WhatsApp si aggiorna con lo stato colorato e dichiara guerra a Snapchat

Stanno per arrivare importanti novità per quanto riguarda l‘applicazione di messaggistica istantanea più utilizzata al mondo, ovvero Whatsapp, che registra numeri da paura giorno dopo giorno e si aggiorna di continuo portando nuove feature agli utenti.

Ebbene si, proprio nelle scorse ore i tecnici di WhatsApp pare abbiano annunciato che le applicazioni per iOS ed Android, hanno ricevuto un aggiornamento che contiene alcune nuove funzionalità, le quali permetteranno agli utenti di poter sviluppare al meglio la propria creatività. Nello specifico, il nuovo aggiornamento permetterà di digitare testi applicandoli su sfondi colorati all’interno dei loro stati di WhatsApp e questa funzionalità considera la possibilità di scrivere, dunque, un testo con caratteri differenti, colorandolo e ponendolo su uno sfondo colorato, proprio come accade per le Istangram Stories.

Questa novità pare sia stata lanciata nelle scorse ore direttamente dagli sviluppatori. La nuova funzione è disponibile dallo scorso mese per alcuni beta tester selezionati dalla società e non è nuova gli occhi degli utenti di Facebook, visto che a partire dal mese di marzo 2017 è possibile pubblicare sul social network degli aggiornamenti di stato basati su un tetto personalizzato  dall’utente e accompagnato da uno sfondo colorato, una novità che sicuramente aiuta a rendere ancora più visibile il messaggio che si vuole comunicare. Inoltre, tutti gli utenti di WhatsApp potranno come già detto, commentare una volta visto lo Stato, il tutto semplicemente toccando il tasto di risposta, e i commenti potranno contenere anche un video, una foto o magari una gif.

Va ricordato che sarà possibile scegliere chi può vedere l’aggiornamento di stato attraverso le impostazioni sulla privacy e bisognerà selezionare la voce “i miei contatti”, proseguendo con una scelta tra” i contatti tranne” e “condividi solo con”. Dunque, dalle impostazioni dell’app l’utente potrà decidere soltanto quali utenti possono visualizzare il proprio aggiornamento di stato, condividendo le informazioni soltanto con chi gli aggrada. Inoltre sarà anche possibile visualizzare chi ha visto l’aggiornamento di stato tra i vari contatti, visto che quando ti visualizza l’aggiornamento di un altro utente è possibile rispondere e inviare un commento con testo, foto, video e gif e questo messaggio verrà inviato nella chat di WhatsApp con una miniatura dell’aggiornamento di Stato.

Facebook ha aggiunto gli stati con sfondi colorati nel Dicembre 2016 e Whatsapp ha iniziato a testare la funzione dall’inizio del mese. Per poter ottenere la nuova funzione sul proprio dispositivo mobile, bisognerà accedere al Google Play Store o App Store e aggiornare l’applicazione diffidando dai messaggi che circolano proprio nelle ultime ore su WhatsApp contenenti un link per una pseudo aggiornamento automatico e invece altro non è che una delle classiche truffe.

I giovanissimi “giurano” fedeltà a Snapchat e voltano le spalle a Facebook, alimentando la guerra fra i due big dei social media. Una battaglia a suon di utenti e pubblicità, con l’app dei messaggini che batte il colosso di Mark Zuckerberg e conquista la fascia di età dei teenager.

Per Facebook si tratta di un campanello di allarme che sembra confermare i timori degli analisti: il maggiore social network al mondo registrerà a breve il suo primo calo di termini di utilizzo in tutti i gruppi di età. Per Snapchat si tratta invece di un’iniezione di fiducia mentre i titoli in Borsa continuano a soffrire con i dubbi degli investitori sulla sostenibilità dell’app. I dati di eMar- keter non lasciano adito a dubbi. La nuova generazione di utenti dei social media potrebbe non iscriversi mai a Facebook, i cui amici fra i 12 e i 17 anni caleranno quest’anno del 3,4% a 14,5 milioni, ben al di sotto dei 15,8 milioni di teenager su Snapchat.

L’app dei messaggini che spariscono supera Facebook anche nella fascia di età fra i 13 e i 24 anni, raggiungendo più di 26 milioni di giovani al giorno con la pubblicità contro i 25-26 milioni di Snapchat. Una differenza quest’ultima che può sembrare limitata ma che in termini di raccolta pubblicitaria può valere milioni di dollari. «La buona notizia per Snap è che Snapchat continua a crescere. La cattiva notizia è che Facebook è molto grande e potente, e questo costringerà Snapchat a vivere ancora un pò nell’ombra» afferma Debra Aho Williamson, analista di eMarketer.

A favorire Facebook è Instagram, che continua a riscuotere successo fra i teenager: anche se Snapchat potrà contare quest’anno su più utenti di Facebook nella fascia di età 18-24 anni, con 24,4 milioni contro 23,5, Instagram ne conterà 22,1. «Per i teenager, Snapchat è la piattaforma preferita dove recarsi più volte al giorni. L’app piace – spiega Aho – perchè è più difficile per gli adulti capire come funziona e quindi è vista come un posto dove si può essere veramente se stessi».

 WhatsApp allarme, scoperto Lipizzan, potente virus: ecco cosa riesce a fare

Ancora un virus sembra stia minando la sicurezza degli utenti di telefonia mobile che utilizzano il sistema operativo Android e sembra che ad essere maggiormente colpiti  siano stati l‘applicazione WhatsApp e l’intero sistema operativo Android, i quali sono stati attaccati da un potente virus che pare abbia sfruttato la vulnerabilità riuscendo a prelevare i dati di ignari utenti.Ebbene si, sembra che il team di ricerca per la sicurezza di Google da poche ore abbia scoperto un nuovo pericolosissimo virus presente in oltre 20 applicazioni disponibili per il download all’interno del Google Play Store. Si tratterebbe di una minaccia piuttosto seria in grado di mettere in pericolo i dati personali degli utenti che attraverso un processo di verifica di licenza pare sia riuscita ad ottenere il controllo dello smartphone, con la possibilità di effettuare degli screenshot, fotografie, attivare il microfono e accedere al registro chiamate, attivare la localizzazione e molto altro, il tutto senza che l’utente si potesse accorgere di nulla.

Dunque, questa volta si tratterebbe davvero di un virus molto potente proveniente dal Google Play Store e in grado di prendere il controllo dello smartphone e prelevare tutte le conversazioni di WhatsApp per poi trasmetterle ad un server centrale da dove è possibile recuperare qualsiasi dato scambiato tramite il servizio di messaggistica istantanea.Questo nuovo virus per Android si chiama Lipizzan e sembra che nelle ultime ore sia stato scoperto come questo malware sia in grado di spiare le conversazioni WhatsApp, Skype e i messaggi di posta elettronica di Gmail, dunque, una vera e propria minaccia per la privacy degli utenti, ma fortunatamente gli esperti del colosso di Mountain View pare sia riuscito a rintracciarlo in tempo, prima che questo potesse fondersi tra gli utenti in modo virale.

“Le attività di keylogging e lo sfruttamento delle impostazioni di accessibilità sono un nuovo sviluppo del malware per il mobile banking e non siamo sorpresi di scoprire che Svpeng stia guidando il progresso. La famiglia di malware Svpeng è nota per l’innovazione, rappresentando una delle famiglie più pericolose in circolazione” affermano da Kaspersky Lab.

In prima analisi il malware è stato riscontrato negli applicativi prodotti da NFA Group sviluppatore iraniano che nel Play Store ha introdotto l’applicazione per la pulizia della memoria o il backup dei dati, ma purtroppo il virus informatico pare non fosse presente soltanto nelle 20 applicazioni appartenenti a NFA Group, ma in molte altre e dalle tipologie più disparate. Al riguardo ed è stato ritrovato il codice di Lipizzan in molte altre applicazioni per registrare audio, per gestire le sveglie del nostro telefono e per prendere appunti e solo a quel punto l’azienda è dovuta intervenire restringendo l’accesso in locale a tutte quelle applicazioni in cui è stato rilevato il codice del malware.

Cos’è WhatsApp

WhatsApp è l’applicazione di messaggistica gratuita più diffusa al mondo, ultimamente utilizzata non solo nella funzione privata di chat a due o di gruppo, ma anche come strumento di servizio pubblico, in cui uno (l’ente pubblico) parla a molti (i cittadini che accedono al servizio) attraverso singoli messaggi o liste broadcast che celano il numero di telefono degli iscritti salvaguardandone la privacy.
Perché un ente o azienda pubblica dovrebbe usare WhatsApp
Il cellulare è entrato nelle abitudini di chiunque, il suo utilizzo ha superato quello di PC e tablet. Velocità, semplicità e costi ridotti sono i valori aggiunti di questo canale, che copre un target di fruitori molto ampio e rappresenta uno strumento facile, utile e immediato di informazione e di dialogo. Come Comune di Ancona siamo partiti dal desiderio di ampliare l’offerta di canali di comunicazione: se un ente pubblico deve stare dove sono i cittadini e parlare con il loro linguaggio, ci è sembrato naturale aprire anche questo canale. Eravamo convinti che WhatsApp rappresentasse uno strumento di vicinanza e soprattutto di servizio pubblico efficace per la comunicazione di servizio, straordinario per quella di emergenza.
Il Comune di Ancona ha deciso di utilizzarlo non solo come mezzo di informazione, ma di aprirlo anche come servizio “in entrata”, alle richieste dei cittadini: le modalità di gestione che abbiamo adottato e che racconterò qui non sono naturalmente da interpretare in chiave assoluta, ma come un vestito che ci siamo ritagliati e che altri possono adattare al proprio ente; tenendo presente che ci muoviamo in un terreno non normato e poco conosciuto, e di una applicazione di proprietà privata. Proprio per questo motivo WhatsApp, pur diventando nel tempo un vero e proprio sportello, non può essere considerato se non come strumento di comunicazione “aggiuntivo”.

