Vittorio Feltri shock: “A me degli immigrati non fotte un c…” sito sotto attaccato Hacker

Vittorio Feltri non molla. Show aLa Zanzara su Radio 24: “A me degli immigrati non fotte un ca***, li vedo solo dalla mia berlina”.

“Noi di Libero non siamo impazziti e non facciamo dei titoli inventati e campati per aria. Gli immigrati portano la miseria, è un dato di fatto. E portano anche le malattie, visto che anche i casi di tbc sono raddoppiati negli ultimi sei mesi. Questa immigrazione incontrollata e massiccia porta malattie che erano state sconfitte definitivamente: non solo la malaria, ma anche la tbc”.

“Queste malattie – dice Feltri – hanno ripreso a mietere vittime e quindi sostenere che portano malattie significa dire la verità, una verità che l’ipocrisia della sinistra in particolare cerca di diminuire e coprire. Chi ci critica o è in malafede o è cretino”. Poi attacca David Parenzo: “Parenzo parla di immigrati ma non li ha mai visti. Come non li ho mai visti io. Qualche volta li ho visti per strada  ma in macchina, la mia bella berlina, quindi a me degli immigrati non me ne fotte un cazzo”.

“Io non ce l’ho con gli immigrati – dice ancora –  ma se dopo il flusso migratorio raddoppia la tbc non posso attribuire la responsabilità agli svizzeri, austriaci o tirolesi. E’ chiaro che l’immigrazione provoca la diffusione di malattie che qui erano scomparse. Noi non insultiamo nessuno, noi registriamo la realtà. La raccontiamo per quello che è, punto e chiuso. Certe malattie arrivano in Italia e non le portano gli svizzeri. L’80% dei malati di malaria sono stranieri, ma chi è quel coglione che va nel Burkina Faso?! Qui arrivano 3000 africani al giorno e portano di tutto. Anche le piattole. La scabbia chi la porta, gli svizzeri? Gli africani sono persone che hanno dimostrato di non avere una gran cultura del lavoro, tant’è vero che vivono nella merda”.

Ma sei mai stato in Africa?: “Me ne guardo bene. Io non vado neanche in Sicilia e ti pare che vado in Burkina Faso?”.

CI VOGLIONO MORTI
Le nostre colpe: scrivere la verità e aumentare il numero di lettori

Vivissimi complimenti alla Federazione della stampa e all’Ordine nazionale dei giornalisti. A forza di accusarci di usare il linguaggio dell’odio invece di quello della ipocrisia, sono riusciti a scatenare una guerra cyberterroristi- ca contro Libero, il cui sito web è stato bombardato, silenziato e oscurato dai banditi tecnologici.

Questa è la dimostrazione che i cultori dell’odio non siamo noi bensì la categoria cui non ci onoriamo di appartenere, la quale mettendoci all’indice e minacciandoci di sanzioni solo perché diciamo la verità sugli immigrati, ha incitato i malviventi a uccidere la libertà di informazione. Il sito del giornale infatti è stato assassinato con le sue 60 milioni di pagine.
Mentre scrivo le presenti note segnalo che l’Ordine e la Federazione tacciono, forse – e me lo auguro – si vergognano di averci linciati provocando il misfatto, cioè il proditorio assalto dei criminali alla testata che curiamo con scrupolo.

Le parole che i due citati enti hanno dedicato ai miei colleghi, e anche a me, sono state di una tale violenza da avere indotto i terroristi a colpirci, privando i lettori di una fonte giornalistica anticonformista e non allineata al cosiddetto pensiero unico. Ordine e Federazione dovrebbero essere al servizio del libero pensiero, invece sono complici di coloro che desiderano imbavagliarci e sono capaci di farlo con estrema facilità grazie a tecniche telematiche.
Trattasi di uno scandalo da denunciarsi pubblicamente nella speranza che qualcuno intervenga per ripristinare i principi di democrazia. Un organo di informazione non va mortificato al punto da non essere in grado di esprimersi causa una manomissione delinquenziale. E che ciò avvenga con iltacito consenso dell’Albo e del sindacato costituisce un precedente di inaudita drammaticità.

Di quali colpe ci saremmo resi responsabili? Abbiamo scritto che i migranti portano miseria. Non è forse vero? Abbiamo scritto che portano malattie. Non è forse vero? Oggi scriviamo che i bambini compatrioti sono obbligati a vaccinarsi per frequentare la scuola, quando viceversa a ogni straniero non facciamo neanche le analisi del sangue complete. Pertanto qui entra chiunque, inclusa gente affetta da chissà quali patologie. Ovvio o no? Precisare questi concetti significa essere razzisti o realisti?

