Virus Zika, un caso in Italia vittima una donna: scatta l’allarme

Il virus Zika trasmesso dalle zanzare è arrivato Nel Brasile nel 2015 ha raggiunto altri 17 paesi americani. Zika è legato alle malformazioni del cervello nel feto, Il virus per il quale non esiste un vaccino era stato isolato nel 1957 In Uganda. Non sappiamo perché ha iniziato a muoversi ma potrebbe esserci stata una mutazione del virus. La gente viaggia molto di più e se una persona si sposta e viene punta da una zanzara, la Zanzara vincendo qualcun’altro diventa veicolo dell’infezione.

Il virus Zika è arrivato a Bologna. Allarme nel capoluogo dell’Emilia Romagna ma è presto per parlare di psicosi. Un bolognese aveva fatto un viaggio in aree tropicali e, a quanto pare, sarebbe stato punto da una zanzara infetta.

Non appena il caso è balzato agli onori delle cronache, è stato attuato il protocollo regionale, che prevede innanzitutto la profilassi. Ieri, 21 agosto 2017, è iniziata la disinfestazione sia nelle zone pubbliche che private vicine alla casa della persona affetta dal virus Zika. L’amministrazione comunale ha provveduto ad indottrinare i residenti sulle modalità per evitare eventuali casi secondari e il rischio di diffusione del tremendo virus. Di seguito le vie interessate dalla disinfestazione: via De Rolandis, via Zamboni, via Irnerio, via San Giacomo, via Belle Arti, Piazza di Porta San Donato e Piazza Puntoni.

Torna, dunque, nel nostro paese la paura del virus Zika, che come abbiamo già detto, è trasmessa da una zanzara infetta e che può danneggiare il feto qualora venga contratto da una donna incinta. Il caso specifico nel nostro Paese è stato accertato a Bologna e si tratta di una persona rientrata dalle zone tropicali. Da ieri è stata avviata la disinfestazione, sia nelle aree private che nelle aree pubbliche circostanti l’abitazione della persona ammalata e cioè tra via Zamboni, via De Rolandis, via San Giacomo, via Irnerio, via Belle Arti, Piazza Puntoni e piazza di Porta San Donato. I residenti della zona sono stati istruiti sulle principali misure di protezione dalle punture di zanzara al fine di prevenire l’insorgenza di eventuali casi secondari, nonché la diffusione del virus.

L’amministrazione comunale, inoltre, ha invitato tutti gli amministratori condominiali, operatori commerciali, settori di attività produttive e in generale tutti coloro che hanno effettiva disponibilità delle aree aperte o abitazioni in queste aree sopracitate, di permettere l’accesso agli addetti alla disinfestazione per poter effettuare i trattamenti adulticidi e la rimozione di focolai larvali presenti in area cortiliva privata, oltre che chiudere le finestre durante le ore notturne perché è proprio durante la notte che verranno eseguiti interventi di disinfestazione in aria stradali. Come già è una malattia trasmessa dalle zanzare specie appartenenti al genere Aedes.

Infatti, è un flavivirus simile al virus della febbre gialla, della lingua delle encefalite giapponese e delle encefalite del Nilo occidentale in cui vettore è rappresentato dalle zanzare del genere Aedes che comprendono Aedes aegypti e Aedes albopictus, responsabile anche della trasmissione della lingua e della chikungunya e della febbre gialla. Per la prima volta, il virus di isolato nel 1947 da una scimmia in Uganda nella foresta di Zika da cui il nome virus è trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzara infetta Aedes che però non è presente in Italia, al contrario dell’albo pictus e zanzara tigre che invece è molto diffusa e punge prevalentemente di giorno depone le uova nelle acque per i domestiche e le ho detto di un piano regionale di sorveglianza e controllo che viene aggiornato annualmente.

I sintomi clinici, quali rash cutaneo, febbre, artralgie, mialgia, congiuntivite secca, vomito e mal di testa possono comparire dai 3 ai 12 giorni dalla puntura della zanzara e solitamente durano dai 2 ai 7 giorni, fino a scomparire poi spontaneamente.