Nei nostri messaggi rimandiamo sempre con short link al sito istituzionale, in parte per rafforzare l’idea che è lì che si trova la comunicazione “formale”, che resta a disposizione anche in caso di malfunzionamento dell’applicazione, in parte perché la sintesi tipica di questo strumento deve necessariamente rinviare a un contenitore dove le informazioni sono dettagliate.
Chi deve gestire il servizio?
Alcuni mi chiedono qual è l’ufficio “competente” all’interno dell’ente: l’Ufficio comunicazione? L’Urp? Il social media team (se c’è)? L’Ufficio Stampa? Credo che dipenda, oltre che dalle dimensioni dell’ente, dall’utilizzo che se ne vuole fare: se si decide per una modalità solo “in uscita” (mi limito a inviare messaggi di informazione) lo dovrà gestire chi entra in possesso di quelle informazioni. Se si sceglie di usare WhatsApp non solo come canale informativo semplice ma come “sportello”, a gestirlo deve essere l’ufficio organizzato a dare risposte al cittadino, che non sempre riguardano temi trattati ad esempio dagli uffici stampa.
Per strutturare l’organizzazione e fissare la “titolarità” della gestione di questo come degli altri new media, è stato approvato dalla Giunta del nostro Comune un “Disciplinare per l’utilizzo e la gestione delle pagine istituzionali dei new media del Comune di Ancona – Social media policy”. Naturalmente ogni ente può individuare un diverso strumento organizzativo e un altro percorso amministrativo per approvarlo.
Come iniziare?
Per iniziare è necessario disporre di uno smartphone o un tablet con un numero di cellulare, che dovrà essere oggetto di una campagna di lancio e di comunicazione dedicata e che dovrà essere ripetuto in tutti i canali dell’ente, nei materiali di comunicazione, nei social, nei depliant, perfino nella carta da lettere. Nella campagna di lancio si dovrà chiedere agli utenti di scaricare l’applicazione, aggiungere il numero in rubrica sotto la voce “Comune di…”, “Regione X”, “Azienda Y” e chiedere l’iscrizione al servizio.
Il secondo passo è la creazione di uno spazio virtuale (in quanto una memoria del cellulare o della sim non potrebbe contenere tutti i numeri oltre che per una maggiore sicurezza di conservazione dei dati) dove mettere il database degli iscritti. Tutti i numeri di telefono di coloro che si sono iscritti li inseriamo in una rubrica web che poi replichiamo per sicurezza su un foglio Excel, un vero e proprio backup di carta dove salviamo tutti i dati che sono non sensibili: il numero di telefono abbinato a un numero progressivo al posto del nome del cittadino e il giorno deN’iscrizione. I numeri progressivi servono per creare le liste broadcast a cui inviare i messaggi: ogni lista può contenere al massimo 256 numeri di utenti. Il database serve anche per monitorare l’andamento delle iscrizioni e delle eventuali cancellazioni.
Dunque: abbiamo i primi iscritti, li abbiamo “memorizzati” e inseriti nelle liste broadcast dal telefonino. Questi primi passaggi vanno fatti necessariamente dallo smartphone, tutto il resto del lavoro sarà fatto attraverso WhatsApp Web (basta entrare nel sito e connettere attraverso il QR Code il cellulare), con cui si opererà da ora in poi nelle fasi di scrittura e di invio, che verranno fatte direttamente dalla tastiera del PC.
A coloro che sono entrati in contatto con questo servizio mandiamo un messaggio di benvenuto, che vuole essere insieme un atto di cura e di trasparenza e che suona più o meno così: Benvenuto nel nuovo servizio di informazione pubblica del Comune di XXXX. La invitiamo a prendere visione della nostra policy a questo link XXXX. Se vuole ricevere periodicamente le nostre informazioni su eventi, scadenze, avvisi ecc. ci scriva ISCRIVIMI, altrimenti risponderemo alle sue richieste di informazioni di volta in volta.
Due aspetti da sottolineare: la policy, che invitiamo a leggere, è un patto di trasparenza con cui diciamo con chiarezza cosa comunicheremo con questo strumento, a quali condizioni, a quali orari e con quali modalità. Va da sé che l’ufficio gestore del servizio di messaggistica deve individuare bene questi aspetti organizzativi al proprio interno. La seconda cosa da evidenziare è, appunto, la disponibilità che offriamo, negli orari indicati, a rispondere alle domande dei cittadini, al di là dell’iscrizione al servizio.
Promuovere il servizio WhatsApp
La comunicazione del nuovo servizio WhatsApp può essere fatta attraverso canali tradizionali (manifesti, depliant, ecc.) o solo sul web: naturalmente si deve mettere in evidenza il numero di cellulare e il senso generale del nuovo canale di comunicazione, i “plus” che esso offre, ecc. Una volta fatta la campagna di lancio, rimbalzata sui social istituzionali, sui giornali e in tutti i canali a disposizione, la comunicazione del servizio si alimenterà naturalmente con il passaparola. Vale la pena replicarla periodicamente, e soprattutto in occasione di eventi, pubblicazioni, ecc.

La gestione dei messaggi “in uscita” e “in entrata”
La social media policy, che abbiamo redatto per tutti i new media, mette in chiaro anche quali sono i contenuti che trattiamo nella messaggistica. Naturalmente ogni ente/azienda pubblica può scegliere quelli che ritiene opportuni. Noi abbiamo dato un taglio preciso e una forte impronta istituzionale e di pubblica utilità a questo servizio, ma le maglie potrebbero allargarsi o restringersi. Non inviamo messaggi politici/programmatici, ma notizie utili su bandi, scadenze, tasse, opportunità, quasi un “alert” nell’agenda del cittadino, eventi, informazioni di protezione civile, di emergenza e relative alla viabilità. Utilizziamo WhatsApp anche per l’invio di moduli o di piccoli video.
I possibili utilizzi – che vedremo in seguito – sono molti anche “in entrata”, da parte degli utenti: abbiamo usato, ad esempio, questo canale per chiedere ai cittadini di inviarci la “foto del cuore” in occasione dell’inaugurazione di una piazza storica e particolarmente vissuta: in questo senso WhatsApp si dimostra un mezzo molto “caldo” e utile a costruire un senso di comunità e a dare un’immagine smart dell’amministrazione.
La nostra organizzazione del servizio prevede l’invio di due “memo” contenenti 4/5 messaggi, ogni settimana, in modo da essere utili, ma non invasivi. Prima del weekend mandiamo la lista di tutti gli eventi e l’elenco delle farmacie di turno. In casi di emergenza – terremoto, chiusura improvvisa di una strada importante, maltempo, divieti di balneazione – il messaggio viene inviato quando, appunto, serve. Ogni messaggio contiene uno short link che rimanda ad approfondimenti o permette di scaricare moduli e modelli di domanda.
Se la lavorazione dei messaggi è semplice, l’invio alle liste broadcast è molto lungo e laborioso, e si fa attraverso WhatsApp Web manualmente, attraverso un operatore. Non esistono automatismi per far arrivare alle liste (che come detto contengono ognuna 256 numeri) i messaggi. Naturalmente, più sono gli iscritti più aumentano i tempi di invio. Tra l’altro questa applicazione – che non era nata per un invio così massiccio – porta con sé spesso qualche problema di ricezione. Ci sono utenti all’interno delle liste che non ricevono i memo e a cui dunque le informazioni vanno inviate singolarmente.
A differenza di Telegram – in cui ci si aggancia al canale dell’ente e non c’è invio a liste di utenti da parte di chi gestisce il servizio – il lavoro preparatorio e di invio di WhatsApp può richiedere molto tempo, tanto che appare improprio parlare di invio “in tempo reale”.
Capita anche, per mettere in chiaro le criticità che la gestione di questo servizio comporta, che si debbano “ripulire” frequentemente le liste dai messaggi inviati o dalle conversazioni per non “appesantire” troppo il cellulare e non farlo inceppare. Questa operazione di pulizia, manuale ancora una volta, comporta anche la perdita di dati o conversazioni, che andrebbero salvati qualora ce ne fosse necessità.
Fondamentale, ovviamente, è disporre di una filiera oliata e funzionante della comunicazione interna. I tempi di risposta di una chat come WhatsApp non possono essere quelli, per dire, di una mail. WhatsApp richiede ancor più immediatezza e velocità. Lo strumento le impone e i cittadini se le aspettano. Per questo è indispensabile strutturare il back office e la comunicazione interna come se si progettasse un vero e proprio sportello.
Usare WhatsApp anche “in entrata” – sono poche le realtà istituzionali che lo fanno – per ascoltare e rispondere alle richieste dei cittadini rischia di trasformare questo canale in una sorta di Urp virtuale? In un certo senso sì, ed è in questo terreno nuovo che si stanno concentrando le domande, i reclami, il dialogo, il dibattito dei cittadini. Per questo l’ente pubblico non dovrebbe sottrarsi alla risposta e all’organizzare un tale servizio. Ma servono alcune regole che vedremo, specie per quanto riguarda i reclami, e serve tenere presente che si lavora su una piattaforma di proprietà privata, su cui non abbiamo possibilità di intervenire, ad esempio in caso di malfunzionamento.
Quali sono state le reazioni degli utenti? La scelta di aprire fin dall’inizio questo canale in modalità bidirezionale ha suscitato molti feedback positivi. I cittadini rimangono spesso stupiti dal poter ricevere una risposta in tempi rapidi e in un “terreno” che loro frequentano abitualmente. A volte sbagliano numero, e ci mandano messaggi privati in realtà indirizzati ad un’amica, a volte ci ringraziano inviando cuoricini ed emoticon, esattamente come facciamo tutti, nel nostro uso “domestico” di WhatsApp. Alcuni ci danno il buongiorno…tutti ringraziano e rispondono con cortesia.
Cosa ci chiedono i cittadini
Il report che ogni anno facciamo sui contenuti delle richieste e i canali di comunicazione vede, purtroppo, il maggior numero di richieste di informazioni del 2016 legate al terremoto: la nostra città è stata colpita in maniera lieve, ma il sisma ha indotto più di una volta la chiusura delle scuole, ci sono stati danni alle abitazioni e la paura comunque è stata diffusa. È ovvio che le emergenze e la paura aumentano il bisogno di risposte e WhatsApp si è dimostrato uno strumento straordinario per rispondere e dare indicazioni ai singoli, iscritti e non al nostro servizio.

