Vitamina D, una grande mancanza provoca malattie al cuore, depressione e tumori

In inverno non ce ne rendiamo conto ma avremmo un gran bisogno di integrare la vitamina D per far funzionare meglio il nostro organismo. Non solo non ce ne rendiamo conto ma non ne parlano in nessuna fonte principale di notizie. Eppure, secondo diversi studi scientifici, le persone con un deficit di vitamina D variano dal 50 all’80%; un numero davvero considerevole se pensiamo a quali e quante funzioni controlla questa vitamina.

Le malattie muscolo-scheletriche croniche dell’anziano quali osteoporosi, artrosi e sarcopenia sono al centro della VI edizione del Congresso ASONDal 5 al 7 ottobre oltre 600 ortopedici, reumatologi e fisiatri si danno appuntamento a Napoli presso l’Hotel Excelsior, per fare il punto sulle problematiche emergenti in ambito osteoarticolare, attraverso il punto di vista dello specialista ambulatoriale: indispensabile anello di raccordo nell’integrazione ospedale-territorio, chiamato a fornire risposte adeguate al bisogno di salute dei cittadini, razionalizzando al contempo le risorse economiche del SSN.

Tra gli ospiti di prestigio del Congresso il professor Michael Holick, endocrinologo dell’Università di Boston, che dedicherà un focus specifico alla carenza di vitamina D, ormai epidemica nel mondo occidentale, non solo negli anziani ma spesso anche nei giovani e negli adulti. Diversi studi riportano che la percentuale di donne in post-menopausa con mancanza di vitamina D è variabile tra il 65 e il 75% mentre, secondo le ultime statistiche, ben 6 bambini su 10 ne sono carenti, chi in forma lieve e chi in maniera più seria. “L’ipovitaminosi D si manifesta con il rachitismo in età infantile, con dolori ossei nelle fasi di crescita degli adolescenti e con dolori muscolari e fratture da fragilità negli anziani”, anticipa il dottor Sergio Gigliotti, Presidente di ASON e del Congresso. “Numerosi studi del prof. Holick hanno evidenziato che la carenza di vitamina D è associata ad altre malattie quali il diabete di tipo 2, la sclerosi multipla e la demenza senile. Pertanto il mantenimento di un livello ottimale di questa vitamina nel sangue, attraverso l’esposizione solare in orari ben precisi e la costante supplementazione alimentare, è un obiettivo terapeutico che lo specialista territoriale deve porsi sempre, indipendentemente dall’età dei pazienti afferenti al suo ambulatorio”.

In particolare, contro l’osteoporosi nell’anziano, gli specialisti ASON ricordano quelle che devono essere le 5 regole d’oro da seguire:

1) mantenere nel sangue valori normali (superiori a 30 ng/ml) di vit. D (25 OH);

2) assicurarsi un sufficiente apporto alimentare di calcio: 800-1000 mg al giorno

3) praticare 50 minuti di attività fisica aerobica di moderata intensità, per 3 volte a settimana;

4) in primavera ed estate, esporsi per un’ora al giorno alla luce del sole, con gambe e braccia scoperte;

5) sottoporsi, almeno una volta, a una valutazione strumentale del rischio di frattura.

La supplementazione nutrizionale, unita a un’adeguata attività fisica, è un presidio terapeutico indispensabile anche nella sarcopenia, malattia caratterizzata dalla perdita di massa e forza muscolare che espone il soggetto anziano a un deterioramento di alcune funzioni quali la stabilità posturale, l’autonomia deambulatoria, l’omeostasi glucidica e il trofismo osseo: sarà questo l’argomento della relazione della dottoressa Debora Rasio, oncologa e nutrizionista dell’Università “La Sapienza” di Roma. E’ difficile determinare la prevalenza esatta di questa patologia ma alcuni dati preliminari riferiti ad anziani che vivono nelle case di riposo indicano che il 70% degli uomini e il 35% delle donne presenta sarcopenia.

Sull’anziano fragile si concentrerà la lettura del professor Roberto Bernabei, geriatra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “L’Italia è, insieme al Giappone, il Paese più longevo al mondo”, continua Gigliotti. “Identificare e curare la fragilità, primo marker dell’invecchiamento, è pertanto una priorità di cui tutti i medici, specialmente se operanti sul territorio, devono tener conto”.

