WhatsApp supera il record, usato da 1 miliardo di persone ogni giorno

A rivelarlo è lo stesso Mark Zuckerberg durante l’annuncio dei risultati finanziari relativi al secondo trimestre dell’anno: l’applicazione di messaggistica WhatsApp viene ora utilizzata da un miliardo di persone ogni giorno.

WhatsApp, ha annunciato di aver raggiunto il traguardo di un miliardo di utenti giornalieri che salgono a quota 1,3 miliardi su base mensile. “Congratulazioni al team che lavora a Whatsapp che connette un miliardo di persone ogni giorno nel mondo” ha scritto Zuckerberg in un post pubblicato nella giornata di ieri che annuncia i nuovi risultati dell’App.

“Solo un anno fa abbiamo annunciato che un miliardo di persone nel mondo usano Whatsapp ogni mese. Oggi siamo entusiasti e fieri nel dire che un miliardo di persone ogni giorno usano Whatsapp per rimanere in contatto con la loro famiglia e i loro amici”, ha aggiunto ancora Zuckerberg.

WhatsApp, dunque è utilizzata da oltre un miliardo di persone che quotidianamente utilizzano le applicazioni e secondo i dati pubblicati dalla società nella giornata di ieri, sono esattamente  1,3 miliardi di utenti attivi ogni mese, 55 miliardi i messaggi inviati ogni giorno, 4,5 miliardi di foto condivise ogni giorno e un miliardo di video.

Sulla base di questi dati, è inevitabile pensare che l’azienda abbia anche ottenuto un altro record di profitti con 3,9 miliardi di dollari in aumento del 61% rispetto ai 2,2 miliardi dello scorso periodo dal 2016. Nonostante non abbia raggiunto la popolarità di Facebook Messenger e di iMessage negli Stati Uniti, WhatsApp nel tempo sembra essere diventata l’applicazione numero uno in Asia e in Europa e parte del merito di questo successo è dovuta al fatto che questa applicazione è attualmente disponibile in oltre 60 lingue, permette di fare le chiamate vocali, videochiamate, condividere qualsiasi tipo di file ed è dunque una delle funzioni più gettonate dagli utenti. Nell’ultimo periodo, WhatsApp sembra essere diventato anche uno strumento di informazione e sono tante le testate giornalistiche che utilizzano questa applicazione per la condivisione diretta delle notizie. Ad utilizzare gli Status, la funzione che consente di condividere foto e video per 24 ore prima che si auto-cancellino, sono 250milioni di persone al giorno.

Nella conferenza tenuta dall’amministratore delegato Mark Zuckerberg è emerso che l’azienda  troverà degli altri modi per monetizzare con la pubblicità, ad esempio con i servizi di messaggistica come la piattaforma Messenger e WhatsApp che hanno entrambi un miliardo di utenti attivi mensilmente. Ad oggi Zuckerberg detiene la proprietà anche di Istagram, che a giugno aveva 250 milioni di utenti attivi ogni giorno superando la concorrenza diretta ovvero Snapchat di quasi 100 milioni di utenti; ma come abbiamo già anticipato, WhatsApp deve la sua popolarità a tanti fattori tra i quali il fatto che è stato uno fra i primi ad occupare il settore, con un’ applicazione estremamente verticale che è stata però aggiornata su tutte le piattaforme ed ancora ad oggi è una tra le applicazioni per la messaggistica istantanea più completa e complessa, capace di risolvere anche i problemi più basilari riguardanti la comunicazione fra gli utenti.