A parte le emergenze, le domande dei cittadini riguardano i lavori pubblici, le ordinanze sulla sanità e la balneazione, i servizi al cittadino, gli eventi. Cerchiamo di dare risposte sempre, e con la completezza che lo strumento ci permette: ad esempio, se un utente ci chiede quando scade la domanda per un contributo, possiamo comunicargli la scadenza e inviargli contemporaneamente il modulo per fare domanda o il link dove trovarla.
Come detto, cerchiamo di rispondere sempre e comunque, anche quando abbiamo solo una risposta interlocutoria. Il linguaggio che cerchiamo di usare è chiaro, concreto, il tono professionale, ma “friendly”.
Reclamare via WhatsApp
I cittadini non si limitano a chiedere informazioni: la diffusione dell’uso del telefonino e la semplicità con cui oggi si fotografa e si invia inducono lo stesso comportamento anche nei confronti dell’ente pubblico. In poche parole, gli utenti tenderebbero a inondarci di immagini di escrementi di cani, buche in centro, erba alta nei parchi. Pur rispondendo sempre a queste sollecitazioni, abbiamo deciso di dirottare sul nostro sistema dedicato alla gestione dei reclami tutte le segnalazioni che ci arrivano via messaggio.
Le regole che ci siamo dati, cui si accennava prima, vanno nella direzione di disincentivare un “reclamo emotivo”, che la facilità del mezzo moltiplicherebbe e che trasformerebbe il servizio di WhatsApp in una sorta di “sfogatoio” difficilmente gestibile. Con WhatsApp non è possibile una vera e propria “presa in carico” dei reclami e non avremmo la possibilità di presidiare e gestire i reclami stessi, di cui abbiamo monitoraggio e reportistica attraverso il nostro sistema di Crm sul sito istituzionale. Sappiamo di Comuni più piccoli in cui WhatsApp sta diventando strumento di partecipazione e di segnalazione di disservizi.
Alla segnalazione inviata via WhatsApp noi rispondiamo – sempre e comunque tendiamo a fornire una risposta -, ma a meno che non riguardi un’emergenza da prendere in carico immediatamente, dirottiamo l’utente al Crm. Se per quanto riguarda i reclami “formalizzati” è difficile prenderli in carico con questo strumento, esso resta molto efficace per un ascolto più generalizzato, per un monitoraggio delle esigenze e per la cosiddetta “sentiment analysis”.

La comunicazione per target particolari di utenti
WhatsApp può essere utilizzato pensando ad un pubblico “indifferenziato” e su temi generali, ma può anche essere organizzato con liste broadcast pensate per target. Due gli esempi che possiamo trarre dalla nostra esperienza di lavoro, ma altri potrebbero essere gli utilizzi. La continua chiusura della balneazione in una spiaggia cittadina ci ha portato a creare una lista particolare formata da operatori della spiaggia, bagnini, oltre che dai tecnici che si occupano di depurazione, acque di balneazione, ecc. L’invio a questa lista di destinatari ci consente di arrivare subito a coloro che si devono organizzare per far rispettare il divieto di balneazione e devono comunicarlo ai bagnanti. Il secondo esempio è la lista broadcast dedicata alle persone non udenti. Forti dell’esperienza di uno sportello dei sordi all’Urp, dove da anni una interprete della lingua dei segni aiuta le persone sorde a sbrigare pratiche burocratiche, dà informazioni e fa da “mediatore”, abbiamo pensato di utilizzare le competenze di questa professionista per realizzare video/tutorial nel linguaggio dei segni che inviamo – tra gli altri – a una lista dedicata anche in questo canale di messaggistica.
Liste per target possono essere pensate, in base alla mission delle aziende pubbliche che decidono di aprire un canale WhatsApp, per il mondo dei trasporti, della sanità, del turismo, della scuola e naturalmente della protezione civile. È ipotizzabile un uso di questo strumento circoscritto ad una utenza e a un settore particolare: si tratterebbe di coniugare la campagna di comunicazione iniziale su un versante specifico invece che puntare su un servizio aperto a tutti. Se i destinatari da individuare sono molti, altrettanto si può dire per i contenuti. Recentemente abbiamo proposto all’amministrazione questo canale per semplici sondaggi di gradimento a risposta chiusa di un servizio, o di un progetto particolare.
Un altro utilizzo riguarda l’invio di file audio – ad esempio per gli auguri di un amministratore a Natale o nel corso di una ricorrenza particolare o come segno di vicinanza in occasione di un’emergenza – o invio di video anche se risultano comunque troppo pesanti e non molto adatti per un invio massiccio.
Come abbiamo visto, il canale è percorribile anche dai cittadini per inviare proposte, foto per concorsi, moduli di adesione.
E per finire, a chi non piace? Naturalmente ci si può cancellare dal servizio. A chi lo chiede, mandiamo un messaggio finale di saluti avvertendo l’utente che risponderemo a singole richieste di informazioni al di fuori dell’invio settimanale dei memo.

Whatsapp continua a far parlare di sé e sembra essere sempre alla ricerca di novità da presentare ai propri utenti. Ben presto, attraverso l’applicazione per la messaggistica istantanea si potranno riprodurre i video di YouTube senza avviare l’apposita applicazione;  nello specifico, la riproduzione avverrà in fullscreen e sarà possibile ridurla pic to pic ed evitare all’utente di dover uscire obbligatoriamente dall’ applicazione.Ovviamente si tratta di una novità che non esiste ancora al giorno d’oggi, ma che è in fase di sviluppo soltanto per la versione Android, ma ben presto potrà essere allargata anche ad iOS e con tutta probabilità anche a Windows Phone.

Un’altra novità invece sembra essere in arrivo e riguarda proprio l’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp e nello specifico pare che stia per essere lanciata un’ applicazione per trasformare le note audio in testi. Molto spesso le note vocali rappresentano motivo di liti problemi e confusione soprattutto quando queste sono troppo lunghe e non si riesce ad ascoltarli fino in fondo o talvolta purtroppo, dipende dalle circostanze si finisce per non ascoltarle affatto. Le note audio  rappresentano motivi di problemi, di confusione, soprattutto quando queste sono molto lunghe e non si riesce ad ascoltarli fino in fondo o talvolta dipende dalle circostanze, purtroppo non le si ascolta affatto. In tanti forse si sono chiesti nel tempo se prima o poi fosse stata inventata un’applicazione in grado di trasformare i messaggi audio lunghi in testo e questo oggi pare essere divenuto una realtà.  Si tratta di un’ applicazione che sicuramente rivoluzionerà il mondo delle note audio e finalmente si potrà dire addio alle interminabili note audio da 4 minuti.

L’applicazione in questione si chiama audio to text for WhatsApp ed è stata creata e lanciata sul mercato da un giovane studente italiano di Ingegneria Informatica Gianluca Grossi, il quale ha inventato questa applicazione sulla scia di speechless,  ovvero un’altra applicazione sempre collegata a WhatsApp per la conversione di testi in audio.

“Sono partito da una mia esigenza personale, in quanto diverse volte mi è capitato di non poter ascoltare i messaggi audio. Quindi ho deciso di cimentarmi in questo progetto. Questa versione dell’applicazione “Audio to text for whatsapp” è disponibile gratuitamente dalla fine di Maggio e ha realizzato poco più di 30 mila download. Una volta completato il lavoro, ho pensato di rivolgermi ad un mio amico e compagno di università per chiedergli di sviluppare l’applicazione anche per il sistema operativo iOS, quello utilizzato dai prodotti Apple, in quanto i due sistemi sono molto diversi e io non mi ero mai cimentato in una programmazione iOS“, questo quanto spiegato da Gianluca Grossi il ragazzo di 22 anni che ha ideato l’applicazione per Android, che permetterà di tradurre i messaggi vocali in testo.  Questa applicazione permetterà di tradurre in testo i messaggi vocali di una lunghezza massima di 5 minuti su iOS e fino a un minuto e 30 su Android.

