Pakistano arrestato per tentata violenza: dati allarmanti

La violenza ha avuto luogo nell’ex Palazzo del Mobile, dismesso da quasi vent’anni: la giovane è stata attirata proprio facendo leva sul mistero dell’immobile e qui è stata minacciata con un coltello e poi violentata più volte.

Tra loro c’era anche il 22enne marocchino presunto autore dello stupro, riconosciuto dalla vittima e sottoposto a fermo per violenza sessuale aggravata. La ragazza, due giorni fa, aveva denunciato l’aggressione avvenuta in un palazzo abbandonato nel degrado a Desio, in Brianza. Si tratta di un 22enne, cittadino marocchino, senza fissa dimora che vive nello stabile abbandonato conosciuto come Palazzo del Mobile. I tre marocchini che erano con l’arrestato sono stati deferiti in stato di libertà per concorso di reato, sono irregolari e hanno 23, 25 e 27 anni. La vittima ha problemi di depressione, tutti i marocchini coinvolti erano destinatari di un decreto di espulsione. La ragazza li avrebbe incontrati in gruppo nel primo pomeriggio alla stazione di Monza, senza averli mai conosciuti prima. Secondo quanto ricostruito dalla procura, li avrebbe poi “volontariamente e ingenuamente” seguiti fino all’ex Centrostile dove il 22enne l’avrebbe poi costretta a consumare un rapporto minacciandola con un coltello. La ragazza è poi riuscita a scappare fuori dall’edificio e, in lacrime, ha chiesto aiuto a un gruppo di sudamericani, che hanno chiamato le forze dell’ordine.

L’ha molestata per strada e poi, quando lei ha rifiutatole avances, l’ha presa per un braccio e trascinata a terra, in un angolo buio, per violentarla. A salvarla è stato un automobilista, che di passaggio in zona ha visto la ragazza con i pantaloni abbassati, aggredita a schiaffi da un giovane, e ha fatto scattare l’allarme. I carabinieri sono arrivata immediatamente e hanno arrestato un ventottenne pakistano, senza fissa dimora e disoccupato, per violenza sessuale. È successo l’altra notte alle 2,30 a Bologna. L’automobilista che ha fatto scattare l’allarme aveva raccontato di aver visto, nei vicino a una siepe, un uomo dalla carnagione scura e con la barba nera e incolta che stava schiaffeggiando una donna disperata e bloccata a terra. I carabinieri li hanno trovati e dopo aver messo le manette ai polsi del pakistano hanno soccorso la donna, visibilmente terrorizzata, che è poi stata trasportata al Pronto Soccorso per le cure del caso e dimessa con una prognosi di cinque giorni. Ai militari dell’Arma ha raccontato che, mentre stava tornando a casa, camminando lungo la strada, era stata raggiunta dall’uomo che aveva iniziato a molestarla. Nonostante il rifiuto da parte della donna, il giovane pakistano l’ha afferrata per un braccio, trascinandola in una zona buia e dopo averle tappato la bocca e abbassato i pantaloni, ha tentato di violentarla.

A meno di una settimana dal tremendo stupro in spiaggia di una turista polacca e di un trans peruviano a opera di quattro nordafricani, immigrati regolari tuttora latitanti, la città di Rimini è stata probabilmente teatro di un’analoga violenza. Un giovane di Parma in vacanza nella capitale del turismo romagnolo accusa infatti un marocchino, poi arrestato, di aver tentato di violentare la sua compagna.