Sembra possano esserci delle buone possibilità nella lotta al virus Zika che registra nuovi preziosi alleati.  Pare che un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona ha individuato un gruppo di anticorpi capaci di bloccare l’infezione ed ancora altri cattivi che invece non hanno fatto altro che aumentare la risposta della persona si ammala.

Lo studio è stato effettuato dai ricercatori dell’Università di Pisa San Martino e nello specifico Fausto baldanti Elena Percivalle del laboratorio di virologia molecolare di Pavia hanno studiato in collaborazione  con  gli altri ricercatori coordinati da Davide Corti dell’irb, la risposta immunitaria nei malati a Zika, individuando così gli anticorpi buoni capaci di bloccare l’infezione e anticorpi cattivi che possono portare ad un’infezione letale.”Zika  è diventato un’emergenza quando è esploso in Sudamerica perché lì c’è una densità di popolazione altissima e le zanzare Aedes capaci di trasmettere il virus in maniera molto efficiente: in Brasile sono stati registrati 4mila casi di microcefalia l’anno scorso. Il problema è il contagio delle donne in età fertile”, ha dichiarato Bandanti il quale aggiunge che purtroppo ad oggi non esiste un vaccino ne tanto meno una terapia che possa bloccare il virus che si trasmette anche per via sessuale potenzialmente anche al momento del concepimento.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è stata coordinata da Humabs BioMed, una società di biotech svizzera, spin-off dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona affiliato all’università della Svizzera Italiana.   Lo studio in questione sicuramente apre le porte ad un futuro migliore e dai nuovi testi diagnosi ed approcci terapeutici. “Sono tre i risultati principali del nostro lavoro. Il primo che abbiamo identificato degli anticorpi ‘buoni’, capaci di neutralizzare e bloccare il virus non solo in provetta, ma anche negli animali”, ha dichiarato Antonio Lanzavecchia, ovvero il direttore dell’Irb. “Abbiamo studiato i meccanismi di controllo immunitario  e identificato anticorpi particolarmente potenti nel controllarla. In futuro, come accaduto per Ebola, questi anticorpi sintetizzati in laboratorio potrebbero diventare una terapia per difenderci dall’infezione”, ha dichiarato Baldanti.

A detta dei ricercatori pare che ci siano solo 4 mesi per selezionare e caratterizzare più di 100 anticorpi monoclonati diretti contro il virus Zika, isolati dai linfociti B provenienti da 4 pazienti convalescenti. I ricercatori hanno fatto sapere che l’anticorpo più potente nel neutralizzare il virus Zika è adesso in fase di sviluppo a Hambs per prevenire le infezioni congenite.Intervenuto anche Filippo Riva, il CEO di Humabs, il quale ha dichiarato:  “Questo studio rappresenta un altro rilevante esempio della rapidità con cui Humabs è in grado di isolare e caratterizzare un vasto numero di anticorpi diretti contro agenti infettivi e di sviluppare i migliori anticorpi quali possibili nuove terapie per contrastare i patogeni emergenti”.

La malattia da virus Zika è una arbovirosi, che nella maggior parte dei casi (80%) decorre in maniera, del tutto asintomatica, nel resto dei casi (20%) provoca una malattia febbrile lieve con esantema maculo- papuloso. I principali vettori del virus Zika sono le zanzare del genere Aedes, ma è stata descritta anche la trasmissione sessuale, verticale (madre-figlio) e parenterale (anche se, per quest’ultima non ci sono dati sufficienti a supportare l’evidenza) della malattia. Prima del 2007, è stata documentata la circolazione del virus e notificato un numero limitato di focolai in Africa tropicale e in alcune zone del Sud-Est asiatico.