Durante la tre giorni di lavori, il Congresso offrirà importanti momenti di confronto tra specialisti provenienti da realtà regionali diverse. Attraverso sedute interattive tra relatori e uditorio su argomenti attuali come la terapia antalgica con i farmaci oppioidi, le terapie di ricalibrazione posturale e la diagnosi delle fratture osteoporotiche, il summit potrà fornire ai partecipanti utili indicazioni per la gestione dei loro pazienti affetti da alcune malattie osteoarticolari ad elevato impatto sociale.

La vitamina è più precisamente un gruppo di vitamine denominate D1, D2, D3, D4 e D5, risulta essere molto importante per la salute del nostro organismo e per questo motivo nella nostra dieta non devono assolutamente mancare gli alimenti fonte di questa importante vitamina. La vitamina D, come già anticipato, per chi non lo sapesse è composta da un gruppo di vitamine quali D1, D2, D3, D4 e D5 i quali hanno una caratteristica comune, ovvero quella di essere liposolubili e per chi non lo sapesse, si attivano alla luce del sole.

La vitamina D ha importanti funzioni e risulta essere un ormone fondamentale per lo sviluppo ed il mantenimento del tessuto osseo, oltre ad essere in grado di favorire una corretta risposta immunitaria dell’organismo e tra queste importanti proprietà della vitamina D,citiamo il colecalciferolo che regola la funzionalità del sistema immunitario e della produzione di alcuni neurormoni.

“È bene sottolineare che la vitamina D, a dispetto del suo nome, non è affatto una vitamina ma un vero e proprio ormone che regola il metabolismo del calcio”, è questo quanto dichiarato dal dottor Claudio Pagano, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo e Professore Associato di Medicina Interna presso l’università di Padova.Sono davvero numerosi gli effetti benefici della Vitamina D, e nello specifico questa, contribuisce a fissare il calcio nelle ossa preservandole dalle fratture e per questo motivo è suggerita per gli anziani che spesso vanno incontro a stati di fragilità ossea, ma non finisce qui perché la Vitamina D previene alcune malattie degenerative come la demenza e il morbo di Parkinson e di alcune forme di tumore, quali quello della mammella, della prostata e del colon. Tra gli altri benefici, la Vitamina D è importante in gravidanza perché contribuisce al mantenimento della salute e delle ossa del nascituro ed ancora assume un ruolo primario nella crescita dei capelli in quanto va a stimolare il follicolo pilifero effettuando anche una importante azione di rafforzamento del bulbo e del fusto.

Sapevate che la Vitamina D previene alcune malattie importanti come la sclerosi multipla? E’ questo quanto è emerso da un recente studio effettuato da un gruppo di ricercatori della Harvard University, i quali hanno dimostrato che una carenza di questa vitamina potrebbe essere un fonte di rischio per lo sviluppo della malattia e viceversa l’assunzione della vitamina da parte di pazienti affetti dalla malattia può rallentarne la progressione in alcuni casi.

Che dose di vitamina bisogna assumere? Secondo quanto riferito da un gruppo di ricercatori, sembra che fino a 50 anni, la dose giornaliera consigliata è di 400-800 unità internazionali, ovvero circa 0,4-0,8 grammi di vitamina D3 o colecalsiferolo, la forma di vitamina D più utile all’assorbimento del calcio nelle ossa. Per capire il livello di Vitamina D presente nel nostro organismo basterà fare un esame del sangue, chiamato 25 idrossivitamina D nel sangue o 25 D.

L a vitamina D è costituita da un gruppo di cinque pro ormoni liposolubili: D1, D2, D3, D4 e D5, ma soltanto la vitamina D2, o ergocalciferolo, e la vitamina D3, o colicalciferolo, manifestano un’attività biologica molto simile e rappresentano le due forme più importanti per la vita. L’assunzione di vitamina D è possibile sia attraverso la dieta sia grazie all’esposizione solare; in entrambi i casi, essa si presenta in forma biologicamente inattiva e la sua attivazione passa attraverso due differenti reazioni di idrossilazione. La vitamina D nella sua forma attiva, il calcitriolo, permette sia il riassorbimento del calcio a livello renale, sia l’assorbimento dello stesso calcio e del fosforo nell’intestino; a livello cellulare, interagisce con gli ormoni calcitonina e paratormone. Il paratormone è un polipeptide prodotto dalle paratiroidi e permette di aumentare i valori del calcio e ridurre quelli del fosforo attraverso il riassorbimento del calcio a livello renale e intestinale. Questa azione è mediata dalla vitamina D. La calcitonina, al contrario, determina una riduzione dei livelli ematici di calcio, agendo in modo contrario al paratormone. A livello osseo, infatti, determina un aumento della deposizione di calcio da parte degli osteoblasti e blocca il riassorbimento causato dagli osteoclasti.

