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Lasciato morire in casa da mamma, nonna e sorella. Ecco come l’hanno trovato

Lasciato morire in casa da mamma, nonna e sorella. Ecco come l’hanno trovato…

Morto di stenti a 18 anni. Lasciato morire, piuttosto, da madre, sorella e nonna, in quella che è stata già definita una ‘casa degli orrori’. E ‘orrore’ sembra pure una parola soft per quello che accadeva dentro quelle mura. Il ragazzo era ridotto in condizioni paragonabili a quelle di un campo di sterminio, ha detto la corte chiamata a giudicare le tre donne ritenute responsabili della morte di Jordan Burling. Teatro di questa follia, un appartamento di Leeds, West Yorkshire, nel Regno Unito, ora sconvolto per quello che è emerso durante il processo per omicidio colposo di cui sono accusate Dawn Cranston, 45 anni, Abigail Burling, 25 anni e Denise Cranston, 70 anni. Rispettivamente madre, sorella e nonna del 18enne. Al momento del decesso pesava 37 chili, Jordan, deceduto perché lasciato ‘marcire’ su un materasso gonfiabile in casa e sottoposto a condizioni simili a quelle di un deportato nei campi di concentramento. Ad aggravare la posizione delle tre donne, poi, lo stato di vulnerabilità della vittima, incapace di badare a se stessa. 

 Jordan è morto il 30 giugno 2016, “completamente indifeso” su un materasso gonfiabile, e sulle sue parenti grava infatti anche l’accusa di negligenza. È morto a causa di malnutrizione, immobilità e infezioni diffuse dopo essere stato “abbandonato” per diverse settimane prima della sua morte, sostiene l’accusa. Il suo corpo era anche pieno di piaghe da decupito oltre che ridotto a uno scheletro. Per questo le sue condizioni sono state paragonate a quelle di una vittima di un campo di sterminio della Seconda Guerra mondiale.

Quando è stato trovato senza vita, Jordan indossava un pannolino sporco e un pigiama lurido e versava in uno stato di malnutrizione tale da aver sconvolto anche gli esperti chiamati a eseguire l’autopsia. E stando a quanto emerso dall’esame, nessuna patologia avrebbe causato la morte di Jordan, ascrivibile, pertanto, solo ed esclusivamente alla condotta contestata alla madre, alla sorella e alla nonna. Non solo. Gli inquirenti hanno fatto anche un’altra scoperta choc in quell’appartamento: nella stanza dove è morto di stenti il povero 18enne, la polizia ha trovato i resti di un neonato in uno zaino.

Stando a quanto emerso in aula, quel neonato ritrovato nello zaino sarebbe il fratello di Jordan, un bambino nato dopo una gravidanza di 9 mesi e mai portato in ospedale. Il padre, Steven Burling, aveva contatti molto limitati con Jordan, si è appreso sempre al processo. Aveva inviato diversi messaggi alla sua ex moglie per avere informazioni sulle condizioni di suo figlio, ma a quanto pare, secondo i giudici, l’uomo sarebbe stato all’oscuro di quanto accadeva tra quelle quattro mura.

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