Wind, nuova batosta dall’Antistrust per il rinnovo a 28 giorni

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha annunciato nella giornata di oggi l’emissione di una sanzione dell’importo pari a 500 mila euro per l’operatore Wind, accusato di aver ridotto unilateralmente il periodo di rinnovo dei contratti telefonici da 30 a 28 giorni.

In questo caso la scorrettezza accertata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato riguarda in particolare le offerte abbinate alla vendita a rate di prodotti come telefoni, tablet o mobile Wi-Fi – e i costi previsti a carico di coloro che avevano decise di non accettare la riduzione del periodo di rinnovo e quindi di recedere dal contratto.

In particolare, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accertato la scorrettezza della condotta della società consistente nell’aver ridotto unilateralmente il periodo di rinnovo, tra l’altro, delle offerte abbinate alla vendita a rate di prodotti (telefono o tablet o mobile Wi-Fi), prevedendo a carico di coloro che avevano esercitato il diritto di recesso l’addebito in un’unica soluzione del saldo delle rate residue.

Per maggiori informazioni, vi lasciamo al Testo del Provvedimento disponibile a QUESTO indirizzo. La fattura ogni quattro settimane permette infatti alle aziende di recuperare di fatto una mensilità all’anno: tredici invece di dodici.

Cos’è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nota anche come Autorità Antitrust, è una “Autorità indipendente” istituita dalla legge n. 287 del 10 ottobre 1990 (“Norme per la tutela della concorrenza e del mercato”). Con il termine Autorità indipendente si fa riferimento a un’amministrazione pubblica che prende le proprie decisioni sulla base della legge, senza possibilità di ingerenze da parte dell’Esecutivo.
Essa ha anche competenze in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa, così come stabilito dal decreto legislativo n. 74 del 25 gennaio 1992, modificato dal decreto legislativo n. 67 del 25 febbraio 2000, emanati in attuazione di Direttive comunitarie.
L’Autorità è un organo collegiale, un organo, cioè, formato da più persone, che prendono le decisioni votando a maggioranza. È composta da un Presidente e da quattro Componenti nominati, di concerto, dai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Il Presidente Giuseppe Tesauro (nominato il 1° gennaio 1998) e i quattro componenti, Marco D’Alberti e Michele Grillo (nominati l’ 11 novembre 1997), Nicola Occhiocupo e Carlo Santagata (nominati il 16 febbraio 2000), durano in carica sette anni senza possibilità di un secondo mandato.

Quali sono i compiti dell’Autorità
L’Autorità ha il compito di applicare la legge n. 287 del 1990 vigilando:
a) sulle intese restrittive della concorrenza,
b) sugli abusi di posizione dominante,
c) sulle operazioni di concentrazione che comportano la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante in modo tale da eliminare o ridurre in misura sostanziale e duratura la concorrenza *.
L’Autorità ha anche il compito di applicare le norme contenute nel decreto legislativo n. 74 del 1992, con le modifiche apportate dal decreto legislativo n. 67 del 2000, in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa.
A questi compiti si aggiungono l’attività di segnalazione al Parlamento e al Governo e l’esercizio dell’attività consultiva.
Introducendo una normativa antitrust nazionale il legislatore ha voluto, tra l’altro, dare attuazione all’articolo 41 della Costituzione, che riconosce espressamente la libertà di iniziativa economica privata, e adeguare il nostro ordinamento a quello comunitario.

I principali obiettivi sono:
a) assicurare le condizioni generali per la libertà di impresa, che consentano agli operatori economici di poter accedere al mercato e di competere con pari opportunità;
b) tutelare i consumatori, favorendo il contenimento dei prezzi e i miglioramenti della qualità dei prodotti che derivano dal libero gioco della concorrenza.
Per ciò che concerne l’applicazione della normativa sulla pubblicità ingannevole, compito dell’Autorità è quello di “inibire” la divulgazione dei messaggi pubblicitari giudicati ingannevoli.
La pubblicità ingannevole viene vietata, oltre che per la capacità di indurre in errore e quindi di causare un danno al consumatore, anche per le distorsioni della concorrenza che indirettamente è in grado di produrre.
L’Autorità ha inoltre il compito di giudicare le controversie in materia di pubblicità comparativa, verificando se sono soddisfatte le condizioni di liceità della comparazione pubblicitaria.
Da chi è finanziata
L’Autorità è finanziata con uno stanziamento annuale in un apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero delle Attività Produttive. Per il 2004 esso ammonta a 22,768 milioni di euro. L’Autorità provvede autonomamente, nei limiti di questo fondo, alla gestione delle spese per il proprio funzionamento.
Il consuntivo della gestione finanziaria, approvato dall’Autorità entro il 30 aprile di ogni anno, è assoggettato al controllo della Corte dei Conti.
Com’è organizzata
Al funzionamento degli uffici dell’Autorità sovrintende il Segretario Generale, che ne risponde al Presidente.
Per quanto riguarda l’attività istruttoria, la struttura dell’Autorità, così come stabilito nel marzo 2000, prevede una Direzione Generale Istruttoria articolata nelle seguenti Direzioni settoriali:
Direzione A: Industria di base ed energia
(industria estrattiva, minerali non metalliferi, costruzioni, industria petrolifera, energia elettrica, gas, acqua, riciclaggio e smaltimento rifiuti).

