WhatsApp, arriva la funzione ‘Cancella per tutti’

Sarà capitato a tutti una volta nella vita di inviare un SMS su WhatsApp in preda all’euforia o alla confusione e sbagliare mittente, facendo tra l’altro una brutta figura. Secondo quanto riferito, sembra che a breve WhatsApp possa rilasciare una nuova funzione che permette appunto di cancellare i messaggi inviati per sbaglio;  l’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp pare stia lanciando ufficialmente dettando l’opzione che permette di correggere gli errori, una funzione che al momento è disponibile anche su altri servizi come Telegram. Fino ad oggi è stato possibile cancellare i messaggi inviati soltanto da parte del mittente, ma diciamola tutta a poco è servito  visto che non ha molto senso cancellarlo dal proprio schermo se chi li ha ricevuti invece continua a vederli.

La nuova funzione “Cancella per tutti”pare sia in fase di test sia su piattaforma Android che iOS, almeno questo quanto è trapelato da alcune indiscrezioni secondo le quali già da tempo ci sarebbe un beta, ma adesso sembra che i server del servizio siano finalmente pronti a rimuovere questi messaggi sia dalla chat di chi invia che dalla chat di chi li riceve.”WhatsApp sta ultimando i test di Delete for Everyone: il server funziona e richiama i messaggi con successo. Anche se il server funziona, questo non significa che l’opzione sia comunque abilitata. Sarà attivata più avanti e visto che WhatsApp ha predisposto i suoi server per Delete for Everyone, l’abilitazione potrebbe essere imminente“, è questo quanto si legge nella nota di un’importante fonte.

Come abbiamo avuto modo di anticipare, questa funzione permetterà di cancellare entro pochi minuti e al massimo entro 5 minuti, i messaggi inviati e non ancora letti dal destinatario e la cancellazione non riguarderà semplicemente i messaggi di testo ma che documenti, immagini, video, equipe, ovvero qualsiasi cosa sia inviata e ricevuta. La funzione è molto attesa dagli utenti perché come abbiamo già detto fino ad ora è stato possibile cancellare soltanto il messaggio  inviato ma dalla propria chat. Si continua a parlare dell’arrivo dei cosiddetti account verificati su WhatsApp ovvero la funzione che permette di capire se il numero da cui arriva il messaggio di un’azienda e questo sarà facilmente intuibile se solo al fianco del numero apparirà un simbolo verde con spunta all’interno e la chat sarà contraddistinta sullo sfondo da un banner di avviso giallo, che non sarà possibile eliminare.

Intanto nelle scorse ore sempre si è arrivato un richiamo dell’Antitrust nei confronti di WhatsApp e nello specifico sembra che la qualità Garante della Concorrenza e del Mercato abbia osservato come il noto servizio di messaggistica istantanea attualmente di proprietà di Facebook, abbia posto in essere delle pratiche contrattuali non corrette e la vicenda sarebbe riconducibile all’ 11 maggio scorso. L’Antitrust ha dato il via con procedimento sanzionatorio la cui cifra dovrebbe aggirarsi intorno ai €50000.

Molte applicazioni di messaggistica come WhatsApp sbandierano la crittografia end-to-end che dovrebbe rendere le nostre conversazioni super sicure e a prova di intercettazione. Ma le recenti rivelazioni di WìkiLeaks dimostrano come nessuno possa considerarsi al sicuro e che tutti possiamo essere spiati. Pirati informatici e servizi di intelligence sono costantemente alla ricerca di bug nei sistemi software e nelle piattaforme hardware per poter attaccare le proprie vittime. Nel primo caso lo scopo è quello classico di rubare dati privati, come  fotografie o filmati da rivendere poi nel mercato nero del Deep Web, mentre le forze governative sono interessate a documenti, database e immagini da analizzare per identificare persone sospette, prove di reato o per spiare i piani industriali di aziende concorrenti e Paesi stranieri.

COSÌ LA CIA CI SPIA

La conferma di tutto questo arriva da WikiLeaks che lo scorso marzo ha rilasciato in rete una corposa documentazione chiamata Vault 7 contenente un archivio segreto di documenti riservati in cui sono descritte le tecniche di intrusione  e gli exploit usati dall’intelligence americana per penetrare i vari sistemi informatici. Questo corposo archivio contiene oltre 8.761 documenti, pari a 16.000 pagine, e 943 allegati. Una montagna di informazioni che vanno dalle intercettazioni nelle abitazioni tramite televisori hackerati, al sabotaggio tecnologico di automobili e aerei, senza tralasciare lo spionaggio di smartphone e computer.