Dal 2007, i focolai sono stati notificati in diverse isole del Pacifico. Nel 2015, per la prima volta, sono stati segnalati in Sud America focolai di malattia da virus Zika. La malattia da virus Zika è attualmente considerata una malattia infettiva emergente.
Durante l’epidemia scoppiata in Polinesia francese nel 2014 e nelle Americhe a partire dal 2015 è stato segnalato un significativo aumento dei pazienti con la sindrome di Guillain-Barré (SGB). Un simile aumento, insieme ad un incremento inatteso di casi di microcefalia congenita, è stato osservato in alcune regioni nordorientali del Brasile nel 2015. La relazione causale è stata, attualmente, dimostrata.
Non esiste profilassi, trattamento o vaccino per proteggersi dall’infezione da virus Zika. Pertanto, si deve raccomandare di adottare misure di prevenzione personale per evitare le punture di zanzara.

La malattia da virus Zika è causata da un virus appartenente al genere Flavivirus, famiglia Flaviviridae, gruppo Spondweni.
• E’ stato isolato per la prima volta nel 1947 da una scimmia nella foresta Zika, in Uganda, successivamente, nel 1948, in zanzare (Aedes africanus) nella stessa foresta, ed in una persona in Nigeria nel 1952. Esistono due ceppi del virus Zika: il ceppo africano e il ceppo asiatico che è emerso recentemente nel Pacifico e nelle Americhe.

Sintomatologia clinica e sequele
• Il periodo di incubazione non è ancora stato chiarito ma probabilmente varia tra 3 e 14 giorni dopo la puntura di una zanzara infetta.
• La maggior parte delle infezioni rimane asintomatica (circa l’80%).
• I sintomi della patologia sono generalmente lievi e la malattia di solito è caratterizzata da una malattia febbrile di breve durata e auto-limitante che può durare 2-7 giorni, senza complicazioni gravi, senza decessi correlati e con un basso tasso di ospedalizzazione.
• I principali sintomi sono: esantema maculo papuloso, febbre, dolori articolari, affaticamento, congiuntivite non purulenta/iperemia congiuntivale, mialgia e cefalea. L’esantema maculo papuloso spesso inizia sul viso e successivamente si diffonde a tutto il corpo. Meno frequentemente, sono presenti dolore retro-orbitale e sintomi gastro-intestinali.
Sono state notificate malformazioni congenite del sistema nervoso centrale, quali microcefalia nei feti e nei neonati nati da madri con possibile esposizione al virus Zika durante la gravidanza nel corso dei recenti focolai di malattia da virus Zika in 11 paesi (alla data del 25 maggio 2016) quali Brasile, Capo Verde, Colombia, Polinesia Francese, Isole Marshall, Martinica, Panama, Porto Rico, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America. In diversi paesi delle Americhe (Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Salvador, Honduras, Suriname, Venezuela) e in Polinesia Francese è stato segnalato un aumento inusuale dei casi di sindrome di Guillan-Barré in coincidenza con i focolai di virus Zika, mentre in altri paesi (Guyana Francese, Haiti, Martinica, Panama, Porto Rico) in assenza di un aumento dei casi di SGB, è stato registrato almeno 1 caso di SGB con infezione confermata da virus Zika4.
In base alle ricerche attuali, esiste consenso scientifico che il virus Zika sia una causa di microcefalia e SGB.

• Indagini sierologiche effettuate in Africa e in Asia indicano una probabile circolazione virale del virus Zika con identificazione di anticorpi specifici in diverse specie animali (grandi mammiferi quali orangutan, zebra, elefanti, bufali) e roditori.
• Le informazioni sulla distribuzione geografica del virus Zika si basa sui risultati di indagini sierologiche e isolamento virale nelle zanzare e nelle persone, e nelle segnalazioni dei casi importati associati ai viaggi. Prima del 2007, l’area in cui era segnalata circolazione del virus Zika comprendeva l’Africa tropicale e l’Asia sudorientale. Prima del 2007 è stato documentato un numero molto limitato di focolai epidemici.
• Un focolaio epidemico è stato segnalato nell’Isola di Yap, Stati Federati di Micronesia nel periodo compreso fra aprile e luglio 2007. È stato il primo focolaio epidemico di virus Zika identificato al di fuori dell’Africa e dell’Asia. Fra il 2013 e il 2015, diversi focolai significativi sono stati segnalati in isole ed arcipelaghi della regione Pacifico, incluso un focolaio con numerosi casi in Polinesia Francese. Nel 2015, il virus Zika è comparso in Sud America da dove si è ulteriormente diffuso nelle Americhe.

