Zucchero Killer per il fegato dei bambini: fruttosio crea dipendenza come fumo e alcool

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Troppo zucchero danneggia il fegato dei bambini: così aumenta il rischio di malattie gravi „Uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la prima volta dimostra la correlazione tra consumo di alte quantità di fruttosio e sviluppo di malattie epatiche gravi. I risultati dell’indagine pubblicati sul Journal of Hepatology“

Attenzione al fruttosio perchè questo potrebbe seriamente danneggiare il fegato dei vostri bambini. E’ questo l’allarme lanciato dagli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che hanno voluto illustrati gli effetti negativi del fruttosio sulla salute dei più piccoli; secondo quanto riferito dagli esperti, ogni grammo in più fa crescere di 1,5 volte il rischio di malattie epatiche gravi, e lo dimostra lo studio appena pubblicato sul Journal of Hepatology. Lo zucchero ed il fruttosio sono considerati dei veleni subdoli,il cui abuso può rivelarsi davvero dannoso per la salute in generale ma soprattutto per i più piccoli ed ha praticamente gli stessi effetti dell’alcol.

A differenza del glucosio che può essere utilizzato quasi da ogni cellula del nostro corpo, il fruttosio può essere metabolizzato soltanto dal fegato, perchè questo è l’unico organo in cui è presente il suo trasportatore. I ricercatori nello specifico hanno effettuato uno studio su un campione di 271 bambini da fegato grasso i quali sono stati seguiti per un periodo di tempo piuttosto lungo, ovvero quattro anni; tutti partecipanti sono stati sottoposti a degli esami specifci, ed i risultati sono stati sorprendenti visto che 1 bambino su 2 presentava purtroppo elevati livelli di acido urico in circolo. Si tratta di un dato piuttosto allarmante, visto che l’acido urico quando viene prodotto in grani quantità, diventa tossico per l’organismo e può provocare lo sviluppo di diverse patologie; ulteriori studi hanno permesso agli scienziati di trovare un’associazione tra alti livelli di acido urico e l’aggravarsi del danno al fegato.

Quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.”Gli spuntini dei bambini dovranno essere solo eccezionalmente a base di succhi di frutta o merendine confezionate e non la regola quotidiana”, sottolinea l’esperto Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epato-metabolich dell’istituto romano. Va ricordato che il fruttosio è uno zucchero naturale presente in diversi alimenti e soprattutto nella frutta, ma anche nei vegetali e nelle farine utilizzate per la produzione della pasta, del pane e della pizza; ovviamente questo non significa che non devono essere consumati questi alimenti, ma bisogna seguire una dieta bilanciata evitando abusi e soprattutto cercando di limitare al massimo i prodotti industriali.“Diversi studi hanno provato che l’elevato consumo di zucchero è associato a numerose patologie sempre più frequenti in età pediatrica come l’obesità, il diabete di tipo II e le malattie cardiovascolari.Ma poco si sapeva del suo effetto sul tessuto epatico, almeno fino a oggi”, spiega Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epato-metaboliche del Bambino Gesù.Bisogna, dunque, limitare al massimo l’apporto di zucchero soprattutto per i nostri bambini e ricordiamo che succhi di frutta già confezionati e merendine devono essere ingeriti eccezionalmente e non quotidianamente come purtroppo spesso accade.

Il fruttosio è un monosaccaride, uno zucchero semplice presente in natura nella frutta (da cui il nome) e nel miele. Combinato con il glucosio dà il saccarosio, il comune zucchero che usiamo in cucina. Il fruttosio ha un basso indice glicemico ma un elevato potere dolcificante (quasi il doppio del glucosio): ciò significa che pur apportando le stesse calorie come tutti i carboidrati (4 Kcal/g) se ne usa di meno perché dolcifica di più. Per questo motivo molti (soprattutto coloro che seguono un regime dietetico) hanno ritenuto bene di utilizzarlo al posto del normale zucchero ma, andando a vedere meglio il metabolismo del fruttosio, ci si accorge che non è tutto oro quello che luccica.

