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Divorzio, nuova sentenza della Cassazione. Per l’assegno conta il contributo della famiglia


È stata letteralmente ribaltata la sentenza Grilli e ciò è avvenuto grazie alle sezioni unite della Cassazione. Secondo quanto riferito sembra che secondo i giudici nello stabilire l’ammontare dell’assegno di divorzio bisogna adottare un criterio composito che pare possa e debba tener conto delle rispettive condizioni economico- patrimoniali e deve dare particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge al patrimonio comune e personale in relazione alla durata del matrimonio nonché alle potenzialità reddituali future e anche all’età. Secondo quanto riferito Dunque dalle sezioni unite della Cassazione bisogna necessariamente adottare un criterio composito nello stabilire l’ammontare dell’assegno di divorzio.

Si tratta di una nuova sentenza della Cassazione che sicuramente arriva a sciogliere un vero e proprio conflitto riguardante la giurisprudenza dopo che lo scorso anno la sentenza di divorzio Grilli aveva stabilito l’ esclusione del tenore di vita dai parametri di calcolo, dell’assegno di mantenimento. Nella sentenza 18287 le sezioni unite civili della Cassazione precisano che all’assegno di divorzio bisognerà attribuirsi una funzione insieme assistenziale, compensativa e perequativa e che il criterio integrato individuato si fonda su principi costituzionali di pari dignità e solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo.

Inoltre, nella stessa sentenza delle sezioni unite civili della Cassazione si legge che il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico, patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale” e secondo i giudici “lo scioglimento del vincolo incide sullo status ma non cancella tutti gli effetti e le conseguenze delle scelte e delle modalità di realizzazione della vita familiare”, dunque “l’adeguatezza dei mezzi deve essere valutata non solo in relazione alla loro mancanza o insufficienza oggettiva ma anche in relazione a quel che si è contribuito a realizzare“.

Di fatto dunque il verdetto della Cassazione ha reintrodotto il parametro che era stato cancellato dalla sentenza Grilli e stabilisce che il contributo dovrà essere quantificato in base ad un criterio composito che dovrà tener conto del patrimonio comune e personale in relazione alla durata del matrimonio delle potenzialità reddituali future e anche dell’età. Il principio che è sancito oggi dalla Cassazione sarà il fulcro delle prossime decisioni che la corte dovrà prendere nell’ambito di alcune cause di divorzio tra cui quella di Silvio Berlusconi e dell’ ex moglie Veronica Lario la quale nel mese di gennaio pare abbia impugnato la sentenza pronunciata a novembre dalla Corte di Appello di Milano che aveva azzerato il maxi assegno riconosciutole in primo grado e disposto la restituzione a Berlusconi per un importo di circa €5000000 applicando proprio l’orientamento che era stato stabilito dalla sentenza grilli e che oggi è stato rivisto dai giudici della Cassazione.

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