Virus Zika da killer ad alleato anti-tumore

Grazie alla sua capacità di aggredire le cellule progenitrici dei neuroni, il virus Zika è in grado di attaccare anche le staminali del tumore al cervello più diffuso, il glioblastoma. Nei primi test di laboratorio funziona egregiamente, sia sui topi che sulle cellule malate dei pazienti.

Il Virus Zika da incubo e grave minaccia per la salute pare possa diventare una possibile arma per combattere le staminali del glioblastoma e dunque un’arma anticancro. E’ questa la novità dei ricercatori dell’Università di Washington e California secondo cui bisognerebbe sfruttare le capacità di uccidere le cellule progenitrici dei neuroni tipiche dal virus Zika per tentare di eliminare le staminali impazzite che si dimostrano resistenti alla chemioterapia.

Dunque, secondo quanto riferito dai ricercatori in questione il terribile virus venne isolato per la prima volta nel 1947 e soltanto un anno fa sconvolse il Brasile, ma adesso potrebbe diventare una risorsa per combattere uno dei tumori più temuti ovvero quello al cervello.

I ricercatori hanno effettuato degli esperimenti in laboratorio e pare che questi abbiano sortito degli effetti davvero sorprendenti. “È così frustrante sottoporre un paziente al trattamento più aggressivo possibile, per poi vedere il tumore ritornare a pochi mesi di distanza: per questo ci siamo chiesti se la natura potesse offrirci un’arma per colpire le cellule che sono le principali responsabili delle recidive”, spiega Milan Chheda, dell’Università di Washington. “Abbiamo ipotizzato  che la sua predilezione per le cellule progenitrici neurali potesse essere usata contro le staminali del glioblastoma”, aggiunge il ricercatore Michael Diamond. I primi studi pare siano stati effettuati sui topi ed hanno dimostrato l’efficacia dell’utilizzo del virus ma ovviamente saranno necessari ulteriori approfondimenti per cercare di capire se questa pratica che ha avuto successo sugli animali può essere utilizzata anche sugli uomini.

Nello specifico il virus Zika è stato sperimentato in provetta su cellule prelevate dai pazienti e ha dimostrato di colpire preferenzialmente le staminali del glioblastoma piuttosto che le cellule sane o le altre cellule dello stesso tumore; il virus è stato iniettato su topi malati e pare ne abbia rallentato la progressione delle glioblastoma aumentando dunque la sopravvivenza, poi l’esperimento è stato ripetuto con successo utilizzando un secondo tipo di vita meno aggressivo che può essere contenuto nel sistema immunitario in modo tale da non diffondere nell’organismo.

Ricordiamo che il virus Zika è un virus a RNA della famiglia Flaviviridae genere flavivirus gruppo Spondweni, specie Zika, isolato per la prima volta nel 1947 da un primate in Uganda, nella Foresta Zika, una riserva naturale vicino ad Entebbe. Il virus Zika è trasmesso da un tipo di zanzara che provoca una malattia nota come dica febbre Zika e il virus pare sia strettamente correlato a quelli che provocano la febbre gialla, l’encefalite del Nilo occidentale, l’encefalite giapponese che sono tutti trasmessi da punture di insetto e nello specifico da zanzare del genere Aedes. Secondo gli esperti dunque qualora in futuro nuovi studi dovessero dimostrare l’incapacità del virus di contagiare altre persone o diventare più aggressivo, allora in quel momento potrà essere impiegata in concomitanza con le terapie tradizionali al fine di potenziarne l’effetto.

Infatti, è un flavivirus simile al virus della febbre gialla, della lingua delle encefalite giapponese e delle encefalite del Nilo occidentale in cui vettore è rappresentato dalle zanzare del genere Aedes che comprendono Aedes aegypti e Aedes albopictus, responsabile anche della trasmissione della lingua e della chikungunya e della febbre gialla. Per la prima volta, il virus di isolato nel 1947 da una scimmia in Uganda nella foresta di Zika da cui il nome virus è trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzara infetta Aedes che però non è presente in Italia, al contrario dell’albo pictus e zanzara tigre che invece è molto diffusa e punge prevalentemente di giorno depone le uova nelle acque per i domestiche e le ho detto di un piano regionale di sorveglianza e controllo che viene aggiornato annualmente.

I sintomi clinici, quali rash cutaneo, febbre, artralgie, mialgia, congiuntivite secca, vomito e mal di testa possono comparire dai 3 ai 12 giorni dalla puntura della zanzara e solitamente durano dai 2 ai 7 giorni, fino a scomparire poi spontaneamente.

Sembra possano esserci delle buone possibilità nella lotta al virus Zika che registra nuovi preziosi alleati.  Pare che un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona ha individuato un gruppo di anticorpi capaci di bloccare l’infezione ed ancora altri cattivi che invece non hanno fatto altro che aumentare la risposta della persona si ammala.

Lo studio è stato effettuato dai ricercatori dell’Università di Pisa San Martino e nello specifico Fausto baldanti Elena Percivalle del laboratorio di virologia molecolare di Pavia hanno studiato in collaborazione  con  gli altri ricercatori coordinati da Davide Corti dell’irb, la risposta immunitaria nei malati a Zika, individuando così gli anticorpi buoni capaci di bloccare l’infezione e anticorpi cattivi che possono portare ad un’infezione letale.”Zika  è diventato un’emergenza quando è esploso in Sudamerica perché lì c’è una densità di popolazione altissima e le zanzare Aedes capaci di trasmettere il virus in maniera molto efficiente: in Brasile sono stati registrati 4mila casi di microcefalia l’anno scorso. Il problema è il contagio delle donne in età fertile”, ha dichiarato Bandanti il quale aggiunge che purtroppo ad oggi non esiste un vaccino ne tanto meno una terapia che possa bloccare il virus che si trasmette anche per via sessuale potenzialmente anche al momento del concepimento.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è stata coordinata da Humabs BioMed, una società di biotech svizzera, spin-off dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona affiliato all’università della Svizzera Italiana.   Lo studio in questione sicuramente apre le porte ad un futuro migliore e dai nuovi testi diagnosi ed approcci terapeutici. “Sono tre i risultati principali del nostro lavoro. Il primo che abbiamo identificato degli anticorpi ‘buoni’, capaci di neutralizzare e bloccare il virus non solo in provetta, ma anche negli animali”, ha dichiarato Antonio Lanzavecchia, ovvero il direttore dell’Irb. “Abbiamo studiato i meccanismi di controllo immunitario  e identificato anticorpi particolarmente potenti nel controllarla. In futuro, come accaduto per Ebola, questi anticorpi sintetizzati in laboratorio potrebbero diventare una terapia per difenderci dall’infezione”, ha dichiarato Baldanti.

A detta dei ricercatori pare che ci siano solo 4 mesi per selezionare e caratterizzare più di 100 anticorpi monoclonati diretti contro il virus Zika, isolati dai linfociti B provenienti da 4 pazienti convalescenti. I ricercatori hanno fatto sapere che l’anticorpo più potente nel neutralizzare il virus Zika è adesso in fase di sviluppo a Hambs per prevenire le infezioni congenite.Intervenuto anche Filippo Riva, il CEO di Humabs, il quale ha dichiarato:  “Questo studio rappresenta un altro rilevante esempio della rapidità con cui Humabs è in grado di isolare e caratterizzare un vasto numero di anticorpi diretti contro agenti infettivi e di sviluppare i migliori anticorpi quali possibili nuove terapie per contrastare i patogeni emergenti”.

La malattia da virus Zika è una arbovirosi, che nella maggior parte dei casi (80%) decorre in maniera, del tutto asintomatica, nel resto dei casi (20%) provoca una malattia febbrile lieve con esantema maculo- papuloso. I principali vettori del virus Zika sono le zanzare del genere Aedes, ma è stata descritta anche la trasmissione sessuale, verticale (madre-figlio) e parenterale (anche se, per quest’ultima non ci sono dati sufficienti a supportare l’evidenza) della malattia. Prima del 2007, è stata documentata la circolazione del virus e notificato un numero limitato di focolai in Africa tropicale e in alcune zone del Sud-Est asiatico.

Dal 2007, i focolai sono stati notificati in diverse isole del Pacifico. Nel 2015, per la prima volta, sono stati segnalati in Sud America focolai di malattia da virus Zika. La malattia da virus Zika è attualmente considerata una malattia infettiva emergente.
Durante l’epidemia scoppiata in Polinesia francese nel 2014 e nelle Americhe a partire dal 2015 è stato segnalato un significativo aumento dei pazienti con la sindrome di Guillain-Barré (SGB). Un simile aumento, insieme ad un incremento inatteso di casi di microcefalia congenita, è stato osservato in alcune regioni nordorientali del Brasile nel 2015. La relazione causale è stata, attualmente, dimostrata.
Non esiste profilassi, trattamento o vaccino per proteggersi dall’infezione da virus Zika. Pertanto, si deve raccomandare di adottare misure di prevenzione personale per evitare le punture di zanzara.