Il fruttosio viene assorbito lentamente a livello dei villi intestinali ed entra negli enterociti (cellule intestinali) per diffusione facilitata tramite un particolare trasportatore sulla membrana apicale della cellula detto GLUT5. Un altro trasportatore (GLUT2) si trova invece sulla parte opposta e fa sì che il fruttosio sia immesso in circolo. Circa l’80% di fruttosio arriva al fegato, il restante 20% arriva ai reni, al tessuto adiposo e al tessuto muscolare.

Un eccesso di fruttosio è causa di alterazioni metaboliche che finiscono col creare seri problemi all’organismo.

Nel fegato avviene la glicolisi ossia quel procedimento metabolico che permette di ottenere energia (sotto forma di ATP e NADH) partendo dal glucosio. La glicolisi è data da diversi passaggi chimici e ci sono dei punti di controllo che ne permettono la regolazione in base alle esigenze dell’organismo. Il controllo maggiore sulla glicolisi è svolto da un enzima chiamato fosfofruttochinasi. Si tratta di un enzima allosterico che esiste in due forme, una attivatrice e una inibitrice. Se nel nostro organismo c’è sufficiente energia (ATP) la fosfofruttochinasi viene inibita e si rallenta la glicolisi per non avere sintesi di ATP che sarebbe inutile; viceversa se c’è bisogno di energia la fosfofruttochinasi viene stimolata e la glicolisi aumenta la velocità.

Il fruttosio, però, sfugge al controllo della fosfofruttochinasi inserendosi nella glicolisi in una tappa successiva a quella del controllo così che la glicolisi procederebbe anche nel caso in cui fosse arrivato un segnale di rallentamento. La glicolisi incontrollata determina un accumulo di lattato e piruvato, un aumento della lipogenesi e della formazione di trigliceridi e anche un aumento di formazione di acido urico con conseguente iperuricemia.

Inoltre il fruttosio avendo un indice glicemico basso non determina il rilascio di insulina e rimane bassa anche la leptina. È risaputo che insulina e leptina regolano il bilancio energetico dell’organismo e sono responsabili del senso di sazietà dopo i pasti: il fatto che, invece, con il fruttosio i loro livelli rimangano bassi porta a una mancanza di sazietà e a un maggiore stimolo della fame. A lungo andare si assiste a un aumento del peso, del colesterolo e dei trigliceridi, della pressione, dell’adiposità viscerale, dell’insorgenza dell’insulino-resistenza e dell’obesità con tutte le problematiche che ne possono seguire.

Questi effetti negativi si hanno nel caso in cui si esageri con la quantità di fruttosio.

La quantità consigliata è stata stimata tra il 10 e il 12% dell’introito totale calorico, ma è necessario stare attenti poiché questo quantitativo può essere facilmente raggiunto e superato se consideriamo che il fruttosio è anche utilizzato come dolcificante per la preparazione di bibite e dolci industriali e dunque non dobbiamo limitarci a calcolare solo il fruttosio che mettiamo nel caffè.

Se la quantità di fruttosio rimane inferiore al 10% dell’introito totale gli effetti sono irrilevanti negli individui sani e addirittura nei diabetici si assiste a un migliore controllo glicemico e a una maggiore sensibilità all’insulina. Se, invece, la quantità di fruttosio supera il 20% dell’introito calorico totale si assiste nel tempo all’insorgenza degli effetti negativi sopra descritti.

Creano dipendenza come fumo, alcol e danni seri al nostro corpo. Come sostituirlo ed evitare molte malattie. Non ci sono dubbi che il cibo che mangiamo ha degli effetti sul nostro corpo
e sulla nostra salute. A breve termine il consumo di dolci e cibo spazzatura porta a : aumento di peso, acne, alito pesante, stanchezza, problemi ai denti, gonfiore intestinale, cistiti e candida, ecc. Ma è a lungo termine, dopo anni di continuo abuso che le cose cominciano ad andare davvero male, le conseguenze portano a: obesità, diabete di tipo 2, problemi cardiaci, Alzheimer, demenza, cancro. Lo zucchero e altri cibi spazzatura, a causa del loro potente effetto sui centri di ricompensa del cervello, hanno funzione simile a droghe, come la cocaina e la nicotina, più ne mangiamo, più avremo bisogno di quantità maggiori per ottenere lo stesso livello di ricompensa.

