Lavastoviglie shock: piene di funghi e batteri, i consigli per ridurre i rischi

Qualche mese fa una ricercapubblicata sulla rivista Scientific Reports ha rivelato come le classiche spugnette da cucina, usate per lavare piatti e stoviglie, possono essere cariche di batterianche potenzialmente dannosi soprattutto se si tende a non sostituirle per molto tempo. A suggerire il rischio di contaminazione da lavastoviglie è un recente studio coordinato dall’Università di Copenaghen e Lubiana. Dall’analisi è stata evidenziata la presenza di batteri quali l’Escherichia ColiAcinetobacter e Pseudomonas che provocano patologie negli esseri umani, e di funghi quali CandidaRhodotorula e Cryptococcus.

Quelli appena citati sono microrganismi nocivi alla salute; l’Acinetobacter per esempio è un genere di batterio [VIDEO]che causa diverse infezioni urinarie e respiratore e trova il suo habitat ideale in presenza di acqua. All’interno delle lavastoviglie, come detto, possono proliferare diversi altri funghi per i quali è necessario, se ‘contagiati’, intervenire grazie all’ausilio e la diagnosi del medico curante. Le lavastoviglie rappresentano dunque un pericolo per la nostra salute? Dopodiché l’ambiente caldo e umido che si forma all’interno ne facilita la proliferazione. Nina Gunde-Cimerman, una dei ricercatori che ha portato avanti lo studio, ha asserito che il ‘punto di ingresso principale per i funghi è l’acqua del rubinetto che alimenta l’apparecchio’.

LAVASTOVIGLIE: LUOGHI COMUNI DA SFATARE

Luoghi comuni da sfatare: dai residui di detersivo che rimangono sui piatti al risciacquo preliminare. L’aceto può sostituire il brillantante: FALSO. L’aceto è un acido e a lungo andare potrebbe danneggiare l’elettrodomestico e le stoviglie. La sua azione, inoltre, non è equiparabile a quella del brillantante, perché non lascia sulle stoviglie la patina che fa scivolare via l’acqua. Molte pastiglier (tabs) in commercio già contengono il brillantante: se utilizzi una di queste è inutile aggiungerlo alla macchina. Con il lavaggio a macchina rimangono sulle stoviglie maggiori residui di detersivo: FALSO. Come è stato dimostrato dai ricercatori dell’Università di Bonn, che hanno messo a confronto i residui di tensioattivi rimasti sui piatti dopo il lavaggio a mano e dopo quello in lavastoviglie, non ci sono grandi differenze. Il lavaggio a macchina però resta quello più sicuro, perché ha dimostrato di essere più efficace nella rimozione dei microrganismi. Il lavaggio a mano è più efficace: FALSO. La lavastoviglie garantisce un’ottima azione sgrassante e disinfettante grazie alle alte temperature raggiunte nelle fasi di lavaggio (50-60° C) e risciacquo (70° C), più di quanto avviene solitamente lavando i piatti nel lavandino. E’ necessario risciacquare i piatti prima di inserirli nella lavastoviglie: FALSO. I detersivi hanno bisogno di sporco da pulire: se i piatti si presentano già detersi, gli enzimi del sapone agiscono meno rispetto alle loro potenzialità. Senza contare che l’operazione comporta uno spreco di acqua inutile. Per eliminare i residui di cibo, usa una spugnetta umida o i tovaglioli di carta usati durante il pasto, che comunque butteresti. Abbondare con il detersivo è una garanzia di maggiore pulizia. FALSO. Ricorda che è sempre bene inserire la giusta quantità di detersivo, senza eccedere, e che è meglio far partire la lavastoviglie a pieno carico. La giusta dose di detersivo per la giusta quantità di stoviglie aiuta a sfruttare appieno le potenzialità di questo elettrodomestico. Qualunque stoviglia è buona per questo elettrodomestico: FALSO. Ci sono alcuni tipi di stoviglie che alle alte temperature potrebbero danneggiarsi: alcuni recipienti di plastica, posate d’argento, ceramiche dipinte a mano, piatti con decorazioni metalliche, vetro soffiato, contenitori di legno, ghisa e latta. I calici di cristallo solo con i nuovi modelli di lavastoviglie, che hanno un ciclo di lavaggio delicato e alloggiamenti ad hoc.

I microrganismi sono molto diffusi in natura, essendo presenti sia nell’ambiente che su organismi viventi. Essi vengono distinti in due grandi gruppi: saprofiti e parassiti. I saprofiti sono in grado di vivere e moltiplicarsi utilizzando come sostanze nutritive materiali inanimati. I parassiti possono vivere solo su organismi viventi, nutrendosi di cellule, tessuti o materiali organici di cui sono costituiti questi organismi che li ospitano. Alcuni parassiti sono in grado di vivere sia nell’ambiente esterno che su organismi viventi e sono perciò detti parassiti facoltativi, mentre i parassiti obbligati sono quei microrganismi che possono sopravvivere e riprodursi solo su organismi viventi.

