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Al Bano: “Voglio vincere The voice of ltaly”


Grande ritorno in Tv per Al Bano. Dal 20 marzo il cantante pugliese si veste da coach di The voice of ltaly, il talent di Raidue – in onda dopo due anni di pausa -, e va a caccia di talenti. Una nuova sfida professionale per Carri- si, che siede accanto ad altri tre giudici: Francesco Renga, Cristina Scabbia e il veterano J-Ax.

Ciascuno di loro formerà una squadra di dodici cantanti, ma al termine del talent -18 maggio – solo un artista diventerà “thè voice of Italy”. A presentare lo show, il vulcanico Costantino della Gherardesca. «Ho deciso di accettare dopo aver valutato il programma, ma anche i coach che mi affiancheranno in questa quinta edizione, e mi sono detto che gli elementi sono tutti positivi», racconta Al Bano.

Il cantante vede quest’occasione in Tv come un modo per rilassarsi dopo i mesi in tour con la ex moglie Romina. Ma anche per dimenticare la crisi – pare rientrata – con la compagna Loredana Lecciso. In- somma, è un buon momento per lui, anche perché, secondo indiscrezioni, diventerà presto nonno: Cristèl, la terza figlia avuta con la Power, sarebbe al settimo mese di gravidanza, per la gioia del marito Davor Luksic. La notizia non è confermata, ma ha già fatto litigare la futura nonna,

Al Bano, è vera la notizia che sta per arrivare il tuo primo nipotino?

«Quando me lo comunicheranno, lo affermerò anche io. Onestamente è giusto che siano i genitori a diffondere questa notizia, io non ne so nulla (e ride, ndr). Cristèl mi ha sempre detto che sarebbe stato l’ultimo a saperlo, perché poi avrei parlato subito con i giornalisti. Però sarei molto felice di avere un nipote, una nascita è sempre un bel Natale in una famiglia: se fosse maschio magari lo chiameremmo Antonio, se fosse femmina, Maria. Ma anche lì, decideranno la madre e il padre».

Non sei ancora nonno, ma sei papà di sei figli. E presto diventerai coach di dodici cantanti: un ruolo difficile. Sai già come ti comporterai con loro?

«Sarò onesto e sincero. Cercherò talenti musicali autentici da presentare puntata dopo puntata, con una caratteristica per me fondamentale: l’originalità e la personalità. Nel mio team ci saranno solo persone che somigliano a se stesse e non ad artisti che già conosciamo».

E vero che il mondo dei talent corre il rischio di creare meteore senza futuro o è davvero la scuola giusta per lanciare nuovi artisti verso il successo?

«È tutto relativo. Talent o no, in questo mestiere conta soprattutto la parola sacrificio. Senza quello, non si va da nessuna parte, anche se poi magari arrivano successo e gloria. Bisogna studiare sempre, avere la capacità e sensibilità di saper indovinare quali canzoni possono sfondare in un determinato periodo storico. Altrimenti, magari, si arriva al successo, ma poi il pericolo è che si sparisce altrettanto velocemente».

Di solito i concorrenti in gara sono giovani: a questi ragazzi ti senti di dare un consiglio per la vita?

«Dico questo: “Ragazzi, seguite i dieci comandamenti e vi troverete sempre bene”».

Parliamo di te, che invece sei un uomo maturo. Come si gestisce un successo come il tuo?

«Guardandolo sempre con sospetto e mantenendo i piedi per terra. Nella vita contano i fatti più delle parole. Da ragazzino, per esempio, io parlavo pochissimo, mi esprimevo solo attraverso le canzoni che amavo cantare. Non bisogna inebriarsi quando arriva la popolarità, altrimenti si rischia di montarsi la testa e di cadere nel precipizio».

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