Attraverso Vault 7 si scopre che la CIA possiede tutti gli strumenti per raggirare la cifratura delle conversazioni di tutti i messenger più diffusi (Signal, Telegram, WhatsApp…) e ascoltare le conversazioni che vengono svolte davanti alle TV dotate di microfono.

FALLE NASCOSTE

Per portare a termine i loro attacchi informatici, i servizi di intelligence sfruttano gli exploit “zero-day”, ovvero exploit relativi a falle che non sono ancora state rese pubbliche: i servizi di intelligence studiano i principali software (ma anche firmware e driver) in circolazione alla ricerca di punti deboli che possono essere sfruttati per impossessarsi di dati personali di possibili terroristi. Quando trovano una vulnerabilità, a differenza degli esperti di sicurezza, non lo comunicano pubblicamente: in questo modo il produttore non verrà a sapere del bug nel suo prodotto e dunque non potrà correggerlo.

CRITTOGRAFIA AGGIRATA

Attraverso i documenti rivelati dall’organizzazione di Julian Assange si scopre che la CIA è interessata in particolar modo alla messaggistica istantanea poiché viene usata per trasmettere una mole enorme di informazioni. Terroristi, ladri e altri criminali si organizzano e comunicano tra loro proprio usando smartphone e app di messaggistica criptate. Molte di queste, tra cui anche WhatsApp, impiegano un sistema di crittografica end-to-end che garantisce l’invio crittografato dei messaggi, così chi dovesse riuscire ad intercettarli non sarebbe comunque in grado di leggerli. Sebbene questo sia vero, la CIA ha capito che per leggere i messaggi serviva un metodo diverso: raggirare la crittografia andando a leggere direttamente i contenuti sul dispositivo della vittima. In altre parole, la crittografia protegge i messaggi dallo smartphone del mittente a quello del destinatario, ma sui due dispositivi i messaggi appaio in chiaro, perfettamente leggibili sullo schermo.

Se si riesce a prendere il controllo del dispositivo di una persona, allora sarà possibile leggerne i messaggi e qualsiasi altra informazione venga visualizzata sul suo schermo, sia esso uno smartphone che un PC.

SIAMO TUTTI A RISCHIO

La CIA non ha confermato l’autenticità dei documenti, e anzi è partita all’attacco di WikiLeaks accusandola di voler mettere in pericolo con le sue rivelazioni la sicurezza nazionale. L’operazione Vault 7, però, non ha diffuso gli strumenti di attacco usati dagli agenti segreti americani,  ma solo i documenti correlati contenenti centinaia di milioni di righe di codice. Inoltre il gruppo di Julian Assange ha promesso di fornire assistenza e provvedere a fornire ai vari produttori utili informazioni tecniche sui punti deboli dei software e delle periferiche hardware affinché i dispositivi possano essere aggiornati e messi in sicurezza. Anche per questo motivo i redattori di WikiLeaks hanno reso illeggibili interi paragrafi dei documenti riservati ritenuti particolarmente pericolosi. Di fatto comunque, queste rivelazioni dimostrano come chiunque di noi sia a rischio intercettazioni.

LA SPIA POTREBBE ESSERE CHIUNQUE

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Come svelato da Vault 7, per aggirare i sistemi di crittografia presenti sulle app di messaggi-stica basta poter accedere al dispositivo della vittima, cosa che anche uno smanettone potrebbe fare usando strumenti reperibili facilmente ovunque. Sfruttando un’applicazione antifurto come Cerberus, ad esempio, un malintenzionato può catturare da remoto le schermate delle conversazioni fatte sull’app di mes-saggistica di Facebook e farsele inviare via email senza che la vittima si accorga di nulla. Cerberus è un’app sviluppata per mettere al sicuro un dispositivo mobile da eventuali furti (quindi perfettamente legale), ma che può essere anche usata con l’inganno per  altri scopi. Tutto quello che deve fare il malintenzionato è riuscire a mettere le mani per qualche minuto sul telefonino della persona che vuole spiare per poter installare e configurare Cerberus. Dopo averlo fatto, l’applicazione sarà attiva in background e la vittima non si accorgerà della sua presenza. Proprio per mostrare come sia semplice spiare i messaggi di WhatsApp attraverso Cerberus, abbiamo testato il tutto nei nostri laboratori servendoci di uno smartphone Android Nexus 5X. Il nostro unico scopo è quello di mostrare la pericolosità di certi strumenti e di come sia fondamentale non lasciare che altri possano mettere le mani sul nostro telefonino o sul nostro computer senza la nostra esplicita autorizzazione.