UN PO’ DI STORIA Risale al XVII secolo la descrizione che Whistler, uno studente inglese di medicina, fece del rachitismo, principale manifestazione clinica dovuta alla carenza di vitamina D. Questa malattia era diffusa specialmente tra la gente povera dei paesi del nord Europa, dove, oltre a un’alimentazione scarsa e poco variata, si osservava anche una carenza di luce solare per diversi mesi all’anno. Agli inizi del XX secolo, Mellanby e Huldschinsky osservarono che i bambini cresciuti in aree urbane situate in zone temperate sviluppavano rachitismo. I due scienziati correlarono il rachitismo alla mancanza d’aria pura e di luce solare, ed ipotizzarono la carenza di un non identificato fattore dietetico. Osservarono inoltre che l’aggiunta di olio di fegato di merluzzo nella dieta o l’esposizione solare prevenivano o guarivano la malattia. Nel 1929, Elmer V. MacCollum scoprì come responsabile della malattia la carenza di un fattore regolatore del meccanismo di fissazione del calcio nelle ossa.

VITAMINA D E ALIMENTI Soltanto pochi alimenti di origine animale contengono quantità significative di vitamina D. In particolare, l’olio di fegato di merluzzo ne contiene un’ elevata quantità (210 µg/100g), ma non viene abitualmente consumato. Tra i pesci, quelli grassi, quali salmone e aringhe, ne possono contenere fino a 25 µg/100g; tra le carni, invece, solamente il fegato ne contiene oltre il livello di tracce (0,5 µg/100g). Il burro rappresenta l’unico derivato del latte in grado di contenerne fino a 0,75 µg/100g, seguito dai formaggi particolarmente grassi che ne contengono fino a 0,5 µg/100g. Infine, le uova contengono circa 1,75 µg/100g di vitamina D.

VITAMINA D ED ESPOSIZIONE ALLA LUCE SOLARE Il modo più semplice per ottenere vitamina D è prendere il sole: il corpo umano è in grado di produrre vitamina D a partire dal colesterolo, attraverso un processo mediato proprio dall’azione dei raggi UVB solari. Il sole rappresenta quindi un prezioso alleato per la salute dell’intero organismo e un’esposizione di 10- 15 minuti alla luce solare può generare da 10.000 a 20.000 UI di 25-idrossivitamina D. Numerosi sono i fattori che possono influenzare la sua sintesi, quali la pigmentazione della pelle, la latitudine e la percentuale di pelle esposta al sole e ciò rende complesso valutare la quantità di vitamina D convertita dall’esposizione al sole. I bambini e i ragazzi con la carnagione più scura tendono ad avere bassi livelli di vitamina D a causa dell’abbondanza di melanina nella pelle e richiedono un’esposizione da 5 a 10 volte più prolungata per raggiungere gli stessi livelli di 25-idrossivitamina rispetto ai bambini dalla pelle più chiara. Alcune creme solari possono ridurre la capacità di produrre la vitamina D poiché schermano buona parte dei raggi UVB, tuttavia rappresentano un valido strumento per allontanare il rischio di scottature, quindi è necessario raggiungere un compromesso per massimizzare i benefici del sole riducendo i rischi connessi all’esposizione ai raggi UV.

VITAMINA D IN SALUTE E IN MALATTIA La vitamina D è essenziale per il metabolismo del magnesio e dei fosfati e stimola l’espressione proteica nella parete intestinale al fine di promuovere l’assorbimento del calcio e la mineralizzazione ossea. Adeguati livelli di vitamina D possono inoltre ridurre il rischio di sviluppare patologie autoimmuni, infezioni e diabete di tipo 2. Numerose evidenze derivanti da studi osservazionali hanno dimostrato l’importanza della vitamina D nel ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 1 nella prima infanzia. Bassi livelli ematici di questa vitamina, al contrario, causano il rilascio dell’ormone paratiroideo che, a sua volta, causa il rimaneggiamento del calcio nelle ossa. Nel tempo, un eccessivo riassorbimento osseo può causare l’insorgenza di rachitismo.