Niente da fare, inutile discutere. La logica e la ragione non hanno diritto di cittadinanza. Lo ius soli è riservato agli extraterrestri, a noi è negato dai farabutti terroristi e nessuno interviene per fare giustizia. Ci massacrano sotto gli occhi indifferenti delle autorità e della squallida corporazione dei pennini. Che fa il governo per ripristinare la legalità?
Naturalmente i colleghi ridono sotto i baffi. Sono felici che Libero, essendo in crescita esponenziale sia nel mirino deicancheri- manovrati da chi? – che ambiscono a fucilare chi non si piega al politicamente corretto e non frequenta la bottega delle banalità di regime.
La redazione mi comunica che la Federazione, a conoscenza della situazione in cui ci troviamo, vittime di un attentato, ha emesso un comunicato in cui, dopo una riga di pelosa solidarietà, ribadisce la sua condanna a Libero accusandolo addirittura di apologia del fascismo. Cosa c’entri il fascismo in questa storia non è dato sapere. Qui occorre il soccorso di qualche psichiatra di valore.

Apprendo in questo istante che puntano a processarci perché abbiamo riportato sul cartaceo i verbali dello stupro di Rimini. Documenti ufficiali, non chiacchiere. La stampa ha divulgato per anni atti giudiziari, intercettazioni comprese, riguardanti inchieste varie e mai nessuno ha avuto da obiettare. Noi riferiamo di una aggressione a sfondo sessuale che ha indignato la nazione e siamo perseguiti. Da chi? Dagli avvoltoi.
Aggiungo che i cyberterroristi ce l’hanno col sottoscritto, personalmente. Sostengono che se a me non importa niente degli immigrati, a loro non importa nulla di me. Giusto. Ma se per loro conto zero come mai sparano su questo giornale?

L’hacker rilancia: siete sotto osservazione

Fosse capitato ai cosiddetti giornaloni, ci avrebbero aperto i tigì della sera. Tutti indignati a gridare alla violazione, alla censura. Invece, per Libero, che ha avuto il proprio sito oscurato per 24 ore, neanche un trafiletto sulla stampa che si vanta di non bucare mai una notizia. Diamo fastidio e lo sappiamo da un pezzo, ma stavolta oltre al pregiudizio che certi maestrini nutrono contro di noi, da tale AnonPlus, il collettivo di hacker informatici costola italiana di Anonymous, è stato compiuto un vero e proprio reato nei nostri confronti oltre che un danno per chi ci segue ogni giorno on line.

Dai colleghi della stampa, però, neanche una riga. Neppure un boxino per registrare l’accaduto. Idem dalle tv. Silenzio. Unica eccezione Il Tempo, quotidiano duramente attaccato come il nostro per un titolo che accosta la malaria agli immigrati. Il direttore Gian Marco Chiocci con coraggio, ieri, ha scritto un fondo, “I frutti marci dell’odio”, in cui sbugiarda associazioni e blog di giornalisti, «il multiculturalismo al caviale» e le crociate ideologiche di chi si sente sempre e comunque superiore, ignora la verità e tuttavia si crede portatore del Verbo per cui chi la pensa in modo diverso è un nemico da abbattere, prima con la penna oggi, che imperversano i social, a suon di attacchi via web, spesso protetti da anonimato.

In passato abbiamo assistito a girotondi, manifestazioni, cortei, campagne perfino con illustri giuristi in difesa della libertà di stampa. Paginate confezionate apposta per inculcarci l’importanza di un’informazione autonoma, senza condizionamenti, non asservita al potere politico, ma possibilmente più vicina a una parte che all’altra. Questo giornale si chiama Libero non a caso, ce l’ha nel dna la resistenza ad ogni imposizione, risponde ai propri lettori; eppure per chi ci ha oscurato il sito e per chi non ha detto nulla per condannare questo reato siamo noi ad essere dalla parte sbagliata. Ma chilo stabilisce quale è quella giusta?
Tra i parlamentari, di solito così solerti a inondare le agenzie con i loro comunicati, ci hanno espresso solidarietà ben pochi e tra questi spicca Umberto Bossi, presidente federale della Lega. «Sono vicino a Libero colpito da un attacco di pirateria informatica», ha dichiarato il fondatore del Carroccio. «La libertà di opinione va sempre difesa da ogni forma di aggressione, in qualsiasi modo si manifesti», ha aggiunto, «perché è uno dei principi ineludibili della democrazia».

