Vodka al metanolo shock: Dramma per turista di 22 anni, perde la vista dopo un cocktail

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“Ero cieca. È stato devastante”, ha raccontato la giovane Hannah Powell di Ormesby (Middlesbrough) al Sun, spiegando di non essersi accorta di niente mentre, in un locale di Laganas, stava bevendo gli 8 bicchieri di vodka dentro cui c’era del metanolo. La ragazza ha subito un trapianto e ora ha a che fare con numerosi problemi di salute a causa di quel maledetto drink. “Mi sono svegliata e vedevo tutto nero intorno a me”. Sono caduta in ginocchio.

Divenuta suo malgrado testimonial del potenziale nocivo del metanolo, la giovane si era concessa una serata di svago nell’isola greca, non sospettando l’artefazione della vodka, e risvegliandosi il pomeriggio seguente con un calo di vista, inizialmente confuso per ottenebramento da alcol, proseguito fino a diventare irreversibile.

Il mix le ha comportato non solo una quasi totale cecità, ma anche un’insufficienza renale che l’avrebbe costretta alla dialisi a vita. Ma poteva andare ancora peggio di quanto non sia andata per lei, che oggi si sente, tramite stampa, di lanciare un messaggio ai giovani che si recano in vacanza: “Sono arrabbiatissima, odio chi ha distrutto la mia vita mettendo metanolo in quella bevanda”.

Hannah, che sta lottando con una grave insufficienza renale che la costringerà alla dialisi a vita, lancia un appello:Il mio consiglio ai ragazzi in vacanza è di stare lontani da alcol a basso costo: accertatevi sempre di cosa state bevendo. Spero che l’inferno che sto attraversando possa impedire che altri abbiano il mio stesso destino”.

Trascorsi (fortunatamente) gli anni del Proibizionismo ed effettuata la conta dei danni prodotti dal metanolo, la componente è stata bandita per legge da ogni vinifico e da ogni distilleria del mondo e si trova attualmente vietata ovunque, per via della sua elevata componente tossica per l’organismo umano. Oltre ai morti, altre 40 persone erano state ricoverate in ospedale con i sintomi dell’intossicazione da metanolo: tutti i casi erano stati denunciati alle autorità e nove le persone arrestate perché accusate di aver confezionato o distribuito l’olio cosmetico contraffatto e ingerito come surrogato agli alcolici. Le intossicazioni dovute a surrogati economici dell’alcol accadono molto frequentemente nel paese, anche se è la prima volta che si verifica un incidente così grave.

La parola “Alcool” deriva dal termine arabo “al-kool”, che significa “finissima polvere per tingere le sopracciglia di nero”. Giunta in occidente assunse il significato di “polvere impalpabile”, finché nel XVI° secolo il medico alchimista Paracelso chiamò in questo modo ogni polvere essenziale o essenza del vino (alcohol vini). La nostra cultura alcolica è infarcita di luoghi comuni e pregiudizi: che fa salute, che fa virile, che fa sangue, che l’alcol muove ricchezze (fatturato annuo 12 miliardi di Euro, ma anche danni sociali per 14 miliardi di Euro!). È indiscutibile però che l’uomo, sin dall’antichità, ha sempre prodotto e consumato sostanze alcoliche. La pianta più utilizzata inizialmente fu l’albero della palma, ma anche la canapa, l’agave, il riso, il grano, l’orzo. Tra le attuali bevande la birra ha le tradizioni più antiche, ve ne sono tracce risalenti a 10.000 anni prima di Cristo, mentre la “nascita” del vino è relativamente più recente e data intorno al 4.000 A.C. Questa differenza di “età” è giustificata dal fatto che l’orzo era geograficamente molto più diffuso e di più facile conservazione, quindi era possibile produrre la bevanda quando se ne aveva bisogno. La coltivazione dell’uva era meno diffusa, richiedeva metodi di coltivazione più complessi, il raccolto e l’impiego erano legati ad un solo periodo dell’anno: la vendemmia. Inoltre, conservare il vino richiedeva tecnologie più sofisticate rispetto alla birra. La viticoltura e l’arte di fare il vino hanno origini orientali, sono infatti le popolazioni ariane che introducono in occidente queste culture in occasione delle loro migrazioni. Le bevande alcoliche in generale, e il vino in particolare, hanno trovato grande utilizzo in campo medico: da Ippocrate, il grande medico greco, a Galeno, alla Scuola Salernitana fino ai primi anni di questo secolo. Anche nella medicina araba il vino trova vari impieghi a scopo terapeutico, e questo uso permane in parte anche dopo la proibizione coranica. Le bevande alcoliche hanno avuto anche un importante ruolo nelle pratiche religiose di moltissimi popoli, dal Mescal utilizzato nelle civiltà precolombiane, al vino utilizzato in Grecia e a Roma con la mitologia di Dioniso e di Bacco cui erano dedicate apposite feste religiose. La vite e il vino hanno un ruolo centrale nella religione cristiana: la tradizione legata a Noe’, il vino come sangue di Cristo, i membri della Chiesa come tralci di un’unica vite. Nella tradizione ebraica il vino è simbolo della festa e della gioia del Giorno fuori dal Tempo oltre che segno di alleanza fra Dio e il popolo eletto.