COME CONVERTIRE UN MESSAGGIO AUDIO IN UN TESTO

Dopo aver acceso Audio to Text per WhatsApp si apre la conversazione in oggetto e si seleziona il messaggio audio che si è ricevuto. Per farlo occorre tenere premuto il dito sulla sinistra dello stesso messaggio visibile nella chat. Dopo la sua selezione in alto verranno mostrate le icone per scegliere l’azione.
Si tocca nella icona della condivisione che aprirà tutte le app presenti nel telefonino. Dovremo scegliere Audio to Text for WhatsApp. Visto che tale app converte l’audio con i propri server occorre che sia presente la connessione a internet. C’è poi la limitazione a 45 secondi per la lunghezza massima del messaggio audio.
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Dopo aver scelto Audio to Text per WhatsApp per la condivisione si aprirà la conversazione WhatsApp in cui verrà visualizzato un popup con il messaggio Processing audio.  Dopo qualche secondo la conversione terminerà e verrà visualizzato il testo dell’audio selezionato. Naturalmente la conversione sarà tanto migliore quanto migliore è l’audio inteso come qualità della dizione di chi parla e come mancanza di rumori ambientali esterni.

Usando questa applicazione con una delle altre lingue supportate possiamo estrarre il testo da un audio in un’altra lingua per poi eventualmente incollarlo nel Traduttore di Google e averne la traduzione. Toccando il testo risultante questo viene automaticamente copiato negli appunti e potrà essere incollato. Verrà contestualmente mostrata anche l’icona di Google Traduttore (se installato) per una eventuale traduzione immediata.

Ricordo che esiste anche Audio to Text per WhatsApp per iPhone e iPad e che è gratuita.

Sono in arrivo importanti novità riguardo WhatsApp e nello specifico nelle scorse ore è stata diffusa l’informazione secondo cui Whatsapp v2.17.265 è attualmente in fase di beta e supporta una nuova funzionalità che viene attivata di default su tutti i dispositivi che dispongono di Android o Developer Preview.

Secondo quanto riferito, WhatsApp v2.17.265 consente di visualizzare il contenuto di una chiamata all’interno di una qualsiasi schermata del sistema operativo e anche su altre applicazioni in esecuzione.Trattasi, inoltre, di una funzione concessa sull’ultima versione non ancora pubblicata di Android. La release 2.17.265 potrà essere utilizzata anche durante le videochiamate e nello specifico gli utenti potranno avviare una classica videochiamata e successivamente potranno ridimensionare l’immagine che potrà essere spostata all’interno dello schermo, per continuare la videochiamata anche mentre si effettuano altre operazioni; si tratta di una funzione molto utile che va a migliorare ulteriormente il multitasking dei dispositivi Android.

Gli utenti, potranno continuare la videochat mentre scrivono altri messaggi o mentre consultano Google Maps o fanno qualsiasi altra attività con il proprio smartphone. Come già detto, la funzionalità Pip ovvero picture-in-picture è già attiva di default all’interno dell’ ultima versione beta di WhatsApp, ma sfortunatamente è utilizzabile soltanto da tutti coloro che utilizzano un dispositivo con a bordo già Android 0. Per poterne disporre si dovrà aspettare molto tempo, visto che Android 0 è ancora in fase di sviluppo ed è utilizzato soltanto dai developers o da chi ha aderito al programma beta di Google.

Sfruttando la funzionalità, l’utente potrà minimizzare la finestra contenente la videochiamata all’interno di una finestra di dimensioni inferiori da trascinare in qualsiasi punto della schermata e come già detto, dunque, l’utente grazie a questa possibilità potrà compiere altre operazioni scambiando ad esempio i messaggi con gli altri utenti durante la conversazione e non sarà obbligato, molto probabilmente a rimanere nell’ app per visualizzare il video. La funzione non è ancora ufficiale ed è stata riportata dai soliti canali, prima della sua pubblicazione potrebbe subire dei cambiamenti e non è ancora certo che effettivamente sarà questo il suo funzionamento.

Non si sa ancora, dunque se la piccola finestra della videochiamata viene fissata in automatico in un angolo dello schermo o l’utente sarà libero di spostarla dove meglio desidera. Come già abbiamo avuto modo di anticipare, questa nuova funzione che sembra abbia colto di sorpresa gli utenti WhatsApp è utilizzabile soltanto da coloro che utilizzano un dispositivo con a bordo  Android 0 e per poterne disporne, dunque, bisognerà attendere ancora qualche tempo, visto che Android 0 al momento è in fase di sviluppo ed è utilizzato soltanto dai developer o da chi ha aderito al programma beta di Google.

Se vi trovate in Cina, sappiate che potrete avere delle difficoltà per poter utilizzare WhatsApp visto che nelle ultime ore molti utenti pare abbiano riscontrato qualche difficoltà a spedire foto e video nelle chat e altri, invece, pare non siano riusciti completamente a  condividere messaggi di testo.Stando a quanto riferito da un quotidiano locale piuttosto influente, pare che il problema sia in corso di risoluzione ma la verità potrebbe essere anche un’altra, ovvero che non si tratterebbe di un malfunzionamento di WhatsApp, ma di un tentativo del governo di mettere i bastoni tra le ruote di Facebook che ricordiamo non è accessibile nel paese dallo scorso 2009.

Instagram e Facebook da tempo pare non siano accessibili agli utenti cinesi, e adesso il governo locale sembra abbia completato l’opera di censura dei servizi forniti dall’azienda di Zuckerberg, bloccando anche Whatsapp, in un primo momento soltanto parzialmente ma è possibile che la censura diventi completa con il blocco dei messaggi di testo. WhatsApp è praticamente soltanto l’ultimo dei servizi offerti dalle aziende occidentali ad essere bloccato dal sistema di controllo della Cina, al fine di impedire la diffusione di notizie utili al governo, così come Facebook e Instagram pare siano inaccessibili anche Google Gmail e Twitter. Secondo le leggi vigenti in Cina, inoltre tutte le società devono obbligatoriamente conservare i dati su server dislocati nel paese e proprio per questo motivo l’ Apple ha aperto un data center nella provincia di Guizhou.

Come abbiamo detto, l’obiettivo del governo cinese sarebbe quello di bloccare le attività dell’ app come è successo anche ad Instagram, Twitter, Google e molti altri ancora e lo stesso sarebbe stato confermato da una fonte anonima interpellata dal New York Times, secondo cui il servizio è da imputare ad una precisa volontà delle autorità cinesi. Già nel corso della giornata di ieri, secondo alcune fonti il problema pare sia rientrato per alcuni utenti ma, come già abbiamo avuto modo di anticipare, l’ipotesi che il malfunzionamento sia dovuto a ragioni di natura tecnica, sarebbe da escludere.

In Cina Whatsapp sembra essere meno conosciuta rispetto a Wechat, ma è preferita soltanto da chi vuole tenere le conversazioni lontano dagli occhi indiscreti grazie alla crittografia che l’applicazione americana a differenza di quest’ultima orientale, garantisce. Facebook e Instagram, come abbiamo avuto modo di anticipare, sono stati banditi dallo Stato cinese già da tempo e nello specifico il primo nel 2009 ed il secondo nel 2014, durante le proteste di Hong Kong. Il blocco seppur temporale di WhatsApp, sembra sia legato alla recente legge sulla sicurezza informatica entrata in vigore lo scorso mese che ha portato con buona probabilità ad una maggiore attenzione verso la diffusione di notizie e video politicamente sensibili.

WhatsApp aggiornamenti sui file. ALLARME HACKER: VIRUS E MALWARE SU WHATTSAPP

WhatsApp aggiorna sull’invio di file, ma scatta l’allarme degli esperti sulla App. Vero che è un bel vantaggio potersi scambiare tutti i tipi file (anche i file eseguibili) con la prossima versione della chat, ma questo potrebbe portare ad attacchi di Hacker e di file con Malware. Insomma, allarme virus.

WhatsApp aggiornamenti sui file. ALLARME HACKER: VIRUS E MALWARE SU WHATTSAPP – Come proteggersi

Su WhatsApp arriveranno in condivisione i file eseguibile (Zip, far, api, exe): fate molta attenzione ad aprirli, anche se dovessero esservi inviati dai vostri contatti: è un attimo che i virus prendano in ‘ostaggio’ il vostro cellulare.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP

WhatsApp lancia una nuova funzione: si potrà condividere ogni tipo di file. Ma arrivano anche foto alta qualità in modalità night mode. Le novità su WhatsApp? Ve le raccontiamo tutte.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – SVOLTA SUI FILE

WhatsApp ha avviato la distribuzione dell’atteso aggiornamento per Android. Finiti i test ecco quattro novità, tra cui la possibilità di inviare qualsiasi tipo di documento. Le nuove funzionalità di WhatsApp sono incluse nella versione 2.17.254 disponibile a tutti nelle prossime ore.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – ECCO I FILE PER TUTTI

WhatsApp fino ad ora permetteva di condividere solo alcuni tipi di file, come .pdf, .docx e .xlsx. Quando sarà installato l’aggiornamento si potrà inviare qualsiasi tipo di file, inclusi .apk, .zip, musica, foto e video. La procedura dei file su WhatsApp è classica: apertura della chat, tocco sull’icona della graffetta e quindi scelta del documento presente sullo smartphone.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – NOVITA’ FOTOCAMERA

WhatsApp regalerà una seconda novità che riguarda la fotocamera. L’utente può vedere tutte le foto e tutti i video con un scrolling verso l’alto. Le immagini inviate e ricevute in blocco saranno mostrate in una gallery nella loro qualità originale, senza compressione.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP –  NOVITA’ SUL TESTO