Quali dolcificanti naturali possiamo utilizzare? Quali sono i più pericolosi? Il consumo di zucchero è in aumento Il consumo dello zucchero, in questi ultimi decenni è aumentato in modo vertiginoso. Questo, purtroppo, ha causato l’abitudine al sapore dolce, che ricerchiamo in ogni pietanza, anche se non ne siamo sempre consapevoli. Abusiamo di zucchero perché è ovunque, addirittura aggiunto al pane confezionato, alle salse, ai sughi, a tutti i condimenti preparati industrialmente, è il primo ingrediente in cioccolate, snack e biscotti per non parlare delle bevande gassate, succhi di frutta industriali, tè freddo (nella sua peggiore variante sintetica: aspartame!) e in molti altri alimenti comunemente consumati. Quindi non venite a dirmi che non mangiate dolci, perché lo zucchero, quello raffinato, quello bianco e lindo, gradito al palato e alla vista, non si nasconde solo nei peccati di gola.

Il procedimento di produzione Dalla barbabietola o dalla canna da zucchero viene estratto il succo zuccherino grezzo che è sottoposto a complesse trasformazioni industriali. Per la prima depurazione viene fatta l’aggiunta di latte di calce che ne provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio. In seguito il prodotto viene trattato con anidride carbonica per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro. Successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. Si arriva così allo zucchero grezzo. Nella seconda fase di lavorazione, lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale epoi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il
colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno).

Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta per dolcificare gli alimenti. Alcuni dati significativi: negli Usa gli zuccheri costituiscono una delle maggiori fonti di calorie per la nutrizione. La crescita nel consumo dizuccheri negli ultimi 300 anni è impressionante:
nel 1700 il consumo annuo pro capite è stato di 1,8 Kg;
nel 1800 il consumo annuo pro capite è stato di circa 8 kg;
nel 1900 il consumo pro capite annuo è salito a 40 Kg;
nel 2009 il 50% degli americani ha consumato in media oltre gli 80 Kg di
zucchero all’anno.

I casi di diabete dalla fine del 1800 ad oggi sono passati da 3 casi su 100.000 persone a 8.000 sempre su 100.000 persone. Dalla fine del 1800 ad oggi, si è passati dal 3,4% di persone obese al 32%. Va poi aggiunto un altro 33% di persone in sovrappeso. Ciò significa che i 2/3 degli americani attualmente sono a rischio di gravi patologie e devono ricorrere a medici nutrizionisti, diete alimentari, palestre, cure mediche e medicine che spesso non
funzionano e a volte sono solo dannose. Quanto zucchero si consuma in Italia In Italia da diversi anni viene registrato un consumo medio annuo pro capite pressochè costante di 25 kg. ma, l’esperienza ci insegna che con il tempo anche noi italiani seguiamo i comportamenti americani. Un dato che fa riflettere.

Fino agli anni ’70 in Italia si consumava il 60% di zucchero semplice acquistato nei negozi mentre il 40% proveniva da alimenti confezionati. Oggi le proporzioni si sono invertite per cui si assume prevalentemente zucchero contenuto nei cibi elaborati, in particolare dall’industria. Certamente non ci rendiamo conto di quanto zucchero è contenuto nei cibi largamente pubblicizzati e destinati sopratutto ai bambini ed ai ragazzi. E’ una buona abitudine quella di leggere gli ingredienti riportati sulle etichette applicate ai prodotti che acquistiamo: troveremo delle belle sorprese (non solo per il glucosio, il destrosio, il fruttosio, il saccarosio, il maltosio…in essi contenuto). Spesso occorre una certa attenzione per scovarli poichè sono scritti con caratteri molto piccoli o ben nascosti.

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