• Il virus Zika è trasmesso attraverso la puntura delle zanzare. E’ stato isolato dalle zanzare delle specie Aedes aegypti e Aedes albopictus e recenti studi di laboratorio hanno dimostrato la competenza di entrambe nell’amplificazione e trasmissione del virus Zika5.
• Altre zanzare della specie Aedes (in particolare Ae. africanus, Ae. polynesiensis, Ae. unilineatus, Ae. vittatus e Ae. hensilli) sono considerate potenziali vettori del virus Zika. Queste specie pungono prevalentemente durante le ore diurne.
• Sono state, inoltre, identificate ulteriori modalità di trasmissione. La trasmissione perinatale può verificarsi molto probabilmente per via trans-placentare o durante il parto nel caso in cui la madre sia infetta. La trasmissione per via sessuale è stata segnalata in alcuni casi. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’RNA del virus Zika può permanere nello sperma fino a 62 giorni e oltre dopo l’insorgenza dei sintomi di infezione da virus Zika. L’intervallo più lungo trascorso fra l’insorgenza dei sintomi in un uomo e la successiva insorgenza dei sintomi in una donna per presunta trasmissione sessuale è di 44 giorni. Tutti i casi di trasmissione sessuale sinora segnalati sono legati a casi indice sintomatici, eccetto uno correlato ad un caso asintomatico. Sinora non è stata segnalata trasmissione per via sessuale del virus Zika da donne infette ai loro partner sessuali.
• Esiste un rischio potenziale di trasmissione del virus Zika attraverso le trasfusioni di sangue, il trapianto di cellule staminali emopoietiche, la donazione di sperma ed il trapianto di organi, anche se attualmente non è stato segnalato alcun caso dovuto a tali modalità di trasmissione.
• Attualmente non è stata documentata la trasmissione del virus Zika attraverso la saliva, l’urina o l’allattamento materno.

• La diagnosi della malattia da virus Zika è principalmente basata sull’identificazione dell’RNA virale da campioni clinici in pazienti nella fase acuta della malattia.
• Il periodo viremico è di breve durata, permettendo l’identificazione diretta del virus in campioni di siero/sangue/plasma nei primi 3-5 giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. L’RNA del virus Zika è stato identificato nell’urina fino a 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi della malattia. Una pubblicazione recente suggerisce un tempo molto maggiore per la rilevazione del virus utilizzando il sangue intero per i test molecolari6.
• Dal quinto giorno successivo all’insorgenza della sintomatologia, possono essere effettuate indagini sierologiche per identificare gli anticorpi IgM e IgG specifici per Zika; si raccomanda di valutare la sieroconversione o l’aumento di almeno quattro volte del titolo anticorpale di anticorpi specifici per Zika in coppie di campioni di siero raccolti a distanza di 2-3 settimane, e di confermare con test di neutralizzazione eventuali risultati positivi.
• I risultati sierologici devono essere interpretati tenendo conto dello stato vaccinale e dell’eventuale pregressa esposizione ad altre infezioni causate da flavivirus.
• Di seguito si riporta una tabella di riepilogo dei test che possono essere utilizzati per diagnosticare il virus Zika.
• L’identificazione del virus Zika può anche essere effettuata su altri campioni biologici, quali fluido amniotico, liquido cerebrospinale, placenta o biopsia, utilizzando il test PCR o i test immunoistochimici.

• Per l’esecuzione del test di neutralizzazione, o comunque di sperimentazioni, che prevedano
l’utilizzo di virus vivo amplificato in laboratorio, seguendo un principio di precauzione ed in attesa di un aggiornamento ufficiale dell’elenco, è raccomandato ai Laboratori di considerare il virus Zika come un virus di livello BSL3, così come già previsto per i virus Chikungunya, Dengue e West Nile. Per tutti gli altri tipi di test sierologici e molecolari si raccomanda l’utilizzo, almeno nelle fasi di manipolazione di campioni potenzialmente infetti, di cappe biologiche di livello BSL2.