Cos’è WhatsApp

WhatsApp è l’applicazione di messaggistica gratuita più diffusa al mondo, ultimamente utilizzata non solo nella funzione privata di chat a due o di gruppo, ma anche come strumento di servizio pubblico, in cui uno (l’ente pubblico) parla a molti (i cittadini che accedono al servizio) attraverso singoli messaggi o liste broadcast che celano il numero di telefono degli iscritti salvaguardandone la privacy.
Perché un ente o azienda pubblica dovrebbe usare WhatsApp
Il cellulare è entrato nelle abitudini di chiunque, il suo utilizzo ha superato quello di PC e tablet. Velocità, semplicità e costi ridotti sono i valori aggiunti di questo canale, che copre un target di fruitori molto ampio e rappresenta uno strumento facile, utile e immediato di informazione e di dialogo. Come Comune di Ancona siamo partiti dal desiderio di ampliare l’offerta di canali di comunicazione: se un ente pubblico deve stare dove sono i cittadini e parlare con il loro linguaggio, ci è sembrato naturale aprire anche questo canale. Eravamo convinti che WhatsApp rappresentasse uno strumento di vicinanza e soprattutto di servizio pubblico efficace per la comunicazione di servizio, straordinario per quella di emergenza.
Il Comune di Ancona ha deciso di utilizzarlo non solo come mezzo di informazione, ma di aprirlo anche come servizio “in entrata”, alle richieste dei cittadini: le modalità di gestione che abbiamo adottato e che racconterò qui non sono naturalmente da interpretare in chiave assoluta, ma come un vestito che ci siamo ritagliati e che altri possono adattare al proprio ente; tenendo presente che ci muoviamo in un terreno non normato e poco conosciuto, e di una applicazione di proprietà privata. Proprio per questo motivo WhatsApp, pur diventando nel tempo un vero e proprio sportello, non può essere considerato se non come strumento di comunicazione “aggiuntivo”.