«Ha offeso Allah su Whatsapp»: cristiano condannato a morte per blasfemia

Ennesimo caso dicondanna a morte per blasfemia in Pakistan. Un cristiano è stato condannato alla pena capitale per aver offeso Maometto via WhatsApp. Secondo l’accusa, avrebbe mandato a un amico alcuni messaggi che contenevano frasi blasfeme nei confronti dell’islam. Nessuno dei giudici, però, ha mai letto i messaggi in questione. Ad accusare Nadeem James, che vive nel Punjab, è stato proprio il suo amico, Yasir Bashir, che stando a quanto riferisce
l’avvocato del cristiano sarebbe stato geloso della relazione dell’amico con una ragazza musulmana. Tra i due saebbe scoppiata una lite, e dopo qualche giorno il musulmano era andato in commissariato a denunciare l’amico. Con lui due imam.
I fatti risalgono allo scorso anno e l’uomo è in carcere da luglio 2016. Il cristiano era stato minacciato dimorte dalla comunità musulmana dopo che si era diffusa la voce dei suoi mes- saggini blasfemi, ed era fuggito. Non solo: secondo media locali la polizia locale avrebbe arrestato, torturato e
abusato le due sorelle dell’uomo affinché loro dicessero dove si nascondeva il fratello e per spingere lo stesso Nadeem a consegnarsi. Dalle moschee gli imam avevano invitato i fedeli a bruciare le case dei cristiani in segno di vendetta. Insomma, un vero e proprio linciaggio sociale.
La condanna è arrivata in questi giorni, e per motivi di sicurezza è stata letta in carcere: si temeva che i musulmani sfogassero la loro vendetta nei confronti della famiglia di Nade- em. Il verdetto è stato pronunciato a ridosso del triste anniversario dell’arresto
di Asia Bibi, la prima cristiana, mamma dicinque figli, a essere condannata per blasfemia in Pakistan. La donna da tremila giorni sta scontando la sua pena in carcere. Nel Paese, nonostante i talebani non siano più al potere, la legge sulla blasfemia continua a essere una delle più brutali al mondo, e per condannare una persona è sufficiente che qualcuno si rechi in un commissariato a denunciare presunte offese nei confronti di Maometto o dell’Islam in generale. A oggi, secondo l’Ong Commissione per i Diritti Umani del Pakistan,
ci sono 40 persone nel braccio della morte e dal 1990 sono almeno 71 le vittime della vendetta di gruppi radicali islamici.
Qualcuno nel Paese ha cominciato a chiedere che la legge venga modificata, poiché la sua rigida applicazione sta avendo serie ripercussioni sulle relazioni internazionali del Pakistan. Gli Stati Uniti infatti, proprio perché la strada verso la libertà di fede e di culto è ancora lunga, hanno minacciato di rompere l’alleanza tra Washington e Islamabad, e accusano il Pakistan di proteggere diversi gruppi terroristici a matrice islamista. Di qui la decisione di bloccare 255 milioni di dollari in aiuti militari.

II root di un dispositivo Android è un po’ come il jailbreak per l’iPhone. Consente di accedere a qualsiasi area del sistema operativo e aggirare le restrizioni che il pro­duttore potrebbe aver applicato. Una volta eseguito il root, è possibile praticamente fare di tutto sul dispositivo perché si può accedere alla “radice” (da qui la parola root) del SO Android e quindi modificarlo a proprio piacimento, cosa che normalmente non sarebbe possibile. Una volta eseguito il root, si possono installare ROM personaliz­zate, modificare il funzionamento dell’hardware, rimuovere applicazioni installate dal produttore, abilitare funzioni che sono state disabilitate e altro ancora. Ci sono vari modi per eseguire il root: la procedura da usare dipende dal modello di dispositivo in proprio possesso. Uno dei tool più usati per eseguire il root è KingoRoot (www.kintjoapp.com), per i dispositivi Samsung, invece, si usa Odin (http://odiiidownload.com/). Per portare a termine la nostra inchiesta è stato utilizzato uno smartphone Nexus 5X su cui è possibile eseguire il root utilizzando il tool Nexus Root Toolkit (http://www.wugfresh. com/nrt:/): per portare a termine la procedu­ra sono sufficienti una decina di minuti.

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