative pene applicabili:
– la violenza sessuale propriamente detta (Art. 609-bis): comprende ogni comportamento, violento o minaccioso o compiuto con abuso di autorità, con il quale si costringe qualcuno a subire o a compiere atti sessuali; non è punibile il minorenne che compia atti sessuali con altro minorenne consenziente che abbia compiuto 13 anni, se la differenza di età tra i due minori non sia superiore ai 3 anni;
– gli atti sessuali con minorenne (Art. 609-quarter): commette tale reato chi compie atti sessuali, con violenza o minaccia, con un minore di anni 14; oppure un minore di anni 16, quando l’autore ne sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui il minore stesso è affidato per ragioni di cura, educazione ecc., ovvero abbia con il minore una relazione di convivenza;

– la corruzione di minorenne: (Art. 609-quinquies): chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni 14, al fine di farla assistere, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni;
– la violenza sessuale di gruppo (Art. 609-octies), per la quale è stabilita la reclusione da sei a dodici anni. Tale violenza consiste nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale.
La legge prevede delle circostanze aggravanti (Art. 609-ter), quando la violenza è commessa:
– nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni 14;
– con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesive della salute della persona offesa;
– da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
– su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;
– nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni 16 della quale, il colpevole, sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore;
– all’interno o nelle immediate vicinanze di un istituto di istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa.
La legge distingue, quanto alla procedibilità, tra querela di parte e querela d’ufficio. Chiunque sia vittima di “atti sessuali”, deve, al fine di ottenere l’applicazione della legge, denunciare il fatto agli organi competenti entro sei mesi dal fatto. In caso di procedibilità d’ufficio, chiunque venga a conoscenza del reato ne fa comunicazione all’Autorità Giudiziaria (Procura della Repubblica). L’art 609-decies dispone, che quando si procede per uno dei delitti previsti dagli articoli 609- bis, ter, quater, quinquies e octies, il procuratore della Repubblica ne dà notizia al Tribunale per i Minorenni. L’assistenza affettiva e psicologica della persona offesa minorenne è assicurata, in ogni stato e grado del procedimento, dalla presenza dei genitori o di altre persone idonee indicate dal minorenne e ammesse dall’Autorità Giudiziaria che procede. In ogni caso al minorenne è assicurata l’assistenza dei servizi minorili dell’Amministrazione della giustizia e dei servizi istituiti dagli Enti Locali. Di questi servizi si avvale l’Autorità Giudiziaria in ogni stato e grado del procedimento.
2.3.2 Legge 3 agosto 1998, n. 269 – Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù La Legge introduce nel Codice Penale e in quello di Procedura Penale importanti novità con l’obiettivo di consentire alle Forze di Polizia e alla Magistratura, un contrasto più efficace del fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, con particolare riguardo alla pedofilia on-line. L’obiettivo della legge è quello di individuare nuove fattispecie di reato, nell’intento di punire l’attività di coloro che si servono dei minori per trarne benefici economici e di assicurare alle vittime di questa forma di sfruttamento sessuale una protezione forte a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale. Non a caso la collocazione della legge nella sezione del Codice Penale che comprende i delitti contro la libertà individuale e la personalità individuale, lascia trapelare la convinzione che le nuove figure di reato previste dalla legge costituiscano una grave lesione alla personalità individuale di soggetti che, a causa dell’età, non sono completamente in grado di autodeterminare la propria condotta.
Con l’introduzione di questa legge sono perseguibili condotte quali l’induzione e lo sfruttamento della prostituzione del minore di 18 anni, anche quando il fine è quello di produrre materiale pedopornografico, la distribuzione o la divulgazione (anche per via telematica) di questo materiale o di informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento di minori ed inoltre la prostituzione minorile a scopo di turismo sessuale.

Nello specifico, la legge 269/1998 ha introdotto i seguenti reati:
Prostituzione minorile (Art. 600-bis):
a) commette reato chiunque induca, favorisca o sfrutti a fini di prostituzione persona minore di anni 18;
b) è punito chi compie atti sessuali in cambio di denaro o di altra utilità economica con un minore di età compresa tra i 14 e 16 anni (al di sotto dei 14 anni si rientra nel reato di atti sessuali con minorenne di cui all’Art. 609-quater).