• Non esiste alcun vaccino o trattamento profilattico specifico.
• La diagnosi clinica differenziale deve essere considerata come pure una possibile co-infezione con altre malattie trasmesse da vettori, quali dengue, chikungunya e malaria.
• Il trattamento è sintomatico e basato principalmente sulla terapia antidolorifica, antipiretica e antistaminica per ridurre il prurito causato dall’eritema cutaneo.
• È sconsigliato il trattamento con acido acetil-salicilico e antinfiammatori non steroidei a causa di un possibile aumento del rischio di sindrome emorragica segnalata in altri flavivirus e del rischio di sindrome di Reye successivo all’infezione virale in bambini ed adolescenti.

• Il personale sanitario deve raccomandare ai pazienti infetti da virus Zika di evitare le punture di zanzara durante la prima settimana di malattia, soprattutto nel periodo da maggio a ottobre, utilizzando misure di prevenzione quali uso di zanzariere, applicazione di repellenti, utilizzo di abiti coprenti, schermi a porte e finestre (vedi paragrafi successivi).
• Inoltre, il personale sanitario dovrebbe fare attenzione alla possibile comparsa di sindromi neurologiche (SGB e altre sindromi neurologiche quali paralisi flaccida acuta, mielite, meningite, meningoencefalite) ed altre possibili complicazioni causate daN’infezione da virus Zika che attualmente non sono ancora state descritte in letteratura scientifica, così come a presentazioni cliniche atipiche fra gruppi a rischio (es. bambini, anziani, pazienti immunocompromessi e pazienti con anemia falciforme).

Le misure di prevenzione per le donne in gravidanza sono le stesse che si raccomandano alla popolazione generale. Tuttavia, data la loro importanza, dovrebbero essere ripetute ad ogni contatto del personale sanitario con la futura mamma.
L’infezione da virus Zika può essere sintomatica o asintomatica. La maggior parte delle donne sintomatiche durante la gravidanza presenteranno un eritema cutaneo, spesso di tipo maculopapuloso e pruriginoso. In altri casi si avrà febbre, congiuntivite, dolori articolari, cefalea, dolori muscolari e astenia. Questi sintomi durano generalmente 2-7 giorni, sono di lieve entità e si risolvono spontaneamente. In alcuni casi, l’eritema cutaneo può persistere per 14 giorni. È inoltre importante accertare l’eventuale infezione da virus Zika in tutte le donne in gravidanza affette da sindrome di Guillain-Barré o altre complicazioni neurologiche.
Gli accertamenti diagnostici raccomandati per le donne in gravidanza sono gli stessi di quelli raccomandati per la popolazione generale. La diagnosi si fa utilizzando il test RT-PCR nel siero materno durante i primi otto giorni successivi alla comparsa dei sintomi. Il virus Zika può inoltre essere identificato in campioni di urina raccolti durante la fase acuta della malattia fino a tre settimane dopo l’insorgenza dei sintomi. Il test ELISA o l’immunofluorescenza possono essere utilizzati per identificare anticorpi anti IgM a partire dall’ottavo giorno dopo l’insorgenza dei sintomi. Sono possibili reazioni crociate e falsi positivi e pertanto è sempre necessaria la conferma con neutralizzazione.
Il trattamento sintomatico delle donne in gravidanza con presenza di sintomatologia prevede il riposo e l’utilizzo delle misure di protezione personale descritte precedentemente, per ridurre la possibilità di trasmissione deN’infezione ad altre persone, soprattutto nella fase viremica, durante la prima settimana della malattia. La febbre e la cefalea possono essere gestite con misure di raffreddamento fisico (es. panni umidi, abiti leggeri, bagni o docce) e acetaminofene (paracetamolo). Si raccomanda di evitare l’uso di aspirina o altri farmaci antinfiammatori non-steroidei (NSAID) finché non sia stata esclusa l’infezione da virus dengue. La cefalea dovrebbe essere trattata con paracetamolo (acetaminofene) col dosaggio prescritto per la gestione della febbre. L’eritema cutaneo pruriginoso può essere trattato con applicazioni topiche di Calamina Lozione o di soluzioni acquose a base di mentolo. Nel caso in cui una donna in gravidanza con infezione da virus Zika chieda insistentemente di utilizzare prodotti antistaminici per calmare il prurito dovuto all’eritema cutaneo, si raccomanda la prescrizione di un antistaminico orale di prima generazione, generalmente, la clorfenamina. Dopo il primo trimestre di gravidanza, possono essere utilizzati, in alternativa, la loratadina e la cetirizina.