WhatsApp  avrà anche la formattazione del testo. Se l’utente seleziona il testo con un tap&hold viene mostrato un menu floating con quattro opzioni (grassetto, corsivo, barato e monospazio). Non sarà più obbligatorio utilizzare caratteri speciali prima e dopo il testo.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – NOVITA’ DESIGN SCHERMATA

WhatsApp ha migliorato il design della schermata visualizzata durante le chiamate vocali e le videochiamate. Chi non vuole attendere l’arrivo dell’aggiornamento può scaricare il file APK da APKMirror.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Novità: versione Beta. Foto notturne e testo: WHATSAPP SVOLTA

WhatsApp novità aggiornamento con la versione beta. Per gli utenti ci sarà una nuova ricerca di emoji da inserire più velocemente nelle conversazioni. In più sarù possibile formattare il testo utilizzando parole in grassetto, corsivo e barrato.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Cos’è Night Mode IOS E ANDROID

Ma l’ultima versione beta di WhatsApp porterà alla modalità notturna o night mode. Di cosa si tratta? All’interno della fotocamera dell’applicazione di messaggistica, quando verrà abilitata questa funzione di WhatsApp si potranno scattare foto migliori al buio. Già disponibile su IOS, arriverà anche sulla versione Android.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Come si attiva Night Mode

Per attivare night mode su WhatsApp occorrerà toccare l’icona della Luna nella fotocamera interna all’applicazione. Tale opzione si troverà in alto a destra, a fianco all’icona del flash. Così facendo lo scatto sarà più brillante che in passato. Un bel vantaggio per chi ama fare le foto all’interno di WhatsApp.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Night Mode per foto e non video

Night mode su WhatsApp dovrebbe attivarsi in automatico. L’icona della Luna dovrebbe visualizzarsi solo quando il sensore della fotocamera individui cattive condizioni di luce. Attenti però: sembra che Nigh Mode sarà utilizzabile solo nelle foto e non nei video di WhatsApp. Già disponibile su iOS (versione 21.17.10 e seguenti) arriverà in un secondo momento sulla versione Android dell’app.

INVIARE QUALSIASI  TIPO DI FILE

WhatsApp non consente di inviare qualsiasi tipologia di file, ma con SendAnyFile è possibile aggirare questa l’imitazione. SendAnyFile è un’app che al momento non è presente su Google Play ma può essere scaricata da http://www.edmaster.it/url/6888/. Per installarla è necessario abilitare l’opzione Orìgini sconosciute da Impostazioni/Sicurezza. Al termine dell’installazione avviarla e fornire i permessi necessari. Quando si vuole inviare un file con WhatsApp, con un qualsiasi file manager selezionare il file e scegliere di condividerlo con SendAnyFile. Toccare quindi Choose app e questa volta scegliere di condividerlo con WhatsApp. Non resta che selezionare il destinatario: indipendentemente dal suo formato, la sua estensione verrà cambiata in •doc. È importante che anche il ricevente abbia a sua volta installato SendAnyFile e che utilizzi questa app per aprire il file .doc ricevuto. Nel caso dovesse apparire il messaggio che l’applicazione non risponde, rimanere tranquilli e toccare Wait.

USARE WHATSAPP SU SMARTPHONE E TABLET

L’app è stata pensata per essere utilizzata su un dispositivo con Sim, ma con una piccola app possiamo usarla contemporaneamente anche su un secondo device. Per farlo è necessario prima installare l’app Whatscan sul secondo dispositivo. Avviarla, scegliere la lingua italiana, ed eventualmente impostare una password di accesso. Andare quindi sul telefonino su cui è installata WhatsApp, recarsi in Impostazioni/WhatsApp Web e toccare Scannerizza il codice QR. Con la fotocamera del telefonino inquadrare il codice QR mostrato sul secondo dispositivo.

Dopo una serie di buoni feedback ottenuti, risolti alcuni piccoli fix, è venuto il momento di distribuire in forma stabile gran parte delle novità che abbiamo già avuto modo di accennare nel recente passato. Il primo importante cambiamento è la possibilità di inviare qualsiasi tipo di file. Il sistema di accesso allo share content non cambia, e per condividere sarà sufficiente cliccare semplicemente sul riferimento grafico che appare al loro fianco.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP

WhatsApp lancia una nuova funzione: si potrà condividere ogni tipo di file. Ma arrivano anche foto alta qualità in modalità night mode. Le novità su WhatsApp? Ve le raccontiamo tutte.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – SVOLTA SUI FILE

WhatsApp ha avviato la distribuzione dell’atteso aggiornamento per Android. Finiti i test ecco quattro novità, tra cui la possibilità di inviare qualsiasi tipo di documento. Le nuove funzionalità di WhatsApp sono incluse nella versione 2.17.254 disponibile a tutti nelle prossime ore.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – ECCO I FILE PER TUTTI

WhatsApp fino ad ora permetteva di condividere solo alcuni tipi di file, come .pdf, .docx e .xlsx. Quando sarà installato l’aggiornamento si potrà inviare qualsiasi tipo di file, inclusi .apk, .zip, musica, foto e video. La procedura dei file su WhatsApp è classica: apertura della chat, tocco sull’icona della graffetta e quindi scelta del documento presente sullo smartphone.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – NOVITA’ FOTOCAMERA

WhatsApp regalerà una seconda novità che riguarda la fotocamera. L’utente può vedere tutte le foto e tutti i video con un scrolling verso l’alto. Le immagini inviate e ricevute in blocco saranno mostrate in una gallery nella loro qualità originale, senza compressione.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP –  NOVITA’ SUL TESTO

WhatsApp  avrà anche la formattazione del testo. Se l’utente seleziona il testo con un tap&hold viene mostrato un menu floating con quattro opzioni (grassetto, corsivo, barato e monospazio). Non sarà più obbligatorio utilizzare caratteri speciali prima e dopo il testo.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – NOVITA’ DESIGN SCHERMATA

WhatsApp ha migliorato il design della schermata visualizzata durante le chiamate vocali e le videochiamate. Chi non vuole attendere l’arrivo dell’aggiornamento può scaricare il file APK da APKMirror.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Novità: versione Beta. Foto notturne e testo: WHATSAPP SVOLTA

WhatsApp novità aggiornamento con la versione beta. Per gli utenti ci sarà una nuova ricerca di emoji da inserire più velocemente nelle conversazioni. In più sarù possibile formattare il testo utilizzando parole in grassetto, corsivo e barrato.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Cos’è Night Mode IOS E ANDROID

Ma l’ultima versione beta di WhatsApp porterà alla modalità notturna o night mode. Di cosa si tratta? All’interno della fotocamera dell’applicazione di messaggistica, quando verrà abilitata questa funzione di WhatsApp si potranno scattare foto migliori al buio. Già disponibile su IOS, arriverà anche sulla versione Android.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Come si attiva Night Mode

Per attivare night mode su WhatsApp occorrerà toccare l’icona della Luna nella fotocamera interna all’applicazione. Tale opzione si troverà in alto a destra, a fianco all’icona del flash. Così facendo lo scatto sarà più brillante che in passato. Un bel vantaggio per chi ama fare le foto all’interno di WhatsApp.

WhatsApp aggiornamenti Android e Ios. FOTO E FILE: NOVITA’ WHATSAPP – Night Mode per foto e non video

Stai per sostituire il tuo vecchio smartphone Android con l’ultimo modello di iPhone? Allora ci sono alcune cose che devi assolutamente sapere. Le due piattaforme mobile, Android e iOS, mettono a disposizione un sistema per trasferire rubrica telefonica, messaggi, foto e filmati dal vecchio al nuovo dispositivo. Ma nessuno dei due sistemi, però, ci permette di trasferire anche le chat di WhastApp e soprattutto di importale nell’applicazione. Il noto social, infatti, consente di trasferire le chat da un vecchio smartphone a uno nuovo a patto che entrambi utilizzino lo stesso sistema operativo: da Android ad Android o da iPhone ad iPhone. Nel primo caso sarà sufficiente eseguire un backup su GDrive(lo spazio cloud di Google), mentre nel secondo si esegue un backup delle chat su iCloud o iTunes .

LinkedIn, Twitter, Facebook, Youtube, Google+ sono oramai entrati nel vocabolario di ciascuno. Tuttavia, molti professionisti quando sentono parlare di questi social sono soliti abbinarli ai giovani e ad un utilizzo ludico, escludendone reali applicazioni in ambito professionale. Vedremo in questa breve guida pratica come invece i social media siano un importantissimo strumento e canale di business development anche per lo studio professionale, quale lo Studio del commercialista, consulente del lavoro e legale.
La questione dunque non è se loro si prestino o meno a finalità professionali, quanto imparare a conoscerli e ad utilizzarli in modo opportuno per tali finalità. Twitter si presta a comunicazioni veloci e immediate, in sostituzione, per esempio, della newsletter di studio, così come le App (applicazioni mobile) rappresentano l’ultima frontiera in termini di comunicazione tra professionisti e clienti.
Le funzioni dei social media sono molteplici: portare traffico al proprio sito di Studio, farsi conoscere all’interno di gruppi di discussione e forum, presentare la propria attività anche con strumenti multimediali come i video, interagire con colleghi e mantenersi aggiornati su eventi e contenuti.
Come il web ha le proprie regole, così i social network hanno un proprio linguaggio e proprie regole da seguire e rispettare per evitare che abbiano effetto boomerang sulla propria immagine. La viralità del web e dei social, infatti, può diventare un’arma a doppio taglio se invece di utilizzarla a proprio vantaggio la si subisce nostro malgrado.
Il web rappresenterà sempre di più un luogo di incontro tra domanda e offerta di servizi professionali e i social ne saranno i canali privilegiati. Non solo, dunque, non si possono più ignorare queste realtà, ma su di essi lo Studio del futuro dovrà investire in termini di conoscenze e professionalità, interne ed esterne.
I contenuti del presente ebook sono in parte tratti dai miei corsi di formazione sull’argomento, dall’attività di coaching e in parte sono post pubblicati sul mio Blog.
Bene, cominciamo!