Metabolismo Il 90-95% dell’etanolo introdotto va incontro a complesse trasformazioni, che si svolgono quasi esclusivamente a livello epatico, perciò il fegato è l’organo più esposto agli effetti dei prodotti tossici che si sviluppano come conseguenza della degradazione dell’alcol. Anche la concentrazione alcolica della bevanda che si consuma ha molta importanza, come determinante risulta anche il fatto che l’alcol venga ingerito a stomaco vuoto oppure durante e/o dopo i pasti. Contano infine la velocità con cui si beve e, naturalmente, le differenze tra individuo e individuo, come il peso corporeo, il sesso e lo stato di salute. Le azioni che l’alcol produce sul sistema nervoso sono varie e dipendono soprattutto da quanto se ne ingerisce e in quali condizioni lo si fa. Assumere una moderata quantità alcolica, come è in grado di dare una birra, risulta leggermente euforizzante, producendo nel consumatore una sensazione di benessere che si traduce in un comportamento più rilassato, più aperto alla socialità, più positivo. Bere grandi quantità di alcol, in forte concentrazione e molto velocemente, deprime invece fortemente il sistema nervoso provocando abbattimento o comportamenti aggressivi ed alterazioni delle percezioni visive, uditive e motorie, fino ad arrivare a forme di perdita del controllo e della coscienza di sé.

Tossicità Nel metabolismo dell’etanolo si verificano: • modificazioni dello stato ossidoriduttivo delle cellule e, quindi, modificazioni funzionali di tipo metabolico; • la produzione di metaboliti tossici e reattivi, come l’acetaldeide, capaci di provocare lesioni cellulari reversibili se in fase precoce, ma che conducono a un danno irreparabile se l’abuso di alcol continua. La variazione del potenziale ossidoriduttivo delle cellule provoca l’attivazione di enzimi e una conseguente serie di disfunzioni metaboliche riguardanti il metabolismo lipidico, glucidico, l’equilibrio acido-base e l’eliminazione di acido urico. Quando esiste una condizione di intossicazione alcolica è facile trovare un accumulo di trigliceridi nel fegato (steatosi) e una dislipidemia nel sangue, caratterizzata soprattutto da aumento della produzione di acidi grassi (ipertrigliceridemia) e delle lipoproteine (dislipoproteinemia). Nell’etilismo cronico aumenta la concentrazione ematica delle HDL (le lipoproteine ad azione protettiva nei confronti dell’arteriosclerosi), ma insorgono le patologie epatiche derivanti dall’etilismo cronico come la cirrosi, l’epatite alcolica cronica, l’epatocarcinoma. L’alcol etilico influenza il metabolismo epatico dei glucidi inibendo il processo di sintesi del glucosio, il suo deposito sotto forma di glicogeno e attivando il processo di demolizione del glicogeno: in questo modo tende ad esaurire le scorte glicidiche ed ostacola la loro reintegrazione. È particolarmente pericolosa l’assunzione di alcol al mattino, a digiuno, perché le scorte di glicogeno sono praticamente esaurite, perciò facilmente si manifesta la condizione di ipoglicemia da alcol. La tossicità dell’alcol, e precisamente dei suoi metaboliti liberati durante il processo di ossidoriduzione, si manifestano su numerose strutture causando gravi conseguenze. Oltre ai danni sul fegato, che costituisce l’organo essenzialmente deputato alla trasformazione dell’alcol, il bevitore cronico subisce danni allo stomaco, quali gastriti, emorragie ed ulcere, disturbi a livello del sistema nervoso, con manifestazioni dolorose alle gambe e alle braccia, disturbi di ordine psicologico, come depressione, alterazione della capacità di giudizio, di autocontrollo e di coordinazione, ipertensione, carenze vitaminiche, disturbi sessuali, danni cerebrali, malattie muscolari, cancro alla bocca, all’esofago, alla gola.

Lo scandalo del vino al metanolo

E’ il 18 marzo 1986 quando l’ANSA batte la notizia che in seguito alle segnalazioni di alcuni casi di avvelenamento registrati a Milano, é dato l’incarico al sostituto procuratore della Repubblica Alberto Nobili di fare luce su quello che sarebbe stato il primo clamoroso scandalo del settore alimentare: il vino al metanolo. Le persone decedute fino a quel momento sono tre: Armando Bisogni, di 48 anni, Renzo Cappelletti, di 58 anni, e Benito Casetto, deceduto all’ospedale di Riguarda. Le vittime sono etilisti. Il metanolo o alcool metilico e’ un alcool altamente tossico che si ottiene per distillazione a secco del legno o, industrialmente, per sintesi o, ancora, con la pressatura delle uve, quando questa viene spinta al massimo per ottenere un’elevata produzione di vino e viene impiegato nei processi di vinificazione perché aumenta la gradazione alcolica del vino al pari dello zucchero/o dell’alcool etilico. In realtà, il metanolo è un componente naturale del vino presente in una misura compresa tra 0,6 e 0,15 ml su 100 ml di alcol etilico complessivo, essendo un prodotto secondario della fermentazione alcolica, ma provoca danni permanenti ed è mortale nelle dosi tra 25 e 100 ml. A breve, le autorità italiane rendono, comunque, nota la marca dei vini che hanno causato i primi casi di avvelenamento: si tratta di Barbera da tavola e bianco da tavola imbottigliato dalla ditta di Carlo e Vincenzo Odore, titolari della societa’ in nome collettivo di Incisa Scapaccino (Asti) e venduto nei supermercati Gs, Esselunga e Coop. Accertamenti di laboratorio, eseguiti dall’Istituto di medicina legale e dall’ Ufficio provinciale di igiene e profilassi di Milano su campioni di vino prelevato sia nei supermercati che presso la ditta produttrice, rivelano la presenza di alcol metilico in quantita’ superiore a quella prevista dalla legge. Dalla Procura partono comunicazioni giudiziarie per le ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, violazione dell’art. 22, comma 2, lett. d) del D.P.R. 12 febbraio 1965, n. 162 Norme per la repressione delle frodi nella preparazione e nel commercio dei mosti, vini ed aceti che fissa i limiti massimi entro i quali deve essere contenuta la quantita’ di alcool metilico nel vino (0,30 millilitri ogni cento millilitri nel rosso e 0,20 nei bianchi). Le autorità sanitarie, a loro volta, danno comunicazione che: a) solamente con forti assunzioni di vino – piu’ di 1 litro al giorno – si può andare incontro a disturbi gravi, mentre nelle quantita’ normali – 1 o 2 bicchieri per pasto – non si incontrano conseguenze rilevanti; b) i segni caratteristici della intossicazione da alcool metilico sono essenzialmente: perdita di coscienza fino al coma; disturbi visivi fino alla cecita’; acidosi metabolica.