Pornografia minorile (Art. 600-ter):
a) commette il reato chi sfrutta un minore di anni 18 al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre o commerciare materiale pornografico;
b) commette reato anche chi, al di fuori delle ipotesi previste al punto precedente, distribuisce, divulga o pubblicizza, anche per via telematica (Internet), materiale pornografico riguardante minori oppure distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di essi;
c) commette reato anche chi, al di fuori delle ipotesi previste nei punti precedenti, consapevolmente cede ad altri (anche a titolo gratuito) materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale di minori.
Detenzione di materiale pornografico (Art. 600-quater): commette reato chi consapevolmente si procura o dispone di materiale pornografico riguardante minori.
Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (Art. 600-quinquies): commette reato chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danni di minori o comunque comprendenti tali attività.
Tratta di minori (Art. 601, comma 2): è punibile chi commette tratta o comunque fa commercio di minori al fine di indurli alla prostituzione. La tratta comprende ogni atto di:
a) cattura, acquisto o cessione di un individuo per ridurlo in schiavitù;
b) acquisto di schiavo per venderlo o scambiarlo;
c) cessione per vendita o scambio di schiavo acquistato, per essere venduto o scambiato;
d) commercio o trasporto di schiavi.
Ricordiamo che la legge vale anche nel caso in cui il fatto sia commesso all’estero da un cittadino italiano. (Art. 604).
Lo sfruttamento della prostituzione, della pedopornografia e del turismo sessuale sono puniti in modo più grave se:
– il fatto è compiuto in danno di minore di 14 anni;
– il fatto è commesso in danno di minore in stato di infermità o minorazione psichica;
– il fatto è commesso con violenza o minaccia.
Lo sfruttamento della prostituzione e della pedopornografia sono puniti in modo più grave se il fatto è commesso da un ascendente, dal genitore, anche adottivo, dal loro coniuge o convivente, o affine entro il 2° grado, da parenti entro il 4° grado, da tutore, o persona cui il minore è stato affidato per ragioni di cura, istruzione, educazione, custodia, vigilanza o lavoro.
La legge prevede, inoltre, delle pene accessorie nei confronti degli esercizi commerciali coinvolti in reati di sfruttamento della prostituzione, della pedopornografia e del turismo sessuale in danno di minori. In questi casi è sempre ordinata la confisca ed è disposta la chiusura degli esercizi la cui attività sia finalizzata ai delitti previsti dai predetti articoli, inclusa la revoca della licenza d’esercizio, della concessione o dell’autorizzazione per le emittenti radiotelevisive. Inoltre, al fine di tutelare l’immagine e le generalità del minore è previsto l’arresto da tre a sei anni (Art. 734-bis) per chiunque ne faccia una divulgazione attraverso mezzi di comunicazione di massa.
Un aspetto importante della legge si riferisce alla tutela dell’integrità psicofisica del minore nel corso del giudizio che lo vede coinvolto in qualità di vittima-testimone. Nello specifico, la normativa prevede:
– la possibilità, per il minore, di essere sentito – se del caso, in audizione protetta, con l’ausilio di esperti e strumenti tecnici – mediante incidente probatorio nella fase dell’istruttoria preliminare, evitandogli, così, ove possibile, la ripetizione della testimonianza nella fase dibattimentale;
– l’obbligatorietà di svolgere il dibattimento a porte chiuse laddove parte offesa del procedimento sia un minore;
– l’obbligo di tutelare la privacy del minore, mantenendone segrete le generalità e l’immagine.
Sul versante dell’apparato investigativo e repressivo, la legge ha puntato sulla necessità di dotare la polizia giudiziaria di più efficaci strumenti processuali. In primo luogo, tutte le fattispecie di reato introdotte dalla legge sono perseguibili d’Ufficio. Per i delitti di prostituzione minorile, pornografia e sfruttamento è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
L’Autorità Giudiziaria può, con decreto motivato, ritardare l’emissione o disporre che sia ritardata l’esecuzione dei provvedimenti di cattura, sequestro o arresto, se sia necessario per acquisire rilevanti elementi probatori, ovvero, per l’individuazione o la cattura dei responsabili.
