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I figli lo abbandonano in un ospizio, ma quando muore sconvolge tutti…


Questa è una storia comune, una storia triste, come triste sa essere la vecchiaia solitaria e senza il conforto dei propri cari. Questa è la storia di Mak Filiser che, come succede a tanti, è stato portato in un ospizio per terminare lì i propri giorni. I suoi familiari, lentamente hanno diradato le visite e, infine,  Mark si è trovato solo e abbandonato, fino al giorno della sua morte. Ma Mark non si è mai arreso dentro di se e non ha mai accettato quella condizione. Trattato come un peso, accudito sì nel corpo, ma abbandonato nell’anima. Lui ha lasciato qualcosa perché lo ricordassero anche dopo la sua fine…

Alla sua morte, le infermiere della casa di cura, durante le pulizie di rito, tra le sue carte, hanno trovato una poesia scritta dall’uomo. Un messaggio potente e commuovente. L’infermiera ne è rimasta così colpita da averlo reso pubblico. La poesia è divenuta subito virale. Eccola. Preparate i fazzoletti…  

 

“Scorbutico vecchio”

Che cosa vedi infermiere? Cosa vedi?

A cosa stai pensando … quando mi guardi?

Vedi un uomo vecchio, irritabile … non molto saggio,

dalle abitudini incerte … con gli occhi lontani?

Che dribbla con il cibo … e non da alcuna risposta.

Quando dici ad alta voce … mi auguro che ci provi!

Che sembra non accorgersi delle cose che fate.

E che perde … Una calza o le scarpe?

Che, a volte resistendo e a volte no … ti permette di fare come tu vuoi.

Fare il bagno e mangiare… così da riempire il lungo giorno?

È questo che stai pensando? È questo ciò che tu vedi?

Apri gli occhi, infermiere … non stai guardando me.

Ti dirò io chi sono, mentre sono ancora in vita

Ho accettato l’offerta di nascere … e ho mangiato secondo il loro piacimento.

Sono stato un piccolo bambino di dieci anni … con un padre e una madre,

Fratelli e sorelle … che si amavano

Un giovane ragazzo di sedici anni … con le ali ai piedi

Sognavo che presto … avrei incontrato una donna da amare.

Sono stato uno sposo di vent’anni … con il cuore che mi saltava in petto

A venticinque anni, … ho avuto accanto mia moglie.

Che aveva bisogno di me per andare avanti … E ho avuto una casa, ed ero felice di sicuro.

Un uomo di trent’anni … i miei figli cresciuti in fretta,

Legati tra loro … Con i legami che dovrebbero durare.

A quarant’anni, i miei giovani figli … sono cresciuti e sono andati per loro strada,

Ma la mia donna è rimasta accanto a me … per vedere che tutto andasse bene.

A Cinquanta, ancora una volta … I bambini giocano stando sulle mie gambe,

Ancora una volta siamo io mia moglie e i bambini

E poi sono arrivati su di me i Giorni bui … Mia moglie è morta.

Guardavo al futuro … e provavo brividi di terrore.

E sono cresciuti i miei figli … e anche i loro figli.

E oggi penso agli anni trascorsi … E all’ amore che ho conosciuto.

Ora sono un vecchio uomo … e la natura è crudele.

E’ una beffa la vecchiaia … ti guardano tutti come se fossi un cretino.

Il corpo, si sbriciola … la grazia e il vigore, spariscono.

Vi è ora una pietra … dove una volta ho avuto un cuore.

Ma all’interno di questa vecchia carcassa abita ancora un giovane,

E ogni tanto … il mio cuore si gonfia e divento malconcio

Ricordo le gioie … Ricordo il dolore.

E sto amando e vivendo … la vita di nuovo.

Penso agli anni, che sono sempre troppo pochi … e che sono fuggiti troppo in fretta.

E accettare il fatto nudo e crudo … che niente può durare.

Quindi, persone, aprite gli occhi, … aprite e vedete.

Non vedete un uomo vecchio e irritabile.

Guardate più da vicino … vedete … ME!!

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