Nei nostri messaggi rimandiamo sempre con short link al sito istituzionale, in parte per rafforzare l’idea che è lì che si trova la comunicazione “formale”, che resta a disposizione anche in caso di malfunzionamento dell’applicazione, in parte perché la sintesi tipica di questo strumento deve necessariamente rinviare a un contenitore dove le informazioni sono dettagliate.
Chi deve gestire il servizio?
Alcuni mi chiedono qual è l’ufficio “competente” all’interno dell’ente: l’Ufficio comunicazione? L’Urp? Il social media team (se c’è)? L’Ufficio Stampa? Credo che dipenda, oltre che dalle dimensioni dell’ente, dall’utilizzo che se ne vuole fare: se si decide per una modalità solo “in uscita” (mi limito a inviare messaggi di informazione) lo dovrà gestire chi entra in possesso di quelle informazioni. Se si sceglie di usare WhatsApp non solo come canale informativo semplice ma come “sportello”, a gestirlo deve essere l’ufficio organizzato a dare risposte al cittadino, che non sempre riguardano temi trattati ad esempio dagli uffici stampa.
Per strutturare l’organizzazione e fissare la “titolarità” della gestione di questo come degli altri new media, è stato approvato dalla Giunta del nostro Comune un “Disciplinare per l’utilizzo e la gestione delle pagine istituzionali dei new media del Comune di Ancona – Social media policy”. Naturalmente ogni ente può individuare un diverso strumento organizzativo e un altro percorso amministrativo per approvarlo.
Come iniziare?
Per iniziare è necessario disporre di uno smartphone o un tablet con un numero di cellulare, che dovrà essere oggetto di una campagna di lancio e di comunicazione dedicata e che dovrà essere ripetuto in tutti i canali dell’ente, nei materiali di comunicazione, nei social, nei depliant, perfino nella carta da lettere. Nella campagna di lancio si dovrà chiedere agli utenti di scaricare l’applicazione, aggiungere il numero in rubrica sotto la voce “Comune di…”, “Regione X”, “Azienda Y” e chiedere l’iscrizione al servizio.
Il secondo passo è la creazione di uno spazio virtuale (in quanto una memoria del cellulare o della sim non potrebbe contenere tutti i numeri oltre che per una maggiore sicurezza di conservazione dei dati) dove mettere il database degli iscritti. Tutti i numeri di telefono di coloro che si sono iscritti li inseriamo in una rubrica web che poi replichiamo per sicurezza su un foglio Excel, un vero e proprio backup di carta dove salviamo tutti i dati che sono non sensibili: il numero di telefono abbinato a un numero progressivo al posto del nome del cittadino e il giorno deN’iscrizione. I numeri progressivi servono per creare le liste broadcast a cui inviare i messaggi: ogni lista può contenere al massimo 256 numeri di utenti. Il database serve anche per monitorare l’andamento delle iscrizioni e delle eventuali cancellazioni.
Dunque: abbiamo i primi iscritti, li abbiamo “memorizzati” e inseriti nelle liste broadcast dal telefonino. Questi primi passaggi vanno fatti necessariamente dallo smartphone, tutto il resto del lavoro sarà fatto attraverso WhatsApp Web (basta entrare nel sito e connettere attraverso il QR Code il cellulare), con cui si opererà da ora in poi nelle fasi di scrittura e di invio, che verranno fatte direttamente dalla tastiera del PC.
A coloro che sono entrati in contatto con questo servizio mandiamo un messaggio di benvenuto, che vuole essere insieme un atto di cura e di trasparenza e che suona più o meno così: Benvenuto nel nuovo servizio di informazione pubblica del Comune di XXXX. La invitiamo a prendere visione della nostra policy a questo link XXXX. Se vuole ricevere periodicamente le nostre informazioni su eventi, scadenze, avvisi ecc. ci scriva ISCRIVIMI, altrimenti risponderemo alle sue richieste di informazioni di volta in volta.
Due aspetti da sottolineare: la policy, che invitiamo a leggere, è un patto di trasparenza con cui diciamo con chiarezza cosa comunicheremo con questo strumento, a quali condizioni, a quali orari e con quali modalità. Va da sé che l’ufficio gestore del servizio di messaggistica deve individuare bene questi aspetti organizzativi al proprio interno. La seconda cosa da evidenziare è, appunto, la disponibilità che offriamo, negli orari indicati, a rispondere alle domande dei cittadini, al di là dell’iscrizione al servizio.
Promuovere il servizio WhatsApp
La comunicazione del nuovo servizio WhatsApp può essere fatta attraverso canali tradizionali (manifesti, depliant, ecc.) o solo sul web: naturalmente si deve mettere in evidenza il numero di cellulare e il senso generale del nuovo canale di comunicazione, i “plus” che esso offre, ecc. Una volta fatta la campagna di lancio, rimbalzata sui social istituzionali, sui giornali e in tutti i canali a disposizione, la comunicazione del servizio si alimenterà naturalmente con il passaparola. Vale la pena replicarla periodicamente, e soprattutto in occasione di eventi, pubblicazioni, ecc.