Il Ministero degli Interni, in seguito a un accordo dei Ministri della Giustizia europei del 1996 ha previsto l’istituzione presso la Squadra Mobile di ogni Questura di una unità specializzata di polizia giudiziaria, con il compito di condurre le indagini sul territorio in materia di sfruttamento della prostituzione, pornografia e del turismo sessuale a danno dei minori.
2.3.3 La Legge 6 febbraio 2006, n. 38 – Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori e la pedopornografia anche a megpo Internet
La Legge del 6 febbraio 2006, n. 38, introduce alcune modifiche alle disposizioni già formulate
dalla precedente normativa n. 269/98.
In breve, le novità introdotte dalla Legge possono essere così riassunte:
– in merito alla prostituzione minorile, è punito chi compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni (precedentemente l’età era compresa tra i 14 e i 16 anni);
– il reato di pornografia minorile (pedopornografia) si delinea quando utilizzando minori degli anni 18 si realizzano esibizioni pornografiche o si produce materiale o si induce il minore di anni 18 a partecipare a dette esibizioni. Per buona parte dei delitti in materia di sfruttamento sessuale dei minori si esclude la possibilità di ricorrere al patteggiamento “allargato”;
– nel caso di condanna si applica sempre come pena accessoria l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole o strutture pubbliche o private che siano frequentate prevalentemente da minori;
– gli operatori turistici sono obbligati ad inserire nei materiali propagandistici la comunicazione sulla punibilità dei reati di pornografia e prostituzione minorile anche se commessi all’estero;
– sono istituiti due nuovi organismi: il Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia sulla Rete Internet, presso il ministero dell’Interno e l’Osservatorio per il Contrasto alla Pedofilia e alla Pornografia Minorile presso il Dipartimento per le Pari Opportunità (Rif. Box n. 3);
– sono introdotte specifiche responsabilità e specifici obblighi per i fornitori di servizi internet;
– la Legge prevede la collaborazione con gli Istituti di credito, Poste Italiane e gli intermediari finanziari nell’ambito di indagini che vedono coinvolti soggetti che eseguono transizioni finanziarie in Rete per l’acquisto e/o la vendita di materiale pedopornografico;
– per la prima volta viene perseguita anche la “pedopornografia virtuale” ossia vien considerato materiale pedopornografico anche il materiale “realizzato con tecniche di elaborazioni grafica” aventi per oggetto minori.

L’abuso sessuale online rappresenta una particolare declinazione dell’abuso sessuale e si distingue da esso in ragione della particolare modalità attraverso cui si esplica l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (o Nuovi Media) e in virtù e per dell’addizionale potenziale lesivo per le vittime che esso può comportare.
L’abuso sessuale online è un fenomeno complesso. Possiamo riferirci ad esso come un fenomeno locale quando intendiamo sottolineare il fatto che i minori vittime sono reali e vivono all’interno delle nostre comunità (così come i loro abusanti). Possiamo invece riferirci ad esso come un fenomeno globale, quando intendiamo sottolineare il fatto che le immagini o i video dell’abuso e quindi i minori ivi presenti, una volta in Rete, possono essere visti da chiunque nel mondo. L’abuso può essere, quindi, amplificato dal mezzo che, a sua volta, può amplificarne anche il rischio (si pensi, ad esempio, a fenomeni come l’adescamento online dei minori).
Ai fini del presente lavoro, distinguiamo le varie forme in cui si esplica l’abuso sessuale dei minori online secondo due tipologie principali:
1. la produzione, la distribuzione, il download e la visualizzazione di materiale pedopornografico (sia immagini statiche che video), che prevede un ruolo sostanzialmente “passivo” dei minori vittime;
2. la sollecitazione online – da parte di un adulto – di bambini e adolescenti per la produzione di materiale; le sessioni in chat – anche con l’ausilio della webcam – a scopo sessuale o altra attività sessuale online, in cui sono coinvolti minori, sempre sollecitati da un adulto; l’adescamento di minori online con l’obiettivo di ottenere un incontro offline a scopo sessuale – noto anche come grooming -, sono tutte attività che spesso prevedono un ruolo “attivo” da parte dei minori coinvolti.

