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In viaggio per la pace vestita da sposa: Pippa muore stuprata e uccisa


È un giorno di inizio aprile del 2008 quando al telegiornale compare, nel terzo o quarto titolo, la notizia della scomparsa di Pippa Bacca, giovane artista milanese. Il curioso pseudonimo scelto da Giuseppina Pasqualino Di Marineo, accende curiosità e simpatia, anche perché accompagna le immagini di una bella giovane ragazza sorridente con i capelli corti e la pelle chiarissima che risalta sotto un abito da sposa tradizionale. Giuseppina, Pippa, racconta il servizio è scomparsa da Istanbul durante la performance itinerante Brides on tour, intrapresa con l’amica e collega Silvia Moro. Quello che nei Tg, non dicono, ancora è che Pippa è la nipote di Piero Manzoni, noto per un’opera chiamata ‘Merda d’artista’, uno dei più provocatori artisti del Novecento. Davanti alla tv c’è anche una giornalista Giulia Morello, che, incuriosita da quella notizia, inizia a fare qualche ricerca su Pippa.

In Medio oriente in autostop

I dettagli del progetto di Pippa sono tutti sul suo blog. Il concetto è quello del viaggio in autostop attraverso i paesi flagellati dalla guerra e dalla povertà nel Medio-oriente. Milano – Gerusalemme, la rotta e un abito da sposa bianco tradizionale, la mise per quell’impresa che si sarebbe conclusa con una performance finale nella città israelita, dove le spose avrebbero lavato i loro abiti per mondarli simbolicamente dalle scorie della guerra. Il messaggio, invece, quello della fiducia nel prossimo e della fratellanza con i popoli locali, con i quali Pippa e Giulia, a ogni tappa, fraternizzavano con il rituale della lavanda dei piedi, riservato alle ostetriche, le donne che donano la vita.

A sud di Istanbul

“L’unica cosa che mi spaventa è il freddo” aveva detto Pippa prima di partire, poi, dopo aver attraversato Slovenia, Croazia, Bosnia e Bulgaria, era scomparsa. A Istanbul intanto arrivano  Antonietta, la terza delle quattro sorelle di Pippa e il fidanzato Giovanni, geologo di Sale Marasino. Le facce sono scure come le colline di Gebze, dove il viaggio si è fermato. Dopo le prime ricerche succede qualcosa: il telefonino di Pippa si riattiva.

L’automobilista

Il cellulare è stato riacceso con un’altra sim, ma ciò non impedisce agli investigatori di rintracciarlo nelle mani di Murat Karatash, divorziato con due figli, pregiudicato per furto. Sul volto di 40enne avvizzito precocemente da una vita da balordo, c’è scritto parola per parola il destino di Pippa. ‘Dove è il corpo?’, ‘Dove l’hai messa?’, gli ripetono gli uomini della polizia turca alla fine lui cede. Il corpo bianco di Pippa, nudo, viene riaffiora da sotto una coltre di rami e rovi nella periferia di Gebze. Non serve che Murat dica cosa è successo, lo dice Pippa, dal tavolo dell’obitorio dove le sue carni raccontano una storia di orrore e brutalità.

L’epilogo

Ai Tg il curioso nome Pippa Bacca risuona ancora vicino alle parole ‘stupro’ e ‘strangolamento’. Mentre in Turchia, dove la morte di un’artista pacifista per mano di un automobilista che l’ha caricata in auto, è una notizia scioccante, i giornali titolano ‘vergogna’ e ‘perdonaci’, in Italia c’è chi dice che ‘se l’è cercata’ che è stata sconsiderata a intraprendere sola e indifesa un viaggio così pericoloso, che forse non era neanche una vera artista. Su Wikipedia si discute addirittura di cancellare la sua pagina. Stavolta, la giornalista Giulia Morello, prende il computer. Sette anni dopo il libro Sono innamorata di Pippa Bacca, chiedetemi perché farà rivivere alcune di queste reazioni. La vicenda processuale si conclude con una condanna a trent’anni per Murat Karatash. Così finisce la parabola di Pippa Bacca, morta all’interno della sua stessa opera creativa. Un’opera che è suonata come una gigantesca domanda – di fede nell’umanità – a cui la vita ha dato una risposta. Negativa.

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