Il bere in eccesso provoca gravissimi danni ed è causa di morte per molte persone (in Italia si stimano 30.000 morti all’anno). Le principali condizioni che portano alla morte sono alcune patologie come la cirrosi epatica e i tumori, condizioni metaboliche particolari, come l’acidosi o l’ipoglicemia, ma anche gli incidenti stradali ed il suicidio. Eliminazione La quantità di alcol eliminata come tale e, quindi non metabolizzata, dipende dalla dose assunta ed oscilla tra il 2 e il 10% del totale. L’eliminazione avviene principalmente attraverso i reni e i polmoni, ma piccole quantità possono comparire anche nella saliva, nel sudore, nelle lacrime, nella bile, nel succo gastrico e nel latte. Immaginando di quantificare la quantità di alcol bevuta come un’unità alcolica (U.A.), si può dire che il nostro corpo impiega un tempo compreso tra 1 e 4 ore per smaltirne 1 unità e per liberarsi dei suoi effetti tossici. È quindi difficile la ripresa dopo una bevuta eccessiva, perciò quel senso di malessere e di confusione che l’accompagnano perdurano per un tempo tanto più lungo quanto più grande è la quantità di alcol ingerita. Il problema aumenta, nelle persone più giovani e più magre.

Conclusioni Nei primi anni 80 un’ampia ricerca epidemiologica condotta in Europa aveva evidenziato, che i francesi di età media, noti per essere grossi consumatori di cibi ad elevato contenuto di acidi grassi saturi e colesterolo (il consumo di formaggio pro capite in Francia supera, ad oggi, i 22 kg l’anno), se confrontati con le altre popolazioni europee e con gli americani, avevano mostrato una netta diminuzione dell’incidenza della coronaropatia ad esito mortale (infarto acuto del miocardio). Il consumo di grassi, della popolazione francese è assimilabile a quella americana che è tristemente famosa per la preoccupante incidenza dell’obesità e delle sue complicanze cardiovascolari. In ogni caso, gli studi che si sono poi susseguiti hanno evidenziato che la ragione di questa tendenza positiva (denominata “il paradosso francese”) va attribuita ad alcune sostanze contenute nel vino rosso che svolgono un’attività anti-ossidante. Più precisamente, la sostanza in questione è il resveratrolo che appartiene ad un ampio gruppo di composti chimici contenuti nel vino e nelle bevande alcoliche che derivano propriamente dall’uva. Queste sostanze appartengono, a loro volta, alla grande famiglia dei flavonoidi (anche noti come polifenoli) che sono presenti negli ortaggi, nella frutta e anche nelle foglie del tè. Studi più recenti hanno evidenziato che nel vino rosso si trovano anche flavonoidi che ne appoggiano il potere anti-ossidante. Inoltre, molti sono anche gli studi che attribuiscono al consumo prolungato di vino, alcune modificazioni strutturali a carico di componenti del sangue. Per esempio, secondo ricerche italiane, i globuli rossi, le piastrine e altri fattori della coagulazione, se provenienti dal sangue di soggetti considerati forti bevitori, quando vengono stimolati (in laboratorio) da un forte insulto ossidativo, mostrano una differente composizione strutturale al confronto con le cellule del sangue che provengono invece da soggetti di controllo che non sono bevitori abituali. Quindi, sempre senza eccessi, un bicchiere di vino rosso ai pasti, può essere consigliabile. Effetti Positivi: se assunto in quantità moderata l’alcol: • stimola la secrezione salivare, gastrica e facilita la digestione, ma se la concentrazione è elevata la digestione viene ridotta ed anche inibita; • ha un ruolo socializzante, in quanto a piccole dosi dà un senso di fiducia in se stessi; • facilità di parola, leggera euforia, azione disinibitrice; • stimola la fantasia e i processi ideativi; • sul sistema cardiocircolatorio l’alcol provoca dilatazione dei vasi sanguigni periferici diminuendo il rischio di arteriosclerosi e l’infarto; • sul sistema nervoso diminuisce la sensibilità al dolore; • l’alcol stimola anche la funzione respiratoria e la diuresi; • il potere calorico dell’alcol è di 7 kcal/gr, pertanto ha un piccolo ruolo nell’apporto calorico della dieta; • in cucina viene usato per rendere più piacevole il cibo.