Abbiamo visto nella precedente puntata qual è la relazione che lega il sito Internet di Studio e i social media. In sostanza, abbiamo risposto alla domanda: “servono i social media per i professionisti dell’area legale”? La risposta è stata: decisamente SI! A condizione di conoscerli e saperli usare opportunamente. Fornire le regole fondamentali è proprio ciò che ci proponiamo di fare con questa guida pratica ad uso di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e notai. Come abbiamo visto, le stesse regole valgono anche per altre categorie professionali, anche se il nostro focus è sulle professioni legali.
L’errore che non va commesso nell’approcciarsi al mondo dei social media è quello di pensare che poiché sono gratuiti (almeno nelle funzionalità basic) di conseguenza il loro uso è “tutto grasso che cola”. Molti quindi dedicano momenti ritagliati da altre attività, attimi distratti, poca cura e attenzione. Ma un rischio, nel fare ciò, è sempre in agguato: la viralità che contraddistingue il web, e i social in particolare, può fare danni seri alla propria reputazione e immagine digitale e…reale. Dunque, non sottovalutiamo lo strumento, né per ciò che riguarda i suoi aspetti di business development, né per ciò che attiene alle conseguenze dannose sulla nostra reputation.
Per chi muove i primi passi nel mondo web alcuni termini appaiono oscuri e spesso le distinzioni sono incomprensibili. Abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza nel glossario dei termini web pubblicato in un precedente post. Focalizziamoci ora su due termini che si sente spesso pronunciare come se fossero sinonimi: social media e social network.
Per metterla sul semplice, possiamo dire che con social media si intendono gli strumenti che permettono di comunicare con un pubblico. Con social network, invece, si intende la rete di relazioni tra un gruppo di persone. Se immaginassimo i due concetti come due insiemi, potremmo dire che l’insieme dei social media comprende quello dei social network. La relazione tra i due concetti (forzandola un pochino) è di genus ad speciem. In altre parole: con social media si intendono gli strumenti social; con social network si intendono le reti sociali tra persone. Per creare reti sociali di relazioni (network) ci vogliono strumenti che lo permettano (media). Wiki- pedia descrive i social media come “tecnologie e pratiche onli- ne che le persone adottano per condividere contenuti testuali, immagini, video e audio”, mentre i social network come una “rete sociale (…) di individui connessi tra loro da diversi legami sociali”.
Quali sono i social media oggi utilizzabili sul web?
• I social network (Facebook, LinkedIn, Google+ ecc.)
• Microblogging (Twitter) e i blog
• Content communities (Youtube, Flickr ecc.)
• Progetti di collaborazione aperta (es. Wikipedia)

A queste categorie si possono aggiungere piattaforme di giochi sociali e di vite virtuali (Second Life).
Focalizziamoci ora sui social network, le reti sociali tra individui che hanno interessi in comune. Se ci pensate, concettualmente non c’è nulla di nuovo sotto il sole; dal 1600 le corporazioni assolvevano alla stessa funzione: aggregare persone per condividere interessi, proteggerli, svilupparli. Sono cambiate dunque le piazze, i modi, ma la ratio è sempre la stessa.
Quali sono i principali social network oggi in Rete interessanti per i professionisti?
Eccoli:
• LinkedIn: è il social network professionale per eccellenza, dove si incontrano domanda e offerte di lavoro, dove si creano collegamenti con professionisti di diverse categorie, colleghi, ex colleghi, gruppi professionali; particolarmente interessante è la possibilità di partecipare a gruppi professionali uniti dal medesimo interesse contenutistico e di business.
• Twitter: è il micro blogging più famoso in cui si può comunicare velocemente e in tempo reale in soli
V
140 caratteri, arricchendo i tweet con link, video, foto. E uno strumento utilizzabile sia con finalità di business e professionali (per esempio, per comunicare scadenze, news ecc.), sia con finalità ludiche.
• Google+: è il social network di Google, quindi molto utile per il posizionamento sul famoso motore di ricerca. Ben fatto, ha sia finalità di business che ludiche, con possibilità anche qui di creare gruppi legati da un medesimo fine o interesse.

• Facebook : il social network più famoso che oggi conta più di 1,5 miliardi di persone connesse per raccontarsi un po’ di tutto; è utilizzato sia per finalità ludiche che di business, soprattutto dai grandi brand che hanno così modo di instaurare un canale privilegiato con i propri consumatori.
• Xing: è un social network nato con finalità di business sul modello di LinkedIn.
• Viadeo: simile anch’esso a LinkedIn, nato per
collegare professionisti, imprenditori, manager e in generale chiunque abbia necessità di creare reti di contatti a fini lavorativi.
Per concludere, va ricordato che di estremo interesse per uno studio professionale può essere creare un proprio canale su Youtube dove caricare i video relativi allo studio e ai suoi professionisti (video in pillole di novità, stralci di convegni, attività formative ecc.).

LA SOLUZIONE
Sul mercato non esistono, al momento, soluzioni gratuite in grado di gestire il backup dei messaggi Whatsapp. Abbiamo scovato in Rete solo software a pagamento a prezzi contenuti: se abbiamo dati importanti da salvare, il gioco vale la candela. Per trasferire le chat dal vecchio iPhone al nuovo dispositivo Android, utilizzeremo l’app Wazzap Migrator che prevede un costo d’acquisto pari a 3.69€ in aggiunta al software gratuito iPhone Backup Extractor. Per il passaggio inverso, invece, da Android ad iPhone, utilizzeremo BackupTrans, un ottimo software per PC che in versione free limita il trasferimento ad un massimo di 20 messaggi, se decideremo quindi di trasferire le intere conversazioni, saremo “obbligati” al pagamento di un canone una tantum di 19.996.

Whatsapp, in arrivo un altro messaggio truffa da non diffondere

A poche settimane di distanza ritorna la bufala che è girata già con grande foga sia su WhatsApp sia su Facebook. Numerosi utenti hanno segnalato la presenza di nuove catene (con tantissimi iscritti) segnalanti la presenza di un fantomatico numero dannoso per il proprio cellulare. Il modello è sempre lo stesso: “Non accettare telefonate da questo tizio, altrimenti il tuo smartphone sarà formattato/distrutto/spolpato di tutto il credito”.

Il messaggio che sta circolando con grande frequenza lo proponiamo qui nella sua forma testuale:

Per favore avvisa tutti i contatti della tua lista di non accettare la chiamata di +39-347-6301xxx è un virus che formatta il tuo cellulare. Attenti è molto pericoloso.. L’hanno annunciato oggi alla Rai TV. Diffondi più che puoi”.

Trattasi ovviamente di grandi bugie. Come prima cosa la “RAI TV” non ha annunciato alcunché riguardo problemi di genere. In seconda battuta il numero di telefono che viene riportato dal testo è un normalissimo contatto di un utente qualunque (per questo abbiamo oscurato le ultime tre cifre, visibili invece in chat).

Nessun pericolo, ma anzi molta attenzione da fare. Continuiamo a ripetere sino allo sfinimento che queste catene rappresentano un male incredibile di WhatsApp, male da evitare a tutti i costi.

A questo proposito, riproponiamo i nostri piccoli consigli per non finire nel vortice delle catene di Sant’Antonio su WhatsApp.

Whatsapp si aggiorna, arrivano 3 importanti novità

In questi giorni WhatsApp sta provando a migliorare sempre di più l’applicazione, grazie ad un aggiornamento che consentirà di migliorare alcune funzioni che semplificheranno le esigenze dell’utente.

L’aggiornamento dovrebbe essere scaricabile dal Google Play Store nelle prossime ore e potreste averlo già ricevuto.

In cosa consiste l’aggiornamento

Una delle prime novità di WhatsApp sarà quella di supportare l’invio di più tipi di file. Fino a ieri, l’applicazione era in grado di supportare solamente PDF e documenti. Con questo nuovo update, l’app potrà usufruire di una nuova funzione, ovvero, la possibilità di condividere con i contatti anche file zip (e altri file compressi, inclusi gli APK di Android), documenti Office, file di testo e altro.

La condivisione è semplice, dato che il metodo non cambia rispetto al passato, cambiano solo i file supportati. Vi basterà premere sull’immagine di condivisione, selezionare Documento e potrete inviare qualsiasi tipo di file ai vostri contatti, cliccando sull’icona della freccia, a fianco dei file inviati.

Un’altra novità riguardante questo aggiornamento, è la semplificazione della formattazione del testo in corsivo, grassetto o barrato. In poche parole, bisogna selezionare la parola che si desidera formattare tenendola premuta; dopodiché, si aprirà un menu il quale bisogna cliccare sui tre puntini alla sua estrema destra, per avere la possibilità di selezionare vari stili di formattazione per la parola scelta.

Infine, l’ultima novità è la possibilità di vedere la galleria dall’interfaccia della fotocamera, oltre a dei miglioramenti relativi al design per chiamate vocali e videochiamate.