La malattia da virus Zika è causata da un virus appartenente al genere Flavivirus, famiglia Flaviviridae, gruppo Spondweni.
• E’ stato isolato per la prima volta nel 1947 da una scimmia nella foresta Zika, in Uganda, successivamente, nel 1948, in zanzare (Aedes africanus) nella stessa foresta, ed in una persona in Nigeria nel 1952. Esistono due ceppi del virus Zika: il ceppo africano e il ceppo asiatico che è emerso recentemente nel Pacifico e nelle Americhe.

Sintomatologia clinica e sequele
• Il periodo di incubazione non è ancora stato chiarito ma probabilmente varia tra 3 e 14 giorni dopo la puntura di una zanzara infetta.
• La maggior parte delle infezioni rimane asintomatica (circa l’80%).
• I sintomi della patologia sono generalmente lievi e la malattia di solito è caratterizzata da una malattia febbrile di breve durata e auto-limitante che può durare 2-7 giorni, senza complicazioni gravi, senza decessi correlati e con un basso tasso di ospedalizzazione.
• I principali sintomi sono: esantema maculo papuloso, febbre, dolori articolari, affaticamento, congiuntivite non purulenta/iperemia congiuntivale, mialgia e cefalea. L’esantema maculo papuloso spesso inizia sul viso e successivamente si diffonde a tutto il corpo. Meno frequentemente, sono presenti dolore retro-orbitale e sintomi gastro-intestinali.
Sono state notificate malformazioni congenite del sistema nervoso centrale, quali microcefalia nei feti e nei neonati nati da madri con possibile esposizione al virus Zika durante la gravidanza nel corso dei recenti focolai di malattia da virus Zika in 11 paesi (alla data del 25 maggio 2016) quali Brasile, Capo Verde, Colombia, Polinesia Francese, Isole Marshall, Martinica, Panama, Porto Rico, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America. In diversi paesi delle Americhe (Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Salvador, Honduras, Suriname, Venezuela) e in Polinesia Francese è stato segnalato un aumento inusuale dei casi di sindrome di Guillan-Barré in coincidenza con i focolai di virus Zika, mentre in altri paesi (Guyana Francese, Haiti, Martinica, Panama, Porto Rico) in assenza di un aumento dei casi di SGB, è stato registrato almeno 1 caso di SGB con infezione confermata da virus Zika4.
In base alle ricerche attuali, esiste consenso scientifico che il virus Zika sia una causa di microcefalia e SGB.

• Indagini sierologiche effettuate in Africa e in Asia indicano una probabile circolazione virale del virus Zika con identificazione di anticorpi specifici in diverse specie animali (grandi mammiferi quali orangutan, zebra, elefanti, bufali) e roditori.
• Le informazioni sulla distribuzione geografica del virus Zika si basa sui risultati di indagini sierologiche e isolamento virale nelle zanzare e nelle persone, e nelle segnalazioni dei casi importati associati ai viaggi. Prima del 2007, l’area in cui era segnalata circolazione del virus Zika comprendeva l’Africa tropicale e l’Asia sudorientale. Prima del 2007 è stato documentato un numero molto limitato di focolai epidemici.
• Un focolaio epidemico è stato segnalato nell’Isola di Yap, Stati Federati di Micronesia nel periodo compreso fra aprile e luglio 2007. È stato il primo focolaio epidemico di virus Zika identificato al di fuori dell’Africa e dell’Asia. Fra il 2013 e il 2015, diversi focolai significativi sono stati segnalati in isole ed arcipelaghi della regione Pacifico, incluso un focolaio con numerosi casi in Polinesia Francese. Nel 2015, il virus Zika è comparso in Sud America da dove si è ulteriormente diffuso nelle Americhe.

• Il virus Zika è trasmesso attraverso la puntura delle zanzare. E’ stato isolato dalle zanzare delle specie Aedes aegypti e Aedes albopictus e recenti studi di laboratorio hanno dimostrato la competenza di entrambe nell’amplificazione e trasmissione del virus Zika5.
• Altre zanzare della specie Aedes (in particolare Ae. africanus, Ae. polynesiensis, Ae. unilineatus, Ae. vittatus e Ae. hensilli) sono considerate potenziali vettori del virus Zika. Queste specie pungono prevalentemente durante le ore diurne.
• Sono state, inoltre, identificate ulteriori modalità di trasmissione. La trasmissione perinatale può verificarsi molto probabilmente per via trans-placentare o durante il parto nel caso in cui la madre sia infetta. La trasmissione per via sessuale è stata segnalata in alcuni casi. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’RNA del virus Zika può permanere nello sperma fino a 62 giorni e oltre dopo l’insorgenza dei sintomi di infezione da virus Zika. L’intervallo più lungo trascorso fra l’insorgenza dei sintomi in un uomo e la successiva insorgenza dei sintomi in una donna per presunta trasmissione sessuale è di 44 giorni. Tutti i casi di trasmissione sessuale sinora segnalati sono legati a casi indice sintomatici, eccetto uno correlato ad un caso asintomatico. Sinora non è stata segnalata trasmissione per via sessuale del virus Zika da donne infette ai loro partner sessuali.
• Esiste un rischio potenziale di trasmissione del virus Zika attraverso le trasfusioni di sangue, il trapianto di cellule staminali emopoietiche, la donazione di sperma ed il trapianto di organi, anche se attualmente non è stato segnalato alcun caso dovuto a tali modalità di trasmissione.
• Attualmente non è stata documentata la trasmissione del virus Zika attraverso la saliva, l’urina o l’allattamento materno.

• La diagnosi della malattia da virus Zika è principalmente basata sull’identificazione dell’RNA virale da campioni clinici in pazienti nella fase acuta della malattia.
• Il periodo viremico è di breve durata, permettendo l’identificazione diretta del virus in campioni di siero/sangue/plasma nei primi 3-5 giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. L’RNA del virus Zika è stato identificato nell’urina fino a 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi della malattia. Una pubblicazione recente suggerisce un tempo molto maggiore per la rilevazione del virus utilizzando il sangue intero per i test molecolari6.
• Dal quinto giorno successivo all’insorgenza della sintomatologia, possono essere effettuate indagini sierologiche per identificare gli anticorpi IgM e IgG specifici per Zika; si raccomanda di valutare la sieroconversione o l’aumento di almeno quattro volte del titolo anticorpale di anticorpi specifici per Zika in coppie di campioni di siero raccolti a distanza di 2-3 settimane, e di confermare con test di neutralizzazione eventuali risultati positivi.
• I risultati sierologici devono essere interpretati tenendo conto dello stato vaccinale e dell’eventuale pregressa esposizione ad altre infezioni causate da flavivirus.
• Di seguito si riporta una tabella di riepilogo dei test che possono essere utilizzati per diagnosticare il virus Zika.
• L’identificazione del virus Zika può anche essere effettuata su altri campioni biologici, quali fluido amniotico, liquido cerebrospinale, placenta o biopsia, utilizzando il test PCR o i test immunoistochimici.

• Per l’esecuzione del test di neutralizzazione, o comunque di sperimentazioni, che prevedano
l’utilizzo di virus vivo amplificato in laboratorio, seguendo un principio di precauzione ed in attesa di un aggiornamento ufficiale dell’elenco, è raccomandato ai Laboratori di considerare il virus Zika come un virus di livello BSL3, così come già previsto per i virus Chikungunya, Dengue e West Nile. Per tutti gli altri tipi di test sierologici e molecolari si raccomanda l’utilizzo, almeno nelle fasi di manipolazione di campioni potenzialmente infetti, di cappe biologiche di livello BSL2.

• Non esiste alcun vaccino o trattamento profilattico specifico.
• La diagnosi clinica differenziale deve essere considerata come pure una possibile co-infezione con altre malattie trasmesse da vettori, quali dengue, chikungunya e malaria.
• Il trattamento è sintomatico e basato principalmente sulla terapia antidolorifica, antipiretica e antistaminica per ridurre il prurito causato dall’eritema cutaneo.
• È sconsigliato il trattamento con acido acetil-salicilico e antinfiammatori non steroidei a causa di un possibile aumento del rischio di sindrome emorragica segnalata in altri flavivirus e del rischio di sindrome di Reye successivo all’infezione virale in bambini ed adolescenti.

• Il personale sanitario deve raccomandare ai pazienti infetti da virus Zika di evitare le punture di zanzara durante la prima settimana di malattia, soprattutto nel periodo da maggio a ottobre, utilizzando misure di prevenzione quali uso di zanzariere, applicazione di repellenti, utilizzo di abiti coprenti, schermi a porte e finestre (vedi paragrafi successivi).
• Inoltre, il personale sanitario dovrebbe fare attenzione alla possibile comparsa di sindromi neurologiche (SGB e altre sindromi neurologiche quali paralisi flaccida acuta, mielite, meningite, meningoencefalite) ed altre possibili complicazioni causate daN’infezione da virus Zika che attualmente non sono ancora state descritte in letteratura scientifica, così come a presentazioni cliniche atipiche fra gruppi a rischio (es. bambini, anziani, pazienti immunocompromessi e pazienti con anemia falciforme).