Non tutti i parassiti sono dannosi per l’organismo ospite (ospite = che ospita). Possiamo infatti distinguere 3 possibili interazioni tra il parassita e l’ospite: commensalismo, simbiosi e parassitismo patogeno. Commensalismo. I commensali sono quelli che “partecipano a un pranzo”, senza arrecare danno a chi li ha invitati. L’organismo ospite non è disturbato dai parassiti commensali, che trovano nell’ospite i materiali nutritivi necessari alla loro riproduzione. Ad esempio, i batteri presenti sulla nostra pelle vivono cibandosi dei detriti cellulari e delle secrezioni che si depositano sulla superficie cutanea, senza arrecarci danni né particolari vantaggi. Simbiosi.

[irp]Nella simbiosi sia il parassita che l’ospite sono avvantaggiati dalla “convivenza”: ad esempio, alcuni batteri che vivono nell’intestino crasso trovano in questa sede l’ambiente di vita ideale, ma, a loro volta, producono sostanze utili anche per l’ospite, come la vitamina K. Parassitismo patogeno. Un parassita patogeno determina danni più o meno gravi per l’ospite in cui si riproduce. Le malattie infettive sono provocate da microrganismi parassiti patogeni che appartengono ai seguenti gruppi: batteri; virus; funghi microscopici (miceti); protozoi. Nei Paesi occidentali, le malattie infettive più frequenti sono di origine batterica e virale. Verranno perciò qui trattati gli agenti patogeni di queste malattie: i batteri e i virus. I batteri I batteri sono microrganismi unicellulari, costituiti cioè da una sola cellula, simili a cellule vegetali ma privi di clorofilla. Sono procarioti, ossia organismi dotati di un nucleo primordiale, non visibile al microscopio perché privo di membrana nucleare. Le dimensioni dei batteri sono dell’ordine di qualche micron (millesimo di millimetro) di lunghezza (tra 0,4 e 14 micron) e di spessore (tra 0,2 e 1,2 micron). Simili ai batteri ma con alcune caratteristiche particolari che li avvicinano ai virus sono: le rickettsie, i micoplasmi e le clamidie. La forma dei batteri può essere: sferica, cilindrica e incurvata. I batteri di forma sferica sono i cocchi, che possiamo ritrovare isolati o raggruppati a due a due (diplococchi), a quattro (tetradi), a “dado” in otto (sarcine), oppure a catenelle (streptococchi) o a grappoli (stafilococchi). I batteri cilindrici sono detti bacilli e anch’essi possono trovarsi isolati o a gruppi di due (diplobacilli) o a catenelle (streptobacilli) o a palizzata. I batteri ricurvi sono detti vibrioni se hanno una sola curva, spirilli se hanno più curve sinuose e spirochete se hanno forma elicoidale (molte curve ristrette).

Struttura dei batteri I batteri sono cellule un po’ diverse dalle cellule che noi conosciamo. Essi possiedono, infatti, un involucro esterno, detto parete cellulare, che permette ai batteri di mantenere la loro forma.

Una particolare colorazione, detta di Gram, permette di suddividere i batteri in due grossi gruppi: Gram positivi (Gram +), che si colorano in violetto; Gram negativi (Gram -), che assumono, invece, un colore rosso. Questa differenza di colorazione è legata al diverso spessore e alla diversa composizione chimica della parete cellulare.

Internamente alla parete troviamo la membrana cellulare, che presenta delle sottili invaginazioni (pieghe verso l’interno) dette mesosomi, ricchi di enzimi ossidativi, che permettono la produzione di energia (svolgono la funzione dei mitocondri, che nelle cellule batteriche non ci sono). La membrana cellulare racchiude il citoplasma, molto meno complesso di quello delle nostre cellule, perché non contiene organuli (come i mitocondri, l’apparato di Golgi, il reticolo endoplasmatico, i centrioli); sono presenti, invece, piccoli granuli di materiale nutritivo (amido, glicogeno, ecc.), e i ribosomi, per la sintesi delle proteine. Il nucleo è privo di membrana nucleare (manca anche il nucleolo) e non è perciò visibile; è costituito da una lunga molecola circolare di DNA a doppia elica, attaccata alla membrana cellulare o ai mesosomi.

