Vuoi dimagrire molto? fai una pausa di almeno 2 settimane

Dieta “tira e molla”, una pausa ogni 14 giorni è mangia-chili. Ecco la dieta che fa bene al metabolismo. Una pausa dalla dieta aiuta a dimagrire. lo dice una ricerca dell’Università di Tasmania in Australia, secondo il quale per ottenere il massimo in una dieta dimagrante è importante fare delle pause tra un regime calorico ridotto e l’altro. Due settimane di stand by fanno perdere molti chili in più.

Due settimane di dieta normale fanno dimagrire, intervallate da una dieta consapevole che permette all’organismo di lavorare meglio. Già perchè quando si perde molto peso finisce con il bruciare meno grassi. Il corpo umano infatti durante una dieta ferrea attua un meccanismo di difesa che impedisce di perdere risorse importanti alla nostra sopravvivenza. Ecco perchè mettere in pausa la dieta la quantità di grassi bruciati aumenta nuovamente e a quel punto si può tornare a ridurre calorie.

Lo studio sulla pausa della dieta per due settimane è stato condotto per quattro mesi in due gruppi di volontari. Il primo faceva una dieta più tradizionale, senza alcuna pausa, il secondo ha bloccato la dieta per due settimane. Il gruppo della dieta a intermittenza ha perso più chili e al termine della dieta ha pure mantenuto il peso costante.

Dimagrire con una pausa nella dieta è quindi un fatto: il risultato della ricerca conferma la tesi dei ricercatori australiani. Lavorando sul regime alimentare in modo troppo rigoroso e senza stop modifica processi biologici che, a lungo andare, potrebbero portare a una perdita di peso inferiore. L’organismo reagisce cercando un nuovo equilibrio a causa della scarsità di calorie introdotte innescando un meccanismo che evita di perdere risorse essenziali alla nostra salute.

Dieta senza pausa riporta e scarsità di calorie fanno scattare un sistema di adattamento che ha portato l’essere umano a sopravvivere a periodi di carestia rilevanti in passato. E allora via con una pausa di 14 giorni che aiuta il metabolismo, fa dimagrire di più e rende la dieta più dolce da sopportare.

La nuova dieta mediterranea per dimagrire

La vera sfida è mangiare bene e in modo salutare. Condensare in un unico regime alimentare gusti morbidi che diano soddisfazione al palato e nutrienti capaci di fare barriera contro le malattie.
Alzando l’asticella, per chi voglia perdere qualche chilo, declinare questo regime, piacevole e adeguato da un punto di vista nutrizionale, a un modello ipocalorico. Prima di leggere “La nuova
dieta mediterranea” di Stefania Ruggeri (Gribaudo) non mi era chiaro che la soluzione per chi vede scollare il proprio punto vita dall’immagine che ha di sé in fondo la soluzione ce l’ha a casa, più
precisamente nel Mediterraneo. Più che nelle diete iperproteiche o a grassi zero, feroci nell’approccio, veloci nei risultati, ma sbilanciate dal lato nutrizionale.

Il primo passo da fare, però, è spazzare via un pregiudizio: non è vero che la dieta mediterranea fa ingrassare. Non è solo pasta, pizza, olio. E’ tanta frutta e verdura. Pesce. Carne. Grassi, quelli buoni. “La Nuova Dieta Mediterranea – scrive Stefania Ruggeri, che è ricercatrice e nutrizionista del Consiglio nazionale per la ricerca in agricoltura a l’analisi dell’economia agraria e insegna Scienze e tecnologie alimentari all’Università Tor Vergata di Roma – è basata sull’attenzione alle calorie ed è aggiornata sulla base delle raccomandazioni nutrizionali più recenti: limita l’aggiunta del sale, l’eccesso di zuccheri e promuove il consumo dei cereali integrali; ha la giusta quantità e qualità di grassi e prevede un consumo prevalente di alimenti di origine vegetale”. Tra le cose che mi hanno colpito: – Meglio poco o niente sale. L’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, raccomanda un consumo ridotto a meno di 5 grammi al giorno. In Italia le donne
(35-79 anni) ne assumono 9 grammi al giorno, gli uomini 11.

Come fare? Limitando cibi confezionati ricchi di cloruro di sodio e riducendo il sale che utilizziamo in cucina. – Occhio allo zucchero. L’Oms consiglia di ridurre gli zuccheri aggiunti al 5 per cento delle calorie totali della dieta. Il problema è che spesso sono nascosti, nelle bibite gassate ad esempio ma anche in prodotti alimentari che non consideriamo dolci come ad esempio yogurt e piselli in scatola.  Paghiamo lo scotto, per sale e zuccheri, dell’imprinting industriale che ci ha reso dipendenti da queste sostanze.