Le misure di prevenzione per le donne in gravidanza sono le stesse che si raccomandano alla popolazione generale. Tuttavia, data la loro importanza, dovrebbero essere ripetute ad ogni contatto del personale sanitario con la futura mamma.
L’infezione da virus Zika può essere sintomatica o asintomatica. La maggior parte delle donne sintomatiche durante la gravidanza presenteranno un eritema cutaneo, spesso di tipo maculopapuloso e pruriginoso. In altri casi si avrà febbre, congiuntivite, dolori articolari, cefalea, dolori muscolari e astenia. Questi sintomi durano generalmente 2-7 giorni, sono di lieve entità e si risolvono spontaneamente. In alcuni casi, l’eritema cutaneo può persistere per 14 giorni. È inoltre importante accertare l’eventuale infezione da virus Zika in tutte le donne in gravidanza affette da sindrome di Guillain-Barré o altre complicazioni neurologiche.
Gli accertamenti diagnostici raccomandati per le donne in gravidanza sono gli stessi di quelli raccomandati per la popolazione generale. La diagnosi si fa utilizzando il test RT-PCR nel siero materno durante i primi otto giorni successivi alla comparsa dei sintomi. Il virus Zika può inoltre essere identificato in campioni di urina raccolti durante la fase acuta della malattia fino a tre settimane dopo l’insorgenza dei sintomi. Il test ELISA o l’immunofluorescenza possono essere utilizzati per identificare anticorpi anti IgM a partire dall’ottavo giorno dopo l’insorgenza dei sintomi. Sono possibili reazioni crociate e falsi positivi e pertanto è sempre necessaria la conferma con neutralizzazione.
Il trattamento sintomatico delle donne in gravidanza con presenza di sintomatologia prevede il riposo e l’utilizzo delle misure di protezione personale descritte precedentemente, per ridurre la possibilità di trasmissione deN’infezione ad altre persone, soprattutto nella fase viremica, durante la prima settimana della malattia. La febbre e la cefalea possono essere gestite con misure di raffreddamento fisico (es. panni umidi, abiti leggeri, bagni o docce) e acetaminofene (paracetamolo). Si raccomanda di evitare l’uso di aspirina o altri farmaci antinfiammatori non-steroidei (NSAID) finché non sia stata esclusa l’infezione da virus dengue. La cefalea dovrebbe essere trattata con paracetamolo (acetaminofene) col dosaggio prescritto per la gestione della febbre. L’eritema cutaneo pruriginoso può essere trattato con applicazioni topiche di Calamina Lozione o di soluzioni acquose a base di mentolo. Nel caso in cui una donna in gravidanza con infezione da virus Zika chieda insistentemente di utilizzare prodotti antistaminici per calmare il prurito dovuto all’eritema cutaneo, si raccomanda la prescrizione di un antistaminico orale di prima generazione, generalmente, la clorfenamina. Dopo il primo trimestre di gravidanza, possono essere utilizzati, in alternativa, la loratadina e la cetirizina.

Nel caso di donne residenti o di ritorno da un viaggio in aree con infezione da virus Zika in corso, l’ecografia durante il primo trimestre di gravidanza serve per confermare la settimana di gravidanza ed effettuare una valutazione morfologica di base del feto. È importante ricordare alle donne in gravidanza di presentarsi ai futuri controlli prenatali. In occasione di ogni visita, dovrebbe essere chiesto alle donne se sono comparsi sintomi relativi alla malattia da virus Zika nel periodo intercorrente fra le visite. Dovrebbe, inoltre, essere loro suggerito di effettuare la visita anticipatamente se compaiono sintomi legati a questa malattia e ricordate le misure preventive individuali ed ambientali.
Indipendentemente dalla comparsa della malattia, tutte le donne in gravidanza residenti in aree in cui è in corso la trasmissione da virus Zika, dovrebbero fare un’ecografia per evidenziare eventuali anomalie fetali fra la 18a e la 20a settimana di gestazione o al più presto, nel caso che si presentino alla prima visita dopo la 20a settimana. Durante l’ecografia dovrà essere esaminato con cura il sistema nervoso centrale per evidenziare qualsiasi anomalia, incluso microcefalia e altre deformità strutturali intracraniche.
Si raccomanda di ripetere l’ecografia alla fine del secondo o all’inizio del terzo trimestre, preferibilmente fra la 28a e la 30a settimana di gravidanza, per identificare l’eventuale microcefalia fetale e/o altre anomalie cerebrali, che a questo stadio di gravidanza, sono molto più facili da diagnosticare. È infatti possibile che la madre sia infetta e il feto mostri lesioni dopo un test per virus Zika inizialmente negativo e un’ecografia iniziale normale. L’ecografia definisce più accuratamente l’assenza di microcefalia che la sua presenza.
L’ecografia deve essere mirata ad identificare anomalie fetali cerebrali o di altro tipo, incluso microcefalia, ventricolomegalia, calcificazioni intracraniche, solchi e circonvoluzioni cerebrali anomali, atrofia cerebrale, anomalie del corpo calloso, microftalmia e calcificazione oculare. Esiti dell’ecografia di anomalie del fluido amniotico, restrizioni della crescita intrauterina o morte fetale in una donna in gravidanza con un’anamnesi di infezione da virus Zika devono far sospettare l’infezione anche nel feto. I feti infetti possono presentare un più ampio spettro di malattia, che va dalla completa assenza di sintomi ad un grave interessamento cerebrale e di altri organi fino alla morte fetale intrauterina. Pertanto la ricerca di lievi segnali precoci di anomalie cerebrali nel feto in associazione con un test positivo o inconclusivo per virus Zika può facilitare una diagnosi precoce e un’assistenza adeguata. Un risultato normale dell’esame anatomico del feto all’ecografia può essere rassicurante per la futura mamma, ma non può predire un esito normale ed è preferibile effettuarne un’altra successivamente. Nel documento citato, l’OMS suggerisce di sospettare la microcefalia nei feti con circonferenza cranica inferiore di due deviazioni standard alla media per quell’età gestazionale. Una circonferenza cranica inferiore di 5 deviazioni standard alla media per quell’età gestazionale è un indicatore di grave riduzione delle dimensioni intracraniche, ed è possibile effettuare una diagnosi di microcefalia con un livello di confidenza ragionevole.
L’amniocentesi può essere presa in considerazione per le donne con risultati negativi al test per virus Zika ma con ecografia che evidenzia anomalie cerebrali nel feto, per effettuare uno screening delle anomalie genetiche ed infezioni congenite, incluse da virus Zika. Deve comunque essere effettuata dopo la 15a settimana di gestazione.

Si chiama Zika. È il virus che sta creando allarme in Brasile. E trasmesso da una zanzara e non è escluso che in futuro
il contagio possa superare i confini del Centro e Sudamerica. Non esiste vaccino. Il virus sarebbe responsabile di un incremento di neonati con microcefalia (testa più piccola
del normale). La malattia sarebbe trasmessa dalla madre infettata a inizio gravidanza.