Il 24 marzo 1986 una nave cisterna italiana viene sequestrata a Sète in Francia. il carico di vino della nave cisterna italiana Kaliste é messa sotto sequestro in quanto il vino trasportato della ditta Antonio Fusco di Mandria (Taranto) é sospettata di contenere metanolo come poi viene accertato con analisi più approfondite. A distanza di pochi giorni vengono arrestati i titolari della ditta Ciravegna della provincia di Cuneo per aver fornito vino al metanolo (Giovanni Ciravegna é poi condannato a 14 anni di carcere) mentre in Germania nella regione del Baden Wuerttemberg, il Ministero della sanità sequestra 500 bottiglie di Barbera d’Asti che presentano all’analisi un contenuto di 6.7 grammi di metanolo per litro, prodotti dall’azienda vinicola Giovanni Binaco di Castagnole Lanze in Piemonte. Ma come mai fino a quel famigerato marzo 1986 nessuno aveva pensato di ricorrere a tale pratica di sofisticazione? La risposta è che fino a quel momento mancava la convenienza economica dell’operazione illecita. Questo tipo di adulterazione del vino diviene, infatti, conveniente con l’emanazione della l. 28 luglio 1984 n. 408 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 giugno 1984, n. 232, concernente modificazioni al regime fiscale per gli alcoli e per alcune bevande alcoliche in attuazione delle sentenze 15 luglio 1982 e 15 marzo 1983 emesse dalla Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause n. 216/81 e n. 319/81, nonché aumento dell’imposta sul valore aggiunto su alcuni vini spumanti e dell’imposta di fabbricazione sugli alcoli che ha detassato il metanolo e lo ha sottratto alla vigilanza degli uffici finanziari, con la conseguenza che il costo del metanolo diviene, in proporzione, dieci volte inferiore a quello dell’alcol etilico.