Come se non bastasse, a Desio, Brianza,) una minorenne è stata abusata sotto minaccia di coltello da un gruppo di giovinastri extracomunitari, tutti irregolari, con precedenti e destinatari di un decreto d’espulsione. A Milano invece, in pieno giorno un’ottantunenne è stata violentata al parco e la polizia sospetta che l’aggressore sia straniero mentre a Bologna un pachistano è stato arrestato per aver tentato di abusare di una donna in strada. È un fatto che l’emergenza stupri vada di pari passo con quella dell’immigrazione. E già sappiamo che per questa affermazione c’è chi ci accuserà di razzismo visto che anche gli italiani stuprano, come dimostra la notizia, sempre di ieri, che nel Salento, al ritorno dalla discoteca, una diciannovenne è stata violentata da un ventottenne diLatina ubriaco. Ma è altrettanto vero che, proprio per questo, non abbiamo alcun bisogno di importare stupratori, visto che di uomini che odiano le donne – nel nostro Paese si calcola che siano sei milioni quelle che hanno subìto in qualche modo violenza – già ne produciamo in abbondanza per conto nostro;italiani con il marchio doc. Ed è ancora più vero che, benché gli stranieri in Italia siano meno di un decimo della popolazione, si rendono colpevoli, secondo gli ultimi dati forniti dal Viminale, di oltre un terzo (il 39%) degli stupri commessi in Italia. E la tendenza è a salire, visto che dall’inizio dell’anno a oggi ne hanno già compiuti mille, contro i novecento di tutto il 2016. Non c’è molto da stupirsi e non è questione di razzismo bensì di condizioni sociali e livello culturale. Gli immigrati sono per lo più maschi, giovani, forti e senza donne. Tanti, troppi,non lavorano, non hanno casa e non hanno denaro, circostanze che non li facilitano nell’approccio con l’altro sesso. In più, molti arrivano da Paesi in cui la donna è considerata se non un oggetto comunque un essere inferiore a disposizione delle voglie dell’uomo e quasi tutti provengono da luoghi dove l’unica legge che vige è quella del più forte, quindi del maschio. Ecco svelato l’arcano:in Italia, prima di un allarme stupri esiste un’emergenza immigrazione, che è totalmente fuori controllo ed è la madre di tutti gli aumenti di crimini, contro gli uomini, contro le donne, contro il patrimonio, contro la morale pubblica. E il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, che di fronte agli ultimi fatti di cronaca riesce a dire solo che «la maggior parte delle violenze avviene tra le mura domestiche», al solito depista: vede gli stupri degli immigrati e mette sul banco degli imputati i mariti italiani, neanche fosse al governo del Maghreb anziché a Palazzo Chigi. Non c’è da stupirsi, è il riflesso automatico di una posizione talebana e ideologica, in stile Boldrini, che ha fatto dell’emergenza immigrazione un disastro epocale e ha danneggiato gli immigrati, i profughi e, quel che più ci preme, gli italiani. E il peggio non sembra finito, tant’è che nel Pd, per suicidarsi definitivamente, malgrado la vigilia elettorale sono tornati a parlare di ius soli, ovverosia di concedere la cittadinanza a chi nasce in Italia. Così potranno dire in futuro che gli stupratori sono tutti italiani. Ci permettiamo a questo punto una proposta a quanti hanno la concessione della cittadinanza facile: perché non introdurre una norma che la revochi agli immigrati che commettono reati particolarmente gravi come lo stupro? Capisco, forse non è decisivo, se si pensa ai quattro ragazzi di Desio irregolari e liberi di circolare benché espulsi, ma almeno sarebbe un segnale. È una proposta razzista? È da estremisti? Ma chi è il vero estremista in tema di immigrazione? Salvini e Meloni, che propongono quote d’ingresso in base alle nostre necessità e capacità? O è invece estremista chi va in piazza a chiedere di aprire le porte a tutti e dirotta i soldi per aiutare i nostri poveri ai professionisti dell’accoglienza e a chi si arricchisce sui migranti, incurante del malcontento popolare e fingendosi inconsapevole di armare una guerra sociale? Se è vero chela violenza genera violenza e l’estremismo genera estremismo, la responsabilità del fatto che, come ha detto il ministro Minniti, «in Italia sul tema immigrazione si corre il rischio di una deriva antidemocratica» è da mettere in capo a chi, violentando gli italiani e la loro volontà per calcolo politico, quando non economico, ha spalancato le porte a una moltitudine umana che non siamo in grado di gestire e alla quale abbiamo poco o nulla da offrire.