III virus Zika sta creando allarme in Brasile e in altri Paesi del Centro-Sud America e Caraibi. Che cosa sta succedendo?
La grande preoccupazione nasce dal fatto che, in Brasile, sono aumentate di venti volte, dal 2014 a oggi, le nascite di bambini con microcefalia (con una testa, cioè, più piccola del normale: quasi 4.000 casi nell’ultimo anno), una condizione che comporta, poi, problemi di apprendimento e di sviluppo. E queste nascite sono state messe in relazione con l’infezione da virus Zika. Non solo: si segnala anche un incremento di casi di sindrome di Guillain-Barré (una malattia di solito rarissima, ma l’anno scorso si sono contati 554 casi solo nella zona Nord-Est del Brasile e altri in Colombia, Venezuela e E1 Salvador). Si tratta di una malattia che colpisce i nervi e provoca la paralisi dei muscoli: generalmente ci si riprende dopo una settimana, ma in qualche caso può essere fatale. Non è sicurissimo che anche questa situazione sia legata allo Zika, ma i sospetti sono molto forti.
Come si manifesta l’infezione da virus Zika?
Nella maggior parte delle persone l’infezione non è grave: provoca, in un caso su cinque,
febbre, dolori muscolari e articolari, congiuntivite, arrossamenti della pelle (comparsa di macchie e papule) e spossatezza. I sintomi compaiono dopo 3-12 giorni dalla puntura della zanzara. L’infezione non ha mai dato origine a febbri emorragiche o morte.
Come si riconosce la malattia?
In base ai sintomi clinici. C’è però un problema: questi ultimi, essendo sovrapponibili a quelli di altre due malattie simili — la dengue e la chikun- gunya — possono creare una certa confusione nella diagnosi. Non esiste ancora un test commerciale per la malattia da Zika.
Quali sono le cure?
Non ci sono cure specifiche: si consiglia riposo a letto e terapie di supporto per la febbre (antipiretici e somministrazione di liquidi). Sarebbe meglio non usare aspirina nel dubbio della diagnosi (il farmaco è controindicato nel caso di dengue).
Esiste un vaccino?
No, non ci sono vaccini allo studio contro il virus Zika, ma contro altri virus della stessa famiglia sì. Si può pensare di adattarli. C’è però un problema: questa infezione e le sue
cugine (dengue e chikungunya) si manifestano come epidemie improvvise e vaccinare preventivamente tutta la popolazione potrebbe essere troppo costoso e poco efficace.
Da dove viene il virus Zika?
Zika è il nome di una foresta deH’Uganda dove il microrganismo è stato scoperto per caso nel 1947, ma allora infettava soltanto le scimmie. Poi la zanzara che lo trasmette (del genere «Aedes») ha cominciato a pungere anche gli umani e quindi a diffondere l’infezione. È la storia di tutte le nuove infezioni tipo Aids: fino a un certo punto rimangono confinate fra gli animali, poi fanno il salto di specie. Ora la zanzara che trasmette il virus è la «Aedes aegypti» (quella che veicola anche la febbre gialla, che provoca gravi emorragie), diffusa soprattutto nelle zone tropicali e subtropicali del Pianeta.
7 Come è arrivalo in Brasile?
Imputato, secondo alcuni, sarebbe il Mondiale di Calcio che ha richiamato nel Paese sudamericano, nel 2014, persone da ogni angolo del globo, favorendo così la diffusione dell’infezione dalla Polinesia Francese al Brasile. E adesso le autorità sanitarie brasiliane sono molto preoccupate per quello che potrà succedere con prossimo il Carnevale di Rio de Janeiro e ancora di più per l’Olimpiade che si terrà, sempre a Rio, nell’agosto prossimo.
Europa e in Italia. È quella che trasmette i virus della chikun- gunya e della dengue — responsabili della «febbre spacca ossa»: casi di malattia sono stati segnalati negli ultimi anni in varie regioni italiane, soprattutto in Emilia-Romagna e in Veneto — chiamate anche «febbri estive».
Quali sono le precauzioni per difendersi dal contagio?
Quelle cornimi, già note per la malaria. Chi vive nelle aree a rischio deve ricorrere a zanzariere alle finestre degli edifici e sopra il letto, usare l’aria condizionata, rimuovere dalle case e dai cortili contenitori dove ristagna acqua e dove le zanzare possono proliferare. Per i turisti le raccomandazioni sono quelle di coprirsi il più possibile (pantaloni e camicie con maniche lunghe, cappello, calze e scarpe) e di usare repellenti cutanei, con una raccomandazione: queste zanzare, a differenza di quelle che trasmettono la malaria al tramonto, pungono durante l’intera giornata. Regole da seguita climi
più temperati rispetto a quella della specie «Aedes aegypti» ed è presente in 32 Stati dell’Unione americana, in
9 Esiste un rischio di trasmissione sessuale dello Zika?
Sì, potrebbe esistere. Nel dicembre 2013, durante un’epidemia di Zika nella Polinesia Francese, il virus è stato isolato nello spenna di un paziente e questo potrebbe far ipotizzare una potenziale trasmissione sessuale del virus, re per evitare quanto è successo ai quattro italiani che hanno «importato» l’infezione.
E le donne incinte?
Cdc (i Centri per il controllo delle malattie infettive americani) e anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, sconsigliano alle donne in gravidanza di recarsi nei Paesi dove è diffusa l’infezione. Brasile e E1 Salvador suggeriscono di posticipare le gravidanze in attesa che l’epidemia si esaurisca. Il problema è che i danni da virus sul feto avvengono nel primo trimestre di gravidanza, quando una donna può non sapere di essere incinta. La questione ha rilanciato il dibattito sull’aborto in Brasile, dove la legge è molto restrittiva.

Con l’approssimarsi della stagione estiva ritorna forte l’esigenza di agire con efficacia per il controllo delle zanzare che, come dimostra l’esperienza degli ultimi anni, possono trasmettere malattie. Enti locali e cittadini sono tenuti a operare in sinergia nell’attività ordinaria di lotta al vettore che deve essere condotta allo scopo di mantenere al livello più basso possibile l’infestazione da zanzara tigre. Questo protocollo ordinario prevede che i Comuni eseguano trattamenti larvicidi delle caditoie stradali ed eventuali controlli di qualità sull’operato delle ditte in appalto, nonché attività di educazione e coinvolgimento dei cittadini nella gestione delle aree private. Infatti è solo con un forte coinvolgimento della popolazione e il suo ruolo attivo nel mantenere curati gli spazi di pertinenza delle proprie abitazioni che si può fare un salto di qualità nella riduzione dell’infestazione da zanzare.
In particolare ai cittadini è chiesto di seguire gli accorgimenti indicati in figura 1. Inoltre il Piano regionale di prevenzione e controllo delle malattie trasmesse da zanzare che, fin dal 2008, viene inviato ogni anno ai Comuni e alle Aziende sanitarie, prevede un protocollo di disinfestazione straordinaria che deve essere condotto
quando si rilevano casi di malattia da Chikungunya virus, Dengue virus e fin dal 2013 anche Zika virus. Ogni anno, infatti, un certo numero di cittadini con sintomi rientra da viaggi in paesi dove queste malattie sono presenti. Queste persone si trovano nella condizione, se punti, di poter infettare le zanzare e rendere quindi possibile un ciclo autoctono di trasmissione sul nostro territorio.
Negli ultimi mesi le notizie sulla circolazione del virus Zika in Sud e Centro America hanno suscitato preoccupazione e una certa risonanza tra i media a causa delle possibili complicanze conseguenti all’infezione e per i timori di una sua diffusione anche in Italia.
È sempre più forte, infatti, l’evidenza di un’associazione tra Zika virus e malformazioni congenite del sistema nervoso centrale quando l’infezione è contratta durante la gravidanza. Nella popolazione generale, questo virus sembra essere correlato a manifestazioni neurologiche quali la sindrome di Guillain-Barré, una sofferenza acuta del sistema nervoso periferico con paralisi progressiva agli arti. Inoltre, benché molti aspetti della trasmissione di Zika virus debbano ancora essere ben compresi dal
punto di vista scientifico, sembra assodato che la principale, anche se non unica, modalità di trasmissione del virus sia quella attraverso le punture di zanzare del genere Aedes, Aedes aegypti in primis. Questa specie non è presente nel nostro territorio, dove invece è stabilmente insediata Aedes albopictus (la comune zanzara tigre), il cui ruolo come vettore del virus non è completamente definito, anche se questo insetto ha dimostrato in laboratorio di avere le caratteristiche per essere competente nella trasmissione della malattia.
Il protocollo da seguire quando si verificano casi di malattia veicolate da zanzare
Il protocollo operativo da attivarsi a seguito del rilevamento di casi di malattia prevede che:
– nel periodo di attività del vettore, in caso di singola segnalazione, sia disinfestata un’area corrispondente a un cerchio di raggio pari a 100 metri dall’abitazione (luogo di lavoro ecc.) del soggetto ammalato, o di 300 metri in caso di più casi in unica sede
– la disinfestazione in tale area sia articolata in tre fasi che devono essere condotte in modo sinergico: adulticidi in orario notturno in aree pubbliche per tre notti consecutive; adulticidi, larvicidi e rimozione dei focolai in aree private (porta-porta); contestuale trattamento larvicida nelle tombinature pubbliche – l’avvio delle attività avvenga entro 24 ore dalla segnalazione per cui è necessario garantire una pronta reperibilità. L’applicazione puntuale delle azioni assume ancora più rilevanza in quanto una percentuale delle persone infettate, variabile a seconda della malattia, non sviluppa sintomi e di conseguenza non è intercettata dal sistema sanitario, pur essendo a rischio potenziale di infettare le zanzare.
Da tempo la Regione sta supportando economicamente i Comuni nell’implementazione di questo Piano con una cifra annua pari a 1.000.000 euro, suddivisa secondo quote di rimborso variabili in base al tipo di attività: 100% per il monitoraggio della zanzara tigre e per il protocollo straordinario attivato per motivi sanitari; 50% per i controlli di qualità; riparto su base proporzionale della somma rimanente a supporto delle spese sostenute per l’attività ordinaria di disinfestazione. In riferimento a quest’ultima voce, nel 2015, i Comuni hanno ricevuto una somma pari al 21% delle spese sostenute. Sulla base della rendicontazione annuale fatta dai Comuni alla Regione per accedere al contributo, si può vedere che negli anni l’impegno complessivo è passato da 4.900.000 euro del 2011 a 3.100.000 euro del 2015 e la quota più rilevante di questo calo è sulle attività di disinfestazione ordinaria. Ciò è giustificato in parte da migliori condizioni ottenute in sede di gara d’appalto, per cui è raccomandabile rafforzare l’impegno su controlli di qualità che consentano di avere garanzie sull’adeguato e corretto svolgimento del servizio. Resta comunque evidente che, in alcuni territori, le cifre investite non appaiono compatibili con una corretta gestione della lotta agli insetti vettori di malattie.
È possibile che la prossima stagione estiva sia particolarmente impegnativa: l’inverno mite ha consentito la sopravvivenza, in percentuali più elevate del solito, delle uova di zanzara tigre svernanti; a causa delle manifestazioni olimpiche e di alcuni flussi consolidati, commerciali e turistici, è probabile che persone che hanno contratto Chikungunya, Dengue o Zika in paesi dove queste malattie sono endemiche o epidemiche, arrivino nel nostro territorio. Ciò premesso è auspicabile che nella
prossima estate siano particolarmente elevati l’attenzione e l’impegno su un adeguato governo del territorio; la Regione Emilia-Romagna ha deciso di incrementare del 10% il fondo destinato al supporto delle attività di disinfestazione condotte dai Comuni. Queste azioni si inseriscono in un quadro complessivo di azioni integrate per il rafforzamento della sorveglianza della malattia, anche attraverso formazione specifica ai clinici e agli operatori del sistema sanitario per una tempestiva individuazione e segnalazione dei casi sospetti di malattia e interventi di
sensibilizzazione rivolti alla popolazione, in relazione alle corrette misure di prevenzione presso il domicilio e di protezione personale, sul territorio regionale, ma soprattutto in caso di viaggi in zone endemiche.