Alcuni produttori e commercianti spregiudicati approfittando delle carenze nel sistema di controllo sugli alimenti decidono, dunque, di conseguire il massimo profitto con il minimo costo della materia prima e con il minor rischio di essere sorpresi in flagranza, perché la sofisticazione attuata con il metanolo in alternativa allo zucchero, avviene in uno spazio temporale brevissimo e tale, quindi, da ridurre al minimo il pericolo di controlli a sorpresa. A seguito dello scandalo il Governo assume una serie di provvedimenti d’urgenza destinati a rendere più efficace l’azione di prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari.
Il 12 aprile 1986 il Ministero della sanità emana l’ordinanza n. 267900 Misure cautelative urgenti di tutela della salute pubblica dirette ad evitare il rischio di immissione al consumo di vini adulterati con metanolo con la quale si vieta la distribuzione, la vendita e somministrazione dei vini prodotti o commercializzati da un elenco di aziende riportate in allegato al provvedimento e cioè: a) le ditte inquisite per adulterazione con metanolo; b) le ditte i cui campioni evidenziano all’analisi un contenuto superiore ai limiti di legge e i cui prodotti sono soggetti a sequestro cautelativo. Dai dati riportati nell’ordinanza si evidenzia come il fenomeno delle sofisticazioni al metanolo interessi, quasi esclusivamente, le regioni del centro-nord: Piemonte (nelle province di Alessandria, Asti, Cuneo, Novara), Emilia-Romagna (Ravenna, Ferrara, Piacenza, Parma), Trentino Alto Adige (Bolzano), Lombardia (Varese), Toscana (Lucca, Firenze, Pisa), Liguria (Genova), Veneto (Treviso,Verona, Padova) Friuli Venezia Giulia (Udine) Puglia (Taranto) Viene, poi, emanato il D.L. 18 giugno 1986 n. 282 recante Misure urgenti in materia di prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari convertito con modificazioni nella l.
7 agosto 1986 n. 462 (tutt’ora vigente) con la quale si istituisce l’anagrafe vitivinicola su base regionale destinata a raccogliere per ciascuna delle imprese che producono, detengono, elaborano e commercializzano uve, mosti, mosti concentrati, vini, vermouth, vini aromatizzati e prodotti derivati, i dati relativi alle rispettive attività Sono potenziati, inoltre, i servizi di controllo aumentando gli organici dei NAS, gli uffici periferici delle dogane e si istituisce presso l’allora Ministero dell’agricoltura e delle foreste, l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi articolato in uffici interregionali, regionali e interprovinciali. Allo stesso tempo, sono stanziate ingenti risorse (10 miliardi e, rispettivamente, 5 miliardi) per una campagna straordinaria di educazione alimentare ed informazione dei consumatori e per una campagna di informazione specifica sul vino promossa dal Ministero dell’agricoltura e foreste e attuata mediante convenzioni con l’Istituto nazionale per il commercio estero-ICE e con gli organismi nazionali di settore, nonché per finanziamenti destinati a progetti che favoriscano la penetrazione dei mercati interni ed esteri. La flessione dei consumi e delle vendite di vino conseguenti allo scandalo induce il Governo ad integrare le normali azioni comunitarie di riequilibro del mercato e di sostegno dei prezzi, con due provvedimenti straordinari nazionali: uno per la distillazione e l’altro per lo stoccaggio: il primo relativo ai vini da tavola ed il secondo ai vini doc. Alla fine dell’anno è, poi, istituita l’Age-Control s.p.a. con il compito di controllare gli aiuti comunitari al fine di prevenire le frodi nei settori che beneficiano delle provvidenza comunitarie tra cui è compreso anche il vino.
Nel 1989, con la sentenza 4 luglio 1989, cause riunite 326/86 e 66/88, la Corte di Giustizia Europea si pronuncia contro un gruppo di commercianti, ristoratori e produttori di vini italiani nonché gli aventi causa di persone decedute dopo aver consumato vino al metanolo, che avevano intentato ricorso contro la Commissione per ottenere il risarcimento del danno subito per la presenza di vino adulterato al metanolo sul mercato dichiarando di aver subito un danno consistente, per alcuni, nella diminuzione dell’esportazione di vini italiani e nella riduzione delle vendite che ne è derivata e per altri, nella perdita di un familiare. I ricorrenti sostengono che la Commissione abbia commesso un illecito non sorvegliando sufficientemente il mercato del vino e non assicurandosi che venissero correttamente applicati i provvedimenti dell’organizzazione comune di mercato del vino nei singoli Stati membri. La Corte, però, respinge il ricorso e sostiene che le istituzioni comunitarie devono intervenire per garantire l’osservanza delle norme comunitarie nel settore vitivinicolo solo qualora sussistano elementi che dimostrino che i competenti organi nazionali non svolgono in modo soddisfacente i compiti di controllo loro affidati dalla legislazione comunitaria vigente. La vicenda del vino al metanolo si conclude, quindi, con un bilancio drammatico: diciannove morti e decine di consumatori colpiti da gravi lesioni e l’intero settore, dopo tale scandalo, ha attraversato un periodo di profonda crisi. Oggi, come dimostrano i confronti economici, la situazione è del tutto diversa, positiva e rassicurante.
Tuttavia, il mondo del vino italiano si trova, a distanza di vent’anni da quei fatti, a riflettere non tanto su quello che accadde, quanto sulle prospettive future, in un momento in cui la crisi, pur tra alti e bassi e diverse implicazioni da territorio a territorio, ha investito trasversalmente tutta l’economia italiana. E’ tempo di ragionare sulle prospettive, su come affrontare la concorrenza forte e agguerrita dei produttori internazionali che si concretizza, slealmente, anche con la vinopirateria. Per far questo occorrono poche cose concrete: tutelare i vitigni antichi e autoctoni che costituiscono il nostro grande patrimonio e valore aggiunto; valorizzarne le assolute qualità attraverso mirate politiche di marketing; favorire e finanziare ancor di più la ricerca affinché queste qualità possano essere trasmesse in prodotti vinicoli di alto pregio; promuovere il turismo del vino e le Strade del Vino con azioni che valorizzino l’identità dei territori come veri e propri distretti; rafforzare sempre di più il legame tra vino e territorio, forte antidoto contro ogni futura tentazione illegale. In sostanza, si tratta di dare ai produttori certezze imprenditoriali ed offrire ai consumatori altrettante garanzie assolute di qualità..