La gestione dei messaggi “in uscita” e “in entrata”
La social media policy, che abbiamo redatto per tutti i new media, mette in chiaro anche quali sono i contenuti che trattiamo nella messaggistica. Naturalmente ogni ente/azienda pubblica può scegliere quelli che ritiene opportuni. Noi abbiamo dato un taglio preciso e una forte impronta istituzionale e di pubblica utilità a questo servizio, ma le maglie potrebbero allargarsi o restringersi. Non inviamo messaggi politici/programmatici, ma notizie utili su bandi, scadenze, tasse, opportunità, quasi un “alert” nell’agenda del cittadino, eventi, informazioni di protezione civile, di emergenza e relative alla viabilità. Utilizziamo WhatsApp anche per l’invio di moduli o di piccoli video.
I possibili utilizzi – che vedremo in seguito – sono molti anche “in entrata”, da parte degli utenti: abbiamo usato, ad esempio, questo canale per chiedere ai cittadini di inviarci la “foto del cuore” in occasione dell’inaugurazione di una piazza storica e particolarmente vissuta: in questo senso WhatsApp si dimostra un mezzo molto “caldo” e utile a costruire un senso di comunità e a dare un’immagine smart dell’amministrazione.
La nostra organizzazione del servizio prevede l’invio di due “memo” contenenti 4/5 messaggi, ogni settimana, in modo da essere utili, ma non invasivi. Prima del weekend mandiamo la lista di tutti gli eventi e l’elenco delle farmacie di turno. In casi di emergenza – terremoto, chiusura improvvisa di una strada importante, maltempo, divieti di balneazione – il messaggio viene inviato quando, appunto, serve. Ogni messaggio contiene uno short link che rimanda ad approfondimenti o permette di scaricare moduli e modelli di domanda.
Se la lavorazione dei messaggi è semplice, l’invio alle liste broadcast è molto lungo e laborioso, e si fa attraverso WhatsApp Web manualmente, attraverso un operatore. Non esistono automatismi per far arrivare alle liste (che come detto contengono ognuna 256 numeri) i messaggi. Naturalmente, più sono gli iscritti più aumentano i tempi di invio. Tra l’altro questa applicazione – che non era nata per un invio così massiccio – porta con sé spesso qualche problema di ricezione. Ci sono utenti all’interno delle liste che non ricevono i memo e a cui dunque le informazioni vanno inviate singolarmente.
A differenza di Telegram – in cui ci si aggancia al canale dell’ente e non c’è invio a liste di utenti da parte di chi gestisce il servizio – il lavoro preparatorio e di invio di WhatsApp può richiedere molto tempo, tanto che appare improprio parlare di invio “in tempo reale”.
Capita anche, per mettere in chiaro le criticità che la gestione di questo servizio comporta, che si debbano “ripulire” frequentemente le liste dai messaggi inviati o dalle conversazioni per non “appesantire” troppo il cellulare e non farlo inceppare. Questa operazione di pulizia, manuale ancora una volta, comporta anche la perdita di dati o conversazioni, che andrebbero salvati qualora ce ne fosse necessità.
Fondamentale, ovviamente, è disporre di una filiera oliata e funzionante della comunicazione interna. I tempi di risposta di una chat come WhatsApp non possono essere quelli, per dire, di una mail. WhatsApp richiede ancor più immediatezza e velocità. Lo strumento le impone e i cittadini se le aspettano. Per questo è indispensabile strutturare il back office e la comunicazione interna come se si progettasse un vero e proprio sportello.
Usare WhatsApp anche “in entrata” – sono poche le realtà istituzionali che lo fanno – per ascoltare e rispondere alle richieste dei cittadini rischia di trasformare questo canale in una sorta di Urp virtuale? In un certo senso sì, ed è in questo terreno nuovo che si stanno concentrando le domande, i reclami, il dialogo, il dibattito dei cittadini. Per questo l’ente pubblico non dovrebbe sottrarsi alla risposta e all’organizzare un tale servizio. Ma servono alcune regole che vedremo, specie per quanto riguarda i reclami, e serve tenere presente che si lavora su una piattaforma di proprietà privata, su cui non abbiamo possibilità di intervenire, ad esempio in caso di malfunzionamento.
Quali sono state le reazioni degli utenti? La scelta di aprire fin dall’inizio questo canale in modalità bidirezionale ha suscitato molti feedback positivi. I cittadini rimangono spesso stupiti dal poter ricevere una risposta in tempi rapidi e in un “terreno” che loro frequentano abitualmente. A volte sbagliano numero, e ci mandano messaggi privati in realtà indirizzati ad un’amica, a volte ci ringraziano inviando cuoricini ed emoticon, esattamente come facciamo tutti, nel nostro uso “domestico” di WhatsApp. Alcuni ci danno il buongiorno…tutti ringraziano e rispondono con cortesia.
Cosa ci chiedono i cittadini
Il report che ogni anno facciamo sui contenuti delle richieste e i canali di comunicazione vede, purtroppo, il maggior numero di richieste di informazioni del 2016 legate al terremoto: la nostra città è stata colpita in maniera lieve, ma il sisma ha indotto più di una volta la chiusura delle scuole, ci sono stati danni alle abitazioni e la paura comunque è stata diffusa. È ovvio che le emergenze e la paura aumentano il bisogno di risposte e WhatsApp si è dimostrato uno strumento straordinario per rispondere e dare indicazioni ai singoli, iscritti e non al nostro servizio.