CARENZA DI VITAMINA D NEI BAMBINI La carenza di vitamina D nei bambini causa numerosi eventi avversi, quali ritardo nella crescita e rachitismo. Quest’ultimo insorge in età infantile e, da un punto di vista clinico, è possibile osservare una riduzione della crescita del bambino rispetto alla media, con presenza di morbidezza, spesso associata anche a dolore delle ossa, lassità delle articolazioni e deformazioni precoci degli arti. Fortunatamente, se trattato in maniera idonea, il rachitismo può essere guarito. Nonostante la vitamina D sia presente in determinati cibi e bevande, recenti evidenze scientifiche ne hanno dimostrato una carenza compresa tra il 12% e il 24%, dalla primissima infanzia fino al periodo adolescenziale. I neonati nutriti al seno, in particolare, rappresenterebbero i soggetti a più alto rischio di sviluppare patologie correlate ad una scarsa assunzione di vitamina D. I farmacisti e i medici di famiglia dovrebbero quindi favorire l’applicazione delle linee guida riguardanti l’assunzione di tale vitamina fin dalle prime settimane di vita.

CARENZA DI VITAMINA D NEGLI ADULTI Gli adulti che presentano una carenza grave di vitamina D manifestano ipomineralizzazione ossea e riferiscono osteomalacia, debolezza muscolare e dolore osseo. In particolare, l’osteomalacia o fragilità ossea viene riscontrata abitualmente nei pazienti anziani con diete povere in vitamina D, nei soggetti che presentano patologie epatiche o renali, un ridotto assorbimento di vitamina D o una carente esposizione ai raggi solari. Il trattamento per l’osteomalacia dipende dalla causa scatenante la malattia e solitamente include il controllo del dolore, un intervento chirurgico ortopedico, la somministrazione della vitamina D e di agenti leganti il fosfato.

LINEE GUIDA PER L’ASSUNZIONE GIORNALIERA DI VITAMINA D Nel corso degli ultimi anni si è assistito a un progressivo incremento dei livelli raccomandati di vitamina D. Nei primi anni del 2000, l’assunzione consigliata dal secondo mese di vita fino all’adolescenza era di 200 UI, di 400 UI in età adulta e di 600 UI dopo i 70 anni. Le attuali linee guida, invece, sottolineano come i neonati che assumono esclusivamente latte in formula siano in grado di mantenere livelli ematici di vitamina D più adeguati rispetto ai neonati che assumono latte materno. I neonati allattati esclusivamente o parzialmente al seno, i bambini e gli adolescenti che assumono meno di un litro di latte arricchito con vitamina D al giorno dovrebbero ricevere 400 UI di tale vitamina. Le linee guida raccomandano inoltre l’assunzione di 800-1000 UI al giorno di vitamina D per gli anziani. In condizioni di esposizione solare ridotta, di età molto avanzata, di osteoporosi, di precarie condizioni nutrizionali o di malassorbimenti intestinali e in caso di somministrazione di alcuni farmaci come anticonvulsivanti o glucocorticoidi, possono essere prescritte quantità ancora maggiori di vitamina D. Nonostante queste raccomandazioni, non ci sono studi che dimostrerebbero che l’assunzione di 400 UI di vitamina D al giorno possa migliorare alcune condizioni dei pazienti, quali la letargia, l’irritabilità e il ritardo della crescita, attribuite alla deficienza di vitamina D. Studi prospettici orientati sull’analisi degli outcomes dei pazienti, rispetto a quelli riguardanti lo studio dei biomarcatori, potrebbero chiarire il ruolo svolto dall’implementazione della vitamina D nella dieta della popolazione.