Il metanolo è una sostanza solubile in acqua e in vari solventi organici che viene rapidamente assorbita dall’organismo umano per inalazione, ingestione e per contatto cutaneo. La tossicità acuta di questo agente deriva principalmente dalla produzione del metabolita acido formico, il cui accumulo determina acidosi metabolica e danni al nervo ottico. Tipicamente, l’intossicazione acuta da metanolo è caratterizzata da una fase iniziale in cui si manifestano vomito, dolori addominali e lieve depressione del sistema nervoso centrale. Dopo un periodo di latenza, compreso tra 12 e 24 ore e dipendente dalla dose e dal tasso di metabolismo dell’acido formico, si sviluppano acidosi metabolica non compensata e alterazioni della funzione visiva, che variano dalla visione offuscata ad alterazioni del campo visivo, fino a completa cecità. L’evoluzione del quadro clinico può comportare manifestazioni quali scosse tonico-cloniche, convulsioni e coma, fino all’instaurarsi di un’insufficienza multiorgano che conduce alla morte, se non vengono intraprese adeguate terapie antidotiche e rianimatorie. I casi di intossicazione di gravità elevata risultano spesso mortali a causa di ritardi nell’ammissione ospedaliera e nella diagnosi .
Bevande alcoliche: se sì, solo in quantità controllata L e bevande alcoliche sono costituite per la maggior parte da acqua, e per la restante parte da alcol etilico (o etanolo); una quota di entità minima è rappresentata da altre sostanze, sia naturalmente presenti che aggiunte: composti aromatici, coloranti, antiossidanti, vitamine, ecc. Acqua a parte, il costituente fondamentale e caratteristico di ogni bevanda alcolica è l’etanolo, sostanza estranea all’organismo e non essenziale, anzi per molti versi tossica. Il corpo umano è per lo più in grado di sopportare l’etano lo senza evidenti danni, a patto che si rimanga entro i limiti di quello che si intende oggi come consumo moderato, vale a dire non più di due-tre Unità Alcoliche (U.A.) al giorno per l’uomo, non più di una-due per la donna e non più di una per gli anziani (vedi Box 1 per la definizione di U.A.). Pur non essendo un nutriente, l’etanolo apporta una cospicua quantità di calorie che si sommano a quelle apportate dagli alimenti e possono quindi contribuire a farci ingrassare. L’etanolo viene assorbito già nelle prime porzioni del tratto gastrointestinale, e in modeste proporzioni persino nella bocca. Alcuni fattori modificano i tempi di assorbimento: la presenza di cibo li rallenta, mentre la presenza di anidride carbonica (soda, spumanti e altre bevande frizzanti) li accelera. Una volta assorbito, l’etanolo entra nel sangue e da lì va in tutti i liquidi corporei; questo tipo di distribuzione è uno dei meccanismi fondamentali della diversa tolleranza all’alcol nei diversi individui, nei diversi sessi e nelle diverse condizioni.
Non esistendo possibilità di deposito per l’alcol nell’organismo, esso deve essere rapidamente metabolizzato. Questa trasformazione dell’etanolo avviene, ad opera di enzimi specifici, a livello gastrico e soprattutto epatico. È importante sottolineare che mentre l’enzima presente nello stomaco metabolizza l’etanolo prima che esso venga assorbito e raggiunga il sangue, e quindi l’intero organismo, gli enzimi presenti nel fegato agiscono soltanto dopo che esso è entrato nell’organismo ed ha avuto quindi modo di esercitare i suoi effetti (vedi Box 2), tanto più importanti quanto più ne viene assorbito. È evidente che bere alcolici a stomaco pieno è meglio, perché fa sì che l’etanolo sia assorbito più lentamente e che diminuisca la quantità che entra nel circolo sanguigno. La capacità degli enzimi presenti nel fegato di trasformare l’etanolo è limitata: in condizioni normali il fegato è in grado di rimuovere fino a 0,5 U.A. per ogni ora. In questo arco di tempo esso viene quindi parzialmente “distratto” dagli altri suoi normali compiti. In alcuni individui, in alcune razze e nelle donne l’efficienza di questo sistema è molto ridotta: queste persone sono quindi più sensibili all’alcol. Infine, una piccolissima quota di etanolo (2-10%) viene eliminata inalterata attraverso polmoni, urina, sudore ecc.; è proprio sfruttando questo sistema di eliminazione che possono essere effettuati i test non invasivi (palloncino) che permettono di valutare la quota di alcol presente nel sangue (alcolemia).
La concentrazione dell’etanolo nel sangue dipende quindi da vari fattori: dalla quota ingerita, dalle modalità di assunzione (a digiuno o a pasto), dalla composizione corporea, dal peso, dal sesso, da fattori genetici, dalla quantità di acqua corporea, dalla capacità individuale di metabolizzare l’alcol, dall’abitudine all’alcol. Le donne, avendo un peso minore, minori quantità di acqua corporea e minore efficienza dei meccanismi di metabolizzazione dell’alcol, sono più vulnerabili ai suoi effetti e, a parità di consumo, presentano un’alcolemia più elevata. Nella stessa tabella è riportato anche, a titolo di esempio, un tentativo di indicare come varia il tasso di alcolemia, per uomini e donne, a seconda della quantità di alcol ingerita (U.A.) e del tempo trascorso dall’ingestione. Non è comunque possibile prevedere in maniera precisa quanto alcol troveremo nel sangue sulla base di quanto ne abbiamo ingerito. In sostanza, gli inviti alla cautela e alla moderazione sono sempre doverosi quando si parla dell’uso di bevande alcoliche. È giusto però anche ricordare che, a quanto risulta da numerose ricerche, sembra che le persone abituate a un regolare e moderato consumo di bevande a bassa gradazione alcolica (vino e birra) tendano a vivere più a lungo e a presentare una minore incidenza di alcune malattie croniche rispetto a chi non beve o a chi lo fa in maniera eccessiva. E indubbiamente l’effetto positivo più marcato di un moderato uso di bevande alcoliche a bassa gradazione è sulla cardiopatia ischemica (di cui l’infarto del miocardio è molto spesso l’esito terminale). A questo proposito, secondo alcuni studi, le diverse bevande alcoliche sembrano avere effetti diversificati, a parità di alcol ingerito: il vino sembra esercitare un ruolo protettivo maggiore di quello della birra, che a sua volta avrebbe un effetto protettivo superiore a quello degli altri alcolici. Queste proprietà sono state messe in relazione alle sostanze polifenoliche e antiossidanti, presenti soprattutto nel vino e in misura minore nella birra. Tali sostanze sono invece assenti, o comunque meno rappresentate, nei superalcolici. Ecco quindi spiegati, secondo questa ipotesi, i maggiori effetti positivi del vino. Ed è per lo stesso motivo che spesso si ritiene che il vino rosso abbia effetti superiori a quello bianco, anche se non esistono evidenze scientifiche a supporto. Secondo altri studi, invece, il ruolo principale nella protezione dalle malattie cardiovascolari sarebbe da attribuire all’alcol stesso. Ma oltre alla composizione delle varie bevande, bisogna tenere in considerazione anche le modalità con le quali esse vengono consumate. Recenti studi sembrano indicare infatti che il vino, e in misura ridotta la birra, potrebbero esercitare i loro effetti protettivi anche perché, nel rispetto della tradizione mediterranea, vengono in genere consumati durante i pasti: questo fa sì che oltre al rifornimento di sostanze antiossidanti, si abbiano anche picchi alcolemici più bassi.