Le molestie e violenze sessuali rilevate La delicatezza del tema delle molestie e violenze sessuali e le difficoltà insite nella sua rilevazione richiedono di chiarire alcuni aspetti metodologici che consentono una migliore lettura dei dati raccolti. Di seguito, ci si sofferma su alcuni elementi:

1. le tipologie di molestie e violenze sessuali considerate nell’indagine sulla Sicurezza dei cittadini; 2. la considerazione della problematica inerente la diversa percezione e riconoscibilità delle molestie e delle violenze sessuali da parte delle donne; 3. la difficoltà di ricordare le molestie e le violenze subite da parte delle donne intervistate; 4. la difficoltà di raccontare le proprie esperienze. L’indagine permette di stimare il numero di donne che hanno subito molestie fisiche sessuali, molestie verbali, pedinamenti, telefonate oscene, atti di esibizionismo, ricatti sul lavoro, tentato stupro e stupro. Le domande sono state rivolte con riferimento sia al corso della vita sia agli ultimi tre anni. Lo sforzo è stato di non utilizzare mai la parola “molestia” in modo generico nella formulazione dei quesiti, ma di accompagnarla dalla descrizione più oggettiva possibile del fatto.1 Ciò limita le possibilità di interpretare in modo differente le domande anche se non elimina la percezione diversa dei fatti, il modo in cui può agire l’effetto memoria e l’influenza del contesto socioculturale. Su questo piano la formulazione dei quesiti è stata molto rigorosa e volta a circoscrivere il concetto di molestia o di violenza. Nel rispondere alle domande sulle molestie e violenze sessuali possono emergere, da parte delle donne, diversi tipi di problemi. Il primo riguarda la diversa sensibilità di donne con differente cultura nei confronti del concetto stesso di molestia. A parità di atto subito, infatti, non tutte le donne necessariamente percepiscono e riconoscono in quell’atto una molestia: alcune potrebbero viverlo come un apprezzamento, altre come un fatto usuale o normale o comunque non stigmatizzabile. Intervengono cioè diversità di tipo culturale, antropologico e sociale. Questa diversa interpretazione della molestia è più accentuata nel caso della molestia verbale e fisica, mentre lo è molto meno nel caso dell’esibizionismo o delle telefonate oscene da parte di estranei. Il secondo problema ha a che fare con i meccanismi della memoria. Le donne possono dimenticare le molestie subite e ciò accade soprattutto quando il fatto è avvenuto molto tempo prima ed è stato di entità lieve. Basti pensare al fatto che una violenza sessuale a distanza di tempo è più difficile da dimenticare di una telefonata oscena a cui non è poi stato dato seguito. Il terzo problema riguarda la difficoltà a rispondere affermativamente a domande delicate per paura di essere percepiti come conniventi al fatto. Anche questo aspetto si ricollega al primo problema e dipende dalla sensibilità della donna e dal contesto in cui vive. Ovviamente questi aspetti problematici messi in luce per le molestie sessuali sono solo una parte di quelli che emergono nel caso delle violenze sessuali rispetto alle quali il problema fondamentale è legato alla difficoltà per le donne di esplicitare il fatto. Molti possono essere i motivi che portano a mantenere il segreto della violenza subita: dalla paura delle conseguenze (possibili ritorsioni), al timore di dover dare troppe spiegazioni perché non si è credute.