A parte le emergenze, le domande dei cittadini riguardano i lavori pubblici, le ordinanze sulla sanità e la balneazione, i servizi al cittadino, gli eventi. Cerchiamo di dare risposte sempre, e con la completezza che lo strumento ci permette: ad esempio, se un utente ci chiede quando scade la domanda per un contributo, possiamo comunicargli la scadenza e inviargli contemporaneamente il modulo per fare domanda o il link dove trovarla.
Come detto, cerchiamo di rispondere sempre e comunque, anche quando abbiamo solo una risposta interlocutoria. Il linguaggio che cerchiamo di usare è chiaro, concreto, il tono professionale, ma “friendly”.
Reclamare via WhatsApp
I cittadini non si limitano a chiedere informazioni: la diffusione dell’uso del telefonino e la semplicità con cui oggi si fotografa e si invia inducono lo stesso comportamento anche nei confronti dell’ente pubblico. In poche parole, gli utenti tenderebbero a inondarci di immagini di escrementi di cani, buche in centro, erba alta nei parchi. Pur rispondendo sempre a queste sollecitazioni, abbiamo deciso di dirottare sul nostro sistema dedicato alla gestione dei reclami tutte le segnalazioni che ci arrivano via messaggio.
Le regole che ci siamo dati, cui si accennava prima, vanno nella direzione di disincentivare un “reclamo emotivo”, che la facilità del mezzo moltiplicherebbe e che trasformerebbe il servizio di WhatsApp in una sorta di “sfogatoio” difficilmente gestibile. Con WhatsApp non è possibile una vera e propria “presa in carico” dei reclami e non avremmo la possibilità di presidiare e gestire i reclami stessi, di cui abbiamo monitoraggio e reportistica attraverso il nostro sistema di Crm sul sito istituzionale. Sappiamo di Comuni più piccoli in cui WhatsApp sta diventando strumento di partecipazione e di segnalazione di disservizi.
Alla segnalazione inviata via WhatsApp noi rispondiamo – sempre e comunque tendiamo a fornire una risposta -, ma a meno che non riguardi un’emergenza da prendere in carico immediatamente, dirottiamo l’utente al Crm. Se per quanto riguarda i reclami “formalizzati” è difficile prenderli in carico con questo strumento, esso resta molto efficace per un ascolto più generalizzato, per un monitoraggio delle esigenze e per la cosiddetta “sentiment analysis”.

La comunicazione per target particolari di utenti
WhatsApp può essere utilizzato pensando ad un pubblico “indifferenziato” e su temi generali, ma può anche essere organizzato con liste broadcast pensate per target. Due gli esempi che possiamo trarre dalla nostra esperienza di lavoro, ma altri potrebbero essere gli utilizzi. La continua chiusura della balneazione in una spiaggia cittadina ci ha portato a creare una lista particolare formata da operatori della spiaggia, bagnini, oltre che dai tecnici che si occupano di depurazione, acque di balneazione, ecc. L’invio a questa lista di destinatari ci consente di arrivare subito a coloro che si devono organizzare per far rispettare il divieto di balneazione e devono comunicarlo ai bagnanti. Il secondo esempio è la lista broadcast dedicata alle persone non udenti. Forti dell’esperienza di uno sportello dei sordi all’Urp, dove da anni una interprete della lingua dei segni aiuta le persone sorde a sbrigare pratiche burocratiche, dà informazioni e fa da “mediatore”, abbiamo pensato di utilizzare le competenze di questa professionista per realizzare video/tutorial nel linguaggio dei segni che inviamo – tra gli altri – a una lista dedicata anche in questo canale di messaggistica.
Liste per target possono essere pensate, in base alla mission delle aziende pubbliche che decidono di aprire un canale WhatsApp, per il mondo dei trasporti, della sanità, del turismo, della scuola e naturalmente della protezione civile. È ipotizzabile un uso di questo strumento circoscritto ad una utenza e a un settore particolare: si tratterebbe di coniugare la campagna di comunicazione iniziale su un versante specifico invece che puntare su un servizio aperto a tutti. Se i destinatari da individuare sono molti, altrettanto si può dire per i contenuti. Recentemente abbiamo proposto all’amministrazione questo canale per semplici sondaggi di gradimento a risposta chiusa di un servizio, o di un progetto particolare.
Un altro utilizzo riguarda l’invio di file audio – ad esempio per gli auguri di un amministratore a Natale o nel corso di una ricorrenza particolare o come segno di vicinanza in occasione di un’emergenza – o invio di video anche se risultano comunque troppo pesanti e non molto adatti per un invio massiccio.
Come abbiamo visto, il canale è percorribile anche dai cittadini per inviare proposte, foto per concorsi, moduli di adesione.
E per finire, a chi non piace? Naturalmente ci si può cancellare dal servizio. A chi lo chiede, mandiamo un messaggio finale di saluti avvertendo l’utente che risponderemo a singole richieste di informazioni al di fuori dell’invio settimanale dei memo.