Quindi, una modica e regolare quantità di vino (o birra) al pasto potrebbe esercitare i propri effetti positivi senza esporre l’organismo ai pericolosi effetti tossici di dosi eccessive di etanolo. Ciò non toglie che, anche alla luce dell’incessante aumento del sovrappeso e dell’obesità tipico dell’epoca moderna, sia bene ricordare che consumi voluttuari degli ipercalorici come quelli degli alcolici non sembrano comunque opportuni e non vanno incentivati. È anche opportuno sottolineare ancora che tutto quanto detto sopra vale soltanto per consumi moderati, e che non appena l’assunzione abituale di alcol supera i confini della moderazione, aumentano anche, con grande rapidità, i rischi connessi . In conclusione: chi sta bene, gode di buona salute, non è in sovrappeso e desideri concedersi il piacere del consumo di bevande alcoliche, deve usare l’accortezza di farlo durante i pasti e in misura moderata, tenendo presente il contenuto in alcol e l’apporto calorico delle varie bevande.
La dose quotidiana di alcol che una persona in buona salute può concedersi senza incorrere in gravi danni non può essere stabilita da rigide norme, poiché le variabili individuali sono davvero tante: quella che è considerata una dose moderata per un individuo può essere eccessiva invece per un altro. Un consumo moderato può essere indicato entro il limite di 2-3 U.A. al giorno (pari a circa 2-3 bicchieri di vino) per l’uomo e di 1-2 U.A. per la donna. Tale quantità, da assumersi durante i pasti, deve essere intesa come limite massimo oltre il quale gli effetti negativi cominciano a prevalere su quelli positivi. b) Nei casi in cui non si consumi solo vino, bisogna imparare a tener conto di tutte le occasioni di ingestione di altre bevande alcoliche che si presentano nel corso della giornata (birra, aperitivi, digestivi e superalcolici nelle varie forme) e calcolare il numero di U.A. introdotte.
Bisogna fare in modo che non siano superate le capacità del fegato di metabolizzare l’alcol. Tali capacità, in un uomo di 70 chilogrammi di peso, non superano i 6 grammi l’ora (i grammi di alcol presenti in 100 ml si ottengono moltiplicando il grado alcolico per 0,8). Ciò vuol dire, ad esempio, che per smaltire l’alcol contenuto in 1 bicchiere di vino (12 grammi di alcol) sono necessarie circa 2 ore. Bere con moderazione, quindi, certamente significa bere poco, ma anche evitare di bere in maniera troppo ravvicinata, così da permettere al nostro organismo di smaltire meglio l’etanolo. Le bevande alcoliche ad alta gradazione (grappa, whisky, vodka, ecc.), che, per caratteristiche e consuetudini, vengono assunte fuori pasto, devono essere considerate con la massima attenzione oppure evitate del tutto, specialmente se a stomaco vuoto. Bisogna anche evitare di consumare bevande alcoliche in maniera concentrata nel fine settimana, abitudine invece diffusa in molti Paesi occidentali. d) Chi, per vari motivi, non beve vino o birra, non deve cominciare a farlo in virtù dei ricordati effetti protettivi. Le sostanze antiossidanti e comunque protettive in questione si trovano infatti in una grandissima varietà di prodotti ortofrutticoli e) Bisogna inoltre usare particolare cautela in certe ben identificate fasi della vita e in certi gruppi di popolazione a rischio. Nell’infanzia e nell’adolescenza occorre evitare del tutto l’uso di bevande alcoliche, sia per una non perfetta capacità di trasformare l’alcol, sia per il fatto che più precoce è il primo contatto con l’alcol, maggiore è il rischio di abuso. Le donne in gravidanza e in allattamento dovrebbero astenersi completamente dal consumo di alcolici, o comunque diminuire drasticamente le dosi (1 U.A. una volta o al massimo due volte la settimana). L’alcol infatti si distribuisce in tutti i fluidi e le secrezioni e quindi arriva al feto, attraversando la barriera placentare, e al bambino, tramite il latte, rischiando di provocare seri danni. Nell’anziano l’efficienza dei sistemi di metabolizzazione dell’etanolo diminuisce in maniera rilevante, e il contenuto totale di acqua corporea è più basso; è perciò consigliabile limitare il consumo di alcolici ad 1 U.A. al giorno. Gli alcolisti in trattamento e gli ex alcolisti devono assolutamente astenersi dal consumo di qualsiasi bevanda alcolica. f) Estrema attenzione deve essere posta al problema delle interazioni tra alcol e farmaci. Chi segue una qualsiasi terapia farmacologia deve consigliarsi con il proprio medico curante sull’opportunità di bere alcolici. Identica attenzione deve essere rivolta anche ai comuni farmaci da banco, per molti dei quali è da suggerire l’astensione dal consumo concomitante di alcolici.
Come comportarsi: • Se desideri consumare bevande alcoliche, fallo con moderazione, durante i pasti secondo la tradizione italiana, o in ogni caso immediatamente prima o dopo mangiato. • Fra tutte le bevande alcoliche, dai la preferenza a quelle a basso tenore alcolico (vino e birra). • Evita del tutto l’assunzione di alcol durante l’infanzia, l’adolescenza, la gravidanza e l’allattamento, riducila se sei anziano. • Non consumare bevande alcoliche se devi metterti alla guida di autoveicoli o devi far uso di apparecchiature delicate o pericolose per te o per gli altri, e quindi hai bisogno di conservare intatte attenzione, autocritica e coordinazione motoria. • Se assumi farmaci (compresi molti farmaci che non richiedono la prescrizione medica), evita o riduci il consumo di alcol, a meno che tu non abbia ottenuto esplicita autorizzazione da parte del medico curante. • Riduci o elimina l’assunzione di bevande alcoliche se sei in sovrappeso od obeso o se presenti una familiarità per diabete, obesità, ipertrigliceridemia, ecc.
Cosa dovrei sapere dell’alcol? L’alcol può essere un genere voluttuario, ma anche una sostanza che inebria o che dà dipendenza, con conseguenze negative per la salute e l’ambiente circostante. Questo opuscolo fornisce risposte alle seguenti domande. • Quando il consumo di alcol è a basso rischio? • Quali sono i rischi di un consumo eccessivo di alcol? • Ho un consumo a rischio? • Consigli per tenere sotto controllo il consumo di alcol • Ho un problema di alcol? • Dove trovo aiuto?