La metodologia dell’indagine sulla sicurezza dei cittadini La delicatezza dei temi affrontati ha fatto optare per la tecnica di rilevazione telefonica – diversamente dalle altre indagini multiscopo che utilizzano principalmente l’intervista diretta – dal momento che garantisce maggiormente l’anonimato ed è una garanzia di riservatezza e protezione anche rispetto al proprio ambiente: si possono riportare più facilmente anche quei reati che non si vuole far conoscere ad altri familiari, si possono denunciare con meno paura di ritorsioni eventi criminosi causati dai familiari stessi. L’opzione a favore di questa tecnica ha comportato la definizione di modalità lavorative che garantissero la qualità dei dati. A tale scopo sono stati predisposti strumenti atti a conoscere, monitorare e valutare il processo dell’indagine ed è stato predisposto ed implementato un nuovo percorso formativo del personale che ha partecipato alla rilevazione. Il sistema di monitoraggio dell’indagine – indicatori di qualità elaborati ed osservati quotidianamente sull’andamento della rilevazione, sulle intervistatrici, sugli orari della rilevazione – ha permesso di cogliere le eventuali fonti di errori e di risolverli in tempo reale. Nella seconda edizione del 2002 sono state anche utilizzate le carte di controllo al fine di monitorare giornalmente le intervistatrici.2 La formazione delle intervistatrici – sono state scelte solo donne per facilitare la confidenza sulle tematiche sessuali – è stata particolarmente curata e si è configurata, oltre che attraverso le tradizionali forme dei briefing, anche mediante i debriefing, ovvero i gruppi di discussione tra ricercatori e intervistatrici, e l’assistenza di sala durante lo svolgimento della rilevazione. La “formazione continua” si è rivelata fondamentale dal momento che ha garantito il supporto contenutistico, metodologico e, soprattutto, emotivo e psicologico alle intervistatrici.

Lo strumento di rilevazione Una particolare attenzione è stata posta alla definizione dello strumento di rilevazione, che deve tenere presenti e risolvere diversi problemi legati: a) al periodo di riferimento in cui rilevare i reati; b) al ricordo che agisce in entrambe le direzioni, di avvicinare e allontanare i reati (telescoping effect) a seconda della loro importanza e dinamica; c) alla memoria, ovvero alla possibilità di aver dimenticato di aver subito dei reati o addirittura di averli rimossi in casi particolarmente gravi; d) alla delicatezza di alcuni temi, che può inibire il rispondente al punto da fargli interrompere l’intervista; e) alla difficoltà di comprensione terminologica di alcuni reati; f) alla lunghezza di un questionario che entra anche nel dettaglio delle caratteristiche dei singoli reati; g) alla difficoltà di conquista delle famiglie. La risoluzione di questi problemi è passata attraverso alcune decisioni fondamentali per definire il questionario: – la tecnica dello screening (una batteria di domande atte a rilevare se l’intervistato ha subito una serie di reati) per inquadrare la situazione complessiva del rispondente rispetto alla realtà del crimine, in modo di avere immediatamente il numero dei reati subiti e solo a posteriori raccogliere i dettagli sui singoli reati; – il wording, ovvero l’attenzione alla formulazione dei singoli quesiti, si è concentrato sulla produzione di esempi concreti, che permettono alla vittima di riconoscervisi; – una particolare sequenza delle sezioni, dove gli argomenti più intimi, confidenziali e delicati sono stati posti alla fine dell’intervista così da poterli trattare dopo che è stato già creato un clima di fiducia tra intervistatrice e intervistato. Un ulteriore aspetto, infine, riguarda alcune stime prodotte dall’indagine: la rarità del fenomeno studiato rende, infatti, necessario il ricorso alla valutazione degli errori campionari da cui queste possono essere affette, data l’esiguità dei casi rilevati. Pertanto per una corretta interpretazione dei dati, considerato che si tratta nella maggior parte dei casi di frequenze piccole, è opportuno fare riferimento all’errore campionario così come riportato nella nota metodologica Strategia di campionamento e valutazione degli errori campionari. Il volume contiene i dati dell’indagine condotta dal marzo all’ottobre del 2002, su un campione a due stadi con stratificazione delle unità di primo stadio. Le unità di primo stadio sono gli indirizzi telefonici dell’archivio di selezione e, quindi, le famiglie ad essi corrispondenti. Le unità di secondo stadio sono gli individui: per ciascuna famiglia selezionata al primo stadio si seleziona un individuo campione tra i componenti della famiglia aventi età pari o superiore a 14 anni. Sono stati intervistati 60 mila individui di 14 anni e più mediante intervista telefonica (Cati), tra questi, 22.759 donne di 14–59 anni d’età hanno compilato la sezione sulle violenze e molestie sessuali.

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