L’ infezione da virus Zika (ZikV) è un’infezione virale emergente trasmessa da zanzare del genere Aedes, zanzare che pungono nelle ore diurne e si riproducono in raccolte di acqua peridomestiche. Il principale vettore sembra essere Ae. aegypti che non è presente nel nostro territorio. Il 1 febbraio 2016 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato quella da Zika virus un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.
Oltre a quella vettoriale è documentata la trasmissione materno-fetale, la trasmissione attraverso le trasfusioni di sangue infetto e quella sessuale.
Per quest’ultima modalità, a oggi, è conosciuta solo la possibilità della trasmissione da una persona di genere maschile, che è o è stata sintomatica, ai suoi partner sessuali.
Il virus, infatti, è presente nello sperma dove può persistere anche per mesi dopo la guarigione clinica. Altri liquidi biologici nei quali il virus è stato trovato sono il sangue, l’urina, la saliva, il liquido cerebrospinale, il liquido amniotico e il latte materno. Non c’è prova che ZikV si trasmetta attraverso l’allattamento al seno. Nella maggior parte delle persone l’infezione da ZikV decorre in modo asintomatico (80% dei casi circa).
Nei casi sintomatici il quadro clinico è generalmente lieve e caratterizzato da disturbi simil-influenzali con rash cutaneo e congiuntivite. La malattia si autolimita, ha una durata di 2-7 giorni, e di norma non richiede il ricovero.
La mortalità è bassissima. ZikV può essere però responsabile di gravi manifestazioni neurologiche come microcefalia nei nati da madre infetta
e casi di sindrome di Guillain-Barré, come è stato registrato in alcune aree epidemiche. Inoltre, ZikV sembra associato anche con altre malattie di tipo infiammatorio/autoimmune del sistema nervoso. Per la prevenzione dell’infezione, attualmente, non si dispone di alcun vaccino.
Per il momento nessun caso autoctono, ma l’attenzione è alta
Al 14 aprile 2016, nessun caso autoctono dovuto a trasmissione vettoriale è stato registrato nei paesi della Ue. Sono, invece, oltre 400 i casi importati, di cui una ventina riguardano donne in gravidanza. Pertanto, coloro che viaggiano in paesi endemici o dove è in atto un’epidemia da ZikV dovrebbero adottare misure precauzionali per evitare le punture di zanzara. Si raccomanda l’uso di repellenti cutanei, di indossare camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi di colore chiaro e di evitare i profumi, le creme e i dopobarba. Negli ambienti indoor, viene inoltre consigliato l’uso del condizionatore d’aria. In alternativa si possono proteggere porte e finestre e letti con zanzariere. È consigliabile usare spray antizanzare o diffusori di insetticida o spiralette antizanzare al piretro. Tali misure devono essere messe in atto anche dai pazienti, nei sette giorni successivi all’inizio dei sintomi, per evitare ulteriori punture di zanzara e ridurre la probabilità di perpetuare il ciclo di trasmissione.
In particolare anche al rientro dal viaggio è opportuno, fino a un massimo di due settimane, continuare a seguire queste semplici misure di protezione individuale dalle punture per non originare un ciclo di trasmissione autoctona nel nostro Paese.
Zanzare tigre, un vettore potenziale?
Con l’approssimarsi del periodo di attività della zanzara tigre, vettore potenziale presente nel nostro territorio,
non si può escludere la trasmissione vettoriale anche da noi.
Alla luce della recente dimostrazione della relazione causale con disordini neurologici, assume ancora più valore la raccomandazione alle donne in gravidanza e alle persone con malattie del sistema immunitario o con gravi patologie croniche di evitare i viaggi non necessari nei paesi con epidemia di ZikV in corso (v. figura). Si consiglia l’uso del preservativo durante il viaggio e, dopo il ritorno, agli uomini viene raccomandato di praticare sesso sicuro per un numero di mesi che dipende dall’avere avuto o meno un’infezione sintomatica, ma come minimo per due mesi. Se, invece, si tratta di partner sessuali di donne in gravidanza, tale indicazione vale per tutta la durata della gestazione, a prescindere dall’avere avuto o meno un’infezione sintomatica. Più in generale alle persone che rientrano da un paese dove è in atto un epidemia di ZikV si consiglia di rivolgersi a un consultorio della Azienda Usl per informazioni su un’attività sessuale sicura. I viaggiatori sono sospesi dalle donazioni di sangue per almeno quattro settimane dopo il ritorno.
Infine, le donne già in gravidanza, che rientrano da un viaggio in aree affette,
dovrebbero informare subito il medico curante per essere valutate e monitorate nel corso delle visite prenatali.

Tutto va dappertutto nel piccolo pianeta che ci ospita sempre più faticosamente. È una massima che stentiamo ancora ad afferrare nel suo significato concreto. L’abbiamo visto prima con i gas che scarichiamo in atmosfera, che circolano in alta quota, cambiano il clima e ricadono prima o poi da qualche parte; poi con quanto riversiamo nelle acque che girano il mondo e con i prodotti della terra che albergano parassiti di varia natura.
Non ci sono barriere geografiche che tengano di fronte alla marcia inesorabile della globalizzazione imposta dalle attività dell’uomo, che cerca anche di salvarsi la coscienza e correre ai ripari. Timidamente l’Unione europea ha emanato il regolamento 1143/2014 sulla prevenzione e la gestione delle specie aliene invasive-; nel documento sono stimate in oltre 12.000 le specie viventi introdotte intenzionalmente o inavvertitamente in Europa. Solo una minoranza di queste arreca danni agli ecosistemi, all’agricoltura, alla pesca, alla salute pubblica, e questi danni sono stimati in circa 12 miliardi di euro all’anno e sono in continua crescita. Anche se sulla carta non è dato ammetterlo, nei fatti ci siamo già arresi all’inevitabile rivoluzione biogeografica in atto.
Se non una nuova genesi, perché le specie rimangono quelle e anzi tendono a ridursi di numero, è in atto un grande rimescolamento e la ridistribuzione delle specie sul pianeta.
Colpisce però la rapidità, l’impennata che negli ultimi anni il fenomeno delle specie invasive ha assunto. Si fa oggettivamente fatica a tenere il conto e ad aggiornare il quadro complessivo. Probabilmente gli ecosistemi riusciranno ad adattarsi al continuo bombardamento e a continuare a fare ciò che hanno sempre fatto per milioni di anni: connettere gli organismi in una immensa rete in modo che comunichino tra di loro.
Certo le attività umane più strettamente legate agli ecosistemi, come la pesca
e l’agricoltura, soffriranno crisi nei settori via via interessati dai nuovi arrivi e dovranno trovare il modo di riorganizzarsi di conseguenza.
Con la zanzara tigre dobbiamo convivere, limitando i danni
Proviamo ora a vedere cosa ci dobbiamo aspettare nel campo delle zanzare.
Oggi, le specie di zanzara invasive sono tutte appartenenti al genere Aedes; questo a causa della loro capacità di deporre uova nei contenitori artificiali (ad es. copertoni), per la resistenza delle uova a periodi di siccità o basse temperature e per la capacità delle larve di svilupparsi anche in piccole raccolte d’acqua molto diffuse negli ambienti urbani. Attualmente in questo elenco figurano Aedes aegypti, Ae.albopictus, Ae.atropalpus, Ae.koreicus, Ae.japonicus e Ae.triseriatus. Per il momento di zanzare invasive nei generi Culex e Anopheles, altrettanto pericolosi per la salute pubblica, non se ne contano. Ae.albopictus, la zanzara tigre arrivata coi copertoni usati all’inizio degli anni 90, è la prima della classe, stabilmente
insediata in Italia e nel bacino del Mediterraneo, ci dovrebbe aver insegnato qualcosa. Limita fortemente la fruizione degli spazi verdi nei mesi estivi, determina intense reazioni nei soggetti allergici, ci costringe a ricorrere a ogni sorta di preparati per difenderci, in genere senza successo, può diffondere malattie come Dengue, Chikungunya e l’ultimo virus emergente Zika. Malattie per le quali non avevamo zanzare autoctone in grado di trasmetterle.
Per ora con la zanzara tigre dobbiamo convivere, cercando di limitare il danno, tra l’altro non sapendo bene se è maggiore il danno diretto della zanzara o quello indiretto determinato dal dispiego di prodotti anti zanzara. Difficile fare stime sull’impatto della zanzara tigre sul comparto turistico, sulla qualità di vita, sulle nostre abitudini estive. Certo è che il mercato produce una congerie di ritrovati miracolosi e che ogni famiglia spende decine di euro ogni anno nel tentativo vano di difendersi. Dal canto loro Comuni e Regione mettono in campo le scarse risorse che possono.
Sarebbe stato possibile (e conveniente) prevenire lo stabilirsi della zanzara tigre in Italia? Col senno di poi ritengo di sì.