Quando il consumo di alcol è a basso rischio? • A un uomo adulto sano si consiglia di non bere più di due bicchieri standard di alcol al giorno. • A una donna adulta sana si consiglia di non bere più di un bicchiere standard di alcol al giorno. 1 bicchiere standard di alcol = ca. 3 dl di birra = ca. 1 dl di vino = ca. 2 cl di superalcolici Quando bisogna andarci cauti con l’alcol? • In caso di malattia o se prendete medicinali: chiedete al medico se potete bere alcol. • Le persone sopra i 60 anni dovrebbero stare più attente, perché su di loro l’alcol ha effetti maggiori. Quando bisognerebbe rinunciare all’alcol? • L’alcol non è una bevanda per i bambini. Bambini e adolescenti di età inferiore ai 16 anni non dovrebbero bere alcolici perché sono particolarmente sensibili all’alcol. • Le donne incinte dovrebbero rinunciare completamente al consumo di alcol. L’alcol può danneggiare gravemente l’embrione e il feto. • Nel traffico stradale, sul lavoro e facendo sport bisognerebbe rinunciare completamente al consumo di alcol. Basta una piccola quantità di alcol per aumentare il rischio di infortuni e ridurre le capacità psicofisiche. Cosa significa bere volentieri? L’alcol dovrebbe essere considerato qualcosa di particolare, non come una bevanda qualsiasi. È meglio consumare consapevolmente le bevande alcoliche. Non bisognerebbe bere senza riflettere o per semplice abitudine.
Quali sono i rischi di un consumo eccessivo di alcol? Rischi immediati dell’alcol (esempi) • Basta poco alcol per ridurre la velocità di reazione. Chi beve aumenta il rischio di incidenti, per esempio nel traffico stradale. • Sotto l’influsso dell’alcol aumenta la propensione al rischio e si può perdere il controllo del proprio comportamento. • Una forte sbornia può far perdere conoscenza. Di intossicazione alcolica si può anche morire. Rischi di un consumo alcolico da regolare a elevato (esempi) • L’alcol può danneggiare praticamente tutti gli organi (fegato, pancreas, stomaco ecc.). • L’alcol aumenta la pressione sanguigna e il rischio di infarto cardiaco. • L’alcol può provocare danni al cervello, che vanno dai problemi di concentrazione alle gravi forme di demenza. • L’alcol può causare problemi psichici, per esempio depressioni. • L’alcol può causare problemi sociali, come problemi sul lavoro, in famiglia, con gli amici. • Il rischio di sviluppare una dipendenza aumenta proporzionalmente alla quantità consumata.
Quando conviene andarci cauti con l’alcol? • Prima di mettersi alla guida di un veicolo o di praticare uno sport, è meglio non bere. • I ragazzi sotto i 16 anni e le donne incinte dovrebbero rinunciare completamente all’alcol. • In caso di malattia o se si assumono medicinali, bisognerebbe chiedere al medico se si può bere alcol. L’alcol protegge il cuore? L’alcol può ridurre il rischio di determinate malattie cardiache. Ciò, tuttavia, vale solo se se ne beve poco. Il modo migliore per proteggere il proprio cuore, comunque, consiste nell’evitare di fumare e nel fare sport, non nel bere alcol!
Ho un consumo a rischio? Consumo eccessivo Chi beve più delle quantità riportate all inizio del pieghevole rischia danni alla salute. Motivo del consumo Per esempio: • Consumo per abitudine: «La sera ho bisogno di un paio di bicchieri per staccare.» Attenzione: un’abitudine può diventare talmente irrinunciabile da trasformarsi in una dipendenza. • Bere per superare i problemi: «Sul lavoro ho un sacco di problemi e mi sento stressato. L’alcol mi aiuta a dimenticare per un po’ le mie preoccupazioni.» Attenzione: chi beve per ridurre lo stress o per dimenticare i problemi rischia di bere sempre di più. Ci sono persone che corrono un rischio maggiore di sviluppare un problema di alcol. Possibili situazioni che possono favorire l’insorgenza di un problema di alcol: • problemi sul lavoro o in famiglia; • esperienze traumatizzanti vissute in passato; • alcoldipendenza di un parente prossimo. Che cos’è esattamente l’alcol? Tutte le bevande alcoliche (vino, birra, superalcolici) contengono etanolo (alcol puro). L’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche causa una sbornia o un’ubriacatura, ma può pure condurre a una dipendenza. L’etanolo è tossico per l’organismo.
Ho un problema di alcol? • Vi è già capitato di pensare che dovreste ridurre il vostro consumo di alcol? • Vi è già successo di arrabbiarvi perché qualcuno critica il vostro comportamento in fatto di alcol? • Avete già avuto rimorsi di coscienza a causa del vostro consumo di alcol? • La mattina appena alzati vi è già capitato di bere alcol per calmarvi o per smaltire una sbornia? Se avete risposto affermativamente a una di queste domande, è possibile che abbiate un problema di alcol. Se avete risposto affermativamente a due o più domande, probabilmente avete un problema di alcol. In questo caso, conviene parlarne con uno specialista. È il modo migliore per saperne di più sul vostro consumo di alcol. L’alcoldipendenza Solo uno specialista può diagnosticare un’alcoldipendenza. I seguenti sintomi possono indicare una dipendenza: • non riuscite più a rinunciare all’alcol; • non riuscite più a controllare il vostro consumo; • bevete sempre di più. Essere alcoldipendenti non è una vergogna. L’alcolismo è una malattia, che può essere curata. Si stima che in Svizzera vivano 250’000 persone alcoldipendenti.
Dove trovo aiuto? Chiedere aiuto è un segno di forza! L’obiettivo è riacquisire il controllo del proprio comportamento e alleviare chi vi sta vicino. A chi potete rivolgervi? • A un medico (medico di famiglia o specialista in psichiatria e psicoterapia): ci sono anche medici che parlano la vostra lingua (cfr. www.doctorfmh.ch). • Ai consultori per problemi di alcol: gli specialisti che lavorano in queste strutture sono vincolati dal segreto professionale. Contattando i consultori della vostra regione, voi o una persona di vostra fiducia potete verificare se la consulenza è offerta anche nella vostra lingua. Trovate gli indirizzi dei consultori o delle strutture stazionarie per esempio sul sito www.indexdipendenze.ch. Per ottenere informazioni sui consultori della vostra regione potete anche chiamare Dipendenze Svizzera allo 021 321 29 76. • Ai gruppi di autoaiuto, come gli Alcolisti Anonimi (tel. 0848 848 846, www.aasri.org / tedesco, francese, italiano e inglese). • A uno psicoterapeuta. Anche loro offrono un sostegno. Potete trovare gli indirizzi (a seconda della regione e della lingua) sui seguenti siti: www.psychologie.ch (FederazioneSvizzera delle Psicologhe e degli Psicologi FSP) o www.psychotherapie.ch (Associazione Svizzera degli Psicoterapeuti ASP). • A una persona di fiducia all’interno della vostra cerchia di amicizie o della vostra comunità religiosa o culturale, che può diventare un interlocutore importante. L’alcoldipendenza non va considerata un fiasco personale e non ha nulla a che vedere con una mancanza di volontà. L’alcoldipendenza è una malattia.

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