WhatsApp, arrivano molte novità: una su tutte il Night Mode

La prima riguarda la possibilità di formattare il testo, la seconda è la Night Mode. Di seguito ne andremo a parlare nel dettaglio per vedere di cosa si tratta. È la funzione notte o “night mode”: in pratica tale funzione dovrebbe assicurare sia scatti migliori (da condividere) in scarsa condizione di luce, sia una migliore qualità delle videochiamate.

Il team dell’applicazione messaggistica più utilizzata al mondo, acquistata da Facebook nel 2014, sta lavorando per portare una nuova novità che renderà l’utilizzo di WhatsApp, sempre più piacevole nei confronti degli utenti. Tra queste, la possibilità di effettuare una ricerca delle emoji per poterle inserire nei messaggi più facilmente. Si può formattare il testo, andando ad utilizzare parole in corsivo, grassetto o barrato. Dal menù delle opzioni contestuali che si apre, gli utenti dovranno selezionare l’icona con tre pallini verticali e li scegliere la formattazione della parola che sarà immediatamente applicata.

Per adesso non si tratta di una funzionalità presente nemmeno nella versione beta dell’applicazione, per cui vi invitiamo a prendere il tutto con il beneficio del dubbio. Tutte però che spaziano dalla grafica al comparto foto e immagini, ma ancora la funzione relativa alla cancellazione dei messaggi inviati per errore, quella che in molti avevano ribattezzato ‘revoke’ ancora non si vede. Certo è che, sfruttando un semplice “workaround”, è possibile ottenere lo stesso beneficio della presunta “Modalità Notturna” di WhatsApp con l’app fotocamera proprietaria dello smartphone, condividendolo poi dalla galleria. In pratica, una volta abilitata, questa funzione dovrebbe consentire di scattare foto migliori al buio.

Un’altra criticità di WhatsApp riguarda la condivisione di informazioni con Facebook per motivi pubblicitari. Durante l’estate del 2016, l’app ha modificato alcune clausole della propria politica sulla privacy, richiedendo di accettare l’integrazione dei dati con il social network. Ad autunno, Garante della Privacy e Antitrust hanno dato il via a più indagini per verificare che questo passaggio fosse rispettoso dei termini previsti dal Codice del Consumo. A maggio 2017, le istruttorie si sono concluse con una sanzione di 3 milioni di euro per WhatsApp. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti ritenuto la società colpevole “di aver indotto gli utenti ad accettare integralmente le modifiche apportate ai Termini di utilizzo dell’applicazione, con, in particolare, pre-impostata l’opzione di condividere con Facebook alcuni dati personali del proprio account WhatsApp, per l’utilizzo dei medesimi da parte di Facebook a fini di profilazione commerciale e pubblicitari”.

I social network sono ormai lo strumento principale usato per comunicare con amici, parenti e conoscenti, ma sono anche il mezzo preferito dai criminali per adescare possibili vittime nelle proprie attività illecite. Facebook viene usato per capire le abitudini delle persone, scoprire quando sono in casa o sono in vacanza, per esempio. LinkedIn serve anche a contattare persone per proporre finti affari, improbabili investimenti e così via. Perfino WhatsApp può essere usato in maniera illecita per inviare catene di sant’Antonio, offerte truffaldine che si diffondono velocemente fra i nostri contatti e hanno in realtà il solo scopo di far scaricare virus, ransomware, programmi fraudolenti che spiano le nostre attività o rubano i dati e via discorrendo. Ma allora è così pericoloso usare questi strumenti che la tecnologia ci ha messo a disposizione? Non c’è una risposta semplice. Il buonsenso ci dice che, se nella vita reale non conviene spiattellare ai quattro venti che per 15 giorni saremo fuori casa, non ha alcun senso scriverlo su Facebook…

Ci sono invenzioni come radio, televisione, internet e automobile che hanno trasformato radicalmente le nostre abitudini, i modi di comunicare, muoversi, imparare e divertirsi. Sono pietre miliari del cammino umano, motori instancabili dell’evoluzione sociale e culturale. Pochi, però, sanno chi li abbia inventati. Discorso opposto vale per l’ultimo anello della catena, per il più acrobatico salto in avanti del progresso tecnologico: l’iPhone. È arrivato nei negozi il 29 giugno del 2007.

E se chiedete a chiunque sul pianeta chi lo abbia partorito, riceverete sempre una sola e immediata risposta: Steve Jobs, il fondatore della Apple. Da quel giorno di dieci anni fa (sì, sono solo dieci, anche se sembra di parlare di un’epoca giurassica) il telefonino ha cambiato nome, è diventato smartphone.

Uno strumento che ha stravolto il modo di interagire con la tecnologia. Chi è nato dopo quella data, quando si trova davanti a un display, resta stupito se non è touch, ossia in grado di rispondere a comandi tattili. I bambini provano a toccare anche lo schermo della tv in salotto. I gesti e i movimenti delle dita sul display sono diventati il nuovo modo di dialogare con la tecnologia, un linguaggio universale tanto quanto la parola e la scrittura.

Steve Jobs è l’uomo che ha inventato quello che non c’era. Ha trasformato il vecchio telefonino in un computer tascabile sempre connesso al web, in grado di riprodurre video e musica. Un oggetto del desiderio capace di fondere in un piccolo spazio i dispositivi rivoluzionari delle generazioni precedenti.

L’iPhone e tutte le successive declinazioni di altre marche sono diventati la bussola del mondo (chi si vuole perdere deve veramente impegnarsi), risposta a ogni domanda digitata su Google, estensione del corpo in grado di farci trovare un taxi, giocare e pagare, fotografare e condividere, comprare, commentare e litigare, immergerci con gli occhi e la mente in un altrove sterminato. Di ammanettarci a una nuova schiavitù frutto delle sue tante virtù lo maneggiamo 2.617 volte al giorno dati Dscout), più di un qualsiasi amuleto, utensile, feticcio; lo usiamo fino a quattro ore non consecutive ogni 24 ore; nell’87 per cento dei casi, lo accendiamo di notte almeno una volta a settimana. Preoccupati di perderci qualcosa, cruciale o marginale poco importa. Ansiosi di leggere l’ultima notifica, di rimanere dentro la «telepatia elettronica» (la definizione è di Edward Snowden): il flusso travolgente di pensieri altrui espressi da faccine e selfie, messaggi scritti e vocali, videochiamate e aggiornamenti sui social network.
Dal 2007 sono stati venduti 7,1 miliardi di smartphone, quanto la popolazione del pianeta, 1,5 miliardi solo nel 2016 (fonte Gartner). Di questa cifra enorme, 1,2 miliardi hanno la Mela scolpita nel guscio. Un successo senza eguali che ha trasformato la società di Cupertino in una compagnia con una capitalizzazione in Borsa da record, superiore agli 800 miliardi di dollari. Otto volte più del 2007, come ricorda il Wall Street Journal. In Italia, secondo la società di ricerca ComScore, i cellulari con la connettività e l’intelligenza di serie sono usati da 33 milioni di persone: il 19,2 per cento esibiscono il marchio Apple, il 71,6 per cento hanno un cuore Android. Ovvero il sistema operativo targato Google, lanciato nel 2008 dal motore di ricerca proprio per arginare lo tsunami della mela e adottato dai suoi principali rivali, in prima fila gli asiatici Samsung e Huawei, che a fine 2016 occupavano il primo e il terzo posto del mercato tricolore, rispettivamente con una quota del 40 e 12 per cento.
Gli smartphone rappresentano la quintessenza di una dinamica che è ricorrente e ricercata in Silicon Valley: sono «disruptive». Dirompenti, nel senso distruttivo e progressivo del termine. Hanno fatto stragi commerciali, strozzando per esempio il mercato delle macchine fotografiche: gli analisti dell’americana InfoTrends stimano che entro il prossimo dicembre l’85 per cento delle immagini globali saranno generate dai telefonini, quasi il 5 per cento dai tablet, pronte per essere pubblicate su Instagram e dintorni. Peggio è andata ai lettori musicali e al formato mp3, dichiarato ufficialmente defunto perché la musica si ascolta in streaming su YouTube, Spotify (30 milioni di canzoni a disposizione) ed epigoni. Anche gli sms sono stati assassinati, consegnando a WhatsApp e Facebook Messenger (oltre un miliardo di utenti per ciascuno) il compito di farci comunicare.

Infine, ne è uscito azzoppato il settore dei computer da scrivania e portatili, che circa due lustri dopo l’iPhone vendono 55 milioni di pezzi in meno l’anno: 219 milioni nel 2016, 264 milioni nel 2007. Fino al 29 giugno 2007 il mondo viaggiava ancora sulle ali della visione di Bill Gates. Il fondatore della Microsoft, 30 anni fa, aveva preconizzato: «Nel futuro vedo un computer in ogni casa e uno su ogni scrivania». Ma al rivale Steve Jobs è bastato un discorso di 14 minuti per mandare in pensione le teorie di Gates. «Ogni tanto» disse il padre dell’iPhone dal palco di San Francisco «arriva un prodotto in grado di cambiare tutto. Noi abbiamo reinventato il telefono. Siamo cinque anni avanti agli altri». È stata questa capacità di muoversi in anticipo l’arma vincente di Apple, che per almeno due anni non ha avuto concorrenti seri.