Whatsapp continua a far parlare di sé e sembra essere sempre alla ricerca di novità da presentare ai propri utenti. Ben presto, attraverso l’applicazione per la messaggistica istantanea si potranno riprodurre i video di YouTube senza avviare l’apposita applicazione;  nello specifico, la riproduzione avverrà in fullscreen e sarà possibile ridurla pic to pic ed evitare all’utente di dover uscire obbligatoriamente dall’ applicazione.Ovviamente si tratta di una novità che non esiste ancora al giorno d’oggi, ma che è in fase di sviluppo soltanto per la versione Android, ma ben presto potrà essere allargata anche ad iOS e con tutta probabilità anche a Windows Phone.

Un’altra novità invece sembra essere in arrivo e riguarda proprio l’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp e nello specifico pare che stia per essere lanciata un’ applicazione per trasformare le note audio in testi. Molto spesso le note vocali rappresentano motivo di liti problemi e confusione soprattutto quando queste sono troppo lunghe e non si riesce ad ascoltarli fino in fondo o talvolta purtroppo, dipende dalle circostanze si finisce per non ascoltarle affatto. Le note audio  rappresentano motivi di problemi, di confusione, soprattutto quando queste sono molto lunghe e non si riesce ad ascoltarli fino in fondo o talvolta dipende dalle circostanze, purtroppo non le si ascolta affatto. In tanti forse si sono chiesti nel tempo se prima o poi fosse stata inventata un’applicazione in grado di trasformare i messaggi audio lunghi in testo e questo oggi pare essere divenuto una realtà.  Si tratta di un’ applicazione che sicuramente rivoluzionerà il mondo delle note audio e finalmente si potrà dire addio alle interminabili note audio da 4 minuti.

L’applicazione in questione si chiama audio to text for WhatsApp ed è stata creata e lanciata sul mercato da un giovane studente italiano di Ingegneria Informatica Gianluca Grossi, il quale ha inventato questa applicazione sulla scia di speechless,  ovvero un’altra applicazione sempre collegata a WhatsApp per la conversione di testi in audio.

“Sono partito da una mia esigenza personale, in quanto diverse volte mi è capitato di non poter ascoltare i messaggi audio. Quindi ho deciso di cimentarmi in questo progetto. Questa versione dell’applicazione “Audio to text for whatsapp” è disponibile gratuitamente dalla fine di Maggio e ha realizzato poco più di 30 mila download. Una volta completato il lavoro, ho pensato di rivolgermi ad un mio amico e compagno di università per chiedergli di sviluppare l’applicazione anche per il sistema operativo iOS, quello utilizzato dai prodotti Apple, in quanto i due sistemi sono molto diversi e io non mi ero mai cimentato in una programmazione iOS“, questo quanto spiegato da Gianluca Grossi il ragazzo di 22 anni che ha ideato l’applicazione per Android, che permetterà di tradurre i messaggi vocali in testo.  Questa applicazione permetterà di tradurre in testo i messaggi vocali di una lunghezza massima di 5 minuti su iOS e fino a un minuto e 30 su Android.