Tecnicamente possibile intervenendo sul mercato dei copertoni usati facendo in modo di operare in sicurezza richiedendo lo stoccaggio al coperto dei pneumatici, evitando di raccogliere acqua piovana. Conveniente per le casse pubbliche e anche per quelle private, considerando che le misure di sorveglianza e controllo delle ditte che fanno import-export di pneumatici usati avrebbero avuto un costo di pochi milioni di euro, contro una spesa nazionale attuale valutabile in decine di milioni. Credo di non essere lontano dal vero indicando un rapporto di convenienza attorno a 1:10, tra prevenzione a tempo debito e costo attuale.
Se non si è fatto e nemmeno tentato è per impreparazione culturale, scientifica e istituzionale, squilibrio nel sistema di governo dei mercati, macchinosità della burocrazia. Potremmo dire che in questo caso i tempi biologici sono stati molto più rapidi dei tempi umani.
Cosa possiamo fare per prevenire l’insediamento di Aedes aegypti e del virus Zika
Ora la domanda che possiamo porci è se l’esperienza con Aedes albopictus ci ha insegnato qualcosa e se eventualmente possiamo metterla a frutto per affrontare possibili scenari futuri.
Nell’immediato abbiamo due specie già insediate nel centro Europa e nel nord del Veneto che stanno espandendo il loro areale, Ae.japonicus ed Ae.koreicus, esaminate in altro articolo di questo numero. Si tratta di due specie che al momento appaiono meno pericolose di Ae. albopictus sotto il profilo della capacità vettoriale e che sembrano meglio adattarsi ai climi temperati freschi che non al clima mediterraneo. Difficile dire della loro capacità di selezionare popolazioni in grado di colonizzare la penisola.
La presenza capillare di Ae. albopictus in quanto competitore di nicchia potrebbe anche fungere da barriera all’insediamento di nuove specie urbane. Possiamo constatare che né a livello europeo né dei singoli paesi interessati (Svizzera, Germania, Italia) c’è stata discussione nel merito della posizione da tenere, rimanendo perciò nella rassegnata accettazione del dato di fatto acquisito.

Americhe. Si tratta di una specie legata ai climi caldi non avendo capacità di svernare alle nostre latitudini. In passato è stata diffusa a partire dall’Africa a bordo delle navi che stoccavano acqua nei barili, arrivando a colonizzare spesso le città portuali del Mediterraneo.
Famosa è rimasta l’epidemia di Dengue del 1927-1928 in Atene che interessò circa il 90% dei 600.000 abitanti con oltre 1.000 morti accertati. Le proiezioni legate al cambiamento climatico indicano che il sud Europa diventerà progressivamente più idoneo alla sopravvivenza della specie nel caso venisse introdotta in qualche modo. Su questa specie è opportuno focalizzare l’attenzione cercando di prevedere quali possano essere le vie di introduzione e i siti di possibile approdo dove attivare le misure di sorveglianza attiva. Il periodo immediatamente successivo all’arrivo nel nuovo sito pone la zanzara di nuova introduzione di fronte a sfide difficilissime e cruciali essendo necessario garantirsi rapidamente condizioni indispensabili per la sopravvivenza propria e della progenie, partendo da una popolazione in genere ridottissima. La precocità di accertamento della colonizzazione in atto e la rapidità nell’adozione delle opportune misure di contrasto sono quindi alla base del possibile successo del nostro intervento. Tutto si gioca in pochi mesi fondamentali che segnano la differenza tra una occasionale introduzione, estremamente localizzata e facilmente eradicabile e una massiccia ed estesa colonizzazione, difficilmente contrastabile e possibile trampolino di lancio per future, più estese, espansioni.
E questo uno degli obiettivi che si pone il progetto greco-italiano Life Conops
(http://www.conops.gr), per avviare l’organizzazione di un sistema strutturato che sia in grado di produrre una risposta immediata ed efficace in grado di bloccare sul nascere la possibile invasione di Aedes aegypti.
Porti e aeroporti sono considerati e valutati specificatamente per le loro caratteristiche in termini di merci a rischio importate e modalità di gestione delle merci. In assenza di merci quali pneumatici usati e piante con acqua, porti e aeroporti non presentano situazioni di elevato rischio in merito all’introduzione di zanzare. Si tratta anche di censire e ispezionare eventuali vivai che importano piante con acqua o semplicemente umide e ditte che commerciano in pneumatici usati alfine di verificare la sussistenza di effettive condizioni di rischio di importazione di zanzare. La sorveglianza attiva viene predisposta presso i soli siti che risultano a maggior rischio.
Il tempo dirà se la strada intrapresa darà risultati e volendo essere ottimisti chissà che nel frattempo le nuove biotecnologie non mettano a disposizione mezzi per riparare ai danni compiuti.