La mancanza di vitamina D in gravidanza risulta essere davvero pericolosa, sia per la mamma che per i bambini, è questo il risultato di un nuovo studio australiano, che ha scoperto il peso sulla salute della carenza di questa vitamina anche a livello di autismo. Precedenti studi avevano evidenziato come la carenza di vitamina D sia causa di schizofrenia, asma e ridotta densità ossea, mentre lo studio di cui abbiamo appena accennato pari si basi sul fatto che, non assumendo la giusta dose di vitamina D, possa aumentare il rischio di mettere al mondo una prole con tratti autistici verso l’età di sei anni. “Questo studio offre ulteriori evidenze che bassi livelli di vitamina D sono associati con disturbi dello sviluppo neurologico”, ha dichiarato il neurologo John McGrath nel corso di un suo intervento sul sito dell’Università.

Secondo gli esperti, bisognerebbe stare molto attenti a non scendere sotto il livello di rischio per il bambino, soprattutto nelle ultime 20 settimane di gravidanza, considerando che per carenza di vitamina D si considera il valore al di sotto dei 25 nmol/L. Qualora dovesse verificarsi ciò, e dunque che i livelli di vitamina dovessero scendere al di sotto dei 25 nmol/L, si presenterebbe il rischio di tratti autistici nel bambino.

Lo studio in questione è stato effettuato dai ricercatori del Brain Institute dell’University of Queensland e dell’Erasmus Medicla Centre in Olanda su 4200 campioni di sangue di donne incinte e dei loro rispettivi bambini. Correlato ai rischi e di conseguenza alla possibile riduzione del livello di vitamina D in gravidanza, gli esperti raccomandano l’esposizione del sole, evitando le ore più calde certamente, ma pare che la vitamina D di solito si assorbe meglio con l’esposizione al sole, ed ancora mangiare cibi arancioni come carote, melone e zucca, mangiare cibi di origine animale come pesce, latte, uova ed alimenti fortificati con ben indicata in etichetta la presenza di vitamina D, mangiare i funghi ed infine affidarsi ad integratori ad hoc.

Il rischio? Come abbiamo anticipato, tutte le raccomandazioni sopra elencate sono correlate alla vitamina D o meglio ai rischi relativi ala mancanza di questa importante sostanza nel corpo di una donna in gravidanza, e di conseguenza al fatto che mancando questa importante vitamina nel corpo di una donna in attesa, il bambino può andare in contro a problemi di salute piuttosto seri; la vitamina D è infatti nota per i suoi benefici nel mantenere le ossa sane e vi sono solide evidenze che la collegano alla crescita cerebrale. Si è parlato anche di correlazione tra la mancanza di vitamina D ed autismo, ma su questo aspetto prima di poter affermare con certezza questo legame, bisognerà approfondirlo.

E’ allarme vitamina D per i bambini in Italia e non solo in quanto trattasi di un problema globale che riguarda tutti i Paesi del mondo. In particolare, nel nostro Paese 6 bambini su 10 sono carenti di vitamina D in accordo con l’allarme lanciato in merito dalla Società italiana di pediatria.

E’ fondamentale che i bambini e gli adolescenti prendano il sole a mani e gambe almeno per tre volte la settimana, ed invece se sei su dieci sono in uno stato di ipovitaminosi D è perché durante la giornata stanno per troppo tempo chiusi a casa.

La carenza di vitamina D spazia dalle forme meno gravi e fino ad arrivare al deficit severo che può causare una patologia che al giorno d’oggi è rara, e che è rappresentata dal rachitismo carenziale. D’altronde è nelle prime due decadi di vita che si viene a formare completamente lo scheletro di un individuo con un picco di massa ossea che si raggiunge attorno ai 20 anni.

Quindi, da bambini e da adolescenti l’esposizione al sole è fondamentale per accumulare quel tesoretto di vitamina D che permette di modellare la corporatura. Questo perché solo il 10% di vitamina D di cui si ha bisogno viene assunto attraverso l’alimentazione, mentre tutto il resto è frutto dell’azione della radiazione UV.

E così, in collaborazione con la Fimp, Federazione Medici Pediatri, la Società di pediatria preventiva e sociale e la Società italiana di pediatria hanno messo a punto un documento per i pediatri, il primo del genere, che fornisce ogni raccomandazione utile sulla prevenzione dell’ipovitaminosi D da 0 a 18 anni.