COME CONVERTIRE UN MESSAGGIO AUDIO IN UN TESTO

Dopo aver acceso Audio to Text per WhatsApp si apre la conversazione in oggetto e si seleziona il messaggio audio che si è ricevuto. Per farlo occorre tenere premuto il dito sulla sinistra dello stesso messaggio visibile nella chat. Dopo la sua selezione in alto verranno mostrate le icone per scegliere l’azione.
Si tocca nella icona della condivisione che aprirà tutte le app presenti nel telefonino. Dovremo scegliere Audio to Text for WhatsApp. Visto che tale app converte l’audio con i propri server occorre che sia presente la connessione a internet. C’è poi la limitazione a 45 secondi per la lunghezza massima del messaggio audio.
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Dopo aver scelto Audio to Text per WhatsApp per la condivisione si aprirà la conversazione WhatsApp in cui verrà visualizzato un popup con il messaggio Processing audio.  Dopo qualche secondo la conversione terminerà e verrà visualizzato il testo dell’audio selezionato. Naturalmente la conversione sarà tanto migliore quanto migliore è l’audio inteso come qualità della dizione di chi parla e come mancanza di rumori ambientali esterni.

Usando questa applicazione con una delle altre lingue supportate possiamo estrarre il testo da un audio in un’altra lingua per poi eventualmente incollarlo nel Traduttore di Google e averne la traduzione. Toccando il testo risultante questo viene automaticamente copiato negli appunti e potrà essere incollato. Verrà contestualmente mostrata anche l’icona di Google Traduttore (se installato) per una eventuale traduzione immediata.

Ricordo che esiste anche Audio to Text per WhatsApp per iPhone e iPad e che è gratuita.

Sono in arrivo importanti novità riguardo WhatsApp e nello specifico nelle scorse ore è stata diffusa l’informazione secondo cui Whatsapp v2.17.265 è attualmente in fase di beta e supporta una nuova funzionalità che viene attivata di default su tutti i dispositivi che dispongono di Android o Developer Preview.

Secondo quanto riferito, WhatsApp v2.17.265 consente di visualizzare il contenuto di una chiamata all’interno di una qualsiasi schermata del sistema operativo e anche su altre applicazioni in esecuzione.Trattasi, inoltre, di una funzione concessa sull’ultima versione non ancora pubblicata di Android. La release 2.17.265 potrà essere utilizzata anche durante le videochiamate e nello specifico gli utenti potranno avviare una classica videochiamata e successivamente potranno ridimensionare l’immagine che potrà essere spostata all’interno dello schermo, per continuare la videochiamata anche mentre si effettuano altre operazioni; si tratta di una funzione molto utile che va a migliorare ulteriormente il multitasking dei dispositivi Android.

Gli utenti, potranno continuare la videochat mentre scrivono altri messaggi o mentre consultano Google Maps o fanno qualsiasi altra attività con il proprio smartphone. Come già detto, la funzionalità Pip ovvero picture-in-picture è già attiva di default all’interno dell’ ultima versione beta di WhatsApp, ma sfortunatamente è utilizzabile soltanto da tutti coloro che utilizzano un dispositivo con a bordo già Android 0. Per poterne disporre si dovrà aspettare molto tempo, visto che Android 0 è ancora in fase di sviluppo ed è utilizzato soltanto dai developers o da chi ha aderito al programma beta di Google.