Oltre a queste strutture, comuni a tutti i batteri, vi sono altre strutture presenti solo in alcune specie batteriche: la capsula, uno strato di materiale gelatinoso che circonda all’esterno la parete cellulare; i flagelli, sottili “peli” che permettono il movimento dei batteri che ne sono provvisti. I batteri “flagellati” possono avere uno o più flagelli, disposti in vario modo intorno alla parete cellulare. Il movimento dei batteri privi di flagelli può essere dovuto a moti browniani, vibrazioni dovute all’urto con le molecole dei fluidi in cui sono immersi, oppure alla presenza di altre strutture (ad esempio, nelle spirochete è dovuto alla contrazione di un filamento che unisce le due estremità della spirale); i pili e le fimbrie sono simili ai flagelli, ma hanno altre funzioni: i pili permettono il trasferimento di materiale genetico ad altri batteri, mentre le fimbrie sono organi di adesione ad altre strutture. le spore: alcuni batteri Gram positivi sono in grado di produrre un involucro resistente, una specie di guscio protettivo, chiamato spora, che permette la sopravvivenza del germe in condizioni ambientali sfavorevoli per variazione del pH, per carenza di sostanze nutritive o di acqua (essiccamento), ecc.

[irp] I batteri produttori di spore, detti “sporigeni”, possono essere aerobi (Bacilli) o anaerobi (Clostridi). Le spore non compiono attività metaboliche e pertanto non sono in grado di riprodursi, sono inerti, sono come dei germi “in letargo”, in attesa di “tempi migliori”, ossia di condizioni ambientali favorevoli. Sono molto resistenti all’essiccamento (sono impermeabili), all’azione del calore, radiazioni UV, disinfettanti. Possono perciò sopravvivere a lungo nell’ambiente esterno. Il processo di formazione delle spore è detto sporulazione, mentre il processo di liberazione del germe originario (forma vegetativa) dalla spora è detto germinazione. La germinazione avviene quando le condizioni ambientali tornano a essere favorevoli per il germe in forma vegetativa. L’attività metabolica del germe può riprendere solo quando è avvenuta la germinazione, ossia quando la spora si è trasformata nella forma vegetativa e solo in questa forma il germe può riprodursi. Il Clostridium tetani, ad esempio, è il germe sporigeno anaerobico responsabile del tetano. Le sue spore sono presenti nel terreno e, in occasione di un trauma, possono penetrare nel nostro organismo. Qui le spore possono trovare condizioni ottimali per la germinazione (assenza di ossigeno – è un germe anaerobio – presenza di materiali nutritivi) e “liberare” le forme vegetative, che iniziano, con l’attività metabolica, la produzione di una potente tossina, responsabile di questa grave malattia.

Metabolismo batterico Il metabolismo batterico è l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono nella cellula batterica. I batteri sono costituiti per l’80% circa di acqua, e per il resto da sostanze contenenti carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto. Per le loro attività metaboliche, i batteri devono dunque procurarsi dall’esterno acqua, carbonio, azoto e altri elementi. In base alla fonte di carbonio utilizzata i batteri vengono divisi in: autotrofi, che utilizzano una sostanza inorganica, l’anidride carbonica (CO2), come fonte di carbonio; eterotrofi, che utilizzano come fonte di carbonio sostanze organiche (come gli zuccheri), prodotte da altri organismi. La maggior parte dei batteri patogeni per l’uomo sono eterotrofi e utilizzano, oltre a fonti di carbonio organiche, anche fonti organiche di azoto (proteine, ecc.). Il metabolismo, anche per i batteri, comprende reazioni costruttive (anabolismo) e reazioni demolitive (catabolismo), utilizzate, queste ultime, per la produzione di energia. L’energia viene prodotta attraverso l’ossidazione di zuccheri, grassi, proteine, oppure la fermentazione degli zuccheri, o altri processi metabolici demolitivi (come i processi putrefattivi). I batteri vengono inoltre distinti, in base alla capacità di vivere in presenza di ossigeno, in: aerobi obbligati, che vivono solo in presenza di ossigeno; anaerobi obbligati, che svolgono le loro attività vitali solo in assenza di ossigeno. aerobi/anaerobi facoltativi: sono in grado di vivere sia in presenza che in assenza di ossigeno. I batteri necessitano di notevoli quantità di materiali nutritivi, perché si riproducono molto rapidamente. La riproduzione dei batteri avviene per un processo definito “scissione semplice” (o scissione binaria) che in realtà semplice non è, per la complessità delle diverse fasi della divisione cellulare. Nella scissione semplice da una cellula madre si ottiene la formazione di due cellule figlie identiche alla cellula madre (con lo stesso DNA). La velocità di riproduzione dei batteri è molto elevata (si riproducono in media ogni 20-30 minuti), per cui molto frequentemente si possono verificare mutazioni genetiche che spiegano, ad esempio, la comparsa di nuovi “ceppi batterici” resistenti ai disinfettanti o agli antibiotici. Queste mutazioni sono più frequenti in alcune specie batteriche che presentano fenomeni di riproduzione “sessuata”, in cui batteri provvisti di particolari strutture (i pili) sono in grado di trasferire materiale genetico (plasmidi, porzioni di DNA circolare, contenenti uno o più geni) ad altri batteri, che acquisiscono così nuove proprietà (ad esempio la resistenza a uno o più antibiotici).