– Mangiare integrale. Significa, tra l’altro, che non è vero che per perdere peso non possiamo mangiare pasta o pane. Basta dosare bene le porzioni e, appunto, scegliere cereali di tipo integrale.
“Un regime dietetico ipocalorico, che prevede una riduzione di 500 calorie e consumo di cereali integrali – scrive Stefania Ruggeri – è più efficace della stessa dieta ipocalorica in cui vengono
consumati i cereali raffinati”. E poi sono ricchi di nutrienti e appagano il nostro senso di fame. Ma gli spunti sono tanti. Questo libro non propone una semplice dieta ma uno stile di vita, salutare,
per tenere sotto controllo il peso e prevenire le malattie. Contiene un programma alimentare di quattro settimane e raccoglie 70 ricette rivisitate dallo chef Rubio. Semplici da eseguire e di
soddisfazione per il palato. Io ho cominciato dall’insalata di pasta tiepida.

Secondo le ultime ricerche smettere di rimuginare, pensare e ripensare ai torti subiti, agli errori che avremmo fatto nel passato è un vero toccasana per il cervello.
Smettere di avere rancori, di ricordare con rabbia gli insuccessi della vita, cambia in modo significativo la nostra chimica cerebrale. Così il cuore regolarizza il ritmo, la pressione sanguigna si stabilizza e il cortisolo – un ormone che contribuisce tantissimo alla ritenzione, al gonfiore addominale e al sovrappeso – si riduce in modo significativo. Ebbene qual è il metodo migliore e più rapido per smettere di rimuginare? Qual è il segreto anti rancori? La risposta è sempre la stessa: la creatività… Per anni sottovalutata e ritenuta soltanto un passatempo, la creatività oggi è stata rivalutata dagli studiosi delle neuroscienze come un farmaco potentissimo. Oggi sappiamo che disegnare, dipingere, scrivere fiabe o racconti, scolpire hanno effetti fondamentali su tutti i nostri neuroni. Ma, cosa che fino a poco tempo fa era ignorata, la creatività ha effetti fondamentali anche sul centro della fame, bloccandolo. Annalisa (51 anni) ha fatto sue queste considerazioni scientifiche: «Mentre prima, quando litigavo con mio marito, mi entrava nella testa un malumore che durava tutta la giornata e a volte anche nei giorni successivi, adesso, quando succede mi ritiro in una stanza e mi metto a colorare un mandala. Sapesse quante matite mi sono comperata… ».

Colorare ci porta a stare nel presente, a uscire dal tunnel dei ricordi e soprattutto a bloccare il centro della fame.
«Le dirò di più – continua Annalisa – i miei malumori, le discussioni con mio marito finivano puntualmente per portarmi a mangiare, a cercare il cibo. Era il mio modo di darmi dolcezza, soprattutto con il cioccolato, che mi serviva per sconfiggere la frustrazione che provavo. Adesso invece coloro, faccio qualche disegno e mi estraneo completamente.

Parlando meno dei nostri problemi io e mio marito andiamo molto più d’accordo. Forse il disegno mi ha fatto ritrovare la giusta distanza da lui. Così non ci sono più scenate».

Immersi nel piacere
Distrazione, oblio, estraneità dai fatti spiacevoli che ci capitano nella vita liberano sostanze antidepressive, come la serotonina, che invece viene inibita fortemente dalla rabbia, dai rancori, dalle autocritiche, dai sensi di colpa e dai giudizi impietosi su di sé e sulle cose che abbiamo sbagliato nel passato. Più lo stato di frustrazione aumenta, più ci si rifugia nel cibo.
Si deve arrivare, secondo molti studiosi a quello stato di coinvolgimento appassionante che si aveva da bambini quando si giocava con il pongo o quando si costruiva con il lego, o quando si voleva finire a tutti i costi un disegno. I bambini sono così immersi nel loro gioco manuale che non vengono a pranzo fino a quando non lo hanno terminato. Quante volte dobbiamo chiamare i nostri figli perché non vengono a tavola assorti come sono nel gioco? Praticamente il piacere che provano è talmente intenso che blocca il centro della fame. La distrazione dal rimuginare, dal ricordare con rabbia è tanto più utile, quanto più vengono usate le mani. Disegnare, la

vorare l’orto immergendo le mani proprio nella terra, scolpire, fare puzzle, colorare i mandala, sono alcune delle cosiddette “azioni minime” che hanno una potente capacità rigenerativa delle cellule nervose e contemporaneamente stimolano “l’energia dimagrante” che è dentro ciascuno di noi e che funziona solo se ci stacchiamo dai pensieri, dalle preoccupazioni ricorrenti. Bisogna dire una volta per tutte che pensare e ripensare ai problemi non solo non fa bene alla salute e al sovrappeso ma impedisce proprio che vengano risolti. Quando c’è un problema, bisogna visualizzarlo nella mente e poi distrarsi. Nella distrazione, nella creatività manuale, il cervello libera molecole che rendono la mente più lucida, la memoria più efficace e soprattutto aumentano l’intelligenza pratica. Quante volte abbiamo smesso di rimuginarci su ed è arrivata la soluzione? Per il sovrappeso la creatività e la distrazione sono decisive: bloccano il bisogno di cibo, perché rimuovono la frustrazione. E soprattutto inibiscono il centro della fame.