Sfruttando la funzionalità, l’utente potrà minimizzare la finestra contenente la videochiamata all’interno di una finestra di dimensioni inferiori da trascinare in qualsiasi punto della schermata e come già detto, dunque, l’utente grazie a questa possibilità potrà compiere altre operazioni scambiando ad esempio i messaggi con gli altri utenti durante la conversazione e non sarà obbligato, molto probabilmente a rimanere nell’ app per visualizzare il video. La funzione non è ancora ufficiale ed è stata riportata dai soliti canali, prima della sua pubblicazione potrebbe subire dei cambiamenti e non è ancora certo che effettivamente sarà questo il suo funzionamento.

Non si sa ancora, dunque se la piccola finestra della videochiamata viene fissata in automatico in un angolo dello schermo o l’utente sarà libero di spostarla dove meglio desidera. Come già abbiamo avuto modo di anticipare, questa nuova funzione che sembra abbia colto di sorpresa gli utenti WhatsApp è utilizzabile soltanto da coloro che utilizzano un dispositivo con a bordo  Android 0 e per poterne disporne, dunque, bisognerà attendere ancora qualche tempo, visto che Android 0 al momento è in fase di sviluppo ed è utilizzato soltanto dai developer o da chi ha aderito al programma beta di Google.

Se vi trovate in Cina, sappiate che potrete avere delle difficoltà per poter utilizzare WhatsApp visto che nelle ultime ore molti utenti pare abbiano riscontrato qualche difficoltà a spedire foto e video nelle chat e altri, invece, pare non siano riusciti completamente a  condividere messaggi di testo.Stando a quanto riferito da un quotidiano locale piuttosto influente, pare che il problema sia in corso di risoluzione ma la verità potrebbe essere anche un’altra, ovvero che non si tratterebbe di un malfunzionamento di WhatsApp, ma di un tentativo del governo di mettere i bastoni tra le ruote di Facebook che ricordiamo non è accessibile nel paese dallo scorso 2009.

Instagram e Facebook da tempo pare non siano accessibili agli utenti cinesi, e adesso il governo locale sembra abbia completato l’opera di censura dei servizi forniti dall’azienda di Zuckerberg, bloccando anche Whatsapp, in un primo momento soltanto parzialmente ma è possibile che la censura diventi completa con il blocco dei messaggi di testo. WhatsApp è praticamente soltanto l’ultimo dei servizi offerti dalle aziende occidentali ad essere bloccato dal sistema di controllo della Cina, al fine di impedire la diffusione di notizie utili al governo, così come Facebook e Instagram pare siano inaccessibili anche Google Gmail e Twitter. Secondo le leggi vigenti in Cina, inoltre tutte le società devono obbligatoriamente conservare i dati su server dislocati nel paese e proprio per questo motivo l’ Apple ha aperto un data center nella provincia di Guizhou.

Come abbiamo detto, l’obiettivo del governo cinese sarebbe quello di bloccare le attività dell’ app come è successo anche ad Instagram, Twitter, Google e molti altri ancora e lo stesso sarebbe stato confermato da una fonte anonima interpellata dal New York Times, secondo cui il servizio è da imputare ad una precisa volontà delle autorità cinesi. Già nel corso della giornata di ieri, secondo alcune fonti il problema pare sia rientrato per alcuni utenti ma, come già abbiamo avuto modo di anticipare, l’ipotesi che il malfunzionamento sia dovuto a ragioni di natura tecnica, sarebbe da escludere.

In Cina Whatsapp sembra essere meno conosciuta rispetto a Wechat, ma è preferita soltanto da chi vuole tenere le conversazioni lontano dagli occhi indiscreti grazie alla crittografia che l’applicazione americana a differenza di quest’ultima orientale, garantisce. Facebook e Instagram, come abbiamo avuto modo di anticipare, sono stati banditi dallo Stato cinese già da tempo e nello specifico il primo nel 2009 ed il secondo nel 2014, durante le proteste di Hong Kong. Il blocco seppur temporale di WhatsApp, sembra sia legato alla recente legge sulla sicurezza informatica entrata in vigore lo scorso mese che ha portato con buona probabilità ad una maggiore attenzione verso la diffusione di notizie e video politicamente sensibili.

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