Poi l’azzurra Elena Centemero, presidente della Commissione Equality and Non discrimination del Consiglio d’Europa (cioè uguaglianza e non discriminazione). «La libertà di stampa è un bene assoluto», ha detto. «Per questo l’attacco proditorio a liberoquotidiano.it colpisce non solo i giornalisti e i lettori di Libero, ma chiunque sia amante della libertà. Incredibile l’indifferenza che i mass media hanno manifestato verso questo atto gravissimo. Per parte mia, solleverò il caso in Consiglio d’Europa».
Vicinanza anche dalla collega di partito Elvira Savino: «Solidarietà ai direttori di Libero, Vittorio Feltri e Pietro Senaldi, per l’attacco subìto. Senaldi nel video che ha postato ci mette la faccia e le sue idee, gli hacker», fa notare la deputata di Forza Italia, «sono invece quelli che si nascondono e il cui scopo è solo quello di tentare di oscurare le idee altrui».
«Vogliono zittire Libero, ma non ci riusciranno», ha scritto Nuccio Altieri, deputato di Direzione Italia, «libertà di informazione e di opinione va difesa con i denti. Solidarietà alla redazione». Grazie. La Federazione nazionale della Stampa ha diramato una nota per dire che sì, è solidale con noi, però «resta il dissenso per qualsiasi violazione delle carte deontologiche, per ogni forma di intolleranza e per qualsiasi apologia del razzismo e del fascismo». Facevano prima a dire «però gli hacker hanno fatto bene».

Noi intanto aspettiamo di incontrare de visu, come si fa tra persone in carne e ossa e non tra ologrammi, l’anonimo signor AnonPlus che l’altro giorno ha reso inaccessibile il sito. Siamo pronti ad affrontarlo e in un video il direttore responsabile lo ha detto chiaramente. Lui, l’anonimo incappucciato con la croce in testa nel logo, fa finta di non capire. «Volete un confronto? Noi siamo qua», ha twittato. Main Rete non vale, troppo facile. Perché noi siamo noi, reali, e ci mostriamo, mentre dall’altra parte potrebbe esserci chiunque. Un tale o un gruppo di pirati informatici che, su Twitter, ci sfida pure: «Libero_official siete sotto stretta osservazione. E non siete gli unici. Pretendiamo dignità e verità che un giornale deve dare».

Un loro amico, poi, Andrea Draghetti, altro hacker del web, ieri cinguettava tutto contento: «Libero_official è down da 24 ore! Sarebbe curioso sapere a quanto ammontano i mancati introiti pubblicitari!!». E quelli di AnonPlus hanno risposto gaudenti: «Ottima osservazione». Per la combriccola dei pirati informatici il virus siamo noi, quindi è giusta «la web- vendetta degli attivisti contro #Libero per i titoli anti-immigrati», mentre Sharky, politicamente scorretto, si fa fotografare fiero con la prima di Libero e ai pirati che ce l’hanno con i poteri forti chiede: «E quelli deboli? Ce ne date qualche esempio? Andate a studiare l’italiano, hacker dei miei c…i».

7 commenti

  1. Beh,ha esattamente ragione…

  2. Franco Cordiale

    Gradito o meno, LIBERO é libero, di nome e di fatto! Ma la trappola socio-catto-mondialista (l’osceno miscuglio renziano-boldrinesco-scalfariano-bergogliano) teme e detesta la libertà di pensiero, che significa contraddire il progetto di OMOLOGAZIONE che sta distruggendonon solo la scuola italiana, ma la società italiana in genere. Ci vogliono dei burattini acquiescenti e sorridenti, tutti accoglienza-dialogo-girotondi arcobaleno e insieme vogliono imporci le fette di salame sugli occhi. Dialogare é sacrosanto, ci mancherebbe! Ma puoi farlo se anche il tuo interlocutore lo desidera. Altrimenti ti disponi a farti prendere a calci…Onore a libero e un vaffa…ai vigliacchi che vogliono sabotarlo. Si chiamini hacker od Ordine dei Giornalisti (asserviti al potere).

  3. Per molto tempo ho stimato VIttorio Feltri, lo ritenevo uno dei migliori giornalisti del nostro tempo.
    Forse sotto questa “scorza di alzheimer” che ora gli fa dire cose crudeli e insensate si nasconde ancora il bravo giornalista di un tempo, ma penso che non lo vedremo più com’era.
    Ed è un grande dispiacere.
    Penso che bisognerebbe mandarlo in pensione a godersi i nipoti (se ne ha) o ad occuparsi di altro.
    Nel posto che occupa ora rischia di fare solo danni.

  4. Roberto Negro

    Che il sig. Feltri scriva ancora, dopo il caso Boffo, è un insulto alla classe giornalistica. Evidentemente ha protettori importanti, o ben pagati.
    LIBERO è libero esattamente come la stampa tedesca o sovietica nel 1940, ed è una sostanziale discarica di letame: le falsità che sta spargendo sulla questione dei migranti sono addirittura criminali. Pagine di vomito sullo stupro di Rimini, perchè fatto da extracomunitari; su quello di Firenze, invece, piedi di piombo. Ma è ovvio: si rivolgono a un pubblico che fà dell’ignoranza la propria bandiera, basta vedere la questione delle vaccinazioni.

  5. Piero Angelo Angeli

    Vittorio sei, e sarai sempre, il migliore. Alza la voce e non mollare!

  6. danilo ghezzi

    Sono d’accordo con Feltri! La sinistra e tutto il resto del ciarpame rosso si affannano a negare
    a responsabilità dell’immigrazione ma non ci riescono più, l’evidenza è troppa.

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