Un vantaggio strategico favorito e ingigantito da un errore di valutazione, da un clamoroso autogol di Steve Ballmer, allora amministratore delegato di Microsoft. In un’intervista al quotidiano Usa Today disse: «Non c’è alcuna possibilità che l’iPhone possa ottenere una quota di mercato significativa». Ma nei primi tre mesi dall’uscita, il «melafonino» raggiunse 1,4 milioni di pezzi venduti e il magazine Time lo elesse prodotto dell’anno. Il resto è storia: il tentativo di Microsoft di recuperare goffamente terreno comprando Nokia per 5,4 miliardi di euro nel 2013; la scomparsa di BlackBerry; il pensionamento della tastiera fisica; gli schermi che diventano sempre più grandi e definiti; i chip sempre più veloci e performanti.

Oggi uno smartphone ha più potere di calcolo di tutti i computer usati dalla Nasa per sbarcare sulla luna, macchinari da 3,5 milioni di dollari l’uno, grandi quanto un’automobile.
L’estrema miniaturizzazione e il galoppo della tecnologia sono la chiave di volta per lo sviluppo delle applicazioni (i programmi che fanno funzionare i telefonini). È la consacrazione di una nuova economia: le app per il solo mondo-Apple a fine 2016 avevano generato 1,2 milioni di posti di lavoro nel Vecchio continente, distribuendo dal 2008 quasi 10 miliardi di euro di profitti. C’è un software per qualsiasi esigenza: trovare l’anima gemella o solamente vivere un’avventura, in base alle preferenze sessuali; saltare la fila alla posta, prenotare le vacanze. Un elenco anche lunghissimo risulterebbe troppo parziale. Se in molti Paesi, dice ComScore, nei settori del banking e del turismo l’esperienza da mobile ha sopravanzato quella da pc, in altri è già accaduto per il consumo dei video.

Ce n’è abbastanza per generare dipendenza. «Ci sentiamo nudi senza telefonino» ha dovuto ammettere Larry Page, fondatore di Google e artefice dell’acquisizione di Android. È un sintomo della nomofobia, patologia ormai riconosciuta che si manifesta con ansia e stress, attacchi di panico nei casi estremi, quando scatta la paura di non essere raggiungibili, senza credito o con la batteria in rosso. Impossibile stimare il numero degli «infetti», facile riconoscersi nei sintomi: «Ne siamo così ossessionati da non vedere nulla intorno a noi» rimarca Martin Lindstrom, autore bestseller, esperto di nuovi media. Lo smartphone sta rovinando il piacere di godersi il mondo in diretta, un concerto o un paesaggio, perché si preferisce fotografarlo e postarlo anziché viverlo.

Può ucciderci: secondo l’Aci è tra le principali cause di morte sulle strade italiane. Può rovinarci: gli affidiamo tutti i dati personali e se finisce nelle mani sbagliate possono esserci conseguenze devastanti. Di sicuro, minacce degli hacker a parte, ci spia costantemente. Sa dove siamo, conosce le nostre abitudini, tenta di venderci prodotti tagliati su misura sui nostri gusti e sulla nostra posizione.

Siamo dunque ben oltre il piano della vastità dei contenuti, il cellulare intelligente < è un’irrinunciabile supporto. Oramai maneggiamo con destrezza il touch, alfabeto di gesti e movimenti, linguaggio ecumenico, un rito in perenne evoluzione: da pochi giorni, con Apple Pay, possiamo saldare il conto nei negozi facendoci riconoscere dallo smartphone tramite l’impronta digitale, valida anche per pensionare le vecchie password alfanumeriche, puntando in parallelo sulla scansione dell’iride e sul riconoscimento facciale dalla fotocamera del telefono. Nuove modalità d’interazione, che al centro mettono anche la voce: Siri ha la metà degli anni dell’iPhone (è stata lanciata nell’ottobre 2011) e solo adesso la sua capacità di comprensione supera i suoi proverbiali, irritanti equivoci. Ma è grazie al continuo supporto dell’intelligenza artificiale, che arriverà a sorprenderci, rispondendo con coerenza a un ventaglio immenso di domande, conversando con noi con disinvoltura. Lo stesso intendono fare Google Assistant, Cortana di Microsoft e Alexa di Amazon, cancellando l’intermediazione del display, funzionando come instancabili concierge virtuali al ritmo delle parole anziché dei tocchi.

E Facebook già guarda oltre: lo scorso aprile ha mostrato un modo per interagire con il social network tramite il cervello: dettando testi semplicemente pensandoli, senza muovere un dito o pronunciare una vocale. «Sembra impossibile, ma ci siamo vicini» ha assicurato Regina Dugan, vicepresidente delle attività ingegneristiche di Facebook ed ex direttore della Darpa, l’agenzia che sviluppa i progetti d’avanguardia del Dipartimento della difesa americano, il luogo dove sono state messe le basi di internet.

Alla prossima generazione degli smartphone, alle loro funzioni di bordo, lavorano alcuni tra i migliori cervelli del pianeta. Puntando a traguardi oggi impensabili, come conferma a Panorama Carlo Barlocco, presidente di Samsung Electronics Italia, l’azienda rivale numero uno della mela morsicata, in grado di vendere 44 mila telefoni nel mondo ogni ora. «Pensate» spiega Barlocco «come potrebbe cambiare l’esperienza di fruizione dei contenuti se uno schermo grande come quello di un tablet fosse capace di arrotolarsi e diventare poco più grande di una penna da mettere nel taschino. E non è fantascienza».

In media gli italiani utilizzano Facebook Messenger appena 1 ora al mese, il che significa che, rispetto alle lunghe conversazioni di gruppo su WhatsApp, la chat di Facebook viene in prevalenza utilizzata per comunicazioni molto brevi ed intra-personali sempre in accordo con l’analisi e le stime formulate dall’esperto di social media Vincenzo Cosenza.

Il servizio si è imposto sul mercato per la sua semplicità di utilizzo, basato su un meccanismo di iscrizione (basta avere un numero di cellulare) e di avvio (usa la rubrica telefonica quindi non bisogna costruire una rete di contatti) immediati. WhatsApp è l’app di messaggistica più utilizzata dagli utenti italiani. Secondo l’analisi, WhatsApp rimane largamente l’app di messaggistica più utilizzata dagli italiani, tanto per tempo di utilizzo che per numero di utenti: si parla 11 ore e 30 minuti al mese per ogni persona, e di persone che utilizzano WhatsApp in Italia ce ne sono ben 22 milioni (su 1,2 miliardi di utenti al mondo). Alla seconda posizione tra le app di messaggistica più utilizzate in Italia troviamo Facebook Messenger, utilizzata da 15 milioni di italiani (1,2 miliardi di utenti attivi al mondo), con un +25% rispetto allo scorso anno. Infatti gli heavy user sono soprattutto quelli appartenenti alla fascia dei 25-44enni.

Gli heavy users sono nella fascia 25-44 e anche qui l’uso per persona si ferma ad 1 ora al mese. Al terzo posto c’è Skype, con 8 milioni di utilizzatori italiani (300 milioni d’utenti nel mondo) e un calo del 16% dei fruitori, mentre in grande crescita è Telegram, che si piazza sorprendentemente al quarto posto. L’utenza più attiva è quella dei 15-24enni, che lo usano per le sue caratteristiche di segretezza (è stato il primo ad introdurre una criptatura end-to-end) e per la presenza di BOT, che automatizzano il delivery dei messaggi. Viber è usato da circa 1 milione di italiani, in calo del 40% rispetto al 2016 (ma nel mondo è apprezzato quanto da 260 milioni di persone). “Queste funzioni stimolano un’attività media di 2 ore e 30 minuti a persona”. Le app di social messaging meno usate, invece, sono WeChat e Windows Live Messenger, che hanno fatto registrare una ‘caduta libera’ sul campo dell’utenza.

Il display, che così tanto rapisce e distrae, ne uscirà marginalizzato, accartocciato su se stesso, stimolato da parole e pensiero. Più avanti ancora, il cellulare potrebbe finire condensato in un auricolare, strizzato in un chip sottopelle: protesi invisibile del nostro corpo, non più solo sua figurata estensione tascabile. Il nuovo numero uno della Apple, Tim Cook, d’altronde, non vede i primi dieci anni dell’iPhone come un traguardo, ma come un punto di partenza. «Abbiamo appena cominciato» ha detto poche settimane fa. «Il meglio deve ancora arrivare». (Twitter: @HoBisognoDiTech; @MarMorello).

Whatsapp, l’applicazione di messaggistica piu’ utilizzata in tutto il mondo, consente di eliminare messaggi, chat singole e di gruppo, o l’intera cronologia chat. In realtà un modo esiste, ma bisogna considerare se ne vale veramente la pena perchè la soluzione consiste nel ripristinare un precedente backup delle conversazioni. Sono proprio le ultime parole a chiarire la situazione: la monetizzazione avverrà grazie alle aziende che potranno utilizzare WhatsApp come strumento di supporto agli utenti e per la possibile veicolazione di offerte commerciali. L’importanza che riveste Whatsapp nella vita di tutti noi, fa sì che ogni giorni moltissimi scienziati lavorino per migliorarla e per scoprire nuove funzionalità. Dopo un iniziale momento dove si era pensato di dare un tempo massimo di 2 minuti, si è optato per la possibilità di cancellare messaggi entro i 5 minuti. “WhatsApp sta cercando una persona straordinaria che possa guidare lo sviluppo del prodotto per i nostri sforzi di monetizzazione”. Esso ha inventato quest’app sulla scia di speechless, un’altra app sempre collegata a WhatsApp per la conversione di testi in audio. E allora per recuperare tutte le conversazioni cancellate o i messaggi eliminati per sbaglio, basterà semplicemente usare un text editor.

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