Violenza sessuale, sentenza shock a Torino: uomo assolto dall’accusa perché la donna ha solo detto “basta”

Incredibile la motivazione con la quale un giudice ha assolto dall’accusa di violenza sessuale un operatore della Croce Rossa, il quale era stato denunciato da una collega per presunti abusi sessuali sul luogo di lavoro. La vittima pare abbia detto solo “basta” non chiedendo aiuto e non urlando e proprio per questo motivo il giudice Diamante Minucci ha assolto l’operatore dall’accusa di violenza sessuale. Secondo quanto riferito da un noto quotidiano, l’episodio risalirebbe al mese di novembre del 2011, a Torino dove un dipendente della Croce Rossa è stato denunciato con l’accusa di aver molestato più volte una sua collega autista barelliere.

Si tratta di un uomo di 49 anni, accusato di violenza sessuale su una collega, il quale come abbiamo già anticipato, è stato assolto dal Tribunale di Torino in quanto la vittima pur avendo manifestato la propria contrarietà all’atto non avrebbe urlato e dunque non avrebbe tradito quella emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona.

E’ questo quanto si legge nella motivazione del giudice diamante Minucci, che inevitabilmente ha dato adito a parecchie polemiche. Oltre al danno anche la beffa perché la donna, impiegata nella Croce Rossa come interinale sarà costretta a rispondere di calunnia nei confronti dell’uomo che ha accusato. Ed ancora nella motivazione si legge ” il fatto non sussiste” perché lei ha soltanto intimato di smetterla senza gridare e senza chiedere aiuto, senza reagire violentemente e dunque la sua reazione alle molestie è risultata debole, motivo per il quale il giudice ha ritenuto l’uomo innocente.

L’imputato che secondo la versione della parte lesa avrebbe costretto la donna a presunti rapporti sessuali come pegno per poter continuare a lavorare ed evitare i turni scomodi o in luoghi come il Cile, pare non abbia mai negato di alcune effusioni o palpeggiamenti, ma ha anche sostenuto che la collega fosse comunque consenziente; l’imputato, ha inoltre respinto l’accusa di minacciare la crocerossina e per questo motivo si è dichiarato vittima di un procedimento penale che gli avrebbe comunque rovinato la vita non solo lavorativa ma anche familiare e per questo motivo ha denunciato la donna che come già anticipato dovrà rispondere del reato di calunnia.

Ad avvalorare la tesi del giudice, il fatto che la donna non abbia riferito di sensazione o condotte molto spesso riscontrabili in racconti di abuso sessuale, sensazioni di sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo, ma avrebbe soltanto raccontato di aver provato disgusto, senza spiegare in cosa consisteva questo malessere. Nel corso del processo, è emerso che la donna aveva alle spalle un passato di abusi sessuali da parte del padre,  un passato che il pubblico ministero incaricato delle indagini per la presunta violenza sessuale denunciata dalla donna, ha fatto riemergere in aula.

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