In termini generali, la fruizione di immagini o video che hanno come protagonisti dei minori vittime di abuso sessuale, rientra nella più vasta casistica della pedopornografia.
3.1.1 Definizione di materiale pedopornografico
La nuova Direttiva Europea sullo sfruttamento e sull’abuso sessuale dei minori, definisce come materiale pedopornografico:
a. il materiale che ritrae visivamente un minore in atteggiamenti sessuali espliciti, reali o simulati;
b. la rappresentazione degli organi sessuali di un minore per scopi prevalentemente sessuali;
c. il materiale che ritrae visivamente una persona che sembra un minore in atteggiamenti sessuali espliciti, reali o simulati, oppure la rappresentazione per scopi prevalentemente sessuali degli organi sessuali di una persona che sembra un minore;

d. immagini realistiche di un minore in atteggiamenti sessuali espliciti o immagini realistiche degli organi sessuali di un minore, per scopi prevalentemente sessuali.
La pedopornografia esiste almeno da quando esiste la fotografia e, quindi, da prima dell’avvento di Internet. Tuttavia, l’espansione senza precedenti delle comunicazioni, avvenuta con la Rete, ha radicalmente cambiato il modo in cui il materiale pedopornografico viene prodotto e diffuso, contribuendo ad un aumento della sua disponibilità e accessibilità.
Chiunque sia in possesso di competenze informatiche di base è, oggi, in grado di pubblicare o cercare materiale online con relativa facilità e mantenendo un certo livello di anonimato. La diffusione della banda larga consente di caricare e scaricare velocemente video e foto anche di grandi dimensioni, come la diffusione delle videocamere e dei cellulari con videocamera incorporata, consente la produzione “in house” di materiale video, riproducibili facilmente poi, online.
Infine, la possibilità di entrare in contatto con persone animate dagli stessi interessi, con cui scambiare materiale o informazioni; assistere “live” ad abusi su minori commessi anche dall’altra parte del mondo attraverso i sistemi di video/messaggistica istantanea (es. MSN, Skype); poter avvicinare minori utilizzando la Rete per poterne poi abusare offline; creare, ex novo, materiale dove l’abuso sessuale sul minore non è “reale” ma raffigurato nella sua rappresentazione grafica/virtuale; sono solo alcune delle possibilità offerte dalle tecnologie della comunicazione e dell’informazione agli adulti interessati sessualmente ai minori.
3.1.2 Canali di distribuzione del materiale pedopornografico
Il materiale pedopornografico è disponibile in Rete attraverso due canali di distribuzione principali:
a) i siti commerciali: dove è possibile acquistare materiale pedopornografico. Il grande interesse nei confronti di questo materiale ha trasformato la sua produzione e diffusione, una volta circoscritte all’interno di circuiti e reti chiuse di pedofili, in una fonte di guadagno molto redditizia. Questi siti sono spesso raggiungibili da siti pornografici apparentemente legali, indicizzati sui motori di ricerca, oppure sono pubblicizzati attraverso lo spamming. Presentano tutti una medesima struttura: le prime pagine sono gratuite per stimolare la fantasia dell’utente ma, per poter accedere al materiale che si fa intendere di particolare interesse, l’utente deve pagare un corrispettivo in denaro attraverso carta di credito o una qualche forma di pagamento online. Le società che gestiscono questi siti si trovano spesso in paesi dove la legislazione in materia è estremamente carente o può essere facilmente aggirata15. Inoltre, la facile riproducibilità dei contenuti virtuali, per cui uno stesso sito può cambiare velocemente nome, indirizzo e provider in modo da riprodurre gli stessi contenuti altrove sulla Rete, rende difficile il monitoraggio e spesso la rintracciabilità dei siti stessi da parte delle forze dell’ordine;
b) le chat, forum, servizi di file-sharing (es. Emule, Bit Torrent, Limewire), Social Network (es. Facebook), programmi di Instant-Messaging (es. MSN, Skype), ecc., sono sicuramente
i servizi attualmente più utilizzati, non necessariamente a scopi commerciali, per cercare materiale, incontrare e relazionarsi con persone animate dallo stesso interesse, scambiare materiale e informazioni, o per entrare in contatto con minori.

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