Ognuno di noi possiede un’Immagine Interna, una compagna di viaggio segreta, un lato nascosto. Ed è proprio di Lei che ti dimentichi, cara Ilenia, quando pensi di essere una persona pigra, con poca voglia di fare e che ha scarsa cura del proprio corpo e della propria fisicità. Quella che descrivi, infatti, è l’Ilenia esterna. L’aspetto che trascuri è che, dentro di te, abita un’altra Ilenia che è esattamente l’opposto. Ebbene questo opposto si è manife

stato nell’incontro con Cinzia. Cinzia che è energica, dinamica, entusiasta, attenta a se stessa e alle proprie esigenze ti ha letteralmente colpita e conquistata al punto da considerarla un esempio positivo, in tutto e per tutto. E così tu credi di aver imitato Cinzia e il suo atteggiamento nei confronti di se stessa e della vita e pensi che sia questo che ti ha permesso di raggiungere la tua magrezza. In realtà, la tua collega-amica incarnava molto bene la tua amica interiore.
Un lato nascosto di te

Capita spesso che gli amici che incontriamo incarnino il nostro lato nascosto e ci permettano così di estrarlo e di portarlo in luce. Fai tesoro di questo e smetti di etichettarti negativamente dicendoti che sei pigra o pensando che sei priva di qualcosa: la tua Cinzia interiore è sempre dentro di te, è sempre lì con te. Basta solo darle spazio e farla venire alla luce.
Ritrova il tuo passo
Forse la tua amica Cinzia se ne è andata per farti camminare da sola. Tu ti sei fissata su di lei, ma la verità, il vero evento, è che TU sei riuscita a dimagrire, TU hai perso peso senza sforzo, TU hai attivato la “forza dimagrante” che è in te. Sei TU che ce l’hai fatta, ma hai voluto credere che sia stato merito di Cinzia. La tua capacità, è questo che devi sapere e tenere ben a mente, è intatta oggi come allora. Riprendi a fare le cose che facevi prima che Cinzia si trasferisse: riprendi a divertirti, a giocare, a ridere, a essere energica e dinamica e a riporre quella scatola di biscotti che non hai davvero voglia di mangiare. Riprendi ad avere cura di te e del tuo corpo, scegliendo ciò che ti piace e che ti fa stare bene. Con la nuova consapevolezza che queste non sono cose che ti faceva fare Cinzia, ma che appartengono a te e al tuo femminile nascosto che ora, tu per prima, non devi più cancellare dalla tua vita.

L’uso e a volte anche l’abuso di cibo può dipendere anche da meccanismi neurochimici, che sarebbero a loro volta collegati a quello che viene definito ritmo circadiano, ovvero quel sistema interno all’organismo che regola le funzioni biologiche (come ad esempio il ritmo sonno- veglia) in base agli orari della giornata. Uno studio australiano, condotto dalla Swinburne University, a Hawthorn, e pubblicato sul Journal of Neuro- science, ha dimostrato che il circuito della ricompensa presente nel cervello, responsabile delle sensazioni di piacere e benessere in rapporto a eventi e attività, si attiverebbe in modo diverso nel corso del giorno. In particolare tale circuito si “accenderebbe” con più facilità di mattina (soprattutto intorno alle 10) e di sera (dalle 19 circa) mentre sarebbero più difficile attivarlo di pomeriggio (il momento più “basso” si situerebbe intorno alle
14). Tutto ciò sarebbe all’origine di una maggiore necessità di trovare fonti di conforto nella seconda metà della giornata. E niente è così a portata di mano, per risollevare il tono dell’umore e darci gratificazione, come un biscotto o un pacchetto di patatine. Oltre a favorire la ricerca di soluzioni per gestire meglio problemi come la depressione o le dipendenze, questo studio potrebbe avere risvolti positivi per chi ha la necessità di arginare la fame emotiva e il sovrappeso che da essa può derivare. Sapere quando si è più a rischio di indulgere in gratificazioni alimentari potrebbe aiutarci a evitarle o a soddisfare i nostri bisogni in modi alternativi e piti creativi.

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