Pigre nei loro spostamenti attivi, la Aedes aegypti e la Aedes albopictus (a noi nota come zanzara tigre), sono conosciute per la loro strategia di spostamento passivo. Nella lingua portoghese sono definite “incursioniste”, che da noi viene tradotto con “guastatori” se si parla di militari, ma anche “guastafeste” in un linguaggio più comune. C’è poco da dire, entrambi i termini ben si associano alle due zanzare citate sopra. In Italia conosciamo la zanzara tigre, arrivata nel 1990 con un carico di pneumatici usati nel porto di Genova da dove poi si è diffusa rapidamente nel resto d’Italia.
Per nostra fortuna non abbiamo ancora la zanzara della febbre gialla, così era conosciuta la Aedes aegypti fino a qualche tempo fa, balzata oggi alle cronache di tutti media mondiali come la zanzara del virus Zika che dopo aviaria, Sars ed Ebola, rappresenta oggi il nuovo leit motiv per la salute mondiale. Non c’è giorno che non si parli di questo virus che sta creando seri problemi in giro per il mondo e soprattutto nell’America centrale e del sud.
E mentre alcuni insinuano che l’emergenza Zika serva a distogliere l’attenzione dai problemi più gravi, la piccola zanzara ha già scatenato una guerra tra abortisti e anti-abortisti in tutto il Sudamerica e non solo.
Persino papa Bergoglio, nell’incontro con i giornalisti durante il viaggio aereo che lo riportava in Italia di ritorno dal Messico, ha messo in guardia contro questo virus, aprendo inaspettatamente all’uso di contraccettivi per evitarne la trasmissione.
Zanzare invasive, anche un problema politico ed economico
Sappiamo bene che le zanzare hanno necessità del nostro sangue per poter maturare le loro uova e la femmina, la sola che esegue questa rischiosa attività,
morde la vittima prescelta prima di ogni deposizione che effettua in media quattro volte nell’arco della sua vita.
Una volta sommerse dalle uova sgusciano le larve e poi la pupa e infine gli adulti.
Il ciclo vitale si conclude in un tempo variabile che dipende prevalentemente dalla temperatura: va dai 60 giorni con temperature attorno ai 12°C, a meno di una settimana con 30°C.
E per questa ragione che in estate ce ne sono molte di più che in primavera o tardo autunno, ed è per questo che il periodo in cui è necessario porre maggiore attenzione nei nostri climi temperati, va da giugno a ottobre.
In questi mesi si concentra il maggior numero di potenziali vettori delle malattie contro cui da qualche anno è in atto una battaglia per arginare la proliferazione delle zanzare e il rischio epidemico.
D’altra parte le zanzare di cui sopra possono spostarsi da un continente all’altro a bordo di una barca dove possono addirittura moltiplicarsi trovando idonee condizioni di vita,
nutrimento e habitat per compiere il proprio ciclo vitale, oppure come clandestine sotto forma di uovo depositato in un pneumatico imbarcato in oriente e sbarcato in occidente.
Eppure anche attorno a questa emergenza sanitaria lanciata dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) si sono scatenati dibattiti tra chi vuole fornire informazioni e chi pensa sempre ai complotti mondiali per sovvertire gli equilibri politici dei diversi Stati.
Diciamo subito che le zanzare un loro “ruolo” politico – per quanto involontario – lo hanno avuto da sempre: nella storia si narra di papi, condottieri e soldati morti per malaria, come di popolazioni migrate in territori bonificati durante il fascismo e delle aree dell’Agro Pontino allagate volontariamente dai soldati tedeschi in ritirata alla fine della seconda guerra mondiale cui seguì un riemergere della malaria con oltre 100.000 ammalati. In un’iscrizione posta nel museo della guerra a Santa Clara si parla di zanzare infettate volontariamente con il virus Dengue e rilasciate sull’isola di Cuba dagli americani allo scopo di indebolire il regime di Castro.
Recentemente alcuni studiosi italiani hanno messo in discussione i sistemi di lotta alle zanzare adottati da molti comuni ritenendoli inutili e suggerendo l’utilizzo di rame nei sottovasi o nei pozzetti stradali o il posizionamento di nidi per pipistrelli come mezzi di lotta biologica, sufficienti a combattere i fastidiosi e, a volte pericolosi, insetti. Si sono rivolti al mondo politico affinché appoggiassero le loro teorie che, però, potrebbero creare pericolose proliferazioni di zanzare capaci di veicolare le malattie di cui si sta parlando.
Insomma questo minuscolo e all’apparenza insignificante insettino, è spesso al centro di dibattiti politici, riuscendo persino a determinare cambi di regime. Sembra che in Brasile l’epidemia di Dengue sia stata una delle cause che portarono l’ex ministro della Salute Jose Serra a perdere la sfida delle presidenziali contro Ignacio Lula Da Silva nel 2002. Anche oggi la piccola Aedes continua a dominare la scena pubblica di questo enorme paese dove tra poco si svolgeranno le Olimpiadi. Uno slogan ha ottenuto ampio spazio sui Tg brasiliani perché la stessa Dilma Rousseff, attuale presidente in carica, si è fatta fotografare con una maglietta con scritto “#zikazero, una zanzara non può essere più forte di un paese intero’. Perché tanta attenzione a cosa succede in Brasile? In molti temono che i giochi olimpici di Rio de Janeiro, in programma ad agosto, possano
rappresentare l’occasione per propagare il virus in tutto il mondo.
Proprio nelle fasi d’incertezza la buona comunicazione rappresenta un fattore importante per contrastare la disinformazione. Ai cittadini tutti va comunicato bene che il coinvolgimento attivo è l’arma più efficace a loro disposizione per ridurre i rischi di diffusione delle malattie. Meno zanzare meno rischi, insomma. Depliant e opuscoli sono certamente utili, ma ormai si perdono nella quantità di volantini pubblicitari che intasano le buchette della posta di casa e rischiano di finire nella raccolta differenziata senza neppure essere letti. La pubblicità è l’anima del commercio, slogan sempre più attuale che spiega il perché le aziende investano cifre importanti per affidare ai professionisti le loro campagne pubblicitarie.
Come coinvolgere gli studenti, lavori in corso in Emilia-Romagna
Nella pubblica amministrazione spesso si fa affidamento sulla buona volontà di qualche “appassionato della materia” che avrà il compito di progettare e realizzare i messaggi da diffondere. Come divulgare le informazioni, è l’altro punto sul quale ragionare. La scelta degli strumenti più idonei fa la differenza. Fino a pochi anni fa la televisione e i giornali erano gli unici strumenti utilizzabili per la diffusione di massa; oggi ci sono i social network come Facebook, Twitter, WhatsApp, Instagram
e altri, molto in voga e utilizzabili per dare informazioni veloci. Anche tra questi strumenti vanno scelti quelli più utilizzati dalla fascia di età che si vuole raggiungere e comunque anche in questi casi è necessario investire risorse.
Un altro target importante è quello rappresentato dagli studenti. In questa direzione si muovono diversi progetti che prevedono non solo lezioni in classe, ma un vero e proprio impegno attivo per far conoscere il problema e le soluzioni da adottare. Con la riforma scolastica, anche in Italia è stato introdotto l’obbligo del tirocinio per tutti gli studenti degli Istituti tecnici e professionali che dovranno svolgere nel triennio finale 400 ore complessive (200 nei licei, novità assoluta). Poiché gli stage si svolgeranno anche durante l’estate, potrebbero rientrarci a pieno titolo i progetti sulle zanzare come quello che si sta svolgendo in Emilia-Romagna Studenti in rete contro la zanzara tigre di cui si è parlato su Eoscienza 4/2015 (pag. 62).
La novità di quest’anno è che con il coinvolgimento di un attore romagnolo, Roberto Mercadini, verrà messo in scena uno spettacolo tratto dal libro Questione di Culex (ed. De Agostini), per portare la scienza in teatro e per discutere proprio di zanzare.

Il clima della nostra penisola è compatibile con la diffusione di vettori di malattie infettive di varia origine. Nel passato, le paludi delle pianure costiere e della pianura Padana hanno rappresentato un ambiente ideale per i vettori della malaria, ma la bonifica dei territori e una serie di misure preventive hanno completamente eradicato tale piaga. D’altra parte, la naturale predisposizione agli scambi commerciali rende possibile l’ingresso di nuovi vettori, con varia capacità di adattamento al nostro clima, esponendo il nostro territorio al rischio di innesco di nuove epidemie. Negli ultimi anni, le condizioni ambientali hanno reso più difficile la battaglia di contenimento.
Ad esempio, nell’estate 2015 si è assistito all’ampia diffusione di alcuni vettori e si pensa che ciò sia stato favorito dalle particolari condizioni climatiche.
In questo articolo descriveremo gli aspetti del clima della nostra regione che possono aver favorito e potranno favorire il diffondersi dei vettori, utilizzando il clima nel 2015 come una chiave di lettura.
Quando il clima favorisce il diffondersi delle zanzare
Le condizioni climatiche che favoriscono il diffondersi dei vettori di malattie tropicali variano a seconda della specie considerata. Sicuramente estati calde e non siccitose creano un clima ideale per la proliferazione degli insetti, sia di origine autoctona che importati.
Le singole specie però mettono in atto
diverse strategie per svernare, e una volta approdate possono sopravvivere di anno in anno in colonie sufficientemente grandi a seconda della loro resistenza alle anomalie del nostro clima. Ad esempio, alcune svernano come adulti e sono favorite da inverni miti, altre svernano sotto forma di uova in diapausa e solo temperature particolarmente rigide ne possono aumentare la mortalità.
La nostra analisi climatica inizia quindi con la descrizione delle temperature minime invernali e del numero di giorni con gelo (Tmin inferiore a 0°C) mediati sulle pianure e sulle prima colline della nostra regione (quota inferiore a 150 m slm) dal 1961 al 2015.
Da questo grafico emerge una tendenza all’aumento della temperatura minima e gli ultimi tre anni si possono annoverare tra i più miti della serie. L’inverno più mite è stato quello del 2014, ma l’estate successiva, come probabilmente molti ricordano, oltre a essere stata estremamente piovosa è stata la più fredda degli ultimi 25 anni, rendendo l’ambiente meno favorevole alla proliferazione dei vettori. Anche l’inverno del 2015 è stato uno tra i dieci più miti dal 1961, con un’anomalia di Tmin intorno a 1°C. L’estate ha avuto invece un inizio piovoso e fresco (figura 2), con un’anomalia della precipitazione cumulata su maggio e giugno 2015 rispetto al trentennio di riferimento 1961-1990. A luglio abbiamo assistito a un progressivo aumento delle temperature fino a valori record, che hanno reso l’ambiente mediamente caldo e umido, ideale per i vettori. Le scarse precipitazioni del mese non sembra siano state un fattore limitante per la numerosità della popolazione, quanto meno a livello stagionale. Le risorse idriche di origine antropica (irrigazioni in campi e giardini) erano evidentemente sufficienti per lo sviluppo degli insetti.
Viste le anomalie osservate nel passato, cosa possiamo aspettarci dal futuro?
Ad esempio, l’estate in arrivo ha per ora tutte le carte in regola per diventare una replica della scorsa estate, assunto che le temperature estive rimangano almeno confrontabili o superiori alla media stagionale. Se invece il nostro sguardo si rivolge a un futuro più esteso, possiamo avere una risposta dalle proiezioni climatiche dettagliate ottenute applicando tecniche statistiche di regionalizzazione agli output dei modelli globali, che attualmente raggiungono una risoluzione di circa 100 km. In particolare, per il periodo 20212050 ci si può aspettare un incremento rispetto al periodo 1975-2005 sia per le temperature minime, sia per le massime in tutte le stagioni, per diversi scenari emissivi. La figura 3 presenta i risultati di cambiamento climatico per lo scenario emissivo RCP4.5, che prevede l’aumento della concentrazione di CO2 a partire da valori attuali fino a un massimo di 538 ppm nel 2100. In questo scenario, l’aumento della temperatura durante la stagione estiva potrebbe arrivare fino a 2-2.5 °C, mantenendosi intorno 1.5 °C nelle altre stagioni. Questo incremento potrà avere impatti su alcuni indicatori estremi, traducendosi ad esempio in una riduzione del numero di giorni
con gelo, condizione particolarmente favorevole allo svernamento dei vettori, o in un incremento delle onde di calore durante l’estate. Per quanto riguarda le precipitazioni, le proiezioni climatiche presentano segnali meno univoci, ma indicano la probabilità di una diminuzione delle precipitazioni estive, fino a circa il 15-20%, associata a un aumento del numero massimo consecutivo di giorni senza precipitazione, che per sé potrebbe rendere l’ambiente meno favorevole alla proliferazione dei vettori, riducendo l’umidità dell’ambiente. In generale, quindi un quadro futuro favorevole alla sopravvivenza delle specie invasive, anche se non necessariamente adatto alla loro proliferazione.