Nel caso di donne residenti o di ritorno da un viaggio in aree con infezione da virus Zika in corso, l’ecografia durante il primo trimestre di gravidanza serve per confermare la settimana di gravidanza ed effettuare una valutazione morfologica di base del feto. È importante ricordare alle donne in gravidanza di presentarsi ai futuri controlli prenatali. In occasione di ogni visita, dovrebbe essere chiesto alle donne se sono comparsi sintomi relativi alla malattia da virus Zika nel periodo intercorrente fra le visite. Dovrebbe, inoltre, essere loro suggerito di effettuare la visita anticipatamente se compaiono sintomi legati a questa malattia e ricordate le misure preventive individuali ed ambientali.
Indipendentemente dalla comparsa della malattia, tutte le donne in gravidanza residenti in aree in cui è in corso la trasmissione da virus Zika, dovrebbero fare un’ecografia per evidenziare eventuali anomalie fetali fra la 18a e la 20a settimana di gestazione o al più presto, nel caso che si presentino alla prima visita dopo la 20a settimana. Durante l’ecografia dovrà essere esaminato con cura il sistema nervoso centrale per evidenziare qualsiasi anomalia, incluso microcefalia e altre deformità strutturali intracraniche.
Si raccomanda di ripetere l’ecografia alla fine del secondo o all’inizio del terzo trimestre, preferibilmente fra la 28a e la 30a settimana di gravidanza, per identificare l’eventuale microcefalia fetale e/o altre anomalie cerebrali, che a questo stadio di gravidanza, sono molto più facili da diagnosticare. È infatti possibile che la madre sia infetta e il feto mostri lesioni dopo un test per virus Zika inizialmente negativo e un’ecografia iniziale normale. L’ecografia definisce più accuratamente l’assenza di microcefalia che la sua presenza.
L’ecografia deve essere mirata ad identificare anomalie fetali cerebrali o di altro tipo, incluso microcefalia, ventricolomegalia, calcificazioni intracraniche, solchi e circonvoluzioni cerebrali anomali, atrofia cerebrale, anomalie del corpo calloso, microftalmia e calcificazione oculare. Esiti dell’ecografia di anomalie del fluido amniotico, restrizioni della crescita intrauterina o morte fetale in una donna in gravidanza con un’anamnesi di infezione da virus Zika devono far sospettare l’infezione anche nel feto. I feti infetti possono presentare un più ampio spettro di malattia, che va dalla completa assenza di sintomi ad un grave interessamento cerebrale e di altri organi fino alla morte fetale intrauterina. Pertanto la ricerca di lievi segnali precoci di anomalie cerebrali nel feto in associazione con un test positivo o inconclusivo per virus Zika può facilitare una diagnosi precoce e un’assistenza adeguata. Un risultato normale dell’esame anatomico del feto all’ecografia può essere rassicurante per la futura mamma, ma non può predire un esito normale ed è preferibile effettuarne un’altra successivamente. Nel documento citato, l’OMS suggerisce di sospettare la microcefalia nei feti con circonferenza cranica inferiore di due deviazioni standard alla media per quell’età gestazionale. Una circonferenza cranica inferiore di 5 deviazioni standard alla media per quell’età gestazionale è un indicatore di grave riduzione delle dimensioni intracraniche, ed è possibile effettuare una diagnosi di microcefalia con un livello di confidenza ragionevole.
L’amniocentesi può essere presa in considerazione per le donne con risultati negativi al test per virus Zika ma con ecografia che evidenzia anomalie cerebrali nel feto, per effettuare uno screening delle anomalie genetiche ed infezioni congenite, incluse da virus Zika. Deve comunque essere effettuata dopo la 15a settimana di gestazione.

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