Vitamina D, contro il raffreddore ed ogni forma di influenza

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Secondo quanto è emerso da un recente studio, sembra che aggiungere vitamina D negli alimenti possa prevenire influenza, raffreddori ed anche altri tipi di infezioni tra le quali la polmonite. E’ questo il risultato al quale sono giunti i ricercatori della Queen Mary University di Londra, i quali hanno dichiarato appunto che integrare i cibi con la vitamina D sarebbe fondamentale per poter prevenire influenza, raffreddore ed altri tipi di affezioni; per chi non lo sapesse, il nostro organismo è in grado di produrre vitamina D in modo autonomo, quando il nostro corpo è esposto ai raggi solari.La ricerca avrebbe stimato che integrare regolarmente tale vitamina consentirebbe di dimezzare il tasso di infezioni respiratorie in tutti quei soggetti che presentano bassi livelli di vitamina D e del 10 per cento in coloro che hanno soglie normali o più alte.

I ricercatori, nello specifico hanno effettuato uno studio sul campo, esaminando i dati relativi a 11.321 persone da 25 diversi trial, concludendo che la vitamina D è utile per prevenire raffreddore ed influenza; i risultati sono stati davvero sorprendenti visto che i maggiori si sono registrati in coloro i quali avevano bassi livelli di vitamina D nel corpo, e dunque nelle persone che si espongono poco al sole, che escono poco da casa o che hanno la pelle scura. Ebbene queste persone, assumendo un integratore di vitamine al giorno hanno dimezzato il tasso di infezioni respiratorie ed hanno anche ridotto del 10% le infezioni tra chi aveva soglie più alte del composto. Intervenuto sulla questione, anche il professore Louis Levy, che si trova a capo del dipartimento di Nutrizione, il quale ha dichiarato: “Il Ministero già raccomanda alla popolazione di prendere vitamina D durante i mesi invernali. Coloro che non si espongono al sole a causa delle caratteristiche della loro pelle o perché stanno sempre coperti per motivi religiosi o stanno in casa dovrebbero integrarla tutto l’anno”.

Assumendo una popolazione di 65 milioni di persone e che il 70% ha almeno un’infezione respiratoria acuta ogni anno, supplementi di vitamina D quotidiani o settimanali si tradurrebbero in 3,25 mln di persone in meno ammalate almeno una volta l’anno”, ha affermato sulla Bbc online uno dei ricercatori, Adrian Martineau, riferendosi alla Gran Bretagna. Questo studio, dovrebbe essere sostenuto da altri test per poter essere considerato affidabile. Secondo quanto riferito ancora dai ricercatori, sembra che questi risultati dimostrano come l’introduzione della vitamina D nella nostra alimentazione quotidiana sotto forma di pillole, possa rivelarsi ancora più efficace della tradizionale vaccinazione contro l’influenza. La vitamina D, non solo viene prodotto in modo automatico dal nostro organismo, ma può essere assunta tramite pillole o altri composti farmaceutici ed infine tramite alcuni alimenti, tra i quali l’olio di fegato di merluzzo, pesci grassi come i salmoni e le aringhe, le uova, il fegato, le verdure verdi e le carni rosse.

TUTTI I BENEFICI DELLA VITAMINA D CHE COSA FA La vitamina D non serve solo a fissare il calcio nelle ossa, una funzione che pure è fondamentale per prevenire il rachitismo nei bambini e l’osteoporosi negli anziani. Nella sua forma attivata, la vitamina agisce in realtà come un ormone che regola vari organi e sistemi, tanto che la sua carenza è stata associata a diversi tipi di malattie, dal diabete all’infarto, dall’Alzheimer all’asma o alla sclerosi multipla.

CONTRO I TUMORI Un deficit di vitamina D sembra favorire anche lo sviluppo di diversi tumori: una ricerca condotta nell’ambito del grande studio europeo EPIC – alla cui realizzazione hanno partecipato diversi ricercatori sostenuti da AIRC – ha mostrato che le persone con i più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40 per cento rispetto a chi invece ne è carente. Un legame simile sembra esistere anche per altri tipi di tumori. Il suo uso a scopo terapeutico è però ancora in fase sperimentale.

COME SI FORMA Un terzo del fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dall’alimentazione. I cibi in cui se ne trova di più – oltre a quelli che ne sono arricchiti a livello industriale, come molti cereali per la prima colazione – sono i pesci grassi (come salmone, sgombro e aringa), il tuorlo d’uovo e il fegato. Tutto il resto si forma nella pelle a partire da un grasso simile al colesterolo che viene trasformato per effetto della esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella cute o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue ,dove è trasportata da una proteina specifica fino al fegato e al rene, dove viene attivata .

COME FUNZIONA Per quanto se ne conoscano le proprietà antinfiammatorie e l’azione sul sistema immunitario, non è ancora ben chiaro come la vitamina D agisca a livello dei diversi sistemi. Soprattutto, quello che ancora bisogna capire è se sia proprio la sostanza stessa a produrre direttamente tanti benefici, o se piuttosto una sua alta concentrazione nel sangue non sia soltanto un indicatore indiretto di uno stile di vita più sano, come un’alimentazione più adeguata e un’appropriata quantità di tempo trascorsa all’aria aperta, che spesso si associano a maggiore attività fisica e minore indice di massa corporea (BMI).

QUANTA CE NE VUOLE Non esistono parametri assoluti: secondo la maggior parte degli esperti la soglia ufficiale di concentrazione di vitamina D nel sangue sotto cui non si dovrebbe mai scendere è di 30 nanomoli/litro, anche se altri suggeriscono che si possa già parlare di quantità insufficiente sotto i 50. Sicuramente si parla di una carenza quando i livelli di vitamina D scendono sotto le 20 nanomoli/litro. In genere, per assicurarsi l’apporto necessario, è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta . Tra i neonati e gli anziani, però,che spesso escono poco di casa e si espongono meno dei giovani al sole, un deficit è abbastanza comune: per questo in genere nel primo anno di vita si somministrano gocce di vitamina D in gocce e molti medici ritengono opportuno prescrivere supplementi anche a tutti i loro pazienti oltre una certa età. Tuttavia è importante guardarsi dagli eccessi perché a dosi troppo elevate la vitamina D può essere tossica. Generalmente ciò avviene allorché i livelli circolanti superano i 100 ng/ml. Per evitare ciò, è consigliabile non superare un’assunzione giornaliera di 50 μg/die.

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