Dal 2008 a oggi in Regione è attivo un sistema di monitoraggio inserito nel Piano regionale per la lotta alla zanzara tigre e la prevenzione della Chikungunya e della Dengue e viene condotto con una metodologia standardizzata e criteri ben definiti, dalla definizione del numero ottimale di ovitrappole da posizionare, alla modalità di posizionamento, alla gestione delle ovitrappole durante il monitoraggio, alla lettura delle listelle.
La partecipazione di Arpae al Piano regionale dell’Emilia-Romagna per la lotta alla zanzara tigre ha i seguenti obiettivi:
– garantire da giugno a ottobre il supporto laboratoristico per la lettura delle ovitrappole consegnate con cadenza quindicinale alla rete degli sportelli di Arpae
– garantire la qualità dei dati e i tempi di risposta della rete dei laboratori di Arpae coerenti con gli obiettivi di efficienza perseguiti dal Piano.
La fase di conteggio delle uova, nel periodo estivo, è gestita a livello regionale da una rete di laboratori che comprende non solo Arpae (Sezione di Modena e Sezione di Forlì), ma anche Università di Ferrara Department of Life Science and Biotechnologies e Centro agricoltura e ambiente (Caa) di Crevalcore.
L’attività dei Laboratori si esplica nell’individuazione e nel conteggio di uova di Aedes albopictus deposte su listelle di masonite ed è condotta secondo quanto previsto dal metodo di prova Individuazione e conteggio delle uova di Aedes albopictus redatto dal gruppo regionale di esperti.
Nel metodo sono indicati in dettaglio le modalità di trasporto e conservazione, di manipolazione del substrato e di conteggio delle uova. 1
1 II personale impegnato nelle prove di interconfronto di lettura delle listelle provenienti dalle ovitrappole.
Lo sviluppo del protocollo operativo regionale ha portato a monitorare per Arpae, da giugno ad ottobre 2015, 2.393 punti di raccolta di ovitrappole distribuiti in tutte le province e consegnati periodicamente agli sportelli di Arpae per un totale di circa 20.000 campioni.
La totalità dei campioni analizzati mostrava la presenza di uova, mediamente nel 98% dei casi, con un riconoscimento e conteggio di circa 10.000.000 di uova.
Il circuito di interconfronto, le prove qualitativa e quantitativa
Nel metodo di prova Individuazione e conteggio delle uova di Aedes albopictus sono dettagliate anche le modalità di controllo lettura degli operatori coinvolti. Durante il monitoraggio 2015 sono stati messi a punto test di controllo con la partecipazione a circuito di interconfronto, confronto periodico
interlaboratorio e verifica giornaliera della ripetibilità del conteggio.
Nel mese di giugno 2015 sono state allestite dai tecnici regionali esperti del Caa due tipologie prove: una qualitativa, e una quantitativa.
Per la prova qualitativa è stato allestito uno stereomicroscopio a ingrandimento 20-30x sotto il quale erano poste due listelle di masonite, una con e una senza uova di Ae. albopictus, e con uova di altre specie. Gli operatori dovevano indicare quale delle due listelle era positiva per Ae. albopictus.
Delle due barrette esaminate, tutti gli operatori hanno riconosciuto come positiva la numero 2. La valutazione si è basata sulla misura di efficienza definita come la capacità dell’operatore di individuare la positività rispetto alla negatività. Gli operatori hanno dimostrato un grado di efficienza e di concordanza nelle letture pari al 100%.
Per la prova quantitativa sono state allestite 11 postazioni con altrettanti 30x ognuno dei quali predisposto per la lettura di una listella contenente un numero di uova variabile da 70 a 700.
Ad ognuno degli 11 operatori partecipanti è stato consegnato un piano di lettura delle listelle secondo uno schema definito. Il conteggio delle uova è stato eseguito solo sulla superficie alveolata della listella, per ridurre la possibilità di perdere uova. Il tempo stabilito per la lettura è stato di circa 20 minuti a listella. I dati raccolti sono stati elaborati in ambiente Minitab®.
Le elaborazioni statistiche, effettuate dalla Direzione tecnica di Arpae, sono state effettuate con lo scopo di escludere un’eventuale variabilità di lettura fra gli operatori coinvolti nel monitoraggio.
Nel grafico (figura 2) è riportato il valore medio delle letture di ciascun operatore rispetto al pannel di listelle considerate.
Il confronto fra le medie ottenute da ciascun operatore ha evidenziato un buon allineamento delle letture effettuate da tutti gli operatori, elemento riscontrabile in quanto non si evidenziano picchi significativi in corrispondenza per ciascun operatore.
L’evidenza oggettiva di quanto visibile graficamente, cioè dell’allineamento delle letture del numero di uova contenute nelle listelle, è dimostrata dall’esecuzione del test Anova (analisi della varianza) eseguito a un livello di confidenza del 95%. L’analisi della varianza permette di confrontare più gruppi di dati valutando la variabilità sia al loro interno che fra di essi.
Di seguito è riportato il P-Value1 dell’Anova eseguita sui gruppi di letture effettuate, che essendo abbondantemente >0.05, permette di affermare che le lievi differenze di letture osservate sono imputabili a una variabilità intrinseca e quindi non imputabili a difformità da parte degli operatori nell’identificazione delle uova.

La zanzara coreana (Aedes koreicus) è una specie invasiva di origine asiatica segnalata per la prima volta in Italia nel 2011, in provincia di Belluno (v. Ecoscienza 3/2012). Da allora un’intensa attività di monitoraggio è stata messa in atto in tutto il territorio del nord-est per determinare l’attuale diffusione. Inoltre, studi di campo e di laboratorio, condotti nell’ambito di un progetto sulle specie invasive, Progetto Lexem (v. sito www.lexem.eu), sono tuttora in corso per chiarire alcuni aspetti importanti e ancora poco noti della sua biologia ed ecologia, come la tolleranza alle temperature estreme (meno di 20°C e più di 25°C), la competizione con altre specie durante la fase larvale, la preferenza d’ospite e la capacità di trasmettere malattie.
La presenza di questa specie è valutata andando a cercare sia le larve nei potenziali siti di riproduzione, sia gli adulti catturati con apposite trappole; in aggiunta, in alcune località sono utilizzate le ovitrappole per la raccolta di uova del genere Aedes.
In soli cinque anni la zanzara coreana ha mostrato un’espansione piuttosto rapida. Nel 2011 era presente solo in Veneto, ma già l’anno successivo è stata trovata in provincia di Trento. Sorprendentemente, nel 2014 è stata segnalata in un paio di località della Lombardia, ben distanti dall’originaria area di ritrovamento in Veneto. Nuove segnalazioni in Lombardia sono state riportate nel 2015 e per la prima volta, anche in Friuli Venezia Giulia. Attualmente è presente in 4 regioni, 8 province e 71 comuni. Praticamente, tutta l’area sotto gli 800 m slm della provincia di Belluno è infestata, ma è stata trovata anche a quote superiori. Aedes koreicus è stata segnalata anche in Svizzera, al confine con l’Italia (v. Suter et al., 2015).
Per quello che si sa, la sua biologia è simile a quella della zanzara tigre con cui condivide o compete per gli stessi focolai di sviluppo larvale; tuttavia la
maggior resistenza al freddo le permette di colonizzare aree ad altitudini maggiori e di essere attiva a partire già da marzo. È interessante notare che ha mostrato un’espansione anche verso le zone di pianura (verso sud in Veneto ed est in Friuli Venezia Giulia). Una delle principali cause di questa rapida espansione è il trasporto passivo di adulti o uova per mezzo di autoveicoli privati o per il trasporto merci. Comunque, non si può escludere che alcuni ritrovamenti in zone piuttosto distanti tra loro siano dovuti a nuove reintroduzioni dall’estero.
La capacità di dispersione di una specie è influenzata da diversi fattori come le caratteristiche del territorio, le condizioni climatiche, la disponibilità di ambienti idonei allo sviluppo delle larve e di animali sui quali gli adulti possano nutrirsi. Recenti studi hanno ipotizzato per la zanzara coreana una diffusione molto rapida in tutta l’area pedemontana e di pianura del nord Italia (vedi Marcantonio et al., 2016); sarà interessante però valutare cosa accadrà quando la dispersione della zanzara coreana raggiungerà le zone pianeggianti già infestate dalla zanzara tigre. La presenza in una stessa area di
specie simili, come la zanzara tigre e coreana, pone nuovi problemi di gestione e controllo da parte delle autorità competenti e richiede l’impiego di personale con conoscenze entomologiche specifiche.
Il monitoraggio delle zanzare invasive continuerà anche quest’anno ed è molto probabile che la zanzara coreana continuerà a guadagnare terreno.

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