Vitamina D e neoplasie
Il deficit di Vitamina D è stato documentato in pazienti affetti da varie forme di neoplasia incluso il carcinoma della mammella, del colon e della prostata19. Nonostante la plausibilità biologica che la Vitamina D possa avere un ruolo nell’oncogenesi, le evidenze che la supplementazione di Vitamina D possa ridurre l’incidenza o la mortalità per neoplasia sono ancora limitate e controverse20.
Vitamina D e neoplasie cutanee
La possibile relazione tra deficit di Vitamina D e aumentato rischio di neoplasie cutanee è stato oggetto di molti studi nel corso degli ultimi anni. La Vitamina D ha un ruolo importante nel modulare il ciclo cellulare, l’apoptosi, riparare il DNA e sopprimere l’oncogenesi cutanea agendo sul suo recettore che è espresso dalle cellule neoplastiche dei carcinomi baso- e spino-cellulare. È stato osservato che il calcitriolo topico, un derivato della Vitamina D per uso topico, può reprimere il meccanismo di trasduzione del segnale legato al pathway Hedgehog nelle cellule neoplastiche di basalioma nel topo, esercitando quindi un’attività oncosoppressiva. Diversi studi epidemiologici hanno documentato deficit di Vitamina D sia nei pazienti con melanoma, sia in quelli affetti da neoplasie cutanee nonmelanoma (NMSC). Questi studi sono stati generalmente condotti in Paesi caratterizzati da elevate incidenze di neoplasie cutanee quali Australia, Stati Uniti ed Europa settentrionale, anche se non mancano studi condotti in Italia. Il limite di tali studi è dato dalla difficoltà di tenere in opportuna considerazione un importante fattore di confondimento rappresentato dall’esposizione al sole, che è la principale fonte di Vitamina D e allo stesso tempo un fattore di rischio per le neoplasie cutanee. L’effetto della supplementazione di Vitamina D nella prevenzione delle neoplasie cutanee non sembra clinicamente rilevante. Il trial clinico randomizzato “Women’s Health Initiative” condotto su un campione di 36.282 donne di età compresa tra 50 e 79 anni in follow-up per 7 anni ha escluso che la supplementazione giornaliera di 1.000 mg di calcio e di 400 UI di Vitamina D3 possano ridurre la incidenza di melanoma e il cancro della pelle senza melanoma (NMSC).

Vitamina D e malattie autoimmuni
Il deficit di Vitamina D è stato riportato anche in associazione con molte malattie autoimmuni, quali la sclerosi multipla, il diabete mellito tipo 1, la tiroidite di Hashimoto, le malattie
Deficit di Vitamina D in Dermatologia  infiammatorie croniche dell’intestino, l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico e la sindrome di Sjogren’s.
Vitamina D e artrite reumatoide
Il deficit di Vitamina D è stato riportato in pazienti affetti da artrite reumatoide (AR)28. È stato osservato che il rischio di ammalarsi di AR è inversamente correlato all’esposizione solare, all’introito alimentare di Vitamina D e ai suoi livelli sierici. L’ipovitaminosi D in pazienti affetti da AR è frequente in Italia anche nelle regioni del Sud esposte a una maggiore insolazione. Si ipotizza che il deficit di Vitamina D possa essere la conseguenza della disabilità fisica, che causa una ridotta mobilità e, di conseguenza, una ridotta esposizione solare. È stata osservata anche una correlazione positiva tra livelli sierici di Vitamina D e probabilità di remissione e/o di risposta favorevole alla terapia. La supplementazione di Vitamina D nei pazienti carenti con AR può essere indicata anche per la prevenzione dell’osteoporosi secondaria in chi è in terapia cronica cortisonica.
Vitamina D e Lupus Eritematoso Sistemico
Il fatto che l’ipovitaminosi D sia piuttosto comune nei pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico (LES) non sorprende considerando che l’esposizione solare è notoriamente controindicata in questi pazienti perché è un fattore di rischio per la riacutizzazione del LES. A sostenere l’ipotesi di un possibile ruolo patogenetico della Vitamina D nel LES vi sono le associazioni con alcuni polimorfismi dei geni del recettore per la Vitamina D. Come per l’AR, anche nel LES vi sono studi che correlano inversamente i livelli di Vitamina D con l’attività di malattia, anche in pazienti pediatrici. È stato anche osservato che riacutizzazioni di LES possono essere associate a riduzioni stagionali dei livelli sierici di Vitamina D.

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