E sottoposta a particolari regole di comportamento?
L’esigenza di un comportamento particolarmente rigoroso, avvertita fin dalla sua costituzione, ha condotto l’Autorità all’approvazione, nell’agosto 1995, di un codice etico a cui devono attenersi tutti gli appartenenti ad essa.
Questo codice è parte integrante del contratto che regola il rapporto con i dipendenti e fornisce direttive in merito al corretto svolgimento dei compiti affidati e ai rapporti con il pubblico. Riguardo al primo aspetto, costituiscono requisiti indispensabili l’imparzialità, la riservatezza, la correttezza nei rapporti con soggetti interessati a qualunque titolo all’attività svolta dall’Autorità. Il codice non afferma solo principi generali, ma fornisce anche disposizioni pratiche su tutta una serie di questioni: dal conflitto di interessi (“il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività dell’Autorità che possano coinvolgere, direttamente o indirettamente, interessi finanziari o non finanziari propri o di parenti entro il quarto grado o conviventi”) all’invio di regali (“il dipendente non accetta, neanche in occasione di festività, per sé o per altri, regali o altre utilità aventi valore economico da soggetti in qualsiasi modo interessati dall’attività dell’Autorità, ad eccezione di regali d’uso di modico valore”).
Le funzioni di vigilanza sull’applicazione del codice etico sono assegnate ad un magistrato, che è nominato dalla stessa Autorità per sette anni e non può essere riconfermato. Attualmente queste funzioni sono svolte dal Professor Vittorio Guccione, Presidente Onorario della Corte dei Conti.
Che rapporto c’è tra Autorità e Governo?
L’Autorità va ricompresa tra le “Autorità indipendenti”, che svolgono la propria attività e prendono decisioni in piena autonomia rispetto al potere esecutivo.
All’indipendenza dell’Autorità contribuiscono, tra l’altro, le modalità di nomina e i requisiti del Presidente e dei Componenti, i quali sono nominati congiuntamente dai Presidenti di Camera e Senato e non possono essere confermati nella carica alla scadenza dei sette anni.
In particolare, il Presidente viene scelto tra persone di notoria indipendenza che abbiano ricoperto alte cariche istituzionali; i quattro Componenti sono scelti tra persone di notoria indipendenza da individuarsi tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti o della Corte di Cassazione, professori universitari ordinari e personalità di alta e riconosciuta professionalità provenienti da settori economici.

Cosa sono le intese restrittive della concorrenza
Talvolta le imprese, invece di competere tra loro, si mettono d’accordo e coordinano i loro comportamenti sul mercato. La cooperazione tra imprese può avere l’obiettivo o l’effetto di restringere la concorrenza.
Ciò accade, ad esempio, quando più imprese fissano congiuntamente i prezzi o si spartiscono i mercati, attraverso la costituzione dei cosiddetti cartelli anticoncorrenziali. Intese di questo tipo, alterando il gioco della concorrenza, riducono gli incentivi a operare in modo efficiente e ad offrire prodotti con prezzi e caratteristiche tali da soddisfare al meglio le esigenze dei consumatori.
Possono risultare restrittive della concorrenza anche intese realizzate tra imprese che operano in stadi successivi di un processo produttivo (ad esempio, un accordo di esclusiva tra il produttore e il distributore di un bene, oppure tra il fornitore di una materia prima e un’impresa manifatturiera), in particolare quando sono tali da ostacolare l’entrata sul mercato di nuovi concorrenti.
Quando un’intesa tra imprese comporta, anche solo potenzialmente, una consistente restrizione della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, essa è vietata (articolo 2 della legge n. 287/90).
Tenendo conto del fatto che il coordinamento anticoncorrenziale dei comportamenti delle imprese può realizzarsi in vari modi, la legge non considera intese soltanto gli accordi formali tra gli operatori economici, ma tutte le attività in cui è possibile individuare il concorso volontario di più operatori diretto a regolare i propri comportamenti sul mercato. Sono pertanto ritenute intese sia le pratiche concordate, sia le deliberazioni di associazioni e consorzi.
Se sono soddisfatte alcune particolari condizioni, l’Autorità ha il potere di autorizzare, per un periodo limitato, intese che risultano restrittive della concorrenza (articolo 4 della legge n. 287/90). Per ottenere un’autorizzazione è necessario che le imprese interessate dimostrino che tali intese comportano miglioramenti nelle condizioni di offerta sul mercato, che le restrizioni della concorrenza sono strettamente necessarie per conseguire tali effetti positivi e che i miglioramenti delle condizioni di offerta arrecano un sostanziale beneficio per i consumatori (ad esempio, determinando una riduzione dei prezzi o rendendo disponibile un prodotto che altrimenti non sarebbe offerto).
Il 1° luglio 1996 l’Autorità ha pubblicato un formulario per le imprese al fine di favorire la comunicazione volontaria delle intese.

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